Alloggi sociali, la CDLS chiede di riesaminare i 14 sfratti: “La vulnerabilità non si misura soltanto attraverso il reddito”
Prima di procedere con i 14 sfratti annunciati dagli alloggi sociali, vanno riesaminate le condizioni delle famiglie coinvolte. La richiesta arriva dalla CDLS, che segnala casi di disabilità, solitudine e difficoltà economiche e chiede alle istituzioni di individuare soluzioni abitative concretamente accessibili. Il superamento dei limiti di reddito, sostiene il sindacato, non può essere l’unico elemento sul quale valutare la possibilità di lasciare una casa pubblica.
“Dietro i 14 sfratti annunciati negli alloggi di edilizia sociale di San Marino ci sono persone, famiglie e situazioni di fragilità che non possono essere ridotte a una soglia di reddito”, scrive la Confederazione Democratica.
Le vicende raccolte dal sindacato comprendono quella di due coniugi entrambi con disabilità. La moglie riceve una pensione di invalidità; il marito è seguito dai servizi sociali e partecipa a un percorso di recupero terapeutico, con un compenso di poche centinaia di euro. Il nucleo aveva superato alcuni anni fa i parametri previsti per restare nell’alloggio pubblico, ma da allora la situazione è cambiata.
“Nel frattempo, però, le condizioni economiche e familiari sono cambiate, riportando la coppia in una situazione di grave difficoltà. Nonostante questo, continuano ad arrivare richieste di rilascio dell’abitazione”, riferisce la CDLS.
C’è poi una donna di ottant’anni che vive da decenni in una casa popolare. Rimasta sola dopo dolorose vicende familiari, percepisce una pensione superiore alla soglia stabilita dalla normativa. Il sindacato pone però una domanda: “La pensione percepita supera i limiti reddituali previsti dalla normativa, ma può questo elemento, da solo, essere sufficiente a valutare la possibilità concreta di trovare una nuova abitazione e affrontare un trasferimento in età avanzata?”
Altre segnalazioni riguardano lavoratrici che, dopo la morte del compagno, devono sostenere da sole le spese della famiglia, mentre i figli si confrontano con la precarietà del lavoro. “Condizioni differenti, accomunate dalla distanza tra il reddito formalmente disponibile e le risorse effettivamente necessarie per vivere.”
È su questo punto che la CDLS chiede di rivedere la valutazione dei singoli casi, considerando le condizioni attuali delle persone e i cambiamenti intervenuti rispetto al momento in cui è stato rilevato il superamento dei requisiti economici.
“Queste storie mostrano come la vulnerabilità non sia una condizione immutabile e non possa essere misurata soltanto attraverso il reddito. Le circostanze familiari cambiano, possono sopraggiungere problemi di salute, diminuire le entrate o aumentare le necessità assistenziali”, si legge nella nota.
Anche quando una famiglia cerca un’altra sistemazione, i costi possono impedire il trasferimento. Secondo il sindacato, alcuni dei nuclei coinvolti si sono trovati davanti ad affitti che raggiungono i mille euro al mese, oltre a depositi cauzionali, eventuali spese di agenzia e anticipi sui canoni.
A fronte di queste difficoltà, il patrimonio pubblico destinato all’edilizia sociale conta, stando ai dati riportati dalla CDLS, circa 70 abitazioni, prevalentemente di dimensioni contenute, intorno ai 50 metri quadrati. Alloggi che non sempre rispondono alle necessità delle famiglie più numerose.
La Confederazione riconosce l’esigenza di garantire il ricambio e tutelare chi è in attesa di un’assegnazione, ma chiede di non contrapporre le diverse situazioni di bisogno. “Le esigenze di queste ultime non devono essere contrapposte a quelle delle famiglie che rischiano lo sfratto: entrambe esprimono un bisogno abitativo reale. Quando gli alloggi disponibili sono insufficienti e il mercato privato non offre alternative economicamente sostenibili, il rischio è semplicemente quello di trasferire il disagio abitativo da una famiglia all’altra, senza risolverlo.”
La proposta è una rivalutazione puntuale delle condizioni economiche, familiari e sociali prima dell’esecuzione dei provvedimenti, con il contributo dei servizi competenti. Per le situazioni di maggiore fragilità, il sindacato chiede di considerare anche un rinvio del rilascio, entro i limiti previsti dalla legge.
“Nei casi di comprovata vulnerabilità devono essere individuate soluzioni concrete, valutando anche il differimento del rilascio nei limiti consentiti dalla normativa, affinché nessuna famiglia si ritrovi senza un’alternativa abitativa effettivamente accessibile.”
Alla gestione dei casi urgenti, la CDLS affianca la richiesta di aggiornare i criteri dell’edilizia sociale e di aumentare l’offerta pubblica di abitazioni, attraverso investimenti e programmazione. “Ma questi interventi richiedono tempo, mentre le persone interessate dai provvedimenti hanno bisogno di risposte oggi.”
Il sindacato sollecita quindi un incontro con le istituzioni per esaminare le singole posizioni e definire percorsi di accompagnamento sostenibili. “Rispettare le regole dell’edilizia sociale è necessario. Dietro ogni provvedimento ci sono persone, con storie e condizioni di vita che meritano attenzione. La responsabilità delle istituzioni è tradurre questa consapevolezza in soluzioni concrete, prima che la perdita della casa si trasformi in una nuova condizione di esclusione sociale.”


