San Marino punta sulla qualità per farsi largo nel mondo marittimo, garantendo sicurezza e credibilità internazionale (ultima puntata)
Registro Navale: l’obiettivo non è aumentare la flotta a qualsiasi costo, ma selezionare operatori affidabili: 303 richieste rifiutate. Parla il direttore generale Gianluca Tucci
di Angela Venturini
Perché un armatore viene a San Marino e non presso Stati che hanno maggiore esperienza nel settore?
I registri storici dispongono di maggiore esperienza e, spesso, di ecosistemi finanziari e assicurativi molto sviluppati. San Marino compete offrendo un’amministrazione accessibile, procedure chiare e digitali, tempi di risposta rapidi, contatto diretto con il team tecnico e una valutazione concreta dei singoli casi. La dimensione contenuta ci permette di mantenere un servizio personalizzato senza rinunciare ai controlli. Non puntiamo a diventare la bandiera più grande, ma a essere una scelta credibile per armatori e gestori seri che cercano efficienza amministrativa, qualità tecnica e un rapporto stabile con l’Amministrazione. Nel breve periodo, il reflagging di navi già operative è il segmento nel quale questi vantaggi possono esprimersi meglio.
Quali controlli si fanno quando un armatore chiede l’iscrizione a San Marino?
San Marino effettua una rigorosa selezione delle unità da registrare, respingendo quelle con un profilo di rischio più elevato. Lo screening non riguarda soltanto la singola nave, ma viene esteso anche alla società di gestione e alle altre unità operate dalla medesima compagnia. Prima dell’iscrizione eseguiamo una due diligence sulla nave, sulle sue prestazioni, sulla proprietà e sui titolari effettivi. Verifichiamo il rispetto delle sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dell’Unione europea e, per scelta volontaria, non registriamo unità incluse nelle liste OFAC statunitensi o quelle UK.
Quindi ci può essere il diritto a non registrare una nave?
Il rifiuto della registrazione può essere disposto sulla base delle risultanze dello screening o in seguito a un’ispezione di pre-registrazione, quando la nave o l’operatore non soddisfano gli standard tecnici e qualitativi richiesti dalla bandiera. Nel solo 2025 sono state respinte 116 navi. Considerando il periodo compreso tra il 2024 e maggio 2026, le richieste di registrazione respinte sono state complessivamente 303. Questi numeri dimostrano che l’obiettivo non è aumentare la flotta a qualsiasi costo, ma selezionare operatori affidabili e unità conformi agli standard richiesti. Dopo l’iscrizione, il controllo continua attraverso le ispezioni di bandiera, l’analisi dei risultati del Port State Control, la vigilanza sugli organismi riconosciuti e l’adozione di misure rafforzate nei casi a rischio.
Cosa cambia con la prossima firma dell’Accordo San Marino-Unione europea? Ci saranno più difficoltà, o sarà un volano di crescita?
L’Accordo può diventare un volano di crescita ma, come noto, non trasformerà automaticamente San Marino in uno Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo e pertanto la bandiera sammarinese, non diventerà formalmente una bandiera UE o SEE. Il punto decisivo è un altro: nei settori coperti dall’Accordo, San Marino parteciperà in modo molto avanzato al mercato interno, recependo e aggiornando dinamicamente il relativo acquis. Il trasporto marittimo è espressamente incluso e l’Allegato XIII richiama anche il Regolamento CEE n. 3577/92 sul cabotaggio. Occorre quindi chiarire quali diritti sostanziali ne deriveranno per le navi sammarinesi e verificare gli eventuali periodi transitori, indicati in cinque anni nella documentazione di lavoro.
Quali saranno i passaggi?
Il primo tema è l’accesso al cabotaggio europeo. Il secondo riguarda le normative nazionali che riservano determinati benefici, regimi fiscali o condizioni di accesso alle navi con bandiera UE o SEE. (la Grecia è un caso particolarmente concreto) Servono però un chiarimento formale della Commissione europea, una mappatura delle normative dei principali Stati marittimi e un’interlocuzione preventiva con le autorità locali. L’opportunità è reale, ma dipenderà da questo lavoro giuridico e istituzionale, non dalla sola firma dell’Accordo.
C’è qualcosa da migliorare nelle disposizioni che regolano il Registro Navale? In altre parole, qual è il vostro rapporto con la politica?
Il Registro Navale è il risultato di un percorso istituzionale che ha attraversato governi e maggioranze politiche diverse. La Legge 2 agosto 2019 n. 120, relativa alla riforma della navigazione marittima, ha sancito la volontà della Repubblica di istituire e sviluppare un proprio Registro Navale. Quella scelta è maturata sotto i precedenti governi e l’attuale Governo ha proseguito il percorso, riconoscendo l’importanza strategica del progetto e sostenendone il consolidamento. Questo dimostra che il Registro non deve essere considerato come l’iniziativa di una singola parte politica, ma un progetto dello Stato. Alla politica tutta spetta definire il quadro legislativo, ratificare le convenzioni e i relativi emendamenti, assicurare risorse adeguate e stabilire gli indirizzi strategici. All’Autorità e al Registro spetta invece applicare le norme con autonomia tecnica, trasparenza e responsabilità, selezionare operatori affidabili, vigilare sulla flotta commerciale e tutelare la reputazione della bandiera. Il Registro opera sulla base della delega di alcune funzioni proprie dell’Amministrazione marittima. Tale assetto consente di gestire con competenza specialistica ed efficienza le attività operative, tecniche e amministrative relative alla registrazione delle unità. La titolarità delle funzioni pubbliche, il potere di indirizzo e la responsabilità della vigilanza restano in capo allo Stato e all’Autorità Marittima. Il Registro svolge pertanto i compiti delegati nel rispetto della normativa nazionale, delle convenzioni internazionali e delle disposizioni impartite dall’Autorità competente.
Allora, nessun aspetto da migliorare?
Naturalmente vi sono aspetti da migliorare. L’audit IMO svolto nel 2025 ha avuto un esito ampiamente positivo, ma ha anche richiamato l’attenzione sui tempi di ratifica degli emendamenti alle convenzioni già recepite. Occorre inoltre completare le adesioni ancora in corso e rafforzare costantemente gli strumenti di vigilanza e di scambio informativo. Il rapporto con la politica deve quindi essere istituzionale e costruttivo. Il confronto è utile quando produce regole più efficaci, controlli migliori e una strategia condivisa. La continuità assicurata da governi diversi rappresenta un elemento positivo. Ora a noi spetta tradurre quella scelta politica in risultati concreti, garantendo qualità, sicurezza e credibilità internazionale.
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