Politica

Commissione Consiliare Permanente Affari Esteri: report della seduta di giovedì 10 settembre 2026

Commissione Consiliare Permanente Affari Esteri, Emigrazione ed Immigrazione, Sicurezza e Ordine Pubblico, Informazione 

Giovedì 10 settembre 2026

Il dibattito in Commissione Esteri, giovedì 10 settembre 2026, parte in comma “comunicazioni” dalla visita di Papa Leone a San Marino, ma si allarga rapidamente ai principali dossier di politica estera, alla situazione internazionale, ai rapporti con l’Italia Il segretario di Stato Luca Beccari apre ringraziando tutte le strutture coinvolte nell’organizzazione della visita del Pontefice, evidenziando come l’appuntamento abbia mostrato la capacità del Paese di sostenere eventi di questa portata. Sul fronte internazionale annuncia un rafforzamento dei rapporti con Singapore e anticipa gli appuntamenti dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove San Marino partecipa, tra l’altro, alla ministeriale dell’Alleanza globale per l’attuazione della soluzione dei due Stati e torna a esprimere la propria posizione sulla questione israelo-palestinese. Antonella Mularoni (RF) chiede chiarimenti sulla presenza del marchio BYD durante la visita. Matteo Zeppa (Rete) concentra invece il proprio intervento soprattutto sulla crisi palestinese e domanda aggiornamenti sull’accoglienza a San Marino di persone provenienti da Gaza, per poi spostarsi sul problema degli NCC sammarinesi che operano in Italia, chiedendo un intervento più deciso del Governo e sostenendo che si tratti di una questione capace di creare difficoltà anche nei rapporti con l’Italia. Lorenzo Bugli (PDCS) torna sulle parole del Pontefice e invita la politica a raccoglierne il messaggio sulla libertà e sulla “buona politica”. Per Bugli San Marino, proprio per la propria storia, può continuare a far sentire una voce autorevole nei contesti internazionali, ma deve applicare gli stessi principi anche al proprio interno: “Non facciamolo solo a livello internazionale, ma anche all’interno del nostro Paese”.  Sullo scenario internazionale insiste anche Nicola Renzi (RF), che chiede un investimento maggiore nella formazione geopolitica non soltanto dei diplomatici e dei funzionari, ma anche della classe politica. “Io sento un fortissimo bisogno di formazione”, afferma, descrivendo un mondo nel quale stanno saltando rapidamente vecchi equilibri, blocchi e modalità delle relazioni diplomatiche. Sul piano interno chiede inoltre aggiornamenti sulla copertura delle prestazioni sanitarie per i residenti elettivi e torna sulla necessità di regolamentare in maniera trasparente i rapporti tra forze politiche e comunità sammarinesi all’estero. Fabio Righi (D-ML) condivide la necessità di leggere meglio gli scenari internazionali, ma sposta l’accento sulla capacità dello Stato di prepararsi alle conseguenze dei cambiamenti globali: “Navigare a vista oggi è pericoloso”. Secondo Righi servono strutture interne capaci di elaborare dati, informazioni e scenari a sostegno delle decisioni strategiche. Il consigliere richiama inoltre sicurezza, energia e sviluppo economico come questioni ormai strettamente legate alla geopolitica e chiede chiarimenti sul futuro comando della Gendarmeria dopo l’uscita del generale Faraone, sulla presenza di BYD durante la visita papale e sull’arbitrato internazionale che coinvolge San Marino. 

“Le risorse che sono state impiegate per la visita del Papa sono risorse interamente pubbliche, statali, quindi noi non abbiamo avuto sponsorizzazioni di nessun genere” chiarisce il Segretario Beccari intervenendo sul tema BYD. La presenza dell’azienda cinese, spiega, rientra invece nelle sponsorizzazioni gestite autonomamente da San Marino RTV per sostenere i costi della produzione televisiva. Sui palestinesi riferisce che San Marino è pronto ad accogliere altri profughi e che si lavora in particolare sulla possibile partenza di “un paio di nuclei familiari”, mentre il vero ostacolo resta riuscire a farli uscire dai territori palestinesi. Sugli NCC sostiene che non vi sia una situazione di emergenza e che vadano valutati i singoli episodi, ricordando l’esistenza di regole concordate con le autorità italiane. Beccari accoglie poi la proposta di rafforzare la formazione geopolitica, ipotizzando momenti rivolti anche ai consiglieri e ai dirigenti pubblici con esperti portatori di differenti chiavi di lettura. Ampio infine il passaggio sulla sicurezza: il Governo comincia a lavorare alla successione di Faraone alla Gendarmeria e, secondo Beccari, il primo tentativo dovrebbe essere quello di individuare il nuovo comandante nell’ambito dell’Arma dei Carabinieri, cercando però una figura con competenze adeguate alle nuove minacce, dalle infiltrazioni criminali al terrorismo e alla cooperazione internazionale. Con l’imminente ricambio anche ai vertici di Guardia di Rocca e Polizia Civile, Beccari apre inoltre alla possibilità di recuperare la figura del coordinatore delle forze di polizia o direttore del Dipartimento di Polizia. Quanto all’arbitrato legato all’accordo sulla protezione degli investimenti con la Bulgaria, precisa che San Marino non è ancora nella fase arbitrale e che sono in corso interlocuzioni tra legali in vista del previsto tentativo di composizione amichevole, ribadendo comunque la convinzione del Governo che la vicenda non presenti i presupposti per configurarsi come controversia arbitrale. 

*****

Il tema dell’accordo di associazione è al centro del comma numero 2. Il segretario di Stato agli Esteri Luca Beccari spiega che la finestra individuata resta quella compresa tra la fine di settembre e la prima metà di ottobre, anche se considera più probabile la seconda ipotesi. “O firmiamo alla fine di settembre o nella prima metà di ottobre. Troveremo la data e sarà mia cura comunicarla”, afferma, precisando che non ci sono rallentamenti da parte di Andorra e smentendo le indiscrezioni su possibili rinvii. Una volta sottoscritto l’Accordo, il Governo deve riapprovarne formalmente il testo a seguito del passaggio dalla natura mista a quella esclusiva e si apre quindi il normale percorso di ratifica. L’obiettivo resta quello di arrivare rapidamente all’applicazione provvisoria, che tecnicamente potrebbe scattare già dal primo gennaio: “Volendo e riuscendo a fare tutto senza inciampi tecnici, si potrebbe avere l’entrata in vigore provvisoria anche il primo gennaio. Se non fosse, sarà il primo febbraio o comunque un mese dopo”. In ogni caso, sottolinea Beccari, “il 2027 sarà l’anno di produzione degli effetti dell’Accordo”. Dopo l’entrata in vigore vengono costituiti il Joint Committee, chiamato a seguire la gestione operativa, e il Comitato di associazione, con una funzione politica più ampia e competente anche sull’eventuale estensione del perimetro dell’intesa. A questi si aggiunge il Comitato parlamentare, che coinvolge direttamente il Consiglio Grande e Generale. Cambia così anche il lavoro della diplomazia sammarinese: “Noi fino adesso abbiamo negoziato un Accordo, mentre su questo tema il nostro negoziato non sarà più sul testo dell’Accordo, ma sull’implementazione”. Ai tavoli europei, accanto ai diplomatici, partecipano quindi anche tecnici ed esperti dei diversi settori dell’amministrazione. Beccari interviene inoltre sulle letture politiche circolate nelle ultime settimane, a partire dal referendum islandese, ricordando che l’Islanda resta nello Spazio economico europeo e dispone già di un’intesa per molti aspetti analoga a quella che San Marino si prepara a sottoscrivere. Smentisce soprattutto che Andorra voglia prendere tempo sulla firma: “Non c’è da parte di Andorra nessuna voglia o volontà di allungare il brodo o spostare in avanti la data della firma”. Parallelamente accelera il lavoro interno: da metà agosto sono in corso riunioni tecniche con Dipartimenti e uffici sui primi adempimenti normativi e, riferisce il Segretario, diversi testi di legge dovrebbero essere pronti nel giro di un mese o un mese e mezzo. È proprio il recepimento della normativa europea a diventare uno dei nodi politici della fase successiva. Beccari propone di individuare procedure specifiche che consentano di evitare l’iter ordinario per tutti quei provvedimenti che non presentano una particolare rilevanza politica, mantenendo invece il normale confronto consiliare sulle materie più delicate. Il Segretario riconosce che la prima fase sarà la più impegnativa, con una mole maggiore di recepimenti nei primi anni, destinata poi a ridursi progressivamente, e assicura che sulla definizione delle nuove procedure non intende procedere attraverso forzature: “Politicamente deve essere una cosa condivisa, quindi non è mia intenzione proporre forzature”. 

Antonella Mularoni (RF) è particolarmente critica sui tempi e sul metodo seguito dal Governo: sostiene che l’opposizione chieda da oltre un anno chiarimenti sulle modalità di recepimento e contesta l’ipotesi di intervenire ora sul regolamento consiliare. “Quanto ci vuole a fare un tavolo Governo, maggioranza e opposizione per stabilire insieme come vogliamo fare il recepimento dell’acquis comunitario e come poi inserirlo nelle nostre leggi?”, domanda, chiedendo che i testi vengano messi a disposizione delle forze politiche e dei corpi intermedi prima della loro approvazione. Mularoni avverte che una soluzione calata dall’alto incontrerebbe una forte opposizione, ma ribadisce la disponibilità a collaborare: “La mia unica preoccupazione è essere pronti nel modo migliore possibile come Paese”. Beccari replica chiarendo che la proposta non punta ad attribuire automaticamente al Governo la possibilità di procedere attraverso decreti delegati, ma a creare uno spazio normativo nel quale definire successivamente e in maniera condivisa procedure specifiche per il recepimento. “Vi posso dare la mia più totale disponibilità a fare un documento condiviso, dove siamo tutti d’accordo”, afferma, assicurando che non avrebbe senso costruire un sistema non condiviso anche dall’opposizione. Nicola Renzi (RF) insiste invece sulla necessità di avere prima di tutto un quadro completo delle norme da modificare, citando l’esperienza di Andorra e chiedendo una sorta di tabella di marcia con leggi, settori e scadenze. Per Renzi il confronto deve partire dai grandi temi – mercato del lavoro, residenze e altri settori coinvolti – e solo successivamente affrontare lo strumento tecnico con cui recepire le norme. Anche Matteo Zeppa (Rete) accoglie positivamente l’avvicinarsi della firma e condivide la distinzione fatta da Beccari rispetto al referendum islandese, ma boccia l’idea di legare le nuove procedure alla riforma del regolamento consiliare. Zeppa riconosce che per alcuni provvedimenti europei possano servire percorsi più rapidi, ma sostiene che questi debbano nascere da una condivisione preventiva. Sottolinea inoltre che l’Accordo produrrà cambiamenti reali nel Paese, compreso il mercato del lavoro. “Se ci fosse la volontà di integrare all’interno della normativa anche un articolo che preveda la possibilità di definire una delega, da esplicitarsi successivamente e in maniera condivisa, per le modalità di recepimento dell’acquis comunitario, non credo che rappresenti una lesa maestà nei confronti di nessuno” sostiene Manuel Ciavatta (PDCS) precisando che “non c’è la volontà di escludere nessuno”. Ciavatta richiama il carattere trasversale assunto finora dal percorso europeo e auspica che anche la fase di attuazione continui ad essere affrontata insieme.  “Si tratta di prevedere, come è stato fatto in altre circostanze, strumenti normativi che possano essere condivisi tutti assieme” precisa Ciavatta. Sulla stessa linea Maria Luisa Berti (AR), secondo la quale è materialmente difficile pensare di affrontare attraverso prima lettura, Commissione e seconda lettura ogni singolo intervento normativo richiesto dall’Accordo. Berti propone però di distinguere chiaramente le materie delegabili da quelle politicamente rilevanti, che devono restare sottoposte all’iter ordinario, e chiede che venga presentato alla Commissione un prospetto degli interventi normativi prioritari. Matteo Rossi (PSD) parla della firma come di un passaggio storico, ma richiama la mole di lavoro che attende il Paese: settore bancario e finanziario, fiscalità indiretta, Iva, T2 e recepimento dell’acquis. Per Rossi occorre trovare uno strumento “pratico, ragionevole ed equilibrato” che eviti di paralizzare per anni i lavori consiliari, respingendo l’idea che la maggioranza voglia tagliare fuori l’opposizione. Più critica la posizione di Fabio Righi (D-ML), che riporta al centro innanzitutto il referendum sull’Accordo, annunciando che la propria forza politica proporrà una legge per una consultazione di iniziativa consiliare dopo la firma. Righi esprime inoltre forti perplessità sull’entrata in vigore provvisoria e sulla preparazione del Paese alla fase di implementazione, sostenendo che il confronto sulle modifiche dell’ordinamento avrebbe dovuto iniziare molto prima. Contesta soprattutto l’idea che la mole di lavoro possa essere affrontata riducendo gli spazi del confronto parlamentare: “La soluzione a questo tipo di implementazione non è meno politica, è più politica”, afferma, arrivando a porre anche il tema di una possibile professionalizzazione del ruolo dei consiglieri. Dalibor Riccardi (Libera) invita invece a non esasperare lo scontro e riconosce a Beccari chiarezza e trasparenza nella gestione del negoziato. Pur ricordando le proprie perplessità sulla prima versione della riforma del regolamento consiliare, considera ragionevole cercare modalità diverse per il recepimento degli atti meno politicamente rilevanti e invita maggioranza e opposizione a trovare un punto d’incontro: “Questo percorso non è né della maggioranza né dell’opposizione, ma deve essere trasformato in un percorso per il Paese”. 

Nella replica finale Beccari assicura che i testi non saranno tenuti nascosti né portati in Consiglio all’ultimo momento e annuncia l’avvio di un coinvolgimento strutturato delle forze politiche. Sul referendum precisa che il compito del Governo, in questa fase, è arrivare alla firma, dopo la quale la questione passa al Consiglio. Beccari respinge inoltre l’idea che procedure differenziate equivalgano a svuotare il Parlamento: per gli atti puramente tecnici ritiene poco sensato percorrere sempre l’intero iter legislativo, mentre la scelta deve comunque restare nelle mani del Consiglio. “Mi faccio garante – afferma – affinché l’opposizione sia coinvolta nella predisposizione di questo eventuale provvedimento, di questa legge o comunque di questo strumento che potrebbe disciplinare le varie modalità di recepimento”. Chiarisce infine che l’Accordo, di per sé, non richiede una modifica della Carta dei Diritti e che il recepimento dovrà essere progressivo: non tutte le norme possono entrare in vigore contemporaneamente, ma il primo anno dovrà servire a mettere a terra una parte sostanziale dell’adeguamento attraverso una pianificazione delle priorità.

******

La parte finale della Commissione Esteri si concentra soprattutto su carriera diplomatica, rete consolare e adesione a convenzioni internazionali. Sul fronte del corpo diplomatico, il segretario di Stato Luca Beccari riferisce l’avanzamento di grado di due funzionarie. La Commissione prende quindi atto dell’istituzione di un consolato onorario a Malindi con giurisdizione sul Kenya: Beccari sottolinea l’utilità di un punto di riferimento per i cittadini sammarinesi, anche alla luce del forte flusso turistico verso il Paese africano. Via libera anche alla nomina di Mirco Ciacci come console onorario di San Marino a Rimini, al posto di Benedetta Nicolini. Il confronto passa poi alla ratifica di tre convenzioni internazionali. La prima riguarda la sicurezza del personale delle Nazioni Unite e del personale associato, con norme sulla protezione degli operatori impegnati nelle missioni internazionali, sulla qualificazione dei reati, sull’estradizione e sulla cooperazione tra Stati. Gli ultimi due provvedimenti riguardano invece il registro navale sammarinese e l’adeguamento agli standard dell’Organizzazione marittima internazionale: la Convenzione BWM del 2004 mira a prevenire il trasferimento di organismi acquatici nocivi e agenti patogeni attraverso le acque di zavorra delle navi, mentre la Convenzione del 2001 sui sistemi antivegetativi punta a ridurre o eliminare l’uso di composti chimici pericolosi nelle vernici e nei trattamenti degli scafi, dannosi per l’ambiente marino e, indirettamente, per la salute umana. 

****

Prima del passaggio della Commissione alla seduta segreta, il confronto si accende su un episodio denunciato pubblicamente da Matteo Zeppa (Rete), che riferisce di essere stato contattato privatamente in seguito alle posizioni assunte su alcune pratiche di residenza discusse in regime di riservatezza. Zeppa spiega di basare le proprie valutazioni soprattutto su due elementi, eventuali precedenti penali e debiti nei confronti dello Stato, e contesta duramente il fatto che il proprio numero di cellulare possa essere stato fornito a persone direttamente interessate dalle pratiche esaminate. “Non accetto di sentirmi prendere per la collottola da chi ha precedenti penali o debiti verso lo Stato”, afferma, precisando inoltre che il suo numero sarebbe stato girato dal segretario particolare di un Segretario di Stato, escludendo però quelli presenti in Commissione. Da qui la richiesta di Zeppa di valutare, per il futuro, il ritorno alla seduta pubblica per questo tipo di pratiche: “Perché io a questi giochi non ci sto”. Il presidente della Commissione Michele Muratori definisce l’accaduto “un fatto deplorevole” e ricorda che la scelta della seduta segreta nasce dall’esigenza di tutelare dati sensibili come redditi, patrimoni, informazioni bancarie e situazioni riguardanti anche minorenni. Sottolinea però che quanto discusso in regime di segretezza dovrebbe rimanere all’interno della Commissione e assicura che si cercherà di evitare il ripetersi di episodi simili. Solidarietà nei confronti di Zeppa viene manifestata anche dai colleghi Mularoni, Renzi e Righi.  

Comma 1- Comunicazioni

Segretario di Stato Luca Beccari: Vorrei intanto soffermarmi sulla visita pastorale del Santo Padre nella Repubblica di San Marino e approfittare di questa occasione per rivolgere – ma avremo poi modo di farlo in un’apposita udienza davanti ai Capitani Reggenti – un sentito ringraziamento a tutte le persone che, ad ogni livello e in ogni settore della Pubblica Amministrazione e del settore pubblico allargato, hanno reso possibile questa visita. Devo dire che, obiettivamente, il tempo a disposizione per l’organizzazione non era tanto e la data cadeva, tra l’altro, in un periodo prettamente estivo e di ferie. La risposta di tutti i servizi coinvolti è stata esemplare: ci sono state persone che hanno ripianificato le ferie, che si sono rese disponibili e che sono tornate anzitempo rispetto ad assenze già programmate. Credo che la macchina abbia funzionato davvero bene. Noi, come Esteri, abbiamo avuto ovviamente una parte importante e tutto il Dipartimento è stato coinvolto in modo particolare: oltre al Cerimoniale, anche le altre direzioni e la Direzione Affari Politici. Credo che, proprio dal punto di vista organizzativo, questa visita abbia dimostrato quali siano le capacità del nostro Paese. Stiamo crescendo sempre di più nella capacità di sostenere eventi anche di questa portata. È stata inoltre una visita che credo abbia lasciato un segno profondo, sia per le parole pronunciate nelle diverse occasioni dal Santo Padre, sia per la qualificata delegazione che lo accompagnava, con la quale abbiamo avuto modo di cementare ulteriormente le ottime relazioni e l’ottima cooperazione che portiamo avanti a livello internazionale. Per quanto riguarda altri temi di natura bilaterale, stiamo lavorando con Singapore per rafforzare ulteriormente le nostre relazioni sulla base di progettualità comuni. Credo che Singapore, per diversi motivi, rappresenti nella regione asiatica una realtà con la quale una maggiore interlocuzione, uno scambio e una più forte cooperazione possano portare buoni frutti. Ho avuto recentemente un colloquio telefonico con il Ministro degli Esteri, che proseguiremo in presenza a New York, e programmeremo un piano di lavoro anche sulla base di uno scambio di visite. Ho citato l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si terrà tra due settimane e che comporterà una settimana impegnativa per la delegazione sammarinese. Parteciperemo, come negli altri anni, a buona parte degli eventi collegati. Avremo il deposito di alcuni strumenti di ratifica di convenzioni che, mi sembra, tratteremo anche oggi; interverremo all’incontro di alto livello dei piccoli Stati d’Europa; avremo la consueta tripartita con Monaco e Andorra e parteciperò alla ministeriale dell’Alleanza Globale per l’attuazione della soluzione dei due Stati, che rappresenta il prosieguo dei lavori originati dalla conferenza di New York del luglio dello scorso anno, quella che ha poi lanciato l’impegno generale per il riconoscimento della Palestina. Ovviamente parteciperò anche al dibattito generale e avremo occasione di esprimere la nostra posizione e la nostra visione, ma anche lo stato dell’arte delle attività che poniamo in essere. Sosterremo, pur non potendovi partecipare per motivi organizzativi, la seconda Conferenza internazionale per il ritorno dei bambini in Ucraina, che si svolgerà a Toronto il 28 e 29 settembre. Non riusciamo logisticamente a garantire la presenza, anche per gli impegni che derivano poi dal primo ottobre, ma come Paese abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere questa iniziativa. Il 30 settembre sarà inoltre l’occasione per una riunione con tutti i capi missione dei Paesi dell’Unione Europea, organizzata dall’ambasciatore in collaborazione con la presidenza irlandese. Sarà una riunione di lancio di quello che sostanzialmente sarà il dopo firma dell’Accordo e, un po’ sulla scia dell’incontro che abbiamo avuto a giugno a Roma, riprenderemo probabilmente i temi della cooperazione con i Paesi europei legati all’Accordo. In quell’occasione diversi Paesi ci hanno offerto, o hanno comunque prospettato, forme di collaborazione per aiutarci nell’implementazione e quella sarà, ad esempio, l’occasione per ritornare anche su questi punti. Io, sul piano delle comunicazioni, mi fermerei qui e ovviamente rimango a disposizione per eventuali domande. È evidente che il periodo estivo, rispetto all’ultima Commissione, non è stato particolarmente ricco di appuntamenti a livello internazionale. 

Antonella Mularoni (RF): Per quanto riguarda il 3 settembre, lei sa che a me sta particolarmente a cuore perché è la nostra festa nazionale numero uno. Parliamo sempre della nostra libertà perpetua e quindi penso che non dobbiamo dimenticare chi ce l’ha lasciata. Devo dire che molte delle questioni cerimoniali sollevate l’anno scorso sono state prontamente risolte e anche per la parte della Pieve è tutto a posto. C’è però una cosa che, a mio avviso e non solo mio, perché c’erano anche altri colleghi consiglieri, alcuni tra l’altro del suo partito, andrebbe sistemata: nel protocollo della cerimonia i membri del Consiglio Grande e Generale non compaiono. Ci sono i banchi in Pieve con i bigliettini, ma nel protocollo non ci siamo e quindi non ci viene indicato il protocollo della cerimonia. Chi vuole si trova a Palazzo perché sa che la Reggenza è lì, ma noi non riceviamo nessun protocollo della cerimonia. Fra l’altro, non è neanche bello che la Reggenza salga da sola. Io, non ricevendo il protocollo della cerimonia, vado direttamente in Pieve e, anche quando è ora di organizzare la processione, i membri del Consiglio Grande e Generale e, mi pare, ancora i Capitani di Castello non sono indicati nel protocollo. Non penso che a questo proposito si possa dire che, siccome il protocollo è così dal Seicento, non si può modificare, perché, ad esempio, i Segretari di Stato fino al 1945 non esistevano, però nel protocollo della cerimonia i membri del Congresso di Stato sono previsti. Chiedo cortesemente, magari per il prossimo anno, di dare un’occhiata al protocollo della cerimonia e inserire le figure che nel tempo sono state aggiunte nella nostra legislazione. I membri del Consiglio Grande e Generale ci sono, al più tardi, dal 1906, se non vogliamo andare un po’ più indietro, e i Capitani di Castello ormai ci sono da decenni. Chiedo questa cortesia perché sia alcuni colleghi consiglieri sia i Capitani di Castello avrebbero piacere di avere un riconoscimento anche formale, visto che, ripeto, i biglietti in chiesa ci sono, però non ci siamo nel protocollo della cerimonia. Volevo invece dire che, oltre all’importanza dei discorsi che sono stati fatti dal Papa, che anch’io ho grandemente apprezzato, penso veramente che questo sia un grande Papa e anche a San Marino ha detto delle cose molto importanti. Ci tengo inoltre a evidenziare che anche il fatto che la messa del 3 settembre sia stata presieduta dal cardinale Zuppi è stato un momento molto importante. Anche lui ha fatto un’omelia molto bella, nella quale si vedeva che c’era stata anche una preparazione su San Marino. Siamo passati dai temi universali a quelli particolari. Ci tengo quindi a evidenziare non soltanto le situazioni un po’ critiche, ma anche quelle belle. Per quanto riguarda invece la visita del Santo Padre, Segretario, noi ci siamo posti un quesito e magari lei ci sa dare la risposta. Abbiamo visto che compariva come sponsor la società cinese BYD, con la quale il Governo ha fatto un accordo. Questo perché lo sponsor cinese ha contribuito economicamente a sostenere i costi della visita del Santo Padre nella Repubblica di San Marino oppure c’è un’altra ragione? Questo davvero ce lo chiedevamo perché abbiamo visto questi cartelli campeggiare proprio dove il Papa passava, quindi si sono visti benissimo anche in televisione. Se lei riesce a darci una risposta, io le sarò grata. 

Matteo Zeppa (Rete): Il Segretario ha accennato ai prossimi impegni, anche a quello che si svolgerà all’ONU e, in particolare, alla seconda parte di quello che riguarda il percorso avviato anche con altri Paesi sulla questione palestinese. A questo proposito chiederei al Segretario se ci sono novità in merito all’accoglienza che dobbiamo fare e che abbiamo messo in piedi per concedere qualcosa ai profughi, sapendo bene che è ancora molto difficile riuscire in qualche maniera a far uscire le persone da Gaza e dalle possibili vie di uscita da quella situazione, che rimane comunque molto grave. Tra l’altro è notizia recente che dodici nazioni, tra cui Inghilterra, Canada, Francia, Danimarca, Finlandia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia, hanno aderito a una dichiarazione congiunta sul boicottaggio dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati in Cisgiordania, proprio per dare ancora più forza, per quanto possibile, rispetto a quello che sta accadendo. Noi avevamo presentato in questa legislatura un ordine del giorno anche per il boicottaggio dei prodotti provenienti da Israele. Capiamo che fosse una questione forse per San Marino un po’ troppo grande e troppo forte, però evidentemente qualcun altro ci ha pensato. Tra l’altro, apro e chiudo la parentesi, lo hanno fatto in autonomia rispetto a quello che avrebbe dovuto essere il Consiglio d’Europa, perché c’era una delega al Consiglio d’Europa per fare un comunicato e prendere una posizione unitaria di questo genere contro Israele, cosa che non è avvenuta perché abbiamo diversi Stati, tra cui l’Italia, che ancora non solo non hanno riconosciuto lo Stato palestinese, ma fanno fatica a parlare di attività di genocidio da parte israeliana verso la popolazione palestinese. Questo fa ben capire quali tipi di equilibri ci siano in questo momento in Europa, considerando anche l’AfD in Germania, che qualcuno ancora oggi cerca di riabilitare come se fosse semplicemente un movimento di destra. In realtà sono nazisti, sono xenofobi e giocano tutto sulla pancia delle persone. Si torna indietro di quasi ottant’anni e pensare che questo fronte sia stato aperto in Germania, così come c’è l’ultradestra o ci sono movimenti di destra in Francia e c’è un rigurgito di tutti i nazionalismi nei Paesi dell’ex Jugoslavia. Capiamo bene che all’interno di questo contesto europeo ci sono diverse difficoltà, soprattutto create da questa situazione geopolitica in continuo movimento. Volevo quindi chiedere al Segretario, da questo punto di vista, se ci sono aggiornamenti sull’iniziativa di San Marino. Poi volevo chiedere al Segretario, cambiando completamente argomento, della problematica dei noleggi con conducente. Qui ho un testo nel quale il suo collega Fabbri dice, il 25 giugno 2026, dopo le problematiche avvenute in quei giorni: “Non accettiamo colpe sistemiche, accertare responsabilità caso per caso”, quindi un po’ stizzito da questa cosa. Sta di fatto che pochi giorni fa un NCC di San Marino è stato beccato a caricare turisti a Ravenna, al porto mi pare, con patente ritirata e mezzo confiscato. Credo che ci sia anche una questione che dovrebbe riguardare i rapporti fra gli Stati e quindi anche la convenzione e la Commissione mista italo-sammarinese, che dovrebbe andare a mettere dei paletti e concludere questa questione che sta andando avanti da un po’ di tempo e che riguarda appunto gli NCC. Prima riguardava le intestazioni, il famoso decreto Salvini e l’impossibilità da parte dei cittadini italiani di guidare un mezzo con targa sammarinese. Bisognerebbe, secondo me, fare il punto della situazione e non fare gli stizziti, come fa il Segretario Fabbri, quasi che ogni volta che si va a toccare San Marino noi siamo più puliti. Non è vero, perché questi sono atteggiamenti veramente biechi da parte di operatori che immagino conosciamo, perché un NCC di San Marino evidentemente ha un direttore, un amministratore delegato, un amministratore, c’è una società. Sarebbe bello, anziché andare a dire o a fare dichiarazioni per cui “non accettiamo colpe sistemiche”, fare finalmente, in questo Paese dove si parla tanto di trasparenza, nomi e cognomi di chi va a Ravenna con un NCC a caricare turisti e portarli a San Marino, per poi sorprenderci che questo accada. Credo che San Marino debba fare un passo in avanti da questo punto di vista, anche fregandosene un po’ della privacy, perché questi comportamenti vanno a creare problemi, insieme ad altri atteggiamenti, nei confronti degli altri operatori, degli operatori italiani, dei tassisti italiani, dei tassisti sammarinesi e degli operatori sammarinesi. Io assisto al fatto che ogni volta che c’è un problema a San Marino i Segretari di Stato vanno alla sede di RTV e rilasciano dichiarazioni su quanto siano scandalizzati. Sarebbe ora, visto che siamo quasi sempre convocati in Consiglio Grande e Generale e ci sono Commissioni ogni settimana, che anziché fare gli scandalizzati venissero ad affrontare seriamente il problema, perché è un problema serio. Anche se lo fa uno solo, lo fa comunque in un settore che è fortemente attenzionato e crea delle difficoltà diplomatiche con l’Italia. Credo che sia ora di farla finita e, anziché andare a RTV a fare dichiarazioni sul nulla, operare in tal senso. Non fatemi fare un’altra interpellanza. Mi sono stufato di fare interpellanze. 

Lorenzo Bugli (PDCS): Presidente, anch’io intervengo velocemente in questo comma comunicazioni, intanto ringraziando e aggiungendomi a quanto detto dal Segretario per l’ottimo lavoro svolto in occasione dell’arrivo del Santo Padre, perché tutti hanno lavorato in maniera eccelsa. È stata veramente una giornata bellissima per la nostra Repubblica, che rimarrà sicuramente nella storia, e bisogna, come ha detto bene il Segretario, ringraziare tutti coloro che, dalla sicurezza al corpo diplomatico e a tutti gli operatori, hanno dedicato veramente la massima attenzione. San Marino ha fatto vedere al mondo una grande capacità organizzativa nell’accoglienza di un capo di Stato, quale è stata appunto la visita di Papa Leone. È stata un’occasione veramente importante per la Repubblica di San Marino, anche perché sono state dette parole fondamentali, parole che dobbiamo tenere bene a mente e sulle quali la politica, a mio modo di vedere, deve riflettere con attenzione. Il Santo Padre ha indicato due temi che, a mio avviso, sono da mettere al centro dell’agenda: il tema della libertà e il fatto che San Marino possa essere un laboratorio di buona politica. Ecco, su questo bisogna soffermarsi con una certa attenzione. Ci saranno visite importanti, come ci ha ricordato anche il Segretario, nel contesto dell’ONU, tavoli bilaterali e lavori con altri Paesi, come Singapore. Tutto questo, però, ci deve portare a mettere al centro anche queste piccole ma grandi parole che il Santo Padre ci ha detto, cioè il tema della buona politica. Prima, sentendo l’intervento di Zeppa, mi ha colpito questa riflessione: oggi noi, come piccolo Stato, possiamo fare veramente la nostra parte a livello internazionale in maniera egregia e forte. Quando si parla di buona politica si parla proprio di portare la nostra identità di Repubblica di San Marino al massimo nei contesti internazionali: un Paese che è simbolo di democrazia, è simbolo di libertà, è la Repubblica più antica del mondo e può portare questa esperienza all’interno dei contesti internazionali con una voce realmente autorevole. Oggi penso che la Repubblica di San Marino, proprio grazie anche al lavoro egregio svolto dalla Segreteria agli Affari Esteri, questo lavoro lo stia facendo bene. Lo si vede nei rapporti bilaterali, lo si vede nei rapporti con i nostri Stati amici dell’Unione Europea, lo si vede anche nei contesti più complessi, come quello della questione israelo-palestinese. Il fatto che il nostro Segretario, con il mandato ovviamente anche di tutto il Consiglio Grande e Generale, abbia espresso parole importanti all’interno dell’Assemblea delle Nazioni Unite sui due popoli e due Stati fa capire proprio come una piccola Repubblica si debba muovere in quei contesti: con attenzione, con serietà, facendo sentire la voce del diritto internazionale, non abbandonando nessuno e facendosi portavoce di quello che deve essere quel senso ampio di democrazia e libertà. Questo ce lo dobbiamo ricordare, secondo me, in maniera importante. Il Santo Padre, nelle sue parole, ce lo ha ricordato molto bene e questo è l’aspetto sul quale noi dobbiamo lavorare. Lo dobbiamo fare anche qui, all’interno della nostra Repubblica, perché molto spesso quel simbolo di democrazia che portiamo all’esterno dei nostri confini siamo bravissimi a rappresentarlo, mentre qui dentro dobbiamo lavorare con una certa forza, perché molto spesso ce ne dimentichiamo. Qui si vedono atteggiamenti che a volte incidono anche sul livello democratico del dibattito interno al Consiglio Grande e Generale e alle Commissioni. A volte lo vediamo anche nei rapporti tra la politica e i corpi intermedi. Lo vediamo anche nel rapporto tra la politica e il giornalismo, dove molto spesso si arriva ad attaccare i giornalisti o anche viceversa. Questo accade. C’è quindi un lavoro che, secondo me, il Papa ci ha ricordato che dobbiamo fare all’interno del nostro contesto come Repubblica di San Marino. È un lavoro fondamentale, che non dobbiamo mai dimenticare di fare e che, a mio avviso, richiede a volte un abbassamento dei toni. In questo momento storico richiede anche che si rimettano al centro alcune dinamiche fondamentali per il nostro Paese, perché la democrazia non è scontata. Ce lo ha ricordato prima il collega Zeppa e lo vediamo da quello che sta accadendo nei contesti europei vicini a noi, con l’avanzamento di certe forze politiche antidemocratiche che portano anche all’allontanamento di certe figure e di certe classi sociali dal proprio Paese, con programmi che rispolverano veramente quelli della Seconda guerra mondiale. C’è quindi un lavoro da fare e oggi è un lavoro che i nostri ragazzi sentono con una certa tenacia. Io lo vedo nel Paese: molti sono preoccupati per questo, per le notizie che abbiamo visto in Germania con l’AfD, per quello che vediamo avanzare in Italia con i sondaggi su partiti come Futuro Nazionale e per quello che accade anche nell’estrema sinistra in tanti Paesi, dove si parla appunto di estremismi. Questo, secondo me, ci deve far riflettere perché il Santo Padre, a mio modo di vedere, ce lo ha ricordato: siete una Repubblica antica, siete simbolo della democrazia, lavorate su questo. Questo insegnamento, secondo me, ce lo dobbiamo portare bene a mente anche qui dentro, anche quando sembra che questi sentori non ci siano. In realtà, nel silenzio c’è sempre qualcosa. Quando ci dimentichiamo di tenere a mente questi aspetti, a partire dal rispetto dell’altro, è lì che nasce quell’alveo nel quale cresce l’antidemocrazia, iniziano a nascere i populismi, la rabbia e tutta una serie di tematiche che poi fanno sì che sfocino questi movimenti. Ringrazio ancora. Volevo fare questo intervento perché sono parole che, secondo me, hanno toccato la mente e il cuore di chi siede all’interno di quest’Aula. Non facciamolo solo a livello internazionale, dove lo facciamo veramente con una certa bravura: facciamolo anche all’interno del nostro Paese. 

Nicola Renzi (RF): La prima cosa che voglio dire è che anch’io certamente mi unisco al ringraziamento a tutte le persone che hanno lavorato, prima per ottenere, cosa che non è sempre così scontata, e poi per organizzare la visita del Santo Padre nel nostro Stato, nella Repubblica di San Marino. Non era scontato che ci fosse, tra l’altro a una distanza non molto ampia rispetto alla venuta dell’ultimo Pontefice, e credo anch’io che lo sforzo sia stato immane sotto tutti i punti di vista: quello organizzativo, certamente, quello dell’accoglienza, quello della sicurezza e così via. Non possiamo negare che forse si erano create nella nostra popolazione, da un lato, alcune paure, nel senso che alcuni cittadini, per tutto il discorso dei pass e così via, sono stati magari anche scoraggiati dal presentarsi sul posto, e forse altre aspettative erano invece proprio quelle della possibilità di un incontro con il Santo Padre anche durante il percorso. Ci sono state quindi queste questioni che dobbiamo tenere presenti e che certamente non tolgono nulla alla valenza altissima che questa visita ha avuto e ai meriti, ripeto, di tutti quelli che hanno contribuito a realizzarla e, in primis, dell’ambasciatore Albertini, che è riuscita a lavorare in questo modo per ottenere questa visita. Quindi grazie davvero. Credo che queste siano le cose sulle quali siamo tutti d’accordo e nessuno possa avere un’opinione contraria sulla valenza della visita. Passo ad altre due cose. Noi più volte abbiamo fatto la domanda sulla cosiddetta quota capitaria, o assicurazione, o pagamento delle prestazioni sanitarie che quei residenti elettivi devono fare in base alla legge. Ecco, noi siamo qui a chiedere a che punto siamo rispetto alla risoluzione dei problemi che l’ISS aveva manifestato nei termini di incamerare le cifre dovute oppure di farsi coprire da un’assicurazione sanitaria. Speriamo davvero che siano stati risolti, perché a noi purtroppo questo non risulta e, francamente, una legge che ormai è in vigore da vari anni e che ha attraversato due legislature non può permettersi di avere ancora queste falle. Se invece il problema è risolto, benissimo. Secondo tema: il regolamento che più volte ho sollecitato per definire i rapporti fra le forze politiche e le comunità all’estero, quindi per dare la possibilità, in maniera molto trasparente, alle forze politiche di relazionarsi in maniera chiara, limpida e nota a tutti con le comunità dei cittadini residenti all’estero. Lo dico perché questa legislatura avrà una scadenza e io vorrei cercare di evitare di nuovo la corsa alle comunità all’estero semplicemente per scopi elettorali. Credo, e la nostra forza politica almeno lo ha detto più volte, che dobbiamo coltivare rapporti virtuosi di informazione, di scambio e di crescita reciproca, cercando di mantenerli a prescindere dal momento del voto, che dovrebbe essere francamente quello meno importante. Bisogna invece valorizzare chi è all’estero per cercare di farlo sentire sempre di più parte di una comunità, anche se non vive qua, in virtù della sua nazionalità. L’ultimo tema è quello sul quale avrei voluto parlare un po’ più a lungo. Io sento un grande bisogno di formazione. Il mondo sta cambiando e quindi lo chiedo soprattutto al Segretario. È chiaro che la politica estera è la nostra arma migliore, la nostra arma più forte, e se perdiamo quella, o se non la sappiamo esercitare bene, siamo finiti. Quello che sto dicendo non lo dico certamente per la contingenza politica, ma a prescindere dai ruoli dei funzionari e dal ruolo del Segretario di Stato. Io sento un fortissimo bisogno di formazione che non riguarda solamente il Dipartimento Esteri, riguarda anche altri Dipartimenti e riguarda soprattutto anche la politica. Quindi, se c’è già un percorso di formazione ampio, con possibilità di periodi all’estero o di formazione presso entità formative di alto livello che organizzano corsi, credo che sarebbe opportuno aprirli, oltre che ai funzionari pubblici, anche alla parte politica. Credo che mai come in questo momento noi ci troviamo veramente completamente spaesati. Almeno è quello che capita a me quando tutte le sere accendo il telegiornale, vado su un sito e provo un brivido, perché mi chiedo che cosa ci sarà e tutte le sere rimango stupito da quello che è successo. Vediamo come i paradigmi del passato, dal punto di vista delle organizzazioni, dei blocchi e degli schieramenti, stiano completamente saltando e come ogni Paese sia portato, anche se non lo vorrebbe, a pensare sempre più a se stesso e alla propria preservazione. Sono cambiati anche i modi e, in quattro o cinque anni, è cambiato veramente e totalmente anche il linguaggio delle relazioni diplomatiche. Quindi, secondo me, c’è un paradigma da ristabilire, da studiare e con il quale confrontarsi, che è un paradigma di modo relazionale, e poi c’è il paradigma contenutistico, rispetto al quale degli studi di scenario credo sarebbero quanto mai utili alla Repubblica di San Marino. Che cosa succederà da qui a quattro o cinque anni? Io sono veramente preoccupato dal mondo che ci circonda e lo dico perché credo che San Marino abbia ancora più carte da giocare. Può rischiare due estremi: da una parte essere completamente annichilito da questi cambiamenti, perché la potenza del più forte certamente ci mette a grave rischio; dall’altra, essendo stato da sempre il primo difensore dei principi inviolabili, che sono soprattutto il riconoscimento dei diritti umani, delle realtà statuali e dell’integrità territoriale, potrebbe avere molte carte da giocare. Quando vediamo, e ho concluso, che non tanto nascono forze politiche, ma che nei programmi elettorali e nelle cose che vengono indicate come fondamentali per il proprio programma elettorale c’è la negazione dei diritti umani e questo diventa tema elettorale, io ho i brividi, perché mi sembra veramente di vedere alcune derive plebiscitarie, che sono poi il chiacchiericcio dell’opinione dominante di cui parlava tanto bene Benedetto XVI, che per me sono terrificanti. Non so, forse è un’esigenza che sento solo io e in questo caso diventa totalmente secondaria. Se invece è un’esigenza avvertita in maniera più ampia, riflettiamoci e vediamo anche che cosa possiamo fare per riuscire a rimanere al passo con tempi che stanno correndo a una velocità tripla, quadrupla o ancora maggiore. Pensiamo solamente a cosa ha detto uno dei massimi esperti di intelligenza artificiale passato ieri, che ci ha ricordato che è un dovere, e non solamente un diritto, fermarci un attimo. Pensate: nel Seicento c’era la battaglia per fare ricerca scientifica rispetto a un mondo che non la voleva; oggi siamo arrivati all’opposto, nel quale sono gli stessi scienziati che ci dicono che forse è un dovere fermarci un attimo per riflettere su che cosa potrà succedere. È quindi un mondo molto complesso e volevo provare a dirlo e vedere se ci sono le possibilità per riuscire a trovare gli strumenti migliori per orientarci. 

Fabio Righi (D-ML): Sul tema generale della politica estera non voglio fare disamine troppo ampie, però evidentemente c’è la necessità, probabilmente, in uno scenario così confuso, di avere ovviamente un occhio fuori dai nostri confini, ma anche di riportare molto di più l’attenzione all’interno, cioè di capire, in questo mondo così confuso e che cambia così velocemente, come strutturare la Repubblica per far fronte allo scenario che cambia. Per quanto noi possiamo portare un contributo nei contesti internazionali, evidentemente non orientiamo con le nostre scelte il quadro internazionale. Io lo dico sempre simpaticamente: San Marino può portare certamente un contributo a livello internazionale, ma evidentemente il quadro oggi non si muove per effetto della posizione della Repubblica di San Marino. Allora mi sembra molto più sensato e intelligente volgere lo sguardo all’interno e capire come strutturare la Repubblica per far fronte a uno scenario che cambia così velocemente. Cominciare ad avere un approccio proiettato al futuro, o meglio creare le strutture per poter avere tutte le proiezioni, l’analisi dei dati e delle informazioni sugli scenari che evolvono, diventa fondamentale. Navigare a vista oggi è pericoloso. Quindi bisogna immaginare, anche da questa Commissione, come modificare la nostra struttura e in parte anche quella della Pubblica Amministrazione, proprio per avere chi fa questo tipo di lavoro. Perché oggi possiamo immaginare l’ennesimo incarico all’ennesima agenzia o studio, ma noi dobbiamo interrogarci su come strutturare il nostro Paese per far fronte a questa situazione. E qui vengo a qualcosa di molto pratico dal punto di vista economico. Nella scorsa legislatura la ristrutturazione dell’Ufficio Attività Economiche andava proprio in questa direzione, cioè nella logica che l’Ufficio Attività Economiche possa diventare un ufficio di studio del mondo economico affinché, al di là di fare da sportello al mondo economico, diventi di fatto un centro studi di supporto alle decisioni strategiche e orientate delle istituzioni. Su questo c’è già un’impostazione racchiusa all’interno di un provvedimento normativo che, se seguita, potrebbe portare a questa conclusione o a questo risultato. A questo aggiungo il fatto che credo che anche internamente, l’ho detto anche nel comma comunicazioni dei lavori del Parlamento e lo ridico in Commissione, siamo arrivati a un punto in cui dobbiamo essere portati a fare una riflessione ulteriore. Lo accennava qualcuno poco fa, riprendendo le parole del Santo Padre, che dice: “San Marino può essere un hub per la buona politica”. Prima di essere un hub per la buona politica bisogna essere un hub per la politica, che, mi permetto di dire, ultimamente si fa un po’ poco. Quindi il richiamo che faccio anche in questo contesto è che forse i temi che saremo chiamati ad affrontare sempre di più richiederebbero un ritorno alla politica con la P maiuscola e anche a quei confronti politici che non sono soltanto quelli delle Commissioni, del Consiglio Grande e Generale o dei contesti istituzionalizzati, ma anche quelli dei contesti di partito e politici. Su questo credo ci sia un tema. Credo poi che si debba fare una serie di riflessioni su punti che in qualche modo sono già all’ordine del giorno del Paese, ma che, proprio per la mancanza di quel dialogo e di quel rapporto politico, vengono trattati a compartimenti stagni, anche tra maggioranza e opposizione. Oggi il contesto del continente europeo credo abbia messo il focus su alcuni temi principali: il tema della sicurezza, il tema dell’energia, il tema dello sviluppo economico e di come far sì che si possa affrontare quello che effettivamente abbiamo di fronte. Sono tutti temi che anche la Repubblica di San Marino, in misura parametrata al contesto sammarinese, deve affrontare. Ad esempio, da questo punto di vista stiamo affrontando dei cambiamenti. Le notizie delle dimissioni del comandante Faraone dal Corpo della Gendarmeria ormai sono cosa nota. Quindi ci dovremo approcciare alla nomina di un nuovo comandante, che non è proprio una cosa da poco. Anche qui sarebbe importante avere un quadro dello stato dell’arte: ci sono dei nomi sul tavolo? Si stanno vagliando? Si sta andando verso una nuova nomina? Si sta ragionando su una nomina interna al Corpo o su una nomina esterna? Non è una cosa da poco. E soprattutto quale sarà il mandato? Perché quando cambia il comandante di un Corpo importante come la Gendarmeria è importante anche capire che tipo di mandato verrà dato a quel nuovo comando, a quella nuova direzione. Credo che queste siano, ad esempio, riflessioni che questa Commissione deve fare nella sua espressione di Commissione anche di sicurezza, che io intendo come sicurezza nazionale, perché le esigenze di sicurezza certamente non sono quelle del passato, ma sono quelle che da adesso in avanti avremo sotto tanti punti di vista. Ci sono poi altri temi ampi. Il tema dello sviluppo economico credo che oggi non sia prettamente relegato alla Commissione Finanze o alle Commissioni prettamente economiche, perché oggi il tema geopolitico ha una rilevanza incredibile anche dal punto di vista dello sviluppo economico. Noi abbiamo chiesto più e più volte di dedicare una parte della Commissione, magari con un punto all’ordine del giorno, proprio al tema dell’analisi geopolitica attuale e di come questa debba essere interpretata anche per dare delle linee rispetto al nostro Stato. Vengo poi ad altri punti molto velocemente, perché il tempo è pochissimo, sui quali mi permetto quantomeno di accendere delle riflessioni. Penso che non sia passato inosservato quanto l’evento del Papa, così importante per noi, abbia avuto una brandizzazione inaspettata, addirittura in mondovisione, con un parcheggio intero della Repubblica di San Marino occupato dal colosso cinese BYD. Lungi da me avere problemi di dialogo con il mondo orientale, ci mancherebbe, anzi. Tuttavia è una riflessione che dal punto di vista geopolitico dobbiamo fare e rispetto alla quale non abbiamo nessun tipo di informazione, salvo alcune voci di corridoio. Questa è una riflessione che dobbiamo fare perché facciamo parte di un certo blocco. Che cosa c’è sul tavolo? Qualcuno parla di accordi nel mondo della sperimentazione delle batterie. Si parla di sperimentazione nel settore dell’energia e quindi delle colonnine di ricarica delle autovetture, laddove oggi le colonnine di ricarica non sono più soltanto colonnine di ricarica, ma sono uno dei perni delle smart city. Io non voglio dire niente, se non che forse questi sono temi che vanno svolti e sui quali questa Commissione deve avere un dialogo, un confronto e un approfondimento. Credo che su questo dovremmo porre attenzione. Altro tema, velocissimo, che è rimasto lì e sul quale non abbiamo ancora informazioni e sarebbe bene averle, è quello dell’arbitrato internazionale in atto. Siamo rimasti a uno stanziamento di due milioni sull’assestamento di bilancio per l’incarico a uno studio che potesse seguire quell’arbitrato. Oggi sarebbe importante capire: è stato nominato qualcuno? Al tavolo c’è qualcuno? A che punto siamo? Ci sono state delle interlocuzioni? C’è una trattativa in corso? Ci sono stati degli incontri nel contesto di Bruxelles, magari con qualche parlamentare, magari di qualche forza politica vicina all’attuale maggioranza, PPE o altri? Ci sono in atto delle questioni? Perché nel frattempo sono successe delle cose anche da questo punto di vista e questo non ha una rilevanza solo ed esclusivamente interna ai nostri confini, perché è una situazione che ha portato a dei risvolti internazionali. Tutte queste cose credo debbano essere oggetto di un comma specifico o di più commi specifici che permettano a questa Commissione, anche in forma segretata, se così si ritiene, perché oggettivamente si tratta di argomenti che probabilmente meritano anche una certa riservatezza nella logica di tutela nazionale, di affrontare temi che devono essere portati all’attenzione e rispetto ai quali oggi sappiamo ben poco, mentre credo sia necessario avere una riflessione. Non scendo adesso nel tema perché non abbiamo tempo, ma c’è anche tutto il tema dell’implementazione dell’Accordo, ancora non firmato, per carità. Continuiamo però a dire che questa parentesi tra la chiusura del negoziato e la firma è quasi un aiuto rispetto a quella che può essere la strutturazione di un percorso di implementazione. Ne parleremo poi successivamente. 

Segretario di Stato Luca Beccari: Sul protocollo della cerimonia del 3 settembre, mi sembra di ricordare che ci sia una questione che riguarda la definizione del protocollo, perché in parte è fatto dalla Diocesi, ma questo non cambia nulla. L’osservazione che lei faceva, commissario, mi sembra ragionevole: non vedo motivi per non inserire i consiglieri nel protocollo della cerimonia e, anzi, credo che sia una cosa assolutamente normale. Magari ci attiveremo per farlo, inserendo certamente anche i Capitani di Castello, cosa che peraltro può anche aiutare la partecipazione. Per quanto riguarda il cardinale Zuppi, anch’io condivido quanto detto. Non l’ho citato, ma tra l’altro ho avuto modo di incontrarlo proprio prima dell’inizio della cerimonia e trovo anch’io che i contenuti della sua omelia siano stati veramente in linea e addirittura rafforzativi di quanto poi detto dal Santo Padre. Credo quindi che siano stati due momenti belli e importanti, ai quali aggiungo anche il colloquio con monsignor Parolin e con monsignor Gallagher. Per quanto riguarda il tema degli NCC, conosco la vicenda a cui si riferisce il commissario Zeppa. Noi siamo intervenuti già diversi anni fa e, nell’ambito di una Commissione mista, mi sembra, abbiamo affrontato il tema con le autorità italiane, tant’è che c’è stata una circolare del Ministero dell’Interno che ha chiarito quali siano le regole affinché ci possa essere una corretta esecuzione dell’attività NCC anche da parte di operatori sammarinesi nel territorio italiano. Ricordo che non è un territorio da considerarsi unitario sull’attività degli NCC, nel senso che i chiarimenti forniti da quella circolare andavano a definire parametri che sono gli stessi che devono essere osservati, ad esempio, da un NCC residente nella provincia di Rimini per esercitare la propria attività nella provincia di Ravenna. Tutta la materia dei taxi e degli NCC ha infatti un ambito locale e devono essere osservate alcune regole di ingaggio della clientela per evitare quello che, tra virgolette, potrebbe essere una sorta di “cannibalismo”. C’è l’NCC magari di Rimini che lavora su Rimini e che poi deve vedersi la concorrenza di quelli di Riccione o di Cattolica che vanno a prendere gli stessi clienti alle stazioni. Ci sono delle regole e questa circolare le uniforma. Quindi, mentre in un primo momento c’erano state delle disfunzioni interpretative italiane che avevano quasi escluso la possibilità per gli NCC sammarinesi di fare il pick-up del cliente in territorio italiano, queste adesso sono state superate. Ciò non toglie che bisogna verificare che il singolo operatore abbia agito correttamente nell’andare a prendere la clientela e nel portarla dove la doveva portare. Sono questioni che purtroppo si risolvono esaminando il singolo caso ed eventualmente utilizzando gli strumenti che la legge italiana consente, come i vari ricorsi al giudice di pace e così via. Mi verrebbe quindi da dire che non siamo in una situazione di emergenza sul tema NCC, perché sono diversi gli NCC sammarinesi che lavorano anche sul territorio italiano e lo fanno correttamente, più o meno sempre. Bisogna vedere, laddove il singolo caso crea una contravvenzione, che cosa è successo, che cosa non ha funzionato e quale eventualmente sia l’anomalia della questione. Dal mio punto di vista, a volte ci sono piani diversi nel rapporto con l’Italia, perché ci sono momenti in cui non è tanto il Governo italiano o l’amministrazione locale italiana a puntare il dito su San Marino, ma a volte è la stampa che amplifica degli episodi e ne crea un caso, e questo porta anche il nostro Governo a dover prendere delle posizioni. Sul tema dell’accoglienza dei palestinesi, sapete che abbiamo impiegato quasi un anno a portare i due studenti palestinesi a San Marino insieme all’Italia, nell’ambito di un corridoio umanitario organizzato dalla Farnesina. Immaginate la Farnesina che impiega un anno a portare qui degli studenti palestinesi e capite la complessità che ci può essere per portare altre persone. In questo momento il nodo principale non sta tanto nel portare qui le persone che potrebbero venire, ma nel far avverare le condizioni e, su questo, sicuramente abbiamo meno potere per ottenere i vari documenti che servono per poter uscire dai territori palestinesi che, come sapete, sono sotto controllo israeliano. Stiamo continuando a lavorare e a coordinarci e, in modo particolare, adesso c’è una possibilità di arrivo di un paio di nuclei familiari segnalati, o comunque evidenziati, anche in modo particolare dal collettivo Pro Palestina, con il quale ci sentiamo e ci coordiniamo. Noi siamo pronti: abbiamo fatto il regolamento, c’è la disponibilità, oltre che di eventuali alloggi privati, anche degli alloggi che sono stati individuati. Quindi le condizioni di base a San Marino ci sono. Adesso bisogna vedere quello che può avvenire fuori dai nostri confini, dove ovviamente abbiamo qualche difficoltà in più a muoverci. Su quello che diceva Renzi rispetto al tema dei rapporti con le comunità all’estero: stiamo definendo il programma della prossima Consulta e ci sarà una richiesta di poter avere un incontro con i due presidenti della Commissione Riforme Istituzionali per affrontare i temi di riforma istituzionale che sono di interesse della Consulta. Ovviamente sono il tema della cittadinanza, del reintegro della cittadinanza, il voto e quant’altro. In quell’occasione, visto che tra l’altro c’è questa coincidenza e che le presidenti sono più interessate rispetto a questa tematica, vedrei quel momento come l’occasione migliore per affrontare il tema. Per quanto riguarda il tema delle prestazioni, intanto sulle residenze, come sapete, stiamo lavorando e tra l’altro ci sto lavorando anche personalmente alla predisposizione di una proposta di modifica della legge. Devo dire che, secondo me, per tutta una serie di motivi dovremmo fare una riflessione generale su tutto il gruppo delle residenze, chiamiamole atipiche, elettive e quant’altro, perché evidentemente adesso cambia un po’ tutto il regime e, visto che siamo già intervenuti su quelle relative ai pensionati, probabilmente una riflessione va fatta anche su quelle di natura fiscale. Le elettive non hanno mai avuto un grande successo, seppure negli ultimi anni qualcuna si sia fatta avanti. Direi quindi che diventa il momento di ripensare un po’ queste tipologie di residenza, anche alla luce dell’esperienza operativa. È vero, sono due o tre anni che è in vigore questo regime, abbiamo dei numeri, abbiamo delle casistiche e possiamo fare delle riflessioni. Credo che forse sia l’occasione, visto che rivedremo un po’ tutto, di pensare in altri termini queste tipologie, tenuto conto anche di come nel frattempo si è modificato il mercato immobiliare sammarinese, di come si è modificata l’esigenza abitativa e di tutte le dinamiche che conosciamo. Per quanto riguarda il tema delle prestazioni sanitarie, dovrei effettivamente chiedere un aggiornamento e lo farò immediatamente con il mio collega. So, perché lo stiamo facendo anche per altri motivi, che sono stati fatti grandi passi in avanti per quanto riguarda il tema bloccante, che era quello degli strumenti informatici necessari per gestire le prestazioni dal punto di vista dei corrispettivi da far pagare a chi ne fruisce. Adesso credo che questo sia un problema superato e che ci permetta anche di gestire meglio il tema delle assicurazioni che devono essere fatte a copertura delle prestazioni. Sulla quota capitaria credo che sostanzialmente non venga più utilizzata, ma venga utilizzato il pagamento della prestazione. Ripeto, però, rischio di dire cose inesatte, rispetto alle quali anche a stretto giro, al di là della Commissione, posso informarvi. Per quanto riguarda invece il tema della formazione che è stato posto, credo che sia abbastanza interessante. Non voglio interpretare le parole né dell’uno né dell’altro, però mi sembra di aver colto nell’intervento del commissario Renzi qualcosa di un po’ diverso rispetto allo sviluppo che ha avuto invece l’intervento di Righi. Noi, ad esempio, come Dipartimento Affari Esteri abbiamo fatto negli anni, almeno da quando ci sono io, diversi momenti formativi di geopolitica, perché credo che per i diplomatici sia fondamentale. Non basta l’autoformazione, non basta documentarsi, leggere e semplicemente interpretare quello che leggiamo sulle fonti di informazione più o meno qualificate. Occorre qualcosa di più strutturato che ci permetta di creare e supportare la nostra strategia diplomatica, che sviluppiamo costantemente sia nelle questioni singole e con un orizzonte breve, sia in quelle che hanno un orizzonte lungo e nelle questioni più complesse. Per farla breve, non vedo male fare delle iniziative di formazione, ma anche di confronto geopolitico con degli esperti, rivolte anche ai membri del Consiglio Grande e Generale, ai dirigenti della Pubblica Amministrazione e ad altri soggetti che vedremo eventualmente di coinvolgere. Lo potremmo fare anche immaginando momenti formativi che abbiano interlocutori diversi sugli stessi temi, perché purtroppo sul tema della geopolitica ognuno ha la sua chiave di lettura. Non è indifferente il commento geopolitico anche in funzione dell’orientamento, non voglio dire ideologico, ma comunque dell’approccio che il relatore ha. Quindi magari si potrebbero individuare profili diversi che affrontino il tema da prospettive e angolazioni differenti e ci permettano anche di fare delle riflessioni. Per quanto riguarda il tema BYD, tutta l’organizzazione della visita del Papa è stata gestita ovviamente in primis dal Dipartimento Affari Esteri, ma comunque, come sapete, è stato istituito un comitato organizzatore, composto dai rappresentanti dei vari servizi e uffici coinvolti, che ha gestito tutto in autonomia. Le risorse che sono state impiegate per la visita del Papa sono risorse interamente pubbliche, statali, quindi noi non abbiamo avuto sponsorizzazioni di nessun genere. La presenza di BYD nell’ambito della visita del Papa è una cosa che ha gestito completamente San Marino RTV nell’ambito di sponsorizzazioni che, da quanto mi risulta, ha richiesto per coprire i costi derivanti fondamentalmente non solo dalla realizzazione delle riprese e della diretta della giornata, ma anche di un documentario, o comunque di un prodotto televisivo, che verrà realizzato sulla visita del Papa in un secondo momento. Quindi questo è qualcosa che ha autonomamente organizzato San Marino RTV, rispetto al quale sostanzialmente non sono stati coinvolti né la Segreteria, né il comitato organizzatore, né il Governo. Questo è quanto. Per quanto riguarda sempre la questione del Papa, chiaramente non si è fermato e lo dico più che altro non per dirlo a voi, perché penso lo capiate, ma perché è l’occasione per ribadirlo. Tutto è stato organizzato con l’intento di fare in modo che il Santo Padre potesse il più possibile fermarsi nei vari momenti e avere un contatto con la popolazione. La scelta finale sul fermarsi, stare un po’ di più o un po’ di meno in una posizione piuttosto che in un’altra, sia dentro il centro storico sia fuori dal centro storico, era tutta una questione di discrezionalità che apparteneva alla Gendarmeria Vaticana, che curava la sicurezza primaria del Santo Padre. Quindi poteva essere che si fermasse come che non si fermasse. Mi riferisco a Domagnano e Borgo, dove anche a noi è dispiaciuto che non sia avvenuto. È anche vero che nel centro storico era previsto che facesse dei passaggi molto più brevi e, in realtà, si è intrattenuto con la folla molto di più di quanto avrebbe dovuto. Per quanto riguarda invece il tema della Gendarmeria, posto che adesso il comandante Faraone ha fatto anche un comunicato stampa, quindi non stiamo parlando di niente di particolarmente riservato, il comandante Faraone arriverà sostanzialmente al limite di età per la pensione il prossimo anno, quindi è comunque prossimo a questo traguardo e, per motivi suoi personali, aveva valutato e ha valutato di anticipare un pochettino il suo pensionamento. Ovviamente abbiamo anche iniziato ad attivarci per capire, per quanto riguarda la Gendarmeria, quale potrebbe essere il profilo per l’ingaggio di un nuovo comandante. Dal mio punto di vista credo che ci siano dei fattori di base abbastanza condivisibili. Il primo è che tra la Gendarmeria e l’Arma dei Carabinieri in Italia c’è una collaborazione ormai secolare che continua. Noi non abbiamo più il carabiniere che viene a fare il gendarme a San Marino: l’ultimo che è arrivato in questo modo è andato in pensione diversi anni fa. Però non è questo il tipo di collaborazione a cui mi riferisco. Oggi è una collaborazione che si è trasformata sempre di più in una collaborazione di formazione, di assistenza, ma anche propriamente operativa sul contrasto alla criminalità. La Gendarmeria è entrata nella FIEP, la Federazione delle Forze di Polizia e Gendarmerie a statuto militare, adesso ha un accordo con Europol, oltre alle attività con Interpol, quindi è una Gendarmeria che ha un profilo sempre più internazionale e, nello stesso tempo, ha un legame sempre più forte con l’Arma dei Carabinieri. Quindi ritengo che il profilo che dovremmo ricercare debba essere, almeno come primo tentativo, sempre all’interno dell’Arma dei Carabinieri o comunque nell’ambito dell’Arma dei Carabinieri. Questo non preclude che possano essere trovate figure, come in passato, che non provengano dall’Arma dei Carabinieri, però credo che questo dovrebbe essere il primo approccio. Credo però che noi, e qui non voglio essere frainteso perché non sto facendo considerazioni o paragoni con nessuno, in senso generale abbiamo bisogno di una figura con un profilo diverso rispetto a trenta o quarant’anni fa. Il contributo che ha dato il generale Faraone negli ultimi anni, da quando è al comando della Gendarmeria, lo dimostra. La Gendarmeria ha bisogno di un comandante con un profilo che non è più quello di trenta o quarant’anni fa, quando poteva essere il comandante di compagnia o di nucleo che aveva l’esperienza territoriale locale e che allora poteva andare bene anche da noi. Noi abbiamo bisogno, in questo momento, di figure che siano in grado di determinare una gestione del Corpo che soprattutto affronti le nuove sfide che una forza di polizia come la Gendarmeria, che è quella che ha il ventaglio di attività più complesso e più vasto, deve affrontare. Questo sia perché le minacce sono cambiate, sia per il modo di collaborare con gli altri. Oggi non si collabora con le forze di polizia straniere se non attraverso protocolli, modalità e parametri che non possiamo inventarci: sono quelli e devono essere rispettati. Quindi ci vuole una figura che abbia un’esperienza in questo senso e credo inoltre che dobbiamo cominciare ad avere figure che abbiano avuto esperienze in tematiche nelle quali noi dobbiamo crescere ancora di più. Faccio un esempio: noi, per la prima volta in questo Paese, abbiamo preso cognizione del problema delle infiltrazioni malavitose, nel senso che è diventato un problema che monitoriamo permanentemente, addirittura con una Commissione consiliare permanente, a partire dal 2012. Però noi non abbiamo a San Marino una cultura e un’esperienza, parlando delle forze di polizia, di contrasto a questo tipo di criminalità. Conosciamo i casi che sono passati per il nostro territorio, più o meno grandi, più o meno importanti, ma non abbiamo nessuno che abbia fatto questo di mestiere per anni e abbia fatto solo questo. La stessa cosa vale per il terrorismo. Noi siamo impegnati a implementare non soltanto le norme, ma anche gli standard previsti dalle convenzioni alle quali aderiamo, che ci richiedono degli sforzi sull’antiterrorismo anche di tipo organizzativo, ma non lo puoi fare con persone che non hanno avuto questa esperienza. Quindi il profilo che vorremmo reclutare è un profilo che, al di là delle esperienze operative di base che ovviamente ci servono, porti anche delle competenze nuove che vadano nella direzione della crescita che il Corpo dovrebbe avere. Su questo stiamo lavorando e, ovviamente, quando saremo pronti, anche perché poi è una nomina che viene portata in Consiglio, vi informeremo sulla determinazione alla quale arriveremo. Peraltro, adesso si parla di Faraone, ma in realtà nel giro di qualche mese, forse qualcosa in più o qualcosa in meno, avremo anche il pensionamento del comandante della Guardia di Rocca e avremo, penso, se non sbaglio e spero di non dire qualcosa di scorretto, anche quello della comandante della Polizia Civile. Quindi ci ritroveremo addirittura ad avere una transizione su tutti e tre i Corpi. Ne approfitto per dirlo perché siamo qui: non perché sia un mio desiderata o perché penso che sia importante farlo a tutti i costi, ma credo che sia una valutazione di opportunità. Ad esempio, proprio perché ci sarà una transizione su tutti e tre i Corpi, non vedrei neanche male pensare di rimettere in piedi quella figura dormiente che abbiamo del coordinatore delle forze di polizia o direttore del Dipartimento di Polizia, perché, avendo tre comandanti nuovi tutti insieme in un momento come questo, forse potrebbe essere un modo per gestire questo passaggio. Ho già chiesto al comandante Faraone un’eventuale disponibilità, nel caso si vada verso la sostituzione, a rimanere almeno nella direzione di Interpol fino al suo pensionamento definitivo, perché credo che sarebbe utile evitare di sovraccaricare di incombenze chi arriverà. Già è difficile da noi ambientarsi e non è mai facile per chi viene da fuori. Non vorrei sovraccaricarlo di incombenze che poi magari distolgano da quelle che devono essere le attività da svolgere. Ma ritorneremo su questi temi. Finisco, e scusate, ma le questioni erano tante, sul tema arbitrato. Stiamo lavorando, stiamo andando avanti. Siamo ancora nella fase del periodo di tempo previsto dall’accordo per la protezione degli investimenti con la Bulgaria che precede l’arbitrato, quindi non siamo ancora in fase arbitrale. Ci sono delle interlocuzioni con i legali, che per il momento si sono scambiati una serie di riflessioni di approccio. Probabilmente ci saranno degli incontri fra legali prossimamente per andare a espletare quella parte della convenzione che prevede il tentativo, e sottolineo tentativo, di composizione amichevole. Questo non vuol dire nulla e può voler dire tutto: può non voler dire nulla nel senso che è ovviamente una fase necessaria per gli accordi che abbiamo in essere, ma che non necessariamente porterà a una conclusione. Dipende ovviamente dalle parti. Noi, come Governo, abbiamo sempre detto che siamo convinti che questa sia una vicenda che, dal punto di vista dello svolgimento dei fatti, non rientri, cioè secondo noi non si qualifichi per diversi motivi come una controversia da arbitrato. Questa cosa sarà evidentemente risolta, o potrà essere risolta, soltanto nelle fasi preliminari dell’arbitrato, per motivi che adesso non vi sto a spiegare, ma che sono di diversa natura. Uno di questi riguarda proprio la tipologia di investimento e il ruolo che ha avuto il Governo, cioè il non ruolo che ha avuto il Governo, nel senso che il Governo non ha dato una concessione o revocato una concessione, non ha dato un diritto o revocato un diritto, non ha espropriato nulla e non può essere ovviamente intesa un’azione giudiziaria come una lunga mano del Governo per portare via qualcosa a un investitore. Questo, per dirlo in parole povere. Queste sono alcune delle argomentazioni che fanno da sfondo a tutta una complessità che invece va gestita rispetto a questa vicenda, ma sulla quale siamo molto tranquilli, molto sereni e, per quanto sia roboante la pretesa della controparte e tutto quello che ne è venuto anche in termini di comunicazione, siamo pronti e attrezzati per gestire ogni fase di questa vicenda. 

Comma 2. Riferimento del Segretario di Stato per gli Affari Esteri sullo stato di avanzamento dell’accordo di associazione con l’Unione Europea

Segretario di Stato Luca Beccari: Stiamo concordando la data per la firma dell’Accordo. Come vi ho detto, la finestra temporale che stiamo prendendo in considerazione è tra la fine di settembre e la prima metà di ottobre. Vogliamo trovare una data che, per forza di cose, deve far coincidere le esigenze nostre, di Andorra e della Commissione. La forbice temporale è di due o tre settimane, quindi o è la fine di settembre o sono le settimane successive. Questo, tra l’altro, non dipende solo da noi e da Andorra, ma anche dalla Commissione, perché chi della Commissione firmerà deve esserci. Il motivo per cui parliamo di fine settembre è il fatto che, dal momento in cui il Consiglio ha adottato la decisione finale, da un punto di vista tecnico la Commissione deve dare almeno otto settimane agli Stati membri per raccogliere i poteri di firma per i rappresentanti permanenti, perché l’Accordo viene prefirmato da tutti i rappresentanti permanenti con i poteri che arrivano loro dalle capitali e poi viene firmato dalle parti. Questo è un tecnicismo inderogabile che più o meno si conclude alla fine di settembre. Stanno già raccogliendo questi poteri, il procedimento sta andando avanti e non ci sono rallentamenti. Quindi siamo tra fine settembre e la prima metà di ottobre. È chiaro che purtroppo in mezzo si inserisce l’Assemblea Generale dell’ONU, dove ci saremo sia io sia il Primo Ministro di Andorra e dove ovviamente anche la Commissione è spesso impegnata, quindi quella sicuramente non è la settimana giusta. Poi noi abbiamo il primo ottobre. Se vi devo dare un’ipotesi, è molto più probabile che sia la prima metà di ottobre piuttosto che la fine di settembre, ma non si sa, non è detto. In ogni caso credo che la data la sapremo tra poco, nei prossimi giorni, in tempo utile ovviamente anche per organizzarci. Questo è quello che riguarda la data. Dopodiché, per quanto riguarda i passaggi che dovremo fare, a parte un passaggio formale che dovremo fare come Governo, perché noi avevamo già approvato il testo dell’Accordo ma, essendo poi cambiata la natura da mista a esclusiva, lo dobbiamo riapprovare, avremo il processo di ratifica interno. Il processo di ratifica è quello solito di tutti gli accordi internazionali. Sarà un po’ più condito, diciamo, però tecnicamente è uguale. Dopodiché, una volta fatta la ratifica, dovremo comunicare alla Commissione la volontà o meno, ma presumo di sì, di avvalerci dell’entrata in vigore provvisoria. A quel punto il Segretariato della Commissione riceve la comunicazione e la manda al Parlamento per la presa d’atto e, il primo giorno del mese successivo al ricevimento, viene dichiarata l’entrata in vigore provvisoria. Quindi, volendo e riuscendo a fare tutto senza inciampi tecnici, si potrebbe avere l’entrata in vigore provvisoria anche il primo gennaio. Se non fosse, sarà il primo febbraio o comunque un mese dopo, ma diciamo che il 2027 sarà l’anno di produzione degli effetti dell’Accordo, che avrà quindi efficacia piena per quanto riguarda le sue disposizioni, tranne quelle disposizioni di cui abbiamo già parlato che rientrano nel cosiddetto pacchetto misto, cioè quelle che hanno natura mista e che hanno determinato la natura mista dell’Accordo. Per il sistema finanziario sappiamo che c’è un percorso; per quanto riguarda, ad esempio, la statistica abbiamo delle scadenze; per il mercato del lavoro ne abbiamo altre e così via. Che cosa succederà dopo? Le prime cose che faremo, una volta che l’Accordo sarà in vigore, saranno costituire i comitati. Dovremo quindi costituire il Joint Committee e il Comitato di associazione. Il Joint Committee è quello che lavora per discutere tutto quello che riguarda la gestione dell’Accordo. È un comitato operativo nel quale si decidono tutti i passaggi. Il Comitato di associazione, invece, è il comitato di governo dell’Accordo da un punto di vista più alto, che probabilmente si riunirà meno, ma che dovrà discutere l’allargamento o il restringimento del perimetro dell’Accordo. Ad esempio, abbiamo sempre detto che il T2 non si risolve con una disposizione dentro l’Accordo, ma se la strada sarà quella di risolvere il T2 attraverso disposizioni che diventeranno parte integrante dell’Accordo di associazione, lo vedremo nel Comitato di associazione, che a quel punto allargherà o meno il perimetro. Oppure, ad esempio, abbiamo a parte l’Accordo sulle frontiere, che in parallelo non sappiamo se firmeremo insieme all’Accordo di associazione o dopo, ma comunque avremo anche quello da firmare, perché il nostro Accordo non prevede Schengen. Se un domani questo dovesse essere assorbito dall’Accordo di associazione, lo dirà il Comitato di associazione, non il Comitato misto, probabilmente. Quindi i due comitati dovranno essere istituiti subito. Poi dovremo fare nel Comitato misto un lavoro di recepimento e modifica di alcuni atti, perché ovviamente l’Accordo prevede atti che nel frattempo sono stati superati da altri oppure si sono integrati con altri. Quindi dovremo fare un po’ di riordino normativo, che ci è già stato comunicato. Fondamentalmente quelli saranno i primi appuntamenti e poi inizieremo a confrontarci sull’applicazione dell’Accordo e quindi sulla gestione vera dell’Accordo. Poi ovviamente c’è il Comitato parlamentare, che dovrà essere costituito e che quindi vi coinvolgerà direttamente. Cambierà anche quella che è la nostra missione diplomatica come Esteri, perché noi fino adesso abbiamo negoziato un Accordo, mentre su questo tema il nostro negoziato non sarà più sul testo dell’Accordo, ma sull’implementazione. Dovremo andare, come già facciamo da anni sulla Convenzione monetaria con i Joint Committee della Convenzione monetaria, ogni anno a dire: queste sono le normative, queste le abbiamo implementate, questi sono i problemi che abbiamo riscontrato, questo non è fattibile, questo non è applicabile oppure questo lo abbiamo risolto così. Questo sarà il lavoro che faremo nel Comitato misto, che per poter lavorare bene prevederà ovviamente le figure diplomatiche, ma sarà anche integrato, nella delegazione sammarinese, da esperti non diplomatici dei vari uffici. Penso, ad esempio, che quando andremo a discutere tutto il pacchetto ambientale ci saranno gli esperti del Territorio, così come nelle altre tematiche ci saranno quelli delle altre Segreterie. Questo è un po’ quello che ci si aspetta. Faccio poi due o tre precisazioni che secondo me sono importanti, perché ho già letto sulla stampa alcune questioni, adesso che è finito agosto e c’è il risveglio generale. Intanto, e questo c’entra poco con l’Accordo di associazione, ma lo dico perché ne ho sentite di ogni, è vero che si è tenuto il referendum in Islanda e l’Islanda ha deciso di non entrare, di non fare domanda di adesione all’Unione Europea, ed è stato tutto titolato “l’Islanda dice no all’Unione Europea”. Ricordo a chi magari ancora non se lo ricorda che l’Islanda è già nello Spazio Economico Europeo e ha già un accordo che è praticamente identico a quello che noi andiamo a firmare. Quindi l’Islanda non è uscita dallo Spazio Economico Europeo, semmai ha deciso di non diventare uno Stato membro, ma si è ben guardata dall’uscire dallo Spazio Economico Europeo. Un conto è dire che un Paese valuta l’inopportunità di un passo come l’adesione, un conto è dire che l’Islanda ha detto no all’Europa e far sembrare che, come l’Inghilterra, esca da questo ambiente, cosa che non è. La seconda cosa riguarda, e ritorno a quello che dicevo prima, le speculazioni che sono già avanzate in questo senso. Io mi sono sentito, tra l’altro, con il Primo Ministro di Andorra anche stamattina e non c’è da parte di Andorra nessuna voglia o volontà di allungare il brodo o spostare in avanti la data della firma. Stiamo lavorando per trovare un’intesa su una firma nei tempi che vi ho detto, con la massima collaborazione con Andorra. Quindi tutte queste questioni per le quali si pensava addirittura che io da New York dovessi volare direttamente a Bruxelles sono cose che non so dove siano state captate e mi interessano relativamente, ma fondamentalmente stanno a zero. Le cose stanno come vi ho detto: o firmiamo alla fine di settembre o nella prima metà di ottobre. Troveremo la data e sarà mia cura comunicarla. Vedo molto difficile che andremo oltre questo parametro e, se fosse, è chiaro che sarebbe un problema per San Marino, perché noi abbiamo interesse ad avere un’entrata in vigore, dopo tanto tempo, almeno nelle primissime settimane o nei primi mesi del 2027. Ma questo è un non problema in questo momento. Andorra ha sicuramente le sue questioni politiche interne, va verso una campagna elettorale perché il Governo è a fine mandato, ha ovviamente anche le sue questioni legate al referendum e probabilmente c’è anche una legittima volontà di cercare di avere tutto in maniera ordinata, per evitare sovrapposizioni inutili. Questo è un problema di Andorra, è un tema di Andorra. Noi comunque lavoriamo per fare quello che vi ho detto. L’ultima cosa che volevo dire per quanto riguarda l’Accordo è questa. Intanto lo ridico: abbiamo anche l’Accordo sulle frontiere, che è già stato parafato e adesso va firmato. È un accordo importante perché, insieme all’Accordo di associazione, chiaramente ci aiuta nella gestione soprattutto di quello che è il nuovo sistema di frontiere dell’Unione Europea. Quell’accordo non sarebbe mai stato possibile se non ci fosse stata una base, che è quella data dall’Accordo sul tema della libera circolazione delle persone, perché altrimenti viene meno il principio per il quale un titolare di un permesso di soggiorno sammarinese potrebbe circolare liberamente nell’Unione Europea. Non può esistere una condizione per cui, ad esempio, un cittadino cinese con un permesso di soggiorno abbia la libera circolazione e il sammarinese non ce l’abbia. È evidente, quindi, che ci deve essere una condizione di base, che viene creata dall’Accordo e che poi ha dato modo di poter fare questo tipo di accordo, che prima non era possibile fare. È quindi l’esempio di come l’Accordo ti aiuti poi a gestire questioni anche settoriali che magari non sono state, in una prima fase, inserite nell’Accordo. L’altra cosa che volevo dire è che stiamo lavorando proprio in queste settimane, ma in realtà è già da metà agosto che abbiamo accelerato molto su questo punto, e stiamo facendo tutta una serie di riunioni tecniche con i vari Dipartimenti e uffici sui primi adempimenti normativi che siamo chiamati a mettere in campo. Al di là di quelli nostri, come le residenze, che seguiamo direttamente e sui quali ovviamente ci confrontiamo con i vari uffici coinvolti, stiamo lavorando bene e c’è una buona risposta da parte dei vari Dipartimenti. Saremo pronti già con diversi testi di legge nel prossimo mese, mese e mezzo. A questo proposito, al di là di quelle che poi saranno le modalità, vediamo come preferiamo fare. Io non ho problemi a farlo neanche nel formato della Commissione, che forse è più ordinato, però vorrei portarvi un po’ di documentazione e, prima dell’avvio dei vari iter legislativi, farvi vedere anche che forma prendono queste cose. Ho però chiesto alla maggioranza, e adesso tocco un tema che so essere delicato per l’opposizione, che è quello del regolamento consiliare, di fare una riflessione. Non voglio entrare nella dinamica, però, siccome è in discussione in questo Consiglio, secondo me varrebbe la pena inserire, e sarà un emendamento che verrà presentato, che quantomeno ci dia la possibilità, con un provvedimento delegato, di andare poi in un secondo momento a definire quelle che potrebbero essere delle procedure ad hoc per l’approvazione dei vari provvedimenti di recepimento. Vi spiego dove voglio arrivare. Faccio un esempio: la procedura d’urgenza, se noi la guardiamo da un punto di vista letterale, è come il decreto legge. Il presupposto per la procedura d’urgenza è l’urgenza, ma adesso non è che tutto potrà avere carattere d’urgenza. Un atto sì, ma su tanti atti non può essere così. Siccome ci saranno anche molti provvedimenti che, secondo me, non necessitano del passaggio attraverso l’iter ordinario, dovremmo sdoganare quantomeno il fatto che magari quel tipo di procedura possa essere utilizzato, ovviamente con le dovute garanzie e in accordo, anche per fare cose che non hanno carattere d’urgenza, ma semmai più di opportunità. Io rimango dell’idea che dovremmo introdurre delle leggi di recepimento dell’acquis, come fa l’Italia, che possono essere almeno una o anche due all’anno. Per me è quello che c’è scritto nella relazione che vi abbiamo presentato qualche mese fa. Quello diventerebbe lo strumento con il quale il Consiglio non soltanto dà eventualmente le deleghe che servono, ma decide che cosa politicamente vuole avocare a sé con un iter ordinario e che cosa invece ritiene non necessario affrontare attraverso l’iter ordinario e la discussione dei vari provvedimenti. Quindi il punto è che secondo me dovremmo prevedere un dispositivo, cioè una legge che ogni anno crei i binari rispetto ai quali indirizzare tutti i provvedimenti di legge di recepimento sulla base delle cose che abbiamo. Secondo me è un atto di programmazione e soprattutto un aiuto a snellire i lavori del Consiglio quando possibile e quando necessario. È anche vero che nel tempo questo provvedimento diventerà sempre più un aggiustamento, come avviene per l’Italia, per il recepimento di tutti gli atti secondari che vanno a integrare le varie direttive. Sarà molto più corposo all’inizio perché per i primi due, tre, quattro anni, diciamo cinque se vogliamo esagerare, è evidente che saremo più impegnati in queste attività, ma poi si asciugheranno e torneremo a un’ordinarietà. Questa è una proposta che mi sono sentito di fare alla maggioranza, che probabilmente verrà presentata, e credo che sarebbe interessante poter avere anche una condivisione generale dell’Aula. La delega che pensiamo è una delega molto semplice, che non dice già tutto: dice semplicemente di andare a disciplinare con separato provvedimento come fare. Poi politicamente deve essere una cosa condivisa, quindi non è mia intenzione proporre forzature. 

Antonella Mularoni (RF): Intanto ringrazio il Segretario del riferimento e noi siamo solo felici se si firma a settembre-ottobre, non è quello il problema. L’importante è che si firmi e quindi va benissimo ottobre. Quello che a noi preoccupa un po’ di più è quanto saremo preparati per il dopo. A questo proposito, Segretario, non le nascondo che noi siamo un pochino irritati da questa modalità che il Governo ha di affrontare la tematica, perché è minimo un anno e mezzo, se non due, da quando si è insediato questo Consiglio Grande e Generale, che vi chiediamo come il Governo abbia pensato di andare verso il recepimento dell’acquis comunitario. Al Segretario Belluzzi penso di averlo chiesto sette-otto volte, anche in apertura delle sessioni consiliari, e non ho mai avuto risposta. Dopo la mega relazione fatta alcuni mesi fa ho riposto il problema. Alcuni mesi fa, quando è venuta fuori la questione della modifica del regolamento consiliare, io l’ho detto in tutte le lingue, anche a San Marino RTV, nelle trasmissioni: questa deve essere l’occasione per affrontare la tematica alla luce dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea, che imporrà anche al nostro Parlamento una modalità di lavoro tutta diversa. Non ho avuto mezza risposta operativa concreta dai commissari di maggioranza. Vi abbiamo sostenuto sempre in questo percorso. Noi, come partito, abbiamo impostato la nostra campagna elettorale e abbiamo sempre sostenuto questo percorso. Poi però non si può fare così nella fase due. Quanto ci voleva, o quanto ci vuole, a fare un tavolo Governo, maggioranza e opposizione per stabilire insieme come vogliamo fare il recepimento dell’acquis comunitario e come poi inserirlo nelle nostre leggi? Perché è chiaro che bisogna modificare la legislazione e a noi non sta bene quello che lei ci ha detto, cioè che facciamo qualcosa come i decreti legge, che il Governo decide la normativa, la manda avanti e poi il Consiglio Grande e Generale la dovrà ratificare. Perché non ci va bene? Anche perché vediamo come funziona normalmente con i decreti: intanto stanno già in vigore novanta giorni, poi, se non fate in tempo a ratificarli, li fate decadere e li riemettete. È già capitato anche a inizio legislatura che abbiamo avuto decreti riemessi tre volte e abbiamo approvato dei decreti quasi un anno dopo. Allora non va bene, perché il potere legislativo si chiama legislativo perché vuol dire che le leggi le dovremmo fare noi e il Governo dovrebbe intervenire in via del tutto eccezionale, in caso di necessità e urgenza o, dico io, sulla base di deleghe chiare. Noi abbiamo anche sdoganato in questo Paese il principio che la delega possa essere non chiara, possa essere genericissima, perché voi dite: tanto torna in Consiglio e quindi basta una delega di due righe. Se si parla con gli andorrani loro ti dicono: “Noi abbiamo già pronte tutte le leggi che abbiamo visto che ci servono per adeguarci all’acquis comunitario”. Noi è un anno che ve lo chiediamo. Allora io le chiedo una cortesia: siccome le collaborazioni, se le volete, ci saranno, anche proprio sul piano tecnico, io vi chiedo di essere pronti il prima possibile e di darci, per cortesia, i testi dei progetti di legge modificati il prima possibile. Poi, su alcune tematiche, come la legge sulle società, sono certa che l’Ordine degli Avvocati e Notai e l’Ordine dei Commercialisti, quando sarete pronti, saranno felicissimi di dare il loro contributo, per evitare anche che venga fuori magari qualcosa che, come spesso accade, dopo due mesi bisogna già modificare perché non va bene. Va benissimo se ci lavorano anche i consulenti esterni, vanno benissimo gli uffici, però io vi chiederei di essere pronti al più presto con tutte queste normative, di consegnarle per cortesia a noi e anche ai corpi intermedi a San Marino, che siano le associazioni di categoria o gli ordini professionali, affinché possano aiutare a far sì che la nostra legislazione sia pronta il prima possibile e nel modo migliore possibile. Non le nascondo che mi dispiace molto questa modalità operativa, perché rimane sempre la stessa: il Governo fa lui, decide lui, quando è pronto vuol fare il decreto e chi vuol dire qualcosa se lo prega. Scusi, ma mi dispiace. Fra l’altro abbiamo insediato da un certo tempo la Commissione Riforme Istituzionali, che doveva anche occuparsi di questo, cioè delle modalità di recepimento e di come eventualmente andavano cambiate le normative. Invece fate l’emendamento nel regolamento consiliare e avete già risolto il problema. Ecco, se fate così ve lo dico: a voi non importerà niente, però avrete le barricate, perché francamente mi sembra molto poco rispettoso. Allora, perché avete tutta questa paura di confrontarvi con l’opposizione? Noi non abbiamo nessuna intenzione di frenare nulla. La mia unica preoccupazione è essere pronti nel modo migliore possibile come Paese. Se la firma è a ottobre e addirittura si pensa che sarebbe un bellissimo traguardo far entrare in vigore il tutto il primo gennaio, noi dobbiamo essere pronti a brevissimo con le normative, quantomeno con le prime, con tutto quello che dobbiamo avere. Non vorrei che contassimo, come sempre, sul fatto che poi possiamo avere cinque mesi in più, poi abbiamo la deroga di qua, poi abbiamo la deroga di là. Io vorrei che arrivassimo a questo traguardo pronti perché, come dico ripetutamente, il quoziente intellettivo dei sammarinesi è esattamente lo stesso di quello delle persone degli altri Paesi. Se Andorra è riuscita già a essere pronta con le leggi che sa di dover cambiare e ha già i testi pronti, io non capisco perché noi ci dobbiamo mettere così tanto tempo. Se avete piacere, ripeto, anche sul piano tecnico, quando gli uffici ci hanno guardato, noi siamo pronti a metterci intorno a un tavolo e a ragionare. Dopodiché stabiliamo insieme come lo vogliamo recepire, perché se noi lo abbiamo già visto prima, lo abbiamo condiviso e riteniamo che vada bene, saremo i primi a dirvi che va bene prevedere una procedura accelerata. Così come, se per gli anni prossimi stabiliamo una modalità per la quale gli aggiornamenti che vengono adottati in sede comunitaria vengono condivisi e quindi, quando c’è la normativa da recepire, il testo unico o le due leggi all’anno, come volete fare, legge o quello che sarà, siamo già pronti perché li abbiamo già visti, non saremo certo noi a mettervi gli ostacoli. Però non potete pensare di fare i decreti, di farceli venir fuori tutti dall’alto prima che noi li abbiamo visti e che noi dobbiamo lavorare, come facciamo per i decreti, con le modifiche da portare dopo. Intanto non è bello e non sarebbe bello neanche con l’Unione Europea, perché avremmo dei testi che intanto entrerebbero in vigore e poi, dopo alcuni mesi, in sede di ratifica verrebbero emendati. Non è che faremmo una bellissima figura. Quindi sarebbe meglio, secondo me, condividerli prima, fare in modo che fossero redatti nel modo migliore possibile e poi adottarli. Segretario, mi scusi, ma non le nascondo che la modalità che lei oggi ci ha detto il Congresso di Stato sta pensando è offensiva per la Commissione Esteri e per l’Aula consiliare. Io vorrei vedere i testi. Ce li date? Tanto non è materia riservata: diventano leggi, le dobbiamo poi porre anche all’attenzione dell’Unione Europea, immagino, oppure comunque l’Unione Europea ci dovrà dire che vanno bene, prima o dopo, perché dovranno andare bene. Quindi chiederei uno sforzo e chiedo assolutamente che, in sede di approvazione della legge che riguarda le modifiche al regolamento consiliare, non ci sia quello che lei ci ha preannunciato, perché davvero io lo ritengo offensivo. Oltretutto io ve lo chiedo da un anno e mezzo. Avevo già detto che il regolamento consiliare doveva eventualmente tenere conto di quello. Nessuno ci ha mai risposto, la maggioranza ha sempre fatto orecchie da mercante. Adesso, perché lo chiede il Governo, invece bisogna fare l’emendamento all’ultimo secondo, per cui alla fine approviamo l’acquis comunitario e lo recepiamo come decreti legge. Noi stiamo già cominciando a lavorare con forme di collaborazione, con memorandum d’intesa e con tutta una serie di Parlamenti dei Paesi membri dell’Unione Europea e abbiamo visto che questa collaborazione per noi è molto utile e molto importante. Fra l’altro abbiamo ricevuto dai parlamentari degli altri Paesi delle aperture molto importanti anche per quanto riguarda l’aiuto che noi potremmo avere rispetto al recepimento dell’acquis comunitario. Per cui, anche su questo, visto proprio che la firma dell’Accordo di associazione sembra imminente, prima anche noi come Consiglio Grande e Generale ci muoviamo e siamo pronti per la nostra parte, meglio facciamo. Credo che daremmo un bel segnale anche rispetto all’Unione Europea. Aggiungo un particolare: noi siamo davvero consapevoli del fatto che non si possa continuare, in questa fase storica, a lavorare sulle leggi, quindi a recepire l’acquis comunitario, con le modalità che abbiamo utilizzato fino adesso, a maggior ragione perché non siamo parlamentari di professione. Se rimane questa scelta dobbiamo prevedere, ce l’hanno detto anche i colleghi maltesi, modalità diverse. Anche i colleghi maltesi non sono parlamentari di professione e loro stessi, già l’anno scorso, quando sono venuti in visita a dicembre, ci hanno detto: “Dovete attrezzarvi per prevedere delle modalità diverse di recepimento dell’acquis comunitario, altrimenti non ce la fate”. Ora, è vero che loro lo devono recepire tutto perché sono un Paese membro e noi dobbiamo recepirne meno, però ci hanno fatto capire che ci vuole una modalità organizzativa diversa. Quindi noi siamo pronti a dare il nostro contributo e lo faremo, come sempre, in termini costruttivi, se si inizierà, e noi speriamo che inizi al più presto, una riflessione proprio per essere pronti sia rispetto ai testi che dobbiamo recepire velocemente, perché sono la prima parte dell’acquis comunitario, sia per organizzarci per le tappe future, che saranno poi quelle del proseguimento del recepimento dell’acquis comunitario e quindi di tutte le variazioni. Io credo che questo sia un passaggio storico fondamentale per noi. Facciamo un grande regalo ai nostri giovani, facciamolo bene, perché io, come sammarinese, avrei piacere di fare bella figura e penso che abbiamo tutte le condizioni per fare bella figura, se lavoriamo come si deve lavorare. 

Segretario di Stato Luca Beccari: Io non ho detto che voglio portare un emendamento che dice che possiamo fare i decreti delegati. L’emendamento sul quale stiamo lavorando e che mi sono sentito di condividere con voi come iniziativa non ha quella finalità. Adesso non facciamo il processo alle intenzioni. Io sono qui a spiegare la finalità del provvedimento. Non è quella di prevedere già gli strumenti: è un emendamento finalizzato a creare una delega per produrre una disciplina a parte, una legge o quello che sarà che ci permetta, in quel provvedimento, di definire quelle disposizioni condivise che serviranno per recepire l’acquis. Lo dico perché credo che, siccome il regolamento è una legge qualificata e adesso è in discussione, inserire una delega che ci permetta di andare a fare un atto secondario, però condiviso, possa essere utile. Vi posso dare la mia più totale disponibilità a fare un documento condiviso, dove siamo tutti d’accordo, perché non avrebbe senso e non porterebbe a nessun risultato trovare delle strade che non siano condivise anche dall’opposizione. Questo ci permetterebbe di aprire un tavolo di confronto su quelle che possono essere le modalità che utilizzeremo per il recepimento. Ora, le modalità da utilizzare non è che siano tante. Dico solo che, fondamentalmente, secondo me vanno fatte delle riflessioni sulle tipologie di strumenti. Ripeto: possiamo tutte le volte venire qui e dire che chiediamo la procedura d’urgenza, ma non la possiamo chiedere quando non è una questione di urgenza, ma di opportunità. Allora forse potremmo dire, in quel provvedimento che andremo a fare in maniera condivisa, che magari lo stesso binario della procedura d’urgenza si può utilizzare per un certo tipo di recepimenti. Possiamo esprimerci una volta per tutte sul tema del famoso recepimento dinamico, cosa sulla quale discutiamo sempre, altrimenti che cosa facciamo, ogni volta discutiamo sul recepimento dinamico? Questa è la finalità. Non è quella, scusate l’espressione, di farvi strozzare con un emendamento che contiene procedure già confezionate, ma è semplicemente dire: deleghiamo a un altro atto la definizione di quelle che saranno invece le procedure specifiche che utilizzeremo per l’approvazione dei vari provvedimenti che riguarderanno il recepimento europeo. Secondo me è un’opportunità. Poi possiamo sempre fare leggi comunque, però questa è una legge qualificata, è il regolamento consiliare, e dovrà quantomeno essere qualcosa di agganciato al regolamento consiliare, secondo me. Questo è il senso. Non è quello di arrivare già con la ricetta, con il decreto o con uno strumento piuttosto che con un altro, ma è semplicemente darci, aprirci una finestra per poter discutere di questo. Se troviamo una sintesi su quella che è la modalità operativa per lavorare tutti meglio, credo che ne guadagniamo tutti, perché penso che, al di là di tutto, voi vi vogliate concentrare su quello che ovviamente è politicamente rilevante, che ha un senso, e magari non abbiate voglia di passare ore a leggere cose che non hanno contenuto politico o che comunque non hanno un grande significato sotto questo profilo. Così come, nello stesso tempo, noi abbiamo bisogno di avere la possibilità di proporre al Consiglio strade diverse anche in ragione dell’opportunità che magari si può venire a creare. Tutto qui. Non voleva essere qualcosa di diverso. Lo potevamo fare già prima, ci può stare. Io però ho la responsabilità di questa attività e mi sento di doverla sottoporre. Se si parla di regolamento consiliare e si discute in Aula del regolamento consiliare, se chiudiamo le porte e il regolamento consiliare è blindato, poi dobbiamo riaprire tutto l’iter di revisione del regolamento consiliare magari dieci giorni dopo o un mese dopo che l’abbiamo approvato, con tutto quello che ne consegue e che può essere condiviso o meno. Tutto qui. Non voleva essere né provocatorio né mancare di rispetto a nessuno. Anzi, era una proposta per lavorarci insieme. Tutto qua. 

Nicola Renzi (RF): Purtroppo abbiamo passato l’ultimo anno sostanzialmente a parlare dei bulgari, degli arbitrati, e non abbiamo utilizzato questo tempo per altro. Anzi, in alcuni momenti si percepiva quasi la sensazione che forse meno si parlava di Unione Europea meglio era, perché altrimenti si portava dietro tutto il resto. E a me questo è dispiaciuto. Quindi, cosa mi sarei aspettato io? Finalmente arriviamo qui e ce lo diciamo. Quando sono andato in visita ad Andorra con la Commissione parlamentare, loro ci hanno proiettato sul muro le settanta leggi che pensavano di dover utilizzare e adottare per recepire l’acquis comunitario e ci hanno detto: di queste settanta, sessantacinque, sessantasette, non ricordo, noi le abbiamo confezionate. Il Presidente era con me, quindi si ricorderà lui i numeri. Io mi sarei aspettato una cosa simile, cioè uno schema che dicesse: quando arriverà l’entrata in vigore provvisoria noi dovremo fare, non tutte insieme ma magari scadenzionate nel tempo, tre mesi, sei mesi dopo, nove mesi dopo e così via, cinquanta-settanta leggi, delle quali siamo già a buon punto su queste. Questa era l’intelaiatura fondamentale. Dopodiché può essere che voi ce l’abbiate già, ma se non la condividiamo noi non lo sappiamo e quindi vi chiediamo: di cosa stiamo parlando? Perché parliamo degli emendamenti al regolamento consiliare? Io invece avrei voluto partire dalla radice, dalla base fondamentale. Quindi: ci servono queste settanta leggi, facciamo l’esempio. Dopodiché, in base a quello che abbiamo ottenuto in fase negoziale, perché non dimentichiamoci che dobbiamo sempre dimostrare la bontà di questo Accordo, le leggi che noi andremo a implementare avranno determinate caratteristiche. Faccio un esempio: la legge sul mercato del lavoro per quanto riguarda il sistema privato ha queste guarentigie che noi abbiamo ottenuto, però dovremo adattarla in questo modo rispetto alla normativa attuale. Io, scusatemi, dopo perdo anche la pazienza. Ho sentito in una serata pubblica un Segretario di Stato dire che, per quanto riguarda la normativa del lavoro, con l’Accordo di associazione non cambia niente. Alzo le mani: bandiera bianca, mi arrendo. Se l’affrontiamo così, certamente non lei, Segretario, quindi certamente non lei, ma se l’affrontiamo così, andando a dire alla gente che con l’Accordo di associazione all’Unione Europea sul mercato del lavoro non cambia niente, credo che stiamo dicendo delle bugie alla gente. Perché se uno è davvero convinto, come input politico, che non cambia niente, io sono terrorizzato, perché cambia enormemente la questione. Può non cambiare in peggio, può aumentare la concorrenza, può darci tante opportunità e così via. Allora, a quel punto, negli ultimi due anni che cosa mi sarei aspettato? Mi sarei aspettato, in questa sede, nella Commissione parlamentare competente per materia o dove volete, secondo me questa era la sede migliore, di dire: signori, focus sulle tematiche del lavoro. Le tematiche del lavoro noi le recepiremo con tre leggi: una che riguarda il pubblico impiego, una che riguarda il lavoro privato, una che riguarda altre cose secondarie, magari per i cittadini e così via, che poi si va a innestare su quella delle residenze. E condividere insieme, prima di scriverle, quali fossero le strade sulle quali si poteva andare. Poi magari avremmo discusso, avremmo litigato e, in quel caso, è chiaro che il Governo e la maggioranza portano avanti la loro visione e noi avremmo potuto dare i nostri input dicendo: scusate, ma sul mercato del lavoro, che ne so, la domanda la facciamo online? La facciamo in presenza? Adottiamo dei moduli fatti in un certo modo? Ecco, secondo me questo era il lavoro da fare per i macrosettori. Poi c’è l’altro tema, quello del recepimento dell’acquis comunitario. Quando sento parlare della Commissione per le Riforme Istituzionali mi arrabbio ancora di più, perché è stata ferma per quattro mesi, non per mia volontà, perché il comma non è mai arrivato in Consiglio. Si dice che ci doveva essere l’input del Consiglio. Io non avrei utilizzato neanche quella modalità, ma l’ha scelta la maggioranza. Io sarei andato avanti in maniera diversa. La Commissione per le Riforme Istituzionali ha scritto una lettera a tutti i Segretari di Stato, e giustamente lei, Segretario, ha subito riscontrato, nella quale dicevamo che eravamo a disposizione anche per input relativi alle tematiche dell’Unione Europea. Quindi, se quella doveva essere la sede per confrontarci anche su queste cose, bastava dirlo e finalmente, una volta sbloccati i lavori consiliari con l’ordine del giorno, lo si poteva fare lì. Ma queste sono tutte discussioni che mi interessano pochissimo, mettiamole da parte, chi se ne frega. Abbiamo avuto alcune audizioni che secondo me sono state preziose, così come il lavoro che è stato fatto e adottato con l’ordine del giorno, quello tecnico. Ma quel lavoro tecnico di recepimento dell’acquis lasciava aperte varie biforcazioni da scegliere. Nella Commissione Riforme Istituzionali ci sono stati alcuni esperti che sono venuti a dirci che forse è necessario cambiare la nostra Carta dei Diritti per arrivare ad automatismi più immediati e più fruibili. Io non lo so, riflettiamoci, però saranno questi i temi da affrontare, i temi fondamentali. È venuto l’onorevole De Luca, ci ha fatto un’esposizione secondo me bellissima, molto utile, che era proprio un’esposizione di diritto non solo europeo, ma anche comparato, su come l’Italia, ad esempio, procede. Lì è venuto fuori lo spunto della legge di recepimento, del mandato, diciamo così, parlamentare dal basso verso l’alto, che dice quali sono le politiche che ci vogliamo tenere, quali sono quelle che vogliamo delegare, quali sono le attenzioni che abbiamo, e dall’altro la legge di recepimento. Quindi sarà questo uno strumento? La legge di recepimento? Parliamone, con i pro e i contro che può avere. Però questo è, a mio avviso, il modo di affrontare la questione se si vuole un confronto serio. Altrimenti non abbiamo un quadro di riferimento nel quale ci muoviamo, non abbiamo delle tempistiche e stiamo qui a parlare del tutto e del niente. Poi magari ci troviamo un testo di legge confezionato e dobbiamo prenderlo o lasciarlo, in base anche alle modalità di recepimento che verranno decise, e anche per quelle sarà un prendere o lasciare. Noi siamo molto chiari: felicissimi che si firmi, felicissimi dell’entrata in vigore provvisoria. Non ci avete mai visto fare una polemica pretestuosa sull’Accordo di associazione all’Unione Europea o contro il Segretario che gestiva l’Accordo di associazione all’Unione Europea. Sono stato l’unico che si è alzato in quest’Aula per difendere il Segretario personalmente rispetto ad accuse ridicole, se non insulti, che ha avuto dai soliti cialtroni che ogni tanto si aggirano per la Repubblica. Adesso decidete voi come ci volete ripagare, fermo restando che nulla è dovuto. Noi le cose che abbiamo fatto le abbiamo fatte perché siamo convinti. Allora, se ci vogliamo mettere a lavorare sul serio, ci mettiamo a lavorare. Se no, e questa è un’altra strada che è lecita per una maggioranza e un Governo, ci dite: facciamo da soli. E andate avanti così. Noi cerchiamo di disturbare il meno possibile, però certe cose poi le dobbiamo dire.

Matteo Zeppa (Rete): Ovviamente sono lieto che ci siano queste date e quindi finalmente si avrà quella boccata di respiro che è assolutamente necessaria per San Marino, perché, come dico sempre, altrimenti moriremmo di media. Ha fatto bene il Segretario, in primis, a differenziare, e l’avrei fatto anch’io nel mio intervento, la percezione distorta del referendum islandese dal percorso di San Marino. Ha giustamente ricordato che l’Islanda fa parte dello Spazio Economico Europeo. Era tra l’altro una delle due vie che Rete nel 2014 aveva previsto: o quella del negoziato o lo Spazio Economico Europeo, quindi nulla di diverso. Il referendum islandese era per la riapertura dell’adesione, pur essendo loro già nello Spazio Economico Europeo. Gli islandesi hanno delle regole e delle certezze legate a quello Spazio Economico Europeo, ad esempio per quanto riguarda la pesca e le quote ittiche, che l’eventuale riapertura verso l’adesione completa all’Unione Europea avrebbe inficiato. Questo è stato, almeno secondo gli analisti politici, un aspetto assolutamente non marginale di quel voto. Oltretutto c’è anche l’autonomia agricola e così via. Quindi, potendo scegliere, hanno scelto di rimanere così come sono. Utilizzare il raffronto fra due cose è come mischiare le mele e le pere: in questo ambito non c’entra nulla, perché è dal 2014 che si parla di negoziato, è dal 2014 che si parla di San Marino non come aderente totalmente all’Unione Europea, ma come Paese terzo. Esattamente il percorso che ci vedrà concluderlo insieme ad Andorra e che aveva visto agli inizi anche Montecarlo. Quindi la disinformazione è totale. Poi è ovvio che ci saranno coloro che parlano della disinformazione della politica, ma basta anche semplicemente ascoltarsi i vari dibattiti e non si è mai detto nulla di contrario rispetto a quello che è. È vero, e mi auguro che sia così, quello che ha detto il Segretario rispetto al percorso politico che ha in questo momento Andorra, nonostante Andorra, o una parte di essa, non è che abbia lesinato colpi contro San Marino in questi mesi, giocando appunto una battaglia politica interna e portandoci dentro di forza, pur sapendo benissimo che il percorso era autonomo ma insieme, unitario. Però, per questioni politiche, per la prossima campagna elettorale piuttosto che per il percorso referendario che avranno, ci tiravano sempre nel mezzo. Ne abbiamo parlato diverse volte. Io capisco e rimarco anche quello che hanno detto i colleghi. C’è stata una condivisione non solo in quest’ultima legislatura, ma fin dal 2014, da quando è iniziato il percorso, assolutamente totalitaria, ma non perché si volesse fare chissà quale discorso politico. Al netto che magari anche il Segretario politico del partito di maggioranza relativa, alla Festa dell’Amicizia, ha rimarcato e ha dato i voti delle pagelle in base alla non adesione, al non convincimento o al convincimento rispetto al percorso. Anche questa dovrebbe essere una cattiva abitudine, quella di dare le pagelle agli altri, che bisognerebbe togliersi, perché lo fa sempre. Ora, la questione del regolamento nasce dalla maggioranza, da alcuni della maggioranza, e quello è un problema politico perché l’avete voluto fare voi, maggioranza, non lei Segretario. Qui all’interno dell’Aula e all’interno della Commissione siamo sempre stati molto franchi. La mossa del regolamento consiliare arriva dalla maggioranza e arriva in maniera dura. Adesso vedremo il prossimo dibattito e cosa ci porterete. Però io credo che quella sia una forzatura che, dal mio punto di vista, fa male anche ai Segretari di Stato. Apro e chiudo una parentesi sulla procedura d’urgenza, come è stato detto. La procedura d’urgenza viene richiesta quando c’è una necessità, su qualsiasi ambito. Anche qui ci vuole l’assunzione di responsabilità da parte della maggioranza, perché servono i 39. Se c’è un percorso di condivisione, la condivisione va fatta prima e poi ovviamente si mantengono magari anche le distanze sui concetti principali. Ora, in questo maremagnum osceno che è il regolamento consiliare volete fare questo emendamento che mi vede profondamente contrario, proprio perché è il contesto che è sbagliato. Perché, se abbiamo condiviso tutti quanti, chi più chi meno, tutto il discorso fatto sul negoziato e sulle tempistiche, non l’abbiamo fatta neanche eccessivamente lunga sui ritardi continui, che non dipendevano esclusivamente dal Segretario, assolutamente, né dal Dipartimento Esteri, ma erano un’accozzaglia di fatti di cronaca che sono avvenuti. Il Segretario quella volta l’ha definita una “tempesta perfetta”. Ci può stare. Però capite bene che in questo caso ci si ritrova a mettere una pezza su qualcosa che non va bene, perché se il percorso di condivisione c’è stato, quel percorso di condivisione deve essere perseguito. A me non andrebbe, lo dico già, di fare battaglia politica non dando il mio voto per richieste di procedure d’urgenza, fra virgolette, su cose che riguardano la ratifica di alcune questioni e di alcuni regolamenti europei. Non mi va. Se c’è la possibilità di farlo senza andare a toccare quell’oscenità che è il regolamento consiliare, che verrà depotenziato, a quanto dicono quelli della maggioranza, va bene. Ragionate quando fate le proposte, e mi rivolgo alla maggioranza che sostiene questo Governo. La butto lì: noi abbiamo come legge dello Stato anche la questione della Commissione mista, che non si è più riunita. La collega Mularoni diceva a un certo punto nel suo intervento che bisogna condividere i testi che arriveranno in Consiglio anche con i corpi intermedi. Bene, la Commissione mista è prevista per legge, non credo che abbia una decadenza o sia decaduta, quindi si potrebbe utilizzare anche quell’ambito per condividere preventivamente quello che poi arriverà in Consiglio. Se poi è una condivisione, immagino, quasi totalitaria, non è un problema dell’opposizione dare le procedure d’urgenza, non è un problema. Il problema è che questa maggioranza è la prima che va a sabotare l’azione del Governo su alcune cose, perché poi le cose non si possono dimenticare e io non le voglio dimenticare. Quel progetto di legge di riforma del regolamento consiliare è osceno, l’hanno pensato menti oscene, perché anziché andare a dipanare le divergenze o le tensioni sono state acuite e siete stati costretti a modificarlo. Ora spiace anche dover ricondurre tutto a questa cosa. Quindi è evidente la necessità che alcuni progetti riguardanti il negoziato debbano arrivare con una procedura differente, che sia un progetto di legge, che sia un decreto attuativo e così via. Ma delegarla a questa cosa del regolamento consiliare, a questa modifica che non era prevista, non va bene. Non era previsto, ce l’avete voluto mettere dentro voi. Si poteva prevedere una revisione totale del regolamento consiliare, ma il cerino vi è scoppiato nelle mani, avete preso fuoco nelle dita. Anch’io ho sentito quello che diceva il collega Renzi, cioè che con questa chiusura dell’Accordo e del negoziato forse c’è anche un livello di impreparazione da parte di alcuni Segretari di Stato. Non si possono fare delle uscite pubbliche così, perché non è così. Ci saranno dei cambiamenti, e forti, a San Marino. Io spero e mi auguro che siano cambiamenti positivi, come dico spesso, perché la nostra mentalità è quella di una comunità chiusa che vive esclusivamente di quella che è la sua storia. Allora, se si vuole rimanere con il paraocchi e vivere in questi 61 chilometri quadrati, padroni di farlo. Siccome conosco un po’ la mentalità del sammarinese, almeno un minimo, e vedendo anche alcune uscite pubbliche di altri, credo invece che bisogna un po’ espandere la propria mente, concedersi la possibilità di mettersi in discussione. E la messa in discussione non vuol dire che non cambieranno le cose, non vuol dire che il mercato del lavoro non cambierà. Cambierà, eccome se cambierà, come cambieranno tutti gli altri ambiti. Ma meno male che cambieranno. Meno male che cambieranno. Allora aspettiamo gli eventi e vediamo. Mi spiace che ci sia questa cosa. Io apprezzo comunque la sincerità del Segretario, che ha proposto questa cosa alla propria maggioranza, però il problema alla base è che è proprio sbagliato il concetto di quella modifica del regolamento consiliare. È proprio sbagliato. 

Manuel Ciavatta (PDCS): Innanzitutto ringrazio il Segretario Beccari per la comunicazione che ha fatto precedentemente, che evidenzia chiaramente come la firma dell’Accordo di Associazione sia sempre più prossima. Attendiamo questa data con trepidazione, perché rappresenta effettivamente la chiusura di un percorso che dovrà poi consolidarsi negli atti successivi e che passa dalla fase della contrattazione a quella dell’attuazione. Penso che questo sia il primo dato importante da sottolineare. Visto poi che si è parlato della Festa dell’Amicizia, non posso non replicare. Non credo che il Segretario Venturini abbia dato le pagelle ai partiti. Credo semplicemente che nel suo discorso abbia evidenziato il ruolo, anche estremamente positivo, delle forze politiche, sia di maggioranza sia di opposizione, nei diversi passaggi del percorso dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea. Non è questione di pagelle, ma il riconoscimento del lavoro che è stato fatto insieme da quest’Aula consiliare, direi unanimemente, a parte qualche piccola differenziazione. Rispetto alle osservazioni sul regolamento consiliare, non è questo il momento del dibattito, perché lo faremo in Consiglio la prossima settimana. È evidente però che, visto che c’è una legge aperta, in II lettura, se ci fosse la volontà di integrare all’interno della normativa anche un articolo che preveda la possibilità di definire una delega, da esplicitarsi successivamente e in maniera condivisa, per le modalità di recepimento dell’acquis comunitario, non credo che rappresenti una lesa maestà nei confronti di nessuno. Ci stiamo trovando ad affrontare questa legge proprio nel momento in cui abbiamo avuto la conferma della chiusura dell’Accordo e quindi con una prospettiva sicuramente più vicina rispetto a quella che dovrà essere anche l’attuazione. Se poi questa volontà non c’è, non c’è nessun problema. Non c’è la volontà di escludere nessuno, al contrario si tratta di prevedere, come è stato fatto in altre circostanze, strumenti normativi che possano essere condivisi tutti assieme, come gli altri emendamenti sui quali ci si confronterà preventivamente anche con l’opposizione, se c’è disponibilità. Concludo, visto che questo comma è esplicitamente dedicato all’Unione Europea, ringraziando veramente tutti per il lavoro fatto fino ad ora. È un lavoro che ha attraversato tutte le forze politiche, diversi Governi e diversi Segretari di Stato, alcuni dei quali sono qui presenti in Aula nel ruolo di consiglieri, ma che evidentemente hanno fatto la loro parte. È quindi giusto che il risultato sia quanto più possibile un risultato di tutti. E anche il lavoro che dovremo continuare a fare  spero sarà, per quanto possibile, un lavoro fatto insieme e condiviso.

Maria Luisa Berti (AR):  Anch’io mi unisco all’espressione di gratitudine verso il Segretario per il riferimento fatto su questa particolare tematica e penso sia stata opportuna soprattutto l’ultima precisazione fatta a seguito dell’intervento del commissario Mularoni. Francamente mi sono sempre chiesta come si potesse affrontare la questione delle modalità di recepimento degli indirizzi comunitari nel nostro ordinamento. Lo abbiamo detto: è finita una fase, ma adesso inizia quella del lavoro che dovrà svolgere il Consiglio Grande e Generale proprio per recepire tutte queste norme. Penso che non ci sia assolutamente nulla di trascendentale nella volontà di valutare uno strumento normativo di conferimento di una delega che consenta, laddove possibile, di rendere più celere l’adeguamento normativo. Se l’occasione della modifica del regolamento consiliare può essere effettivamente utile, non vedo nulla di trascendentale nel fare questa valutazione. La faremo insieme nell’ambito della sessione consiliare, visto che abbiamo il comma aperto. Penso però che sia obiettivamente qualcosa di estremamente necessario, perché non abbiamo la possibilità materiale, come consiglieri che non sono professionisti, di affrontare in prima lettura, seconda lettura e con il passaggio in Commissione tutti gli interventi normativi e i progetti di legge che dovremo recepire. Esiste quindi una necessità pratica e operativa di individuare uno strumento che risponda alle esigenze di tempistica e di adeguamento e consenta di lavorare in maniera più efficace. Valuteremo insieme quale possa essere lo strumento normativo più idoneo. Se quello individuato dovesse essere la delega, bisognerà però distinguere le diverse tematiche. Penso sia necessario individuare a monte quali debbano essere gli ambiti e le materie specifiche sulle quali si può conferire una delega e quali invece meritino il vaglio ordinario del Consiglio Grande e Generale, fino all’approvazione attraverso una legge ordinaria. Credo che questa sia un’esigenza che non può essere avvertita soltanto dall’opposizione, ma da tutta l’Aula consiliare. Sarebbe quindi opportuno, magari già in una prossima convocazione della Commissione, avere una sorta di prospetto degli interventi normativi prioritari di adeguamento e valutare successivamente quale possa essere la modalità più opportuna e utile per recepirli. Mi collego quindi anche a un’esigenza espressa da alcuni consiglieri dell’opposizione: immagino che esista già uno schema operativo di analisi delle materie oggetto di studio per una riforma e, se questo schema potesse essere messo a disposizione già nelle prossime riunioni della Commissione, sarebbe sicuramente utile a tutti. Non aggiungo altro. Rimane naturalmente la gratitudine verso coloro che fino a qui hanno lavorato con tutto l’impegno possibile per arrivare a questa fase. Aspettiamo di conoscere la data e poi partirà il lavoro che dovremo fare noi come consiglieri nell’Aula consiliare. Sarebbe però veramente un’occasione persa se arrivassimo a uno scontro tra maggioranza e opposizione sugli strumenti normativi di adeguamento, quando invece abbiamo trovato sostanzialmente sempre una condivisione e una comune volontà di fare fronte comune durante tutto questo percorso. È quindi un invito che dobbiamo farci reciprocamente: trovare le soluzioni più idonee affinché tutta la fase operativa successiva possa andare avanti con lo stesso impegno trasversale da parte di tutti. 

Matteo Rossi (PSD): Ringrazio anch’io il Segretario Beccari per l’approfondito e puntuale riferimento su questa ultima fase del tanto agognato percorso di avvicinamento all’Accordo di associazione con l’Unione Europea, che finalmente vede un arco temporale nel quale si può delineare chiaramente la parola “firma”. Tra la fine di settembre e i primi di ottobre ci siamo e sembra quasi di vivere un sogno, tra virgolette, perché abbiamo passato veramente un anno terribile, caratterizzato da ogni tipo di vicenda. Sembrava di pescare continuamente la tessera degli imprevisti del Monopoli e più volte abbiamo avuto la sensazione che questo percorso, non si capiva per quale ragione, dovesse essere sabotato in ogni modo. Ovviamente siamo contentissimi. Per noi del PSD l’integrazione europea rappresenta quasi una delle ragioni fondative del nostro partito: San Marino al di fuori dei propri confini, la bandiera europea che tra l’altro compare anche nel nostro logo. Non devo quindi sottolineare quanto questo passaggio sia per noi storico. Adesso però siamo proiettati verso un’altra fase. La mole di lavoro per il recepimento sarà infatti molto importante e dovremo iniziare a entrare nel campo delle scelte fondamentali. La fase due inizierà, come ha detto il Segretario, con gli adempimenti previsti dall’Accordo e quindi con la formazione delle varie Commissioni, compresa quella parlamentare. Al di là delle Commissioni tecniche che entreranno nei singoli temi, ci sono però alcuni nodi importanti che dovremo sciogliere e che ci vedranno impegnati nei prossimi anni, con la speranza che non siano troppi, non tanto per una posizione politica o per una visione personale, quanto per le esigenze conclamate del Paese, che richiedono percorsi più celeri. Penso, ad esempio, a tutto l’apparato bancario e finanziario. Ci saranno temi bancari da affrontare e questo richiederà un impegno non soltanto della politica, ma anche della Banca Centrale. Speriamo di riuscire a raggiungere risultati in tempi celeri. C’è poi tutto il discorso del “clarifying addendum”, che secondo noi deve essere ripreso e portato con forza a buon fine, perché è stato effettivamente il fattore che ha permesso di sbloccare quasi tutta la situazione e ce lo portiamo avanti da tempo immemore. Ci sarà inoltre il tema dell’armonizzazione fiscale, quindi della fiscalità indiretta e dell’Iva, che è citato anche nel programma di Governo della maggioranza attuale ed è un obiettivo di questo Governo. Chiaramente diventerà ancora più impellente dal momento in cui l’Accordo di associazione verrà siglato. Sappiamo quanto il manifatturiero renda in termini di entrate per lo Stato e sappiamo benissimo quanto determinate riforme siano importanti per chi fa quel tipo di economia e, più in generale, per chi fa economia. Ci sarà poi il tema del T2, anch’esso accennato dal Segretario Beccari nel suo riferimento quando ha parlato delle varie Commissioni. Anche quello sarà un tema importantissimo da sciogliere. Dico questo non per diminuire la portata di un evento che ci trova tutti estremamente contenti, ma per riportarci a un profilo realistico: le cose da fare saranno tantissime. La proposta sulla quale il Segretario e la maggioranza stanno ragionando, per trovare il modo di recepire tutta la mole di norme prevista dall’acquis, ci trova pienamente in linea. Tra l’altro, nei vari tavoli di questi mesi abbiamo cercato più volte di trovare una sintesi, una quadra, e ci fa piacere che ci siamo quasi. Capisco benissimo le posizioni dei colleghi dell’opposizione e capisco che l’opposizione vada fatta, ma qui si tratta semplicemente di trovare un modo per evitare di passare sostanzialmente i prossimi anni qua dentro: uno strumento pratico, ragionevole ed equilibrato. Non si vuole escludere nessuno né fare chissà cosa. Si sta semplicemente ragionando su uno strumento che oggi non è previsto dal nostro ordinamento, ma del quale abbiamo tutti necessità. Chiudo con il discorso legato al regolamento consiliare e quindi alla necessità di trovare un punto di caduta per il recepimento dell’acquis. Mi preme sottolineare che arriveremo in seconda lettura con il regolamento in questo Consiglio. Credo che noi, come maggioranza, abbiamo aperto più volte confronti e tavoli. L’opposizione è venuta nei modi in cui è venuta, purtroppo non con la postura di chi magari voleva dare un contributo. Noi, all’interno della maggioranza, abbiamo fatto le nostre riflessioni e stiamo arrivando a una proposta che è sicuramente migliorativa, perché tra la prima e la seconda lettura ritenevamo doveroso apportare dei miglioramenti. Oggi ritengo che stiamo facendo un ottimo lavoro e quindi rimando al mittente le provocazioni e le strumentalizzazioni politiche. Ripeto, ci stanno, però sarebbe stato bello che, invece di fare strumentalizzazione, foste venuti ai tavoli: avremmo potuto trovare degli accomodamenti che sarebbero andati bene.

Fabio Righi (D-ML): Rispetto al riferimento che ha fatto il Segretario ci sono alcuni punti sui quali vorrei portare l’attenzione. Non vado a toccare il tema dell’Accordo in generale perché, per quanto accaduto negli ultimi mesi, siamo ormai proiettati verso la firma, quindi non riapro la questione del negoziato e di come, dal nostro punto di vista, avrebbe dovuto essere gestito diversamente. Ci sono stati indicati dei tempi, tra fine settembre e metà ottobre. A me e alla mia forza politica dispiace che all’interno di questa Commissione e delle Aule istituzionali si continui a non tenere in considerazione un messaggio forte proveniente dalla popolazione, che si colloca prima del tema dell’entrata in vigore provvisoria: quello del referendum. È un tema che dobbiamo affrontare perché, se si parla con la popolazione, oggi il messaggio è chiaro. Continuo quindi a ribadire quella che è la posizione del mio partito fin dall’inizio: lo abbiamo già detto, proporremo una legge per un referendum di iniziativa consiliare subito dopo la firma. Ormai lo abbiamo detto in tutte le salse. Non possiamo non tenere conto del fatto che, fino a questo momento, al di là delle quisquilie burocratiche relative alla formulazione dei quesiti, la popolazione abbia più volte sottolineato questa esigenza. C’è anche un sondaggio dei colleghi di RF e oggi ho condiviso in gran parte il loro intervento, perché finalmente emergono le stesse preoccupazioni che sono le nostre ormai da tempo. Non si potrà certamente dire che quella forza politica non sia a favore di un Accordo con l’Unione Europea. Ebbene, proprio un sondaggio di quel partito ci dice che oltre il 52% del Paese vuole un referendum. Dal nostro punto di vista questo non dovrebbe neppure essere un tema in discussione, perché non può essere un’opzione, ma un dovere democratico fare in modo che, in un Paese così piccolo, a maggior ragione sia la popolazione a esprimersi. Dico questo perché colleghiamo il tema anche al rispetto di un principio democratico. Piuttosto abbiate il coraggio di abolire lo strumento del referendum, perché se non si fa su un tema come questo non capiamo su che cosa si dovrebbe fare. Non sento invece questo tema trattato in quest’Aula, ma credo sia una questione sulla quale bisognerà porre l’attenzione e con la quale dovrete confrontarvi. Vengo alla seconda parte: l’entrata in vigore provvisoria. Anche su questo mi permetto di dire che la si presenta come un grande successo, mentre noi continuiamo a esprimere una fortissima preoccupazione. Nel tempo anche questo aspetto è stato fatto passare come una quisquilia, ma il negoziato ha cambiato forma: era esclusivo, quindi una firma avrebbe determinato l’entrata in vigore, ed è diventato qualcosa di diverso. È vero che abbiamo avuto altri accordi in passato che hanno atteso la ratifica, però anche qui non è un tema da poco cominciare a implementare un Accordo come questo, che diventerà definitivo solo quando tutti e 27 gli Stati lo avranno ratificato. Anche questo è stato molto sottaciuto. Implementare questo Accordo non vuol dire fare due leggi: parliamo di oltre 7.000 provvedimenti, di investimenti milionari, di implementazione di numeri all’interno della Pubblica Amministrazione, di tante cose che, se domani dovesse esserci un inciampo, non sarebbero certamente a costo zero. Quindi anche il fatto che questo venga detto così, con nonchalance, ci porta tutta una serie di preoccupazioni. Vengo agli ulteriori passaggi. Rispetto alle varie normative che sarebbero in lavorazione sono state toccate tantissime materie: dall’ambiente al lavoro, dalle residenze alla statistica, dalla concorrenza alla tutela del consumatore, alla sicurezza sui luoghi di lavoro, e poi ci sarebbe tutto il resto. Noi abbiamo sempre avuto la ferma convinzione, e io lo ribadisco, che questo tipo di lavoro, cioè quello di capire come modellare il nostro ordinamento, avremmo dovuto farlo prima. Qui c’è, dal nostro punto di vista, un tema di responsabilità politica, perché non lo diciamo oggi: lo abbiamo detto anche nel corso della scorsa legislatura, quando eravamo in posizione di Governo, perché quei ragionamenti e quegli approfondimenti avrebbero dovuto e potuto guidare il negoziato. Non possiamo pensarci oggi, perché quando si negozia il perimetro di quello che si negozia lo dà l’idea di dove si vuole andare. Oggi, da alcuni interventi, mi pare invece che siamo ancora qui a immaginarci come debba essere o come non debba essere. Non è l’approccio adeguato a un negoziato. Questo ve lo può dire chiunque. Va bene, è andata così, però bisogna che sia chiaro perché anche questo è un tema. Oggi, oltre a questo, ci viene detto che sono in lavorazione tutta una serie di testi, in parte anche già scritti, sui quali ancora una volta non c’è stato nessun tipo di confronto. Noi apprendiamo oggi l’elenco delle materie in lavorazione e delle relative normative. Anche su questo credo si debba fare una riflessione. In un mondo normale, o comunque per come l’avremmo gestita noi, prima di mettere la penna sul foglio e prima di dare mandato agli uffici di farlo, visto che il potere legislativo è in capo al Consiglio Grande e Generale e quindi alle forze politiche che lo compongono, si sarebbe dovuto aprire un dibattito politico su come disegnare quelle normative e quindi su come disegnare il nostro ordinamento, che per bocca vostra cambierà profondamente. Oggi invece ci viene detto: non vi preoccupate perché, per grazia ricevuta, forse a breve vi verrà dato del materiale sul quale confrontarvi. Ma questo è il minimo. Io ritengo che si debba fare. Ci sono poi altri punti che è bene toccare. È arrivato evidentemente il momento di uscire dalla dinamica della campagna mediatica che ruota intorno all’Accordo, come dimostrano anche le affermazioni di alcuni membri di Governo. Anche questo è stato detto da altri consiglieri, non da me. Qualcuno dice che nel mondo del lavoro non cambia niente. Il problema è che non lo ha detto uno che passava per strada: lo ha detto il Ministro del Lavoro, il Segretario al Lavoro. Ho quindi l’impressione, ancora una volta, che su questi punti siano state dette troppe cose in maniera troppo semplicistica in questi mesi, per cercare di convincere e di portare tutti su questa strada. Adesso però siamo arrivati un po’ al dunque della questione. Dico queste cose per riaffermare con ancora più forza la preoccupazione che c’è oggi perché, vivendo il Paese, che è piccolo, il tema dell’impreparazione anche della Pubblica Amministrazione e il fatto che qualcuno, dirigenti compresi, ritenga che oggi non siamo in grado di gestire questa cosa si toccano con mano tutti i giorni. Questo è un problema enorme, rispetto al quale noi avevamo proposto anche nell’ambito dei lavori consiliari un ordine del giorno, bocciato senza colpo ferire, nel quale si proponeva un percorso tracciato, con delle tempistiche, per ragionare sull’implementazione dell’Accordo. Ormai ci avete portato qui e quindi dovremo ragionare di questo. Evidentemente prima bisognerà ragionare del referendum e vedere poi come andrà, se si farà, perché dal nostro punto di vista è da fare. Ma il tema dell’implementazione non è secondario. Ad oggi potremmo affrontare questo percorso senza sapere se dovremo modificare la nostra Dichiarazione dei Diritti. Forse voi lo sapete, ma allora confrontiamoci su questo, perché dal nostro lato non lo sappiamo e comprenderete che sono tutte questioni che meritano un approfondimento. Anche nell’intervento che mi ha preceduto ho ascoltato alcuni passaggi che mi fanno venire la pelle d’oca quando li sento: adesso dovremmo metterci a immaginare che prima c’era il memorandum con Banca d’Italia e adesso c’è il “clarifying addendum”. Anche questo sarà un tema che dobbiamo portare all’attenzione delle forze politiche: come vogliamo la vigilanza? Perché la vogliamo? Come la vogliamo? Sono tutti temi. Questo mi preoccupa ulteriormente perché, tra l’altro, sul rapporto con Banca d’Italia e con la parte italiana mi era stato detto a chiare lettere che non serviva più e oggi invece diventa nuovamente il focus centrale del dibattito politico. Penso quindi che certamente ci sarà un grosso e infinito lavoro da fare, però è preoccupante che rispetto a tutto questo non ci sia un’impostazione oppure che ci sia un’impostazione blindata, che conoscete voi e della quale però non siamo stati messi al corrente. Vengo all’ultimo punto, poi vado verso la conclusione: quelle che, dal mio punto di vista e dal nostro punto di vista, sono le aberranti affermazioni che ho sentito oggi in quest’Aula. Di fronte a un lavoro come quello che eventualmente ci aspetta per l’implementazione dell’Accordo, si sta ragionando di soluzioni che non rafforzano le istituzioni, non rafforzano il dialogo politico e non rafforzano il dialogo democratico, ma lo tagliano per comodità. Anche questo è un tema non da poco e vi invito a riflettere, perché rispetto a quello che ci aspetterà di qui in avanti e che aspetterà le nostre istituzioni, la riflessione non dovrebbe essere quella di togliere la parola o di tagliare i momenti di confronto. Forse bisognerebbe cominciare a pensare alla professionalizzazione del ruolo politico, per esempio. Perché ho sentito dire che ci sono delle cose che potrebbero non interessarci, ma noi siamo le istituzioni di questo Paese, siamo il Parlamento di questo Paese, in una democrazia rappresentativa. A noi interessa tutto quello che passa attraverso le norme di questo Paese e non è corretto delegare con una norma omnibus agli uffici. Bisognerà quindi interrogarsi su come mettere le istituzioni nelle condizioni di essere sul pezzo rispetto a tutto quello che, anche a livello burocratico, verrà in discussione, non pensare a regolamenti che taglino il confronto e il dialogo o a emendamenti come quelli che ci avete in parte prospettato. Bisogna avere il coraggio di dire anche questo: la situazione che ci troveremo di fronte richiede un approfondimento importante di riforma istituzionale. Possiamo continuare a pensare agli interessi del Paese come membri del Parlamento, del Consiglio Grande e Generale, di fatto quasi a tempo perso? Questo rafforza ulteriormente la posizione di un Governo che spesso e volentieri vive delle derive importanti e nel quale addirittura non c’è il rapporto con la stessa maggioranza. Questo ci deve portare, e dovrebbe portare tutti, a una riflessione profonda. La prospettiva che si stia lavorando a un emendamento per introdurre strumenti accelerati non mi convince: la soluzione a questo tipo di implementazione non è meno politica, è più politica. Non procedure accelerate. Le procedure, dal nostro punto di vista, restano quelle, ma ci deve essere un lavoro politico più profondo, di dibattito e di confronto anche fuori dalle sedi istituzionali, come accade in tutto il resto del mondo, per arrivare preparati nelle sedi istituzionali e anche più veloci. Perché se il confronto e il dibattito vengono fatti sui tavoli politici, e non come ci avete abituato nell’ultimo periodo, quando gli emendamenti arrivano un secondo prima o arrivano pagine di emendamenti, come è accaduto non più tardi di ventiquattro ore fa, quando abbiamo avuto in mano tre pagine di emendamenti all’apertura del comma di discussione, allora si può lavorare diversamente. Invece qual è la vostra soluzione? La tagliola sui tempi di discussione. Capite che c’è qualcosa di profondamente malato in tutto questo e a me preoccupa, continua a preoccuparci pesantemente. Invito nuovamente, in una logica di implementazione, a cominciare a fare dei ragionamenti per individuare le priorità, i percorsi, gli argomenti, le materie e una strategia condivisa per mettere mano a questi temi. Di questo oggi l’opposizione non sa nulla e, in un Paese democratico, penso che qualcosa non torni. 

Dalibor Riccardi (Libera): Questo percorso, oggi ben definito rispetto magari a qualche tempo fa, è sicuramente qualcosa di positivo e qualcosa a cui, all’interno di quest’anno, lo ripeto spesso e volentieri, abbiamo contribuito in tanti. Quindi questa non può che essere una notizia positiva. Credo che un altro aspetto che, dal mio punto di vista, sia giusto evidenziare sia il lavoro fatto dal Segretario Beccari, che reputo abbia sempre cercato, durante il suo mandato e il suo lavoro, di essere chiaro e trasparente sia all’interno delle Commissioni sia all’interno del Consiglio, quando è stato chiamato a intervenire sull’argomento. Credo anche che, con l’istituzione della Commissione mista, chi come noi ha potuto partecipare abbia sempre riscontrato una grande disponibilità nel cercare di dare risposte alle domande e ai quesiti, dimostrando, ripeto, chiarezza e trasparenza. Credo che lo abbia fatto anche in questa occasione, quando ci ha esplicitato la sua proposta, cioè quella di cercare di fare un ragionamento in merito al regolamento consiliare che, se non sbaglio, la prossima settimana verrà valutato all’interno del Consiglio Grande e Generale. La mia posizione personale sulla riforma presentata in prima lettura penso di non doverla esplicitare: ero uno di quelli che, come anche il collega Rossi, sosteneva la necessità di cercare una posizione un po’ più mediana, perché sulla proposta così come era arrivata in prima lettura ero stato uno di quelli che, in qualche modo, non dico l’aveva bocciata, ma sicuramente aveva posto l’accento sulla necessità di una riflessione ulteriore. Una riflessione che so essere stata proposta dalle forze di maggioranza, ma che le forze di opposizione, pur avendo partecipato agli incontri, non hanno mai voluto in qualche modo approfondire. Lo dico perché, indipendentemente da quello che si possa pensare e alla luce anche di notizie come quella della firma, rispetto alla prima lettura e alla proposta che era stata fatta risulta ancora più importante un confronto. Come ben sappiamo, questo percorso europeo ci vedrà dover affrontare dei cambiamenti e quindi credo che cercare di ragionare al meglio sulle possibili proposte di modifica, per arrivare quanto prima a una soluzione che consenta al recepimento dell’acquis comunitario, o comunque alle modifiche che dovranno essere proposte, di avere una condivisione, sia un lavoro necessario. Se questo lavoro non è stato possibile farlo nel periodo tra la prima e la seconda lettura, credo sia sensato e intelligente farlo almeno durante il dibattito consiliare, magari provando comunque a cercare delle condivisioni. Credo che anche la proposta fatta dal Segretario, per come ho ascoltato il suo intervento, non sia una proposta totalitaria, volta a richiedere una modalità diversa di approccio rispetto al recepimento di qualsiasi aspetto dell’acquis comunitario. Se non sbaglio, riprendendo le sue parole, ha detto che per gli argomenti che avranno un tenore e una portata di una certa rilevanza rimarrà sempre il passaggio in Commissione, il dibattito e la possibilità di intervenire. Mentre magari, per altri aspetti nei quali ci sarà un criterio di urgenza o comunque situazioni ben delimitate, si potrebbe prevedere una modalità differente. Credo che questo non debba essere visto strumentalmente come un attacco o come la volontà di premere sull’acceleratore, ma magari come il tentativo di trovare un elemento positivo rispetto a quella che dovrà essere la modalità di recepimento. Ripeto, dal mio punto di vista il lavoro deve essere fatto cercando un punto d’incontro. L’ho detto anche negli ultimi interventi che ho fatto nelle comunicazioni all’inizio del Consiglio: questo tema passerà questa maggioranza, passerà questo Governo, ma dovrà trovare una condivisione, come c’è stata per tutto l’iter dal 2014 ad oggi. Dovrà continuare cercando di vedere un Paese che lavori per sfruttare al meglio le opportunità derivanti da questo Accordo. Capisco che facciamo politica, capisco determinate posizioni e anche la volontà di evidenziare o strumentalizzare alcune cose, però credo anche nel dialogo, nella volontà, nella chiarezza e nella trasparenza. Dico molto sinceramente che il Segretario Beccari è stato, secondo me, una delle persone che questi concetti li ha espressi durante la trattativa di questo Accordo. Quindi cerchiamo magari di evitare modalità o interventi che vadano ad aumentare ulteriormente la tensione politica, non cercando di strumentalizzare troppo le parole dette dal Segretario. Credo che ci siano anche attualmente le modalità per confrontarsi e per fare in modo che anche i corpi intermedi abbiano la possibilità di valutare al meglio. Sicuramente troveremo le modalità per condividere tutto questo, perché questo percorso non è né della maggioranza né dell’opposizione, ma deve essere trasformato in un percorso per il Paese. 

Segretario di Stato Luca Beccari: Non voglio innescare inutili polemiche o discussioni. Parto da qui: io non conosco nel dettaglio la situazione di Andorra, quindi non so effettivamente che tipo di avanzamenti abbiano sul recepimento dell’acquis. So però alcune cose certe. A parte il referendum, che per loro può voler dire magari qualche mese di slittamento, devono sciogliere anche il tema dell’entrata in vigore provvisoria, perché non è costituzionalmente prevista. Quindi immagino che il loro orizzonte temporale di implementazione sia in ogni caso molto diverso dal nostro, a meno che non modifichino anche la Costituzione per permettere l’entrata in vigore provvisoria. Non mi risulta, non lo so, non ho evidenza del fatto che abbiano già presentato dei testi. Hanno sicuramente svolto attività simili alle nostre, di predisposizione di una strategia e di raccordo con quelle che sono le normative. Però non sono neanche in grado di dire quanto sia diversa la situazione nei vari settori tra noi e loro. Posso solo dire che nella fase negoziale abbiamo visto che, ad esempio, su molte discipline noi magari siamo più aderenti all’acquis comunitario e loro meno, e viceversa. Ognuno fa quello che ritiene opportuno nell’ottica di cercare di ottenere il massimo risultato con lo sforzo, non voglio dire minimo, ma con lo sforzo più contenuto possibile. Noi lavoriamo su dei testi di legge che, per poter essere presentati, e mi auguro di farlo presto, hanno bisogno di un grado di approfondimento e soprattutto di una preparazione tale da poter essere condivisi e messi in discussione senza essere incompleti. Se ci mettiamo a discutere, ad esempio, della materia delle residenze e veniamo qui soltanto con delle idee, rischiamo, come spesso accade, di parlare del nulla. Se invece veniamo con un testo che ha contemplato un po’ tutto e riusciamo a spiegarvi come intendiamo approcciarlo, allora il confronto diventa diverso. Prendiamo la normativa del lavoro: il collega probabilmente avrà utilizzato un’espressione particolarmente ottimistica, però è vero che la materia del lavoro richiede molti meno adattamenti rispetto ad altre. La legge che recepisce l’allegato 5 è già di fatto pronta ed è una legge di 30 articoli. Trenta articoli ben fatti, ben strutturati, che non contengono certo barzellette: ci sono anche questioni sicuramente impattanti o comunque politiche da discutere, ma non necessariamente quella è la parte che comporterà gli sconvolgimenti più grandi. Ci saranno delle modifiche, ma non saranno necessariamente modifiche così complesse. Se invece parliamo, ad esempio, della normativa sugli appalti, è chiaro che, avendo noi già delle disposizioni piuttosto articolate in materia ed essendo la disciplina particolarmente complessa, ne verrà fuori un provvedimento molto più complesso. A volte, per un allegato, l’output atteso è una legge o due leggi. Altre volte si tratta semplicemente di recepire degli standard. Quindi il ragionamento è molto variabile, non è sempre uguale. C’è sicuramente una complessità e ci sono passaggi più difficili, però vi posso dire che siamo molto più armonizzati di quanto pensiamo rispetto all’acquis comunitario che siamo chiamati a recepire. Questo è un dato di fatto e non toglie nulla al lavoro che dobbiamo fare. Non vogliamo tenere segreti i testi, non vogliamo impedirvi di vederli e non vogliamo portarveli in Consiglio il giorno prima. Stiamo cercando di fare una ricognizione per capire anche come impostare bene le diverse fasi. In apertura ho detto che da qui in avanti vi coinvolgeremo in queste discussioni. Probabilmente alcune volte tutto si esaurirà nel farvi vedere un testo di legge. In altri casi, prima ancora di vedere il testo, dovremo ragionare e spiegarvi la logica che sta alla base di quel provvedimento e poi arrivare al provvedimento stesso. Perché, ad esempio, se uno non capisce come cambia il regime delle residenze, dove cambia e perché, visto che non cambia radicalmente, non riesce neanche a comprendere fino in fondo il provvedimento successivo. Questo è un po’ quello che possiamo dire sul recepimento. Ringrazio e rinnovo i ringraziamenti per la collaborazione che avete manifestato e c’è tutta la volontà di metterla in campo. Non ho motivi per non farlo, quindi lo faremo. Nell’ultimo anno, mentre noi discutevamo dei bulgari, dell’approccio misto-esclusivo, dell’addendum e facevamo dei simposi su questi temi, c’era comunque una macchina che continuava a lavorare su tutte queste attività di recepimento, non senza difficoltà e qualche volta anche con delle fermate, perché magari c’erano questioni che non si riuscivano a risolvere. Però questo lavoro è andato avanti. Siamo, secondo me, pronti per iniziare una disclosure strutturata e un coinvolgimento strutturato. Dubito fortemente, e lo dico anche a vostro conforto, che potremo mai arrivare a presentare questi provvedimenti così come fossero leggi normali, perché è impossibile. Abbiamo bisogno per forza di coinvolgervi prima e di sentire anche cosa ne pensate, perché possono venire fuori elementi che migliorano ulteriormente il testo. Da questo punto di vista ribadisco che questa è la mia volontà. Sul referendum, partiamo da un concetto. Io non volevo tornare nuovamente in maniera esagerata sul tema, però Luca Beccari è Segretario di Stato ed è membro di un Governo. Il mio compito principale era negoziare l’Accordo, concluderlo e portarlo a termine. Come avviene per tutti gli accordi, piccoli o grandi che siano, una volta firmato si chiude una fase, si chiude una pagina e la palla passa al Consiglio Grande e Generale, che nel nostro caso è il supremo organo legislativo ed è chiamato ad approvare o meno quell’intesa. Non è che il Governo, per firmare un accordo, debba prima fare un referendum. Anche Andorra fa così: non fa il referendum prima della firma, firma e poi ha già deciso che farà il referendum. Noi continuiamo a parlare della firma perché è il prossimo passaggio, è l’obiettivo immediato della nostra checklist. Poi ognuno farà quello che si sente di fare. Io non posso dire a Motus di non presentare una proposta: presentatela. La maggioranza farà le sue valutazioni. Poi io, oltre ad essere Segretario, sono anche un politico e membro di un partito e ognuno si esprimerà come riterrà più opportuno rispetto a queste ipotesi. Però è inutile fare una reprimenda dicendo che dobbiamo parlare del referendum. Io vi parlo di quello che sono chiamato a fare e che, in questo momento, significa finalizzare l’Accordo, portarlo alla firma e poi nel suo percorso di ratifica e approvazione da entrambe le parti. Fine. Non è che non parliamo del referendum perché vogliamo evitarlo: semplicemente non è questo il tema. È un tema politico che è stato giustamente posto e sul quale ci siamo tutti espressi moltissime volte. Una cosa che a volte mi fa sorridere è quando si dice che continuiamo a parlare in maniera semplicistica. Sì, si continua a parlare in maniera semplicistica, ma non da parte nostra. Tutto abbiamo fatto fuorché approcciare questa questione in maniera semplicistica, e mi sento di dire che lo stesso vale per chi mi ha preceduto. Se il nostro fosse stato un approccio semplicistico, il negoziato sarebbe durato due anni, probabilmente lo avremmo concluso nel 2016 e avremmo semplicemente preso quello che ci veniva offerto, accettandolo e andando avanti. Se dovevamo fare un atto di fede, avremmo fatto così. Siccome è stato un negoziato di dieci anni, questo è sinonimo del fatto che siamo stati tutto tranne che semplicistici e che abbiamo impiegato questo tempo, io per la quota parte che mi riguarda, per cercare di garantire a San Marino il miglior risultato possibile, nel rispetto di quello che è sempre stato il mandato politico primario, mai cambiato: entrare nel mercato unico, essere integrati e ovviamente avere la possibilità di vedere tutelate, per quanto possibile e compatibile con questa dinamica, le peculiarità di San Marino. Non c’è quindi un approccio semplicistico. Anzi, credo che sia semplicistico pensare che proporre al Consiglio Grande e Generale dei binari o comunque delle modalità di gestione del recepimento differenziate per tipologia, qualità e rilevanza degli atti sia un tentativo di togliere al Consiglio il potere legislativo o addirittura di privarlo delle sue prerogative, quando in apertura ho detto esattamente il contrario. Se diciamo che non discutiamo delle questioni, bisogna anche considerare che qualcuno non legge neanche quello che produciamo, perché nella relazione che abbiamo presentato è scritto chiaramente e in maniera molto dettagliata proprio il ragionamento attorno al recepimento e dove potrebbero inserirsi eventuali strumenti nuovi rispetto a quelli che abbiamo oggi. In tutti gli ordinamenti del mondo esistono leggi con un iter più o meno lungo. In Italia c’è il rimbalzo fra le Camere, da noi no, però le leggi hanno comunque il loro iter legislativo. Poi ci sono i decreti, che normalmente sono delegati, in Italia c’è anche il decreto legislativo, e anche questi hanno il loro percorso. È quindi evidente che in tutti gli Stati si adottino strumenti diversi in ragione della tipologia della materia. Una cosa è dire che il Governo fa e usa i decreti: quella è l’eterna diatriba, anche se peraltro è la legge che glielo permette. Ma qui non si vuole prendere il badile e recepire tonnellate di atti senza che nessuno li guardi. Io penso però che sia nell’interesse del Consiglio discernere fra gli atti. Forse per noi è facile dirlo perché quegli atti li abbiamo visti e sappiamo di cosa parliamo. Io non riesco a credere che, di fronte a pagine e pagine di atti sugli standard tecnici che oggi non esistono nel nostro ordinamento, ma che qualunque azienda sammarinese già adotta, dobbiamo fare prima lettura, Commissione e seconda lettura. Parliamo, ad esempio, di come deve essere fatta una bottiglietta di plastica o di quale debba essere il contenuto di carbonio nell’alluminio dell’infisso di una finestra. Cosa vogliamo fare? Prima lettura, Commissione e seconda lettura per discutere di questo? Probabilmente no. Forse queste sono materie che possono avere iter semplificati, ma sempre con una scelta del Consiglio. Deve essere il Consiglio a decidere quali siano gli iter semplificati. Questa è la chiave di quello che vi dicevo. Non siamo noi a deciderlo, siete voi. Noi faremo una proposta, vi diremo come la vediamo, ma sarete voi a dire: questo va qui, questo va là e così via. Quali potranno essere questi strumenti semplificati? Potrà essere una procedura simile alla procedura d’urgenza, che è un iter ridotto di approvazione di una legge ordinaria; potrà esserci un sistema di deleghe laddove necessario e possibile; poi c’è il tema del recepimento dinamico. Su questo, secondo me, serve eventualmente una modifica. Noi abbiamo sempre detto che, per l’Accordo, non serve una modifica della Carta dei Diritti. Questo è un tema che ritorna spesso, ma a volte deriva dalla non conoscenza completa di tutti i passaggi. È vero che molti conoscono l’Accordo, ma magari ne conoscono singoli pezzi o settori. L’Accordo di per sé non richiede una modifica della Carta dei Diritti. È chiaro che, se noi vogliamo introdurre strumenti legislativi non previsti dalla Carta dei Diritti, allora dovremo modificarla, ma non è detto che lo faremo e non è obbligatorio: è una valutazione. Ad esempio, sul recepimento dinamico abbiamo valutato giuridicamente che lo possiamo fare, però non possiamo farlo automaticamente anche per tutte le successive modifiche e integrazioni. Quindi forse questo è un aspetto che, se non deve stare nella Carta dei Diritti, quantomeno deve trovare collocazione nelle leggi qualificate sul Consiglio Grande e Generale o nelle leggi costituzionali. Ma questo è un caso specifico. Non significa che, per il funzionamento dell’Accordo, dobbiamo modificare la Carta dei Diritt. Al di là della confusione che a volte si genera su questi temi, ed è anche legittima, il tema che vi ho posto è un tema di opportunità. Io a un certo punto faccio quello che devo fare, nel senso che abbiamo il compito di coordinare, anche se non li facciamo tutti noi, i testi e di assicurare che vadano bene nell’ottica dell’applicazione dell’Accordo. Le varie Segreterie si occupano di verificare che siano compatibili con tutto il resto. Se poi il Consiglio vuole fare tutte leggi ordinarie, cosa vi devo dire? Faremo tutte leggi ordinarie. Vi ripeto, con la massima disponibilità, mi faccio garante affinché l’opposizione sia coinvolta nella predisposizione di questo eventuale provvedimento, di questa legge o comunque di questo strumento che potrebbe disciplinare le varie modalità di recepimento. Altrimenti andiamo avanti con gli strumenti che abbiamo. Non sarà la fine del mondo, però bisogna chiarirsi su questi aspetti, perché non c’è alcuna volontà di togliere potestà legislativa al Consiglio. Poi è chiaro che ci saranno normative che affronteremo a tempo debito. Strategicamente non perderemo subito tempo, ad esempio, sulle normative del settore finanziario, perché sappiamo che non sono quelle che devono entrare in vigore immediatamente. Allo stesso tempo non possiamo aspettare quindici anni, perché altrimenti i vantaggi sfuggono. L’Accordo entra in vigore, ma non può fisiologicamente accadere che il primo giorno entrino in vigore simultaneamente tutte le normative. Chi riuscirebbe a fare una cosa del genere? Il primo anno sarà un anno entro il quale dovremo garantire che queste normative entrino in vigore. Non abbiamo riferimenti rigidi del tipo: entro marzo, aprile o maggio. Deve esserci una pianificazione sostanziale che permetta di far entrare progressivamente tutto in vigore. È quello che ci ha sempre detto anche la Commissione, perché è evidente che non puoi tirare giù l’interruttore il giorno in cui entra in vigore l’Accordo, anche proprio per l’applicabilità di un’entrata in vigore simultanea di tanti atti che magari si intersecano tra loro. 

Nicola Renzi (RF): Capiamo che il Governo, se vuole, può fare quello che vuole, ma mi sembra che l’intento non sia questo e sia invece quello di cercare di lavorare insieme. Quindi, per quanto mi riguarda, la polemica sul regolamento consiliare è già un tema a parte. Vedremo se la maggioranza vuole andare dritta, se vuole fare degli emendamenti e così via, ma lasciamolo da parte. Quello è il regolamento consiliare: ci scanneremo su quello e via. Se nel regolamento consiliare dovremo aggiungere qualcosa che riguarda l’Unione Europea, lo faremo, magari non con queste tempistiche, ma per un semplice motivo. Quello che noi ci aspettiamo da qualche mese, se non da qualche anno, è questo: prima tematica, le modalità di recepimento dell’acquis comunitario. Voi ci dite: “Noi pensiamo a questo metodo”. Ne ragioniamo. Può anche essere buona la prima e magari siamo tutti d’accordo. Oppure, ragionandoci un attimo, possiamo fermarci e dire: “Ci è venuta in mente un’altra idea, mettiamo anche quella sul tavolo e vediamo se si può migliorare”, fermo restando che magari va già bene quello che avete pensato. Seconda grande macroarea: i provvedimenti normativi che dobbiamo implementare da qui a un anno, o comunque nei prossimi mesi, secondo una roadmap, individuando i diversi temi. Quella è la seconda grande macroarea e poi bisogna analizzare i provvedimenti uno per uno oppure in maniera aggregata, valutando le modalità che si intendono adottare. Questo è quello che io almeno mi aspettavo. È facile? No, è difficilissimo. Questo lo riconosco immediatamente. Però forse, oltre al Consiglio, su alcune cose si potrebbero coinvolgere anche gli ordini professionali, le associazioni di categoria e altri soggetti, in modo da ragionare tutti insieme sulle modalità migliori. Forse l’avete già fatto e noi non lo sappiamo. Può anche succedere che alcuni testi si rivelino sbagliati e vadano modificati: è umano. Noi ci saremmo aspettati che, almeno per un certo periodo, la Commissione Esteri diventasse il luogo nel quale, oltre a sbrigare nel più breve tempo possibile le pratiche di routine, si facesse un lavoro preciso su questi testi di legge. Anche per come siamo organizzati e per tutti gli impegni che abbiamo, secondo me è meglio farlo in Commissione piuttosto che in altre sedi, perché diversamente diventa molto difficile. Per capirci, questa è la questione. La nostra preoccupazione è, da un lato, che siamo un po’ indietro e, dall’altro, che se vogliamo trovare una forma di coinvolgimento effettivo dobbiamo metterci d’accordo prima su quale debba essere questa forma di coinvolgimento. Tutto qua. Per il resto, se vogliamo tornare a discutere se facciamo o non facciamo l’Accordo, non è più una questione che ci interessa: quella fase l’abbiamo superata da un pezzo. Così come non ci interessano più le polemichette sul regolamento consiliare. Però, mentre noi ci aspettavamo questo tipo di lavoro, oggi ci sentiamo dire che magari verrà fatta una modifica al regolamento consiliare direttamente in fase di approvazione. Mettetevi anche nei nostri panni: rimaniamo un attimo perplessi. 

Antonella Mularoni (RF): Velocemente, solo perché rimanga un punto di assoluta chiarezza. Noi, Segretario, siamo consapevolissimi da tempo che non possiamo recepire l’acquis comunitario con le procedure che abbiamo adesso. Lo diciamo dall’inizio della legislatura. Quindi c’è la massima disponibilità a valutare insieme quali siano le modalità migliori. Se vediamo che gli attuali strumenti ci possono aiutare, in particolare per alcune materie, va bene. Se riteniamo invece che occorra introdurre anche uno strumento legislativo diverso, comunque lo si voglia chiamare, a quel punto andremo a modificare le leggi che devono essere cambiate. Da parte nostra ci sarà la massima disponibilità, a condizione però che condividiamo insieme i percorsi. Ad esempio, i colleghi maltesi ci hanno detto: “Noi per le norme più tecniche abbiamo dei funzionari”. Ovviamente questo si intreccia anche con la Commissione Riforme Istituzionali, perché probabilmente dovremo fare una valutazione anche su questo. I gruppi consiliari hanno dei funzionari di riferimento; per le questioni più tecniche magari se ne occupano loro e, se verificano che è tutto a posto, non c’è neanche bisogno che tutto passi in Parlamento. Le questioni politicamente più sensibili, invece, vengono naturalmente esaminate dai parlamentari. Quindi da parte nostra c’è veramente la massima disponibilità e la massima apertura. Per quanto riguarda poi le materie, Segretario, glielo dico perché avevo seguito questo tema all’interno dell’Ordine degli Avvocati e Notai. Penso che, al di là delle materie che dobbiamo affrontare perché sono le più urgenti e ce le chiede l’Unione Europea – lei citava, ad esempio, quella sulla concorrenza, che dobbiamo assolutamente fare – dobbiamo guardare anche ad altre norme. Ad esempio, sulla legge sulle società non c’era molto da cambiare: per la parte pubblica si trattava soprattutto della possibilità di rendere accessibile il nostro registro delle società a tutti i Paesi dell’Unione Europea. Perché lo dico? Perché questa potrebbe diventare per noi anche una ragione di attrattività. Noi speriamo che, a fronte di alcune normative che in teoria potrebbero avere effetti negativi sul nostro Pil, ce ne siano altre che abbiano effetti positivi. Se degli imprenditori dell’Unione Europea, non dico tutti naturalmente, scegliessero anche San Marino come luogo nel quale aprire le loro società o le loro attività economiche, per noi diventerebbe un fatto molto significativo. Potremmo anche offrire maggiori possibilità di qualificazione ai nostri giovani, magari attraverso multinazionali o imprese già strutturate in altri Paesi. Secondo me, quindi, in questa fase vale la pena valutare non soltanto quello che siamo obbligati a fare, ma anche quello che per noi può rappresentare una priorità, così che a fronte di ciò che potremmo, tra virgolette, perdere, abbiamo già individuato le cose che possono portarci un incremento del Pil. Questo volevo dire. Ripeto: massima disponibilità. Se lei ci conferma questa disponibilità al confronto, da parte nostra c’è la massima apertura. L’importante è che tutti facciamo la nostra parte e magari acceleriamo un po’, perché, visti i tempi che lei prefigura e la possibilità di un’entrata in vigore, almeno per una parte dell’acquis, dal primo gennaio 2027, immagino che anche la normativa interna relativa a quei settori debba essere recepita entro quella data. Ci tenevo soltanto a precisare questo aspetto. 

Fabio Righi (D-ML): Anch’io intervengo per alcune precisazioni, perché non voglio essere frainteso su alcuni punti. Cerco di andare in ordine. Sul tema del referendum, Segretario, non c’è la pretesa che debba essere il Governo a decidere. Però è un tema, come lei stesso ha detto, politico e quindi bisogna interrogarsi politicamente su questa questione. Tant’è che Andorra ha deciso di farlo e oggi ci stiamo chiedendo cosa deciderà la nostra classe politica. Poi è chiaro che ognuno agirà nel rispetto del proprio ruolo. Quando ho parlato di approccio semplicistico, forse non mi sono spiegato. Non mi riferivo all’approccio degli uffici che hanno lavorato sull’Accordo, ma sicuramente al dibattito che, in più occasioni e anche per le stesse parole che sono venute fuori oggi in Aula, è stato semplicistico. Non mi potrete dire che negli ultimi mesi tutti i confronti, anche quelli politici, siano stati approfonditi come quello di oggi. Oggi finalmente arriva anche per bocca di qualcun altro il riconoscimento che sarà una cosa difficilissima. Per noi, ad esempio, questo era già chiarissimo e deve essere chiaro a tutti i cittadini. Sarà una cosa complicatissima per gli uffici, per la Pubblica Amministrazione e sarà un cambio di pelle per il Paese. Questo è quello che abbiamo sempre detto che bisognava spiegare, al di là del dire che è tutto bello. Abbiamo partecipato a più di una serata pubblica, in una c’ero anch’io, nella quale sembrava che fosse tutto bello. Invece non sarà tutto bello. Sarà una cosa difficilissima, nella quale ci saranno anche normative molto penalizzanti e altre nelle quali potremo evidentemente ritagliarci un percorso. Su questo voglio essere chiaro anche come forza politica. Noi abbiamo fatto tutta una serie di valutazioni e considerazioni rispetto alla gestione del negoziato e io le ribadisco. Però, nel momento in cui la strada scelta dal Paese sarà quella, è chiaro che dovremo rimboccarci le maniche per fare in modo che quella cosa funzioni, perché ormai ci siamo. Non abbiamo mai posto la questione in termini di Accordo sì o Accordo no, integrazione con l’Unione Europea sì o no. Abbiamo sempre detto che questo Paese non può integrarsi con l’India: si integra con il continente europeo, perché geograficamente è in Europa. Però c’è modo e modo di farlo, e questo va detto con estrema chiarezza. L’altra cosa sulla quale voglio essere altrettanto chiaro, e mi fa piacere che emerga oggi, è che comincio a sentire parole che fino a ieri non c’erano: serve un lavoro organizzato e pianificato della politica. Quando oggi sento dire che dobbiamo lavorare su una determinata normativa perché speriamo che produca un certo risultato, dico che non possiamo sperare. Dobbiamo avere un’idea con un elevato grado di certezza che le cose vadano in una determinata direzione. Questo, dal nostro punto di vista, è quello che bisogna fare. Quando si dice che la politica ha parlato in modo semplicistico di questo tema è anche per questo. Quante volte ci siamo confrontati con i colleghi chiedendo: “Ma la Pubblica Amministrazione è pronta?”. E alcuni colleghi rispondevano: “Speriamo”. Ma come, speriamo? Non si può sperare. Bisogna dire: è pronta, e spiegare perché; è pronta parzialmente, e spiegare perché; non è pronta, ma questo è il piano di implementazione per fare in modo che sia pronta entro determinati tempi. Questo è quello che noi abbiamo sempre sostenuto e chiesto. Quindi, anche quando dovremo mettere mano alle normative, rispetto alle quali do sin da ora la disponibilità a collaborare, a patto che sia una collaborazione vera, bisogna avere le idee chiare. È su questo che dobbiamo confrontarci, perché non sarà indifferente fare una normativa in un senso o nell’altro, al netto di quello che dobbiamo necessariamente armonizzare. L’ho detto più di una volta: il nostro obiettivo non deve essere semplicemente la normalizzazione. Non dobbiamo discutere se essere normali, dobbiamo essere competitivi. E non si è competitivi soltanto perché un iter è un po’ più veloce. Si è competitivi se sulle cose si arriva prima, e questo si può fare soltanto avendo una visione e pianificando gli interventi. 

********

Matteo Zeppa (Rete): Mi trovo costretto a fare questo intervento, che ho fatto anche in Consiglio dei XII. Lì vige un regime di riservatezza fra i consiglieri, le Loro Eccellenze pro tempore e gli altri soggetti coinvolti; qui, invece, avete proposto e votato la seduta segreta, rispetto alla quale io ero contrario fin dall’inizio. Proprio per questo ritengo necessario ribadire pubblicamente quanto ho già detto in Consiglio dei XII. Voi sapete che cerco di svolgere il mio ruolo in maniera politica e, quantomeno, coscienziosa. Quando arrivano determinate richieste di residenza, le mie valutazioni si basano sulla documentazione che viene portata all’attenzione di tutti i commissari e, in particolare, su due elementi che per me sono discriminanti: l’eventuale presenza di precedenti penali, sulla base degli attestati della Gendarmeria, e l’esistenza di debiti nei confronti dello Stato. Quello che non accetto è essere contattato privatamente sul mio cellulare per aver trattato, peraltro in regime di segretezza, pratiche nelle quali emergeva uno di questi due elementi o, in alcuni casi, entrambi. Non accetto di sentirmi prendere per la collottola da chi ha precedenti penali o debiti verso lo Stato. Proprio perché siamo in regime di segretezza, considero ancora più grave che questo possa accadere. Faccio parte della Commissione Esteri dal 2012 e chi è qui da allora sa che ho sempre espresso chiaramente le mie posizioni e continuerò a farlo. Ma se il mio numero di cellulare viene girato dal segretario particolare di un Segretario di Stato – ed escludo quelli qui presenti – allora non ci sto. Per questo torno a chiedere che non ci sia il regime di segretezza. Le questioni che sollevo sulle pratiche sono legate a criteri precisi: precedenti penali e debiti verso lo Stato. Non voglio che, in questo Paese omertoso, mi arrivino messaggi attraverso interposte persone per le posizioni che assumo, perché i documenti parlano chiaro. Se le regole sono uguali per tutti, devono esserlo fino in fondo. Posso avere sbagliato molte volte nelle mie valutazioni, ma se i criteri che utilizzo sono questi, non transigo sulla possibilità di esprimere le mie posizioni, pubblicamente o in regime di segretezza. E soprattutto non accetto che il mio numero di cellulare venga passato a qualcuno interessato dalle pratiche che siamo chiamati a esaminare. Non ci sto a queste regole. Non riguarda lei, Segretario, e avrò modo di spiegare altrove a chi mi riferisco, ma è un modo di procedere che non accetto. La mia proposta, quindi, è molto semplice: non da oggi, perché ormai l’ordine del giorno è stato definito, ma dalla prossima volta chiedo che queste sedute si svolgano in regime pubblico. In questo modo, se qualcuno deve rispondere alle mie osservazioni, lo farà pubblicamente e risponderà nel merito: dell’esistenza o meno di debiti verso lo Stato e dell’esistenza o meno di precedenti penali. Io sono una testa calda, ma ho una certa età e ho cominciato a ragionare. Se una cosa del genere mi fosse capitata dieci anni fa, probabilmente non sarei qui, sarei da un’altra parte. Per questo non ci sto. E lo stesso vale per il Consiglio dei XII: se vige un regime di riservatezza, non accetto di essere successivamente contattato dai presentatori delle richieste che vengono esaminate. Io ho una mia linea: può essere giusta o sbagliata, ma è la mia linea e la porto avanti sulla base degli elementi che vengono messi a disposizione. Mi scuso, Presidente, se ho approfittato di quest’ultima parentesi pubblica, ma ritenevo necessario dirlo affinché chi ascolta, o chi verrà informato di queste mie parole, sappia chiaramente come la penso. Perché io a questi giochi non ci sto. 

Presidente della Commissione Michele Muratori: Commissario, ha fatto sicuramente bene a sollevare la questione, perché è un fatto deplorevole che anch’io mi sento di condannare. La motivazione per cui, all’inizio di questa legislatura, abbiamo deciso di passare alla modalità segreta per queste pratiche è legata alla tutela dei soggetti interessati: spesso ci sono minorenni oppure, nel caso delle residenze atipiche, vengono esposti dati personali, redditi, patrimoni e informazioni bancarie. Per questo abbiamo ritenuto opportuno adottare la modalità segreta. Va da sé che, se accadono fatti di questo tipo, c’è un problema, perché ciò che viene discusso in regime di segretezza dovrebbe rimanere all’interno della Commissione. Quindi le esprimo la mia vicinanza e cercheremo di fare in modo che una situazione del genere non si ripeta. 

Antonella Mularoni (RF): Io resto della convinzione che sia meglio trattare queste pratiche in seduta segreta, proprio perché ci sono nomi e cognomi, redditi e patrimoni. Mi sembra la modalità migliore. Detto questo, stigmatizzo fortemente quanto accaduto e mi dispiace, quindi esprimo la mia massima solidarietà al collega Zeppa. Queste cose non devono succedere. È inutile avere una seduta segreta se poi qualcuno qui dentro va a dire: “Non è passata perché il consigliere Zeppa l’ha bloccata”. A quel punto non avrebbe più senso mantenere la segretezza. Al di là della trasmissione del numero di cellulare – perché in questo Paese, ad esempio, il mio ce l’hanno tutti i giornalisti, anche quelli ai quali non l’ho mai dato – il problema vero è che una persona possa sentirsi legittimata a prendere il telefono e chiamare un membro della Commissione Esteri perché si è permesso di intervenire sulla sua pratica. Ma stiamo scherzando? Ripeto quindi la mia massima solidarietà al collega Zeppa e invito tutti coloro che sono qui dentro a mantenere il riserbo sul contenuto delle decisioni che prendiamo in seduta segreta. Non si può poi andare in giro a dire: “Non ti è passata”, “È stata revocata” oppure “Zeppa non te l’ha voluta approvare”. Dico Zeppa, ma potrebbe essere qualsiasi altro commissario. Non va bene e non si fa, altrimenti è inutile avere una seduta segreta se poi qualcuno va a spiattellare all’esterno quello che è successo qui dentro. 

Nicola Renzi (RF): Anch’io sono convintissimo che, se vogliamo far funzionare questo Paese, dobbiamo mantenere una certa riservatezza sugli screening che questa Commissione effettua sulle pratiche. Non possiamo presentarci al mondo dicendo: “Vieni a vivere a San Marino”, e poi raccontare pubblicamente al microfono il reddito della persona, quanti figli ha, quale attività svolge e quali sono le sue sostanze. Sfido chiunque, in una situazione del genere, a prendere in considerazione il nostro Paese non soltanto come luogo nel quale vivere, ma anche semplicemente come Paese con il quale instaurare una relazione. Sono quindi convinto che la prassi generale che abbiamo adottato sia buona e che non possa essere messa in discussione da un singolo caso, che però ha evidenziato un malvezzo che purtroppo esiste. Su questo secondo aspetto voglio spendere qualche parola in più. Innanzitutto esprimo piena solidarietà al consigliere Zeppa, così come la esprimerei a qualunque altro consigliere che sentisse il proprio ruolo messo in discussione da pressioni più o meno blande, più o meno forti o più o meno indebite. Credo però che questo sia un caso da approfondire seriamente. Quello che ci ha raccontato il consigliere Zeppa non può rimanere qui. Un conto è spiegare una pratica, e credo sia più che lecito: se una persona ti chiede del tempo perché vuole illustrarti una pratica, non c’è assolutamente nulla di male. Se invece si tratta di telefonate al limite del minatorio per convincere un consigliere a tornare sulle proprie decisioni, allora siamo di fronte a qualcosa di completamente diverso. I reati devono essere perseguiti e devono essere perseguiti sia coloro che li commettono sia gli eventuali complici. L’invito che faccio quindi al consigliere Zeppa è di rendere noti, non necessariamente in questa sede ma dove riterrà più opportuno, i nomi delle persone che hanno messo in atto questo tentativo o comunque questo comportamento. Credo poi che debba essere lui stesso, oppure il Consiglio Grande e Generale attraverso l’Ufficio di Presidenza, ad avviare tutte le azioni necessarie a tutela della libertà e dell’indipendenza di ogni consigliere e, in questo caso, del consigliere Zeppa per primo. 

Fabio Righi (D-ML): Ritengo importante intervenire dopo quanto è stato detto, perché condivido con chi mi ha preceduto che una comunicazione di questo genere non possa rimanere lettera morta. È importante sottolineare la gravità di quanto accaduto, rispetto al quale anch’io ravvedo potenziali profili che dovrebbero essere portati all’attenzione delle autorità competenti. Dall’altra parte, però, questo episodio porta inevitabilmente a una riflessione più generale sul tema dei flussi informativi e della gestione delle informazioni in questo Paese. Non è la prima volta che accade qualcosa del genere e non è un problema che riguarda soltanto il singolo consigliere: coinvolge riunioni di Governo, Commissioni, Commissioni d’inchiesta e organismi comunque sottoposti a regimi di segretezza. È un tema che si collega anche a quanto dicevamo prima parlando dell’apertura del Paese verso l’esterno: ormai non possiamo più pensare che quello che accade tra noi rimanga semplicemente tra noi. Sono aspetti sui quali si misura anche la credibilità e la serietà di un Paese. Quello che ha appena raccontato il collega Zeppa, quindi, al di là del caso contingente, dovrebbe portarci a una riflessione più ampia. Questa è anche la Commissione competente in materia di sicurezza e la gestione dei flussi informativi all’interno dei vari organismi istituzionali è un tema di sicurezza. Dobbiamo necessariamente ragionare su questo, perché il caso specifico è una cosa, ma il problema è molto più grande. Esistono una scienza e dei sistemi legati alla gestione dei flussi informativi dei quali, fino a questo momento, abbiamo avuto poca contezza e dei quali ci siamo interessati poco. Quante volte capita che determinate informazioni siano già in mano ai giornali prima ancora che sia terminato il dibattito all’interno di organismi istituzionali sottoposti a regime di segretezza? È normale? Senza contare che abbiamo visto circolare persino documenti del Tribunale. Ne abbiamo viste di tutti i colori. Il tema, quindi, va ben oltre il singolo caso e credo meriti di essere approfondito. 

I lavori della Commissione proseguono quindi in seduta segreta.