Attualità

Don Gabriele Mangiarotti. San Marino, un “laboratorio” di buona politica

Ci sono fatti che interrogano, e che in qualche modo ci chiedono di schierarci. I questi giorni una notizia italiana è entrata di prepotenza nelle riflessioni comuni. Tutti abbiamo appreso che il Veneto, una regione tradizionalmente «bianca», ha votato una legge che consente il suicidio in alcuni casi, sorpassando la legge in Italia che prevede che tali norme siano di competenza dello Stato e non delle Regioni. Ma quello che ha fatto riflettere è che buona parte dei favorevoli alla legge, compreso il Governatore della Regione, si sono dichiarati, senza mezzi termini, cattolici.

Si potrà pur dire che questa è una sorta di “autocertificazione”, ma comunque resta aperto il problema: ci si può dire cattolici pubblicamente e professare scelte esplicitamente anticattoliche?

Come si può notare, questo è un problema non solo italiano, ma che riguarda molte realtà nel mondo, e che forse interessa anche noi, nel nostro piccolo, ma in qualche modo grande, stato.

A questo proposito mi ha colpito una recente citazione di un pensatore religioso di grande cultura e spiritualità, che scriveva: «Il fallimento politico dei cattolici in Italia è prima di tutto un fallimento religioso. Hanno voluto salvare le strutture e il potere sacrificando la Verità. Hanno firmato e ratificato leggi che distruggono l’uomo e la famiglia pur di sopravvivere politicamente, diventando servi del mondo.» (Divo Barsotti, Diario di quegli anniNotes ed estratti di spiritualità politica).

E non posso non riferirmi alla recente visita di papa Leone alla nostra Repubblica e alle sue considerazioni. Ci ha ricordato innanzitutto il tema della libertà, con queste preziose parole: «Anzitutto desidero sottolineare che non c’è vera libertà civile senza libertà personale, cioè senza il rispetto e la promozione della dignità della persona umana, di cui la libertà è una componente essenziale. Questa libertà è donata e garantita, in ultima analisi, da Dio, la cui voce risuona nella coscienza di ogni essere umano.

Promuovere la libertà comporta difendere gli spazi della coscienza

E poi non possiamo dimenticare la sottolineatura del nostro compito originale e insostituibile: «Questa visita … mi invita a sottolineare il valore peculiare di uno Stato piccolo, “a misura d’uomo”, in cui è possibile sperimentare la prossimità della politica ai bisogni dei cittadini e, dunque, una democrazia più effettiva, tanto più se animata anche dall’ispirazione cristiana. Perciò la Repubblica di San Marino può essere un “laboratorio” di buona politica, dove, senza derogare alla laicità dello Stato, si può attingere ai principi della dottrina sociale cattolica: la ricerca del bene comune, la destinazione universale dei beni, l’armonia di sussidiarietà e solidarietà, la giustizia sociale».

In questi giorni, in cui il Consiglio Grande e Generale si incontra per una quantità di tematiche, alcune proprio sulla vita e sulla sua dignità, nel rispetto del cammino personale di ognuno, questo invito ad esssere un “laboratorio” di buona politica riveste un rilievo inconfondibile e una responsabilità senza confini. Forse il mondo ci guarda, a partire dall’Italia e dalle regioni a noi vicine. Abbiamo – ed è l’augurio che come Responsabile della Cultura qui in Diocesi rivolgo a tutti, in particolare a coloro che per scelta son appassionati al bene comune – una responsabilità a cui non possiamo venire meno.

«L’obiettivo principale a cui tendere in questo “laboratorio” è la cura dell’umano. Una comunità come la vostra, infatti, al tempo stesso ricca di valori tradizionali e al passo con i tempi sul piano tecnologico, può perseguire efficacemente tale obiettivo, mediante una cura che si traduce nella tutela di ogni vita, in ogni sua fase, dal concepimento alla morte naturale. «La qualità di una civiltà si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire, dalla capacità di riconoscere l’altro come volto e non come funzione. La capacità di saperci prendere cura gli uni degli altri è una dimensione importante del nostro essere umani. […] La tecnologia può sostenere anche la cura reciproca tra persone, ad esempio se offre strumenti che aiutano a prevedere e organizzare, ma senza esautorare la libertà e il giudizio dell’essere umano, soggetto delle relazioni e responsabile delle decisioni».

Questa cura dell’altro è apparsa una nota distintiva della storia sammarinese fin dai suoi albori

Con le parole di un grande poeta, Eliot: «C’è un lavoro comune e c’è una fede per tutti, un compito per ognuno. Ogni uomo al suo lavoro.»

don Gabriele Mangiarotti