Politica

Bilancio 2026, scintille in Aula: tra conti record e accuse di mancanza di visione

Consiglio Grande e Generale – sessione 16-17-20-21-22-23-24 luglio 2026

Lunedì 20 luglio 2026

Il Consiglio Grande e Generale ha aperto i lavori odierni con il giuramento del nuovo Segretario di Stato per la Sanità, Massimo Andrea Ugolini, e del consigliere Massimo Maiani, subentrato nei banchi del Pdcs, per poi concentrare il confronto politico sulla prima lettura della variazione al Bilancio di previsione 2026 e sulla nomina della Commissione consiliare d’inchiesta relativa alla vicenda della tentata acquisizione di Banca di San Marino. Il dibattito è stato caratterizzato da un confronto serrato tra maggioranza e opposizione: da un lato il Governo ha rivendicato il miglioramento dei conti pubblici e della credibilità internazionale del Paese, dall’altro le forze di minoranza hanno contestato l’assenza di una strategia di sviluppo, la gestione del debito e le risorse stanziate per il contenzioso internazionale legato al caso bulgaro.

Presentando il progetto di legge di assestamento, il Segretario di Stato per le Finanze Marco Gatti ha definito il provvedimento una “variazione tecnica” destinata a recepire gli aggiornamenti dell’andamento finanziario dello Stato in vista della seconda lettura prevista per l’autunno. Il Segretario ha evidenziato il miglior andamento delle principali entrate tributarie, l’aumento prudenziale di 8 milioni del gettito IGR, la riduzione di 6,5 milioni degli interessi sul debito pubblico e una situazione di liquidità che, allo stato attuale, non rende necessario ricorrere a nuovi mutui a pareggio. Tra le misure contenute nel testo figurano anche l’emissione di ulteriori 50 milioni di titoli destinati alla sostituzione del debito irredimibile detenuto da Cassa di Risparmio, lo stanziamento di 2 milioni per l’eventuale arbitrato internazionale, 700 mila euro per la partecipazione all’Expo di Belgrado e il rifinanziamento di alcune spese obbligatorie.

La maggioranza ha letto l’assestamento come la conferma della solidità del percorso avviato negli ultimi anni. Sandra Stacchini (Pdcs) ha parlato di “miglioramento sostanziale dei conti dello Stato”, sottolineando che “abbiamo maggiori entrate, una liquidità stabile e una gestione del debito sempre più orientata all’efficienza”. Matteo Rossi (Psd) ha evidenziato il “trend estremamente positivo” certificato dagli upgrade delle agenzie di rating, sostenendo che “oggi siamo in un’ottima congiuntura” anche in vista dell’Accordo di associazione con l’Unione europea. Maddalena Muccioli (Pdcs) ha precisato che l’aumento del gettito IGR “non rappresenta 8 milioni di maggiore pressione fiscale”, ma deriva da effetti prudenzialmente stimati della riforma tributaria. Michele Muratori (Libera) ha invitato a evitare “facili trionfalismi, ma nemmeno catastrofismi”, ricordando il lavoro svolto nella legge finanziaria per contenere la spesa. Oscar Mina (Pdcs) ha definito la variazione “una scelta di responsabilità”, mentre Giuseppe Maria Morganti (Libera) ha indicato l’espansione della base imponibile come segnale di una “economia in ripresa”. Manuel Ciavatta (Pdcs) ha sostenuto che il bilancio potrebbe chiudersi in attivo per il secondo anno consecutivo, mentre Gemma Cesarini (Libera) ha parlato di “una manovra di consolidamento e non di emergenza”. Anche Luca Gasperoni (Pdcs) ha rivendicato il recupero di “credibilità, stabilità finanziaria e capacità di programmare il futuro”.

Sul fronte dell’opposizione sono invece emerse forti riserve. Emanuele Santi (Rete) ha riconosciuto gli effetti positivi dell’aumento del gettito e del minor costo del debito, ma ha contestato l’incremento delle spese correnti, affermando che “qualche riflessione seria su questo bilancio va fatta”. Matteo Casali (Repubblica Futura) ha criticato un assestamento “monco”, privo della parte relativa agli enti del settore pubblico allargato, mentre Carlotta Andruccioli (Domani-Motus Liberi) ha sostenuto che il documento “manca totalmente di una visione”. Nicola Renzi (Rf) ha chiesto maggiore trasparenza sugli effetti della riforma IGR e sulle future esigenze dell’ISS, lamentando una progressiva riduzione del controllo parlamentare sulla gestione del debito. Gaetano Troina (D-ML) ha invitato a non confondere il miglioramento del rating con la crescita dell’economia reale: “Il rating misura la capacità di pagare i debiti, non la forza del sistema economico”. Antonella Mularoni (Rf) ha parlato di un “libro dei sogni” privo di riscontri concreti nel testo di legge, mentre Fabio Righi (D-ML) ha osservato che “migliorare i numeri di un bilancio non significa disegnare la prospettiva del Paese”. Enrico Carattoni (Rf) ha riconosciuto il risparmio ottenuto sul costo del debito, ma ha criticato l’utilizzo immediato delle risorse liberate e lo stanziamento di 2 milioni per l’arbitrato internazionale.

Uno dei temi più discussi è stato proprio quello dell’arbitrato internazionale collegato alla vicenda dell’investitore bulgaro. Le opposizioni hanno attribuito allo stanziamento per la difesa legale una precisa responsabilità politica del Governo. “Se non ci fossimo messi in quella condizione probabilmente non avremmo dovuto spenderli”, ha affermato Santi. Renzi ha parlato del “conto che arriva per cose che sono esclusivamente vostre”, mentre Andruccioli ha chiesto spiegazioni su costi destinati a crescere. Dalla maggioranza è arrivata invece la difesa della scelta prudenziale: Manuel Ciavatta ha sostenuto che “è un atto di prudenza del Governo”, mentre Gemma Cesarini ha invitato a seguire con attenzione l’evoluzione della vicenda senza trarre conclusioni anticipate.

Altro elemento di confronto è stata la partecipazione di San Marino all’Expo 2027 di Belgrado. La maggioranza ha sostenuto convintamente lo stanziamento dei 700 mila euro previsti, definendolo un investimento strategico per le relazioni internazionali e la promozione del Paese. Matteo Rossi ha parlato di “evento importante”, mentre Michele Muratori ha sottolineato la necessità di “prepararsi al meglio”. Più articolato l’intervento del Segretario Federico Pedini Amati, che ha ricordato come la partecipazione fosse stata inizialmente esclusa nel bilancio di dicembre: “Non dobbiamo essere schizofrenici: non si può tagliare una voce a dicembre per poi dirci a luglio che partecipare è indispensabile”. Pur salutando con favore il cambio di orientamento della maggioranza, Pedini Amati ha espresso preoccupazione per i tempi ormai molto stretti dell’organizzazione.

Sul fronte delle prospettive di sviluppo, il dibattito si è allargato anche alle infrastrutture strategiche. Dai banchi della maggioranza Sandra Stacchini (Pdcs) ha indicato tra le priorità un data center, il potenziamento della rete mobile, l’ampliamento del bacino di accumulo delle acque e la realizzazione di un termovalorizzatore, definito uno strumento utile “sia per lo smaltimento dei rifiuti che per la produzione di energia”, nell’ottica dell’autonomia energetica del Paese. Anche Tomaso Rossini (Psd) ha richiamato la necessità di investire nell’autonomia energetica e idrica, mentre il Segretario Federico Pedini Amati ha sollecitato una strategia complessiva di rilancio infrastrutturale, osservando che “se parliamo continuamente solo di tagli senza avere una visione di dove vogliamo andare, io inizio a preoccuparmi”. Le opposizioni hanno però contestato l’assenza di un piano organico: Sara Conti (Rf) ha ironizzato sul fatto che “ci informano, a nostra totale insaputa, che si faranno il termovalorizzatore, il bacino imbrifero e persino un data center”, mentre Antonella Mularoni (Rf) ha parlato di un “libro dei sogni” non supportato da progetti concreti. Sul tema Guerrino Zanotti (Libera) ha invitato alla prudenza sul termovalorizzatore, ricordando le ridotte dimensioni del territorio sammarinese e osservando che un impianto di questo tipo richiederebbe probabilmente l’importazione di rifiuti dall’esterno, mentre ha espresso pieno sostegno agli investimenti per l’autonomia energetica e idrica.

Nelle conclusioni Marco Gatti ha respinto le critiche dell’opposizione, ribadendo che la variazione di bilancio non introduce una nuova politica economica ma aggiorna le previsioni già approvate. “Non siamo di fronte a un bilancio di previsione ma a una variazione di bilancio”, ha ricordato. Il Segretario ha rivendicato la crescita del PIL, passato da 1,4 a 2 miliardi di euro in sei anni, il calo del debito pubblico e l’avanzo primario registrato dal 2022, assicurando che il Governo continuerà a perseguire una gestione prudente della spesa e investimenti nei settori energetico, idrico e infrastrutturale.

L’altro momento politicamente più rilevante della seduta è stato l’avvio della Commissione consiliare d’inchiesta sulla vicenda della tentata acquisizione di Banca di San Marino. La nomina degli otto componenti è stata preceduta da un ampio dibattito. Nicola Renzi ha espresso dubbi sulla composizione non paritetica tra maggioranza e opposizione e sui criteri di incompatibilità adottati, auspicando un’indagine “dall’inizio alla fine” che accerti tutte le responsabilità. Fabio Righi ha definito la vicenda “uno spartiacque storico” per la Repubblica, sostenendo che la commissione dovrà “cercare la verità, non trovare scuse”. Gian Matteo Zeppa (Rete) ha chiesto che non vengano ostacoliti gli approfondimenti, invitando il rappresentante del suo gruppo a denunciare pubblicamente eventuali tentativi di limitare i lavori.

La maggioranza ha invece richiamato con forza l’esigenza di affrontare l’indagine senza pregiudizi. Matteo Rossi ha ricordato che la missione della commissione sarà “cercare la verità e accertare i fatti”, mentre Gerardo Giovagnoli ha raccomandato la massima riservatezza affinché gli atti non possano essere utilizzati nell’arbitrato internazionale. Giuseppe Maria Morganti ha invitato i commissari a “sgombrare il campo da ogni pregiudizio”, Gian Carlo Venturini (Pdcs) ha respinto l’idea che la maggioranza abbia voluto costruire una commissione sbilanciata e Maria Luisa Berti (Ar) ha auspicato un lavoro “con la massima obiettività”.

Il Segretario di Stato Stefano Canti ha confermato che tutta la documentazione disponibile è stata messa a disposizione delle forze politiche e ha ribadito che il compito della commissione sarà esclusivamente quello di valutare eventuali responsabilità politiche e amministrative senza interferire con il procedimento penale in corso. “Bisogna basarsi esclusivamente sugli atti e sulle prove”, ha dichiarato, difendendo l’operato della magistratura, di Banca Centrale e dell’Agenzia di Informazione Finanziaria. Ilaria Bacciocchi (Psd) ha sostenuto che “meno male che questo investitore è rimasto fuori dalla porta”, sottolineando la necessità di comprendere se il coordinamento tra politica, vigilanza, autorità giudiziaria e diplomazia abbia funzionato correttamente.

La commissione è stata quindi approvata a maggioranza con 48 voti favorevoli, nessun contrario e due astensioni.

Nel prosieguo della seduta il Consiglio ha affrontato una serie di nomine, tra cui quelle relative alla Commissione per l’edilizia residenziale e alla Commissione per le politiche giovanili, dibattendo anche sull’opportunità di una futura revisione normativa dell’organismo dedicato ai giovani. È stata inoltre ratificata la designazione degli esperti del Comitato garante per la contrattazione collettiva.

Via libera anche alla ratifica di alcuni accordi di pubblico impiego riguardanti l’Azienda autonoma di Stato per i servizi pubblici e la Funzione pubblica. Il Segretario Andrea Belluzzi ha spiegato che gli accordi sono finalizzati soprattutto alla riorganizzazione degli orari e all’introduzione della reperibilità, illustrando anche lo stato delle trattative aperte sul rinnovo del contratto del pubblico impiego e sul comparto scuola. Il Segretario Alessandro Bevitori ha definito strategico l’accordo relativo agli autisti, collegandolo allo sviluppo del servizio di mobilità SMUVI e ringraziando il personale “per aver accettato questa sfida”.

Di seguito un estratto dei lavori

Comma 2: Nomina del Segretario di Stato per la Sanità e la Sicurezza Sociale, gli Affari Sociali e le Pari Opportunità

Il consigliere Massimo Andrea Ugolini giura come nuovo Segretario di Stato.

Comma 3: Relazione della Giunta Permanente delle Elezioni – Giuramento del Segretario di Stato – Giuramento del Consigliere eletto in sostituzione del Segretario di Stato

Massimo Maiani, primo dei non eletti, giura come nuovo consigliere del Pdcs.

Comma 21: Progetto di Legge “Variazione al Bilancio di Previsione della Stato e degli Enti Pubblici per l’esercizio finanziario 2026 e modifiche alla Legge 22 dicembre 2025 n.158” (presentato dalla Segreteria di Stato per le Finanze e il Bilanci) (I lettura)

Marco Gatti Segretario di Stato: Onorevoli Consiglieri, il progetto di legge “Variazione al Bilancio di Previsione dello Stato e degli Enti Pubblici per l’esercizio finanziario 2026, modifiche alla Legge 22 dicembre 2025 n. 158”, viene presentato ai sensi dell’articolo 25 della Legge 18 febbraio 1998 n. 30. Il presente progetto di legge rappresenta una variazione tecnica, molto sintetica che in questa fase di prima lettura riguarda esclusivamente il bilancio dello Stato, recante adeguamenti in alcuni capitoli di bilancio per lo più riferiti a spese obbligatorie, ivi comprese le variazioni relative ai trasferimenti di fondi avvenute fino al corrente mese di giugno, in conformità a quanto disposto all’art. 24, al secondo comma dell’art. 25 e le variazioni disposte ai sensi dell’art. 27 della Legge n. 30/1998. Così facendo questa Segreteria di Stato, unitamente a tutto l’Esecutivo, confida, in considerazione dei tempi ed iter istituzionali, di sottoporre già nel mese di settembre/ottobre il progetto di legge in seconda lettura per la sua approvazione, definendo così un quadro più aggiornato rispetto alle previsioni della Legge n. 158 del 22 dicembre 2025, dell’andamento delle entrate e delle uscite, del bilancio e della finanza pubblica. 

Si ritiene comunque opportuno evidenziare che l’andamento delle entrate e delle uscite è sempre oggetto di costante monitoraggio da parte degli uffici competenti e della Segreteria di Stato per le Finanze e il Bilancio. Allo stato attuale, le principali entrate tributarie ed extratributarie, con particolare riferimento all’imposta monofase e all’imposta sui prodotti petroliferi, registrano un andamento superiore alle previsioni fatte a dicembre. Particolare attenzione è stata inoltre riservata alle entrate derivanti dall’Imposta Generale sui Redditi, rispetto alle quali si è proceduto, in via prudenziale, ad adeguare il relativo stanziamento, tenendo conto degli effetti conseguenti all’entrata in vigore della Legge 12 novembre 2025 n. 141. Resta comunque confermato che il Governo, come ha sempre fatto, segue criteri e meccanismi di prudenza nelle stime e, come da programma di Governo, sarà massima l’attenzione sul versante del contenimento ed ottimizzazione della spesa corrente, in maniera sinergica e congiunta tra tutte le Segreterie di Stato. Infine, per quanto attiene alla liquidità dello Stato, continua a registrarsi un andamento stabile; pertanto, allo stato attuale, non si ravvisa la necessità di procedere all’accensione di mutui a pareggio o all’attivazione di ulteriori forme di finanziamento. La Segreteria di Stato Finanze e Bilancio coglie l’occasione di confermare, con la presente relazione, che gli emendamenti che saranno proposti dal Governo in sede di seconda lettura del progetto di legge resteranno esclusivamente tecnici, circoscritti pertanto a quanto necessario alla variazione di bilancio per lo Stato e per gli Enti, così come da impegno preso nei confronti del Consiglio Grande e Generale. 

Posto quanto precede il presente PDL si compone di 7 articoli. L’articolo 1 propone la variazione straordinaria al Rendiconto Generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2025 per gli utili conseguiti da Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino S.p.A. nell’esercizio 2025. Ai sensi dell’art. 2, comma 7 della Legge n. 223/2020, i dividendi distribuiti dalla Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino S.p.A. pari ad euro 5 milioni, sono destinati al rimborso dei Titoli irredimibili del debito pubblico emessi ai sensi degli articoli 2 e 3 della Legge n. 223/2020. 

L’articolo 2 propone il differimento della delega al Congresso di Stato per l’adozione di un decreto delegato per aggiornare i compensi di spettanza dei membri dei Consigli di Amministrazione e dei Collegi Sindacali di Enti ed Aziende Autonome dello Stato e degli Enti di qualunque natura partecipate dallo Stato fissati nel 2014. L’articolo 3, comma 1 dispone l’emissione di titoli del debito pubblico per un importo aggiuntivo pari a 50 milioni di euro rispetto ai 450 milioni già previsti nel bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2026, per un ammontare complessivo di 500 milioni di euro, da collocarsi sul mercato italiano. La Segreteria e la Ragioneria Generale dello Stato sono, infatti, nella fase di ultima definizione di tale possibilità di mercato. Le risorse derivanti da tale emissione saranno destinate al ritiro di 50 milioni di euro di titoli irredimibili detenuti da Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino S.p.A. L’operazione si configura pertanto come una conversione della natura del debito, senza determinare alcun incremento dell’ammontare complessivo del debito pubblico. 

L’articolo 3, comma 2 prevede la possibilità di adottare appositi regolamenti, in coerenza con le disposizioni di cui alla Legge 13 novembre 2025 n. 142 e successive modifiche, allo scopo di rendere possibile una più ampia circolazione dei titoli del debito pubblico della Repubblica di San Marino emessi per il mercato interno, anche sui mercati esteri. Per far questo occorrerà apportare dei piccoli correttivi al regolamento di emissione dei titoli, così come richiesto dai regolamenti delle borse in cui vorremo poter negoziare gli stessi. 

L’articolo 4 autorizza i dati contenuti nello Schema della Variazione al Bilancio di Previsione dello Stato di cui all’“Allegato A” per l’esercizio finanziario 2026 rispetto allo schema approvato con Legge n. 158/2025. La parte delle entrate registra alcuni aggiustamenti tecnici conseguenti a donazioni ai sensi dell’articolo 27. Si segnala inoltre la variazione prudenziale registrata sul capitolo 20 “Imposta Generale sui Redditi” con un incremento di 8 milioni per gli effetti della legge di modifica all’IGR nonché l’iscrizione delle risorse derivanti dall’emissione di ulteriori 50 milioni di titoli del debito pubblico. In uscita si registrano variazioni di spese per lo più obbligatorie, quali ad esempio gli oneri derivanti dal trasferimento delle sedute del Consiglio Grande e Generale e delle Commissioni Consiliari presso il Centro Congressi Kursaal per permettere la ristrutturazione di Palazzo Pubblico. È stato anche previsto uno specifico stanziamento di 2 milioni per affidare la difesa per l’arbitrato internazionale qualora ci fosse la necessità di nominare uno o più avvocati. Altra modifica intervenuta nello schema riguarda la spesa di euro 700 mila per la partecipazione della Repubblica di San Marino all’Esposizione Specializzata – Expo 2027 Belgrado che verrà trattata più diffusamente nel comma specifico. Vengono ripristinati i fondi di riserva per spese obbligatorie ed impreviste ai quali è ricorsa principalmente l’Avvocatura dello Stato per far fronte al pagamento di risarcimenti danni a seguito di procedimenti giudiziari a carico dell’Ecc.ma Camera. Importante rilevare la riduzione significativa di euro 6,5 milioni degli oneri previsti per gli interessi passivi dei titoli del debito pubblico internazionale grazie al positivo collocamento della recente emissione.

All’articolo 5 sono indicate alcune modifiche alle disposizioni contabili relative al bilancio. Il comma 12 bis precisa i soggetti destinatari dell’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 2 commi 1 e 2 della Legge 15 settembre 2023 n. 132. Il comma 12 ter disciplina le modalità di registrazione dei contratti e degli scambi di note commerciali di cui all’articolo 26, comma 8 del Decreto Delegato 2 marzo 2015 n. 26 e smi. Il comma 12 quater prevede che le disposizioni contenute all’articolo 33 della Legge n. 187/2015 e smi siano applicate anche alle spese imputate su un capitolo destinato alla promozione di progetti di interesse sociale e culturale del Dipartimento Istruzione e Cultura. I commi 12-quinquies, 12-sexies e 12-septies disciplinano i convenzionamenti tra il Congresso di Stato, per conto dell’Ecc.ma Camera, e le Federazioni sportive finalizzati alla valorizzazione, alla migliore gestione e alla funzionalità delle aree e dei relativi impianti sportivi istituendo anche un apposito capitolo di spesa. 

L’articolo 6 autorizza la partecipazione della Repubblica di San Marino all’Esposizione Specializzata “Expo 2027 Belgrado”, che si svolgerà a Belgrado, in Serbia, dal 15 maggio 2027 al 15 agosto 2027. Tale partecipazione rappresenta un’importante occasione di promozione e valorizzazione del sistema Paese in un contesto internazionale di durata più contenuta rispetto alle Esposizioni Universali, ma comunque caratterizzato da significative potenzialità, anche in considerazione del mercato di riferimento e delle opportunità di relazione e visibilità che l’evento potrà offrire. L’articolo prevede inoltre che, per l’organizzazione e la gestione della partecipazione sammarinese, siano adottate le medesime modalità operative e gestionali già utilizzate in occasione delle precedenti Esposizioni. 

Pertanto, il presente progetto di legge sarà oggetto, nei prossimi mesi, di nuova disamina e confronto con tutti gli Uffici, Enti Pubblici e tutte le Segreterie di Stato, al fine di definire l’aggiornamento complessivo sulla base dell’andamento dell’esercizio in corso sia sulle poste in entrata, che con tutta probabilità registreranno maggiori accertamenti rispetto all’importo stimato nel bilancio di previsione 2026, sia sulle poste in uscita. Infine, il progetto sarà altresì arricchito delle variazioni di bilancio proposte dagli enti pubblici. 

Il presente progetto di legge, di struttura totalmente tecnica, sarà, come previsto, oggetto di confronto in Consiglio Grande e Generale, e potrà dunque essere oggetto, in seconda lettura, di integrazioni od adeguamenti, oltre a quanto sarà determinato dalla rilevazione di ulteriori dati, necessità ed informazioni.

Sandra Stacchini (Pdcs): Intervengo con estrema convinzione e con grande piacere su questo tema della variazione di bilancio, sia perché ci troviamo ad analizzare dei dati finanziari che sono oggettivamente positivi, sia perché, anche in questa seduta consiliare, i fatti dimostrano chiaramente che questa maggioranza sta lavorando bene e sta ottenendo dei risultati tangibili per il Paese. Io penso che questa variazione di bilancio fotografi un miglioramento sostanziale dei conti dello Stato: abbiamo maggiori entrate, una liquidità che rimane stabile, un minor ricorso all’indebitamento e, soprattutto, una gestione del debito che è sempre più orientata all’efficienza e alla sostenibilità. Secondo me si tratta di risultati che rafforzano la credibilità della nostra Repubblica nei confronti dei cittadini, degli operatori economici e dei mercati finanziari, permettendo al governo di affrontare con una maggiore serenità le sfide dei prossimi anni, mantenendo sempre saldo l’obiettivo della sostenibilità dei conti pubblici e dello sviluppo economico del Paese. Guardando ai numeri di sintesi, io vedo che nel 2026 registriamo una riduzione del debito per l’estinzione di mutui pari a circa 5,8 milioni di euro. Inoltre, il disavanzo di bilancio che a dicembre 2025 era previsto a – 13,7 milioni per l’anno in corso, oggi in questa variazione è previsto prudenzialmente a – 5 milioni, con l’ipotesi per nulla esclusa di arrivare persino al pareggio. Io ritengo che questo risultato sia dovuto, sul fronte delle entrate, a maggiori incassi dall’imposta IGR per circa 8 milioni e a una riduzione degli interessi per i titoli del debito pubblico pari a 6,5 milioni di euro, grazie all’ottimo lavoro svolto dalla Segreteria di Stato per le Finanze in occasione del rinnovo del titolo del debito pubblico; è stato un altro momento di prova che il Paese ha superato brillantemente. Sul fronte delle uscite, registriamo un incremento di spesa di 2 milioni di euro per spese legali in vista di un possibile arbitrato internazionale per la nota questione bulgara, oltre a un aumento di 700.000 euro per la partecipazione all’Expo di Belgrado, un appuntamento che io considero un’occasione fondamentale per San Marino sia come attrazione turistica che per l’importanza diplomatica. C’è poi un aumento di spesa di 1 milione di euro per il rinnovo della tipologia dei passaporti e il ritiro di 5 milioni di titoli del debito irredimibile di Cassa di Risparmio a fronte della sottoscrizione di pari debito estero, oltre all’utilizzo dei dividendi di Cassa di Risparmio per 5 milioni, sempre per il ritiro del debito. Io posso già anticipare le osservazioni che probabilmente mi farà il collega Santi, il quale forse mi contesterà, come fa sempre, che questa scelta non sarebbe corretta perché il debito irredimibile paga l’1,5% mentre il debito estero pagherà probabilmente un tasso maggiore. Io però rispondo che il titolo irredimibile è un’anomalia che deve essere assolutamente sanata nel bilancio della Banca e dello Stato; è stato un rimedio valido nel momento in cui è stato adottato, ma oggi rimane un’anomalia non spendibile ed è nostro preciso compito porvi rimedio, come farebbe un qualsiasi governo responsabile, affrontandone anche i relativi costi. Nonostante questi buoni risultati, io sono consapevole che il cammino sia ancora in salita e serve massima attenzione agli sprechi. Soprattutto, io penso che uno dei primi obiettivi debba essere quello di aumentare gli investimenti, perché un Paese che non investe non può incrementare il PIL. Come tutti sappiamo, la relazione tra gli investimenti, sia pubblici che privati, e il PIL è diretta: gli investimenti sono il motore fondamentale della crescita. Io ricordo che il prodotto interno lordo è definito dalla formula che somma consumi, spesa pubblica ed esportazioni, sottraendo le importazioni. Ed è proprio sulla scelta degli investimenti prioritari e sul loro avvio che la maggioranza si sta concentrando: penso alla realizzazione di un Data Center con i più alti standard qualitativi, la cui progettazione è già stata avviata, al potenziamento della rete mobile, all’ampliamento del bacino di accumulo delle acque e alla realizzazione di un termovalorizzatore. Quest’ultimo sarà importante sia per lo smaltimento dei rifiuti che per la produzione di energia, dato che l’autonomia energetica rimane uno dei nostri obiettivi principali. In conclusione, io esprimo il mio pieno sostegno al Segretario per le Finanze per il buon lavoro svolto.

Matteo Rossi (Psd): Voglio formulare alcune considerazioni per il gruppo del Partito dei Socialisti e dei Democratici in merito a questa prima lettura della variazione di bilancio. Io penso che l’inizio di questa discussione ci faccia sentire sinceramente e moderatamente soddisfatti, perché riteniamo che i risultati ottenuti in questo lasso di tempo — un periodo che possiamo far partire dal 2020 con tutte le operazioni messe in campo — siano molto significativi. In questi sei anni di lavoro a cavallo tra due legislature, io credo che analizzando i dati si veda chiaramente un trend estremamente positivo per il nostro Paese. Questo trend positivo, secondo me, è certificato dagli upgrade che abbiamo ricevuto da ben due agenzie di rating, che vedono un netto miglioramento della nostra situazione generale. Io penso che non sia un caso che questi miglioramenti siano arrivati proprio in scia alle riforme, ai provvedimenti e a quelle operazioni che hanno scosso positivamente il sentire pubblico e alimentato il dibattito politico. Penso alla recente riforma e al grande lavoro fatto dalla Segreteria di Stato per le Finanze nel bilancio di fine anno, dove tra la prima e la seconda lettura si è lavorato moltissimo per rimarginare e diminuire il disavanzo iniziale. Io ritengo che un grande lavoro sia stato fatto proprio dai gruppi di maggioranza per dare una spinta forte affinché quel disavanzo diminuisse ulteriormente: eravamo partiti da un punto che era fondamentalmente critico e siamo riusciti ad arrivare quasi a un pareggio di bilancio. Quel pareggio, esaminando i dati e le relazioni del Segretario, non mi sembra affatto lontano da venire. Io e il mio partito riteniamo che la linea politica debba essere determinata dallo sviluppo, il che significa politiche incentivanti, che già ci sono, ma anche avere la forza e la visione per investire nelle infrastrutture. Io penso che quanto espresso dall’ANIS sia un vademecum fondamentale e spesso abbiamo preso le parole degli industriali come un faro per lo sviluppo, nonostante la situazione complessa dei conti. Oggi siamo in un’ottima congiuntura, anche grazie alla notizia ultra positiva del “semaforo verde” per il benedetto accordo di associazione, che ci fa sperare per il meglio. Come esponente del mio partito ho spinto affinché tutta la squadra di maggioranza mettesse in campo una strategia mirata allo sviluppo e credo che le condizioni attuali lo permettano. Apprendo con grande favore il punto di questa variazione dedicato all’Expo di Belgrado: tutto il mio partito e l’intera maggioranza sono soddisfatti perché si tratta di un evento importante che il Segretario di Stato con delega all’Expo, Federico Pedini Amati, dovrà sostenere. La maggioranza sostiene appieno questa scelta proprio nell’ottica di diminuire il disavanzo. Io ricordo che lo scorso dicembre si era valutata un’altra strada, ma i risultati di questo primo semestre del 2026 e gli ottimi avanzi di bilancio hanno fatto pensare a questa maggioranza di intraprendere la strada di un Expo più targetizzato a Belgrado. Si tratta di una capitale europea emergente che non è lontana da noi e che sta vivendo un grande sviluppo. Io ho appreso in questi giorni dai social della visita del Segretario a Belgrado e sono fermamente convinto che sosterremo pienamente questo percorso. Ritengo che la fortuna di San Marino non stia nelle materie prime o nelle risorse della terra, ma nelle relazioni internazionali, e credo che un contesto come l’Expo rappresenti un grandissimo valore aggiunto per la nostra Repubblica. Io sono quindi contento di questa variazione in prima lettura e avremo modo di confrontarci ancora da qui alla seconda lettura.

Emanuele Santi (Rete): Penso che l’assestamento di bilancio che ci apprestiamo a discutere presenti un paio di voci che vanno assolutamente sottolineate. La prima è che l’imposta IGR sia andata meglio delle previsioni, con 8 milioni di euro in più, e soprattutto il fatto che gli interessi sul debito siano calati di 6,5 milioni. Io però voglio essere chiaro: sugli interessi sul debito abbiamo sempre detto che ne paghiamo due anziché uno per tutto l’anno e avevate preventivato di pagare gli interessi su due debiti per dodici mesi, mentre in realtà lo farete per nove. Questo è il motivo per cui parlate di 6 milioni e mezzo in meno, ma restiamo comunque sopra i 40 milioni di euro di interessi sul debito pubblico. Io credo che su questo andrebbe fatta una riflessione profonda, visto che la partita del debito verrà giocata con titoli riservati al mercato italiano; io non riesco a capire perché non usiamo mai il mercato interno, ma spero che il Segretario Gatti possa spiegarcelo. Io mi sarei aspettato che a fronte di un miglioramento complessivo di 15 milioni di euro ci fosse una riduzione del mutuo a pareggio di pari importo, invece il bilancio migliora solo di 5 milioni. Perché succede questo? Io penso che la risposta sia evidente: a differenza di quanto fatto nella previsione di bilancio, dove io riconosco che la maggioranza aveva fatto un bel lavoro di taglio con la spending review, ora nell’assestamento si vede che i Segretari di Stato hanno avuto bisogno di più soldi. E questo “bisogno di soldi” si è tramutato in quasi 10 milioni di euro di spese in più. Io inizio con l’elenco dei milioni: 2 milioni sono per le consulenze per l’arbitrato estero e io non sarei affatto felice di questo, perché quei 2 milioni per l’arbitrato hanno delle responsabilità politiche ben precise. Se non ci fossimo messi in quella condizione, probabilmente non avremmo dovuto spenderli e temo che la cifra possa persino aumentare se dovessimo perdere l’arbitrato; non voglio nemmeno immaginare quale potrebbe essere la cifra finale, visto che qualcuno ha chiesto risarcimenti per 150 milioni. Io non vedo la questione così “rosa” e non capisco tutto questo trionfalismo. Io penso che in maggioranza dovreste fare delle considerazioni serie su queste spese a cascata: più 13.000 euro per la Giustizia, più 40.000 per gli Esteri e 250.000 euro in più per i convenzionamenti con le federazioni sportive. Io ad esempio non ho capito la ragione di questi 250.000 euro in più per lo sport e mi piacerebbe che il Segretario ce lo spiegasse. Poi vedo 13.000 euro in più per il Territorio, 160.000 per l’Istruzione e 190.000 per l’ISS. Riguardo all’ISS, io ricordo bene che c’era una richiesta del direttore amministrativo che parlava di un fabbisogno non di 98 ma di 105 milioni; qui mancano all’appello 7 milioni di euro che il Segretario non ha inserito. Se non servono, allora tanto di cappello, ma io temo che ce li ritroveremo tutti in seconda lettura quando l’Istituto li reclamerà. Io non ho sentito mezza spiegazione sul perché questi 7 milioni non siano stati gestiti o inseriti. Poi c’è una voce che è balzata all’occhio di tutti: il dipartimento DGFP chiede 1 milione di euro in più per cancelleria, stampati e spese varie. Io penso che anche su questo milione serva una spiegazione: o siamo stati troppo bassi nelle valutazioni iniziali o c’è qualcosa che non va, perché un milione per queste spese in un dipartimento mi sembra eccessivo. Io non voglio fare il catastrofista, cari colleghi della maggioranza, ma qualche riflessione seria su questo bilancio va fatta. Qualcuno scrive che è un bilancio puramente tecnico, ma io dico che il bilancio è politico come sempre e ci sono voci che reclamano attenzione. Io penso che quei 2 milioni di euro stanziati per l’arbitrato negli Stati Uniti per la questione bulgara siano la voce su cui riflettere davvero, analizzando le responsabilità di chi ci ha portato in questa situazione. Io ritengo che i cittadini debbano sapere che, se non fossimo andati a cercarci questa vicenda, quei soldi probabilmente non li avremmo spesi.

Matteo Casali (Rf): Penso che ci sia un primo dato da rilevare in questa discussione sull’assestamento di bilancio che non so se sia puramente formale, ma probabilmente lo è, altrimenti non avreste nemmeno potuto depositare la legge. Al di là della forma, però, secondo me c’è un elemento di sostanza molto importante: noi oggi stiamo discutendo un assestamento che riguarda esclusivamente la parte dello Stato. Tutto quello che riguarda gli enti, come l’ISS, l’Azienda dei Servizi, l’Azienda per i Lavori Pubblici o l’Università, insomma tutto il settore del pubblico allargato, non è contenuto in questo provvedimento. Attenzione, non è che ci venga detto che questi non verranno assestati; ci viene detto semplicemente che non ne parleremo prima di settembre o ottobre. Allora è del tutto evidente che questa discussione viene svuotata di almeno metà del suo contenuto reale. Io mi stupisco sinceramente di come facciano certi consiglieri di maggioranza a magnificare le sorti di questo bilancio quando stiamo discutendo un documento che è quantomeno monco, visto che manca tutta la parte fondamentale sulla sanità. Ad esempio, io mi chiedo come facciamo a sapere oggi se quei famosi 7 o 8 milioni di euro in più richiesti dall’ISS in fase di bilancio preventivo glieli daremo oppure no. Se avete intenzione di darglieli, io penso che sarebbe ora di iniziare a discuterne già in questa sede. Secondo me non si possono fare gli assestamenti “ad avancarica”, dove si mette la palla di cannone in bocca al pezzo d’artiglieria per spararla solo fra qualche mese. Se continuate così, allora tanto vale che facciate interventi in una lettura sola, visto che state comunque modificando il regolamento consiliare. C’è un aspetto di metodo e di sostanza in tutto questo che per me non è affatto accettabile. Guardando poi gli aspetti salienti del documento lato Stato che ci avete prodotto, io vedo l’emissione di debito pubblico per altri 50 milioni di euro. Voi dite che non si tratta di “nuovo” debito perché è la sostituzione del debito irredimibile, ma quando gli organismi internazionali ci hanno detto che l’irredimibile era la redenzione, noi abbiamo dovuto trasformare il debito nominale in debito vero. Quindi va benissimo seguire quello che ci dicono gli organismi internazionali, ma non raccontiamo ai cittadini che la situazione rimane com’è, perché stiamo passando da un debito nominale a un debito reale. Io dico che non dobbiamo raccontare fandonie a chi ci ascolta: noi oggi abbiamo 50 milioni di debito in più. Vedo inoltre un ulteriore ampliamento dello strumento del regolamento del Congresso di Stato per l’emissione dei titoli, e si dice che questo sia in coerenza con la famigerata legge 142 del 2025. Quella era la legge che aveva strutturalmente concepito il debito all’interno della legge di bilancio, sdoganando il concetto di contrazione del debito per la spesa corrente e demandando tutto al regolamento di Stato per quanto riguarda tassi di interesse e quant’altro. Secondo me ogni ampliamento di questo strumento, pur se coerente con una legge che abbiamo fortemente contrastato, ci deve preoccupare terribilmente perché significa lasciare le mani ancora più libere al Congresso di Stato. Vedo poi un aumento delle entrate tributarie ed extratributarie, con 8 milioni in più per la riforma IGR. Forse alla fine capiremo se questa riforma ci è costata oppure no. Mi viene in mente una poesia di Checco Guidi dove uno controlla e l’altro fa un tuffo; qui siamo esattamente nello stesso tema, tra 17 milioni o 8 milioni, e io penso sarebbe ora di iniziare a fissare questi numeri in modo serio. Infine vedo 2 milioni di euro in più per pagare i consulenti per l’arbitrato internazionale della famosa vicenda privata. Quella vicenda è talmente “privata” che però i soldi li mettiamo nel bilancio dello Stato per calmierare una situazione che, lo dico con forza, ha una paternità politica ben precisa. Su questo punto mi fermo qui.

Carlotta Andruccioli (Domani – Motus Liberi): Voglio fare un breve intervento in questa prima lettura della variazione di bilancio per porre alcune riflessioni e richieste di chiarimento al governo. Il governo ha presentato un progetto di legge che definisce tecnico e sintetico, con l’obiettivo di mantenerlo tale anche per la seconda lettura. Sicuramente la variazione di bilancio è di per sé un provvedimento tecnico, perché serve ad adeguare le previsioni di spesa alle dinamiche dell’anno in corso, ma come vi ripetiamo tante volte, sia il previsionale che l’assestamento sono atti assolutamente politici. Quello che a me manca è proprio questo: secondo me un assestamento dovrebbe raccontare qualcosa di più, dovrebbe farci comprendere quale sia la direzione del governo, qual è l’impostazione rispetto ai conti pubblici e quale idea si ha per il futuro del Paese. Qui invece vedo tutto molto annebbiato, perché leggendo il progetto di legge e la relazione emerge solo un elenco di numeri, ma manca totalmente un’analisi, un quadro d’insieme e soprattutto manca una visione. Abbiamo visto che vengono evidenziate maggiori entrate derivanti dalla monofase e dall’imposta sui prodotti petroliferi. Anche questo è un dato positivo in apparenza, ma io penso che dovremmo interrogarci sul perché ci sia stato questo incremento. Queste maggiori entrate derivano da un’effettiva crescita dell’economia o sono semplicemente l’effetto dell’aumento dei prezzi e dell’inflazione? Perché se il gettito cresce solo perché aumenta il costo dei beni, io non credo che possiamo considerarlo automaticamente un segnale di maggiore solidità. La stessa cosa vale per gli 8 milioni di euro di maggior gettito dall’IGR: viene presentato come un successo, ma io mi chiedo se questo incremento derivi dall’ampliamento della base imponibile o semplicemente dall’aumento della pressione fiscale, come noi crediamo. Se aumentano le imposte è normale che aumentino le entrate, quindi il dato isolato non è affatto un successo di politica economica. C’è poi la questione del debito pubblico che secondo me è ancora più importante. Questa variazione conferma il ricorso a nuove emissioni di titoli di debito, il che non è una novità visto l’aumento progressivo degli ultimi anni, ma le mie preoccupazioni sono due. La prima è che il debito pubblico sarà gestito tramite regolamenti, quindi questo Parlamento avrà sempre meno voce in capitolo. La seconda preoccupazione è che continua a mancare una strategia: io chiedo quali siano gli obiettivi di questo governo rispetto alla riduzione del debito e quali strumenti intenda adottare per evitare che il ricorso al debito diventi la normalità. Qualche mese fa avete festeggiato per una riduzione dei tassi di interesse, ma noi vi abbiamo contestato il fatto di esservi limitati ad auto-incensarvi senza avere un’idea su come ridurre un debito così importante. Io vi chiedo quali siano i progetti per rilanciare l’economia, perché se i progetti sono quelli che leggiamo sui giornali, come i 100 metri del trenino, io ho dei seri dubbi. Vedo poi una previsione di circa 2 milioni di euro per le spese della difesa nell’arbitrato internazionale. Alla luce delle vicende giudiziarie che hanno colpito l’immagine internazionale del Paese, non credete che servano spiegazioni in più? Questi 2 milioni sono solo per l’avvio della difesa, ma l’arbitrato comporterà ben altri costi. Siccome la vicenda l’avete gestita voi, io trovo preoccupante che ci costi già così tanto solo per iniziare a difenderci. Un’altra domanda: dov’è la famosa spending review? Dove sono gli interventi di razionalizzazione della spesa e le scelte coraggiose per migliorare la macchina pubblica? Vi eravate presi degli impegni, ma se continuiamo a finanziare la spesa corrente con il nuovo debito e le entrate IGR senza intervenire mai sulle uscite, il problema viene solo rinviato. Secondo me non c’è nulla in questa prima lettura che faccia pensare a una politica economica in crescita o a una volontà concreta di razionalizzare la spesa pubblica. Mancano riflessioni sulla sostenibilità delle nuove entrate e percorsi di rientro del debito, quindi ritengo che questo progetto sia molto carente.

Maddalena Muccioli (Pdcs): Intervengo su questo comma per discutere dell’assestamento di bilancio e ci tengo ad evidenziare come il percorso iniziato con la legge finanziaria dello scorso dicembre stia proseguendo bene. Stiamo rispettando l’indirizzo che la maggioranza ha voluto dare con molta forza, cercando di ottimizzare le voci di costo e di ridurre il più possibile i disavanzi di spesa, sia corrente che in conto capitale. Entrando nel merito di alcune voci, voglio sottolineare che la previsione di 8 milioni di euro di aumento per l’imposta IGR è un’ipotesi prudenziale. Dobbiamo considerare che la riforma non è ancora entrata pienamente a regime e ad oggi ci troviamo con le dichiarazioni delle persone fisiche che sono ancora in corso di redazione, quindi i dati definitivi non li avremo prima di agosto. Le dichiarazioni che stiamo compilando ora seguono ancora le regole precedenti al 2025. Questa variazione è stata fatta basandosi su previsioni che tengono conto delle modifiche introdotte dalla nuova legge IGR, i cui effetti sono misurabili già dal primo gennaio di quest’anno. Ad esempio, io penso che possa aver influito l’abbassamento della soglia delle cifre considerate esenti per i rimborsi spese non documentati. Ci tengo però a evidenziare che non si tratta di 8 milioni di aumento della pressione fiscale, perché l’aumento dell’1% sulle imposte in via transitoria non ha ancora avuto pienamente i suoi effetti, visto che decorrerà dalle prossime dichiarazioni dei redditi. Per quanto riguarda la spesa corrente, io credo che la riduzione sia collegata in modo importante alla riduzione della quota interessi sul debito estero, che era una voce molto rilevante. L’operazione fatta per il rinnovo del titolo ci ha permesso di avere un tasso molto più ridotto rispetto al passato e questo ha un impatto estremamente positivo sul bilancio, perché libera risorse che possono essere destinate alla crescita e allo sviluppo economico. Sul tema dell’Expo, io voglio ricordare che in Commissione Finanze sia la maggioranza che l’opposizione hanno sempre riconosciuto all’unanimità il valore di questi eventi come occasione per far conoscere San Marino e generare interesse verso il nostro Paese. Quindi io apprezzo e ringrazio il Segretario Pedini Amati per aver confermato la volontà di partecipare a questo Expo intermedio che può essere un’opportunità. Riguardo al milione di euro stanziato per le spese di cancelleria, io voglio chiarire che si tratta in realtà dei costi per i rinnovi dei passaporti. Non sono “semplici spese di cancelleria”, ma una spesa che era stata rinviata negli anni precedenti e che è stata confermata per l’anno in corso. Infine, io apprezzo che venga prorogata la delega per rivedere i compensi dei membri dei collegi sindacali delle aziende e degli enti. Penso ad esempio all’ISS: se vogliamo fare un’accurata revisione del bilancio dell’istituto, io credo che avere un collegio sindacale pienamente operativo e giustamente retribuito per l’attività immane che svolge sia uno dei migliori investimenti possibili. Avremo sicuramente modo di approfondire tutto durante la seconda lettura.

Michele Muratori (Libera): Intervenire dopo la collega Maddalena Muccioli da una parte mi facilita il compito perché ha già illustrato bene il provvedimento, ma dall’altra lo complica perché è difficile aggiungere nuovi elementi. Io però penso che serva equilibrio quando si affronta un dibattito come quello sull’assestamento. Non dobbiamo cadere in facili trionfalismi, ma nemmeno in catastrofismi. Questo assestamento è stato “asciugato” molto perché c’è stato un grande lavoro a monte con la legge finanziaria dello scorso anno, che ha già portato benefici. È stato un lavoro corale, dove abbiamo lavorato per settimane per scremare le spese superflue e concentrarci solo su quello che serviva effettivamente. Abbiamo chiesto sacrifici alle varie Segreterie di Stato per ridurre i costi e razionalizzare la spesa. Questo assestamento è il frutto di quel lavoro partito da tempo, che è stato riconosciuto anche dalle agenzie di rating che ci hanno promosso. L’elemento che secondo me caratterizza questo assestamento è lo stanziamento di 700.000 euro per la partecipazione di San Marino all’Expo di Belgrado. Io voglio dire chiaramente che credo fermamente nell’importanza di partecipare a questi eventi internazionali. Quello di Belgrado è un Expo specializzato e penso che la necessità di esserci sia di prim’ordine, considerando che si trova in un’area strategica come quella dei Balcani e vista la vicinanza con San Marino. Chiaramente queste spese devono produrre un ritorno economico e di immagine, quindi dobbiamo prepararci al meglio. Non voglio ora incentrare tutto il discorso sull’Expo, avremo altre occasioni per valutarne i costi e i benefici, ma l’importanza di partecipare è riconosciuta dal mio gruppo. Come ha anticipato il Segretario, non ci saranno grandi stravolgimenti da qui alla seconda lettura. Io ricordo che quando eravamo all’opposizione ci lamentavamo spesso del fatto che una legge venisse stravolta tra la prima e la seconda lettura; l’impegno ora è quello di ridurre al massimo le modifiche. Noi proseguiremo in quello che ci siamo imposti: contenere le spese, eliminare gli sprechi di denaro e puntare a una maggiore razionalizzazione. Io credo che la maggioranza e il governo siano sulla direzione giusta.

Federico Pedini Amati Segretario di Stato: Sono arrivato giusto in tempo per sentire parlare dell’Expo di Belgrado e, siccome sono reduce da una missione proprio a Belgrado in questi giorni, vorrei intervenire nel merito. Ci sarà modo di valutare le opportunità della nostra partecipazione considerando, come facciamo sempre, il rapporto tra costi e benefici. Abbiamo chiesto di poter rientrare in un progetto speciale per questo Expo specializzato e ci manderanno delle proposte complete sul padiglione e sui costi. Io prendo atto con favore del fatto che il punto di vista del Consiglio e della maggioranza sia leggermente cambiato e che oggi ci sia una valutazione più favorevole verso questa partecipazione. Però io una cosa la devo dire: i numeri dell’Expo di Osaka si conoscevano già a dicembre dell’anno scorso, quando invece si decise di tagliare il contributo per l’Expo di Belgrado. Quei 700.000 euro risparmiati allora potevano essere già utilizzati per la Serbia. Lo dico perché secondo me non dobbiamo essere schizofrenici: non si può tagliare una voce a dicembre per poi dirci a luglio che partecipare è indispensabile. Io lo dico per il bene del mio Paese, anche perché ora siamo in netto ritardo. Un conto sarebbe stato decidere a dicembre, inserendo la quota nel bilancio di fine anno; un altro conto è saperlo a luglio e vedere lo stanziamento solo nell’assestamento di ottobre. Avremo pochissimo tempo per organizzare la nostra presenza per maggio, quando altri 102 Paesi si stanno già preparando da tempo. Siccome San Marino ha sempre lasciato il segno negli Expo, come a Dubai o a Osaka, io ritenevo e ritengo assolutamente incomprensibile quel taglio fatto allora. Ora non vorrei che ci trovassimo a correre per decidere all’ultimo minuto. Al di là dell’Expo, io vorrei che questo Paese iniziasse ad avere una prospettiva seria di rilancio. Se parliamo continuamente solo di tagli senza avere una visione di dove vogliamo andare, io inizio a preoccuparmi. Anche tenendo conto dei minori costi degli interessi e delle entrate IGR, se consideriamo queste solo come spese correnti senza una prospettiva, non andiamo lontano. Io mi riallaccio al piano di sviluppo economico che il Consiglio aveva deliberato nel settembre 2025, ma che non è mai stato realmente rappresentato. Io ho una preoccupazione generale per il rilancio infrastrutturale del Paese che tutti dovremmo avere chiara: non si tratta solo di spesa corrente o di capitoli ordinari delle Segreterie, ma di qualcosa di più grande che dobbiamo mettere a terra il prima possibile e presentare al Paese. Questo è l’auspicio che ho io e con cui avrei voluto confrontarmi per avere una proiezione per il Paese molto più compiuta.

Nicola Renzi (Rf): Io penso che questo sia uno dei passaggi più importanti di ogni anno, perché la scelta di dove spendere o tagliare le risorse è una scelta eminentemente politica. Essendo in prima lettura, io vorrei porre alcune domande al Segretario Gatti. Innanzitutto, vorrei capire se riusciremo finalmente ad avere dei dati chiari sulla riforma IGR. Si parla di un aumento di 8 milioni di euro e io penso che sarebbe fondamentale capire quanta parte di questo gettito derivi dall’aumento dell’1% che abbiamo imposto alle aziende e quanto invece derivi dal resto della riforma. Avevate presentato una riforma che doveva valere 25 o 30 milioni, mentre oggi parliamo di 8 milioni ottenuti con un provvedimento di tassazione sulle aziende che non richiede certo molta ingegneria finanziaria. Sarà interessante vedere il dato scorporato. Un altro tema riguarda i 7 milioni di euro per l’ISS che erano stati richiesti dal Comitato Esecutivo. Io chiedo se questi arriveranno in ottobre come maggiore spesa o se non arriveranno affatto. Se non arriveranno, io vorrei capire se sia merito di un sano contenimento dei costi burocratici o se invece si sia scelto di risparmiare tagliando gli screening preventivi per i cittadini, diminuendo così l’offerta di prevenzione. Passando all’articolo 3, io vedo che andate per l’ennesima volta a modificare le modalità di gestione del debito. Io riconosco che il rollover fatto spendendo meno per gli interessi sia una cosa positiva che fa piacere a tutti, ma secondo me questo doveva essere compensato da una maggiore trasparenza e accountability, specialmente per il debito estero. Invece con l’articolo 3 l’accountability diminuisce, perché tutto viene demandato ai regolamenti del Congresso di Stato che può agire addirittura retroattivamente sulle emissioni già fatte. Poi c’è il grande tema del conto che arriva per cose che sono esclusivamente vostre, anche se proverete a dire che è colpa nostra. Ci sono 2 milioni di euro solo per iniziare le questioni dell’arbitrato e io penso che dovremmo capire perché siamo arrivati a questo punto. Io avevo capito che l’accordo di associazione fosse gratis, invece ora viene fuori che dobbiamo pagare 2 milioni ogni mese, per lo più con ricadute anche sull’istituto di credito che doveva essere acquistato e che invece non mi pare lo sia stato. C’è poi il conto per le sanzioni dovute alle leggi retroattive che avete voluto fare: parliamo di circa 160.000 o 200.000 euro per la questione Simoncini, senza contare le consulenze da decine di migliaia di euro per la Corte EDU che non mi pare abbiano dato grandi risultati. Voi glorificate la riduzione della spesa, ma io onestamente non la vedo, visto che le Segreterie di Stato e i loro staff aumentano. Abbiamo sentito il Segretario Rossano Fabbri parlare di un piano infrastrutturale, ma noi per ora abbiamo visto solo il treno. Io chiedo quale sia il vostro vero piano. Concludo con un appello alla maggioranza: abbiamo sentito citare il termovalorizzatore, il bacino imbrifero per le acque e il data center. Io vi prego di fare attenzione perché sono argomenti delicati che richiedono il consenso non solo dell’aula, ma della popolazione. Vi prego di non farli diventare i soliti slogan che poi rimangono solo parole, perché il Paese non se lo può più permettere.

Gaetano Troina (D-ML): Intervengo in questo dibattito per condividere una riflessione che sto cercando di portare avanti da tempo su più fronti e in vari contesti, perché vedo che si ripropone in maniera costante. Questo governo e questa maggioranza non fanno altro che presentare il miglioramento del rating ottenuto a livello internazionale come l’unico elemento per valutare lo stato di salute del Paese. Ora, è indiscutibile che avere un rating migliore sia una notizia positiva, ma io credo che vada spiegata bene la differenza che passa tra il rating e l’effettivo stato di salute di San Marino. Il rating misura semplicemente la capacità dello Stato di onorare i propri debiti verso i creditori, ma non misura affatto la forza dell’economia reale; non ci dice se le nostre imprese stanno diventando più competitive, se la produttività cresce, se aumentano gli investimenti o se il reddito delle famiglie migliora. Non ci dice nemmeno se i nostri giovani trovano finalmente maggiori opportunità qui in territorio. Questo va sottolineato con forza, perché altrimenti la scusa è sempre la stessa: “il rating è migliorato, quindi va tutto bene e il Paese è in crescita”, ma purtroppo non funziona così. C’è una differenza sostanziale tra questi concetti e sappiamo bene che l’economia reale non è esattamente nella situazione rosea che tentate di dipingere. Accolgo a braccia aperte quanto detto dal Segretario Pedini Amati riguardo al piano di sviluppo; sono anni che sottolineiamo come a questo Paese manchi una vera programmazione. Ma che cos’è, di fatto, un piano di sviluppo? Significa mettersi a tavolino e decidere come vogliamo trasformare San Marino da qui in avanti, quali aspetti dell’economia, del sociale e dei sostegni alle famiglie vogliamo potenziare. Di tutto questo non c’è traccia, tanto che avete sempre risposto che lo sviluppo sarebbe partito con l’accordo di associazione, e allora adesso, visto che si va avanti, ci aspettiamo di vedere finalmente questo progetto. Avete avuto due anni e mezzo per lavorarci e per far crescere il Paese. Invece ci avete sempre detto che nell’assestamento di bilancio non volete inserire la programmazione politica perché deve essere un documento asciutto e tecnico. Due anni fa vi siete inventati l’idea di una legge dedicata allo sviluppo economico che poi non ha funzionato, diventando un calderone di roba che non c’entrava nulla, e da lì non si è più visto niente. Il programma economico che ci presentate è, come al solito, una lista di cose interessanti che però si ripropone quasi identica anno dopo anno, senza far capire nel concreto su quali ambiti volete intervenire. Si era parlato di un nuovo ospedale, ma è sparito dai radar; si parla di nuove infrastrutture, ma quali sono? Il termovalorizzatore, la ferrovia? Su cosa volete investire davvero? Ogni Segretario fa una fuga in avanti sul tema che gli sta più a cuore, ma non si capisce quali siano le infrastrutture che l’ANIS chiede e che voi vorreste realizzare. Se si vogliono fare le opere, bisognerà trovare i fondi, ma noi continuiamo a investire le risorse derivanti dal debito nella spesa corrente e nel pagamento degli interessi. Dov’è la prospettiva? Capisco anche lo sfogo del Segretario Pedini Amati sull’esposizione di Belgrado: se non c’è programmazione e non si decide per tempo di partecipare a certi eventi, come si può programmare? Non si può sempre improvvisare tutto all’ultimo minuto. Infine, vorrei chiedere chiarimenti sulla previsione di 8 milioni di euro in più derivanti dalla riforma IGR nel bilancio di quest’anno. Visto che la riforma è appena entrata in vigore e il primo vero periodo d’imposta sarà il 2026, come fate a dare questo dato per certo? Per molti non è ancora scaduto il termine per depositare le dichiarazioni dei redditi. E poi, riguardo al milione di euro per i passaporti: io ne ho rinnovato uno due mesi fa ed è identico a quello di dieci anni fa; quando verranno effettivamente distribuiti e utilizzati questi nuovi documenti?

Oscar Mina (Pdcs): Pochi minuti solo per alcune considerazioni di carattere più generale su questo progetto di legge. Io credo che questa variazione di bilancio, approvata in prima lettura, non rappresenti affatto un semplice adempimento tecnico, ma sia una vera scelta di responsabilità che la maggioranza compie verso il Paese. Ci troviamo in una fase economica internazionale in cui regna l’incertezza su tutti i mercati finanziari, con riflessi pesanti sui costi del denaro e sulla capacità degli Stati di programmare il proprio futuro in maniera coerente. Il compito della politica oggi è proprio quello di non attendere passivamente gli eventi, ma di predisporre tutti gli adempimenti necessari per affrontare le questioni con solidità e credibilità. Questo progetto di legge va esattamente in questa direzione: da un lato recepisce i necessari aggiustamenti contabili al rendiconto generale dello Stato e aggiorna il bilancio di previsione 2026, dall’altro introduce modifiche che consentono una gestione più efficace delle esigenze finanziarie, comprese quelle legate al rinnovo del debito pubblico e al reperimento di liquidità in un contesto di mercato molto complesso. Voglio soffermarmi su questo punto: spesso il tema del debito viene affrontato in termini puramente ideologici, ma la vera distinzione passa tra un debito gestito con improvvisazione e un debito gestito con competenza. Le scelte contenute in questo provvedimento non autorizzano spese incontrollate, ma ci mettono in condizione di operare con tempestività qualora i mercati offrano opportunità favorevoli o si renda necessario garantire la stabilità finanziaria dello Stato. È una differenza sostanziale. Anche la possibilità di adottare strumenti che favoriscano la circolazione dei titoli del debito pubblico, attraverso l’ottimizzazione degli strumenti finanziari a disposizione, rappresenta un passo verso un mercato più efficiente e moderno. Naturalmente tutto questo richiede un principio che deve accompagnare sempre l’azione pubblica: la massima trasparenza. Ogni passaggio legato al debito deve continuare a essere gestito con estrema responsabilità, spiegato ai cittadini e finalizzato a rafforzare il sistema Paese, non a creare problemi alle future generazioni. Il messaggio politico che diamo oggi è importante: uno Stato credibile è una Repubblica che sa programmare e che sa variare i propri strumenti finanziari quando le condizioni cambiano, evitando che l’incertezza diventi immobilismo. Non è solo una questione di numeri, perché dietro quei numeri ci sono i servizi pubblici, gli investimenti — che ricordava molto bene la collega Stacchini — il funzionamento della macchina statale e il sostegno all’economia, alle famiglie e alla fiducia degli operatori economici. La fiducia è uno degli elementi più preziosi che dobbiamo continuare a costruire. Con questo provvedimento dimostriamo ai nostri cittadini, agli investitori e agli interlocutori internazionali che San Marino intende continuare a governare i propri conti con serietà, adattandosi a uno scenario economico in continua evoluzione senza rinunciare al rigore nel contenimento della spesa. Sostengo questo progetto di legge con senso di responsabilità, consapevole che una finanza pubblica solida sia uno dei pilastri fondamentali per la nostra Repubblica.

Giuseppe Maria Morganti (Libera): Ci troviamo di fronte ad alcuni dati positivi per quanto riguarda questa variazione di bilancio e questo è un aspetto che va assolutamente sottolineato. In particolare, mi preme evidenziare il buon andamento dell’economia generale: l’aumento del gettito di 8 milioni di euro dalle imposte dirette presuppone che la nostra economia si stia espandendo e stia allargando la propria base imponibile. Al di là delle variazioni apportate con la nuova legge tributaria, i cui effetti principali si vedranno sul prossimo bilancio e non su quello che stiamo analizzando ora, il grosso di questa notizia positiva arriva proprio dalla tenuta del sistema economico. È un dato importante che va oltre il semplice ragionamento sul bilancio pubblico, perché ci dice che la nostra economia è in espansione. Altrettanto vero è che i risparmi effettuati, in particolare grazie all’operazione di rollover che ci ha permesso finalmente di pagare meno interessi per il debito pubblico, hanno consentito un intervento che ha portato a una riduzione del deficit, passando dai 13 milioni previsti agli attuali 5 milioni. Anche questo è un dato molto significativo che va evidenziato. Abbiamo un’economia in ripresa, come confermano le agenzie di rating che hanno analizzato non solo i conti pubblici ma le potenzialità del nostro sistema. Ora, di fronte al percorso europeo e a questa “grande autostrada” che si è aperta per la nostra Repubblica, ci aspettiamo ulteriori risultati su questo terreno. Tuttavia, nonostante questi elementi positivi, restano alcune preoccupazioni. Se calcoliamo i risparmi e le maggiori entrate, ci accorgiamo che non siamo ancora arrivati a quel pareggio di bilancio che sarebbe invece assolutamente auspicabile. Non ci arriviamo perché, purtroppo, sono aumentate anche le spese correnti dello Stato; su questo punto sarebbe necessario creare dei monitoraggi più attivi e attenti, perché non vorrei che, essendoci dei segnali positivi, lo Stato diventasse un po’ più lasco nel contenimento delle spese. Riguardo ai 2 milioni di euro stanziati per la difesa negli arbitrati internazionali, mi auguro che siano stati inseriti solo in via cautelare, ma su questo serve una riflessione per cercare di non ricadere più negli errori commessi spesso in passato. Spesso vediamo arrivare grandi proteste dall’estero che sembrano minacciare il Paese e sappiamo bene che alla fine queste vicende creano solo disagi e disastri, come in questo caso specifico. Sulla questione dell’Expo, ritengo molto importante e positivo che la Repubblica partecipi alle esposizioni internazionali per allargare la sfera di chi vuole conoscerci, ma probabilmente servirebbe uno sforzo maggiore dal punto di vista intellettuale per definire come si sviluppano queste partecipazioni. Il Segretario Pedini Amati ha detto che i tempi sono stretti, ma è fondamentale che l’immagine che la Repubblica dà in contesti internazionali non sia solo turistica o commerciale, ma legata anche a proposte qualitative legate alla tutela dell’ambiente.

Maria Katia Savoretti (Rf): Siamo in prima lettura, ma ci sono alcune cose che vanno certamente evidenziate. Prima di tutto bisogna sottolineare che ci troviamo davanti a un bilancio che è solo un insieme di numeri, un elenco freddo di cifre. Certo, i numeri sono importanti perché ci fanno capire i costi e gli impegni del Paese, ma da soli non bastano a portare lo sviluppo. Questo dovrebbe essere un bilancio tecnico, ma qui non si riesce veramente a capire quale futuro si prospetti per San Marino; manca una prospettiva di sviluppo e manca una visione coesa di quello che dovrà essere il domani della nostra Repubblica. Finora abbiamo visto e letto sui giornali solo qualche intervento spot del governo e della maggioranza, come quello sul trenino, ma io mi auguro davvero che i progetti non si fermino lì e che ci sia dell’altro. Entrando nel dettaglio, vediamo la voce relativa all’Expo, ma il futuro del Paese non può ruotare solo attorno a quello. Un’altra voce che mette un po’ in allarme è l’aumento non indifferente delle spese di cancelleria. Mi complimento con chi ha chiarito che si tratta dei costi per i passaporti, ma sarebbe stato meglio saperlo prima; un milione di euro resta comunque una cifra molto elevata e il punto merita di essere evidenziato. Qualcuno ha detto che il governo è sulla strada giusta per la spending review, ma io onestamente non la vedo e non la intravedo affatto. Forse siete più bravi voi a leggere tra questi numeri, ma io non ne trovo traccia. Non è vero che fare spending review significa non fare le cose per il Paese; al contrario, la spending review va fatta tagliando le cose inutili, e a mio avviso questo governo e questa maggioranza ne hanno fatte tante. Se tagliassimo le spese che non servono, potremmo usare le risorse in maniera corretta e giusta per il Paese. Invece cosa vediamo? In tutti questi mesi abbiamo visto una pioggia di consulenze e tantissimi incarichi affidati, con un grande dispendio di denaro pubblico. Facendo come il buon padre di famiglia, certe spese si sarebbero potute evitare e quei soldi avrebbero potuto essere utilizzati in direzioni più utili; spending review non significa tagliare tutto in modo indiscriminato, ma tagliare ciò che è superfluo, e io qui questa volontà ancora non la vedo. Credo che servirebbe un comportamento più serio e responsabile da parte del governo e della maggioranza riguardo a certe spese che potevano tranquillamente essere evitate.

Sara Conti (Rf): Parto citando un collega di maggioranza che è intervenuto prima di me e che stimo molto, perché mi piacerebbe davvero che la gestione dell’assestamento di bilancio venisse fatta proprio come l’ha descritta lui. Mi riferisco a Oscar Mina, il quale sostiene che il bilancio serva a programmare il futuro in maniera coerente. Ecco, questo concetto è perfetto ed è assolutamente condivisibile, perché è esattamente ciò che dovrebbe succedere, ma ho l’impressione, e lo dico con tutta l’umiltà possibile, che questo governo, e onestamente nemmeno quello precedente, non sia mai riuscito a programmare il futuro in modo coerente. Non è una mia opinione personale, lo dicono i fatti: non avete mai dimostrato di avere una visione d’insieme del futuro che venga prima annunciata e poi effettivamente realizzata, perché la realtà è ben diversa. Quello che emerge, piuttosto, è che ci sono i “desiderata” di alcuni Segretari di Stato che arrivano all’impazzata e in maniera quasi schizofrenica: prima vengono avallati e persino finanziati, poi vengono ritirati. Lo ha ricordato prima il Segretario di Stato Federico Pedini Amati, che ha fatto un discorso ampiamente condivisibile: prima sono stati stanziati i fondi per l’Expo di Belgrado, poi sono stati ritirati e ora, a pochi mesi dall’inizio dell’evento, vengono stanziati nuovamente. Se questo non è un modo schizofrenico di gestire le finanze pubbliche, allora ditemi voi come si possa avere una visione coerente del futuro. Faccio un altro esempio: la collega Sandra Stacchini ci informa, a nostra totale insaputa visto che non è scritto né nella relazione né nel testo di legge, che si faranno il termovalorizzatore, il bacino imbrifero e persino un data center. Non sappiamo da dove arrivino queste notizie; probabilmente hanno deciso queste iniziative nel direttivo del loro partito. Penso poi all’Auditorium: quanti milioni sono stati stanziati? Quante foto sono state fatte davanti al pannello del cantiere? Eppure ora cosa ce ne facciamo di quell’auditorium? Tutto questo serve a dire che il bilancio è un fatto politico, molto più di tante altre leggi, perché con il bilancio si decide dove mettere i soldi dello Stato e si dovrebbe far capire ai contribuenti qual è la visione per il paese, ma qui mi sembra che una visione non ce l’abbia proprio nessuno. Temo che, come già successo, in seconda lettura avremo una quantità di emendamenti abnorme, il che rende quasi inutile discutere ora su questi dati. Sull’ISS, poi, c’è stata una richiesta di almeno 7 milioni di euro e qui vediamo che non si arriva neanche a un milione; ci si domanda quale sia la ragione per cui lo stanziamento sia così limitato. C’è poi il rammarico per quei 2 milioni di euro, inseriti nei 10 milioni di spesa aggiuntiva, che riguardano le consulenze per l’arbitrato internazionale. Credo che questo non possa passare sotto silenzio, perché spendere 2 milioni di euro solo per l’inizio delle consulenze è l’esempio di quanto possa essere deprecabile l’azione di certi politici che intervengono maldestramente in situazioni delicate come la tentata vendita di Banca di San Marino. Spero si faccia chiarezza con la commissione d’inchiesta. Infine, se è vero che siamo riusciti a piazzare il debito estero con interessi più bassi, d’altra parte ci sono milioni di spese legali e un aumento delle uscite che va oltre il milione per la cancelleria dei passaporti, che non è spiegato chiaramente da nessuna parte.

Michela Pelliccioni (Gruppo misto): Intervengo su questa variazione di bilancio per fare alcune considerazioni di carattere generale, partendo da quello che si impara a scuola: si interviene con una variazione per assestare eventi imprevisti, ma qui mi sembra che si facciano soprattutto “buone nuove”. Ho ascoltato che viene aumentato il limite dell’emissione del debito pubblico di altri 50 milioni, portando il limite che era stato previsto lo scorso dicembre a 500 milioni di euro. Partiamo quindi da una possibilità di effettuare investimenti aumentando il nostro debito pubblico per un importo considerevole. Quello che vorrei chiedere è se esista effettivamente un disegno strategico, perché io non sono affatto contraria a investire sul paese per disegnarne la salute, soprattutto in questo momento storico, ma vorrei avere la rassicurazione che questo disegno sia quantomeno chiaro o presente in una bozza. Al momento mi mancano elementi di chiarezza e vedo solo indicazioni di carattere generale. Viene indicato, ad esempio, l’obiettivo di promuovere progetti a carattere culturale, che ritengo importante, ma vorrei riferimenti precisi: su quali investimenti culturali vuole puntare San Marino? C’è poi l’aspetto della concessione degli impianti sportivi alle Federazioni, con contratti che possono andare da 1 a 20 anni, un passaggio che ha attirato la mia attenzione. Sono d’accordo sul far investire le Federazioni nella manutenzione per limitare l’intervento pubblico e migliorare l’efficienza, ma vorrei capire quale sia l’efficienza che si cerca in ambito sportivo. La risposta ancora manca, e voglio ricordare che ci sono Federazioni che hanno portato risultati internazionali importantissimi dove però gli atleti si pagano ancora le trasferte da soli, anche per i mondiali. Un paese che detiene il record di medaglie olimpiche in rapporto alla popolazione deve investire nello sport in maniera efficiente e definita. Ben venga la possibilità di fare debito per investire, ma servono linee di indirizzo molto chiare. Approvo assolutamente l’investimento per l’Expo di Belgrado 2027, perché partecipare ha due ragioni prioritarie: far conoscere l’eccellenza e la cultura del nostro paese e, soprattutto, favorire incontri istituzionali, partnership commerciali e accordi bilaterali. Occorre però chiarezza sulle regole d’ingaggio, riferendomi anche alle diatribe sui finanziamenti con gli arabi di cui il governo ci ha reso partecipi. Queste cose vanno chiarite a monte per evitare che la partecipazione a questi eventi crei imbarazzo al paese e per garantire che portino invece risultati concreti, efficienza e valore aggiunto.

Matteo Ciacci Segretario di Stato: Credo che la relazione presentata dalla Segreteria di Stato per le Finanze chiarisca in maniera esaustiva gli interventi importanti di questa variazione. In particolare, accolgo con favore il segnale sulla riduzione dell’irredimibile legato a Cassa di Risparmio, così come il fatto che l’imposta sui redditi veda prudenzialmente un incremento di 8 milioni di euro rispetto al previsionale; si tratta di risorse che potremo impiegare in maniera virtuosa per la collettività. Devo ricordare che abbiamo già stanziato 5 milioni di euro all’anno proprio per le opere pubbliche. Nella scorsa annata abbiamo focalizzato le risorse per l’ampliamento della piscina dei Tavolucci e per l’avvio del progetto del Polo della Sicurezza; altro che le “foto” raccontate ai microfoni con cattiveria dall’opposizione. Sul territorio non si può mentire: o le cose le fai o restano solo annunci che lasciano il tempo che trovano. Alle foto noi accompagniamo i fatti, perché puntiamo moltissimo sulle manutenzioni ordinarie e straordinarie e sullo sviluppo di piccole opere nei Castelli che sono fondamentali per collegare il territorio. Proprio nei prossimi giorni avremo delle belle sorprese anche nei Castelli più periferici: siamo partiti con i marciapiedi di Chiesanuova e il cimitero di Domagnano, e a breve presenteremo il progetto per il parcheggio di Montegiardino richiesto da tantissimi anni. Non ci limitiamo solo ai grandi cantieri da 3 o 4 milioni di euro, ma realizziamo anche piccole opere funzionali. Mi rammarica questo tentativo maldestro e poco riuscito di sminuire l’attività che viene svolta; sul territorio c’è molta concretezza e cerchiamo di non disperdere risorse, dando attuazione a progetti rimasti fermi per anni. I soldi investiti in manutenzione e progettualità sono le risorse meglio spese. Stiamo puntando moltissimo sulla sicurezza stradale: proprio domani porterò in delibera il piano asfalti e l’avvio del primo lotto per i nuovi guardrail della superstrada, lavorando parallelamente alla de-pavimentazione del territorio con nuovi strumenti normativi. È un lavoro d’insieme che sostiene le Giunte di Castello e le richieste della cittadinanza. Il pubblico deve occuparsi della cura del territorio, mentre i privati devono occuparsi dei progetti più strutturali in sinergia. Alle chiacchiere astratte fatte in aula dobbiamo rispondere con fatti concreti e guardando al bilancio, senza disperdere denaro pubblico in progetti che poi non vanno a compimento.

Manuel Ciavatta (Pdcs): Voglio fare alcune considerazioni su questo assestamento di bilancio, il cui dato più significativo è che si assesta con un disavanzo di 8 milioni di euro. Questo significa che, se confermato, lo Stato avrebbe una perdita di 8 milioni, ma l’esperienza ci insegna che spesso assestamenti portati con disavanzi anche maggiori sono stati poi chiusi in positivo. È molto probabile che anche questo bilancio consuntivo chiuderà con un segno più, e sarebbe il secondo anno consecutivo per il nostro paese. Questo risultato tiene conto del fatto che anche quest’anno dal bilancio pubblico sono usciti 17 milioni di euro per coprire i fondi pensione persi in Banca CIS, vicenda per la quale ci sono state condanne e per cui abbiamo perso in totale 100 milioni che stiamo ripianando annualmente. Se non ci fossero state queste uscite, il bilancio chiuderebbe con un attivo di oltre 20 milioni; questo è un dato estremamente chiaro che l’opposizione dovrebbe ricordare. L’accordo di associazione è un altro elemento importante, ma non dimentichiamo le condanne arrivate proprio in questi giorni per la “cricca” che ha causato ammanchi ai nostri conti. Riguardo ai 2 milioni stanziati prudenzialmente per l’arbitrato, potrebbero essere di più o di meno, ma la vicenda va affrontata per non trovarci impreparati; è un atto di prudenza del governo. Sull’Expo, non è vero che la maggioranza ha tolto e rimesso i fondi in modo casuale: a dicembre si era scelto il risparmio dove non c’era stretta necessità, ma oggi la partecipazione all’Expo di Belgrado è stata valutata come una scelta strategica e qualificante per il rapporto con i paesi dell’ex Jugoslavia. Anche se spenderemo circa 700.000 euro, è una scelta politica strategica che rientra nella continua attenzione alla spesa corrente. Non abbiamo mai scelto l’austerità indiscriminata perché l’economia deve girare: risparmi sì, ma senza togliere soldi dove servono. I 50 milioni di titoli irredimibili che recupereremo da Cassa di Risparmio attraverso un’emissione in Italia sono un segno di rafforzamento del sistema e non sono “altro debito”, perché l’operazione è alla pari. Bisogna essere chiari: il debito pubblico continua a calare, così come cala il rapporto debito/PIL, che è già sceso sotto la soglia di sicurezza del 60% prima dei tempi previsti. Tutti questi sono aspetti qualificanti certificati dagli osservatori internazionali che hanno aumentato i nostri rating, giudicando l’economia di San Marino molto più sicura rispetto a qualche anno fa.

Gemma Cesarini (Libera): L’assestamento di bilancio rappresenta sempre un passaggio fondamentale perché ci restituisce una fotografia nitida di come stiano andando realmente i nostri conti pubblici e, al di là delle singole voci tecniche, ciò che conta davvero è il risultato complessivo che emerge dall’analisi. I numeri ci raccontano oggi una situazione decisamente positiva, perché la significativa riduzione degli oneri finanziari legati agli interessi sul debito, che ammonta a circa 6 milioni e mezzo di euro, è il frutto di una gestione oculata, prudente ed efficace della nostra finanza pubblica. A questo dato rassicurante si deve aggiungere anche un maggior gettito derivante dalla riforma IGR, dovuto in parte alle ritenute applicate sugli stipendi e in parte a un ampliamento della base imponibile che conferma nei fatti come la riforma abbia prodotto effetti concreti e positivi sul piano delle entrate statali. Già solo questi due elementi, presi insieme, consentono una variazione complessiva positiva che sfiora i 15 milioni di euro. Ci troviamo quindi di fronte a un assestamento molto contenuto: stiamo parlando di una manovra di consolidamento e non di una manovra correttiva d’emergenza, e questo rappresenta già di per sé un elemento di grande positività, come dimostrato d’altronde dalla struttura snella del progetto di legge che stiamo esaminando. Non siamo infatti davanti a un provvedimento che stravolge o cambia radicalmente gli equilibri del bilancio, ma a un atto che sceglie di concentrare le risorse disponibili su alcuni interventi ritenuti prioritari e strategici. Tra questi, la partecipazione all’Expo di Belgrado rappresenta sicuramente una scelta lungimirante da più punti di vista, così come lo sono gli altri progetti che abbiamo già stanziato a bilancio. Naturalmente non mancano i maggiori oneri, che sono evidenti, e mi riferisco in particolare agli incrementi di spesa che riguardano i vari dipartimenti; si tratta di costi che, pur non incidendo in modo determinante sul quadro generale, rappresentano comunque un aspetto su cui dovremo continuare a lavorare sodo perché è assolutamente necessario migliorare l’efficienza della spesa pubblica, e credo che questo debba rimanere un obiettivo politico condiviso da tutti. La prospettiva che emerge da questo assestamento è quindi molto incoraggiante: avere minori costi sul debito e maggiori entrate ci permette di rafforzare i conti pubblici e di programmare con molta più fiducia gli investimenti per il futuro del Paese. Tuttavia, l’aspetto che considero più importante non è tanto il risultato numerico in termini assoluti, quanto la direzione che questo dato indica, perché un buon dato preso isolatamente è certamente positivo, ma è la continuità di questi risultati positivi che fa la vera differenza. Se a un buon risultato oggi se ne aggiungerà un altro domani, allora non parleremo più di un semplice episodio favorevole, ma di un vero percorso di consolidamento strutturale. È proprio questa costanza nel lavoro, nelle scelte politiche e nella gestione quotidiana dei conti che rappresenta il nostro vero punto di forza. Rimane poi, naturalmente, il tema dei possibili costi che potrebbero derivare dall’arbitrato internazionale relativo alla complessa vicenda di Starco; è una questione che dovremo seguire con la massima attenzione possibile per le ricadute che potrebbe avere sui conti pubblici e non solo. Dovremo valutare attentamente i fatti e, in parallelo, la commissione di inchiesta avrà il compito fondamentale di ricostruire esattamente quanto accaduto per accertare le eventuali responsabilità politiche e amministrative che hanno generato questa situazione. Per tutte queste ragioni, la mia valutazione è sicuramente favorevole sull’impostazione generale di questo assestamento di bilancio, riconoscendo i risultati importanti che abbiamo raggiunto e la necessità di proseguire con determinazione lungo questo percorso di consolidamento dei nostri conti.

Giovanna Cecchetti (Gruppo Misto): Intervengo in questa fase di assestamento del bilancio ritenendo utile richiamare anche il percorso politico che ci ha portato inizialmente al bilancio di previsione. Quando abbiamo iniziato a lavorare sul bilancio, siamo partiti da una situazione in prima lettura decisamente complessa, segnata da un disavanzo di circa 36 milioni di euro; come maggioranza ci eravamo presi allora un impegno preciso, ovvero quello di intervenire con decisione sulle spese della macchina pubblica. Abbiamo iniziato a lavorare per contenere i costi e soprattutto per eliminare gli sprechi partendo proprio dalle Segreterie di Stato, dando così il buon esempio ai cittadini da parte di chi ha l’onere di amministrare il Paese. È stata una scelta di responsabilità assolutamente necessaria, specialmente in un momento in cui sono stati chiesti sacrifici alla popolazione attraverso la riforma dell’IGR e il complesso percorso di rifinanziamento del debito pubblico. L’assestamento di oggi va di fatto a confermare quell’impostazione rigorosa. La relazione e il progetto di legge non rappresentano una nuova manovra di spesa indiscriminata, ma costituiscono un aggiornamento tecnico del bilancio basato sull’andamento reale dei primi mesi dell’anno, adeguando le cifre principalmente alle spese obbligatorie e alle previsioni di entrata effettive. Questo è la chiara dimostrazione che si è cercato di mantenere una gestione prudente senza andare a modificare l’impianto complessivo del bilancio preventivo; ovviamente potremo fare un’analisi ancora più precisa quando avremo a disposizione tutti i dati definitivi, ma è indubbio che il lavoro svolto negli ultimi anni sui conti pubblici ci abbia portato a traguardi importanti. Il miglioramento del rendimento della nostra fascia di investimento ha reso possibile un abbassamento significativo e molto positivo dei tassi di interesse; abbiamo visto come, durante l’offerta, sia stata registrata una domanda record di oltre 7 miliardi e mezzo di euro, il che dimostra un forte interesse da parte degli investitori internazionali. Questo delinea un migliore accesso ai mercati finanziari e una riduzione del rischio del debito, fattori che devono necessariamente tradursi in maggiori risorse da destinare a investimenti realmente strategici per il Paese, evitando quegli interventi che rischiano di non produrre un adeguato ritorno economico o sociale. Rimane comunque saldo un altro principio che avevamo indicato come prioritario: il contenimento della spesa non significa affatto ridurre le risorse destinate al welfare. Le priorità sociali sono state pienamente preservate nella consapevolezza che realtà fondamentali, come l’Istituto per la Sicurezza Sociale, richiedano un’analisi molto strutturata della dinamica dei costi per essere sostenibili. Questo lavoro non ha penalizzato il sistema di protezione sociale e oggi ne vediamo i frutti, dato che abbiamo un assestamento che si attesta su un deficit di circa 8 milioni che, come è stato già detto, potrebbe evolvere verso un pareggio o addirittura un segno positivo nel bilancio finale. In conclusione, vorrei parlare della partecipazione alla prossima Expo: in un primo momento, come maggioranza e governo, avevamo ipotizzato di non partecipare, ma alla luce dei nuovi dati di bilancio e delle nuove possibilità di spesa, credo sia necessaria una valutazione molto attenta. Si tratta di un’opportunità strategica che, pur non essendo un’Expo universale, avrà sicuramente un ritorno importante e spero non solo a livello turistico. Partecipare è fondamentale anche alla luce della situazione internazionale ed europea attuale. Ci sarà sicuramente molto da lavorare tra la prima e la seconda lettura per capire quali investimenti siano possibili, perché nel momento in cui si liberano delle liquidità bisogna assolutamente puntare sullo sviluppo e su quelle infrastrutture che ci possono rendere sempre più autonomi sia in campo energetico che tecnologico.

Miriam Farinelli (Rf): Desidero impiegare il tempo a mia disposizione per parlare in modo approfondito del significato che assumono le variazioni di bilancio nel settore della sanità, anche se al momento non abbiamo ancora i numeri definitivi che però non tarderanno ad arrivare. La sanità rappresenta uno dei pilastri fondamentali e irrinunciabili del nostro Stato e nessuno può mettere in discussione la necessità di garantire a tutti i cittadini un servizio sanitario pubblico che sia di assoluta qualità. Proprio per questo motivo, però, ritengo che ogni singola variazione di bilancio destinata alla sanità debba essere obbligatoriamente accompagnata da un’analisi estremamente attenta delle cause che hanno reso necessario l’aumento delle risorse. La variazione di bilancio in ambito sanitario è uno strumento attraverso il quale il governo modifica le previsioni economiche già approvate, adeguandole all’evoluzione delle esigenze del sistema; questo strumento assume un’importanza particolare proprio perché il nostro sistema sanitario è interamente pubblico e la spesa sanitaria ha un’incidenza molto forte sul bilancio complessivo dello Stato. Non possiamo quindi limitarci ad approvare nuovi stanziamenti senza domandarci seriamente se la spesa sia realmente sotto controllo; la questione non è semplicemente quella di spendere di più o di meno, ma è quella di spendere meglio le risorse pubbliche. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un costante e preoccupante incremento della spesa sanitaria ed è quindi doveroso chiedersi quali siano i fattori reali che determinano questi aumenti, quali misure siano state effettivamente adottate per contenere i costi senza compromettere la qualità delle prestazioni e quali risultati concreti abbiano prodotto gli investimenti già effettuati. Serve una vera cultura della programmazione e non possiamo continuare a rincorrere costantemente le emergenze. Una variazione di bilancio dovrebbe rappresentare un evento straordinario e non uno strumento ordinario per compensare spostamenti che dovrebbero essere prevedibili. Occorre rafforzare il controllo di gestione dell’ISS, monitorare periodicamente tutti gli indicatori di spesa, valutare l’appropriatezza delle prestazioni fornite, ridurre drasticamente gli sprechi e migliorare l’organizzazione interna dei servizi. Ogni singolo euro che riusciamo a risparmiare attraverso una gestione più efficiente può e deve essere reinvestito per ridurre le liste d’attesa, per valorizzare il nostro personale sanitario e per migliorare complessivamente i servizi offerti ai cittadini. È inoltre fondamentale che il Consiglio Grande e Generale disponga di dati che siano chiari, trasparenti e puntuali, perché dobbiamo sapere non solo quanto si spende, ma anche perché si spende e quali risultati si ottengono, dato che la trasparenza è il primo e più importante strumento di controllo a nostra disposizione. Io credo fermamente nel valore della sanità pubblica e ritengo che la sostenibilità economica sia una condizione indispensabile per garantirne il futuro; per questo, ogni incremento di risorse deve essere accompagnato da un piano di efficientamento serio, da obiettivi misurabili e da una rendicontazione puntuale. Solo in questo modo potremo garantire ai nostri cittadini una sanità che sia allo stesso tempo universale, efficiente e finanziariamente sostenibile. Ci sono purtroppo degli aspetti critici che devono essere valutati con attenzione: il primo riguarda proprio la nostra capacità di previsione, perché se ogni esercizio finanziario richiede consistenti incrementi di risorse per la sanità, significa che le stime iniziali risultano sistematicamente sottodimensionate. Un secondo aspetto concerne la sostenibilità finanziaria nel lungo periodo. Occorre inoltre interrogarsi sull’effettiva efficienza della spesa, poiché un incremento delle risorse non coincide affatto in modo automatico con un miglioramento dei servizi offerti; è necessario verificare se le maggiori somme stanziate siano destinate a ridurre le liste d’attesa, a migliorare l’assistenza sul territorio, a rafforzare la prevenzione o a modernizzare le nostre strutture sanitarie. In assenza di indicatori misurabili, il rischio concreto è che l’aumento di spesa serva semplicemente a coprire inefficienze di tipo organizzativo. La variazione di bilancio ci offre quindi l’occasione per valutare anche la qualità della governance sanitaria; una gestione efficace dovrebbe fondarsi su una programmazione pluriennale, sull’analisi dei bisogni sanitari della popolazione e sull’utilizzo di sistemi di monitoraggio capaci di individuare tempestivamente eventuali criticità. Una lettura critica di questa variazione non implica necessariamente una volontà di ridurre la spesa sanitaria, anzi, investire nella salute è una scelta strategica, ma dobbiamo parallelamente implementare strumenti di valutazione della performance per misurare l’efficienza attraverso indicatori di qualità e tempi di attesa. Se la variazione di bilancio in sanità è motivata da eventi eccezionali e da reali esigenze assistenziali allora appare pienamente giustificata, ma se invece diventa una prassi sistematica, allora rischia di evidenziare gravi limiti nella nostra capacità di previsione e nella gestione delle risorse pubbliche.

William Casali (Pdcs): Mettere mano all’assestamento di bilancio è indubbiamente un momento molto importante e delicato per le attività consiliari. Si tratta di un esercizio tecnico che spesso si presta a interpretazioni contrastanti proprio perché i numeri devono essere spiegati bene ed è un compito abbastanza complesso dare una lettura corretta di un documento di bilancio. Una cosa che è assolutamente necessario fare, proprio per riuscire a migliorare l’efficacia delle attività all’interno di quest’aula, è dare una rappresentazione chiara e onesta degli elementi principali che compongono il bilancio; un dato è indubbio, ovvero che il disavanzo si sta abbassando, evidenziando un netto miglioramento dei conti che si attestano ora su un deficit di circa 8 milioni di euro. Questa cifra di meno 8 milioni deve essere intesa come una rappresentazione prudenziale; negli ultimi anni abbiamo dovuto affrontare momenti storici molto difficili, ma questo non significava affatto che non si potesse essere prudenti nell’esprimere i numeri all’interno dei bilanci previsionali. È normale essere cauti e presentare numeri che magari sono peggiori di quelle che potrebbero essere le attese finali. Guardate che è successo esattamente questo l’anno scorso: pur avendo presentato numeri molto prudenti e peggiori delle attese, siamo poi arrivati a ottenere un bilancio finale positivo con un attivo di oltre 2 milioni di euro, e questa è la stessa previsione che facciamo per l’anno in corso. Il bilancio avrà quasi certamente un esito finale positivo e ce lo auguriamo tutti, soprattutto perché già ora iniziamo a vedere i primi segnali concreti dell’attività politica svolta che ha permesso questo incremento. Il risparmio di 6 milioni e mezzo derivante dagli interessi sul debito è un dato evidentissimo che è stato confermato anche dalle analisi dell’opposizione. Cominciamo ora a dare un’occhiata ad alcuni passaggi che forse possono sembrare più antipatici perché mostrano degli incrementi di spesa, ma dobbiamo stare molto attenti nell’analizzarli: nel totale, infatti, la spesa corrente è diminuita complessivamente di un milione e mezzo di euro. Ci si sta concentrando molto su alcune poste che magari saltano più all’occhio, come ad esempio la voce relativa alle spese di cancelleria, ma bisogna chiarire che in realtà non si tratta di semplice cancelleria, ma di una spesa specifica legata al rinnovo dei passaporti. Non è quindi una spesa strutturale che si ripeterà ogni anno, ma un investimento puntuale che si strutturerà diversamente nel tempo e che va a calmierare la nostra prospettiva generale. Abbiamo già impostato un lavoro costante di backoffice per fare in modo di avere un bilancio che tenda costantemente al miglioramento, permettendo alla politica del nostro Paese di guardare con più serenità al futuro. Queste linee di azione sono state progettate con attenzione e sono state affrontate anche in modo pubblico di fronte alle critiche; non vorrei essere troppo pesante nei giudizi, ma dobbiamo essere onesti. Nel momento in cui stiamo facendo interventi concreti per la riduzione del debito pubblico, non possiamo pensare di fare semplicemente dei cambi di collocamento del debito all’interno del nostro mercato interno; dobbiamo essere realisti e guardare ai mercati internazionali con serietà. È facile dire che dovremmo pagare meno interessi collocando il debito internamente, ma se questa operazione andasse a creare una crisi o una difficoltà nel sistema interno, allora sarebbe un errore. Dobbiamo essere bravi e responsabili nel gestire queste dinamiche per garantire la solidità del Paese.

Guerrino Zanotti (Libera): Io credo che si possa essere tutti d’accordo sul fatto che avere i conti pubblici in ordine non sia semplicemente un freddo dato tecnico, ma rappresenti la precondizione fondamentale affinché chi ha la responsabilità di amministrare la cosa pubblica possa effettivamente sviluppare le politiche che ha in animo di fare, portando avanti il programma di governo e il lavoro previsto per il prossimo futuro. Mi pare che l’immagine che ci restituisce questa variazione di bilancio sia tutto sommato positiva; ci sono elementi all’interno di questa manovra che vanno evidenziati e che non sono affatto estemporanei, poiché dipendono da scelte precise che ci rimandano a aspetti strutturali del nostro bilancio. Una di queste voci è sicuramente l’aumento del gettito IGR, dovuto a una previsione che riguarda i redditi da lavoro dipendente: questo incremento deriva sì dall’intervento fatto con la riforma IGR, ma non riguarda esclusivamente, o forse solo in minima parte, un aumento della pressione fiscale. Secondo me, questo aumento riguarda soprattutto l’allargamento della base imponibile e su questo punto ci tengo a dire che con la riforma è stato fatto un buon lavoro, perché gli interventi previsti non vanno a intaccare il principio dell’equità, salvaguardando i redditi più bassi. Un’altra voce importante è la diminuzione della pressione degli interessi passivi sul debito; è un dato che ci ritroveremo anche nei prossimi anni dato che abbiamo acceso un debito a un tasso decisamente inferiore e i benefici si riverbereranno sui futuri esercizi. Tuttavia, il richiamo che facciamo, ed è un punto importante del programma, è quello di puntare sempre più convintamente alla riduzione del rapporto tra debito pubblico e PIL. Come dicevo, i conti in ordine sono la base per sviluppare le politiche di governo, tra le quali la principale deve essere lo sviluppo economico. In questo senso, i richiami delle associazioni di categoria sono stati pressanti anche nell’ultimo periodo, chiedendo maggiori investimenti per l’efficienza e l’autonomia energetica, l’autonomia idrica e una più decisa digitalizzazione della macchina pubblica. Riguardo al termovalorizzatore citato da una collega, parlo anche a nome del partito di Libera per esprimere una posizione più cauta. Sappiamo bene cosa significhi installare un impianto del genere in un territorio di soli 61 chilometri quadrati, dove la distanza dalle abitazioni potrebbe essere di appena 500 o 600 metri, se non meno. Su questo io avrei molta cautela, anche perché le dimensioni di un impianto simile richiederebbero un apporto di rifiuti che noi non produciamo, costringendoci a importarli dall’esterno: è un tema che richiede una discussione approfondita. Penso invece che sull’autonomia energetica siano stati fatti passi avanti importanti e che vadano liberate risorse per gli investimenti. Anche sulle politiche sociali c’è un ordine del giorno importante su cui la maggioranza si è impegnata; credo che queste politiche siano necessarie per avere un Paese migliore, fornendo sostegno a quei redditi che subiscono una riduzione del potere d’acquisto sociale, un fenomeno che purtroppo esiste ancora.

Tomaso Rossini (Psd): L’assestamento positivo dei conti pubblici dimostra che le cose stanno andando secondo le previsioni e, anche se questi passaggi potrebbero apparire puramente tecnici, se li analizziamo insieme ci dicono qualcosa di molto importante: avere conti ordinati e credibili è la condizione che consente allo Stato di programmare e che garantisce l’affidabilità del Paese agli occhi di chi ci guarda da fuori. Questo aspetto è decisivo per la capacità di attrarre investimenti, perché chi valuta di investire nella nostra Repubblica guarda alla certezza delle regole e all’efficienza dell’amministrazione, ma forse ancora di più alla stabilità finanziaria dello Stato. I dati che abbiamo davanti vanno letti in questa prospettiva, con le entrate che migliorano e una situazione di liquidità che non rende necessario, allo stato attuale, ricorrere a mutui a pareggio. Inoltre, registriamo una riduzione di 6,5 milioni di euro degli interessi passivi sul titolo di debito pubblico: sono risultati che ci permettono di guardare con maggiore sicurezza agli investimenti di cui il Paese ha estremo bisogno. Su questo fronte, il tema fondamentale riguarda l’autonomia energetica e idrica; essere fortemente dipendenti dall’esterno ci espone a crisi internazionali e a oscillazioni dei prezzi che non possiamo permetterci, perciò è opportuno valutare progetti concreti e sostenibili sia dal punto di vista economico che ambientale. Per quanto riguarda l’energia, è stata valutata una possibile partnership che potrebbe creare le condizioni per una partecipazione della Repubblica o quantomeno per la disponibilità di una quota dell’energia prodotta. Sul fronte idrico, il bacino del Torello, che è già di proprietà della Repubblica, meriterebbe uno studio attento per un possibile ampliamento, a cui va aggiunta una collaborazione più strutturata con Romagna Acque, nella consapevolezza che l’autosufficienza teorica è difficile da raggiungere per una realtà delle nostre dimensioni, ma che una maggiore sicurezza degli approvvigionamenti è un obiettivo possibile e condivisibile. Un secondo ambito su cui riflettere è la mobilità sostenibile: credo che l’ipotesi di una pista ciclabile lungo il vecchio tracciato ferroviario biancoazzurro, per cui esiste già un progetto di diversi anni fa, possa coniugare la valorizzazione storica e paesaggistica con l’attenzione turistica, offrendo un’alternativa concreta per gli spostamenti quotidiani dei residenti. Accanto a queste infrastrutture, resta centrale garantire investimenti adeguati nella sanità, nella sicurezza e nei servizi; il buon andamento dei conti deve tradursi nella capacità di mantenere elevata la qualità delle prestazioni pubbliche che incidono direttamente sulla vita dei cittadini e sulla competitività della Repubblica. Valuto inoltre positivamente la partecipazione di San Marino all’Expo 2027 a Belgrado, per la quale è previsto uno stanziamento di 700.000 euro. Occasioni come queste non servono solo a dare visibilità, ma consentono di costruire relazioni istituzionali, presentare le nostre imprese e aprire contatti che si svilupperanno nel tempo, a patto di preparare la partecipazione con obiettivi precisi coinvolgendo il sistema economico. Il nostro obiettivo cruciale deve essere la crescita sostanziale del PIL e questi investimenti possono andare in quella direzione. Concludo osservando che questa variazione è ancora un passaggio tecnico che sarà completato in seconda lettura con dati aggiornati, ma il quadro è già chiaro: i conti migliorano e questo ci offre maggiori possibilità di intervento per creare priorità concrete e condivise. I progetti energetici, idrici e sanitari richiedono tempi lunghi e difficilmente si concluderanno in questa legislatura, ma proprio per questo devono essere impostati con serietà, guardando oltre le scadenze elettorali. 

Antonella Mularoni (Rf): Ascoltando alcuni interventi dei consiglieri di maggioranza mi sembrava quasi di ascoltare il “libro dei sogni”; anche a me piacerebbe poter dire le cose che vorrei fossero fatte in questo Paese, ma purtroppo nel progetto di legge che ci ha presentato il Segretario di Stato Marco Gatti questa sera non c’è traccia di nulla di tutto questo. O ne avete parlato in sedi separate e forse tra qualche anno ne discuterete anche in aula, oppure ci stiamo solo divertendo a parlare di ciò che non esiste, disquisendo persino su progetti del vostro “libro dei sogni” su cui non siete nemmeno d’accordo tra voi. Segretario, è molto difficile intervenire oggi quando ci porta un progetto dove c’è pochissimo: c’è solo una previsione per il settore pubblico ristretto, mancando tutto il settore pubblico allargato. A me non risulta che in passato si facesse così, ma è chiaro che avete bisogno di questa variazione per inserirci le cose che vi interessano, come una gestione del debito pubblico sempre più sganciata dal confronto in aula e demandata ai regolamenti. Ci raccontate che il debito non aumenta, ma la realtà è che avevamo un titolo irredimibile che a un certo punto è diventato necessario trasformare in soldi veri, e quindi il nostro debito di fatto aumenta. Poi c’è la questione dell’Expo: il Segretario di Stato Federico Pedini Amati giustamente si lamenta perché a dicembre gli avete tolto i fondi per il risparmio e glieli ridate ora che è tardi. Se decidere adesso significa rischiare di avere una presenza non adeguata, allora forse sarebbe meglio non partecipare all’Expo di Belgrado e risparmiare quei soldi per destinarli a riforme necessarie o agli aiuti per le fasce più deboli della popolazione, che non stanno affatto meglio. Se oggi ci sono maggiori introiti è perché sono state aumentate le tasse e perché è aumentato il prezzo dei carburanti a causa della drammatica situazione bellica internazionale. Chi paga le conseguenze sono i cittadini che pagano di più per l’energia e il gas. Non dobbiamo gloriarci dicendo che va tutto bene, perché dobbiamo guardare a come vive la gente in questo momento. Siamo preoccupati perché non vediamo una gestione del debito che porti a una vera diminuzione; siamo felici se riusciamo a collocarlo a tassi più bassi, ma la spesa corrente non è diminuita. Non abbiamo affatto l’impressione che abbiate tagliato i costi di gestione in nessun settore. È preoccupante anche la modalità di gestire gli assestamenti, portando in prima lettura solo un pezzo e tralasciando il settore allargato, come l’ISS, su cui forse ci farete la “sorpresina” a settembre portando gli emendamenti all’ultimo momento senza possibilità di approfondimento. State gestendo tutto come governo senza coinvolgere il Parlamento sui grandi temi, come il data center di cui parlano tutti i consiglieri di maggioranza ma di cui noi non sappiamo nulla, se non per due delibere sull’acquisto di un immobile. Continuiamo a gestire il futuro del Paese alla giornata; la legge sullo sviluppo del 2025 non ha fatto vedere alcuno sviluppo, tanto che per il 2026 non la riproponete. Oggi però c’è l’accordo di associazione con l’Unione Europea e non possiamo continuare a lavorare in questo modo, perché così non andremo da nessuna parte.

Fabio Righi (D-ML): Trovo doveroso esprimere alcune considerazioni su questa prima lettura di assestamento di bilancio. Il tempo è poco, quindi cercherò di andare dritto al punto. Innanzitutto, credo vada fatta una riflessione sul metodo utilizzato, poiché assistiamo ormai da tempo a questa modalità di portare un bilancio privo di tutte le componenti che dovrebbero caratterizzarlo, rendendo questo dibattito sostanzialmente inutile. Vorrei avere le stesse certezze di molti consiglieri di maggioranza su come chiuderà il bilancio a fine anno, ma mi chiedo su quali basi abbiano maturato queste convinzioni, dato che il progetto di legge è totalmente mancante di gran parte dei dati necessari: il settore pubblico allargato non c’è, quindi su quali numeri si fanno queste valutazioni? Restando a quanto risulta dal testo e da quanto emerso nel dibattito, non riusciamo a esprimere un parere totalmente favorevole né al progetto né all’impostazione. Si parla di un netto aumento del bilancio dello Stato di 52,8 milioni di euro e qualcuno potrebbe pensare che allora vada tutto bene, ma io credo che bisogna guardare oltre il semplice esercizio contabile e chiedersi da dove arrivino quelle somme. Come riportato nella stessa relazione, sono somme che aumentano grazie al maggior peso fiscale e al maggior gettito; un Paese che aumenta le entrate solo aumentando le tasse sui cittadini non è un Paese che ha una prospettiva o che sta lavorando sullo sviluppo. Questo è puro esercizio contabile per far tornare i conti e arrivare a un mezzo pareggio, ma siamo lontanissimi da una visione di sviluppo. Sul debito ci viene detto che mettiamo altri 50 milioni per coprire il titolo irredimibile, ma anche questo è un gioco col pallottoliere che non ha nulla a che fare con il governo di un Paese. Permettetemi di dire che quando nella scorsa legislatura si propose il titolo irredimibile — e la mia forza politica ha dato un contributo importante su questo — lo scopo era garantire un tempo utile per disegnare lo sviluppo economico, essendo un titolo particolare dove non si rimborsa il capitale ma si pagano solo gli interessi. Invece oggi lo trasformiamo in debito reale: di fatto continuiamo a indebitarci senza traccia di come il debito verrà ripagato. Questo assestamento è costruito su un bilancio previsionale che già non prevedeva una visione di sviluppo e quindi risulta estremamente insufficiente rispetto alle necessità del Paese. Manca un’idea precisa di dove si voglia andare; i colleghi che mi hanno preceduto hanno detto tutto e il contrario di tutto, riuscendo a litigare persino su punti non presenti nella legge: chi vuole il termovalorizzatore e chi no, chi vuole il data center e chi il bacino imbrifero. Le regole di governo vorrebbero che di questi temi strategici non parlaste solo tra voi o allo specchio, ma se ne discutesse in aula e nelle commissioni, anche perché iniziative come il data center hanno costi che ballano tra i 50 e i 100 milioni di euro. Migliorare i numeri di un bilancio non significa affatto disegnare la prospettiva del Paese e c’è una grossa differenza tra amministrare e governare: oggi San Marino ha bisogno di essere governato.

Enrico Carattoni (Rf): In questa prima lettura dell’assestamento di bilancio abbiamo certamente rilevato qualche dato positivo che non abbiamo affatto intenzione di rinnegare o di nascondere. In particolare, l’unico vero “segno meno” che emerge dai documenti che ci avete consegnato riguarda il minor costo del debito, pari a circa 6 milioni di euro. Questo risparmio è dovuto alla riemissione effettuata proprio in questo anno, nel 2026, che come sappiamo ha permesso di bloccare il titolo di debito pubblico sui mercati a un tasso inferiore rispetto a quello precedentemente collocato, e quindi decisamente più basso rispetto alle aspettative che erano state inserite nel bilancio previsionale dello scorso anno. Chiaramente, questo ha fatto sì che oggi la Repubblica di San Marino possa spendere 6 milioni di euro in meno per gli interessi. Devo dire che questo dato sarebbe bastato da solo per chiudere la partita: se voi aveste portato questo assestamento di bilancio subito dopo quella conferenza stampa, giustamente trionfale, che avete fatto due mesi fa annunciando il ribasso dei tassi d’interesse, certamente saremmo venuti tutti qui “con il cappello in mano” a farvi i complimenti. Avremmo detto: “Bravi, a parità di saldi e senza variare il resto, siete riusciti a togliere dal bilancio dello Stato 6 milioni di euro di costi per il debito”. Invece no. La vostra logica è stata: “Siccome abbiamo 6 milioni in meno che avremmo dovuto spendere e non spendiamo più, invece di accantonarli o di cercare di fare degli investimenti seri, spendiamoli subito”. E li avete spesi per le prime cose che vi sono capitate, come l’acquisto di passaporti. Abbiamo visto che sono stati spesi milioni di euro nel progetto passaporti; ce l’ha chiarito poco fa la consigliera Maddalena Muccioli, perché nel testo non c’è una riga di spiegazione nella relazione del Segretario di Stato, nonostante sia la variazione più importante in termini assoluti. Noi ne prendiamo atto, conosciamo le problematiche tecniche dei passaporti sammarinesi che spesso hanno difficoltà a essere riconosciuti all’estero, però, vista l’entità della spesa, avremmo voluto una spiegazione in più. Sarebbe bastato un minuto per capire la motivazione e soprattutto il costo, che sembra davvero enorme. Non sappiamo se vengono stampati internamente o fuori, se c’è un acquisto iniziale massiccio o se sono relativi a una componente tecnologica magari indicata sotto la voce sbagliata: niente di tutto questo ci è dato sapere. Poi troviamo anche circa 200.000 euro, anzi quasi 300.000, per l’acquisto di opere d’arte. Anche su questo punto rimane un mistero assoluto. Ricordo che nello scorso assestamento del 2025 c’era già una variazione simile; all’epoca chiesi al Segretario Andrea Belluzzi e al Segretario Stefano Canti di sapere quali fossero queste opere d’arte. In quel caso si parlava di circa 60.000 euro che l’Eccellentissima Camera doveva sborsare ma, vista la complessità delle procedure in materia, non è mai stata data una spiegazione. Ci dissero: “Non state a fare un’interpellanza, vi daremo noi i dati”, ma poi non si è saputo più nulla su quali opere fossero state comprate. Oggi ci sono altri 200.000 euro per nuove opere d’arte e non si capisce se siano i murales di cui parlava qualche mio collega o se siano altre opere, questa volta per un importo cinque volte superiore a quello già autorizzato l’anno scorso. Anche qui, non c’è una riga di spiegazione. Il resto sono assestamenti di bassa lega: bisogna raschiare il barile nei capitoli di bilancio per andare a coprire i danni fatti nella scorsa legislatura con le spese pazze per i risarcimenti danni, che ora dovete approvare senza tenere conto dei milioni di euro spesi in consulenze che non hanno portato alcun risultato. Io spero, quasi come una battuta, che vi siate divertiti con gli altri consulenti per l’arbitrato internazionale a Washington che dovremo subire, perché se la strategia difensiva è la stessa che avete giocato con la vicenda Calamari, allora tanti auguri a tutti. Tanto vale arrendersi subito, perché avete dato 60.000 euro a un consulente che dopo due settimane vi ha detto: “Guardate, per voi la partita finisce qui”. C’è poi la valutazione sul costo decisamente più alto in questo assestamento, di cui non si capisce se sia una spesa effettiva che la Repubblica dovrà sostenere nel corrente esercizio o se sia una spesa solo eventuale accantonata in via potenziale; ne dubito fortemente e spero di essere smentito, ma parlo dei 2 milioni di euro stanziati per le consulenze e l’assistenza al famoso arbitrato internazionale. Questo è un costo collaterale altissimo che la Repubblica si trova a pagare per una gestione folkloristica che è stata veramente una delle più assurde e allucinanti viste nella storia recente. Io spero davvero che non si arrivi a dover spendere ancora di più, anche perché non oso immaginare, se già spendiamo 2 milioni solo per iniziare — visto che il Segretario Luca Beccari dice che siamo ancora in una fase di transizione e l’arbitrato vero e proprio non è nemmeno partito — cosa potrebbe diventare tutto questo in termini economici per San Marino. Rischia di essere un vero bagno di sangue.

Luca Boschi (Libera): Mi sembra sinceramente di assistere a un dibattito molto fiacco da parte dell’opposizione. Il consigliere che mi ha preceduto non si ferma affatto nelle sue critiche, ma come ha giustamente spiegato il Segretario Marco Gatti, ci troviamo di fronte a un assestamento puramente tecnico. Ci sono però due direttive politiche di cui voglio parlare. Si è detto che l’imposta Monofase è in aumento, che l’IGR è in aumento e che la liquidità dei conti dello Stato è costante; la mia collega Gemma Cesarini ha detto bene che questo è un dato positivo, perché significa che stiamo consolidando quanto avevamo già previsto. Passiamo da un deficit a valori decisamente migliori. Poi, come dice invece il mio collega Morganti, c’è un delta tra i 15 milioni di risparmio complessivo e gli aumenti di spesa; evidentemente ci sono state delle uscite di cassa che sono state compensate, come il recupero del debito irredimibile, e questo è un passaggio tecnico necessario. I conteggi e la parte riguardante gli enti li vedremo meglio verso l’autunno, come sapete benissimo, e la cosa mi sembra del tutto logica. Io però vedo due scelte che reputo squisitamente politiche e non tecniche, perché si poteva scegliere se farle o meno. La prima è quella dell’Expo: destinare 700.000 euro all’Expo di Belgrado, in Serbia, è una scelta che ha connotati di sviluppo, di comunicazione e di contatto con gli altri Paesi partecipanti, ma ha anche un chiaro significato di geopolitica. Credo che questa indicazione del Segretario possa essere più o meno condivisa, ma è a tutti gli effetti una scelta politica precisa. L’altra scelta politica è quella di permettere al nostro Paese di emettere titoli per 50 milioni di euro sui mercati esteri, in particolare su quello italiano. Questo non va affatto ad aumentare il totale del debito pubblico, perché il Segretario è stato chiarissimo: facciamo un’emissione in Italia per sostituire un debito interno. Poi è chiaro che c’è la solita distinzione infinita tra chi preferisce il debito interno e chi preferisce diversificare, e in questo caso la diversificazione è positiva. Ricordo anche che l’ultima missione interna ha avuto qualche difficoltà nel rapporto con le banche locali, quindi è giusto che il Governo si metta in sicurezza dandosi la possibilità di emettere questo taglio che, ripeto, non aumenta il debito ma sostituisce l’emissione interna. Infine, riguardo ai 2 milioni per l’arbitrato, l’atteggiamento dell’opposizione mi preoccupa molto, non tanto per questo dibattito dove un po’ di polemica ci può stare, ma in previsione del dibattito sulla commissione d’inchiesta. Se cominciamo già oggi a indicare la sentenza e a dire cosa ci sarà scritto nella relazione, allora lo spirito è totalmente sbagliato. Nessuno qui dentro oggi sa di chi siano le responsabilità; se lo sapessimo tutti, non faremmo affatto la commissione d’inchiesta. In quella sede si deve entrare con uno spirito di dubbio e di possibilismo, senza già puntare il dito dicendo che i 2 milioni dell’arbitrato sono colpa di quel Segretario o di quel Governo. L’arbitrato speriamo tutti che non ci sia, ma il Governo ha fatto bene a premunirsi perché si tratta di una possibilità reale. E se l’arbitrato dovesse esserci, da che parte starebbe l’opposizione? Dalla parte dei bulgari o dalla parte di San Marino? Vi rendete conto di cosa stiamo parlando e della cornice di quell’eventuale arbitrato? Bravo il Governo a premunirsi per non arrivare impreparato a ottobre, quando scadrà il termine. Poi speriamo tutti che non si arrivi allo scontro legale, perché io ritengo che non ci siano le condizioni, ma se dovesse succedere dovremo avere tutte le carte in regola per vincere. Le cause di quell’arbitrato le discuteremo insieme in commissione d’inchiesta, ma non prima di aver fatto luce sui fatti.

Luca Gasperoni (Pdcs): Anch’io vorrei formulare alcune considerazioni su questo primo assestamento del 2026. Secondo me questo documento non fotografa soltanto alcune variazioni tecniche avvenute nei primi mesi dell’anno, ma fotografa piuttosto una Repubblica che, dopo anni complessi, continua a recuperare credibilità, stabilità finanziaria e capacità di programmare il proprio futuro. È proprio questo il primo dato politico di questa discussione. Non siamo certamente arrivati al traguardo finale, ma credo sia giusto riconoscere che il percorso intrapreso da questo Governo e da questa maggioranza continua a produrre risultati concreti. Il primo di questi risultati è la riduzione del disavanzo pubblico: passiamo infatti dai circa 13 milioni di euro previsti dalla legge finanziaria a un disavanzo di circa 8 milioni. Dobbiamo puntare su questo risultato anche in vista della seconda lettura. Un miglioramento di oltre 5 milioni in pochi mesi rappresenta la conferma che il lavoro di consolidamento dei conti pubblici prosegue nella direzione che ci eravamo prefissati: una strada fatta di equilibrio, prudenza e responsabilità. Del resto, non è soltanto una valutazione politica nostra, ma è quanto evidenziato dalle agenzie di rating come Fitch che, lo scorso giugno, ha migliorato il nostro rating portandolo a “BBB-” e prevede per il nostro Paese un probabile ritorno all’equilibrio di bilancio già nel 2027. Quando un’agenzia internazionale migliora il giudizio sul nostro Paese, non cambia solo una lettera su un foglio; migliora la fiducia, migliora la reputazione internazionale e migliora la capacità dello Stato di finanziarsi. Questa fiducia produce effetti molto concreti per tutta la collettività. Credo sia importante ricordare da dove siamo partiti: per anni il dibattito politico è stato dominato dalle emergenze, quella bancaria, quella del debito e quella della finanza pubblica. Oggi finalmente possiamo iniziare a discutere soprattutto di sviluppo e questo è il cambiamento più importante, perché un Paese che ritrova stabilità può tornare a programmare il proprio domani. Entrando nel merito delle variazioni, troviamo segnali incoraggianti: le maggiori entrate derivanti dall’IGR, pari a circa 8 milioni, rappresentano uno dei primi effetti della riforma fiscale approvata. Anche se è un dato ancora previsionale, è una riforma che ha richiesto responsabilità e che oggi inizia a dimostrare la propria efficacia. Ancora più significativo è il dato relativo al costo del debito: grazie alle favorevoli condizioni ottenute nelle operazioni di finanziamento, registriamo un risparmio di circa 6 milioni e mezzo. Vorrei soffermarmi su questo dato perché quel risparmio non è solo una voce positiva del bilancio, ma rappresenta la fiducia che i mercati stanno tornando ad accordare alla nostra Repubblica. Quando uno Stato è credibile paga meno per finanziarsi e, pagando meno interessi, può destinare maggiori risorse ai servizi pubblici. Naturalmente questo non significa che non esistano aspetti su cui continuare a migliorare; proprio perché i conti stanno tornando sotto controllo, oggi possiamo iniziare a porci una domanda diversa: non solo “quanto” spendiamo, ma soprattutto “come” spendiamo. Ritengo positivo il lavoro di contenimento della spesa corrente portato avanti dalla Segreteria per le Finanze, ma credo che dovremmo concentrare sempre più attenzione sulla qualità della spesa pubblica, in particolare sugli investimenti. Se oggi possiamo guardare con maggiore serenità ai conti, domani dovremo avere il coraggio di guardare ancora più lontano, perché il vero obiettivo è aumentare il potenziale di crescita della Repubblica investendo nelle infrastrutture, nella scuola, nella digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e nella riqualificazione del patrimonio pubblico. Gli investimenti pubblici ben progettati producono ricchezza, occupazione e competitività. Parlare di crescita significa anche parlare inevitabilmente del sistema bancario, ed è in quest’ottica che va letta la prosecuzione del percorso di rafforzamento patrimoniale di Cassa di Risparmio attraverso la sostituzione del titolo irredimibile con titoli di debito pubblico negoziabili. Si tratta di un’operazione importante che rafforza la banca, ne migliora la capacità operativa e le consente di impiegare maggiori risorse a favore dell’economia reale. L’emissione aggiuntiva è destinata a questa conversione e non comporta alcun incremento del debito pubblico complessivo. Il bilancio 2025 di Cassa, chiuso con un utile netto destinato alla riduzione dell’irredimibile, è un segnale incoraggiante; proprio perché lo Stato continua a fare la propria parte, è naturale attendersi da Cassa di Risparmio un ulteriore salto di qualità in termini di redditività e di sostegno a famiglie e imprese. Infine, considero positiva la possibilità di modificare i regolamenti di emissione dei titoli di debito pubblico per favorire una più ampia circolazione anche fuori dai confini nazionali. È un intervento tecnico che porterà più investitori, maggiore liquidità e migliori condizioni di finanziamento. Credo che oggi il messaggio per i cittadini sia semplice: le difficoltà non sono finite, ma siamo sulla strada giusta.

Marco Gatti Segretario di Stato: Vorrei iniziare facendo una precisazione che ritengo fondamentale per il prosieguo dei nostri lavori: noi non ci troviamo di fronte a un bilancio di previsione, ma stiamo discutendo una variazione di bilancio. Questo significa che il nostro compito oggi è quello di apportare degli aggiustamenti contabili rispetto a quelle che erano le previsioni maturate nel mese di dicembre dello scorso anno per l’esercizio 2026. Proprio perché si tratta di una previsione, è del tutto normale che l’andamento economico possa discostarsi dalle attese, andando meglio o peggio, e la legge ci dà appunto la possibilità di aggiustare le poste in corso d’anno, anche per far fronte a eventi del tutto imprevedibili. Lo dico perché in quest’aula è stato citato più volte il tema dell’arbitrato internazionale: ecco, questo è l’esempio perfetto di un evento che non era affatto prevedibile quando abbiamo redatto il bilancio di previsione lo scorso dicembre. Non si tratta quindi di nuove scelte strategiche dell’ultima ora, ma di un bilancio che, rispetto alle stime iniziali, mostra dei miglioramenti che abbiamo scelto di trattare con estrema prudenza. Certamente c’è un effetto positivo derivante dalle modifiche che abbiamo apportato all’IGR, ma d’altronde se non ci fosse stato un effetto significativo, allora mi chiedo perché mai avremmo dovuto fare una riforma del genere. Tuttavia, è altrettanto vero che registriamo una crescita della base imponibile dovuta a un aumento reale dei lavoratori; oggi siamo quasi in una condizione di piena occupazione e i frontalieri continuano ad aumentare perché le nostre imprese richiedono una forza lavoro che il nostro territorio non riesce più a esprimere da solo. Questo è il segnale inequivocabile che c’è una crescita economica in atto. Quando sento dire in quest’aula che “non c’è lo sviluppo”, io mi domando onestamente come facciano certi consiglieri a misurare se il Paese cresce o meno, perché basterebbe guardare i dati, i numeri e gli indici. Di solito si guarda il Prodotto Interno Lordo: bene, il PIL di San Marino negli ultimi sei anni, partendo dal 2020, era di 1 miliardo e 400 milioni, mentre nel 2025 siamo arrivati a 2 miliardi. Significa che in soli sei anni la nostra economia è cresciuta di 600 milioni, ovvero di un terzo: alla luce di questo, come si può dire che il Paese stia andando indietro o che non ci sia sviluppo? I risultati della gestione attenta portata avanti dal precedente governo e confermata da questo si vedono chiaramente nell’andamento del bilancio dello Stato: siamo in avanzo primario costante dal 2022, con cifre che superano i 30 milioni ogni anno, mentre prima eravamo in deficit. Nonostante le difficoltà del periodo post-Covid, abbiamo mantenuto una gestione oculata delle finanze pubbliche proprio perché le risorse che arrivano dalle nuove entrate non le dilapidiamo subito nella spesa corrente. È innegabile che ci sia un aumento nominale della spesa, ma dobbiamo considerare l’inflazione: l’inflazione aiuta ad aumentare le entrate, ma purtroppo fa aumentare anche le uscite, e noi abbiamo dovuto prevedere i costi per i rinnovi contrattuali che stiamo trattando proprio in questi giorni. Abbiamo già caricato a bilancio i costi stimati per il nuovo contratto proprio per agire con trasparenza. Nonostante queste spese, il deficit che nella previsione iniziale era di 13 milioni scende ora a 8 milioni. Ma c’è un dettaglio che forse è sfuggito a qualcuno: all’interno di questa manovra abbiamo previsto anche il ritiro di quasi 5 milioni di ulteriore debito. Questo significa che, se non avessimo deciso di estinguere questi titoli diminuendo di fatto il debito, il nostro disavanzo reale sarebbe di soli 3 milioni di euro, il che ci porta a essere ormai prossimi al pareggio di bilancio. Mi sembra che questo denoti un andamento estremamente positivo per la Repubblica. Sento ripetere spesso dall’opposizione che il debito “continua a crescere”, ma questo è in totale contraddizione con quello che dicono tutti gli organismi internazionali che ci guardano dall’esterno. Sia le agenzie di rating che il Fondo Monetario Internazionale confermano che il nostro debito sta continuando a scendere, seppur in maniera non ancora sostenutissima. Il messaggio che ci arriva è di continuare così, perché questo confermerà il consolidamento e il miglioramento del rating; l’importante è che il debito non torni a salire. Abbiamo raggiunto il picco massimo nel 2022 con un miliardo e 210 milioni di debito legato a titoli e mutui, mentre nel 2025 siamo a un miliardo e 148 milioni: siamo scesi di ben 60 milioni in soli tre anni. E non dimentichiamo che in questo stesso arco di tempo abbiamo pagato 60 milioni per le pensioni del primo pilastro e 10 milioni per il secondo pilastro, utilizzando quindi risorse complessive per 130 milioni. Non mi pare affatto che abbiamo gestito male i conti pubblici, anche se ovviamente si può sempre fare di meglio. Accolgo con favore l’invito a mantenere alta l’attenzione sulla spesa, perché il fatto che le cose vadano bene non ci deve autorizzare a fare gli “slargoni”; dobbiamo continuare ad accantonare risorse per abbassare il debito nominale che, per un piccolo Paese come il nostro, rimane ancora troppo alto, anche se siamo scesi sotto la soglia del 60% nel rapporto debito-PIL. Non è affatto vero che non abbiamo fatto investimenti, anzi, abbiamo iniziato a investire proprio nei settori strategici che ci vengono indicati anche dalle categorie economiche. Nel settore energetico abbiamo stipulato un contratto diretto per il gas con uno dei principali fornitori europei alle migliori condizioni di mercato, assicurandoci forniture costanti. Stiamo continuando a investire massicciamente nel fotovoltaico sugli edifici pubblici; il lavoro procede, anche se purtroppo dobbiamo spesso scontrarci con la necessità di rifare prima i tetti con interventi murari. Stiamo intervenendo anche fuori territorio e stiamo ragionando seriamente sul fronte idrico con Romagna Acque, che considero il nostro partner naturale per gestire al meglio le risorse insieme al territorio circostante, dato che l’acqua non rispetta certo i confini degli Stati. Stiamo potenziando gli spazi che già abbiamo e non siamo affatto fermi: stiamo lavorando e investendo risorse reali cercando di mantenere quell’equilibrio di bilancio che è un dovere verso l’intero Paese.

Comma 4: Nomina della Commissione Consiliare d’Inchiesta ai sensi dell’articolo 2 della Legge Costituzionale del 10 giugno 2026 n.1

Vengono indicati i nomi di: Luca Lazzari (Psd), Manuel Ciavatta e Maddalena Muccioli (Pdcs), Luca Boschi (Libera), Gian Nicola Berti (Ar), Enrico Carattoni (Rf), Gaetano Troina (Domani Motus-Liberi), Emanuele Santi (Rete).

Nicola Renzi (Rf): Io credo che alcune considerazioni generali su queste nomine e, soprattutto, sull’istituzione della commissione d’inchiesta siano assolutamente doverose. Dobbiamo ricordarci bene come siamo arrivati fin qui: è stato un percorso molto tormentato che ci ha portato a trovare quella che potremmo definire l’ultima mediazione possibile sul testo votato di recente ed è proprio in base a questa legge che oggi siamo chiamati a procedere con le nomine. La commissione inizierà i suoi lavori entro il mese di settembre, rispettando quanto previsto nel testo di legge originale, ma bisogna però ricordare che inizialmente c’erano state impostazioni molto diverse; ad esempio, i progetti di legge presentati dai colleghi di Alleanza Riformista e dalla maggioranza prevedevano limiti d’indagine e tempistiche differenti rispetto al testo finale. È comunque un bene che questa commissione parta finalmente e la mia prima raccomandazione è che si sfruttino le prossime settimane per i lavori preparatori necessari a farla funzionare al meglio, data la delicatezza del compito. Non posso però esimermi dal sottolineare due punti che riteniamo critici per la partenza di questa commissione. Il primo riguarda la parità delle armi e la trasparenza nei criteri di scelta. Abbiamo assistito a una decisione della maggioranza che ha stabilito criteri di incompatibilità a nostro avviso discutibili: se un consigliere ha avuto incarichi professionali diretti nel collegio sindacale della banca su cui si deve indagare, la maggioranza non ha ravvisato alcuna incompatibilità, mentre altri status sono stati considerati ostativi. Noi siamo convinti che un incarico in un collegio sindacale configuri un potenziale conflitto di interessi molto più marcato, specialmente quando si parla di accertamenti su quell’istituto, e abbiamo trovato questo dato davvero poco piacevole perché con la forza dei numeri si è deciso arbitrariamente cosa sia incompatibile e cosa no. L’altro grande tema è quello della pariteticità. Le ultime tre commissioni d’inchiesta erano composte al 50% da membri di maggioranza e al 50% di opposizione proprio per garantire quella parità delle armi necessaria in analisi così complicate, evitando che ci fosse una priorità già definita dai numeri. Questa volta, invece, la maggioranza è stata irremovibile nel voler mantenere la superiorità numerica all’interno della Commissione. Come forza politica ci siamo interrogati a lungo se valesse la pena partecipare, visti questi presupposti che potrebbero potenzialmente inficiare i lavori. Abbiamo deciso di esserci confidando in quanto affermato con forza da Libera, ovvero che alle minoranze sarà garantito il rispetto necessario nelle decisioni su audizioni e acquisizione di documenti, senza che le scelte siano il frutto di una votazione a maggioranza caso per caso. Entriamo con l’obiettivo di verificare se l’approccio sarà davvero quello di andare fino in fondo nell’accertamento delle responsabilità di ciò che è successo, dall’inizio alla fine. Credo che questa commissione debba finalmente dirci se esiste una correlazione tra l’investimento del gruppo bulgaro nella Banca di San Marino, lo stop del negoziato europeo e il riavvio del processo di associazione una volta sbloccati i fondi che erano stati sequestrati. Dovrà chiarire in modo lampante come questo investitore si sia avvicinato alla Repubblica, con chi abbia interloquito e se abbia ricevuto promesse, magari anche politiche. Dovremo capire come le varie articolazioni dello Stato e i poteri di controllo si siano relazionati con questo soggetto in tutta la vicenda, dall’inizio della compravendita fino all’esplosione del cosiddetto “piano parallelo”. Vogliamo sapere quanto questo piano sia stato realmente pericoloso per la Repubblica e se, come si sente dire, ne esistessero altri. Infine, dovremo accertare la consistenza reale di questo investitore: era il “cavaliere bianco” descritto da qualcuno o un soggetto che aveva già usato modalità illecite in altri paesi, come riportato nella relazione del Segretario di Stato Stefano Canti? Finora abbiamo sentito tutto e il contrario di tutto, con persone dipinte come santi o come peccatori. Ci aspettiamo un lavoro certosino per capire quanto abbiamo rischiato, quanto ci costerà questa operazione e a chi vadano attribuite le responsabilità di questo enorme pasticcio. Questa volta non possiamo permetterci di dare la colpa al caso o a una semplice disattenzione.

Fabio Righi (Domani – Motus Liberi): Ritengo che la costituzione di questa Commissione sia un atto dovuto ed estremamente importante perché quello che è accaduto deve essere accertato con la massima serietà. Ci troviamo in un momento che definirei uno spartiacque storico per la Repubblica di San Marino e non ho memoria, pur occupandomi di politica da diversi anni, di un evento con queste caratteristiche, dove la politica sia entrata in modo così presente e smaccato in dinamiche che nascono come private per poi diventare pubbliche. Esprimo una preoccupazione molto profonda sulla situazione che il paese vive ormai da troppo tempo. Non mi pare che nel dibattito seguito alla notizia dello sblocco dell’accordo con l’Unione Europea sia emersa la gravità di questa vicenda; siamo stati attaccati per mesi mentre si diceva che tutto fosse stato fatto perfettamente, ma io chiedo se ci si renda conto delle ripercussioni che tutto questo ha avuto sul tema dell’accordo europeo. Ci siamo trovati davanti a un’operazione di vendita di un istituto bancario con in ballo milioni di euro di investimenti, parcelle professionali altissime e dinamiche che hanno portato ad arresti e interventi degli organi dello Stato che lasciano ancora oggi profondamente perplessi. Analizzando tutti i passaggi, è evidente che non ci sia nulla di normale: quello che è successo, le prese di posizione e le uscite mediatiche sono surreali. Non è una situazione esterna scoperta dai giornali, qui ci sono coinvolti amici, parenti e iscritti di partito con una chiara targa politica. Il tutto si colloca in un sistema dove sembra che se si fulmina una lampadina debba intervenire il Segretario di Stato, eppure facciamo finta di non sapere cosa succedesse nella Banca di San Marino. Ci sono ombre che intaccano il sistema democratico e i poteri di controllo. È incredibile come le forzature politiche in aula per proteggere l’investimento si siano intrecciate con gli arresti, il dissequestro delle somme e le posizioni della Bulgaria. Ci dicono che il blocco del negoziato era tecnico, ma a queste fandonie non crede nessuno. Io ho giurato fedeltà alla Repubblica e proprio perché sono un cittadino sono preoccupato se vedo che la mia Repubblica è minata dall’interno da operazioni affaristiche che causano danni reputazionali per decenni. Riguardo al gruppo bulgaro, parliamo di una società quotata in Europa: come è possibile che siano venuti a mettersi nei guai qui se non ci fosse stato qualcosa che non andava all’interno del nostro sistema? In un paese piccolo la “catena corta” tra impresa e politica richiede un’etica altissima che qui è mancata. Ricordiamoci del Distretto Economico Speciale: anche quella era una dinamica di vendita del paese a un soggetto privato per la gestione di benefici fiscali nazionali. In questa vicenda dei bulgari vediamo lo scontro tra gruppi di potere mentre la politica si dimostra estremamente debole, lasciando che il potere di gestione del paese venga esercitato altrove. La commissione ha il compito storico di cercare la verità, non di trovare scuse. Oggi il paese non può più permettersi questi scandali se vuole davvero integrarsi in Europa. Nell’assestamento di bilancio appaiono stanziamenti per 2 milioni di euro solo per iniziare la causa perché ci chiedono 150 milioni di danni a Washington. È una concatenazione di atti singolare: una settimana prima il rinvio a giudizio e la settimana dopo il dissequestro totale delle somme. Non si può più far finta di niente perché questo modo di approcciare la gestione pubblica deve finire. I giovani si allontanano dalla politica perché vedono queste dinamiche e i risolini di chi pensa di averla fatta franca anche questa volta. C’è un’omertà che fa paura, un timore diffuso ad alzare la testa che la politica dovrebbe combattere invece di alimentare. Spero che i componenti della commissione abbiano la forza di fare un lavoro che liberi la Repubblica da questi meccanismi e da questi “affarucci” che danneggiano tutti. Se il paese cresce, cresce per tutti, ma per colpa di questi interessi privati ci rimette la prospettiva dei nostri giovani. Potevamo essere cresciuti già dieci volte se non fossimo stati ostaggio di qualcuno, e su questo vi invito a riflettere molto.

Matteo Rossi (Psd): Arriviamo finalmente oggi a questo passaggio fondamentale che riguarda la nomina dei membri della commissione d’inchiesta, un organismo che è stato fortemente voluto da tutti i gruppi politici presenti in quest’aula. Mi preme ripercorrere brevemente la genesi di questo provvedimento per fare un po’ di cronostoria e ricordare come siamo giunti fin qui; credo siano stati depositati almeno tre diversi progetti di legge su questo argomento e, alla fine, si è riusciti a trovare una sintesi su una versione che noi riteniamo essere assolutamente equilibrata. Questa legge risponde pienamente a quella che deve essere la missione principale della commissione: cercare la verità e accertare i fatti, entrando nel merito delle questioni con uno spirito che sia il più possibile libero da pesi ideologici o pregiudizi. L’obiettivo deve essere esclusivamente la tutela del Paese, delle sue istituzioni e di tutto ciò che ne consegue. Ci troviamo di fronte a una vicenda che, a differenza di altre commissioni d’inchiesta del passato, è già in parte nota all’opinione pubblica, perché ci sono già diversi estratti e documenti che sono stati pubblicati sugli organi di stampa. C’è stata inoltre una comunicazione importante da parte della controparte e tutta questa vicenda ha finito per incrociarsi con la nostra politica estera delle ultime settimane, intrecciandosi con aspetti profondi della nostra vita quotidiana e del nostro futuro. Proprio per questo è giusto che la commissione faccia chiarezza e luce su ogni passaggio per svolgere un ottimo lavoro. Io sono molto fiducioso perché, sentendo i nomi che sono stati proposti, credo che i partiti abbiano indicato dei membri estremamente qualificati, figure di spicco che vantano non solo una solida esperienza politica, ma anche competenze professionali specifiche. A differenza delle ultime commissioni d’inchiesta, in questa abbiamo ben tre giuristi, tre avvocati e un economista; a questo proposito faccio un grande in bocca al lupo alla giovane consigliera Maddalena Muccioli, che ha già dimostrato il suo valore e che saprà sicuramente fare un buon lavoro insieme ai colleghi. Abbiamo insomma tutte le carte in regola affinché questa commissione faccia luce sulla verità, seguendo quelli che sono gli obiettivi del nostro Paese senza limitarsi a rivangare vecchie posizioni. Come Partito dei Socialisti e dei Democratici avevamo inizialmente una posizione piuttosto fredda su questa iniziativa, non certo perché siamo contrari agli investitori, ma perché la nostra priorità assoluta rimane la questione dell’accordo di associazione, un tema che però travalica l’oggetto di questo specifico dibattito. Mi preme tuttavia sottolineare che, ascoltando i primi interventi delle forze di opposizione, si ha quasi la sensazione che qualcuno abbia già la sua verità in tasca, la sua versione dei fatti e i suoi obiettivi già definiti. Purtroppo, quando si sente “odore” di Banca Centrale, di tribunale o di politica, gli istinti politici vengono sollecitati e rischiano di prevalere sulla ricerca oggettiva della verità e sull’approfondimento necessario. Noi abbiamo proposto come commissario il segretario del nostro partito Luca Lazzari e, insieme agli altri partiti di maggioranza, il nostro unico obiettivo rimane quello di ricostruire i fatti in modo serio, liberi da appartenenze politiche o incombenze ideologiche, proprio perché questa commissione è stata istituita come un interesse comune di tutti. Voglio anche replicare ad alcune affermazioni per ricostruire correttamente la realtà dei fatti: è vero che il progetto di legge proposto inizialmente dalla maggioranza poteva avere certe caratteristiche, ma è normale che l’opposizione faccia il suo lavoro di critica. A volte sembra quasi che qui ogni cosa venga fatta “su misura”, ma io respingo l’idea che si volesse escludere qualcuno. Avevamo proposto un emendamento all’articolo che riguardava l’incompatibilità per i membri del CCR dal 2012 a oggi, provando a intavolare una trattativa; quella proposta avrebbe permesso di far rientrare in commissione il capogruppo di Repubblica Futura, Nicola Renzi, perché ritenevamo opportuno far partire quella scadenza dal 2020 in avanti. Tuttavia, con quell’emendamento restava comunque escluso il collega Fabio Righi. Abbiamo capito che in quel frangente per le opposizioni era più forte la volontà di non rompere l’asse tra i due capigruppi dei partiti di minoranza piuttosto che l’effettivo interesse a entrare nella commissione d’inchiesta. Politicamente lo capiamo, ma la verità dei fatti è che ci è stato detto di no proprio quando abbiamo provato a proporre quell’emendamento. La nostra volontà era quella di creare una commissione equilibrata senza escludere nessuno. Un’ultima riflessione: le ultime tre commissioni d’inchiesta si sono occupate tutte del mondo bancario e questo deve farci interrogare come classe politica. Abbiamo superato uno scoglio importante con il semaforo verde del Coreper per l’accordo europeo, ma abbiamo ancora un settore finanziario che oggi non ci consente di progredire o svilupparci come vorremmo. Questo sarà un tema per la politica, più che per la commissione. Auguro a tutti un buon lavoro, con l’obiettivo di difendere sempre le istituzioni e far prevalere la ragione politica su tutto il resto.

Gerardo Giovagnoli (Psd): Intervengo brevemente per fare una raccomandazione che ritengo fondamentale per i futuri membri della commissione. In passato è successo spesso che i lavori delle commissioni si concentrassero sul recupero di situazioni disastrose o sul racconto di banche che erano già saltate, come nei casi Delta o CIS. In quel caso si trattava di analizzare fatti già compiuti per accertare le responsabilità del disastro. In questa vicenda, invece, ci troviamo in una situazione totalmente rovesciata: qualcuno ha tentato di portare avanti un’operazione che è arrivata fino a un certo punto ed è stata poi bloccata prima che potesse degenerare in qualcosa di molto più grave. Per questo motivo chiedo a tutti i commissari di mantenere una grandissima riservatezza sui lavori. C’è il rischio concreto che la relazione finale della commissione possa essere approvata proprio mentre è ancora in corso l’arbitrato internazionale a Washington che è stato citato più volte. Dobbiamo avere la piena consapevolezza che tutto ciò che uscirà dalla commissione potrà essere usato contro di noi e contro il nostro Paese in quella sede legale internazionale. Nelle altre commissioni i documenti rimanevano sostanzialmente all’interno dei nostri confini, ma qui c’è qualcuno all’esterno che è pronto a speculare su ogni singola parola scritta. I fatti che andremo ad analizzare hanno portato a un cambio radicale della visione internazionale del nostro Paese e quindi serve la massima responsabilità e maturità da parte di tutti. Faccio un grande in bocca al lupo a chi lavorerà in questa commissione, specialmente a chi assumerà il ruolo di presidente, che sarà estremamente delicato.

Giuseppe Maria Morganti (Libera): Mi auguro sinceramente che i futuri commissari facciano propria la raccomandazione sulla riservatezza, perché oltre ai doveri di legge hanno un importante dovere morale verso il Paese. Il primo compito di questa commissione dovrebbe essere quello di sgombrare il campo da ogni pregiudizio o posizione precostituita, cercando di maturare un giudizio basato esclusivamente sui fatti e sugli atti che si riusciranno ad acquisire in questo lavoro che si preannuncia difficile e complesso. Faccio un grande augurio a tutti i nominati. La legge che istituisce la commissione è il frutto di una quadra trovata tra tutte le forze politiche, superando anche le divergenze sui tempi di partenza che avevano animato il dibattito; alla fine abbiamo raggiunto un risultato collettivo di cui nessuno deve sentirsi proprietario o mettere bandierine, perché è un lavoro di tutti. Il Paese si aspetta che questa commissione parta con il piede giusto per capire se il nostro ordinamento abbia finalmente maturato gli anticorpi necessari per respingere i pericoli che minacciano il sistema economico. Mi riferisco in particolare ai cosiddetti “cavalieri bianchi”, quegli investitori che sembrano arrivare a San Marino pieni di mezzi e di buone intenzioni, ma che poi mirano ad appropriarsi di segmenti fondamentali della nostra sovranità, mettendo a rischio la stabilità stessa dello Stato. La commissione dovrà dirci se questi anticorpi esistono e, se necessario, indicare come manifestarli in modo più preciso, puntuale e tempestivo. Spesso una realtà piccola e debole viene allettata da investitori che promettono di risolvere ogni problema, ma io dico con un pizzico di orgoglio che il nostro Paese sta crescendo e sta diventando più forte. Lo ha dimostrato anche il dibattito sulla variazione di bilancio, che ha evidenziato una maggiore stabilità dei conti e un’espansione dell’economia privata che fa aumentare il gettito fiscale. Siamo sulla strada giusta e il merito va ascritto anche alla politica, a questa “disgraziata” politica che ogni tanto ne indovina una, dando speranza e opportunità al Paese. Rimane però ancora tanto da fare sul terreno della stabilità finanziaria delle banche private; anche lì ci sono segnali positivi, ma dobbiamo convincerci che ce la possiamo fare da soli, con le nostre energie interne, attirando solo quegli investimenti che reputiamo realmente necessari. La commissione non dovrà solo identificare le responsabilità, ma dirci se il sistema è capace di reagire ai pericoli futuri. Non dobbiamo dimenticare la questione di Banca di San Marino: lo Stato deve fare la propria parte per generare solidità nel sistema finanziario interno, senza lasciare tutto al caso o alle opportunità del momento. Ora che lo Stato ha “le spalle più robuste”, può trasmettere questa forza a tutto il sistema bancario, a partire proprio dalla Banca di San Marino. Spero che la mia osservazione sia chiara a tutti: dobbiamo sentirci responsabili dei pilastri dell’economia e della socialità della nostra Repubblica e dobbiamo salvaguardarli con ogni mezzo.

Gian Matteo Zeppa (Rete): Iniziando con una battuta, mi vien da dire che il collega Luca Boschi è stato un facile profeta nel prevedere che si sarebbe scatenata una netta divergenza tra maggioranza e opposizione, non solo per motivi politici ma per la dinamica stessa con cui è nata questa commissione. Condivido quasi totalmente l’intervento del consigliere Giovagnoli perché le commissioni fatte in questi anni sono sempre state interventi “postumi”, quasi un’opera di moralizzazione della politica su se stessa dopo anni di mala gestione. Qualcuno ha parlato di ondata di antipolitica, ma io credo che il vero problema sia stato il comportamento della politica stessa che non ha saputo tutelare lo Stato. Questa commissione, invece, nasce su presupposti totalmente differenti e in maniera quasi istantanea rispetto ai fatti di cronaca recenti, che sono ancora attualissimi. Proprio perché si tratta di eventi della scorsa legislatura, io penso che sia stato un errore non concedere la paritetica alla minoranza. Sono preoccupato perché temo che certi gruppi di potere o gli stessi soggetti che gestiscono gli NPL delle banche possano influenzare nuovamente gli esiti di questa commissione. Mi fa arrabbiare che non ci sia la consapevolezza, o che non si possa dire apertamente, che questa vicenda è più grande di noi e ha rischiato di boicottare un percorso di negoziato con l’Unione Europea durato oltre dieci anni. Sono venute fuori le solite dinamiche “alla sammarinese” con professionisti, studi commerciali e persino soggetti che rivestono incarichi diplomatici come ambasciatori o inviati straordinari che compaiono in certe chat. Ci sono persone che hanno avuto incarichi come dirigenti dello Stato coinvolte in queste conversazioni. Io vi domando: questo personaggio, questo Del Vecchio, che si sente quasi un Dio sceso in terra, chi gli ha dato il potere di fare quello che faceva come “braccio armato” dei bulgari qui a San Marino? Se l’è preso da solo o qualcuno glielo ha concesso? Questo soggetto girava da un po’ nel nostro Paese, aveva incarichi nelle banche e si sapeva vendere bene, ma nel nostro DNA sembra mancare la capacità di esiliare certi personaggi finché non scoppia il “bombone”. E il bello è che il “bombone” è scoppiato andando a inficiare il lavoro di tanti Segretari di Stato sul fronte europeo. Io non credo che dobbiamo temere l’arbitrato internazionale se le nostre autorità hanno agito correttamente e in maniera cosciente, ma pensare che nel 2026 San Marino sia ancora sotto scacco di questi “personaggetti” è intollerabile. Parlo di Del Vecchio, di sua moglie, di suo figlio: tutta gente che sembra uscita da un film. Ricordo bene anche gli attacchi sciagurati che in quelle chat venivano fatti contro i consiglieri Morganti o Renzi solo perché erano soci di una banca ed esprimevano la loro idea nelle assemblee; è una cosa inaudita che fa venire cattivi pensieri. Sembra che siamo circondati da questi professionisti, sempre vestiti di nero, che fanno quasi paura e che probabilmente si sono costruiti questa figura proprio per incutere timore. C’è gente disposta a tutto per fare affari sulla pelle della normale sopravvivenza del Paese. Quando è venuto fuori tutto il casino, Banca Centrale ci ha messo una settimana per fare un comunicato stampa, e lo ha fatto pure per minacciare le opposizioni che chiedevano cosa stesse succedendo. Io ho molta stima dei nomi proposti per la commissione, ma la composizione non paritetica mi sembra già un assunto di colpa di qualcuno e spero sinceramente di essere smentito. Mi rivolgo ora al collega Emanuele Santi, che ci rappresenterà in quell’organismo: ti chiedo, come primo atto, di domandare agli altri membri di chiamare subito in audizione la vigilanza di Banca Centrale. Lo dico perché ho assistito a commissioni segrete dove la vigilanza non ha detto assolutamente nulla, tanto che si sapeva più dai giornali che dagli organismi preposti. Se dobbiamo temere l’arbitrato perché i bulgari potrebbero avere ragione, allora significa che qualcosa non è stato detto anche sulle acquisizioni di altri simboli. Ti invito a non avere paura e, se noterai che qualcosa non gira nel verso giusto o che la maggioranza di cinque contro tre cercherà di bloccare gli approfondimenti, esci pubblicamente e denuncia tutto, lasciando se necessario la commissione. Questa deve essere una commissione d’inchiesta seria perché ne va del nostro futuro. È intollerabile che il nostro percorso europeo si sia sbloccato magicamente solo quando ai bulgari sono state ridate le somme; qualcuno dovrà rispondere di questa figura da “peracottari” che abbiamo fatto a livello internazionale. Basta con questi “quaquaraquà” che pensano solo a portarsi a casa il malloppo lasciando le pezze agli altri. Mi auguro che questa commissione faccia davvero luce su tutto.

Antonella Mularoni (Rf): Io approfitto di questa fase per svolgere un intervento che vorrei fosse molto chiaro, senza stare a ripetere le considerazioni già espresse dal mio capogruppo che ovviamente condivido in pieno. Mi rivolgo in modo particolare al Segretario Stefano Canti, ma anche al Segretario Gatti che gli siede accanto. Devo dire che in questo comma comunicazioni mi sarei aspettata da parte sua, Segretario Canti, la lettura di una relazione che fosse in qualche modo uguale e contraria a quella che ci aveva presentato nel dicembre del 2025. Qualche collega, parlando nei corridoi, mi aveva suggerito che forse lo avrebbe fatto in apertura del comma relativo alla commissione d’inchiesta, ma purtroppo quella chiarificazione non c’è stata. Per questo motivo rivolgo a voi un appello accorato: credo sia assolutamente doveroso che, parallelamente al lavoro che svolgerà la commissione d’inchiesta, ci sia una trasparente e profonda attività di chiarificazione rivolta a tutti i parlamentari. Trovate voi il modo che preferite, ma dobbiamo sapere come stanno le cose. Ricordo bene che solo un mese o due fa lei, Segretario, era persino disposto a fornire chiavette USB con tutti i documenti a ognuno di noi; ora che per una buona parte del procedimento è venuto meno il segreto istruttorio e che ci sono già stati dei rinvii a giudizio, vi prego davvero come governo di instaurare un rapporto diverso con il Consiglio Grande e Generale. Ve lo chiedo perché siamo di fronte a vicende che hanno un’incidenza pesantissima sul piano politico e istituzionale della nostra Repubblica. Abbiamo visto chiaramente come la cosiddetta “vicenda Bulgari” abbia rallentato in modo profondo il via libera dell’Unione Europea all’accordo di associazione, pregiudicando il rapporto di San Marino con Bruxelles e coinvolgendo nel mezzo persino un altro Paese, ovvero Andorra, che non c’entrava assolutamente nulla e che è rimasto vittima di queste nostre dinamiche interne. Attraverso gli organi di stampa che il gruppo bulgaro usa abitualmente per comunicare le sue posizioni, abbiamo letto un’ultima presa di posizione molto netta: in sostanza, ci dicono che per il momento hanno fatto sbloccare la riserva al governo bulgaro visto che i 15 milioni di euro sono stati restituiti, ma ci avvertono di non dimenticare che ci sarà una fase successiva legata alla ratifica. Questo significa che il percorso di San Marino, se non ci comporteremo in un certo modo, potrebbe trovare ancora degli ostacoli insormontabili lungo il cammino. Per noi la firma dell’accordo di associazione è un momento vitale, un passaggio che cambierà radicalmente la storia di questo Paese, e proprio per questo la politica tutta deve essere informata su ogni dettaglio che il tribunale, tramite lei, riterrà di poterci fornire. Non è accettabile che noi parlamentari veniamo a conoscenza delle cose solo leggendo gli articoli dei giornalisti; quello che potete dirci, ce lo dovete dire. Penso anche al tema dell’arbitrato internazionale: il Segretario Gatti ha scritto che vengono già accantonati 2 milioni di euro in via prudenziale, ma la notizia della notifica è già un fatto certo. Vorremmo essere monitorati regolarmente anche sui progressi del “clarifying addendum”, visto che abbiamo letto della missione a Roma. Oggi la nomina della commissione d’inchiesta è un momento fondamentale e auguro ai commissari di fare un ottimo lavoro; ho massima fiducia nei membri dell’opposizione e spero che anche nei commissari della maggioranza ci sia la reale volontà di dare le risposte che il Paese attende. Ci sono elementi anomali che meriterebbero delucidazioni immediate, come il fatto che lo sblocco integrale dei famosi 15 milioni sia avvenuto subito dopo il rinvio a giudizio ma prima ancora dello svolgimento del processo. Visto che il governo ha sempre sostenuto che l’accordo di associazione e la vicenda bulgara fossero questioni separate, ci piacerebbe capire com’è oggi la situazione reale. Non mi interessa fare chiasso o alimentare polemiche sterili, e se ritenete che la sede per dirci tutto non sia questa per via della registrazione pubblica, allora create pure una sede riservata, ma il lavoro della commissione deve essere accompagnato da una chiarificazione verso tutto il Parlamento. Siamo pronti a fare la nostra parte per tutelare il Paese, ma possiamo dare un contributo utile solo se abbiamo piena consapevolezza di quello che sta succedendo davvero. Ci aspetta un lavoro enorme di recepimento dell’acquis comunitario e di gestione dei rapporti con i parlamenti di tutta Europa per arrivare alla ratifica nei tempi più brevi possibili, e per farlo dobbiamo essere informati di tutto ciò che è bene che noi sappiamo come parlamentari della Repubblica.

Gian Carlo Venturini (Pdcs): Intendo svolgere alcune considerazioni perché oggi stiamo portando a compimento un lavoro molto importante, ovvero la nomina dei componenti e l’avvio formale della commissione d’inchiesta. È un organismo che anche la Democrazia Cristiana ha fortemente voluto e vuole tuttora, proprio per fare quella chiarezza che è assolutamente necessaria, a differenza di quanto affermato nei mesi scorsi da alcune forze politiche di opposizione. Ho però l’impressione che in questo dibattito, che stiamo ripetendo ormai per l’ennesima volta, ci sia qualcuno tra i banchi della minoranza che ha già pronta in tasca una relazione finale con le responsabilità già scritte e attribuite secondo il proprio volere. Invece bisognerebbe tenere conto che questa commissione, a differenza di altre del passato, deve verificare i fatti con oggettività. Nelle precedenti commissioni, come quelle sul sistema bancario, sul CIS o su Carisp, si è intervenuti spesso a distanza di mesi o addirittura di anni dagli eventi, quando c’era da individuare una responsabilità politica su fatti già acclarati dal punto di vista giudiziario. In questa fase, invece, ci troviamo in un momento molto più delicato perché il procedimento giudiziario è ancora in pieno corso: si è conclusa la fase inquirente e preliminare dell’autorità giudiziaria, e il lavoro della commissione dovrà procedere parallelamente per cercare le responsabilità politiche. Proprio per questo ritengo che le raccomandazioni del collega Giovagnoli vadano tenute in debita considerazione. Non si possono affrontare queste cose con semplicità solo per ribadire la propria verità precostituita. La Democrazia Cristiana ha dimostrato con i fatti, e non solo con le parole, di non aver mai avuto timore di attivare una commissione su questo tema delicato. Abbiamo partecipato attivamente alla definizione della legge e anche alla scelta dei componenti, che ritengo siano figure di assoluto rilievo. Se emergeranno delle responsabilità, siano esse giudiziarie o di coinvolgimento politico, chi ha sbagliato dovrà risponderne personalmente. Riguardo alla questione delle incompatibilità, durante la discussione della legge era stato proposto un emendamento che fissava il termine al 2020, ma non è stato accettato dall’opposizione perché escludeva qualcuno dei loro membri; ora non si può venire qui a fare la “romanzina” dicendo che abbiamo voluto mettere i componenti che ci pareva o che abbiamo creato incompatibilità su misura per escludere qualcuno. Ricordo che nelle commissioni precedenti erano stati messi paletti che risalivano a vent’anni prima, come nei casi di Cassa di Risparmio e del CIS. Io ho massima fiducia nei componenti indicati da tutte le forze politiche e sono certo che questa sarà l’occasione per appurare finalmente la verità su tutta la problematica legata ai bulgari, alla Banca di San Marino e a tutto ciò che ne consegue. Sarà anche un modo per verificare se gli interventi fatti in questi anni, grazie ai suggerimenti degli organismi di controllo come l’AIF, la vigilanza di Banca Centrale e il tribunale, abbiano effettivamente funzionato. Il fatto che la commissione si muova in modo quasi parallelo all’attività giudiziaria dimostra che il sistema ha avuto i giusti riflessi e non siamo arrivati in ritardo. Ribadisco quindi la massima fiducia nel lavoro che la commissione potrà svolgere, sempre nel rispetto dei mandati indicati dalla legge e degli obiettivi di chiarezza che ci siamo prefissati.

Maria Luisa Berti (Ar): Finalmente siamo arrivati in dirittura d’arrivo per questo passaggio fondamentale. Voglio ricordare che Alleanza Riformista è stata tra i primi promotori di un progetto di legge per l’istituzione di questa commissione d’inchiesta, progetto che è stato poi ritirato per permettere la condivisione di un’iniziativa comune in seno alla maggioranza che ha portato al testo approvato. Oggi ci troviamo dunque a nominare ufficialmente i componenti e prendiamo atto con soddisfazione dei nominativi indicati da tutte le forze politiche; si tratta certamente di persone che possiedono le competenze necessarie per svolgere al meglio questo ruolo così delicato. È però fondamentale non dimenticare mai che la commissione d’inchiesta dovrà operare in un regime di stretta segretezza. Ho sentito prima alcuni inviti a fornire informazioni pubbliche fatti da colleghi della minoranza, ma io penso sia invece opportuno rimarcare fin da subito che chi lavorerà in quell’ambito dovrà farlo nel totale rispetto della legge e dei propri doveri di riservatezza. Gli anticorpi del nostro sistema hanno dimostrato di esistere e di funzionare, e mi riferisco in particolare all’azione del tribunale, dell’AIF e del settore vigilanza di Banca Centrale. Ora spetta alla commissione il compito di verificare se, oltre ai fatti tecnici, vi siano state delle responsabilità di natura politica in quello che, evidentemente, è stato qualcosa che non ha funzionato davanti agli occhi di tutti. La mia raccomandazione, che faccio confidando nella professionalità di tutti i membri, è quella di lavorare con la massima obiettività alla ricerca della verità, proprio come deve fare ogni buon giudice, senza partire con preconcetti o pregiudizi. Purtroppo, devo dire che alcuni interventi dei consiglieri di opposizione mi lasciano qualche timore in proposito, perché sembra che il loro obiettivo sia quello di direzionare forzatamente la ricerca della verità su un determinato fronte già scelto a priori. Invece è necessario uno sguardo a 360 gradi sull’intera vicenda affinché possano emergere le reali responsabilità, senza focalizzare l’attenzione su un solo aspetto. Spero sinceramente di sbagliarmi su questo punto. Ho apprezzato molto il fatto che finora nessun componente designato della commissione sia intervenuto in questo dibattito e credo che questo sia un segnale di estrema responsabilità, correttezza e serietà istituzionale. Il lavoro che attende i commissari è enorme e riguarda discipline specifiche e competenze tecniche molto elevate; avremo tempo di discutere nel merito solo quando avremo tra le mani la relazione conclusiva. Per il momento, mi fermo qui augurando a tutti un proficuo e onesto lavoro.

Stefano Canti Segretario di Stato: Siamo finalmente giunti alla nomina della commissione consiliare d’inchiesta che dovrà fare luce sulle presunte responsabilità politiche e amministrative legate alla vicenda delle partecipazioni dell’Ente Cassa di Faetano nella società San Marino Group. È una notizia ormai nota a tutti, poiché è stata ampiamente comunicata anche dalla stampa, ed è risaputo che nei confronti degli imputati è stato disposto il rinvio a giudizio per contestazioni molto gravi che toccano direttamente questa Eccellentissima Camera. Il governo, vista la delicatezza del procedimento in corso, ha voluto informare tempestivamente tutta la politica sulla vicenda e, a seguito del rinvio a giudizio, anche i membri dell’opposizione che siedono in Commissione Giustizia hanno potuto ritirare copia degli atti penali in possesso della Segreteria relativi al procedimento in oggetto. Tutto questo materiale è ora a completa disposizione dei rappresentanti delle forze politiche, comprese quelle di minoranza, e proprio per questo io ora non devo e non posso assolutamente anticipare nulla nel merito; adesso tocca alla commissione mettersi al lavoro e fare chiarezza sulle vicende. Sono davvero tanti gli aspetti che meritano un approfondimento serio e la commissione è chiamata a farlo con l’unico fine di valutare eventuali responsabilità politiche e amministrative, agendo con la massima imparzialità e senza pregiudizi, così come previsto dall’articolo 4 della legge costituzionale numero 1 del 2026. Bisogna basarsi esclusivamente sugli atti e sulle prove, evitando accuratamente ogni sovrapposizione con il lavoro della magistratura, perché il processo è ancora in corso e non possiamo rischiare iniziative che non rispettino le regole del processo penale dibattimentale volte alla formazione della prova. In questo mio intervento voglio solo limitarmi a rispondere ad alcune informazioni fornite dai consiglieri e riportate dai media, perché mi preme che passi il messaggio corretto alla cittadinanza: le nostre istituzioni, ovvero l’AIF, la Banca Centrale e il tribunale, hanno lavorato e continuano a lavorare nel pieno rispetto della legalità, cercando costantemente un equilibrio tra l’efficacia del contrasto alla criminalità economica e la tutela dei diritti dei soggetti coinvolti. Stiamo seguendo scrupolosamente le raccomandazioni del GAFI sugli standard internazionali per il contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, misure che tra l’altro saranno oggetto di valutazione da parte di Moneyval durante la prossima visita. Proprio di recente il GAFI ha pubblicato linee guida dettagliate per aiutare gli operatori a recuperare i beni di provenienza illecita, trattando temi chiave come le moderne indagini finanziarie, il sequestro dei beni e il risarcimento delle vittime con i fondi recuperati. Il sequestro è stato disposto proprio per accertare la legittimità dei flussi e la nostra magistratura ha effettuato tutte le verifiche necessarie anche in ambito internazionale; il provvedimento di sequestro, pur restando ferma l’indagine e la salvaguardia delle pretese creditorie, è stato attuato applicando quei principi internazionali vigenti che solo la magistratura può applicare in piena autonomia. Se si legge con attenzione il fascicolo, e invito tutti a farlo, si desume che gli organismi internazionali hanno elogiato l’operato delle nostre istituzioni di garanzia; sono istituzioni solide che meritano la fiducia dei cittadini e che vanno perciò difese e non diffamate. Sono certo che coloro che comporranno la commissione vorranno esaminare tutta la documentazione con serietà e rispetto, basandosi sui fatti e operando nel supremo interesse della Repubblica, senza mai sovrapporsi indebitamente all’operato delle altre istituzioni indipendenti. È così che si serve lo Stato ed è così che si tutela davvero la fiducia dei cittadini. Da parte mia, continuerò a difendere con assoluta convinzione l’operato della magistratura e delle istituzioni, perché la credibilità internazionale della Repubblica di San Marino si fonda proprio sulla capacità di perseguire i reati nel rigoroso rispetto delle garanzie di legalità e dei principi dello stato di diritto.

Ilaria Bacciocchi (Psd): C’è a mio parere oggi una considerazione importante che sento di dover fare: credo sia davvero difficile non sentirsi sollevati dal fatto che quell’investitore non sia riuscito a entrare nel controllo di una nostra banca. Il mio non è affatto un giudizio penale, ma un giudizio politico e istituzionale che si basa sui fatti concreti che tutti conosciamo. Chiediamoci come si è presentato questo investitore: ha agito forse con la massima trasparenza o con comportamenti capaci di generare fiducia? Direi proprio di no. Tutta questa vicenda parte da una consulenza pagata alla moglie di un componente del consiglio di amministrazione dell’ente che è proprietario della banca; ora, io non sto qui a stabilire quale sia la qualificazione penale del fatto, quello lo stabilirà il processo, ma posso dire con certezza che non è stato un buon biglietto da visita. Non è certo così che un investitore serio dovrebbe presentarsi a una banca e a un intero Paese. E cosa è accaduto quando su quel fatto è stato aperto un procedimento? Abbiamo forse visto una reazione rispettosa delle istituzioni o la scelta di difendersi nelle sedi previste dalla legge? Neppure. Abbiamo assistito a lettere aperte indirizzate ai sammarinesi, a conferenze organizzate persino a Bruxelles, ad attacchi diretti contro le nostre istituzioni e a tentativi di aprire interlocuzioni politiche parallele. Ci sono stati rapporti con soggetti che non hanno mai nascosto la propria ostilità verso il nostro sistema istituzionale e abbiamo subito perfino pressioni legate al percorso europeo di San Marino. Dunque lo ripeto: meno male che questo soggetto è rimasto fuori dalla porta e credo che questa possa essere una valutazione condivisa da tutti, al di là delle diverse letture politiche. Dobbiamo essere estremamente attenti quando si parla di banche perché abbiamo già pagato prezzi altissimi in passato. I danni più devastanti della nostra storia recente non sono arrivati da piccoli traffici commerciali, che per quanto gravi sono poca cosa rispetto a ciò che accade quando soggetti senza scrupoli saccheggiano una banca. In quei casi il conto arriva sempre allo Stato e quindi ricade direttamente sul cittadino. L’esempio internazionale purtroppo lo abbiamo avuto con Daniele Guidi, già amministratore delegato di Banca Cis; il suo nome è finito sulle principali testate italiane e le sue vicende giudiziarie hanno pesato enormemente sulla Repubblica. Quella gestione ha lasciato una voragine e oggi parliamo di una condanna definitiva per gravissimi illeciti nell’impiego dei fondi pensione sammarinesi: ben 100 milioni di euro sottratti alla previdenza dei cittadini, soldi che lo Stato ha dovuto risarcire accantonando circa 17 milioni all’anno per otto anni. Ma questa cifra racconta solo una parte del disastro, perché la vicenda Banca Cis ha dimostrato che quando un soggetto senza scrupoli entra nel controllo di una banca, il problema non rimane confinato lì dentro, ma diventa un problema di tutta la Repubblica. Lui se n’è andato, ma il conto è rimasto qui a carico dei sammarinesi, dei nostri cittadini. Allora, dopo quello che abbiamo vissuto, qualcuno può davvero pensare che le istituzioni debbano guardare con leggerezza all’arrivo di un nuovo soggetto opaco? Questa volta gli elementi di allarme c’erano tutti: l’Agenzia di Informazione Finanziaria ha ricevuto segnalazioni e le ha trasmesse all’autorità giudiziaria, che ha aperto un procedimento e svolto le indagini, e oggi alcuni soggetti sono stati rinviati a giudizio. Questo non significa affatto che siano già colpevoli, lo stabilirà il processo, ma significa che il tribunale ha ritenuto esistenti elementi sufficienti per sottoporre quelle accuse al giudizio dibattimentale. Ed è esattamente così che deve funzionare uno stato di diritto. Quando parliamo di riciclaggio, non ci muoviamo soltanto dentro il diritto sammarinese, ma dentro un sistema di regole internazionali costruite negli anni; regole che San Marino ha scelto di rispettare per impedire che patrimoni di possibile provenienza illecita possano essere dispersi durante le indagini. In questo ambito il giudice non è chiamato a valutazioni di opportunità politica, ma ad applicare leggi internazionali che la Repubblica si è impegnata a onorare, ed è proprio questo a rendere credibili le nostre istituzioni. La credibilità internazionale non nasce quando firmiamo un accordo, ma nasce quando gli altri Stati sanno che le nostre istituzioni applicano quegli accordi con serietà, autonomia e affidabilità. A questo punto entra in gioco Banca Centrale, che si trovava davanti a un problema reale: la Banca di San Marino doveva rafforzare il proprio patrimonio e qui emerge una fragilità tipica del nostro sistema, perché non siamo una grande piazza finanziaria e non possiamo contare su grandi investitori istituzionali. Quando una banca sammarinese ha bisogno di capitali, il numero dei possibili investitori è inevitabilmente limitato ed è proprio qui che la vigilanza prudenziale diventa decisiva, perché deve distinguere chi rappresenta un’opportunità da chi rappresenta un rischio. È uno dei punti che la commissione dovrà approfondire: capire se le informazioni disponibili erano sufficienti, se sono circolate nel modo corretto tra la vigilanza e l’autorità giudiziaria e se le procedure fossero adeguate. Questa vicenda è così difficile da ricostruire perché non esiste un solo piano, ma ne esistono almeno quattro: quello della vigilanza prudenziale, quello dell’autorità giudiziaria, quello della politica e infine quello della diplomazia. Sono piani diversi, hanno tempi diversi e prendono decisioni sulla base di informazioni diverse. La complessità sta tutta nel capire se questi quattro piani abbiano dialogato nel modo migliore possibile, ed è proprio questo che la commissione dovrà verificare. Non si tratta di sostituirsi alle responsabilità di altre istituzioni, ma di capire se il coordinamento abbia funzionato. La vigilanza valuta la solidità e l’affidabilità di chi entra nel capitale, il tribunale accerta i reati, la politica assume decisioni per l’interesse generale e la diplomazia tutela la nostra posizione internazionale. Sono funzioni autonome ma non possono essere separate, perché quando le informazioni non circolano i rischi aumentano e le decisioni arrivano in ritardo, con effetti pesanti per le banche, per i depositanti e per la reputazione della Repubblica. La commissione dovrà concentrarsi sul funzionamento del sistema, ricostruire il flusso delle informazioni, chi sapeva cosa e quando lo ha comunicato. L’obiettivo non è solo stabilire chi avesse ragione, ma capire se il sistema abbia funzionato al meglio e, in caso contrario, come fare perché la prossima volta funzioni meglio. Una commissione d’inchiesta può fare molto bene se ricostruisce i fatti, o molto male se alimenta la confusione. Io vorrei una commissione capace di ascoltare, verificare e leggere i documenti per formulare un giudizio politico e istituzionale, non penale. Dovrà svolgere questo compito il più possibile libera da pregiudizi e senza proteggere nessuno, tenendo un punto fermo: quando sono in gioco le banche e i risparmi dei cittadini, la politica non può permettersi né ingenuità né complicità. Deve guardare i fatti, chiamarli con il loro nome e fare tutto ciò che serve affinché certe situazioni non possano più ripetersi.

La nomina complessiva degli otto membri della commissione d’inchiesta è approvata a maggioranza con 48 voti favorevoli, nessun voto contrario e 2 astenuti.

Comma 5: Completamento nomina dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ai sensi dell’articolo 52 così come modificato dall’articolo 23 della Legge 15 settembre 2023 n.132 e dall’articolo 53 della Legge 21 dicembre 2018 n.171

Fabio Righi (D-ML): Stiamo cercando un sammarinese e il vincolo di non poter, ad esempio, lavorare nel settore rende tutto complicato, perché si chiede di trovare qualcuno esperto nel settore. Chiediamo gentilmente di soprassedere.

Comma 6: Sostituzione di un membro in seno alla Commissione per la Gestione dell’Edilizia Residenziale

Sara Toccaceli, designata dalla Segreteria di Stato con delega alla Cooperazione, viene nominata a maggioranza.

Comma 7: a) Nomina di tre membri in seno alla Commissione per le Politiche Giovanili a seguito di richiesta di sostituzione 

Il Pdcs indica Christopher De Luigi, Libera indica Oliver Ronci, Rete chiede di soprassedere.

Emanuele Santi (Rete): Chiederemmo di soprassedere sulla nomina, ma quello che ci tengo a fare è mettere al corrente l’aula della situazione: c’era stata una proposta da parte del Segretario competente, Teodoro Lonfernini, di rimodulare e rivedere sia la composizione di queste commissioni che la legge per tutto quello che riguarda le politiche giovanili. Proprio per questo motivo noi in questi mesi abbiamo deciso di aspettare; se infatti c’è in cantiere l’idea di rivedere la composizione della commissione, la legge e i vari criteri, ci siamo detti che era meglio attendere per vedere quali fossero le novità. Io sapevo che le cose stavano così, quindi vorrei chiedere ai componenti della maggioranza o al governo se ci sia effettivamente questa indicazione, ovvero se intendiate portare in aula una modifica della legge in modo tale che poi anche noi possiamo fare le nostre valutazioni di conseguenza.  È chiaro poi che, nel caso specifico, mi sembra un po’ eccessivo dichiarare decaduto un membro solo perché non partecipa a tre sedute consecutive; una commissione a volte si riunisce anche diverse volte al mese e uno può non riuscire a partecipare per mille ragioni, ma qui viene dichiarato decaduto senza neanche chiedergli una spiegazione. Poi certo, ci può essere un membro che non partecipa da diverso tempo per altri impegni o per varie vicissitudini personali, però quello che chiederei è se ci sia o meno la volontà politica di intervenire su questa commissione. Io avevo capito che fosse nell’aria un progetto di legge per rivedere tutto l’ambito delle politiche giovanili; se non è così, allora ci impegniamo fin da ora a cercare una persona per il prossimo Consiglio. Però, ecco, prima di inserire una figura volevamo capire se fossero previste delle modalità di nomina differenti, altri requisiti o un cambio generale della legge: questo è il senso del nostro ragionamento. Quindi, se il governo e la maggioranza sanno qualcosa in più di noi, vi chiediamo di dircelo così da poterci organizzare nelle maniere dovute. In questo momento non esprimiamo nessuna candidatura e poi, se ci farete sapere come stanno le cose, provvederemo a nominare una persona durante la prossima seduta del Consiglio.

Gaetano Troina (D-ML): Non intervengo, ovviamente, nel merito dei nominativi che sono stati proposti, ma prendo la parola soltanto per far rilevare che è stata trasmessa a tutte le forze politiche una lettera da parte della Presidente di questa Commissione. Io credo che sia doveroso svolgere qualche riflessione su quanto segnalato dalla Presidente, perché è purtroppo evidente che questo organismo stia incontrando delle grosse difficoltà nel portare avanti il proprio lavoro.  Sono difficoltà che dipendono, probabilmente, anche dal fatto che molti dei componenti sono giovani universitari che fanno fatica a conciliare gli impegni di studio con la partecipazione attiva alle attività della Commissione; so per esempio che hanno problemi anche solo nel trovare una sede fisica dove potersi riunire, tanto che spesso si ritrovano a dover chiedere ospitalità alle varie forze politiche per poter svolgere le proprie attività. In generale, però, credo ci sia un fondo di amarezza: in quest’aula continuiamo a ripetere quanto vogliamo valorizzare i giovani del nostro territorio e quanto sia importante dar loro occasioni per esprimersi e per avvicinarsi alla politica, ma poi è evidente che, all’atto pratico, questa Commissione — che è l’unica a essere composta interamente da giovani — faccia molta fatica a lavorare, sia per i problemi legati alle presenze che per le oggettive difficoltà organizzative e logistiche.  Io non ero a conoscenza di questo intento di riforma di cui parlava poco fa il collega Emanuele Santi, ma mi sembra evidente che sia ormai fondamentale provvedere con urgenza, se non altro per risolvere queste problematiche operative che ho citato. Quindi, se è vero che c’è l’intenzione di procedere in questo senso, rimaniamo in attesa delle proposte; mi metto sinceramente nei panni della Presidente, del Vicepresidente e di chiunque cerchi di coordinare i lavori della Commissione in queste condizioni, e ne capisco perfettamente le difficoltà. 

I nominativi indicati vengono nominati a maggioranza.

b) Nomina di un membro in seno alla Commissione per le Politiche Giovanili a seguito di dimissioni

Il Psd indica Anastasia Merli. Il nominativo viene approvato a maggioranza.

Comma 8: Presa d’atto di due esperti del Comitato Garante per la Contrattazione Collettiva e la Rappresentatività delle Organizzazioni Sindacali e delle Associazioni Datoriali ai sensi dell’articolo 28, comma 2, lettera b) della Legge 9 maggio 2016 n.59

Le organizzazioni sindacali dei lavoratori hanno designato il professor Andrea Lassandari. Le associazioni datoriali hanno designato il professor avvocato Carlo Zoli. Il Consiglio Grande e Generale prende atto.

Comma 9: Ratifica Accordi di Pubblico Impiego

a) Ratifica Accordo fra la Direzione Generale della Funzione Pubblica, l’A.A.S.S. e le Organizzazioni Sindacali per l’istituzione della reperibilità, la ridefinizione degli orari di servizio, l’inquadramento del personale dei meccanici dell’officina meccanica A.A.S.S.

Andrea Belluzzi Segretario di Stato: La trattativa ha riguardato semplicemente la riorganizzazione dell’orario e e soprattutto il tema della reperibilità del personale addetto al settore dei meccanici dell’Azienda dei servizi. Questo è connesso al successivo accordo.

Nicola Renzi (Rf): Vorrei davvero approfittare della presenza del Segretario di Stato in aula perché ci troviamo davanti a una sorta di paradosso. Questi accordi sindacali coinvolgono il Governo da un lato e le organizzazioni sindacali dall’altro, mentre per noi la ratifica è diventata ormai quasi una pura formalità; noi la intendiamo proprio in questo modo, salvo rari casi macroscopici o clamorosi, e le forze politiche, comprese quelle di opposizione, finiscono inevitabilmente per rimettersi alle valutazioni tecniche e politiche che sono già state fatte dalle parti coinvolte. D’altronde sappiamo bene che bocciare un accordo del genere vorrebbe dire dover riaprire daccapo l’intera trattativa, con tutto ciò che ne consegue in termini di tempi e complessità, quindi alla fine è sempre stato così e non sta succedendo nulla di nuovo sotto il sole. Però, dato questo stato di fatto, vorrei approfittare della sua presenza, Segretario, per chiederle se potesse usare i minuti del suo prossimo intervento per farci una rapida panoramica su quali siano invece i tavoli attualmente aperti con il sindacato per i vari negoziati in corso. Immagino che ce ne siano diversi, alcuni li conosco perché riguardano ad esempio il personale docente — mi riferisco a quello che era il vecchio allegato B, insomma l’allegato 2 — e suppongo che su questo ci sia una trattativa aperta sulle modalità di reclutamento, sulla definizione del fabbisogno e su come riuscire a colmarlo effettivamente. Sarebbe poi molto utile se potesse spendere qualche parola anche sul rinnovo contrattuale dell’intero settore pubblico allargato, che è stato citato precedentemente. In questo modo saremmo anche più “economici” e diretti nei confronti di tutti i cittadini che ci stanno ascoltando, evitandoci magari di dover fare ricorso a interpellanze, interrogazioni o altri strumenti simili in futuro. Così facendo daremmo finalmente un senso concreto al nostro lavoro preliminare, invece di limitarci ad arrivare semplicemente nella fase della sanzione finale e della votazione.

Accordo ratificato a maggioranza

b) Ratifica Accordo fra il Comitato Direttivo della Funzione Pubblica e le Organizzazioni Sindacali in merito alla ridefinizione degli orari di servizio, alla prestazione lavorativa e al trattamento retributivo dell’autista della divisione autotrasporto e alla istituzione della reperibilità funzionale al servizio di autotrasporto.

Andrea Belluzzi Segretario di Stato: Bisogna premettere che questi non sono accordi siglati direttamente tra il governo e le organizzazioni sindacali, ma tra il comitato direttivo della funzione pubblica e i sindacati stessi; è vero che poi il governo ne deve tenere conto e deve attuarli, però chi conduce materialmente le trattative, anche per questi singoli accordi, è proprio il comitato direttivo della funzione pubblica. In questo caso si è trattato di una trattativa piuttosto delicata e per questo voglio ringraziare sia le parti sociali che lo stesso personale dell’azienda, perché questo accordo in particolare è andato a rivedere la riorganizzazione degli orari per quanto riguarda le linee e il progetto SMUVI. È stata una trattativa abbastanza articolata, ma è un passaggio che permette finalmente lo sviluppo del progetto SMUVI: un progetto che è partito e che da una parte ha già avuto successo, mentre dall’altra, e lo dico anche a nome del mio collega, ci vede impegnati quotidianamente per renderlo sempre più efficiente e più efficace in tutta la sua carica innovativa. 

Per quanto riguarda invece quello che mi è stato chiesto sui tavoli aperti, vorrei precisare che di fatto il consigliere ha già focalizzato i due temi principali; per il resto possono esserci dei piccoli accordi, come quelli che abbiamo in discussione oggi e su cui l’aula deve procedere alla ratifica, ma si tratta di accordi puntiformi che riguardano settori molto particolari. Invece le due grandi trattative aperte sono queste: la prima è quella con il personale docente. Su questo abbiamo avuto una riunione proprio la scorsa settimana a cui abbiamo partecipato io e il collega Teodoro Lonfernini insieme alla direzione della funzione pubblica e alle rappresentanze delle organizzazioni sindacali; ora stiamo aspettando un riscontro dai sindacati che dovranno fare le loro consultazioni e attendiamo di sapere cosa ne pensano della piattaforma che è stata raggiunta. Poi c’è il rinnovo del contratto collettivo generale, per cui è iniziata una trattativa complessiva; in questo momento dobbiamo definire e chiudere la parte relativa agli arretrati per il primo anno e, ovviamente, si tratterà di un contratto che prevederà degli aumenti retributivi, dato che la negoziazione è in corso. A me preme dire che, se da una parte è giusto riconoscere e portare a casa un accordo sugli aumenti degli stipendi nella pubblica amministrazione, dall’altra mi sta molto a cuore riuscire a inserire in questo contratto anche alcuni interventi migliorativi sugli aspetti contrattuali; mi riferisco sia ai diritti di chi lavora, sia alla prestazione e soprattutto alla possibilità per l’amministrazione di organizzarsi e riorganizzarsi con agilità. Non dico che serva una libertà assoluta, ma quantomeno dobbiamo avere la possibilità di garantire una maggiore efficienza e una maggiore rapidità di risposta di fronte alle sfide che ci attendono. Ho trovato comunque una buona disponibilità all’ascolto da parte delle parti sociali e in questo momento la trattativa, dopo un primo incontro di partenza, è gestita dal comitato direttivo della funzione pubblica e il negoziato sta seguendo il suo regolare percorso.

Antonella Mularoni (Rf): Solo per dire che non parteciperò alla votazione di questo accordo per ragioni professionali.

Alessandro Bevitori Segretario di Stato: Vorrei innanzitutto ringraziare tutte le parti coinvolte che hanno lavorato sodo per raggiungere questo risultato, un traguardo che forse vale la pena ricordare visto che era fermo da moltissimi anni, almeno sei o sette, durante i quali si è parlato tanto del rinnovo e soprattutto dell’adeguamento del contratto che riguarda gli autisti del settore pubblico. I nostri autisti, in particolare oggi, sono chiamati a svolgere un compito ancora più importante in seguito alla riorganizzazione e all’avvio del progetto SMUVI, perché per farlo funzionare bene c’è bisogno di avere un organico e una dotazione di personale che sia flessibile sia negli orari che nella disponibilità, specialmente per quanto riguarda le giornate lavorative. Come sappiamo, infatti, il progetto SMUVI è attivo anche nei giorni festivi e nei prefestivi e il servizio arriva a coprire fino all’una di notte; quindi, per far funzionare davvero il progetto, era assolutamente necessario arrivare a una maggiore elasticità dell’orario e questo è stato lo sforzo principale che è stato fatto e che, in particolare, i nostri autisti dell’AASS hanno accettato di compiere. In questo senso devo dire che le parti sociali hanno svolto un ruolo davvero significativo nel raggiungimento di questo obiettivo, ma sono stati soprattutto gli autisti in prima persona a mettersi in gioco per ammodernare e velocizzare il servizio. Mi permetto anche di dire che, rispetto al vecchio orario statico tipico della Pubblica Amministrazione, il sistema è stato rivisitato in maniera molto significativa proprio in favore della flessibilità e io credo che questo passaggio sia fondamentale per poter garantire la tempestività del servizio. Per un paese a vocazione turistica come il nostro, un paese che vuole crescere in tanti settori e asset strategici, quello turistico in primis, è essenziale poter contare su un servizio di trasporto pubblico molto diverso da come era organizzato idealmente in passato. Oggi ci troviamo in una fase sperimentale in cui iniziamo a fare i primi bilanci e i primi conti, e devo dire che i dati ci confermano che lo SMUVI è sicuramente un servizio particolarmente utilizzato e sfruttato dai cittadini. Proprio per questo motivo deve essere potenziato, perché a questo punto abbiamo bisogno di avere nuovi autisti e nuovi mezzi a disposizione per far sì che il servizio possa essere sfruttato ancora di più, magari anche da chi la mattina deve andare a lavorare e potrebbe finalmente decidere di fare a meno della macchina proprio per utilizzare di più il servizio pubblico. Questo era un obiettivo che ci eravamo messi in cantiere già all’inizio della legislatura e oggi siamo finalmente qui per cercare di renderlo ancora più efficace e preciso; gli investimenti che faremo nei prossimi mesi andranno certamente in questa direzione. Intanto però voglio ribadire il mio ringraziamento e il mio plauso proprio agli autisti che hanno accettato questa sfida, cercando soprattutto di dare il miglior servizio possibile per tutto il settore del trasporto pubblico.

Marinella Lorena Chiaruzzi (Pdcs): Ci tengo davvero a intervenire in questo dibattito per associarmi alla richiesta di informazioni che il consigliere di Repubblica Futura ha rivolto poco fa al Segretario Belluzzi in merito agli accordi attualmente in corso. Secondo me è fondamentale richiamare l’attenzione di quest’aula su un tema che sta diventando critico per molti dipendenti: mi riferisco alla bozza di accordo, già abbozzata lo scorso anno, che riguarda le indennità di trasferta per tutti i lavoratori della pubblica amministrazione. Dobbiamo renderci conto che molti operatori, per motivi di lavoro, sono quotidianamente costretti a utilizzare la propria automobile privata o a recarsi fuori sede per svolgere le proprie mansioni, ma i rimborsi che ricevono sono fermi a tariffe degli anni Novanta. Io penso che sia stato fatto un lavoro molto serio e approfondito nel 2025 tra le confederazioni sindacali e il Governo, ma purtroppo questo aggiornamento non ha ancora visto la luce. Io non pretendo affatto di avere una risposta risolutiva oggi stesso, ma voglio sollecitare con forza il Governo su questo aspetto, perché l’adeguamento dell’indennità chilometrica e di trasferta è un passaggio funzionale al buon andamento della nostra amministrazione e al rispetto del lavoro che i nostri operatori svolgono ogni giorno.

Accordo ratificato a maggioranza

c) Ratifica dell’Accordo tra il Comitato Direttivo della Funzione Pubblica e le Organizzazioni Sindacali per l’istituzione della figura di Coordinatore delle Guardie Ecologiche.

Andrea Belluzzi Segretario di Stato: Con questo provvedimento noi andiamo finalmente a istituire una figura di coordinamento che, a mio avviso, è diventata assolutamente indispensabile, dato che ad oggi nell’ambito delle guardie ecologiche non esiste un responsabile che si assuma determinate responsabilità. Ad esempio è fondamentale identificare chiaramente chi debba avere la responsabilità diretta sulla gestione e sulla custodia dell’armeria. Parliamo di compiti estremamente delicati, come la tenuta rigorosa del registro di carico e scarico di ogni singola arma e la vigilanza sulle dotazioni; ritengo che la mancanza di una figura apicale responsabile potesse potenzialmente comportare delle criticità e dei rischi che non potevamo più permetterci. Con l’individuazione di questo coordinatore, andiamo a definire in maniera certa chi sia il responsabile della gestione, della custodia e della corretta operatività nell’uso delle armi che si trovano presso questo ufficio della nostra amministrazione, garantendo al contempo un migliore coordinamento di tutte le attività di vigilanza sul territorio.

Accordo ratificato a maggioranza

Comma 10: Adesione, ai sensi dell’art. 1, ultimo comma, della Legge n.13/1979 così come modificato dall’art.1 della Legge n. 100/2012

a) Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari, fatta a Vienna il 24 aprile 1963

Luca Beccari Segretario di Stato: La Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari del 1963 rappresenti ormai un pilastro fondamentale del diritto internazionale, essendo stata ratificata da ben 182 Stati, inclusi tutti i membri dell’Unione Europea e gli altri piccoli Stati d’Europa. Si tratta di uno di quei trattati che ha raggiunto una dimensione di universalità e che, insieme alla convenzione sulle relazioni diplomatiche, definisce il quadro normativo che regola i rapporti tra gli Stati. Onestamente, io stesso mi sono chiesto come mai la nostra Repubblica non avesse ancora proceduto alla ratifica formale fin dal 1963, dato che nei fatti noi ne attuiamo i principi da moltissimo tempo, rendendoli parte consolidata della nostra prassi. Ritengo che questa ratifica sia un atto dovuto per completare il nostro posizionamento normativo, specialmente se consideriamo quanto sia vitale per San Marino il corpo diplomatico e consolare. Questo strumento è importantissimo per garantire la nostra presenza fuori territorio, specialmente laddove non disponiamo di ambasciate, ed è altrettanto fondamentale per gestire la presenza in territorio di quegli Stati che hanno qui una folta comunità di concittadini.

Adesione ratificata a maggioranza

b) Convenzione n.155 sulla salute e sicurezza sul lavoro, fatta a Ginevra il 22 giugno 1981, e relativo Protocollo, fatto a Ginevra il 20 giugno 2002

Luca Beccari Segretario di Stato: La Convenzione numero 155 dell’OIL è un trattato internazionale di particolare rilievo, in vigore dal 1983 e già ratificato da 92 Paesi. L’obiettivo centrale di questo strumento, ovvero lo sviluppo di politiche nazionali coerenti per prevenire gli infortuni e le malattie professionali, è un traguardo di civiltà che ogni Stato deve perseguire per garantire la salute dei propri lavoratori. Questa convenzione è molto articolata e non si limita affatto a enunciare dei semplici principi o degli obiettivi generali, ma individua delle azioni pratiche e concrete che devono essere intraprese sia a livello governativo che dalle parti sociali. Noi partecipiamo attivamente alle attività dell’OIL in ambito ONU da diversi decenni e il nostro diritto nazionale applica già molti dei principi contenuti in questo testo; secondo me, ratificare questa convenzione e la successiva numero 187 significa dare un assetto organico e moderno alle nostre politiche sulla sicurezza. Con questo mio riferimento io ritengo di aver illustrato anche i contenuti del punto C, dato che entrambe le convenzioni insistono sulla medesima materia e rappresentano i due punti cardine del quadro regolamentare internazionale sul tema del lavoro.

Marinella Lorena Chiaruzzi (Pdcs): Ci tengo davvero molto a rimarcare l’importanza fondamentale di questa convenzione che ci apprestiamo a votare. Secondo me, l’impegno di uno Stato nel tutelare i propri lavoratori e nel mettere in campo ogni iniziativa possibile per proteggere le persone sul luogo di lavoro è un segnale di grande maturità istituzionale. Io penso che allertare i datori di lavoro affinché attivino le protezioni più efficaci e rendano la prevenzione un dato certo e oggettivo sia un dovere imprescindibile. Io mi sento sinceramente molto orgogliosa di questo passo che stiamo compiendo, anche perché è un tema di drammatica attualità se leggiamo le cronache dei troppi infortuni che accadono purtroppo nella vicina Italia, ma a volte anche nel nostro territorio. Io sono quindi molto soddisfatta che la nostra Repubblica proceda con questa ratifica.

Matteo Casali (Rf): Io vorrei formulare una domanda precisa al Segretario di Stato per approfondire un aspetto che ritengo rilevante. Come sappiamo, il nostro quadro normativo sulla sicurezza si fonda principalmente sulla legge numero 31 del 1998, una norma che io considero ottima e che ha segnato un grande passo in avanti trasformando la vecchia logica prescrittiva in una moderna normativa prestazionale. Abbiamo poi il decreto cantieri del 2002 che ha dato risultati eccellenti nella mia esperienza comune. Tuttavia, io mi rendo conto che si tratta di norme che iniziano ad avere una certa età e che sono ormai datate rispetto alle sfide attuali. Io mi chiedo quindi se l’adesione a questi organismi e trattati internazionali debba essere intesa solo come una condivisione di principi generali, o se secondo lei questa scelta comporterà in prospettiva anche una revisione e un aggiornamento organico della nostra normativa interna per superarne la vetustà.

Luca Beccari Segretario di Stato: Voglio rassicurare il consigliere perché, di fatto, la nostra normativa nazionale è già ampiamente allineata ai principi di queste convenzioni internazionali. Io ho avuto modo di esaminare attentamente questo corpo normativo proprio nell’ambito dei negoziati per l’accordo di associazione con l’Unione Europea, dove esiste un allegato specifico che riguarda proprio la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Io non ritengo che il gap normativo di San Marino sia rilevante, ma è chiaro che alcuni adattamenti tecnici saranno necessari. Io posso confermare che le Segreterie competenti hanno già avviato un’attività importante con l’obiettivo di arrivare, entro il 2027, alla redazione di un nuovo Testo Unico in materia. Non si tratterà affatto di uno stravolvimento della nostra normativa primaria, ma piuttosto di un’opera di riordino e armonizzazione delle norme esistenti che andranno integrate con quegli atti secondari necessari a recepire pienamente le direttive europee.

Adesione ratificata a maggioranza

c) Convenzione n.187 sul quadro promozionale per la salute e la sicurezza sul lavoro, fatta a Ginevra il 15 giugno 2006

Adesione ratificata a maggioranza

I lavori vengono interrotti verso le 20:00 e riprenderanno domatti alle 13:30.