Stagione estiva Campo Bruno Reffi, un punto centrale di attrazione a San Marino. La lettera aperta di Alessandro Capicchioni
La stagione estiva del Campo Bruno Reffi è ormai diventata un appuntamento centrale per la vita culturale di San Marino. Un calendario ricco, vario, capace di attrarre pubblico e di dare respiro alle serate della Repubblica. Musica, cibo, storia, spettacoli: un mosaico di eventi che testimonia la volontà di investire nel turismo e nella cultura e di rendere vivo il cuore del paese.
Eppure, in questo quadro così brillante, emerge un’assenza che non può passare inosservata: quella degli artisti sammarinesi, fatta salva la San Marino Concert Band diretta dall’ottimo Dino Gnassi. Non sono pochi, gli artisti di casa: tra cantanti, cantautori, strumentisti se ne contano quasi una trentina, attivi da tempo sulla piazza, con esperienze e repertori diversi, pronti a portare la loro arte e la loro voce. Non si tratta di rivendicare un privilegio, né di aiuto di stato ma di chiedere che venga riconosciuto un valore: il talento locale, che anch’esso merita di essere parte integrante della vita culturale del Paese.
Oggi le possibilità di fare musica dal vivo sono molto limitate. Il San Marino Song Contest riserva sì un piccolo spazio anche ai sammarinesi ma il suo scopo principale è quello di ricostruire l’immagine della Repubblica di San Marino in Italia – cosa che gli sta riuscendo benissimo – e di aumentare la nostra visibilità in Europa ma non quello di promuovere artisti sammarinesi.
Non per questo ci dobbiamo dimenticare di loro, tanto più quando si è riusciti a costruire uno spazio, Campo Bruno Reffi, e una rassegna di eventi lunga tutta una estate. Il coinvolgimento degli artisti sammarinesi può arricchire ulteriormente la stagione e restituire autenticità e radici agli eventi. Dare spazio ai nostri musicisti significa rafforzare il legame tra comunità e cultura, offrendo esperienze che nascono dalla nostra terra e parlano la lingua della nostra identità. Aprire quello spazio anche agli artisti sammarinesi non sarebbe solo un gesto di inclusione, ma un atto di fiducia e di responsabilità culturale. Perché la cultura, quando è condivisa, diventa futuro. E il futuro di San Marino non può che passare anche attraverso la voce dei suoi musicisti.
Alessandro Capicchioni


