Cultura ed Eventi

“Tornarono a Gerusalemme con grande gioia”, l’ultimo libro del cardinale Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme

Quand’è che in una situazione complicata, di radicato conflitto, di odio che pervade persone e comunità, un uomo diventa leader, diventa un punto di riferimento, diventa un segno di speranza? Lo abbiamo visto in questi mesi con il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini. Nel groviglio intricato e disumano della guerra in Terra Santa lui si è posto presenza inesorabile con la sua autorevolezza. Tutti ci siamo dovuti arrendere e riconoscere che in ciò che diceva c’era un accento di verità non facilmente riscontrabile altrove. Un accento di verità che è espressione della sua posizione certa di fede. Una statura umana e religiosa da farlo accedere, dopo la morte di Francesco, al circolo ristretto dei papabili.

Pizzaballa è un cristiano che si interroga, che fa i conti con la realtà in cui vive. Il suo desiderio è vivere da cristiano nella terra di Gesù che negli ultimi due tra anni assomiglia piuttosto ad un inferno. Per riflettere sul compito dei cristiani ha inviato alla sua comunità ecclesiale (che comprende Israele, Palestina, Giordania e Cipro) una lettera pastorale che ha messo a disposizione di tutti stampandola in un agile libretto dal titolo “Tornarono a Gerusalemme con grande gioia” (Libreria Editrice Vaticana, 2026). Il tema dunque è Gerusalemme, la città storica, concreta, dilaniata dai conflitti, da ricomporre come luogo di convivenza di tutti i figli di Abramo, e la Gerusalemme celeste, che scende dal cielo, il dono di Dio agli uomini, perché vivano felici e in pace in tutto il mondo.

L’analisi storica, culturale e politica del cardinal è al solito lucida e ineccepibile. Parla della disumanizzazione dell’altro, della polarizzazione che impedisce il dialogo, della perdita del concetto di bene comune, della frammentazione del corpo sociale e degli atteggiamenti di chiusura. Parla della Terra Santa e sembra che parli di noi in Italia, e di tutti i paesi di quello che una volta si chiamava Occidente. Leggendolo, sembra che la Terra Santa sia davvero il paradigma del destino di questo mondo globalizzato e impazzito.

Ma Piazzaballa non si ferma all’analisi, il suo cuore di pastore lo porta a indicare la strada. Il Patriarca, per le sue riflessioni e indicazioni, si serve dei versetti dell’Apocalisse, i libro più enigmatico della Bibbia che però nella sua esegesi diventa di una chiarezza luminosa.

Lasciamo al lettore la scoperta di tutti i punti e soffermiamoci sul cuore, anche fisico del libro di Pizzaballa. È un tema che fonda la sua identità di pastore, ne parlò anche una decina di anni fa al Meeting di Rimini quando era ancora Custode di Terra Santa. È il tema della “storia redenta”. Che significa? La difficoltà al dialogo nasce anche da questo: «si tende a voler possedere la narrazione degli eventi, come un territorio da difendere, mettendo continuamente in discussione la narrazione storica dell’altro».  Ciò che ne deriva, osserva Pizzaballa, è una ”memoria tossica”. Secondo il Patriarca bisogna ripensare i concetti di storia e memoria, e di conseguenza le categorie di colpa, perdono, giustizia. E avverte: «Non si tratta di negare i fatti del passato, ma di verificare le interpretazioni affinché queste non determino in modo violento le scelte di oggi. Solo attraverso questo riesame si può redimere la propria lettura storica a beneficio di tutta l’umanità». La parola chiave è dunque redenzione. Lasciarci redimere da Dio per poter diventare a nostra volta strumenti e canali di guarigione per gli altri. «Solo una memoria redenta può generare un futuro diverso».

Pizzaballa è consapevole di tirare molto alto: «Sono ben cosciente che per molti questo è un argomento inaccettabile. Forse per alcuni è un tema troppo cristiano, per altri può sembrar utopico o anche di rigettare. Ma non importa. (…) Redimere le conseguenze del conflitto – l’odio, la paura, la memoria tossica – è il compito specifico della Chiesa d Gerusalemme per il mondo intero».

Valerio Lessi