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DAT e fine vita, la Commissione dà il via libera: approvato il progetto Emma Rossi

La IV Commissione Consiliare Permanente torna a riunirsi nella mattina di venerdì 12 giugno 2026. Prosegue l’esame dell’articolato del progetto di legge di iniziativa popolare “Disposizioni anticipate di trattamento sanitario e processo decisionale nella cura delle malattie invalidanti e della persona malata in fine di vita”, presentato dall’associazione Emma Rossi. Il progetto di legge viene approvato con 12 voti favorevoli e 3 astenuti, mentre al termine della seduta Rete annuncia il ritiro del proprio progetto di legge.

Il dibattito sull’articolo 9 è dedicato all’efficacia delle DAT. Andrea Ugolini (PDCS) spiega che l’obiettivo dell’emendamento della maggioranza è chiarire la distinzione tra stato di incapacità e stato di incoscienza, precisando che il primo viene accertato dal giudice mentre il secondo rientra nelle competenze dei medici. Per questo si propone che le DAT producano effetto quando la persona non sia più in grado di esprimere validamente il consenso informato o versi in stato di incoscienza, situazione che deve essere certificata da un collegio di specialisti. Dall’opposizione, Miriam Farinelli (RF) propone di mantenere il riferimento allo “stato di incapacità di intendere e di volere del disponente o la perdita della facoltà di comunicare” e solleva dubbi sulla composizione del collegio medico, osservando che se il medico curante partecipa ai lavori, anche solo con funzione consultiva, il collegio non può più essere considerato composto da tre membri. Gaetano Troina (D-ML) presenta invece una proposta per introdurre una scadenza quinquennale delle DAT, sostenendo la necessità di evitare che disposizioni sottoscritte molti anni prima possano non rispecchiare più la volontà della persona. Successivamente, però, alla luce dell’approvazione dell’articolo precedente sulla pianificazione condivisa delle cure, riconosce che l’emendamento “perde la propria ragion d’essere” e decide di ritirarlo. Patricia Busignani, per i proponenti del progetto di legge, difende la scelta di lasciare il medico curante fuori dal collegio, spiegando che l’attuale situazione della medicina di base, caratterizzata da forte turnover, rende spesso difficile individuare una figura che conosca realmente il paziente. Nel prosieguo della discussione Ugolini (PDCS) annuncia il ritiro di alcune modifiche inizialmente presentate dalla maggioranza e comunica l’accoglimento dell’osservazione di Repubblica Futura sulla necessità che lo stato di incoscienza venga notificato al fiduciario. Da qui prende forma una mediazione che porta alla sottoscrizione di un testo comune da parte di tutti i gruppi. L’emendamento unitario stabilisce che le DAT entrano in vigore quando la persona non è più in grado di esprimere il proprio consenso o versa in stato di incoscienza, che tale condizione venga accertata da un collegio composto da neurologo, psichiatra e specialista della patologia interessata, che il medico curante resti esterno al collegio ma debba essere consultato e che lo stato di incoscienza venga notificato al fiduciario ove presente. Il testo ottiene il voto favorevole unanime della Commissione.

Sul successivo articolo 10, dedicato alle disposizioni destinate a valere dopo la morte della persona, il confronto è molto più rapido. Guerrino Zanotti (Libera) chiarisce che la modifica proposta dalla maggioranza ha una finalità esclusivamente lessicale e serve a rendere più precisa la formulazione della norma. L’obiettivo è specificare che le DAT possono contenere anche volontà relative alla destinazione e al trattamento del proprio corpo o di parti di esso dopo la morte, comprese la donazione di organi e tessuti per finalità di trapianto, ricerca e didattica, nel rispetto della normativa vigente. Miriam Farinelli (RF) presenta un emendamento aggiuntivo con cui propone che la volontà espressa dal disponente venga annotata nel fascicolo sanitario, ritenendo importante che questa informazione sia immediatamente rintracciabile nella documentazione sanitaria della persona.

Tra gli interventi più significativi c’è quello di Emanuele Santi (Rete), che definisce l’articolo “uno dei più qualificanti dell’intero progetto di legge”. Santi sottolinea come la norma non si limiti a disciplinare le disposizioni anticipate di trattamento, ma permetta anche di esprimere la propria volontà per il periodo successivo alla morte, affrontando in maniera diretta il tema della donazione degli organi. Aida Maria Adele Selva (PDCS) interviene per spiegare perché la maggioranza non ritiene necessario inserire la modifica proposta da Repubblica Futura. Ricorda infatti che l’articolo 11 prevede già che una copia delle DAT venga trasmessa all’Istituto per la Sicurezza Sociale per l’inserimento nel fascicolo sanitario elettronico del sottoscrittore. Di conseguenza, anche le eventuali volontà relative alla donazione post mortem risultano già registrate e accessibili attraverso quel sistema. La Commissione respinge l’emendamento proposto da RF, mentre accoglie quello della maggioranza.
L’articolo 11, che disciplina le modalità di redazione, autenticazione e conservazione delle DAT, si trasforma nel confronto più acceso dell’intera discussione. Al centro del dibattito non ci sono tanto i principi della legge, quanto il destino dell’allegato A, cioè il modulo attraverso cui i cittadini dovranno materialmente compilare le disposizioni anticipate di trattamento. La maggioranza sceglie di eliminare l’allegato dal testo legislativo e di demandare la predisposizione del modulo a un decreto delegato dell’ISS, mentre le opposizioni contestano questa scelta, sostenendo che un elemento così importante avrebbe dovuto essere approvato direttamente insieme alla legge. Gaetano Troina (D-ML) apre la discussione contestando il coinvolgimento del notaio nella procedura. A suo giudizio le DAT dovrebbero essere raccolte esclusivamente dall’Ufficio di Stato Civile, evitando possibili costi legati alla registrazione degli atti notarili e garantendo una gestione più semplice e immediata all’interno dei registri pubblici. Miriam Farinelli (RF) si muove nella stessa direzione, proponendo di eliminare completamente il riferimento al notaio e mantenere l’autenticazione esclusivamente davanti all’Ufficiale di Stato Civile. Luca Lazzari (PSD) difende la scelta della maggioranza spiegando che il modulo non deve essere “cristallizzato” nella legge ma affidato a uno strumento più flessibile, in grado di essere aggiornato nel tempo attraverso un decreto delegato. Secondo Lazzari, una materia destinata a evolversi richiede elasticità e un coinvolgimento diretto delle competenze tecniche dell’ISS. Da Repubblica Futura arrivano le critiche più forti. Matteo Casali (RF) sostiene che l’allegato A non sia un semplice documento tecnico ma un elemento fondante della legge e afferma che la maggioranza stia sostanzialmente rinviando il problema. In uno degli interventi più duri del dibattito dichiara che “l’allegato A è la classica palla tirata in tribuna”, accusando la maggioranza di non essere riuscita a trovare una soluzione condivisa e di aver scelto di spostare la questione a un momento successivo. Sulla stessa linea interviene Gaetano Troina (D-ML), che giudica poco convincente il rinvio al decreto delegato e osserva che, se davvero si fosse voluto un confronto approfondito, il modulo avrebbe potuto essere definito direttamente durante l’iter legislativo. Anche Emanuele Santi (Rete) ammette di essere “amareggiato” dalla scelta e afferma di continuare a pensare che il modulo avrebbe dovuto essere parte integrante della legge. Santi chiede inoltre che il futuro decreto venga elaborato “previo confronto con il comitato promotore e con tutti i gruppi consiliari”, sottolineando che il modulo rappresenta il punto di arrivo concreto dei principi contenuti nella norma. La presidente della Commissione Denise Bronzetti esprime alcune perplessità sul fatto che una legge di iniziativa popolare finisca per demandare a un decreto governativo la definizione di uno degli strumenti più importanti per la sua applicazione. Pur non contestando la scelta tecnica del decreto delegato, richiama la necessità di mantenere il confronto nell’alveo dell’attività legislativa e di coinvolgere adeguatamente il comitato promotore e le opposizioni. Dopo una sospensione dei lavori si arriva a una mediazione. Luca Lazzari (PSD) presenta una nuova formulazione dell’emendamento che prevede che il modulo venga predisposto dall’ISS “previo confronto con i proponenti della presente legge” e adottato entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della norma. Viene inoltre chiesto che a verbale sia specificato che il confronto coinvolgerà anche le forze di opposizione. Andrea Ugolini (PDCS) difende la scelta della maggioranza sostenendo che l’obiettivo è mettere a disposizione dei cittadini “uno strumento utile, funzionale e aggiornabile”, ricordando che anche in Italia esistono numerosi modelli differenti di DAT. Aida Maria Adele Selva (PDCS) respinge invece le accuse rivolte alla maggioranza e invita a non partire dal presupposto che il futuro modulo possa discostarsi dai principi della legge, ricordando che sarà comunque il Consiglio a mantenere un ruolo di controllo attraverso il percorso di ratifica dei decreti delegati.
Nel finale spazio alle dichiarazioni di voto. Miriam Farinelli (RF) motiva l’astensione del proprio gruppo esprimendo una forte delusione per il percorso seguito. Secondo la consigliera, “una legge di iniziativa popolare su un tema così delicato, che tocca la sensibilità di tutti, non dovrebbe partire da posizioni precostituite e rigide, ma dovrebbe cercare più di ogni altra cosa la condivisione, con l’obiettivo di costruire la miglior legge possibile”. Farinelli lamenta soprattutto il mancato accoglimento delle proposte relative al coinvolgimento di minori e incapaci nel processo decisionale, alle donne in gravidanza, all’obiezione di coscienza e alla gestione del modulo DAT, arrivando a sostenere che “abbiamo visto una maggioranza in evidente difficoltà” e che “tutto il confronto che si è sviluppato nelle ultime ore è stato un confronto interno alla maggioranza”. Anche Gaetano Troina (D-ML) annuncia l’astensione, pur riconoscendo alcuni miglioramenti introdotti nel testo. Sostiene che “ci fosse tutto il tempo necessario per incontrarsi, confrontarsi e ragionare preventivamente sugli emendamenti e sulle possibili modifiche” e aggiunge che “se ci fosse stata una reale volontà di costruire una sintesi più ampia e di confrontarsi seriamente, credo che nessuno, nemmeno i promotori, avrebbe avuto problemi ad aspettare un mese in più per arrivare a un risultato migliore”. Pur criticando il percorso seguito, Troina riconosce che “il nostro Paese avesse bisogno di una normativa che affrontasse formalmente il tema del fine vita” e ringrazia i promotori per il lavoro svolto sulle cure palliative. A suo giudizio, “con modalità di confronto diverse e con esiti diversi del confronto stesso questo avrebbe potuto essere tranquillamente un voto favorevole”.
Emanuele Santi (Rete) esprime un sostegno convinto alla legge e annuncia il ritiro del progetto di legge presentato dal suo gruppo (“Testamento biologico e dignità del fine vita”). Santi definisce il provvedimento “il primo importante passaggio legislativo sul tema del fine vita” e afferma che “una legge sul fine vita mancava a San Marino e credo che questo rappresenti un importante avanzamento per il nostro Paese”. Pur votando a favore, non rinuncia però alle critiche sul metodo. “Quello che è mancato è stato un confronto serio” afferma Santi aggiungendo che “la maggioranza ha perso un’occasione per fare politica nel senso più alto del termine, mettendo tutti attorno a un tavolo e cercando una sintesi”. Rimane inoltre la preoccupazione per il futuro modulo DAT, che secondo Santi dovrà essere “pienamente aderente alla legge approvata”. Per la maggioranza interviene Luca Lazzari (PSD), che rivendica il lavoro svolto e rende omaggio all’Associazione Emma Rossi e ai promotori della legge. Nel suo intervento sottolinea che “la maggioranza è intervenuta sul testo originario senza svuotarlo e senza stravolgerlo” e che “abbiamo cercato un punto di equilibrio”. Lazzari definisce il provvedimento “un avanzamento civile e giuridico importante” e afferma che “abbiamo costruito una legge prudente ma non debole, equilibrata ma non ambigua”. Secondo Lazzari, la legge riconosce che “la volontà espressa liberamente e consapevolmente deve mantenere valore anche quando quella persona non sarà più in grado di comunicarla” e rappresenta “un passo che non appartiene a una singola forza politica, ma riguarda una dimensione della vita che tocca tutti”.
Il progetto di legge è messo in votazione e approvato con 12 voti favorevoli e 3 astenuti.
Dopo il voto prende la parola Patricia Busignani, a nome dell’Associazione Emma Rossi, che accoglie positivamente il risultato ma non nasconde alcune amarezze. Ricorda il lungo lavoro svolto dall’associazione e definisce importante il fatto che la proposta possa finalmente colmare “un vuoto normativo”. Tuttavia confessa di essere “rimasta molto colpita dal fatto che le forze politiche non siano riuscite a raggiungere l’unanimità su un testo che affronta temi che, a mio avviso, dovrebbero andare oltre le normali contrapposizioni politiche”. Il passaggio che la delude maggiormente riguarda l’articolo 11 e la sorte dell’allegato A: “Una bocciatura pesa, perché significa che non vi sentite impegnati per il futuro rispetto al contenuto di quel testo”. Pur ribadendo che “continuo a pensare che si sarebbe potuto fare meglio”, Busignani conclude riconoscendo che “questo sia il miglior risultato possibile nelle condizioni attuali” e lancia un appello alla politica affinché sappia “collaborare di più, cercare di ascoltarsi, di capirsi e di trovare punti di incontro nell’interesse generale del Paese”.
I lavori della Commissione riprenderanno lunedì alle 15.00.