IN/CONTRI: il progetto degli Es Nova che unisce musica ed immagini. L’installazione sarà all’Aquila il 27 di giugno. Intervista a Nicola Rosti direttore artistico e produttore del gruppo
di Angela Venturini.
Quando dici “Es Nova” pensi subito alla musica sperimentale influenzata da prove elettroacustiche, suggestioni sonore, dalla ricerca della relazione tra suono e immagine.
Nel tempo, gli Es Nova ci hanno abituato all’idea cardine di una produzione dal vivo, con performance interamente estemporanee, dedicate all’accadimento estetico del momento presente, nato nel qui ed ora; talvolta frutto delle risonanze offerte dal pubblico, dalle immagini, dagli scenari onirici che si aprono durante il lavoro di gruppo, oppure derivanti dalla ricerca interiore.
Tutto nasce da Nicola Rosti, direttore artistico e produttore di Es Nova, giovane artista sammarinese pieno di talenti, lui stesso musicista e produttore artistico. Rosti si occupa di produzione dal 1997 e ha curato numerosi progetti che spaziano dal pop alla musica di ricerca, collaborando con artisti italiani e internazionali. Ha fondato il collettivo Es Nova nel 2015 insieme ad Erica Agostini e Alice Drudi.
Il nuovo progetto IN/CONTRI segue e perfeziona l’identità artistica del gruppo con un’indagine sulla natura femminile e maschile che abita ogni essere umano, spaziando tra fotografa e musica. In attesa che il lavoro venga presentato all’Aquila, il 27 giugno prossimo, abbiamo incontrato Nicola Rosti per entrare nell’opera e comprenderla in anteprima.
In/Contri: un titolo che sembra un messaggio di pace in questa epoca di guerre. È ancora possibile incontrarci senza scontrarci?
Credo che siano insite nella natura umana tanto la tendenza all’armonia e alla collaborazione pacifica quanto l’aggressività distruttiva e le tendenze sopraffattive. Sta a ognuno, in base alle circostanze in cui si trova, cercare di sospendere per qualche momento il flusso ininterrotto di abitudini stereotipate e comportamenti competitivi, per tentare di ristabilire un clima orientato all’incontro e alla collaborazione reciproca. Non è facile, certamente, ma è possibile. Il punto è che non possiamo cambiare fuori ciò che non siamo ancora riusciti a elaborare dentro. In/Contri vuole indicare proprio questa possibilità: provare a ricongiungersi, per un momento, con la propria dimensione interiore, tentando, per quanto possibile, di ristabilire una tregua proprio a partire da sé stessi. Poi, forse, qualcosa anche all’esterno potrà cambiare.
Da dove nasce questo progetto?
Probabilmente dal bisogno di ritrovare una sintesi nella molteplicità e nel caos dai quali siamo costantemente abitati e che sono allo stesso tempo un rizoma straordinario di possibilità e potenzialità creative. Volevamo esprimere questa tensione tra l’abitare la dimensione fluida dell’esistenza e la necessità di mettere in una forma dinamica i propri vissuti e le proprie esperienze. Viviamo continuamente immersi in questi continui mutamenti che ci abitano e dobbiamo imparare a convivere e a dialogare con essi. In/Contri nasce da questa necessità.
Questa ricerca sul femminile e il maschile vuole alludere, in qualche maniera, al superamento delle divisioni di genere che purtroppo esistono ancora oggi?
Non si tratta di orientamento sessuale o di genere, ma più in generale di riconoscere che siamo portatori di elementi psicologici bivalenti, di qualità psichiche simbolicamente riconducibili al “maschile” e al “femminile”, indipendentemente dal fatto di riconoscersi o identificarsi in questa o quella posizione o preferenza. Non si tratta in ogni caso di polarità rigide o di essenze prefissate, ma di elementi dinamici in continua trasformazione e scambio. A noi il difficile compito di trovare un equilibrio dinamico e situazionale
L’arte ha ancora quella finalità didascalica che ha avuto molte volte in passato, oppure è un confine ormai superato?
Probabilmente il linguaggio contemporaneo ha superato questa tendenza. Con Es Nova cerchiamo di uscire da confini troppo rigidi di genere e di modalità espressive. Speriamo, anzi, che l’arte si occupi quanto più possibile della dimensione dell’astratto del singolare e dell’inusuale.
Ci avete prima stupito e poi abituato alle opere d’arte sonore: cos’è oggi l’arte?
Non saprei. Forse è il modo in cui ogni artista tenta di dire l’indicibile che lo riguarda.
Il vostro prossimo obiettivo?
Guardare ciò che abbiamo fatto fino ad ora e scegliere dove e come proseguire.



