Cultura ed Eventi

Quando Sassocorvaro salvò 10 mila capolavori artistici italiani dalla distruzione della guerra.  Il racconto nella serata “San Marino – Sassocorvaro”

di Angela Venturini.

Ci sono episodi anche di grandissima portata che il pubblico spesso non conosce, come il salvataggio delle opere d’arte conservate nei musei italiani, che rischiavano o la distruzione o il furto durante i guasti inenarrabili della Seconda Guerra Mondiale. E ci sono episodi di accoglienza, forse meno eclatanti, ma di altrettanto spessore morale.

Tante le curiosità emerse e altrettante emozioni nella serata: “San Marino – Sassocorvaro” voluta e organizzata dall’Associazione San Marino Italia, con il patrocinio delle Segreterie di Stato agli Interni e alla Cultura.

Al professor Silvano Tiberi, con un trascorso da studente nel Liceo Sammarinese, il compito di tratteggiare la figura e l’opera di Pasquale Rotondi, Sovrintendente alle Gallerie e alle Opere d’Arte delle Marche.Nel settembre del 1939, quando ormai i venti di guerra spazzano l’Europa e Hitler invade la Polonia, l’Italia, non ancora impegnata nel conflitto, si prepara ad affrontare il problema della salvaguardia del proprio patrimonio. Tiberi spiega che il pericolo è ancora teorico e anche con l’entrata in guerra (10 giugno 1940) la convinzione di un conflitto rapido e vincente impronta la politica di Mussolini. Ma il ministro dell’Educazione, Bottai, spinge per l’individuazione di una serie di depositi adatti al ricovero e alla custodia delle opere d’arte, in caso di guerra. Un giovane ispettore, Giulio Carlo Argan, contribuisce a individuare uno dei possibili depositi nella città di Urbino, ipoteticamente lontana dagli scenari di guerra. Da Roma viene inviato Pasquale Rotondi, con l’incarico di sovrintendere all’eventuale operazione di trasferimento delle opere presenti nelle Marche e nelle regioni adriatiche. Ma il professore scopre che proprio a Urbino l’Aeronautica Militare sta ammassando in un tunnel ferroviario dismesso un’enorme quantità di esplosivi, che potrebbe trasformare l’antica capitale del Montefeltro in un obiettivo militare. È in quel momento che scopre, quasi casualmente, la rocca di Sassocorvaro.

È questa una fortezza militare voluta da Federico di Urbino per suo fratello, Ottaviano degli Ubaldini, uomo di cultura e non di arme. L’architetto a cui fu assegnato l’incarico, Francesco di Giorgio Martini, colse mirabilmente entrambi gli aspetti: quello della necessità di difesa, e quello di scrigno di cultura.
Così la fortezza, a cui viene data la forma di tartaruga (animale associato all’idea di longevità, protezione e sicurezza) diventa un potente esempio del XV secolo di architettura militare di transizione, poiché con le sue mura stondate era in grado di resistere ai colpi della bombarda, definita la “diabolica invenzione”.  Ed è proprio qui che prende corpo la storia quasi dimenticata dell’intervento più poderoso messo in atto durante la Seconda guerra mondiale per mettere al sicuro i capolavori d’arte italiani. Il professor Tiberi si sofferma molto sulle vicissitudini della guerra, che nel tempo portano alla necessità di aggiungere un altro ricovero sicuro. Arriva la disponibilità dei Conti di Carpegna per il loro Palazzo.

In questi piccoli paesi delle Marche vengono dunque trasferiti i tesori della Ca’ D’oro di Venezia, tutte le opere del Museo Orientale, perfino “La tempesta” di Giorgione; tante opere di Piero della Francesca, del Bellini, del Perugino, un’opera di Raffaello. Una fortezza a forma di guscio si fa luogo dello spirito e dell’arte, patrimonio morale dell’umanità. Tutto il paese sa e dà una mano. Mai una parola uscita al di fuori del perimetro del borgo. Tutto rimane lì, in segreto, fino al settembre del 1946, cioè finché le strade non sono interamente liberate dalle mine e dalle bombe. Per giungere fino a noi in tutto il loro splendore.

La chicca finale di queste storie di rifugio, di accoglienza e ospitalità la offre Emanuele Fabbri, un grafico pubblicitario che, casualmente, si imbatte in un documento del 1339. Quanto è scritto lo stupisce. Il libero comune di San Marino, per ordine dei Rettori, stabilisce che gli abitanti di Sassocorvaro possono entrare e soggiornare “salvi in avere e persone”, senza limiti di età, di condizioni sociali e di precedenti penali. Non solo, ma stabilisce che nessuno dovrà fare loro torto, altrimenti sarà sanzionato con una multa pari a 10 monete. Che corrispondono a una cifra molto alta.

Il documento è reale e salvato a suo tempo da Carlo Malagola quando provvide a riordinare l’archivio di Stato. I motivi per cui i Rettori presero questa decisione e per quanto tempo essa rimase in vigore, non è dato a sapere.

Ma vista la rinnovata amicizia tra i due territori, si può sperare che qualche amante della storia andrà a scavare ulteriormente per raccontarci altre meravigliose storie di ospiti e ospitanti.

(seconda parte, fine)