Cultura ed Eventi

Rifugio, protezione, sicurezza: la storia antica di uno “Stato-Asilo” raccontata dal professor Verter Casali alla serata San Marino – Sassocorvaro

di Angela Venturini

Accoglienza, accettazione, ospitalità. Tre parole chiave (a corollario del concetto di rifugio) che hanno risuonato per tutta la serata dedicata a: “San Marino – Sassocorvaro”. L’evento è stato voluto e organizzato dall’Associazione San Marino Italia per ricordare alcuni fatti storici che legano le due comunità. Un progetto nato a tavola, come ha sottolineato Denis Cecchetti presidente dell’associazione San Marino Italia, mentre i commensali raccontavano appunto storie per lo più sconosciute, ma legate da quella comunanza umana nutrita di amicizia e solidarietà. Parole pronunciate dall’Ambasciatore Fabrizio Colaceci a sottolineare una lunga linea di continuità che trova origine nell’unico concetto di libertà.  Mentre il Sindaco di Sassocorvaro e Auditore Daniele Grossi ha evidenziato la bellezza di condividere il passato per delineare insieme il futuro delle nuove generazioni.

Ad introdurre gli interventi degli storici, incaricati di fare luce su quegli episodi del passato che hanno contribuito a farci diventare quello che siamo oggi, è stato il professor Verter Casali, che con la massima naturalità ha specificato: “Il primo rifugiato del nostro Paese, è stato sicuramente il nostro Santo Fondatore. Anche la prima popolazione era composta di rifugiati, perché sul Titano non c’era niente, quindi chi veniva quassù, voleva solo nascondersi”.  Più volte, nel corso della serata, il concetto di rifugio è stato abbinato a protezione e sicurezza, valori che la piccola comunità sammarinese ha sempre riconosciuto, senza guardare né all’estrazione sociale, né al colore politico.

Qui venivano ospitati ugualmente guelfi e ghibellini, banditi, persone comuni e grandi personaggi. Nel Novecento trovarono rifugio, senza distinzione: comunisti, socialisti, fascisti, ebrei. “San Marino era uno Stato-Asilo” ha rimarcato il professor Casali raccontando un aneddoto del 1338, quando il vescovo Benvenuto, che più volte aveva tentato di vendere il monte ai Malatesta, cambiata l’aria, chiese rifugio proprio ai sammarinesi, che lo accolsero nonostante tutto. Nel tempo arrivarono anche le richieste di cittadinanza, che lo Stato concedeva (senza tante sovrastrutture ideologiche e burocratiche come succede oggi) semplicemente come captatio benevolentiae, cioè per attirarsi simpatie e attenzioni. Forse pochi sanno che anche il grandissimo scultore/pittore Antonio Canova, ottenne la cittadinanza sammarinese. Altri rifugiati illustri, divenuti importanti esponenti politici e culturali del Titano, furono Delfico, Bartolomeo Borghesi, Antonio Onofri.

Nel 1700, erano così tanti i rifugiati sul monte, che il Consiglio discusse a lungo su come gestire questa situazione, per arrivare alla conclusione che qualora San Marino non avesse concesso accoglienza, questo avrebbe messo a repentaglio la sovranità dello Stato.

Un altro aneddoto curioso raccontato da Casali risale al 1785, quando una banda di criminali si rifugiava a Borgo Maggiore dopo ogni scorreria nelle terre del Vaticano, cioè appena fuori confine. Era una cosa imbarazzante, cosicché San Marino, che non aveva forze di polizia, chiese aiuto al Vaticano. Il quale mandò una trentina di soldati e la banda fu sgominata, con reciproca soddisfazione.

Paradigmatici e famosissimi gli episodi relativi a Napoleone Bonaparte e Garibaldi, rispetto ai quali molto spesso non si conoscono le sottili trame diplomatiche con cui San Marino riuscì a salvare capra e cavoli (come si dice in maniera molto popolare). Una qualità che Casali ha spiegato molto chiaramente: “Dopo il 1600, quando finì la potenza del Ducato di Urbino e quindi anche la sua azione protettrice, i sammarinesi diventarono finissimi diplomatici”.

Ma come e perché San Marino divenne uno “Stato-Asilo”? il professor Casali ha detto che le ragioni sono tantissime, ma ne ha enucleate solo alcune: ci sono sempre stati i confini aperti, cioè non presidiati da soldati; lo Stato era indipendente (nonostante le mire esterne); non c’erano discriminazioni ideologiche, i cittadini nutrivano simpatia per i rifugiati, c’era un forte spirito caritatevole.

E di fronte a così dotta spiegazione viene da chiedersi: oggi siamo ancora degni eredi di quei sammarinesi?

(Prima parte – continua)