San Marino. L’intervento di Lorenzo Bugli alla 152esima Assemblea Unione Interparlamentare
Signora Presidente, Onorevoli Colleghi, intervengo a nome della Delegazione della Repubblica di San Marino, una delle più antiche Repubbliche del mondo, nata oltre 1700 anni fa su un’idea tanto semplice quanto esigente: la libertà come responsabilità. Oggi discutiamo di speranza, pace e giustizia per le future generazioni in un tempo che, dobbiamo dirlo con onestà, è attraversato da profonde inquietudini. Dalle guerre ancora aperte ai confini dell’Europa e in Medio Oriente, alle tensioni globali sempre più frammentate, fino alle nuove forme di conflitto ibride e tecnologiche, il mondo appare più instabile, più incerto, più fragile. Ma il rischio più grande non è solo il conflitto. È l’abitudine al conflitto. È lo smarrimento di una visione. E, permettetemi di dirlo con chiarezza, è anche uno squilibrio crescente nelle nostre priorità: oggi, troppo spesso, sembra che a orientare le scelte della politica siano prima i mercati che la dignità dei popoli e delle persone. Quando la politica rinuncia al proprio primato, quando smette di guidare e si limita a seguire logiche economiche o finanziarie, allora la speranza si indebolisce. Perché la dignità non può essere subordinata al profitto. GRUPPO NAZIONALE PRESSO L’UNIONE INTERPARLAMENTARE E la pace non può essere costruita su disuguaglianze sempre più profonde. Alcide De Gasperi ci ha lasciato un monito che oggi risuona con forza: “Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni.” Ecco il punto: noi oggi siamo chiamati ad essere statisti. A superare il breve termine, a recuperare il senso della responsabilità storica. La storia ci insegna che la pace non è mai un automatismo. È sempre una scelta coraggiosa. Penso all’Europa del dopoguerra: un continente devastato, segnato da odio e distruzione. Eppure, proprio da quelle macerie nacque un progetto straordinario, quello dell’integrazione europea. Leader come De Gasperi, Schuman, Adenauer compresero che la vera vittoria non era umiliare il nemico, ma costruire un destino comune. Quella fu una decisione politica, non inevitabile. Fu un atto di visione. Fu la dimostrazione che la pace si costruisce quando si ha il coraggio di guardare oltre il risentimento. Nel Palazzo Pubblico di San Marino esiste un luogo dedicato ai suoi «migliori nemici» tra i quali Cesare Borgia, citato da Machiavelli nel Principe, e il Cardinale Giulio Alberoni, al servizio di Filippo V di Spagna. Da secoli San Marino non ha più nemici. Solo amici. Non abbiamo più eserciti, ma una storia fatta di accoglienza, dialogo e rispetto. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il nostro Paese accolse circa centomila rifugiati, offrendo protezione a chi fuggiva dalla violenza. Non fu una scelta facile, né scontata per una piccola Repubblica. Fu una scelta di umanità. E quella stessa vocazione, silenziosa ma tenace, si è rinnovata anche in tempi recenti, nell’accoglienza di 450 profughi ucraini equivalenti al 1,34% della popolazione sammarinese attuale: storie diverse, stesso bisogno di pace, stesso dovere di non voltarsi dall’altra parte. GRUPPO NAZIONALE PRESSO L’UNIONE INTERPARLAMENTARE E ancora oggi, attraverso la nostra partecipazione attiva negli organismi internazionali, continuiamo a credere che il dialogo sia la prima forma di sicurezza. Perché la pace non è solo assenza di guerra. È giustizia, è dignità, è inclusione. Emerge perciò un altro tema decisivo: la diversità. In un tempo in cui le differenze vengono spesso utilizzate per dividere, noi dobbiamo avere il coraggio di affermare che la diversità unisce e che è un successo. È la prova che le nostre società sono vive, aperte, capaci di crescere. Ma la diversità ha bisogno di essere accompagnata. Da politiche di inclusione, da istituzioni credibili, da Parlamenti capaci di ascoltare. E questo è il nostro compito. Non possiamo limitarci a rincorrere le crisi. Dobbiamo guidare il cambiamento. Pensiamo alle nuove tecnologie, all’intelligenza artificiale, alle disuguaglianze crescenti: sono sfide che mettono in discussione il modo stesso in cui organizziamo le nostre società. Serve visione. Serve responsabilità. Papa Francesco ci ha ricordato che “non c’è pace senza giustizia, e non c’è giustizia senza l’altro.” È un richiamo potente, un invito a porre al centro la persona, la sua dignità, la sua umanità. Per questo, il tema delle future generazioni non può essere marginale. Deve diventare un criterio guida per le nostre scelte. Che mondo stiamo costruendo? Quale idea di convivenza stiamo trasmettendo? GRUPPO NAZIONALE PRESSO L’UNIONE INTERPARLAMENTARE San Marino, con la sua storia millenaria, offre una risposta semplice ma esigente: una politica che vive nella Comunità, che valorizza la persona, che rifiuta il dominio del mercato sulla dignità umana. In conclusione, se vogliamo davvero nutrire il futuro, dobbiamo coltivare la pace. Non come slogan, ma come progetto politico. Una pace che si costruisce con il coraggio delle scelte, con la forza del dialogo, con la responsabilità verso chi verrà dopo di noi. San Marino è qui per testimoniarlo. Sta a noi, oggi, esserne all’altezza.
Lorenzo Bugli


