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San Marino. Piano parallelo: di fronte ad un arbitrato internazionale, non si può fare spallucce. Occorre un’assunzione di responsabilità generale

di Angela Venturini.

Arrivano in Consiglio tre progetti di legge sul cosiddetto “Piano parallelo”. La qual cosa la dice lunga sulla politica e sulle sue modalità di agire: non sempre chiare, lineari, oggettive. Dice un vecchio proverbio che troppi galli a cantare non fanno mai giorno. Questo sarà presumibilmente il risultato finale di questo dispendio di energia. Le forze politiche dovrebbero fare ben altro che beccarsi le une con le altre: su San Marino pende un procedimento arbitrale internazionale, con il quale è stata notificata una richiesta di risarcimento danni di almeno 150 milioni di euro presso l’ICSID di Washington.

La Starcom Holding e l’azionista di maggioranza Assen Christov si sono affidati allo studio legale internazionale Pinsent Masons per dirimere questa faccenda. Uno studio che ti chiede 5mila euro solo perché gli hai suonato il campanello dell’ufficio. Ma Starcom non ha nessuna paura: ha asset dichiarati per 1,4 miliardi di euro. Mica ha debiti come noi! E ha la forza, oltre alla credibilità internazionale, di chiedere il risarcimento delle spese e del danno di immagine. La cifra potrebbe lievitare in maniera esagerata.

Rimaniamo sui 150 milioni che, già di per sé, corrispondono all’8% del nostro PIL nazionale, e non sarebbe l’unica conseguenza nefasta. Di fronte alla presenza di un arbitrato internazionale che investe direttamente lo Stato, quale indice ci affideranno tra qualche mese le agenzie di rating? Sarebbe fantascientifico pensare a una D (Default) per S&P e Fitch, o a una C per Moody’s (insolvenza)? Praticamente sull’orlo del fallimento. E in queste condizioni, cosa penserà la Commissione Europea che deve firmare il nostro Accordo di Associazione? Ci reputerà ancora affidabili?

Non ci saranno (forse) conseguenze per BSM, che non è investita dall’azione di arbitrato, anzi continua ad attirare manifestazioni di interesse per la vendita delle quote di maggioranza. Alcune voci di corridoi affermano che si potrebbe essere vicini a una soluzione. Rebus sic stantibus, tutta la vicenda relativa ai “bulgari” rimane sul groppone dello Stato. E allora consideriamo (in sintesi) alcuni elementi.

Contrariamente al discredito mediatico creato intorno a Starcom, in forza del quale tutti sembrano voler giustificare le proprie posizioni di contrarietà, questo è un gruppo internazionale che mostra di avere tutte le carte in regola, anche perché è sottoposto alla vigilanza di tutti gli organismi mondiali. San Marino, al contrario, le ha davvero tutte in regola? Sarà sufficiente tentare di distinguere l’indagine penale in corso da questioni civilistiche? Sembra un po’ pochino di fronte alla potenziale gravità di un contenzioso internazionale.

Consideriamo i famosi 15 milioni bloccati da San Marino, che sono il nodo del contendere. Perché sono stati bloccati in uscita e non in entrata? Avrebbe avuto senso il contrario. Perché nessuno ha tirato in ballo il 1milione e 450mila (usato per pagare la rata del mutuo di ECF), che veniva dalla stessa fonte? Le accuse di riciclaggio sono sostenute da prove concrete, o solo da prove indiziarie? Sarebbe importate capirlo un po’ meglio.

La situazione dei mandati d’arresto per Assen Christov è attualmente suddivisa su due filoni investigativi distinti, che hanno avuto esiti giudiziari differenti. Per quanto riguarda l’accusa di aver ordito un piano per destabilizzare la Repubblica (reati contro lo Stato), il mandato di arresto è stato revocato (ordinanza del 27 febbraio 2026, Giudice d’Appello David Brunelli). Smontata di fatto la gravità indiziaria di questo specifico filone.

Esiste un secondo filone investigativo, cronologicamente precedente, legato alla compravendita di Banca di San Marino, con l’accusa di “riciclaggio e corruzione“. In questo ambito, Christov risulta ancora destinatario di una misura cautelare. A differenza del “Piano Parallelo”, le misure relative a questo filone (che includono il sequestro dei 15 milioni di euro) sono state confermate dal Giudice del Riesame.

Tre gradi di giudizio: la difesa di Christov contesta la rapidità con cui si sarebbe arrivati alla conferma definitiva delle misure cautelari (spesso definita “procedura lampo” in circa 90-120 giorni), sostenendo che i tre gradi di giudizio previsti dall’ordinamento sammarinese per il riesame delle misure, siano stati espletati in tempi record per blindare il provvedimento prima di eventuali rogatorie internazionali.

Christov rimane dunque indagato e formalmente ricercato dalle autorità sammarinesi per il primo filone di indagine, motivo per cui la società Starcom ha citato queste “restrizioni personali” come base per l’avvio dell’arbitrato internazionale da 150 milioni di euro.

Considerato tutto quello che abbiamo visto finora, i documenti che sono usciti (concreti e oggettivi quelli prodotti da Starcom, fumosi e inconsistenti quelli sammarinesi, ivi compresa la famosa chat, che sembra animata dai compagnucci della parrocchietta più che da esperti di finanza), non potrebbe essere utile, o quanto meno opportuno, cercare di disarmare questa bomba? A cosa serve tenere bloccati 15 milioni, col rischio di doverne pagare 150, o magari 200? A proposito della chat, bisogna sempre distinguere il valore morale delle affermazioni, da quello eventualmente penale, da provare in maniera non circostanziale.

Costerebbe così tanto (solo a livello di orgoglio, beninteso) fare un passo indietro, per fare dieci passi in avanti? E magari evitare di mettersi nelle mani di qualche studio legale internazionale, che già bussa alla porta e che ovviamente pensa solo ad emettere parcelle stratosferiche, ma non gliene importa niente di questi quattro sassi?

Invece di fare come i galli di Renzo Tramaglino, che si beccavano a vicenda prima di finire in brodo, non sarebbe più utile e confacente un’assunzione di responsabilità generale e disinnescare questa bomba, prima che faccia più morti che feriti? Poi, i panni sporchi ce li laviamo da soli, in casa nostra. Ma dopo.

I sei mesi indicati da Starcom corrono veloci, nel frattempo le parti hanno l’opzione legale di risolvere la controversia mediante negoziati. Non sarebbe ora di metterci mano subito, trovare un accordo, anche se San Marino dovesse recedere dall’arroganza delle sue posizioni? C’è molta più dignità in un accomodamento, che non nel dispotismo autoritario di una guerra. La geopolitica ce lo sta dicendo tutti i giorni. Per l’assolutismo di qualcuno siamo tutti più poveri e tutti a rischio.

Considerazioni liberamente espresse da una cittadina qualunque, una cittadina semplice, che non riesce neanche ad immaginare il fallimento di questa meravigliosa Repubblica. Ma è questo che si sta rischiando.