Politica

Consiglio Grande e Generale, al via la nuova sessione: subito duro scontro sulla giustizia (report della seduta del 15 aprile 2026)

Consiglio Grande e Generale, sessione 15, 16, 17, 20, 21 e 22 aprile 2026

Mercoledì 15 aprile 2026

Il Consiglio Grande e Generale torna a riunirsi per dare inizio alla sessione di aprile. In apertura della seduta odierna, il messaggio di saluto di inizio semestre degli Ecc.Reggenti Alice Mina e Vladimiro Selva. Il cuore del messaggio è il richiamo alla qualità del confronto democratico. L’Aula consiliare viene descritta come il luogo in cui le differenze non devono essere cancellate, ma affrontate con rispetto. I Reggenti insistono molto sul tema del linguaggio: le parole, hanno sottolineato, non sono mai neutre e possono rafforzare o indebolire le istituzioni. Da qui l’invito a respingere con decisione ogni forma di odio, intolleranza o delegittimazione, mantenendo sempre un confronto fermo ma corretto. Nel discorso emerge poi un forte riferimento al contesto internazionale, segnato da tensioni e conflitti. I Capitani Reggenti hanno ribadito la tradizione sammarinese di rifiuto della guerra, richiamando anche l’appello alla pace di Papa Leone XIV e sottolineando le conseguenze concrete dei conflitti, che ricadono anche sulle comunità locali, tra inflazione, costi energetici e difficoltà economiche.

Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini presenta in aula la relazione dell’Autorità di vigilanza dei consumatori. Ricorda che il percorso parte dalla riforma del 2024 e che l’Autorità si insedia formalmente il 2 ottobre 2025, chiarendo come in questi primi mesi l’attività si sia concentrata soprattutto sulla costruzione delle regole interne, con l’approvazione dei regolamenti a dicembre. Lonfernini definisce questa fase iniziale “un’attività pionieristica, non essendovi esperienze precedenti nel nostro Paese”, sottolineando che la piena operatività arriverà solo dal 2026, quando l’Autorità inizierà a esaminare le prime segnalazioni. 

Emanuele Santi (Rete) rimarca come in Aula, durante il discorso delle Reggenze, fosse presente “un solo Segretario di Stato su dieci”. Santi insiste sulla mancanza di attenzione ai temi internazionali ed energetici, chiedendo perché non si sia parlato di “emergenza sulla benzina” e tornando su questioni già sollevate, come il progetto del parco fotovoltaico di Brescia, che definisce di fatto scomparso: “a un anno di distanza non sappiamo che fine abbia fatto; sembra essersi perso nella nebbia”. Non risparmia poi un attacco politico, stigmatizzando il comportamento del Segretario Ciacci in Commissione Sanità, giudicato “inqualificabile”, e arrivando a chiedersi apertamente “se questo Segretario sia consono a ricoprire il ruolo che ha in quest’Aula”. Anche Gaetano Troina (D-ML) si sofferma sull’emergenza energetica e sulle difficoltà delle famiglie, sottolineando che “gli interventi che sono stati fatti non sono sufficienti”. Critica soprattutto l’assenza di confronto con l’opposizione, evidenziando che “non c’è nessuna volontà di condivisione” e che in tutta la legislatura non c’è mai stato un vero tavolo sui temi di interesse nazionale. L’intervento si chiude con la presentazione di un ordine del giorno sull’emergenza casa, per impegnare il Congresso di Stato “a predisporre entro tempi certi un vero e potenziato piano straordinario finalizzato ad aumentare l’offerta abitativa accessibile per i residenti”. 

Il Segretario di Stato Andrea Belluzzi richiama insiste sulla necessità di rendere più snelle le procedure consiliari soprattutto in vista del recepimento dell’acquis comunitario e lancia un appello per una riforma del regolamento che consenta tempi più rapidi, “nel rispetto della democraticità e dei diritti che pertengono all’opposizione”. Infine informa l’Aula dell’avvio di una pianificazione annuale degli eventi e di un tavolo con Giunte di Castello, Protezione Civile e forze di polizia per migliorare gestione, sicurezza, viabilità e ordinanze, soprattutto nei centri storici. Michela Pelliccioni, indipendente, accende invece i riflettori sul problema ormai strutturale della carenza di personale nel turismo, con un apposito ordine del giorno. 

Sara Conti (RF) torna sul tema giustizia, sostenendo che la seconda sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul caso Simoncini apra ormai un problema politico prima ancora che giuridico. Sostiene che la Corte dica con chiarezza che San Marino ha violato lo Stato di diritto e il diritto a un giusto processo attraverso “una legge retroattiva adottata mentre un procedimento era in corso”, senza che vi fosse “alcun interesse generale imperativo” a giustificarla. Da qui l’accusa alla politica del 2020 di avere compiuto non una riforma generale ma un intervento “mirato”, una sorta di “ingegneria istituzionale mirata attraverso il diritto”. Conti denuncia soprattutto il silenzio della maggioranza e avverte che “oggi il silenzio non è neutralità, è una scelta”. A risponderle è Massimo Andrea Ugolini (PDCS), che respinge la lettura politica di Repubblica Futura e invita a ricordare il contesto del 2020, segnato da una “guerra giudiziaria” e da un clima ormai “irrespirabile”. Ugolini ribalta quindi l’accusa, sostenendo che proprio RF abbia contribuito a lasciare in eredità quel livello di conflitto, e difende la riforma dell’ordinamento giudiziario spiegando che nacque in una “situazione straordinaria” e che ottenne anche il riconoscimento di organismi internazionali come il GRECO. Chiude osservando che, su questa vicenda, Repubblica Futura appare sempre più isolata sul piano politico. Il Segretario di Stato Matteo Ciacci minimizza le polemiche legate all’andamento della IV Commissione Consiliare (“capisco la volontà di creare tensione, ma non c’è nessuna tensione”) e difende il lavoro sulla legge per la pianificazione strategica territoriale, che a suo avviso potrà offrire risposte anche sul fronte dell’emergenza casa, insieme a una riflessione sugli affitti e sugli effetti delle residenze atipiche. Sul tema energia riconosce la necessità di coinvolgere maggiormente l’Aula e chiarisce che l’investimento di Brescia, entro la fine del 2026, dovrebbe portare la quota di energia da fonti rinnovabili dal 15 a oltre il 20 per cento del fabbisogno. Gerardo Giovagnoli (PSD) mette in guardia contro una politica che usa il linguaggio non per costruire soluzioni ma per alimentare divisioni e rafforzare il potere. Il consigliere del PSD riflette sul significato politico delle recenti elezioni in Ungheria, viste come un passaggio al limite tra democrazia liberale e derive illiberali. Il punto centrale del suo intervento è che la democrazia vive finché resta intatto il diritto dell’altro a esistere politicamente e a poter vincere. Luca Boschi (Libera) torna sul tema giustizia con una posizione intermedia. Da una parte riconosce che all’inizio della scorsa legislatura il tribunale fosse “una polveriera”, dall’altra sostiene che lo strumento usato dalla precedente maggioranza per intervenire sia stato “una forzatura”. A suo giudizio, il vero elemento che ha rimesso ordine è stato l’arrivo del magistrato dirigente Canzio. Boschi richiama quindi la necessità di equilibrio, quella che definisce la “terza via”, e sposta poi l’attenzione su Banca di San Marino, che definisce “una banca solida dal punto di vista economico-finanziario”. Enrico Carattoni (RF) attacca invece con durezza la maggioranza e il governo sul terreno della trasparenza. Punta il dito contro la commissione tecnico-amministrativa sugli abusi sui minori, definendola di fatto inutile e gestita male, dopo che la relazione sarebbe stata trasmessa dai soli membri indicati dalla maggioranza. Poi torna sul tema della giustizia e delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, affermando che è stata accertata “una grave violazione dei diritti umani”. Carattoni critica soprattutto chi, nella maggioranza, continua a minimizzare o a non prendere posizione.

Segue un botta e risposta tra Maria Luisa Berti (AR) e il Segretario Ciacci sugli esiti della IV Commissione Consiliare e il ruolo della presidente Bronzetti. “Non ho apprezzato l’intervento del Segretario Ciacci, perché ritengo che il Congresso di Stato e ciascun congressista debbano prima di tutto rispettare l’Aula consiliare, i consiglieri e i presidenti delle commissioni; non è corretto esprimere certe repliche quando il diretto interessato è assente per impegni istituzionali” afferma Berti. Ciacci ribadisce che i lavori della Commissione si sono svolti “in maniera assolutamente lineare” e difende il proprio comportamento, spiegando di aver semplicemente chiesto il rispetto del regolamento. Sulla polemica con il presidente Bronzetti chiarisce di aver espresso le sue valutazioni apertamente e senza filtri e chiude con una stoccata: “se uno annuncia le dimissioni, le dimissioni si danno, non si annunciano”.

Matteo Zeppa (Rete) sposta il focus sul tema della violenza di genere, che definisce un’emergenza concreta e strutturale. Cita i dati dell’Authority Pari Opportunità, evidenziando come il fenomeno sia diffuso, spesso legato a partner o ex partner, e caratterizzato da forte recidiva. Sottolinea che la violenza emerge quasi sempre solo in fase avanzata, quando intervengono forze dell’ordine o pronto soccorso, e che anche i minori sono coinvolti, con casi frequenti di violenza assistita. Chiude presentando un ordine del giorno che impegna il Congresso di Stato a riferire periodicamente in Aula con dati aggiornati. Nicola Renzi (RF) chiama in causa il governo sostenendo che dovrebbe fare un “tagliando” di metà percorso, perché su molti fronti le risposte sono deboli o mancano del tutto. Il punto più critico, secondo Renzi, è il caro vita, che definisce ormai insostenibile per molte famiglie, mentre su altri fronti denuncia mancanza di risposte e trasparenza, a partire dal debito pubblico: “È normale apprendere dai giornali che il rollover si farà il 21 aprile senza alcuna comunicazione ufficiale su tassi, durata o condizioni?” Quindi Renzi torna sul tema della giustizia. “Noi  abbiamo avuto interlocuzioni, nella scorsa legislatura e in questa, con partiti della maggioranza che ci hanno detto che sarebbe bastato cambiare posizione su tribunale e banca centrale per costruire nuove alleanze. Bene, Repubblica Futura non è in vendita”. A rispondere sul fronte giustizia è il Segretario di Stato Stefano Canti, che fissa subito la linea del governo: “non condivido le sentenze della Corte di Strasburgo, ma le rispetto e saranno attuate”. Allo stesso tempo rivendica la scelta di valutare il ricorso alla Grande Camera, chiarendo che “non si tratta di un atto di contrapposizione, ma di dialogo”. Da qui la domanda politica che pone all’Aula: “può una Corte internazionale sostituirsi nell’amministrazione della giustizia da parte degli Stati?”. Guerrino Zanotti (Libera) sul tema giustizia invita alla prudenza. Riconosce apertamente il dato politico: “la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato la Repubblica di San Marino per violazione dei diritti umani”, e avverte che non è utile mettere in discussione l’autorevolezza della Corte. Allo stesso tempo apre alla possibilità di ulteriori approfondimenti, ma fissa un punto: “di fronte a una condanna per violazione dei diritti credo sia necessario fermarsi a riflettere su quanto è stato fatto”. “Ho avuto l’impressione che il Consiglio d’Europa non abbia piena percezione di quanto accaduto” sostiene Gian Nicola Berti (AR). Il passaggio centrale, secondo Berti, riguarda l’imparzialità dei giudici: “un magistrato non deve solo essere imparziale, ma anche apparirlo”. Poi Berti aggiunge: “Tutto è opinabile e posso anche sbagliarmi, ma trovo imbarazzante sostenere che lo Stato non debba impugnare la sentenza”.

Manuel Ciavatta (PDCS) richiama l’Aula a un senso di responsabilità, invitando tutti a riflettere sul “valore del nostro ruolo, il peso delle nostre parole e il nostro modo di essere”. Parte dal contesto internazionale, esprimendo solidarietà al Papa e ricordando che “la guerra è sempre una questione morale”, sottolineando le ricadute dei conflitti anche sull’economia e sull’energia. Sulla giustizia prende posizione sulle sentenze della CEDU e contesta alcune letture: “non si può parlare di gravissima violazione dei diritti umani”, spiegando che la condanna riguarda aspetti formali e non l’intero sistema. Invita quindi a evitare strumentalizzazioni e a non riaprire tensioni. Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini individua un problema centrale del dibattito politico: “la difficoltà nel distinguere in modo chiaro i poteri dello Stato”. Spiega che questa confusione tra politica e giustizia rischia di creare errori e tensioni e insiste sulla necessità di rispettare la separazione dei poteri, a partire proprio dall’Aula.

Alle 15.00 i lavori vengono sospesi. Riprenderanno domani alle 13.00

Di seguito un estratto dei lavori

Comma 1 – Comunicazioni

Segretario di Stato Teodoro Lonfernini:  Do lettura della relazione dell’Autorità di vigilanza dei consumatori. L’Autorità di vigilanza dei consumatori, disciplinata dal decreto delegato del 20 dicembre 2024 numero 206 che ne determina il funzionamento e ne specifica l’operatività ai sensi dell’articolo 3 comma 6, redige la relazione annuale sull’attività svolta durante l’anno 2025 da presentare al Consiglio Grande e Generale. A partire dal decreto principale numero 160 del 2024 che ha introdotto i principi fondamentali a tutela dei consumatori, il Consiglio Grande e Generale ha ratificato una serie di decreti che rinnovano profondamente il sistema legislativo al fine di rafforzare l’incisività della tutela in linea con la normativa europea. La nuova normativa ha l’obiettivo di migliorare i rapporti commerciali della Repubblica con i Paesi terzi, assicurando all’interno dello Stato un elevato grado di protezione non solo ai cittadini ma anche ai consumatori provenienti da altri Stati che abbiano rapporti commerciali con operatori economici sammarinesi sul territorio o mediante sistemi di acquisto online. Un’efficace attività di enforcement garantisce che il mercato possa operare in modo adeguato ed efficiente a vantaggio del benessere dei consumatori e della prosperità delle iniziative imprenditoriali. L’Autorità di vigilanza dei consumatori si è formalmente insediata il 2 ottobre 2025 e, prima di poter esercitare in maniera piena ed efficace i propri poteri per contrastare i comportamenti lesivi degli interessi dei consumatori, nel corso dell’ultimo trimestre del 2025 l’attività del collegio si è concentrata sull’approvazione del regolamento concernente l’organizzazione e il funzionamento dell’Autorità e del regolamento sulle procedure istruttorie nelle materie di tutela del consumatore, entrambi approvati nella seduta del 15 dicembre 2025. Il regolamento di organizzazione e funzionamento è composto da 12 articoli e definisce la struttura, la ripartizione dei compiti e le regole operative dell’organo, mentre il regolamento sulle procedure istruttorie, costituito da 17 articoli, stabilisce le regole di tutte le fasi del procedimento, i diritti delle parti nel rispetto del principio del contraddittorio e i possibili esiti procedimentali. A partire da gennaio 2026 l’Autorità potrà iniziare a esaminare le prime segnalazioni di presunte illecità dell’agire commerciale degli operatori economici già pervenute presso l’Ufficio Attività Economiche. Si tratta di un’attività pionieristica, non essendovi esperienze precedenti nel nostro Paese da cui poter attingere, e nella fase iniziale sarà necessaria un’attività di collaborazione istituzionale anzitutto con il legislatore attraverso momenti consultivi, al fine di porre in essere una fisiologica funzione correttiva sulla base delle problematiche che emergeranno nella prassi e per implementare alcune funzioni utili a migliorare l’attività di vigilanza dell’organo. In tale prospettiva, e nell’ottica di rendere più incisiva l’attività dell’Autorità, si coglie l’occasione per sollecitare sin da ora la previsione di un ampliamento dei poteri in sede di adozione delle decisioni finali, facendo tesoro dell’esperienza maturata da analoghe istituzioni all’estero, in particolare in Italia. Il legislatore potrebbe valutare l’introduzione nella legge istitutiva delle decisioni di moral suasion e del potere di accoglimento degli impegni da parte dell’operatore sottoposto a procedimento sanzionatorio; tali strumenti, da un lato, garantiscono un immediato ed efficace perseguimento dell’interesse pubblico mediante il riallineamento della condotta dell’operatore economico e, dall’altro, consentono di razionalizzare le risorse amministrative. Parallelamente l’operatore economico può evitare una sanzione pecuniaria e un discredito della propria immagine, mentre i consumatori ottengono in tempi rapidi il ripristino della legalità. Le decisioni di moral suasion consistono in inviti che, ad eccezione dei casi di particolare gravità, l’Autorità può rivolgere agli operatori economici per regolarizzare spontaneamente i comportamenti scorretti senza l’avvio formale di un procedimento, incoraggiando le aziende a conformarsi alle norme consumistiche qualora emergano già a un primo esame fondati motivi per ritenere che la condotta non sia lecita. La decisione di accettazione degli impegni volontariamente assunti dall’operatore economico di porre fine all’infrazione costituisce invece una forma di chiusura del procedimento senza accertare formalmente l’illecito, ma con l’obbligo per l’operatore di rispettarli, mentre la rinuncia all’accertamento e alla sanzione è subordinata a una valutazione discrezionale circa l’idoneità dell’impegno a eliminare i profili di illegittimità della condotta oggetto dell’istruttoria. Tra gli obiettivi dell’Autorità rientra anche quello di cooperare attivamente con le altre autorità indipendenti dello Stato al fine di rafforzare l’efficacia della protezione dei consumatori ed evitare contrapposizioni tra discipline settoriali, e in osservanza del principio di leale collaborazione si intende avviare un dialogo con la Banca Centrale e con l’Autorità ICT per intercettare e risolvere eventuali problemi di sovrapposizione mediante protocolli di intesa volti a coordinare le competenze, condividere informazioni e definire procedure di intervento. L’Autorità, oltre ai poteri di vigilanza, gode anche di funzioni regolatorie e nei primi tre mesi di attività ha emanato due delibere ricognitive e interpretative in materia di prezzi minimi delle strutture ricettive alberghiere ed extraalberghiere per il soggiorno turistico, al fine di consentire agli operatori di programmare la propria attività economica, essendo già scaduti al momento dell’insediamento i termini per l’adozione dei nuovi prezzi minimi per l’anno 2026. Con la prima delibera, al fine di garantire certezza giuridica, è stato stabilito che per gli anni 2025-2026, fino all’entrata in vigore delle nuove tariffe adottate ai sensi dell’articolo 25 della legge 22 del 2006 come modificato dall’articolo 45 della legge numero 30 del 2025, si continui a fare riferimento alle ordinanze numero 4 e 5 del 2024 limitatamente ai prezzi minimi; a seguito di tale delibera, il Congresso di Stato ha emanato la delibera numero 17 del 21 ottobre 2025 per l’adozione dei prezzi minimi deliberati dall’Autorità. La seconda delibera, al fine di evitare distorsioni del mercato o disparità di trattamento, ha previsto in via ricognitiva e analogica i prezzi minimi anche per le strutture che hanno avviato l’attività successivamente all’adozione delle ordinanze del 2024 o che potrebbero aprire nelle more dell’adozione delle nuove tariffe, allegando una tabella riepilogativa dei prezzi minimi per ciascuna categoria e tipologia. L’Autorità ha quindi un ampio raggio di azione e la possibilità di svolgere un ruolo centrale nella protezione dei consumatori; la prospettiva futura è quella di promuovere campagne di comunicazione e sensibilizzazione sui diritti dei consumatori per rafforzare la fiducia e la trasparenza del mercato, anche attraverso linee guida per scelte commerciali consapevoli. Inoltre si intende incentivare la collaborazione con le Camere di Conciliazione per favorire la risoluzione delle controversie tra consumatori e aziende in modo semplice, rapido ed economico, e avviare relazioni con l’autorità garante della concorrenza e del mercato italiana, alla quale sono attribuite funzioni di tutela dei consumatori, al fine di giungere a un protocollo di intesa che favorisca la collaborazione istituzionale, lo scambio di informazioni e l’efficacia della tutela. 

Emanuele Santi (Rete):  Abbiamo ascoltato attentamente il vostro discorso di apertura e credo che le cose che ci avete detto siano da tenere bene a mente, le abbiamo molto apprezzate. Purtroppo però partiamo non con i migliori auspici, perché già questa mattina, di fronte al discorso delle Loro Eccellenze, era presente in Aula un solo Segretario di Stato su dieci, il Segretario Teodoro Lonfernini, che voglio ringraziare per la disponibilità. Di fronte a criticità come quelle che stanno emergendo a livello internazionale, ci saremmo aspettati in apertura anche un riferimento alla situazione internazionale, alla nostra preparazione in caso di emergenza energetica o di emergenza sulla benzina. Tutto questo si lega anche al tema dell’energia, che abbiamo sollevato recentemente in Commissione Sanità: ci chiediamo che fine abbia fatto il parco fotovoltaico a Brescia. Lo avevamo detto, forse era meglio prenderlo già confezionato e pronto per partire, ma a un anno di distanza non sappiamo che fine abbia fatto; sembra essersi perso nella nebbia, e avevamo già osservato che realizzarlo in pianura padana non offriva le condizioni ottimali. Oggi sembra scomparso del tutto. Devo rilevare anche un altro aspetto: le Loro Eccellenze oggi hanno richiamato il comportamento tenuto nell’ultima Commissione Sanità, e io devo stigmatizzare ancora una volta il comportamento del Segretario Ciacci, che si è comportato in maniera inqualificabile nei confronti del Presidente della Commissione. Io quella mattina ho dovuto allontanarmi per l’Ufficio di Presidenza, ma chi ha assistito ha potuto constatare un atteggiamento gravissimo. Mi auguro che nella maggioranza qualcuno lo stigmatizzi, perché non è la prima volta: episodi simili si sono già verificati anche con un consigliere pochi mesi fa. Mi interrogo quindi se questo Segretario sia consono a ricoprire il ruolo che ha in quest’Aula e pongo la questione alla maggioranza, per capire se ormai va bene tutto. Devo poi segnalare una lettera arrivata in questi giorni dal direttore generale Roberto Sergio, che evidenzia una criticità importante: è vero che i telefoni devono funzionare nella Repubblica, ma la scelta fatta appare improvvisata. Se il direttore di RTV segnala che per installare un’antenna si sta scavando e danneggiando la roccia, che i lavori stanno disturbando le trasmissioni perché avvengono durante la messa in onda, e che la stessa antenna rischierà di interferire con il segnale della TV di Stato, allora il problema è di programmazione. Se si realizza un’infrastruttura di questo tipo bisogna valutare le conseguenze sulle strutture esistenti. Inoltre noi non sapevamo nulla di questa antenna: non siamo in CPT, ma apprendiamo che potrebbe superare l’altezza del monte, che è tutelato dall’UNESCO. Il punto è che si realizza un’antenna in questa sede mentre RTV è ancora qui, con il rischio di disturbare oggi i lavori e domani le trasmissioni. Bisogna capire se c’è un progetto di trasferimento di RTV, come sembra auspicato anche dal direttore stesso, perché non è normale avviare lavori di questo tipo senza una pianificazione complessiva. L’ultima questione riguarda la Commissione Finanze: abbiamo svolto una serie di audizioni, quattro in sequenza, una ogni ora, senza riuscire a fare vere considerazioni, tanto che tutto verrà rinviato. L’operazione di cartolarizzazione è importante e va monitorata, ma ci chiediamo cosa stia accadendo, ad esempio, sulla vendita di Banca di San Marino: leggiamo che ci sarebbe una lista di tre soggetti, poi uno solo, ma in Aula non sappiamo nulla. In maggioranza sapete già tutto? Altra questione riguarda il memorandum con Banca d’Italia: anche qui non ci è stato detto nulla, se non giustificazioni sul perché non sia stato fatto negli ultimi anni. Vogliamo sapere oggi se si farà e cosa contiene. Questi sono i temi da affrontare in Aula, non altri marginali. Questa mattina apro un giornale e leggo che il bond verrà rinnovato il 21 aprile, cioè tra pochi giorni: voi sapete a quali condizioni? È stata data una delega in bianco al Segretario Gatti, ma un’operazione di questo tipo non la vogliamo discutere? Tasso, condizioni, controparti: sono informazioni fondamentali. Io capisco che in maggioranza non abbiate più la forza di affrontare certe questioni perché siete divisi, ma queste sono questioni di Stato: le ripercussioni della guerra sul nostro Paese, i temi finanziari, il bond. Non si può lasciare tutto a un uomo solo al comando. 

Gaetano Troina (D-ML): Voglio ringraziarvi, Eccellenze, per l’estrema sensibilità che avete mostrato con il vostro discorso di apertura. Devo dire che l’ho apprezzato sinceramente, perché avete saputo esprimere concetti con una delicatezza ma anche con un’efficacia che contraddistinguono evidentemente la vostra sensibilità. Sono rimasto davvero toccato da alcuni temi che avete espresso. In particolare ne richiamo alcuni, perché mi hanno colpito: la necessità del rispetto reciproco, del dialogo e dell’ascolto, il fatto che siamo chiamati a svolgere questo ruolo dalla cittadinanza e che dobbiamo rendere conto di ciò che facciamo, e che il ruolo che ricopriamo e l’attività che svolgiamo sono nell’interesse della cittadinanza e non sono qualcosa di definitivo o di perpetuo nel tempo, ma vanno costantemente riconfermati e quindi meritati. Anche il tema della situazione internazionale, che giustamente avete sollevato, ci preoccupa. Ci preoccupa perché non possiamo fare a meno di notare che purtroppo a livello globale stanno prendendo piede modalità di confronto assolutamente non rispettose sul piano reciproco, non pacifiche, non diplomatiche, ma sembra quasi che a prevalere sia l’essere più forte, l’essere più risoluto e il non dover rendere conto a nessuno di ciò che si fa. Più volte, negli scorsi mesi, ma direi ormai anni, in quest’Aula, anche come gruppo, abbiamo richiesto alla nostra diplomazia di far sentire forte la propria voce perché il diritto internazionale venga sempre rispettato in tutte le sedi, perché altrimenti la deriva inevitabile è che il più prepotente decida per tutti e gli altri restino a guardare, e questo oggi non può essere accettabile senza rischiare derive molto preoccupanti. Il panorama e lo scenario internazionali sono molto difficili e richiedono decisione e convinzione nell’affrontare situazioni delicatissime, anche perché inevitabilmente tutta questa situazione ha delle ricadute sul nostro sistema. Il collega Santi ne ha ricordate alcune: l’emergenza energetica, il caro benzina, le nostre famiglie. Gli interventi che sono stati fatti non sono sufficienti ad aiutare le famiglie ad affrontare la crisi che stiamo attraversando. E il fatto che ancora oggi nessuno abbia chiamato anche le forze di opposizione a un tavolo per ragionare insieme su quali possano essere gli interventi, purtroppo dice che non c’è nessuna volontà di condivisione, ma che si vuole fare sempre tutto da soli, e poi quando si viene in quest’Aula non si è disposti ad accettare le critiche. Io, dall’inizio di questa legislatura, non ho mai partecipato a un incontro con la maggioranza in cui si affrontassero questioni di interesse nazionale. Diceva bene il collega sul fotovoltaico di Brescia: non abbiamo più saputo niente. A che punto siamo? Si è partiti, non si è partiti? Abbiamo appreso dalla stampa, in questi giorni, la notizia che forse l’Azienda riaprirà il termine per accedere alle tariffe fisse. Verrà confermata questa cosa? Tocco anche il tema della Commissione Territorio che si è conclusa la scorsa settimana, dove abbiamo avuto modo di affrontare il tema della pianificazione strategica territoriale. Al netto di quelli che sono stati alcuni interventi personali di alcuni consiglieri di maggioranza, che non ho assolutamente apprezzato e che hanno portato purtroppo il clima in commissione spesso a forti momenti di tensione, io non posso che ringraziare il presidente di quella commissione che ha avuto il coraggio, alla fine dei lavori della commissione stessa, di dire una cosa che forse nessun altro ha avuto il coraggio di dire, ovvero che non è questo il modo di fare politica, di confrontarsi e di affrontare situazioni delicatissime. Un altro tema fondamentale, oltre all’evidente assenza di gran parte del Congresso di Stato all’inizio dei lavori di questo Consiglio Grande e Generale, che si pone in un contesto delicatissimo e grave, riguarda l’informativa che vorrei chiedere, perché ho appreso questa mattina dai giornali, senza che ci sia stato comunicato in alcun modo da nessuno, che è stato conferito l’incarico di Segretario ad interim alla Sanità al Segretario Gatti. È possibile che lo veniamo a sapere dai giornali senza che ci venga nemmeno data comunicazione? Quali sono state le decisioni prese in questo momento per gestire la situazione della nostra sanità? Perché, obiettivamente, è da tempo che con estrema delicatezza cerchiamo di segnalare che al nostro Istituto per la Sicurezza Sociale tante cose non vanno, sia dal punto di vista organizzativo, sia dal punto di vista della gestione delle liste d’attesa, che sono ormai interminabili. Molti concittadini chiamano per sapere quando verranno visitati e non viene data loro nemmeno più risposta: “verrà ricontattato”, il giorno del mai. Questo è quello che il nostro sistema garantisce a fronte di tasse regolarmente pagate dalla popolazione? Darei lettura di un ordine del giorno che deposito a nome del mio gruppo consiliare, ovviamente aperto a tutta l’Aula, sul tema dell’emergenza casa, perché, come dicevo, ci sono una serie di problematiche che ancora oggi necessitano di essere risolte da quel punto di vista. 

Premesso che il tema dell’accesso alla casa nella Repubblica di San Marino ha assunto il carattere di emergenza strutturale, con crescenti difficoltà per i cittadini, in particolare giovani coppie, nel reperire alloggi a condizioni sostenibili; che l’aumento significativo dei prezzi di vendita e dei canoni di locazione, unito alla riduzione dell’offerta disponibile per i residenti, sta determinando una progressiva compressione del diritto all’abitare e fenomeni di mobilità forzata verso i territori limitrofi; che le politiche abitative sinora adottate, pur introducendo alcuni strumenti di sostegno, non hanno inciso in maniera strutturale sulle dinamiche speculative del mercato immobiliare; che in tale contesto si inserisce la disciplina delle cosiddette residenze atipiche che, pur perseguendo finalità di attrazione di capitali e contribuenti ad alta capacità reddituale, ha contribuito a generare effetti distorsivi sul mercato immobiliare incentivando comportamenti attendisti e rialzi dei prezzi; che in particolare si registra come una quota crescente di immobili venga sottratta al mercato ordinario della locazione o della vendita a favore della cittadinanza, in attesa di potenziali acquirenti o residenti ad elevato reddito, con conseguente riduzione dell’offerta reale; che permane pertanto la necessità di un intervento organico e coordinato volto a riequilibrare il mercato, contrastare fenomeni speculativi e garantire priorità all’accesso alla casa per i residenti; considerato che la tabella A allegata al decreto delegato 22 gennaio 2010 numero 8 e successive modifiche e integrazioni prevede al numero 1 il riconoscimento di benefici fiscali per l’acquisto della prima casa entro determinati limiti dimensionali e condizioni soggettive; che la disciplina è stata opportunamente modificata in senso migliorativo con la legge 22 dicembre 2025 numero 158, articolo 11, introducendo una nuova formulazione della lettera A che ne consente l’accesso alle famiglie ricomposte; che dal tenore letterale della disposizione emerge come il beneficio fiscale non possa tuttavia essere riconosciuto in alcune casistiche che ad oggi emergono di frequente, ad esempio nel caso in cui il soggetto richiedente abbia già beneficiato dell’aiuto statale e qualora l’abitazione per cui si era richiesto il beneficio risulti insufficiente all’uso abitativo perché, ad esempio, la famiglia si sia nel frattempo allargata e voglia acquistare una nuova casa cedendo la precedente proprietà secondo i criteri di legge; che appare pertanto necessario verificare l’effettiva adeguatezza e l’attualità dei criteri vigenti e la loro coerenza con l’obiettivo prioritario di garantire l’accesso alla casa ai nuclei residenti privi di adeguata soluzione abitativa; che risulta altresì indispensabile intervenire in maniera coordinata sulle dinamiche di mercato anche con riferimento alle residenze atipiche, al fine di evitare che strumenti normativi e fiscali contribuiscano indirettamente a fenomeni speculativi. Tutto ciò premesso e considerato, impegna il Congresso di Stato, d’intesa con gli uffici e le autorità competenti, a predisporre entro tempi certi un vero e potenziato piano straordinario per l’emergenza casa finalizzato ad aumentare l’offerta abitativa accessibile per i residenti; a monitorare e valutare l’impatto delle residenze atipiche sul mercato immobiliare, introducendo eventuali correttivi normativi atti a limitarne gli effetti distorsivi e speculativi; a rivedere, ampliando le casistiche in base a quanto emerso nel tempo con l’applicazione della norma, i criteri di accesso ai benefici fiscali per la prima casa, assicurando priorità per i soggetti effettivamente privi di adeguata soluzione abitativa; a introdurre misure di contrasto alla speculazione immobiliare anche attraverso strumenti fiscali davvero incentivanti per gli immobili concessi in locazione a nuclei familiari effettivamente residenti, specialmente se presenti figli, e meccanismi di trasparenza e monitoraggio; a valutare interventi normativi urgenti volti a garantire che l’accesso alla casa per i residenti costituisca criterio prioritario rispetto a dinamiche di mercato orientate esclusivamente alla rendita; e infine a riferire semestralmente al Consiglio Grande e Generale in merito alle azioni intraprese e agli sviluppi conseguenti. 

Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Ho già rappresentato in Ufficio di Presidenza che quattro Segretari, in questa giornata di apertura, sono assenti per ragioni di missioni istituzionali: chi al Fondo Monetario Internazionale, chi in trasferta istituzionale come il Segretario agli Esteri o come il Segretario al Turismo, che nella giornata di oggi ha incontri istituzionali a Roma sui quali poi farà l’adeguata comunicazione. Questo l’avevo già rappresentato in sede di Ufficio di Presidenza, quindi trovo o che ci sia un problema di comunicazione nella forza politica del consigliere che è intervenuto, oppure trovo non apprezzabile, per non dire disdicevole, che si faccia una critica pur sapendo che ci sono quattro Segretari su nove impegnati e che hanno giustificato la loro assenza. Chiuso questo aspetto, ci tengo a ringraziare tutti i consiglieri, in particolare i capigruppo, i presidenti e i vicepresidenti di commissione, per la collaborazione che hanno dato nel lavorare all’organizzazione di questo semestre che terremo, e in questo senso va il mio saluto e il mio augurio di buon lavoro agli Eccellentissimi Capitani Reggenti, insieme a un ringraziamento per le parole che hanno speso. Cercheremo nel corso del semestre di lavorare per migliorare ulteriormente le condizioni di lavoro. Lo dico anche per quanto riguarda la stessa calendarizzazione dei lavori: i capigruppo e i presidenti di commissione hanno compreso, e io mi auguro che abbiano trasferito le complessità nei propri gruppi. È per tutti una situazione particolare e quindi manifestare una maggiore elasticità in questo senso credo che sia non solo apprezzabile ma doveroso. Sta emergendo lo spacchettamento, permettetemi il termine, di tutti gli annex dell’Accordo nell’ambito della pubblica amministrazione, per prepararci al recepimento, all’adozione delle normative e di tutta l’organizzazione dell’amministrazione pubblica. Sta emergendo, ma lo sappiamo, un tema importante, cioè che vi è una mole di provvedimenti normativi che dovremmo affrontare in fase di recepimento, provvedimenti che in molti casi rappresentano un’opportunità di crescita, di sviluppo e di competitività del Paese. Io mi appello all’Aula consiliare per sottolineare e sollecitare una riforma del regolamento consiliare che permetta, e ne abbiamo parlato anche in sede di relazione con il Segretario agli Affari Esteri in Consiglio alcuni mesi fa, di prevedere delle procedure condivise che ci consentano di recepire l’acquis comunitario in maniera tempestiva e, sottolineo, competitiva, perché recepire l’acquis è uno strumento di competitività per il nostro Paese, per le nostre imprese, per le nostre ragazze e i nostri ragazzi. Ritengo quindi che un intervento, nel rispetto ovviamente del fatto che il regolamento consiliare appartiene al Consiglio e non al Congresso di Stato, sia necessario. Mi permetto di condividere con voi l’importanza e la necessità di arrivare quanto prima a una riforma del regolamento che consenta procedure più veloci, nel rispetto della democraticità e dei diritti che pertengono all’opposizione, ma abbiamo bisogno di condividere procedure snelle e quindi sarà fondamentale nei prossimi mesi avere strumenti adeguati. Infine informo l’Aula sul fatto che abbiamo per la prima volta condiviso una pianificazione di tutti gli eventi che avvengono nell’anno nella Repubblica di San Marino per ragioni di ordine pubblico, viabilità, sostenibilità, organizzazione e sicurezza. In seguito a questa organizzazione abbiamo appena attivato, con la collaborazione anche delle Giunte di Castello, della Protezione Civile e delle forze di polizia, un tavolo per riformare tutto ciò che riguarda l’organizzazione, i processi e la condivisione, anche per quanto concerne le ordinanze di chiusura del territorio, con particolare riferimento ai centri storici, per gli eventi e per le manifestazioni sportive. Il tema delle ordinanze è molto sentito soprattutto da chi abita, vive e lavora nei centri storici e ha bisogno di maggiore condivisione e di maggiore informazione. La procedura, così com’è scritta, presenta delle lacune. Abbiamo innescato, e lo avevo promesso non appena terminate le elezioni delle Giunte di Castello, un gruppo, un tavolo di confronto, per riformare quel regolamento. Abbiamo iniziato a lavorarci. Manterremo questa promessa di creare un maggior coinvolgimento, perché le Giunte di Castello possono essere uno strumento, una cinghia di trasmissione, permettetemi il termine, di informazioni e di condivisione con il territorio. L’esempio delle ordinanze e delle chiusure è uno di quelli. La collaborazione e il raccogliere da una parte le sensibilità per portarle su quel tavolo, e dall’altra trasmettere le necessità e le complessità che vi sono dietro la realizzazione di un evento, in fase discendente, è una necessità che abbiamo ed è un ruolo che le Giunte di Castello possono svolgere.In questo senso mi permetto un’ultima considerazione per quello che riguarda sempre le manifestazioni e la sicurezza. In questa seduta abbiamo il tema del DASPO. Io credo che il tema della sicurezza dei nostri eventi in generale debba essere un tema sul quale, al di là del provvedimento che ci sarà all’ordine del giorno in questo Consiglio, dovremmo riflettere e lavorare sempre di più per garantire nel nostro territorio una vivibilità e una fruibilità migliori. In questo senso abbiamo portato avanti, con la Segreteria al Territorio, anche una connessione tra la realizzazione degli eventi e gli applicativi di navigazione, in maniera tale che tutte le chiusure, le ordinanze e i provvedimenti che andremo ad adottare possano essere leggibili anche su questi applicativi.

Michela Pelliccioni (indipendente): Approfitto della presenza del Segretario Lonfernini e mi spiace che oggi non siano in Aula il Segretario Pedini e il Segretario Beccari, perché avrei voluto rivolgere anche a loro queste osservazioni, ma credo sia importante parlare di un problema che ha assunto carattere strutturale, e sto parlando dell’assenza di personale dedicato nel settore turistico. È un problema che chiaramente non coinvolge solo la Repubblica di San Marino, ma anche le province vicine che vivono di turismo e che hanno sul prodotto interno lordo un impatto notevole derivante proprio dal turismo, e che si stanno già organizzando. Ecco, San Marino invece a che punto è rispetto a questa problematica e rispetto alle attività da porre in essere per affrontarla? Io sono stata recentemente presente a un appuntamento bellissimo, il pranzo di primavera organizzato dai ragazzi del CFP, e durante questo pranzo è emerso che purtroppo mancano le iscrizioni per quanto riguarda il settore della ristorazione. Questo è già un primo segnale, non il primo in assoluto, ma certamente uno dei segnali più allarmanti rispetto alla problematica del settore. Quali sono i motivi? Sicuramente sono molti. Io spero che non si affronti l’argomento dicendo che non ci sono più i giovani di una volta, perché non è assolutamente così. È vero che c’è una disaffezione dei giovani verso lavori stagionali faticosi e impegnativi, ma il problema deriva prima di tutto dai salari: le retribuzioni non sono competitive rispetto ad attività meno impegnative e meno faticose, e le forme contrattuali oggi esistenti, anche sul territorio, sono percepite come precarie. Poi ci sono orari e ritmi difficilmente sostenibili: i turni sono lunghi, si lavora nei weekend e nei festivi. C’è una fuga dei giovani rispetto a queste attività di settore. C’è poi una mancanza di competenze specifiche, perché il divario tra la formazione scolastica e le reali esigenze delle imprese è sicuramente sempre più profondo, soprattutto su temi importanti come la sostenibilità e la digitalizzazione. Poi c’è un cambiamento sociale, e questo è un cambiamento che è intervenuto nell’era post Covid e si è fatto veramente sentire, perché sono proprio cambiate le esigenze dei giovani a seguito della pandemia. La crisi ha spinto i giovani, ma non solo loro, a cercare modelli lavorativi più stabili e più sicuri. E poi c’è una problematica legata alle aziende, ed è innegabile: ci sono aziende che hanno fatto e stanno facendo grandi passi avanti, anche con percorsi dedicati, ma ci sono aziende che faticano a cambiare mentalità in prospettiva, perché molte, non tutte ovviamente, continuano a pensare alla forza lavoro solo come a un costo e non come a un investimento. Ora, come intervenire? Di sicuro le problematiche esposte sono tante e complesse, perché vanno affrontate in maniera organica e serve prima di tutto un lavoro di squadra che non coinvolga solo le associazioni di categoria e i sindacati, ma anche il mondo della scuola. Va coinvolta l’Università di San Marino, ad esempio, vanno coinvolte le scuole secondarie superiori, va coinvolto il CFP. Occorre un lavoro sinergico, perché solo un lavoro sinergico può favorire lo sviluppo di un nuovo modello di organizzazione del lavoro nel comparto turistico e può determinare anche un ragionamento concreto, capace di trovare soluzioni efficaci sulla flessibilità degli orari, con part-time specifici, part-time dedicati che possano attrarre gli studenti, consentendo loro di bilanciare l’impegno nello studio con attività lavorative non definitive ma che possono, ad esempio nei periodi estivi, essere di grande supporto per il settore. E poi servono corsi di formazione specifici. Non dimentichiamo anche le peculiarità che ha questo Paese. Una su tutte sono le comunità all’estero, che credo debbano essere a loro volta coinvolte in questi ragionamenti, perché rappresentano una grande risorsa: ci sono giovani all’estero che vogliono venire a San Marino per conoscerne la realtà, la storia, ma anche le dinamiche lavorative, perché no. Su questo tema ho predisposto un ordine del giorno. 

Il consigliere indipendente di opposizione Michela Pelliccioni, considerato che la crisi del personale nel settore turistico ha assunto ormai carattere strutturale, alimentata da orari lunghi, turni spezzati, lavoro nei weekend e nei festivi, che rendono il settore poco attrattivo, specialmente per le nuove generazioni che cercano un migliore bilanciamento vita-lavoro, anche a causa di stipendi considerati inadeguati, della mancanza di equilibrio tra vita e lavoro e di un cambio di mentalità post Covid che ha spinto molti lavoratori a cercare impieghi più stabili e meno usuranti; considerata l’importanza strategica del settore turistico anche sul prodotto interno lordo e la necessità di avviare un percorso che favorisca un nuovo modello di organizzazione del lavoro accompagnato da percorsi di formazione specifici; considerata la necessità di coinvolgere i giovani incentivandoli con interventi sulla flessibilità degli orari, con part-time dedicati alle loro esigenze anche di studio, rilanciando forme di assunzione compatibili ai nuovi obiettivi; considerata la necessità di favorire anche l’inserimento degli studenti nell’attività turistica in un processo che guardi in prospettiva e favorisca anche la presenza di specifiche specializzazioni nel percorso di studio del CFP, che vede una progressiva mancanza di iscritti nel settore della ristorazione, risorsa fondamentale del settore turistico; considerata la necessità di coinvolgere in questo percorso di inserimento l’Università di San Marino, gli istituti scolastici superiori, il CFP, unitamente alle associazioni di categoria interessate, ai sindacati e alle associazioni datoriali; considerato che l’ampio quadro delle problematiche esposte deve essere ricondotto a un piano di lavoro sinergico e strutturato, impegna il Congresso di Stato ad avviare entro il 30 giugno 2026 l’elaborazione di un piano a medio-lungo termine mirato a favorire un nuovo modello di organizzazione del lavoro nel comparto turistico e ad accompagnarlo con specifici corsi di formazione, coinvolgendo tutti gli attori sopraccitati.

Sara Conti (RF): Oggi tornerò sul tema della giustizia, non per ripetere quanto già detto nelle scorse comunicazioni, ma perché abbiamo un elemento nuovo, un elemento decisivo: una seconda sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul caso Simoncini, arrivata proprio pochi giorni fa. La Corte ci dice ancora una volta che San Marino ha violato lo Stato di diritto, ha violato il diritto a un giusto processo e ci dice, ed è il punto più grave, che lo ha fatto attraverso una legge retroattiva adottata mentre un procedimento era in corso. Aggiunge una cosa molto chiara: non c’era alcun interesse generale imperativo che giustificasse quell’intervento. Tradotto in termini politici, perché questo è il punto, quell’intervento non era necessario, non era inevitabile. È stata piuttosto una scelta deliberata che aveva uno scopo ben preciso. E allora oggi il punto non è più giuridico, è politico. E qui dobbiamo avere il coraggio di dire le cose come stanno. Nel 2020 non si è fatta una riforma della giustizia, si è fatto un intervento mirato, un intervento chirurgico che ha inciso su persone, su ruoli, su equilibri. Va detto chiaramente che quando la politica arriva a incidere in modo così mirato sulla composizione della magistratura questo è un problema serio di Stato di diritto. E non lo dico io, lo dice la Corte europea per ben due volte. Mi sono chiesta se situazioni simili si fossero verificate in altri Paesi europei e ho trovato un caso in Ungheria, e parliamo dell’Ungheria di Orbán, che non è certo stata un esempio in termini di rispetto dello Stato di diritto. Ebbene, in quel caso si è intervenuti per rimuovere un vertice della magistratura prima della fine del suo mandato e senza motivazioni, attraverso una modifica legislativa. Il caso è simile, anche se lì si parlava di rimozione diretta, mentre nel caso di Simoncini si è avuta prima la nomina a commissario della legge e poi la retrocessione, sempre sulla base di una norma retroattiva che ormai è chiaro a tutti essere illegittima e che fu voluta dalla maggioranza di allora. Poi, nel ruolo di uditore nel quale era stato ingiustamente relegato, Simoncini è stato fatto oggetto di una serie di azioni disciplinari che sono poi oggetto della seconda sentenza della Corte europea. Ebbene, dicevo, nel caso ungherese la comunità internazionale ha parlato apertamente di rischio per lo Stato di diritto. Qui invece, a San Marino, cosa è successo? Cosa sta succedendo? Tutto tace. Nessun terremoto politico, nessuna assunzione di responsabilità, nessun vero dibattito, nulla. E allora io vi faccio una domanda molto semplice: dove sono oggi i membri della maggioranza che votarono compatti quella legge di interpretazione autentica? Cosa pensano di queste due sentenze? Cosa ne pensa l’ex Segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini? Perché la politica non ne parla? Va tutto bene secondo voi? Io credo che in qualsiasi democrazia matura una doppia condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo su un tema così delicato farebbe tremare un governo, farebbe discutere almeno un Parlamento, farebbe aprire una riflessione politica seria. Qui invece no. Qui si parla addirittura di fare ricorso alla Grande Camera, come se il problema fosse la sentenza e non ciò che è stato fatto allora. E allora permettetemi di dire con chiarezza che il problema non è Strasburgo, il problema è quello che è accaduto qui, proprio in quest’Aula, nel 2020, perché la Corte non ha fatto altro che applicare un principio elementare: la legge non si cambia retroattivamente per incidere su situazioni individuali, non si cambia per vincere una battaglia politica, non si cambia per regolare conti istituzionali. E invece questo è esattamente ciò che è avvenuto. Oggi serve una valutazione politica e serve anche, mi permetto di dirlo, un minimo di responsabilità, perché qui non siamo di fronte a un errore tecnico, ma a una scelta, una scelta difesa, rivendicata, portata avanti con una narrazione molto precisa, che ha distorto la realtà per scopi politici, fino al punto che il governo appena insediatosi nel gennaio 2020 si sentì autorizzato ad approvare una norma che, attraverso un’interpretazione autentica, ridefinì le regole e procedette con una rimozione selettiva solo di alcuni magistrati, mantenendo valide altre decisioni. Non si tratta di un controllo totale della magistratura, ma di qualcosa di più sottile, che potremmo chiamare ingegneria istituzionale mirata attraverso il diritto. Oggi però quella narrazione portata avanti dal governo nel 2020 per giustificare questo intervento crolla, crolla inesorabilmente sotto il peso di due sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo. E allora sì, lo dico senza giri di parole: di fronte a tutto questo almeno una riflessione si dovrebbe aprire, perché il rischio è molto alto, ed è che passi l’idea che tutto questo sia normale. Mi hanno colpito, a tal proposito, alcuni passaggi del discorso di inizio mandato degli Eccellentissimi Capitani Reggenti, che voglio ringraziare per le parole utilizzate, parole profonde, significative e ricche di pathos. Mi sono appuntata tre frasi che sono molto centrate sul tema che ho trattato e ve le voglio rileggere: “In quest’Aula si rivela la qualità della nostra democrazia”; “scegliere di riaprire un dibattito e mettere in discussione è un atto di forza istituzionale”; “la democrazia si fonda sul limite”; e ancora “l’equilibrio tra i poteri richiede custodia costante”. E allora, alla luce di queste parole appena pronunciate dalle Loro Eccellenze, ora mi rivolgo ai miei colleghi e alle mie colleghe, alla politica, perché spetta alla politica decidere cosa fare di fronte a queste due sentenze. Si può far finta di niente oppure si può avere il coraggio di guardarle in faccia. Ma una cosa è certa: oggi il silenzio non è neutralità, è una scelta. 

Massimo Andrea Ugolini (PDCS): Intervengo dopo il consigliere Conti, che si chiede come mai l’Aula in questi mesi non abbia parlato di quelle sentenze, perché credo che ogni cittadino abbia il diritto di andare a far valere le proprie ragioni alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Tuttavia, siccome qui facciamo un’analisi politica, vorrei ricordare al consigliere Conti quale clima si era generato nel 2020 sul tema della giustizia, dove quella guerra giudiziaria fu scatenata proprio dal suo Segretario di allora di Repubblica Futura, con giudici che si denunciavano fra di loro e un clima diventato irrespirabile dal punto di vista giudiziario. Questo è il lascito che ha consegnato Repubblica Futura nel 2020: problemi di carattere finanziario, guerre finanziarie, guerre giudiziarie. Questo è stato il patrimonio lasciato da Repubblica Futura, che era il partito guida di quella fase. Consigliere Conti, dovrebbe chiedersi come mai quest’Aula non si spaventa rispetto a quelle sentenze, perché ricorda molto bene il clima giudiziario che si era generato, con sentenze e ordinanze ad orologeria nei confronti di qualcuno da parte di alcuni magistrati. Perché ancora Repubblica Futura non dice chi è quel “Marino” che parlava con Nicola? Perché Repubblica Futura non riesce a prendere le distanze dal commissario della legge Buriani rispetto a tutto quello che è accaduto in quel momento? Muovete critiche a tutti i magistrati ma non riuscite a dire nulla su quanto operato dal commissario della legge Alberto Buriani. Questa è la verità. La cosa più incredibile è l’isolamento che a questo punto ha Repubblica Futura rispetto a questa vicenda. Fatevi due domande: come mai quella maggioranza di allora e questa maggioranza di adesso, su questo aspetto, sono tutte compatte in una direzione tranne voi? Il vostro uomo a Strasburgo vi sta portando a un isolamento politico sempre più evidente. Nel 2020 c’era una situazione straordinaria da gestire e la riforma in materia di ordinamento giudiziario ha avuto il placet di organismi internazionali come il GRECO. Prima di arrivare a quei passaggi sono stati fatti gruppi di lavoro con una composizione articolata dell’avvocatura e della magistratura. Abbiamo cercato di verificare tutte le disposizioni e le raccomandazioni in materia di ordinamento giudiziario. Tant’è vero che quando ci siamo presentati al quarto ciclo di valutazione del GRECO, ci sono stati fatti i complimenti e ci è stato riconosciuto di essere tra i Paesi più virtuosi. Certo, chiunque può rivolgersi a Strasburgo per far valere le proprie posizioni e ci sarà un percorso giudiziario che rispettiamo, ma per favore smettiamo di politicizzare le sentenze e le decisioni. Anche perché il commissario Simoncini ha avuto la possibilità di partecipare a processi relativi a selezioni interne, ha avuto la possibilità di adire i tribunali, e ricordo che in quel periodo mancavano persino i giudici per decidere sulle cause dei cittadini. Lasciamo quindi il tempo agli organi giudiziari di fare le opportune verifiche. Per quanto riguarda l’aspetto politico, credo vada ribadito questo punto. Consigliere Conti, stia tranquilla, le verifiche saranno fatte, ma mi pongo una domanda: se su questa vicenda ci siete solo voi, credo che l’isolamento politico di Repubblica Futura sia sempre più evidente.

Iro Belluzzi (Libera): Il primo intervento che mi viene da fare in questa fase della legislatura, sotto quella che possiamo definire l’egida della Reggenza, riguarda proprio il saluto che oggi avete rivolto all’Aula, un saluto che va sottolineato per l’importanza e per la delicatezza con cui avete affrontato temi che sembrano scontati e che non hanno toccato argomenti roboanti come la collocazione internazionale o il ruolo della Repubblica di San Marino, ma hanno ricordato la funzione del Consiglio Grande e Generale, il ruolo di noi consiglieri e della stessa Reggenza. La democrazia passa attraverso il rispetto, come avete detto, con la leggerezza della parola e con quella leggerezza che, come il volo di una farfalla che sembra non muovere l’aria, può invece scatenare tempeste pacifiche. Io mi auguro che avvenga proprio questo, che si esca dal ristagno di una condizione in cui purtroppo gli elementi fondamentali della democrazia, cioè il confronto, il rispetto dell’ordinamento e dei ruoli tra maggioranza e minoranza, possano essere riportati al centro. Questi elementi non li ho sentiti nell’intervento che mi ha preceduto e quindi ritengo necessario riappropriarci delle modalità corrette, della capacità di valutare anche i passaggi compiuti in un passato recente, quando si sono forse forzate delle norme o interpretate in modo non corretto. Il rispetto dei ruoli tra i poteri dello Stato è fondamentale: il rispetto del Consiglio Grande e Generale, cioè di coloro che legiferano e rappresentano la cittadinanza, il ruolo dell’esecutivo che deve cogliere la sensibilità della popolazione e le proposte che arrivano dal Consiglio, evitando di essere distante dalle esigenze del Paese, e il ruolo della magistratura, il terzo potere, che deve rimanere nel proprio alveo e far rispettare le leggi. La politica non deve fare incursioni in quel campo, altrimenti si verificano eventi incresciosi come quelli richiamati dal collega Conti. Anche Libera ha mantenuto una posizione critica su quei passaggi, pur valorizzando l’azione del magistrato dirigente Giovanni Canzio che, insieme anche all’impegno dell’ex Segretario Ugolini, ha contribuito a riscrivere le regole dell’ordinamento giudiziario, portandoci a essere considerati tra i Paesi più virtuosi. Tuttavia una forzatura c’è stata e probabilmente è proprio quella forzatura che oggi viene richiamata anche dalla Reggenza quando si invita a non intervenire in modo improprio sull’ordinamento democratico. Oggi quello scontro, che sembrava senza confini, è rientrato in una dimensione più normale, con la possibilità per chi si è sentito leso di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo. La politica deve accompagnare questo percorso, anche con eventuali correttivi, perché riforme importanti possono necessitare di aggiustamenti. Venendo ad altri temi, nel momento in cui è esplosa la crisi in Medio Oriente la preoccupazione è stata immediata per le possibili ricadute sulla vita dei cittadini sammarinesi, dal rischio di aumento dell’inflazione al rincaro delle materie prime, fino alle difficoltà per chi è già in condizioni fragili. Non possiamo incidere sugli eventi internazionali, ma la politica deve mettere in campo tutti gli strumenti per evitare sprechi e per essere pronta a sostenere la collettività. E di sprechi, purtroppo, se ne vedono molti, non solo nella politica ma anche nell’amministrazione o nell’utilizzo di risorse da parte di soggetti privati, spesso a causa di carenze di controllo. Andrebbe verificato, ad esempio, l’impatto della legge sulle residenze elettive, capire quanto incide positivamente e quanto negativamente e quali correttivi adottare. Un altro elemento imprescindibile è il costo del denaro, che resta elevato perché confinato in un sistema bancario chiuso che non consente un approvvigionamento di liquidità come avviene nel resto d’Europa. Questo incide almeno per un 3% in più rispetto all’esterno e si riflette anche sulle provvidenze che lo Stato deve erogare per sostenere i cittadini. Infine, voglio richiamare la necessità di un’analisi complessiva che porti anche a una vera spending review. È un mandato già affidato al governo e che deve essere sostenuto da tutte le forze politiche, ma è necessario iniziare concretamente a camminare in quella direzione.

Mirko Dolcini (D-ML): Vorrei iniziare mettendo in fila alcune questioni rilevanti emerse dall’ultima sessione consiliare. Una di queste è sicuramente il piano strategico territoriale approvato in commissione. Cerco di sintetizzare, anche perché il dibattito è stato lungo: San Marino aveva bisogno di un piano regolatore generale, non di un piano strategico territoriale. Quest’ultimo è uno strumento che esiste in altri contesti, ma in un Paese piccolo e limitato come il nostro si presta troppo a discrezionalità e possibili speculazioni, mentre un piano regolatore generale ben fatto avrebbe garantito regole certe e definitive. Ho sentito riportare una frase attribuita al Segretario di Stato al Territorio, secondo cui in certe commissioni tecniche basterebbe “sgomitare e leccare” per ottenere risultati. Vorrei parafrasarla: significa che bastano atti di forza o compiacenze per ottenere determinati esiti. Io mi auguro che questa espressione sia stata utilizzata per denunciare una situazione e che il Segretario si faccia garante affinché tutto questo non accada, perché altrimenti sarebbe gravissimo. Passo poi al cosiddetto caso bulgaro, dove emergono richieste di risarcimento allo Stato per oltre 100 milioni di euro. Un tema che era già di interesse nazionale lo diventa ancora di più. Nella scorsa sessione si era parlato del caso Delta e si era detto che la magistratura aveva fatto il suo corso dimostrando la fondatezza delle accuse. Dopo 17 anni si è detto chiaramente che la politica non fu all’altezza perché aveva scheletri nell’armadio e non ebbe il coraggio di difendere il sistema. Io non vorrei che oggi, di fronte al silenzio e alla nebbia che circonda questa vicenda, si stesse ripetendo la stessa situazione: tra anni potremmo trovarci a dire di nuovo che la politica non ha fatto nulla. Perché la politica tace mentre il Paese parla, e circolano voci secondo cui non tutto è emerso. Se queste voci sono infondate, si chiarisca con la verità, se possibile. Ho poi assistito a una commissione sul tema della pedofilia che ha iniziato e concluso i propri lavori senza coinvolgere il membro di opposizione. Nella commissione territoriale, invece, si accusa l’opposizione di parlare troppo. È questa la democrazia? Dobbiamo restituire alle istituzioni la dignità democratica, perché io credo che oggi ci sia una questione morale istituzionale. Le istituzioni non sono più democratiche come dovrebbero essere e non ce ne accorgiamo perché formalmente lo sono, ma sostanzialmente stiamo scivolando su un piano inclinato. Chiedo alle Loro Eccellenze di farsi garanti di questo, nel loro ruolo di controllo e di custodia costituzionale. Vengo poi al tema del referendum sull’accordo di associazione. Ho sentito dire oggi che sta emergendo la quantità enorme di normative da recepire. Ma è da anni che lo diciamo. Questa consapevolezza arriva tardi. E presto emergerà anche la necessità di un referendum. All’inizio lo diceva solo Domani Motus Liberi, ora lo dicono sempre più realtà nel Paese: associazioni, comitati, gruppi civici, anche forze politiche diverse. Il referendum è democrazia. Come si può pensare di stipulare un accordo e renderlo esecutivo senza il consenso della popolazione? Forse perché si ha paura del “no”. Ma non si può scavalcare la volontà popolare: se si vuole il “sì”, bisogna convincere i cittadini. Come si può pensare che chi non è convinto prima lo sarà dopo? Si rischia uno stallo nel governo del Paese. Per questo Domani Motus Liberi, quando sarà il momento, proporrà di subordinare la ratifica dell’accordo a un referendum confermativo tramite iniziativa consiliare. Serviranno 31 consiglieri e vedremo allora se questo Paese è ancora democratico oppure no. 

Segretario di Stato Matteo Ciacci: Credo che la Commissione Quarta, riunitasi la settimana scorsa, sia stata invece una commissione particolarmente fruttuosa. Le discussioni tra maggioranza, governo e opposizioni sono del tutto legittime. Se ci si spaventa per un minimo di discussione, allora semplicemente l’obiettivo è strumentalizzare e non entrare nel merito del confronto, che invece c’è stato ed è stato, direi, coerente. Tra l’altro il sottoscritto, così come la maggioranza e anche l’opposizione, ha cercato, con sensibilità diverse, di intervenire per migliorare il testo della legge sulla pianificazione strategica territoriale, che credo tra maggio e giugno verrà portato a compimento. Rispetto ad alcune dichiarazioni che sono state estrapolate da una maratona di cinque giorni di commissione, ribadisco e riconfermo con forza che oggi la Commissione politiche territoriali ha un’importante discrezionalità, tant’è vero che oggi, con una discrezionalità forte, possono essere portati a termine progetti anche su aree servizi che invece, con la legge sulla pianificazione strategica territoriale, vengono ridimensionati. Quindi, se la domanda è “Segretario al Territorio, lei si farà garante?”, io mi sono sempre già fatto garante, e ancor di più con questa legge che abbiamo portato noi e sul cui articolo vi siete anche astenuti. Capisco la volontà di creare tensione, ma non c’è nessuna tensione, così come mi è stato riferito rispetto alla discussione con il presidente della Commissione Quarta. Il presidente della Commissione Quarta non voleva fare una notte e abbiamo deciso di fare la notte. Io ho risposto, e me lo ha anche riconosciuto il consigliere Casali, a tutte le domande fino alle due di notte. Non vedo il problema, non vedo la polemica. Se Denise Bronzetti si dimette dal Consiglio, che si dimetta, cosa volete che dica? Anche Pedini si doveva dimettere nella scorsa legislatura e non si è mai dimesso nessuno. Se si dimettono, prenderemo atto e commenteremo le dimissioni. Grande rispetto per il consigliere Denise Bronzetti, grande rispetto per il Segretario Pedini, grande rispetto per tutti coloro che sono in Consiglio e al governo. Io, quando mi sono dimesso, mi sono dimesso davvero. Qui invece tutti le annunciano e nessuno le dà, e poi il cattivo sarei io. Finisco dicendo che invece sono giuste tutte le considerazioni che sono state fatte sia sui temi energetici, l’ho detto anche in Commissione Quarta, sia sul tema casa. Sul tema casa credo che la risposta della pianificazione strategica territoriale possa essere uno strumento funzionale, perché, come abbiamo detto tutti, l’emergenza abitativa non si affronta esclusivamente con una calmierazione degli affitti, ma anche ampliando e migliorando l’offerta, puntando sul riuso, sulla riqualificazione e anche sull’edificare adeguatamente, senza consumare ulteriormente territorio, come previsto anche dal piano regolatore del 1992. Un secondo aspetto riguarda proprio il tema degli affitti: credo che una riflessione delicata, ma necessaria, vada compiuta anche sulla tutela della proprietà, che è l’altro aspetto importante. Terza considerazione: le residenze atipiche. Ha ragione il consigliere Troina, che ora non vedo in Aula, quando dice che sulle residenze atipiche sono emersi effetti particolari. Le residenze atipiche pensionati si sono dimezzate, mentre sono aumentate quelle per sportivi, lo abbiamo letto anche sui giornali in questi giorni, e questo è un effetto sul quale va sicuramente fatta una riflessione. Sul tema energia, ieri in Congresso di Stato ci siamo confrontati a lungo anche sull’opportunità di coinvolgere, e io credo sia necessario e opportuno, tutta l’Aula consiliare o magari le commissioni permanenti, al fine di stilare un piano energetico in considerazione dell’emergenza che è sotto gli occhi di tutti. In questo ambito una scelta è stata fatta dal Congresso di Stato, cattiva o buona che sia, cioè quella di andare a recuperare energia da fonti rinnovabili fuori dal nostro territorio, con un investimento che è stato prodotto e che entro la fine del 2026, visto che si chiedevano chiarimenti rispetto all’investimento di Brescia, ci consentirà di portare l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili, che oggi copre il 15% del nostro fabbisogno, a superare il 20%. È un dato che, per iniziare, è sicuramente confortante. Sulla bollettazione e sulle valutazioni le analisi le sta svolgendo l’Autorità per l’energia in accordo con l’Azienda dei servizi, e credo che anche in questo piano vada rimarcato questo aspetto. Infine, un’ultima considerazione più specificatamente politica. Io non credo che l’esecutivo in questo momento sia carente in termini di risultati. La scelta della legge sulla pianificazione strategica territoriale è una mediazione chiara adottata nei rapporti politici tra le forze di maggioranza. La legge su ICEE e la legge sulla cittadinanza sono stati tutti interventi che credo abbiano visto protagonisti vari membri del governo; nel caso specifico, ad esempio, il Segretario Belluzzi, poi l’intervento sulla famiglia che porterà avanti il collega Canti, e ci sono state tante altre scelte che sono state portate avanti in linea con il programma di governo. Credo che il tassello che manca oggi, e su cui dovremmo fare una riflessione, sia certamente il sistema bancario e finanziario e la partita di Banca di San Marino, che è ancora assolutamente aperta e che non può non preoccupare la politica e il governo.

Gerardo Giovagnoli (PSD): Vorrei fare un ragionamento più generale su ciò che il mondo sta vivendo in questo momento, anche alla luce delle elezioni in Ungheria, alle quali ho partecipato come osservatore insieme al collega Muratori e che hanno rappresentato un passaggio storico destinato a essere ricordato a lungo. Al di là delle posizioni politiche, c’è oggi una parte della politica e delle leadership mondiali che utilizza il linguaggio non per risolvere i problemi o trovare sintesi, ma per mettere gli uni contro gli altri e, in questo gioco, mantenere o aumentare il proprio potere. Questo è il gioco che fa Trump, bisogna dirlo chiaramente. Se oggi molti difendono la posizione del Papa Leone è perché qualcuno lo ha attaccato, e questo qualcuno sembra provenire da un’altra epoca, quando il potere politico pretendeva di rappresentare anche quello religioso. Il limite da non oltrepassare non riguarda le idee o le posizioni politiche, ma la legittimità dell’altro a esprimerle. Questa è la differenza tra un sistema liberale e uno illiberale. Se la democrazia non è capace di tracciare questa linea, allora semplicemente non esiste più. In Ungheria ci si è andati molto vicini, perché dopo sedici anni di governo Orbán aveva concentrato nelle sue mani gran parte del potere politico, mediatico e istituzionale, con una maggioranza tale da modificare da solo la Costituzione. Se avesse vinto ancora, probabilmente si sarebbe compiuto il passaggio verso un sistema in cui nessun altro avrebbe potuto vincere. Si è arrivati al limite, ma quel limite non è stato superato, perché qualcun altro ha potuto vincere. Questo non accade in altri Paesi, e qui sta la differenza. Mi riferisco a realtà come Russia, Azerbaigian, Georgia, forse anche Israele, dove ci si chiede se sia ancora possibile un cambiamento democratico. L’Ungheria ha dimostrato che non era ancora arrivata a quel punto: è stato possibile che una forza relativamente nuova emergesse e vincesse democraticamente, con una partecipazione popolare molto alta e senza scontri. L’Ungheria era un caso al limite, perché la sua leadership dichiarava posizioni critiche verso l’Unione Europea e ambigue rispetto ad altri scenari internazionali, ma restava comunque all’interno dell’Unione, con tutte le conseguenze di questo. E proprio qui sta la differenza: anche quando uno Stato esprime posizioni fortemente contrarie, non viene espulso, non gli viene tolto il diritto di esprimersi o di votare. Questo è il modello europeo. Si può litigare, anche duramente, ma non si nega all’altro il diritto di esistere politicamente. È questo il nucleo della democrazia: la possibilità di cambiare i governi attraverso il voto, senza dover ricorrere a rivoluzioni o a forzature. Mi chiedo se negli Stati Uniti non si stia arrivando vicino a quel limite. Il loro presidente rappresenta, a mio avviso, un problema serio per quel Paese, così come lo è Netanyahu. Non si tratta solo di contrastare politicamente queste posizioni, ma di prendere atto che stanno generando un livello di conflitto, risentimento e odio tale da costringere anche governi tradizionalmente alleati a prendere le distanze. Questo è un fatto storico di cui non è ancora possibile valutare pienamente le conseguenze, ma che sembra indicare una direzione: queste leadership stanno tirando talmente la corda che la reazione, inevitabilmente, sarà quella di volerle mandare a casa. 

Matteo Casali (RF): Desidero anzitutto ringraziare le Loro Eccellenze per il discorso che hanno indirizzato all’Aula, per gli alti temi affrontati e anche per la partecipazione che in certi passaggi è emersa, testimonianza di quanto questo impegno sia stato sentito. Vorrei dire anche due parole sulle dinamiche della Commissione Quarta, una commissione che passerà alla storia per la “sgomitata” e la “leccata”. Si estrapolano determinate frasi e poi si arriva a dire che la Commissione si è astenuta, quasi compiacendosi di questa astensione, quando in realtà essa è avvenuta per una ragione precisa: siamo riusciti a portare la possibilità di modificare la funzione H, la famosa funzione H, prima di poterla sdoganare a qualsiasi altra funzione, passando dai 10 anni che volevate voi ad almeno 20, mentre noi avevamo proposto 50. Quindi, a voler estrapolare, la realtà è che ci siamo astenuti per questo motivo e non per altro, su una legge che vi abbiamo detto essere tutta vostra e della quale non vogliamo avere alcun tipo di responsabilità. Dopo otto mesi è arrivata finalmente la risposta all’interpellanza sul cinematurismo. Il Segretario si scusa e adduce, come ormai da cliché consolidato, un ritardo dovuto alla complessità delle verifiche tecniche ed economico-amministrative in corso. Una complessità che evidentemente nell’ottobre 2024, quando dichiarava l’avvio dei lavori entro agosto 2025 e la fine entro il 2027, non era all’orizzonte; una complessità che è emersa tutta adesso, visto che, dopo otto mesi, le verifiche risultano ancora in corso. La sorpresa, non troppo per la verità, è che alle dodici domande poste da tutta l’opposizione non sono arrivate risposte per la stragrande maggioranza dei punti. Avevamo chiesto chiarimenti sulle opere di urbanizzazione secondaria, parcheggi e accessibilità, e su tutto questo non è arrivata alcuna risposta. Alla domanda sullo stato del progetto, la risposta cita l’avvio della salita Malagola e un elenco di interventi, con il parco della Pasquella sviluppato con approccio conservativo e, parallelamente, la definizione del progetto definitivo dell’auditorium propedeutico alla fase esecutiva e all’appalto dei lavori; quindi il progetto dell’auditorium, per come lo vuole il Segretario, dopo annunci e otto mesi di attesa, ancora non c’è. Avevamo chiesto chiarimenti anche sul discostamento dei costi, arrivati a essere ipotizzati fino a 10 milioni di euro, e se il capoprogetto avesse relazionato o segnalato criticità, ma anche su questo nessuna risposta. Nonostante il progetto non sia definito, vengono indicati i costi: 315 mila euro già spesi da AASLP, 5 milioni 324 mila euro come costo totale delle opere, senza che sia chiaro su quale progetto si basino tali cifre. La delibera del Congresso separa il parco dal cinema e parla di approccio conservativo; chiedo quindi se gli ascensori deliberati dalla Commissione per le politiche territoriali l’estate scorsa siano inclusi oppure no, perché se il costo resta lo stesso ma il progetto si dimezza, allora il costo reale raddoppia. Il totale arriva a oltre 6 milioni e 800 mila euro, ma non è dato sapere su quale progetto verranno effettivamente spesi, visto che lo si conoscerà solo a fine 2026, mentre già oggi si indicano cifre precise fino ai decimali e componenti imprevedibili previste. Questo contrasta con la normativa sugli appalti, che prevede eventuali scostamenti solo a consuntivo entro determinate soglie. Tutte le richieste avanzate non hanno avuto risposta. Arrivo quindi a due conclusioni: la prima riguarda il malcostume per cui un Segretario di Stato può rispondere a un’interpellanza nei tempi che vuole o non rispondere affatto, senza un reale controllo sulla completezza delle risposte; la seconda riguarda gli otto mesi necessari per produrre una risposta lacunosa e reticente, con conti non verificabili, su un’opera che avrebbe dovuto essere completata entro il 2027. Consiglio quindi al Segretario di depennare il cinematurismo dall’elenco delle opere avanguardistiche, perché con questa logica di intervento sul territorio c’è da preoccuparsi seriamente.

Luca Boschi (Libera): Grazie Eccellenza, grazie per l’indirizzo di saluto che ci avete rivolto, molto alto; siamo a disposizione vostra e del Paese per questo semestre. Ho ascoltato gli interventi in Aula, in particolare quelli della consigliera Sara Conti, del consigliere Ugolini e poi l’ottimo intervento del consigliere Belluzzi sulla questione della giustizia. Ho trovato elementi di verità sia nell’intervento di Sara Conti sia in quello di Ugolini, perché se è vero che all’inizio della scorsa legislatura il tribunale era una polveriera, è vero anche che lo strumento utilizzato dalla precedente maggioranza per rimediare è stato una forzatura; lo pensavamo allora e lo pensiamo oggi, e non è stato l’elemento determinante per dirimere gli scontri all’interno del tribunale. L’elemento dirimente è stato l’arrivo del magistrato dirigente Canzio, che ha posto fine a una stagione di scontri. Oggi il tribunale non è perfetto, ma oggettivamente non è più in quelle condizioni. Noi però non rinneghiamo le battaglie fatte per Libera e per l’attuale costituzione di Libera, battaglie che restano fondamentali; basti pensare che hanno portato fuori dalla maggioranza di allora il consigliere Belluzzi, e agli sforzi fatti da me e dal mio collega in Commissione Giustizia, che oggi ricopre un altro incarico e che proponeva con forza la cosiddetta terza via. Nel “volo delle farfalle”, Eccellenza, vedo anche un riferimento a quella terza via, che significa equilibrio, significa non avere il sangue agli occhi quando si prendono decisioni; ogni volta che la politica si fa dettare le scelte da chi non è politico compie un errore morale e finisce per sbattere contro un muro. Il segretario Ciacci ha fatto riferimento anche alla Banca di San Marino: lo diciamo ancora una volta, è una banca solida dal punto di vista economico-finanziario e questo va ribadito ogni volta, perché cittadini e risparmiatori devono essere tranquillizzati. La posizione di Libera è favorevole a possibili acquirenti che siano compliant con le regole sammarinesi, italiane ed europee e valutati positivamente dalla nostra Banca Centrale, dalla Banca d’Italia e dalle banche centrali europee; confidiamo che le offerte oggi sul tavolo possano esserlo. Sollecitiamo comunque il sistema bancario e finanziario a unirsi nel caso queste non andassero a buon fine: questo è il piano B, perché non possiamo permetterci, e non succederà, un’altra crisi bancaria. È impossibile da sostenere e vanno fatti tutti gli sforzi affinché ciò non accada: piano A trovare investitori compliant, piano B garantire, come già avvenuto, che nessun cittadino e nessun risparmiatore perderà un centesimo. Lo stesso approccio va tenuto anche rispetto all’iter di associazione con l’Unione Europea, che sta rallentando rispetto agli auspici di un anno fa, ed è inutile nasconderlo; dobbiamo però avere la capacità di dire all’Italia che, a prescindere da come andrà, il memorandum d’intesa con la Banca d’Italia lo vogliamo fare, perché vogliamo essere virtuosi indipendentemente da quando e come si concluderà quell’accordo. 

Enrico Carattoni (RF): Voglio iniziare le mie comunicazioni su un tema che è quello della trasparenza e dell’idiosincrasia che noto in questa maggioranza e in questo Governo rispetto alla volontà di accertare i fatti e fornire tutti i documenti su tematiche sentite dalla popolazione e, in particolare, dalle forze di opposizione. Mi riferisco innanzitutto alla questione della commissione tecnico-amministrativa, introdotta in maniera del tutto irrituale dal Governo e prima ancora dalla maggioranza, riguardante l’accertamento dei fatti rispetto alla vicenda degli abusi sui minori che hanno coinvolto un cittadino sammarinese, con epilogo giudiziario la scorsa estate. Noi avevamo detto una cosa molto semplice, e peraltro è ancora in discussione il progetto di legge sulla commissione d’inchiesta: per noi quello era l’unico strumento per accertare le responsabilità politiche e amministrative rispetto alle negligenze che ci sono state in capo al Congresso di Stato, all’autorità giudiziaria e all’amministrazione pubblica, perché tutto il resto non aveva i poteri e gli strumenti per essere efficace. In questo senso la maggioranza propone un ordine del giorno e il Governo arriva addirittura a una delibera in cui modifica scopi e obiettivi di quell’ordine del giorno. Oggi veniamo a sapere che la commissione tecnico-amministrativa nominata per verificare una tematica così rilevante, sentita dalla popolazione e che ha portato anche a manifestazioni pubbliche, ha prodotto una relazione trasmessa dai soli due membri indicati dalla maggioranza, ignorando completamente il membro nominato dall’opposizione. Viene quindi da dire che avevamo ragione: è una commissione inutile, che non serve e che è stata gestita in maniera pessima. Mi riallaccio poi, non tanto all’intervento del consigliere Ugolini, quanto a quelli dei consiglieri Boschi e Giovagnoli, perché sotto un certo profilo credo possano avere un risvolto rispetto alle tematiche che stanno emergendo anche da alcune pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Si è fatto un gran dire di una riforma bellissima, meravigliosa, eccezionale, con riferimento anche agli organismi internazionali; ma il problema è che il GRECO verifica ex ante la conformità della normativa agli indirizzi che detta, e peraltro chiedeva una sola cosa, cioè che i membri del Consiglio Grande e Generale non sedessero anche nel Consiglio Giudiziario. C’è però un altro problema: la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, quando è interpellata, verifica ex post la conformità della legge, non in astratto ma sui casi concreti, e proprio sui casi concreti è stato accertato che vi è stata una grave violazione dei diritti umani. È inutile, e mi rivolgo a Boschi e Giovagnoli, parlare di diritti umani guardando a Ungheria, Israele o Iran, perché su quei temi siamo tutti d’accordo, ma quando viene accertato che la Repubblica di San Marino ha violato i diritti umani dobbiamo indignarci allo stesso modo. Non si può dire che la situazione era emergenziale e quindi si è dovuto sacrificare qualcuno violando i diritti umani: questo non è accettabile se San Marino vuole essere parte consapevole degli organismi internazionali cui aderisce da decenni, assumendone oneri e onori. Non ricordo contestazioni così gravi mosse a un Governo della Repubblica di San Marino in materia di diritti umani. Non mi rivolgo alla DC o a Rete, ma il punto non è l’isolamento di Repubblica Futura: noi continuiamo a pensare allo stesso modo, non siamo in vendita e non cambiamo idea per un posto di Governo; se questo è l’obiettivo, possiamo rimanere all’opposizione finché continuerete con questa ossessione di violare i diritti umani e non riconoscere gli errori. Il punto che stupisce sono le posizioni cerchiobottiste del PSD, che non riesce a dire una parola di verità su un tema così importante. Mi rivolgo a Libera e al PSD perché sono in maggioranza, e Libera nella scorsa legislatura aveva condotto battaglie anche coerenti con Repubblica Futura, battaglie che oggi sembrano rimanere in sordina, guardando oltre senza affrontare il problema, ma non è questo ciò di cui ha bisogno il Paese. Da ultimo, mi è stato riferito che il consigliere Ugolini avrebbe sostenuto che queste pronunce sarebbero state determinate grazie a interventi riconducibili a Repubblica Futura: noi facciamo già fatica ad andare al Governo e forse continueremo a farla, ma se il disegno è quello di immaginare che Repubblica Futura metta le mani non solo sul tribunale e sulla Banca di San Marino ma addirittura sulla Corte Europea, allora il consiglio che vi do è di arrendervi.

Andrea Menicucci (RF): Anch’io, come i miei colleghi, desidero ringraziarvi per il bellissimo indirizzo di saluto che avete rivolto questa mattina in apertura dei lavori del Consiglio Grande e Generale, sia nella parte dedicata ai giovani, che ho particolarmente apprezzato, sia soprattutto in quella relativa al dialogo democratico e al rispetto che deve intercorrere tra le forze politiche e tra le persone che le rappresentano all’interno delle istituzioni, nell’ambito dell’attività legislativa che siamo chiamati a svolgere. Purtroppo però già questa mattina abbiamo visto un atteggiamento da parte del Congresso di Stato poco rispettoso nei confronti di questo Consiglio Grande e Generale, perché in apertura è intervenuto un solo Segretario di Stato, peraltro con delega di altri quattro, mentre un altro Segretario che sarebbe dovuto intervenire non era presente. Il tema richiamato dalle Loro Eccellenze è molto sentito e si collega anche a un intervento che ho ascoltato della presidente della Commissione Quarta, Bronzetti, in chiusura dei lavori della scorsa convocazione, nella quale ha parlato di un clima segnato da atteggiamenti di scarsa disponibilità, prepotenza e mancanza di ascolto da parte di alcuni commissari di maggioranza nei confronti dell’opposizione, arrivando a dichiarare che forse è il momento di valutare se continuare o meno l’attività politica; comprendo questo scoramento, perché di fronte a determinati atteggiamenti è condivisibile. In Commissione Quarta si sono susseguiti numerosi giorni di lavoro, ma, da quanto riferito dai commissari di opposizione, con modalità improntate a prepotenza, spavalderia e mancanza di ascolto, atteggiamenti che definisco inqualificabili; tuttavia l’episodio più grave riguarda l’intervento del Segretario di Stato Matteo Ciacci, che ha parlato della possibilità di portare provvedimenti in commissione attraverso una “sgomitata” e una “leccata”. Spero che ci sarà modo di chiarire che non era questo il senso delle parole utilizzate. Rimanendo sul piano dell’atteggiamento istituzionale, segnalo che più avanti discuteremo del progetto di legge per l’istituzione di una commissione d’inchiesta sul cosiddetto piano parallelo relativo alla scalata a un istituto bancario sammarinese; tra gli ultimi sviluppi ho letto con preoccupazione, su organi di stampa, di intercettazioni in una chat tra il segretario politico della Democrazia Cristiana e il presidente dell’Ente Cassa di Risparmio di Faetano, dalle quali emergerebbe la disponibilità a disporre di fondi di un asset strategico. È necessario ribadire con forza che la Cassa di Risparmio non è proprietà della Democrazia Cristiana, ma dei cittadini sammarinesi, e leggere certi contenuti è motivo di grande preoccupazione. Inoltre, rispetto alle recenti pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sulla riforma della giustizia del 2020, ho ascoltato gli interventi della consigliera Conti e del consigliere Ugolini e ritengo che, invece di assumere un atteggiamento di apertura e di miglioramento, si sia preferito difendere qualcosa che la stessa Corte ha ritenuto indifendibile, evidenziando una violazione dello Stato di diritto, con leggi che da generali e astratte sono diventate di fatto particolari e rivolte contro specifiche persone. È un elemento che non può essere ignorato nel dibattito democratico e per fortuna esistono sedi esterne alla Repubblica in cui questi principi vengono valutati senza condizionamenti; al contrario, l’atteggiamento del Governo, anche in vista di un eventuale ricorso, rischia di compromettere ulteriormente l’immagine del Paese. Sempre sul piano del rispetto delle regole, ricordo che numerosi progetti di legge non vengono portati in prima o seconda lettura, né in Commissione, e che progetti di legge di iniziativa popolare non sono stati discussi nei termini previsti dal regolamento consiliare, in violazione della legge, impedendo così un corretto svolgimento dell’attività istituzionale e della partecipazione dei cittadini. Analogamente, non è stata portata in seconda lettura nei tempi previsti la proposta di commissione d’inchiesta relativa al caso del soggetto condannato in Italia per abusi sui minori. 

Maria Luisa Berti (AR):  Innanzitutto grazie per le parole che avete pronunciato sia nel vostro insediamento sia oggi in Aula consiliare all’inizio di questa sessione del Consiglio Grande e Generale, parole espresse con rispetto e in maniera sentita, cosa che si è percepita chiaramente anche dal tono della vostra voce, con una forte partecipazione e con autentico rispetto istituzionale; lo dico con gratitudine perché certe sensazioni, riflessioni e considerazioni su come sta andando il nostro Paese e su come si sta comportando la politica sammarinese, anche nel contesto istituzionale, sto iniziando a farle anch’io, soprattutto nel confronto con il passato. Sentire oggi un appello forte all’equilibrio, al rigore, al rispetto delle istituzioni, alla fiducia nelle istituzioni e soprattutto all’ascolto da parte della Suprema Magistratura rappresenta un messaggio di grande stimolo, un esempio importante di cui oggi si sente davvero il bisogno. Il rispetto delle istituzioni è qualcosa di assolutamente necessario, così come è necessario avere piena consapevolezza del principio di separazione dei poteri, che purtroppo oggi viene spesso confuso e superato nei limiti che ciascuna istituzione dovrebbe invece rispettare; si assiste troppo spesso a sconfinamenti che non aiutano il corretto funzionamento del sistema. Ho apprezzato anche il richiamo all’ascolto della gente, perché oggi più che mai c’è bisogno di una politica che guardi meno ai poteri forti e più alle esigenze della collettività, e lo dico con attenzione e preoccupazione, perché non considero positivo l’atteggiamento di chi sostiene determinati interessi o investimenti invece di altri, mentre il compito della politica e del Congresso di Stato deve essere quello di ascoltare i bisogni della comunità sammarinese nel suo complesso, una comunità che vive difficoltà economiche e sociali sempre più evidenti, non solo legate al costo della vita ma anche a un disagio diffuso che le istituzioni non riescono a cogliere e affrontare efficacemente. Su questo fronte c’è molto da fare. Non ho apprezzato l’intervento del Segretario Ciacci, perché ritengo che il Congresso di Stato e ciascun congressista debbano prima di tutto rispettare l’Aula consiliare, i consiglieri e i presidenti delle commissioni, che svolgono un ruolo al servizio delle istituzioni nell’esame dei progetti di legge; non è corretto esprimere certe repliche quando il diretto interessato è assente per impegni istituzionali, e anche da questo si misura il rispetto verso le istituzioni, per cui è opportuno evitare che tali situazioni si ripetano. C’è bisogno di una politica forte, ma soprattutto di una politica libera da condizionamenti dei poteri forti e orientata al servizio, perché la politica è prima di tutto servizio e questa deve essere la missione di chi siede in quest’Aula, dal singolo consigliere al Congresso di Stato; occorre lavorare in squadra, sia a livello interno sia nei contesti internazionali, per tutelare il Paese. Voglio infine ringraziare la Reggenza perché, nel suo ruolo massimo delle istituzioni, ha espresso parole che condivido, e mi associo alla solidarietà manifestata nei confronti del Santo Padre. Questa è la mia posizione personale.

Segretario di Stato Matteo Ciacci: Il consigliere Berti non era presente in Commissione, quindi ritengo che stia commentando fatti senza conoscerli e ribadisco quanto già detto: i lavori della Commissione si sono svolti in maniera assolutamente lineare, guidati egregiamente dal presidente Bronzetti. Non vi è stata alcuna presa di posizione da parte mia sulla prosecuzione notturna dei lavori; è stato il presidente Bronzetti a non voler proseguire in notturna e da lì si è generata una situazione rispetto alla quale ho espresso una valutazione che non ho apprezzato. Ritengo sia mia piena facoltà chiedere il rispetto del regolamento della Commissione, perché non possiamo invocare il rispetto delle regole e poi non applicarle; io ho chiesto semplicemente che il regolamento fosse rispettato e ho stigmatizzato personalmente al presidente Bronzetti il suo modo di interpretare il ruolo, cosa che rientra pienamente nelle mie prerogative. Non sapevo che oggi il presidente Bronzetti non fosse in Aula, ma, conoscendomi, le cose le dico apertamente e senza filtri, e ciò che ho detto oggi lo avrei detto e lo ho detto direttamente anche a lui. Aggiungo che, se uno annuncia le dimissioni, le dimissioni si danno, non si annunciano.

Miriam Farinelli (RF): Come tutti i componenti del Consiglio, anch’io desidero ringraziare le Loro Eccellenze per il discorso di inizio del vostro mandato; sono parole che devono rimanere ben presenti, perché richiamano rispetto, capacità di ascolto anche verso chi non la pensa allo stesso modo e l’utilizzo di un linguaggio adeguato, che non significa essere forbiti ma semplicemente non offendere. Mi auguro che il significato di questo discorso venga tenuto a mente da tutti i consiglieri, presenti e futuri, perché su questi principi si fonda il nostro lavoro, e auspico di non assistere più a episodi in Consiglio o in Commissione che non siano degni delle istituzioni. Passando al merito del mio intervento, intendo affrontare il tema del caro vita, che rappresenta oggi una delle sfide più pressanti per i sistemi democratici occidentali: l’aumento generalizzato dei prezzi, dall’energia ai beni alimentari, dalle locazioni ai servizi essenziali, ha eroso il potere d’acquisto di ampie fasce della popolazione, colpendo soprattutto i redditi medio-bassi e alimentando tensioni sociali. Non si tratta di un fenomeno passeggero, ma di una crisi strutturale legata a dinamiche complesse, tra cui l’instabilità geopolitica, le interruzioni delle catene di approvvigionamento e la transizione energetica; a ciò si aggiungono elementi interni come la presenza di molti lavoratori a basso reddito, una vasta platea di pensionati e l’elevata incidenza dell’affitto sui redditi. Il caro vita richiede quindi una risposta integrata, con misure di breve e di medio-lungo periodo: sul fronte dei consumi, la riduzione dell’IVA sui beni di prima necessità, sui prodotti alimentari di base, sui farmaci e sui trasporti può attenuare l’impatto dell’inflazione sulle famiglie più vulnerabili. Il caro energia è stato il principale motore dell’inflazione e la dipendenza dall’Italia ha reso il sistema vulnerabile, per cui è necessario diversificare le fonti e accelerare la transizione verso le energie rinnovabili; nel breve termine, contratti di fornitura pluriennali e maggiori capacità di stoccaggio possono stabilizzare i prezzi, mentre nel medio periodo lo sviluppo di fonti rinnovabili come fotovoltaico, eolico e geotermico riduce la dipendenza e i costi. Le comunità energetiche rappresentano inoltre uno strumento innovativo per coinvolgere i cittadini come produttori e consumatori. L’impatto del caro vita colpisce in modo diseguale, penalizzando famiglie con figli, lavoratori con contratti minimi, anziani con pensioni basse e persone in difficoltà che si rivolgono a realtà come la Caritas. In alcuni contesti si sono sperimentati anche tetti ai prezzi su beni essenziali in situazioni di emergenza, dimostrando che interventi pubblici mirati possono contenere dinamiche speculative. Nessuna misura singola è sufficiente: la sfida è costruire un sistema coerente di interventi sostenibili nel tempo, capaci di coniugare equità sociale e solidità economica, investendo su capitale umano e infrastrutture, accelerando la transizione energetica e rafforzando la coesione sociale. È nella capacità di tenere insieme questi obiettivi che si misura la qualità della politica economica e solo attraverso un approccio integrato sarà possibile affrontare efficacemente il caro vita e ridurre l’impatto dell’inflazione sulla vita quotidiana dei cittadini. 

Matteo Zeppa (Rete): Viviamo tempi mondiali cupi, frenetici, schizofrenici e drammatici. Tempi in cui assistiamo, abbastanza inermi, all’apoteosi quasi quotidiana dell’opulenza fisica e scenica, supportata dall’utilizzo di armamenti di distruzione di massa e alla figura di un presidente degli Stati Uniti completamente pervaso da una follia di fondo, propria di un guerrafondaio, accentratore e censore. Una figura che richiama, per certi versi, quella degli storici Cesari romani, e che, insieme al proprio cane da riporto israeliano – il pluriricercato della Corte Penale Internazionale Netanyahu, per crimini contro l’umanità e crimini di guerra – è capace di esportare la propria idea di democrazia attraverso bombardamenti a tappeto, uccidendo nemici politici e rendendo quasi collaterali le migliaia di vittime civili dilaniate da quelle armi cosiddette democratiche.  I tempi europei sono altrettanto durissimi, anche per una cultura politica che sembra rispecchiarsi nell’adagio “quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito”. In Italia ci sono leader di una presunta sinistra che plaudono, in maniera gaudente, alla fine dell’era Orban in Ungheria, pavoneggiandosi e attaccando Meloni ma dimenticando che la nuova conformazione del Parlamento magiaro, a seguito delle elezioni di domenica scorsa, vede la presenza di tre liste uniche di estrema destra e la completa scomparsa dei partiti di sinistra da quell’alveo parlamentare.  Siamo dunque di fronte a un’ulteriore variazione della cosiddetta legge di Murphy: una cultura di sinistra capace di esultare per la vittoria di una cultura fascistoide di destra. Sono due piccoli macrotemi nell’immensità di ciò che è accaduto negli ultimi cinque anni, ma bastano a esemplificare quanto siamo immersi in una nuova realtà, di fronte a una deriva disarmante e annichilente. Questi riflessi si proiettano inevitabilmente anche sui tempi difficili della Repubblica di San Marino, intrappolata tra tangenti, gruppi paralleli e continue commistioni tra professionisti e politicanti da strapazzo: temi di cui tutti abbiamo parlato e continueremo a parlare. Ma esistono, a mio avviso, altri argomenti che, per falso pudore, per legami familiari evidenti e per quegli equilibri precari tipici di una piccola comunità come la nostra, pur essendo noti, non si vogliono affrontare. Siamo pur sempre un Paese che ha assistito in maniera tiepida a un capo di Stato pro tempore che ha mostrato in maniera evidente le proprie parti intime a una donna, quasi che il ruolo rivestito potesse attenuare la gravità del gesto. Il mese scorso è stato portato in aula il caso di violenza di genere compiuta da un uomo bianco e caucasico nei confronti della propria compagna, con una condanna in primo grado a oltre due anni. In quel processo si è registrata la sciagurata assenza dell’Avvocatura dello Stato, in rappresentanza dell’Authority Pari Opportunità, come parte civile. L’analisi dei dati raccolti tra il 2022 e il 2025 dall’Authority per le Pari Opportunità delinea un quadro critico e preoccupante sulla violenza di genere nel nostro territorio. Con 49 segnalazioni riferibili a 39 vittime presso il Centro Salute Mentale emerge subito un problema primario: la recidiva. Una quota significativa di donne subisce episodi reiterati nel tempo, segno evidente che i percorsi di protezione, pur attivati con fatica, non riescono a interrompere definitivamente il ciclo dell’abuso.  Il 74,4% delle vittime è di cittadinanza sammarinese e la fascia più colpita è quella tra i 40 e i 49 anni. Questo conferma che la violenza non riguarda contesti marginali, ma colpisce trasversalmente la popolazione nel pieno della vita sociale, familiare e lavorativa. Nel 90% dei casi si tratta di donne e nel 71,8% dei casi l’autore è il partner o l’ex partner.  La violenza raramente emerge per iniziativa spontanea della vittima: la maggior parte delle segnalazioni proviene dalle forze dell’ordine o dal pronto soccorso, a dimostrazione della difficoltà nel denunciare prima che la situazione degeneri in emergenza fisica o pericolo di vita. La situazione dei minori è altrettanto allarmante: nel 46% dei casi si tratta di violenza assistita. Nonostante la metà di questi minori fosse già nota ai servizi sociali, la denuncia formale scatta solo nel 10,7% dei casi, evidenziando una pericolosa distanza tra monitoraggio e tutela effettiva.  Su 222 reati rilevati, quasi la metà dei procedimenti penali è ancora pendente. Per invertire questa rotta è indispensabile potenziare la prevenzione primaria, intercettando i segnali di violenza prima che si arrivi al pronto soccorso; garantire tempi certi alla giustizia, perché la lunghezza dei processi aumenta la vulnerabilità delle vittime; e rafforzare il rapporto tra servizi sociali e tribunale, soprattutto in presenza di minori, affinché la conoscenza del disagio si traduca sempre in protezione concreta.  La lotta alla violenza di genere non può limitarsi alla gestione dell’emergenza, ma deve mirare a rimuovere quel silenzio subculturale che rende ancora oggi la casa il luogo più insicuro per molte donne. Dobbiamo essere noi per primi a creare percorsi seri, non per ottenere una vittoria politica da sventolare, ma per tutelare chi oggi è vittima e non deve più esserlo, e per impedire che chi oggi è carnefice continui a esserlo, mirando a eliminare comportamenti disumani.  Mi accingo ora a leggere e depositare un breve ordine del giorno sul tema, a firma dei consiglieri di Rete.  

Il Consiglio Grande e Generale, partendo dalla relazione di fine mandato redatta dall’Authority Pari Opportunità per il periodo 2021-2025 e presentata il 25 novembre 2025 in udienza davanti ai Capitani Reggenti, considerando le numerose iniziative intraprese dai corpi intermedi sociali a fronte dell’emersione dei casi di violenza di genere e preso atto delle recenti modifiche approvate dal Consiglio Grande e Generale, impegna il Congresso di Stato a inserire, entro tre mesi dall’approvazione del presente ordine del giorno, un apposito comma nei lavori consiliari, al fine di fornire all’aula e alla cittadinanza dati aggiornati sul tema, garantendo un percorso chiaro anche nelle zone d’ombra evidenziate dalla relazione dell’Authority Pari Opportunità, che si ringrazia per il lavoro svolto.

Michele Muratori (Libera): Intendo rivolgere alle Loro Eccellenze i migliori auspici per un proficuo semestre, rimarcando anche l’apprezzamento per l’intervento di apertura e per la gestione dei lavori del Consiglio Grande e Generale. Ci sono diversi passaggi che mi hanno colpito e credo che, soprattutto per quanto riguarda la dialettica civile, sempre orientata all’ascolto dell’avversario politico, sia un elemento che tutti dobbiamo tenere in considerazione. Ho apprezzato anche l’intervento del collega Giovagnoli, in particolare per il riferimento alla recente esperienza di monitoraggio che abbiamo condotto questo fine settimana in Ungheria. In quel contesto, una campagna elettorale particolarmente accesa nei toni si è rivelata povera di contenuti, caratterizzata piuttosto dalla volontà di denigrare e schernire l’avversario politico, accusandolo anche di subire interferenze da potenze straniere. È evidente che spinte sovraniste, soprattutto nei governi dell’Europa centrale, portano a un allontanamento dalle politiche di Bruxelles, nel tentativo di ottenere vantaggi attraverso un “cherry picking” tra Stati Uniti e Russia, finendo così per indebolire l’Unione Europea e cercare piccoli spazi di manovra tra le grandi potenze. Questo mi porta a riflettere sul fatto che una campagna elettorale basata prevalentemente sull’accusa reciproca, senza la capacità di proporre soluzioni concrete, difficilmente produce risultati positivi, perché alimenta uno scontro politico che, inevitabilmente, si riflette anche nella società, esasperando i toni e legittimando comportamenti divisivi da parte dei cittadini. Detto questo, al di là delle schermaglie che possono emergere all’interno di quest’aula, ritengo che in questa legislatura siano stati compiuti passi in avanti concreti su diversi fronti, dalla politica estera alle politiche di sviluppo. Ho sentito critiche su ciò che non sarebbe stato fatto, ad esempio sul tema dell’energia e della transizione ecologica, ma ricordo bene che quando si parlava di sovranità energetica e venivano presentati progetti, come quello del fotovoltaico di Brescia, in quest’aula sono state mosse accuse molto dure. Se quello rappresentava un primo tassello verso un’autonomia energetica, oggi non si può sostenere che non si sia fatto nulla, perché quel primo passo è stato fortemente osteggiato.Lo scontro politico è legittimo, ma dovrebbe essere accompagnato da coerenza, perché una critica fine a sé stessa non è utile al Paese. È giusto invece riconoscere anche ciò che è stato fatto, come nel caso del piano regolatore, fermo dal 1992, su cui finalmente, a un anno e mezzo dall’insediamento di questo governo, si è compiuto un passo in avanti. Si può discutere il merito del progetto, ma non si può negare che un avanzamento ci sia stato. Diversamente, rischiamo di trovarci nuovamente in aula a ripetere discussioni già affrontate in commissione, con giornate intere dedicate a un confronto duplicato che, pur essendo parte della dialettica parlamentare, rallenta inevitabilmente i lavori istituzionali. Anche su questo si potrebbe aprire un ragionamento sul regolamento consiliare e sulla necessità di rendere più efficienti i processi, evitando sovrapposizioni e duplicazioni. Per quanto riguarda i risultati di questa legislatura, è naturale che l’opposizione non li riconosca pienamente, così come è naturale che la maggioranza difenda il proprio operato offrendo una diversa chiave di lettura. Sul tema della giustizia, mi preme ricordare, anche alla luce delle critiche rivolte a Libera, che la nostra posizione è sempre stata chiara, da due legislature: una posizione di equilibrio, una “terza via”, che non si schiera a favore di una fazione o dell’altra. Abbiamo vissuto una fase di forte conflitto all’interno del tribunale, ma la nostra linea è rimasta coerente. Allo stesso tempo, va riconosciuto che con l’attuale assetto del tribunale si sono registrati dei miglioramenti. Le criticità del passato sono state evidenziate anche da sentenze che hanno dimostrato come vi fossero comportamenti non corretti da parte di chi esercitava il proprio ruolo, utilizzando il potere in modo improprio. 

William Casali (PDCS): Desidero innanzitutto esprimere un sincero apprezzamento per le parole di indirizzo delle Loro Eccellenze, parole che ho trovato misurate, profonde e capaci di richiamare quest’aula al senso di responsabilità che il momento richiede. Proprio per questo non posso non esprimere un rammarico quando anche in quest’aula si utilizzano toni che non colgono fino in fondo il valore di quel richiamo. Viviamo una fase internazionale complessa, segnata da tensioni crescenti e da un quadro geopolitico in rapido mutamento, e in questo contesto San Marino deve mantenere una posizione chiara ma equilibrata. Il riferimento deve restare il diritto internazionale, non come strumento di parte ma come principio guida, utile a tutelare le persone, le libertà fondamentali e la stabilità tra i popoli. Proprio per questo dobbiamo evitare letture semplicistiche: i conflitti non si riducono a schemi rigidi, esistono responsabilità diverse, contesti complessi e troppo spesso popoli che pagano il prezzo più alto nel tentativo di vedere riconosciuti i propri diritti. Le recenti elezioni in Ungheria offrono uno spunto politico rilevante: al di là delle dinamiche nazionali emerge un dato chiaro, ovvero che una parte significativa dell’elettorato europeo chiede ai partiti dell’area moderata e popolare di incidere maggiormente nelle politiche dell’Unione. È un segnale che non va letto in chiave di contrapposizione ma di evoluzione all’interno della famiglia del Partito Popolare Europeo, di cui anche la Democrazia Cristiana Sammarinese fa parte, e questo risultato è stato interpretato come un rafforzamento dell’area di centrodestra in Europa, una componente oggi centrale negli equilibri europei e punto di riferimento per stabilità, responsabilità e visione. Questo rafforzamento va letto con equilibrio e concretezza, soprattutto in relazione al nostro percorso verso la conclusione dell’accordo di associazione: non si tratta di un’adesione piena, San Marino resta uno Stato terzo, ma si tratta di uno strumento per costruire un collegamento stabile con il mercato europeo. È una scelta che il nostro sistema economico richiede per dare certezza alle imprese, favorire gli scambi e creare opportunità per i giovani; l’obiettivo non è entrare nell’Unione ma mettere il Paese nelle condizioni di crescere, competere e offrire prospettive reali alle nuove generazioni. All’inizio della precedente legislatura si intervenne con una legge di interpretazione autentica su un tema delicato come il funzionamento del Consiglio Giudiziario; quell’intervento nasceva da una criticità concreta, poiché una modifica nella modalità di convocazione intervenuta nella fase precedente aveva generato incertezza interpretativa. L’obiettivo della legge era chiarire il significato della norma, ristabilire coerenza nell’ordinamento e garantire equilibrio istituzionale. Non si trattava quindi di un atto arbitrario, ma di un tentativo di riportare certezza giuridica, e questo è il punto che deve restare fermo, insieme al riconoscimento delle riforme sulla giustizia che sono state apprezzate anche dagli organismi internazionali, come ricordato dal nostro capogruppo Massimo Ugolini. Sul territorio è necessario essere ancora più chiari: le tensioni emerse in Commissione Quarta sul progetto di legge in materia di pianificazione territoriale dimostrano che siamo di fronte a una riforma reale e, proprio per questo, complessa. Dopo oltre trent’anni non possiamo più permetterci interventi episodici: il territorio sammarinese è limitato, fragile e prezioso e richiede una pianificazione strutturata, regole chiare, strumenti aggiornati e responsabilità politica. Una breve considerazione sul tema del debito: San Marino non dispone ancora di una struttura amministrativa pienamente dedicata alla gestione del debito pubblico, ed è un limite che dovrà essere colmato; proprio per questo la tempestività nelle decisioni è fondamentale. I mercati cambiano rapidamente e agire nei tempi corretti, nel rispetto delle normative, significa contenere i costi, proteggere le finanze pubbliche ed evitare aggravi futuri; ritardare, in questo contesto, significa pagare di più e questo non sarebbe responsabile. Colleghi, non siamo in una fase ordinaria e proprio per questo il nostro compito non è semplificare i problemi, ma affrontarli con equilibrio, responsabilità e consapevolezza: ogni scelta compiuta oggi produce effetti domani e sta a noi essere all’altezza di questo compito.

Silvia Cecchetti (PSD):  Alcune brevi parole anche in rappresentanza del mio gruppo consiliare e, devo dire, anche a titolo personale, in quanto operatore del diritto. Spiace sentire che, in un momento in cui possiamo dire di aver raggiunto livelli ottimali per quanto riguarda l’efficienza e la stabilità del nostro tribunale nel rapporto con le istituzioni, questo tema venga invece strumentalizzato con finalità diverse. Pur nel pieno rispetto del nostro ruolo negli organismi internazionali, credo sia importante ribadire che oggi il sistema giustizia ha raggiunto un equilibrio che in passato purtroppo non c’era, grazie al lavoro svolto dagli operatori della giustizia, ma anche dal precedente Segretario di Stato e dall’attuale Segretario di Stato Canti. Era quindi doveroso, anche per il gruppo consiliare del PSD, porre l’attenzione su questo punto e cercare di tutelare un bene fondamentale quale l’equilibrio istituzionale, insieme all’efficienza e all’efficacia del tribunale e dell’intero sistema della giustizia sammarinese. Dobbiamo davvero tenercelo stretto, apprezzarlo e difenderlo, ricordando bene i momenti difficili del passato, quando la situazione era estremamente delicata e complessa da gestire. Certamente si può sempre migliorare, ma non è opportuno strumentalizzare i risultati raggiunti per finalità diverse. 

Giovanni Zonzini (Rete): Vorrei partire dal tema della giustizia, affrontandolo da un punto di vista politico e dedicando alcune riflessioni a un caso recente, molto vicino a noi: la conferma delle confische per i soggetti coinvolti nel cosiddetto conto Mazzini. Parliamo di ex Segretari di Stato che sono stati assolti o prosciolti per prescrizione, in particolare per quanto riguarda l’accusa di associazione a delinquere.  Con questa sentenza si chiude definitivamente un iter processuale durato quasi vent’anni, iniziato, se non ricordo male, nel 2010, e che ha raggiunto risultati solo parziali. Da un lato c’è stata una ricostruzione storica importante di un periodo che ha confermato episodi corruttivi; dall’altro, purtroppo, anche a causa della lentezza dell’autorità giudiziaria, che in alcuni casi si è mossa anche dieci anni dopo i fatti, non si è arrivati a condanne penali. Tuttavia, le sentenze definitive hanno accertato fatti storici rilevanti: l’esistenza di un sistema corruttivo e di un’associazione a delinquere che, sebbene prescritta, è stata comunque riconosciuta dal tribunale.  Esprimiamo soddisfazione per la conferma delle confische. Si tratta di circa 9 milioni di euro, una cifra che è irrisoria rispetto ai danni arrecati al Paese e forse anche rispetto ai benefici che qualcuno ha ottenuto, ma rappresenta comunque un segnale. In questo senso, visto che è presente il Segretario alla Giustizia, vorrei porre alcune domande: se questi 9 milioni siano già stati incamerati dallo Stato oppure se lo saranno solo ora, e se stiano proseguendo le azioni risarcitorie in sede civile per il danno di immagine arrecato alla Repubblica. Sarebbe importante procedere celermente anche su questo fronte.  Un altro tema fondamentale è quello sociale, legato alla crisi inflattiva che stiamo vivendo e che si intensificherà nei prossimi mesi e anni. L’aumento dei prezzi delle materie prime, a partire dai carburanti fino all’energia, non incide solo sul costo diretto per cittadini e imprese, ma si riflette progressivamente su tutti i beni che vengono trasportati e prodotti. L’inflazione si estende quindi a tutti i settori.  A fronte di questo, i salari non tengono il passo con l’aumento dei prezzi, e ciò sta già determinando, e determinerà ancora di più, problemi seri per molte famiglie. In questo contesto, vedo un governo immobile, incapace di predisporre un piano o una programmazione anche nel breve periodo, e spesso in difficoltà anche quando prova a intervenire nell’immediato.  La legge promossa dal Segretario al Territorio, che compie ormai un anno, era stata presentata come una risposta urgente all’emergenza abitativa. Il problema è che non solo l’emergenza persiste, ma parlare di emergenza è ormai sbagliato: siamo di fronte a una crisi strutturale che richiede strumenti strutturali.  Quella legge, presentata come risolutiva, non ha prodotto effetti concreti. I prezzi degli affitti continuano a crescere: a Dogana si trovano appartamenti di 55 metri quadrati a 650 euro più spese, e a Fiorentino bilocali a 750 euro, dati verificabili su annunci recentissimi. Si tratta di cifre insostenibili per la maggior parte delle famiglie e dei lavoratori, che sono sempre più costretti a trasferirsi fuori dai confini del Paese.  Il problema non è solo abitativo, ma politico, perché riguarda il diritto fondamentale di vivere nel proprio territorio. E mentre questo accade, il governo celebra l’arrivo di pochi nuovi residenti atipici che contribuiscono, di fatto, ad aumentare ulteriormente i prezzi.  Noi proponiamo da oltre un anno di tassare gli immobili sfitti di società immobiliari e banche, una misura che potrebbe immettere sul mercato centinaia di abitazioni. Non servono nuove leggi, ma l’applicazione di una norma del 1995 ancora in vigore, che però il governo continua a ignorare.  Questo apre una riflessione più ampia sullo stato di diritto: non è accettabile che una legge in vigore venga di fatto disapplicata per tutelare interessi particolari, mentre i cittadini sammarinesi sono costretti a cercare casa fuori dal Paese. È una situazione che considero una vergogna, e su cui continueremo a batterci per garantire il rispetto delle leggi e dei diritti fondamentali.

Nicola Renzi (RF): Vorrei ringraziarvi, Eccellenze, per il vostro intervento, che è stato davvero di ispirazione per noi, credo molto sincero e che ci richiama soprattutto a una cosa in quest’Aula: il rispetto, il rispetto tra di noi e soprattutto il rispetto per il ruolo che svolgiamo e per i cittadini. Noi ne faremo tesoro, eccellenze, e saremo disponibili a lavorare a livello istituzionale con voi e con gli altri con spirito di lealtà, sperando che tutti facciano la stessa cosa. Altro tema preliminare: abbiamo già fatto un comunicato, ma ci tengo a ribadirlo, la vicinanza e il sostegno al Santo Padre per gli attacchi che ha ricevuto. Speriamo che anche dal Governo arrivi una posizione più chiara e più precisa. Il tema che avrei voluto trattare oggi è quello della revisione, del “tagliando”, che una maggioranza di governo deve svolgere costantemente, soprattutto in prossimità di scadenze simboliche come gli anniversari. Credo che questa maggioranza debba fare una riflessione molto seria, perché su tanti temi su cui erano state fatte promesse le risposte sono carenti. La prima, quella che più ci sta a cuore, è il caro vita: abbiamo messo insieme nuove formule contrattuali, rinnovi nella pubblica amministrazione e altri elementi che, sommati all’inflazione, stanno rendendo sempre più difficile per molti sammarinesi costruirsi una vita autonoma o per molte famiglie mantenere il proprio tenore di vita. Ci sono poi i rinnovi contrattuali che non arrivano e sui quali non abbiamo notizie dal Governo, e il tema della sostenibilità del debito pubblico. È normale apprendere dai giornali, da un periodico, che il rollover si farà il 21 aprile senza alcuna comunicazione ufficiale su tassi, durata o condizioni? È un tema che riguarda tutto il Paese. Il caro vita si manifesta anche nella riduzione dei servizi pubblici e nell’aumento dei costi per i cittadini. Pensiamo alla sanità: abbiamo appreso dalla stampa che è stato affidato un interim al Segretario Gatti, dopo molto tempo, come se non avesse già altre responsabilità. Intanto, si riduce il numero di esami prescritti, si restringe l’accesso ai farmaci gratuiti e persistono le liste d’attesa. Ci era stato promesso un percorso organizzativo chiaro, con atti e riforme, ma abbiamo assistito solo a cambi di poltrone senza miglioramenti concreti. Sul sistema bancario, continuate a parlarci di un piano B per la Banca di San Marino, lo abbiamo sentito dal Segretario Ciacci e dal consigliere Boschi, ma leggiamo solo indiscrezioni e smentite sui giornali, senza informazioni ufficiali. Sull’accordo di associazione all’Unione Europea, l’addendum è arrivato imposto dalla Repubblica Italiana, mentre continuate a dire che i rapporti sono ottimi. Forse dovreste preoccuparvi dell’isolamento in cui state portando la Repubblica di San Marino, perché ogni giorno emergono elementi che mettono in discussione il Paese a livello internazionale. Servirebbe un piano complessivo di gestione del Paese, fondato su una maggioranza coesa e su una visione di lungo periodo, ma oggi non vedo né l’una né l’altra. Per quanto riguarda la giustizia, abbiamo sentito dire che non si possono discutere in Aula alcune sentenze della Corte Europea senza essere accusati di strumentalizzazione. Non può esistere una narrazione per cui va sempre tutto bene e ci sono argomenti tabù. Noi vogliamo affrontarli con realismo e onestà intellettuale, per capire cosa ha funzionato e cosa no, senza spirito di rivalsa. Pensate davvero di poter continuare dicendo che chi governava tre legislature fa non ha fatto bene? È così che imposterete la prossima campagna elettorale? I cittadini vi chiederanno conto di cosa avete fatto voi in questi anni. E mi rivolgo in particolare alla Democrazia Cristiana. Un ultimo punto: qualcuno ha parlato di libertà. Noi abbiamo avuto interlocuzioni, nella scorsa legislatura e in questa, con partiti della maggioranza che ci hanno detto che sarebbe bastato cambiare posizione su tribunale e banca centrale per costruire nuove alleanze. Bene, Repubblica Futura non è in vendita. Siamo pronti ad ammettere eventuali errori, ma le nostre idee e la nostra libertà non sono negoziabili. E sulla coerenza, ricordo che Libera ha portato avanti battaglie con noi sulla giustizia: noi non le rinneghiamo, non so se loro intendano farlo. Chiediamo quindi a Libera se sosterrà o meno un appello a Strasburgo sulla sentenza relativa alla legge retroattiva e all’ordinamento giudiziario. Ognuno poi spiegherà ai cittadini se le proprie posizioni sono cambiate oppure no.

Segretario di Stato Stefano Canti: Entrando nel merito di alcuni argomenti toccati in questo comma comunicazioni, dico di aver apprezzato gli interventi dei consiglieri di maggioranza sulle decisioni della Corte europea dei Diritti dell’Uomo che riguardano direttamente il nostro ordinamento, ovvero i casi Simoncini contro la Repubblica di San Marino, decisi nel febbraio e nell’aprile scorsi. Voglio anch’io intervenire su questo tema e partire subito da un punto fermo: non condivido le sentenze della Corte di Strasburgo, ma le rispetto e saranno attuate nel momento in cui diverranno definitive. Allo stesso tempo, proprio perché rispettiamo queste decisioni, riteniamo doveroso valutarle utilizzando gli strumenti previsti dalla Convenzione, incluso il rinvio alla Grande Camera, trattandosi di sentenze non definitive che pongono questioni di carattere generale, non condivisibili e di estrema rilevanza non solo per il nostro Stato. Non si tratta di un atto di contrapposizione, ma di dialogo. Ricorrere alla Grande Camera significa chiedere maggiore chiarezza su questioni che riguardano non solo il nostro sistema istituzionale, ma prima di tutto il grande tema della valutazione dell’imparzialità dei giudici e il rapporto tra giurisdizione nazionale e giurisdizione della Corte ai termini della Convenzione. Entrando nel merito delle due sentenze, vorrei precisare che riguardano aspetti diversi ma collegati. La prima riguarda l’annullamento della nomina di un magistrato affetta da gravi vizi di illegittimità, diversi dalla composizione del Consiglio giudiziario, investita poi nella legge di interpretazione autentica. La seconda riguarda la decisione di irricevibilità di un appello contro una decisione disciplinare del Consiglio giudiziario assunta dal presidente del Collegio garante. In entrambe le sentenze la Corte richiama principi fondamentali come il giusto processo e l’indipendenza della magistratura, principi che nessuno in quest’Aula mette in discussione. Tuttavia, sul modo in cui questi principi emergono vi sono alcuni punti che meritano attenzione. Il primo punto è l’imparzialità del giudice nazionale che ha partecipato al collegio. La giurisprudenza della CEDU ha fissato principi oltremodo consolidati per l’accertamento dell’indipendenza del giudice. Le sentenze in esame, a nostro avviso, li hanno disattesi, privando i giudici nazionali, non solo sammarinesi, di una guida solida. Nel caso dell’annullamento della nomina di Simoncini, il giudice nazionale non si è astenuto come avrebbe dovuto, tenuto conto che aveva partecipato attivamente alla seduta del Consiglio giudiziario del 27 aprile 2018, nella quale era stata discussa e modificata l’interpretazione dell’articolo 7 della legge qualificata 145 del 2003 circa la composizione del Consiglio giudiziario in seduta plenaria, interpretazione poi oggetto della contraria legge di interpretazione autentica. Il ricorrente, il giudice Simoncini, era stato uditore del giudice nazionale, collaborando alla trattazione dei provvedimenti a lui assegnati. Il giudice nazionale aveva inoltre partecipato alla seduta del Consiglio giudiziario del 14 settembre 2018, esprimendo voto favorevole all’avvio della procedura di reclutamento che riguardava il ricorrente, già designato al di fuori della valutazione comparativa prescritta dalla legge dal dirigente nella relazione sullo stato della giustizia discussa in quella medesima seduta, anch’essa poi travolta dall’annullamento in autotutela. Il giudice nazionale aveva difeso, con esponenti politici dell’attuale opposizione, allora maggioranza, l’interpretazione del Consiglio giudiziario del 27 aprile 2018, attivando anche il sindacato della Reggenza. Nei procedimenti interni, tutti i giudici che avevano partecipato a quei consigli giudiziari e a quelli successivi che avevano riguardato il ricorrente si sono astenuti dalla trattazione del ricorso Simoncini, ovvero la causa 37 del 2020, proprio per carenza di imparzialità oggettiva. È stata accolta anche l’astensione di un giudice perché, come nel caso di Felici, il ricorrente Simoncini ne era stato uditore. Invero, la giurisprudenza, nell’accogliere le istanze di astensione dei giudici, ha più volte dato atto delle situazioni di tensione e di contrasto che hanno investito i rapporti interni alla magistratura sammarinese, riflettendosi anche nell’ambito delle relazioni tra quest’ultima e la classe politica. Mi riferisco, ad esempio, alla sentenza del giudice per i rimedi straordinari numero 10 del 2022, insieme a molte altre. San Marino ha un ordinamento particolare, con dimensioni e caratteristiche uniche. Penso sia giusto chiedersi se la Corte abbia tenuto sufficientemente conto di questa specificità oppure se abbia applicato standard pensati per realtà molto diverse dalla nostra. Non si tratta di una considerazione astratta. Il secondo punto riguarda il ruolo della Corte e i limiti del suo intervento. In entrambi i casi, le sentenze della Corte entrano nel dettaglio e si sovrappongono nel merito alle decisioni dei giudici interni, violando il principio di non sostituzione. In questi casi la Corte non si limita a dire che vi è stata una violazione evidente, ma riesamina i casi interni e il modo in cui sono stati decisi, arrivando a rivalutare le decisioni e sostituendosi ai giudici nazionali, senza peraltro considerare minimamente il quadro complessivo delle doglianze e delle prove. In sostanza si pone come ultimo grado di giudizio di merito, e ciò è escluso dalla Convenzione. Si pone quindi una domanda semplice ma importante: può una Corte internazionale sostituirsi nell’amministrazione della giustizia da parte degli Stati? La CEDU deve accertare le violazioni dei diritti convenzionali, ma non può rifare un giudizio interno, altrimenti si viola la Convenzione stessa. In questo particolare momento sono in corso iniziative volte a denigrare il nostro Paese e a minarne la sovranità, in cui tutti noi politici, ma soprattutto i cittadini, veniamo dipinti come pagliacci. Non ci possiamo permettere di abbassare la guardia. Dobbiamo difendere la nostra storia millenaria reagendo ai continui tentativi di delegittimarci. Non possiamo e non dobbiamo arrenderci, ma nemmeno possiamo accettare che, internamente e solo per vecchie finalità politiche, si continui a dare all’estero un’immagine del nostro Paese distorta e non veritiera, offendendo non solo le istituzioni e i nostri cittadini, ma la nostra stessa ragione di indipendenza. San Marino ha intrapreso da più di dieci anni un percorso verso la legalità e la compliance agli standard internazionali. Questo impegno ci è stato riconosciuto ovunque. Ora più che mai si cerca di metterlo in discussione.

Segretario di Stato Stefano Canti: Porto a conoscenza dell’Aula consiliare che la Commissione di controllo della finanza pubblica ha adottato il seguente regolamento: regolamento interno sul controllo di legittimità successivo a campione, che va a integrare e ad affiancare la disciplina già esistente in materia, come previsto dall’articolo 105, comma 6, della legge 18 febbraio 1998 numero 30. Tale regolamento è stato trasmesso al Congresso di Stato e alla Ragioneria dello Stato. Pertanto, su delega del Segretario di Stato per le Finanze, provvedo a darne formale comunicazione al Consiglio Grande e Generale per il seguito di competenza.

Guerrino Zanotti (Libera): Anche io non sono solito farlo, ma tengo a porgere un ringraziamento alle Loro Eccellenze per il loro intervento, che è stato di altissimo profilo e che credo l’aula intera abbia accolto con molto favore, perché contiene riferimenti, sollecitazioni e riflessioni su quello che oggi è un tema di strettissima attualità, cioè la necessità di ribadire l’importanza di una rinnovata democrazia che purtroppo viene sempre più spesso calpestata, non tanto a livello locale, dove forse non è il nostro caso, ma sicuramente a livello internazionale, dove si registrano episodi e attentati alla democrazia sempre più frequenti. L’esempio più evidente è quello della violazione del diritto internazionale, che ha portato alla prevaricazione e allo scoppio di conflitti, in particolare in Medio Oriente. Queste situazioni di difficoltà si riflettono anche su di noi come Repubblica, perché i risvolti economici incidono sulla vita quotidiana dei nostri concittadini, mettendo ancora più in difficoltà persone e nuclei familiari che già vivevano in condizioni precarie. Per questo le sollecitazioni al Governo non sono arrivate soltanto dall’opposizione, ma anche dalla nostra forza politica, che nelle sedi opportune, anche in Commissione nella scorsa settimana, ha chiesto con forza un interessamento e un coinvolgimento dell’Esecutivo per dare risposte concrete alla situazione di difficoltà che molte famiglie stanno vivendo. Noi riteniamo che, al di là delle misure già messe in campo, come il potenziamento della SMAC per contrastare il caro carburanti e l’annunciata riproposizione del prezzo fisso dell’energia nelle bollette, sia necessario un piano complessivo che possa quantomeno rassicurare quelle fasce di popolazione che oggi vivono con maggiore difficoltà questa fase. In questo senso auspichiamo che a breve il Governo intervenga con un’azione complessiva che chiarisca le proprie intenzioni e le strategie per affrontare questa situazione. Non sono solito intervenire sul tema della giustizia, perché non me ne sono mai occupato direttamente e non ho partecipato agli organismi consiliari competenti, ma di fronte alle sollecitazioni e agli accadimenti che tutti abbiamo avuto modo di vedere e leggere, ritengo importante esprimere una posizione che non è solo personale ma rappresenta anche il gruppo di Libera. Prendo atto della dichiarazione letta dal Segretario Canti in merito alle sentenze della CEDU e credo sia necessaria grande cautela quando si affrontano temi di questo tipo, ribadendo la nostra ferma convinzione nel sostenere un organismo che riteniamo fondamentale anche in vista del percorso di associazione con l’Unione Europea, perché è indispensabile riconoscersi negli organismi che da essa derivano. Al di là delle diverse posizioni dei gruppi consiliari sulla riforma della giustizia, che ha generato forti contrapposizioni e che rappresentava probabilmente un passaggio necessario rispetto alla precedente fase amministrativa, oggi siamo chiamati a confrontarci con un dato di fatto: la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato la Repubblica di San Marino per violazione dei diritti umani. Questo è un elemento che deve interrogarci profondamente sull’applicazione dei dispositivi introdotti con la riforma e non credo sia utile mettere in discussione l’autorevolezza o le competenze della CEDU per sostenere le nostre posizioni. Di fronte a un fatto così rilevante, è invece necessario riflettere su come viene amministrata la giustizia alla luce della riforma. Tengo anche a precisare, per quanto riguarda la ricusazione del giudice che rappresenta la Repubblica di San Marino presso la CEDU, che Libera, e credo anche la maggioranza, non erano a conoscenza di questa decisione. Ritengo che, fino a prova contraria, il giudice debba avere il nostro pieno sostegno, essendo stato nominato per rappresentare il Paese, e non credo che la sua presenza o assenza abbia inciso sull’esito finale, considerando che la sentenza è stata adottata all’unanimità. Pertanto, anche qualora fosse stato presente, la sua posizione sarebbe stata una voce tra le altre all’interno della Corte. In conclusione, ciò che auspichiamo è che la Repubblica mantenga grande rispetto per il lavoro della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e che su questa vicenda non vi siano ulteriori strascichi, perché le sentenze possono essere commentate, ma di fronte a una condanna per violazione dei diritti credo sia necessario fermarsi a riflettere su quanto è stato fatto.

Gian Nicola Berti (AR): Innanzitutto vorrei complimentarmi con voi, Eccellenze, per il vostro discorso di insediamento di questa sessione consiliare e per la vostra prima presidenza della stessa. Mi ha fatto molto piacere ascoltare le vostre parole, anche perché credo fossero in buona parte calzanti rispetto a quanto accaduto nel corso della settimana all’interno della Commissione IV, dove probabilmente la lungaggine dei tempi, con giornate e notti di discussione, ha esasperato gli animi. Non ero presente, ma mi è stato riferito, e quanto accaduto ha creato imbarazzo anche tra gli operatori della Segreteria istituzionale e tra chi ha assistito ai lavori. In questo senso credo sia doveroso esprimere solidarietà nei confronti delle persone che sono state offese, pur riconoscendo che, dopo ore e ore trascorse qui dentro nel tentativo di rendere un servizio pubblico e portare avanti provvedimenti utili all’interesse dello Stato, si possa arrivare a perdere la pazienza. Tuttavia, quanto accaduto questa mattina da parte di un Segretario di Stato non può passare inosservato: dopo essere stato particolarmente scortese e maleducato durante i lavori, arriva in Aula a mente fredda e si permette anche di fare dell’umorismo su un intervento, quello del Presidente della Commissione IV, che invece ritengo fosse assolutamente apprezzabile per i temi e per i toni adottati dopo quanto accaduto. Sentire affermazioni come “se si dimetterà ce ne faremo una ragione” non è in linea con le scuse che sono state pronunciate in Aula, scuse che, mi permetto di dire, non appaiono sincere, perché se lo fossero state fin dall’inizio certi comportamenti sarebbero cessati. Chiusa questa parentesi, da questa mattina sento tornare ancora, dopo anni e dopo un’ulteriore legislatura, il tema della giustizia. Siamo di fronte a due sentenze del Consiglio d’Europa che hanno condannato il Paese, ma credo sia necessario analizzarle con attenzione per capire se colgono realmente l’intero contesto dei fatti, a partire dalla rimozione del magistrato dirigente e da quanto accaduto successivamente, oppure se si concentrano solo sull’elemento finale costruendo su quello una valutazione complessiva. Leggendo, ho avuto l’impressione che il Consiglio d’Europa non abbia piena percezione di quanto accaduto: non si capisce se perché non siano state portate prove adeguate, se non siano state considerate o se vi sia una rappresentazione dei fatti non corrispondente alla realtà. Credo che, al di là delle posizioni di ciascuno, quanto accaduto in quegli anni sia stato considerato da tutti come qualcosa di profondamente problematico. Non entro nel merito dell’attuale funzionamento della giustizia, perché è fisiologico che vi sia sempre una parte scontenta, ma il tema riguarda i principi. Quando si parla di inamovibilità del magistrato, bisogna ricordare che questo principio avrebbe dovuto valere anche per il magistrato dirigente originario, e di questo non si parla, il che fa pensare a una rappresentazione distorta dei fatti. Nulla da eccepire sulla nomina politica in sé, ma resta il tema dell’indipendenza e dell’autorevolezza: queste vengono meno quando vi è un interesse diretto nella vicenda. Un magistrato non deve solo essere imparziale, ma anche apparirlo. È quindi legittimo chiedersi se una persona che ha partecipato ad atti deliberativi da cui discende il procedimento davanti al Consiglio d’Europa possa poi essere giudice della stessa vicenda. Il Paese che lo ha nominato ha ritenuto di ricusarlo, e credo sia una scelta normale, anche per evitare che una eventuale sentenza favorevole possa essere messa in discussione proprio per la presenza di un giudice coinvolto. In questo caso, però, la situazione appare inversa, perché sembra che si fosse consapevoli di una posizione contraria allo Stato e si sia quindi proceduto alla ricusazione. La Commissione ha deciso diversamente, ma ritengo che qualunque giudice, sentendosi messo in discussione nella propria imparzialità, avrebbe dovuto valutare l’astensione per evitare qualsiasi dubbio. Questo non è avvenuto: il giudice ha partecipato al processo deliberativo e non si è astenuto. Tutto è opinabile e posso anche sbagliarmi, ma trovo imbarazzante sostenere che lo Stato non debba impugnare la sentenza. Ritengo invece che vi siano motivi per farlo, nel rispetto dei principi di diritto che devono valere sempre e per tutti, anche per coloro che in passato sono stati rimossi dai propri incarichi. Non si può accettare che i principi vengano applicati solo quando convengono. Credo quindi che sia giusto presentare ricorso alla Grande Camera, verificare se verrà accolta l’istanza e se sarà possibile rappresentare meglio i fatti e portare ulteriori elementi, perché non è escluso che si possa arrivare a un esito diverso.

Giulia Muratori (Libera): Anch’io mi unisco alle congratulazioni per l’indirizzo di saluto di apertura di questa seduta consiliare. Ho apprezzato davvero ogni parola, in particolare l’invito rivolto ai giovani a partecipare in modo più attivo e a diventare protagonisti della vita pubblica. Vorrei soffermarmi brevemente anche sul quadro internazionale che stiamo vivendo, che è sotto gli occhi di tutti ed è segnato da forti tensioni e da una crescente instabilità. Partendo dal Medio Oriente, dove persistono conflitti e fragilità istituzionali, come nel caso del Libano, fino ad altre realtà spesso dimenticate, come Cuba, alle prese con una crisi economica e sociale profonda che incide sulla vita dei cittadini e sulla tenuta del sistema. In questo contesto ciò che preoccupa maggiormente è la deriva delle leadership mondiali, che attraverso dichiarazioni e azioni unilaterali rischiano di indebolire ulteriormente il quadro multilaterale di cui anche San Marino fa parte e all’interno del quale ha una propria voce. Mi unisco quindi ai complimenti per l’intervento sulla politica estera del collega Giovagnoli, che ho condiviso in particolare nella parte in cui si distingue tra contesti internazionali e si sottolinea la necessità di riaffermare con forza il rispetto del diritto internazionale, delle istituzioni democratiche e dei diritti umani, contrastando ogni tentazione di agire al di fuori delle regole condivise. Solo attraverso il dialogo, la cooperazione tra Stati e un’azione interna responsabile e attenta ai bisogni dei cittadini sarà possibile costruire percorsi credibili di stabilità, equità e sviluppo. Venendo alla questione della Commissione IV, non condivido la strumentalizzazione di quanto accaduto, soprattutto da parte di colleghi che non erano presenti e che stanno enfatizzando la situazione. Per quanto mi riguarda, credo che il Segretario Ciacci abbia cercato di mantenere il dialogo e di proseguire i lavori; definirlo maleducato non mi trova d’accordo, perché non ho riscontrato atteggiamenti di questo tipo, mentre non posso dire lo stesso per altri. Si è semplicemente chiesto il rispetto del regolamento, perché in quel momento un commissario stava intervenendo sull’articolato della legge utilizzando lo spazio come fosse un comma comunicazioni. Su questo mi sembra del tutto legittimo richiamare al rispetto delle regole. Entrando nel merito del Piano Strategico Territoriale, ritengo che, nonostante le lunghe ore di lavoro, anche fino alle due di notte, si sia riusciti a trovare una sintesi, pur con astensioni, anche con le opposizioni su alcuni emendamenti e articoli, in particolare su temi come l’emergenza casa. Credo che con questo strumento si dia finalmente un segnale importante sul territorio, considerando che dal 1992 non si interveniva in maniera organica. Si è fatta una scelta politica, sostenuta in particolare da Libera insieme alla maggioranza, di superare il piano regolatore generale, che disciplinava tutto in un unico strumento, per passare a una pianificazione strategica territoriale. Questo consentirà, una volta completato il percorso, di intervenire con maggiore flessibilità in base all’evoluzione della società e del territorio, evitando di restare vincolati a norme rigide e difficilmente modificabili. Siamo quindi convinti della bontà di questo progetto di legge e auspichiamo un confronto costruttivo anche in seconda lettura. Sul tema dell’emergenza abitativa, pur avendo introdotto alcune misure, riconosciamo che il problema persiste e siamo disponibili ad aprire ulteriori riflessioni per individuare soluzioni più efficaci rispetto al caro affitti. Per quanto riguarda la sanità, è vero che non tutto è perfetto, ma il nuovo Comitato Esecutivo sta lavorando per rispondere alle difficoltà, a partire dalle liste d’attesa e dal rafforzamento della medicina di base. Riteniamo inoltre necessario intervenire su alcune parti dell’atto organizzativo, anche alla luce delle indicazioni che verranno dal Comitato Esecutivo. Per questo, in Commissione IV, abbiamo approvato un ordine del giorno che impegna la maggioranza non solo all’adozione del nuovo piano sanitario e sociosanitario, ma anche a una revisione dell’assetto organizzativo. In conclusione, desidero richiamare il tema della violenza di genere, sollevato dal collega Zeppa, che troppo spesso passa in secondo piano ma che purtroppo è sempre più attuale, come dimostrano anche i recenti episodi.

Giuseppe Maria Morganti (Libera): Mi unisco alle considerazioni già pronunciate dal segretario del mio partito in relazione al clima che dovrebbe crearsi all’interno di quest’Aula e anche alle valutazioni che dovrebbero essere fatte sulla base di elementi certi e concreti, non di supposizioni. Per quanto ci risulta, dagli elementi in nostro possesso non emergono scorrettezze della natura riportata in alcuni interventi dei consiglieri. Ovviamente si tratta di aspetti che potranno essere chiariti anche a livello privato, ma sostanzialmente mi pare di poter dire che, per quanto ci consta, i lavori della Commissione IV sono stati importanti, propositivi e hanno prodotto frutti utili per la Repubblica di San Marino. C’è poi una questione che mi preme particolarmente sottolineare, ed è la drammatica situazione internazionale che si è creata. C’è una spinta sovranista che sta attraversando il mondo e che produce inevitabilmente una trasformazione delle leadership, che non si percepiscono più come leadership nominate o comunque sottoposte a regole e limiti, ma come leadership dai pieni poteri, capaci non solo di violare i diritti delle persone, ma addirittura di ucciderle. Quando arriviamo a Gaza, quando pensiamo a quanto accaduto fino a ieri in Libano o anche in Iran, quando si arriva a uccidere delle bambine all’interno di una scuola, vuol dire che siamo davvero al culmine di una situazione inaccettabile, su cui tutta l’umanità è chiamata a riflettere. Tutto questo si riverbera immediatamente sulla stabilità, sulla capacità e sull’autorevolezza degli organismi internazionali e del multilateralismo, rappresentato in primo luogo dalle Nazioni Unite, ma anche dal Consiglio d’Europa e dagli altri organi ai quali la Repubblica di San Marino offre un contributo specifico e dai quali riceve, al tempo stesso, forza e vitalità nelle proprie strategie politiche, in particolare di politica estera. Ebbene, noi non possiamo rimanere silenti rispetto a tutto questo, e la Reggenza ha detto parole molto importanti proprio su questo tema. Mi auguro che anche il Governo possa fare altrettanto. Questo Consiglio Grande e Generale si è già espresso con ordini del giorno specifici, però c’è un fatto fondamentale che vorrei mettere in evidenza: questi dittatori cosa fanno per difendersi? Accusano gli organismi multilaterali, come le Nazioni Unite; accusano la Corte Penale Internazionale di non essere all’altezza e di emettere sentenze che non vengono riconosciute; accusano in generale le Corti di giustizia. Ecco, noi non dobbiamo fare altrettanto. Non dobbiamo fare la stessa cosa. Se abbiamo commesso errori in passato e veniamo richiamati al rispetto di determinati diritti per quegli errori, allora dobbiamo assumerci questa responsabilità. Noi il diritto internazionale lo dobbiamo rispettare, perché rispettando il diritto internazionale rispettiamo anche la Repubblica di San Marino e il suo valore all’interno del contesto internazionale. Io credo che questo non debba accadere e mi auguro che la relazione letta poco fa dal Segretario Canti possa essere riesaminata proprio sotto questo specifico punto di vista. Per quanto ci riguarda, non possiamo riaprire oggi la questione giustizia. È vero, quel provvedimento errato è arrivato in un momento in cui forse, come qualcuno ha detto e come ha ricordato anche il consigliere Zanotti, si riteneva vi fosse una necessità. Possiamo anche arrivare a comprendere quel contesto, ma non possiamo perseverare nell’errore. Non dobbiamo continuare a perseverare nei nostri errori. Oggi, se davvero abbiamo ripristinato una situazione di normalità o di semi-normalità, dovremmo avere la lucidità necessaria per affrontare queste questioni con intelligenza. Non possiamo metterci a contestare che la CEDU non sia un organo preparato, autorevole e capace di affrontare questioni interne agli Stati. Questo è un errore che non dobbiamo commettere e mi pare invece che questo rischio traspaia, in qualche misura, dalle parole del Segretario di Stato. 

Manuel Ciavatta (PDCS): Credo sia doveroso, da parte di tutti noi, prendere realmente in considerazione il valore del nostro ruolo, il peso delle nostre parole e il nostro modo di essere, sia come consiglieri sia come cittadini. Vorrei articolare il mio intervento su tre aspetti principali. Il primo riguarda la situazione internazionale, in particolare quella del Medio Oriente. Anche noi  esprimiamo solidarietà al Papa rispetto agli attacchi ricevuti per le sue posizioni e per la sua libertà di espressione. Quando il Papa afferma che la guerra è sempre una questione morale, parla certamente ai fedeli, ma anche a tutte le nazioni, forte dell’autorevolezza che il Vaticano ha esercitato nei secoli nel favorire dialogo e collaborazione tra gli Stati. In questo contesto voglio richiamare anche la gravità della situazione in Libano, dove il conflitto tra Israele e Hezbollah ha prodotto lo spostamento di oltre un milione di persone dalle proprie case. Anche questo deve terminare al più presto e auspico che su questi temi l’Aula possa esprimersi. Sempre sul piano internazionale, la guerra in Medio Oriente sta producendo effetti globali anche sul piano energetico, con ripercussioni evidenti sui Paesi più dipendenti da petrolio e gas, e inevitabilmente anche sui nostri cittadini. L’aumento del prezzo dei carburanti è sotto gli occhi di tutti e, nonostante le misure adottate come l’aumento della scontistica SMAC, non possiamo che auspicare una fine rapida del conflitto, come già avvenuto per altre crisi recenti. Per quanto riguarda invece l’azione del Governo, non posso accettare che si dica che non è stato fatto nulla, né in questi due anni né nella scorsa legislatura. I dati ufficiali dimostrano chiaramente la differenza tra la situazione del Paese nel 2019 e quella attuale, molto migliorata. Venendo alla questione della giustizia, credo che sia fondamentale mantenere un linguaggio chiaro e una dialettica che favorisca il dialogo, ma anche attenersi alla verità dei fatti. Perché si parlato di strumentalizzazione, in riferimento alle sentenze della CEDU? Perché non si può parlare di gravissima violazione dei diritti umani da parte di San Marino, quando la sentenza non ha delegittimato il sistema disciplinare nel suo complesso, non ha annullato il merito dell’addebito e non ha riconosciuto danni patrimoniali al ricorrente. La condanna riguarda un aspetto formale legato alla decisione del Collegio Garante, in particolare alla modalità di sottoscrizione dell’atto, che è stata effettuata dal solo Presidente anziché dall’organo collegiale, che tra l’altro era l’Avvocato Pardalos, che é stata lei stessa giudice della CEDU prima del giudice Felici. La sentenza va rispettata, ma è legittimo evidenziare quando vi è una rappresentazione che, in maniera strumentale,  vuole mettere in discussione l’intero sistema giudiziario sanmarinese. Su questo dobbiamo essere attenti a non cadere in dinamiche che possano riaprire tensioni del passato. Per quanto riguarda la ricusazione del giudice, anch’io non ero a conoscenza della decisione del Governo e ritengo che, in linea generale, sarebbe stato più opportuno che il giudice stesso valutasse la propria astensione. Tuttavia, le decisioni su come procedere, se impugnare o meno, spettano al Governo e ai giuristi che stanno seguendo i procedimenti. Se vi saranno i presupposti si procederà, altrimenti no. È questo il comportamento più corretto dal punto di vista istituzionale. Mi chiedo invece per quale motivo venga chiesto da RF a Libera di esprimersi su una scelta di questo tipo, che attiene a un diverso livello di giudizio e competenza. Noi non siamo parte in causa diretta: esistono organi e sedi deputate a valutare queste questioni. Pertanto ritengo che sia corretto lasciare a chi ha titolo il compito di decidere, senza entrare nel merito delle composizioni delle corti o delle singole posizioni. In questo senso credo sia opportuno chiudere la questione, non per alimentare ulteriori polemiche, ma per riportare serenità nel confronto.

Luca Della Balda (Libera): Non è mia intenzione creare scontri, nemmeno all’interno della maggioranza, ma c’è un passaggio che non mi è piaciuto, riferito all’intervento del consigliere Massimo Ugolini, persona che stimo e rispetto. Mi riferisco alla frase con cui è stato indicato il giudice Felici, membro della Corte CEDU, come “il vostro uomo mandato a l’Havana”. Ritengo che una dichiarazione di questo tipo, anche se implicita, contrasti con l’invito fatto dalla Reggenza a mantenere toni pacati e a non invadere le sfere di altri poteri. Dobbiamo attenerci al nostro ruolo di organo legislativo senza entrare in ambiti che non ci competono. Per quanto riguarda la sentenza della CEDU, ho ascoltato con attenzione la relazione del Segretario di Stato e l’intervento del collega Berti. È possibile che vi fossero motivi per cui il giudice avrebbe potuto valutare l’astensione, ma nel momento in cui non lo ha fatto e la sentenza è stata adottata all’unanimità, ritengo che vada rispettata, soprattutto considerando che è lo Stato ad essere stato condannato. Ricordo inoltre che l’eventuale impugnazione davanti alla Grande Camera può essere proposta entro tre mesi solo per gravi motivi, quando la sentenza solleva questioni rilevanti di interpretazione della Convenzione o di interesse generale. In assenza di tali presupposti, il ricorso viene dichiarato inammissibile. Per questo invito il Governo a valutare con attenzione se procedere, non tanto per una questione economica, ma per evitare un’ulteriore perdita di credibilità. Questa sentenza, anche sul piano dell’opinione pubblica, non ha dato una buona immagine del nostro Paese: abbiamo dato l’impressione di non avere fiducia nemmeno nel nostro rappresentante all’interno della Corte. Anche da un punto di vista di immagine, credo sia opportuno chiudere qui la vicenda e guardare avanti. 

Aida Maria Adele Selva (PDCS): Intervengo brevemente perché sento il dovere di esprimere un sincero apprezzamento per il messaggio augurale dei Reggenti e per l’inizio del semestre. In quelle parole ho percepito un afflato e un sentimento che personalmente non ricordo di aver colto in passato, e credo sia giusto riconoscerlo. Questa mattina si è sviluppato un dibattito in cui tutti abbiamo richiamato principi come il rispetto dei ruoli, la separazione dei poteri e l’ascolto, ma troppo spesso alle parole non seguono i fatti. Questo vale per tutti, me compresa. La coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa è fondamentale. Mi ha colpito in particolare un passaggio del vostro messaggio, quando avete affermato che la democrazia si fonda sul limite. Oggi, purtroppo, questo limite sembra non esistere più, o viene interpretato in modo soggettivo, con la conseguenza che lo Stato di diritto si indebolisce e i diritti non vengono più garantiti. Non si tratta di difendere ideologie, ma di essere oggettivi rispetto a ciò che accade nel mondo. In questo contesto esprimo non solo solidarietà, ma anche ammirazione per il Santo Padre, così come per i suoi predecessori, che hanno sempre avuto il coraggio di affermare valori come la pace, la giustizia sociale e l’accoglienza. Non mi sorprende ciò che ha detto, perché il messaggio evangelico è sempre stato questo. Semmai mi sorprenderebbe il contrario. Mi auguro che vi sia altrettanta attenzione anche verso altri principi fondamentali, come il rispetto della vita dal concepimento alla morte naturale. In un contesto così difficile, alcune parole stanno finalmente contribuendo a scuotere le coscienze, e credo che anche il messaggio della Reggenza vada in questa direzione: richiamare tutti noi a una maggiore responsabilità per contribuire al bene comune. 

Dalibor Riccardi (Libera): In primo luogo desidero rinnovarvi gli auguri di un proficuo semestre e farvi i complimenti per l’intervento iniziale, che ho condiviso pienamente e dal quale riprenderò alcuni riferimenti, in particolare sul tema del linguaggio istituzionale. Credo che lo sdoganamento di un linguaggio forte e pesante sia avvenuto nel mondo delle istituzioni in generale e purtroppo neppure noi ne siamo immuni. Di fronte a questo tipo di linguaggio, in un contesto segnato da evidenti tensioni geopolitiche e da una crisi della leadership mondiale, basti pensare al presidente americano, che ha avuto come ultimo interlocutore il pontefice, ma potremmo citare molte altre situazioni in cui sono stati utilizzati toni particolarmente aggressivi ormai accettati a livello globale, diventa necessario interrogarsi anche sul nostro modo di comunicare. Non siamo immuni da queste dinamiche e, pur evitando di entrare nel merito di episodi specifici avvenuti in Commissione Quarta, non essendone parte, ritengo comunque che si debba sempre saper calibrare le modalità espressive e gestire con attenzione quanto viene riportato da altri contesti. Nel linguaggio che abbiamo sdoganato, infatti, c’è anche molta ipocrisia e spesso si assiste a una strumentalizzazione delle notizie, talvolta per interesse politico, talvolta per interesse personale di una forza politica. Comprendo il ruolo dell’opposizione, che tende a rimarcare i mancati risultati del governo, ma credo sia evidente a tutti che questo esecutivo abbia lavorato in maniera significativa sul programma di governo, portando avanti numerosi dossier e ottenendo risultati, più o meno tangibili nell’immediato. Penso, ad esempio, all’intervento realizzato a fine anno scorso in provincia di Brescia, relativo all’acquisto di terreni per aumentare l’autonomia energetica. All’epoca ritenevo fosse un intervento utile, oggi lo definirei lungimirante, alla luce delle difficoltà che stanno emergendo a livello globale proprio sul tema dell’approvvigionamento energetico. Mi auguro che possa portare benefici concreti, ed è un lavoro portato avanti dalle Segreterie competenti, in particolare Lavoro e Finanze. Allo stesso modo si può citare quanto affrontato in Commissione Quarta sulla pianificazione strategica territoriale: era dal 1992 che non si interveniva in modo strutturale sul territorio e il fatto di essere arrivati a una condivisione è il risultato di una maggioranza che lavora, dialoga e approfondisce, riuscendo a superare temi che per anni sono stati considerati tabù. Ritengo quindi che debba esserci anche un riconoscimento per la volontà e l’impegno nel portare avanti questo lavoro. Libera, dal canto suo, agisce sempre nel rispetto delle proprie prerogative, dei propri ideali e valori, senza arretrare di un millimetro sulle posizioni assunte, sia nel confronto con l’opposizione sia nel dialogo interno alla maggioranza, che fin dal primo giorno si è sviluppato in modo trasparente e chiaro. È giusto ribadire il ruolo che Libera ricopre all’interno di questa maggioranza e di questo governo, fondato su trasparenza, serietà, chiarezza e concretezza. Questo è il nostro modo di fare politica e non intendiamo prendere lezioni da nessuno. Le nostre posizioni sono note e resteranno tali. Rivolgendomi a chi oggi siede nei banchi dell’opposizione e ha rivolto particolare attenzione alla nostra forza politica, posso comprendere alcune dinamiche, ma ribadisco che la politica, sia in maggioranza sia in opposizione, deve essere sempre costruttiva. La sola denigrazione dell’avversario non porta risultati politici favorevoli: serve ben altro. Per questo respingo tutte le strumentalizzazioni rivolte alla nostra forza politica. Il nostro unico obiettivo è portare avanti provvedimenti utili al Paese, con particolare attenzione a quanto sta accadendo sul piano geopolitico ed economico, ai rincari e all’impatto sulle famiglie. La missione di Libera, ovunque si trovi in quest’aula, è una sola: essere concreta e dare risposte ai cittadini. Concludo ringraziandovi, Eccellenze, perché il vostro intervento è stato fonte di ispirazione e auspico che il linguaggio istituzionale possa davvero assumere toni diversi nel corso del vostro semestre. 

Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: A nome del Congresso di Stato e dei colleghi presenti, desidero unirmi in modo sentito, attento e istituzionale alle parole che avete rivolto, Eccellenze, all’aula consiliare in apertura di questa seduta. Sono parole nelle quali, come già evidenziato da molti consiglieri, direi dalla totalità degli intervenuti, ci riconosciamo pienamente e che devono rappresentare non solo un auspicio per il semestre, ma un indirizzo concreto di lavoro anche per la nostra realtà, per quella porzione di territorio che abbiamo il privilegio di vivere, governare e gestire. In un contesto internazionale segnato da toni sempre più accesi, da atteggiamenti aggressivi e da una crescente conflittualità che spesso non trova alcun argine, dobbiamo essere orgogliosi del ruolo che un microstato come il nostro può svolgere. La nostra presenza negli organismi internazionali, esercitata in modo multilaterale e con la convinzione che il dialogo resti lo strumento principale per la gestione dei rapporti tra popoli e nazioni, rappresenta un valore che dobbiamo continuare a difendere con forza. Per questo, a nome del Congresso di Stato e anche a titolo personale, vi ringrazio per il messaggio che avete rivolto, perché contribuisce a rafforzare convinzioni che devono restare centrali nella nostra azione istituzionale. Nel corso del dibattito i consiglieri hanno affrontato diversi temi, sia di carattere generale sia specifico, esprimendo preoccupazioni ma anche avanzando proposte. È naturale che il Congresso di Stato intenda fornire alcune risposte, ma prima ritengo necessario fare una riflessione su quanto emerso nella parte finale del confronto, dove si è manifestato un elemento che definisco, anche con una nota di ironia, un aspetto atavico del nostro Paese: la difficoltà nel distinguere in modo chiaro i poteri dello Stato, legislativo, esecutivo e giudiziario. Questa confusione, unita alla tendenza a voler intervenire su ambiti che non competono all’azione politica o legislativa, rischia di farci ricadere costantemente negli stessi errori. Se questa consapevolezza non matura all’interno di quest’aula, e in particolare tra coloro che rappresentano i cittadini, allora il problema diventa strutturale e riguarda l’intero sistema. La separazione dei poteri deve essere un principio imprescindibile e deve partire proprio dal rispetto che si manifesta in quest’aula. Solo così potremo pretenderlo anche dagli altri soggetti istituzionali, a partire dal tribunale e da tutti gli operatori dei vari settori. Io sono convinto invece che il Paese sia in grado di affrontarle, anche in un contesto internazionale complesso e difficile. Venendo ad alcune questioni specifiche, è stato richiamato il tema dell’accordo di associazione con l’Unione Europea. Il collega Beccari è attualmente in missione in Argentina per incontri istituzionali e con la comunità, ma tiene a sottolineare che il percorso di approvazione dell’accordo è in corso. Proprio in questi giorni era prevista una riunione del COREPER, il comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri, che non ha potuto esaminare l’accordo relativo a San Marino e Andorra per ragioni tecniche legate al completamento delle procedure interne da parte di alcuni Stati, in particolare la Germania. La presidenza di turno, attualmente in capo a Cipro, ha comunque già assicurato che la questione sarà inserita all’ordine del giorno nei primi giorni del mese di maggio. Siamo quindi nelle fasi finali di un percorso che riteniamo strategico. Colgo anche l’occasione per sottolineare come l’accordo, se letto con attenzione, presenti elementi di grande chiarezza in termini di diritti, doveri e opportunità. È uno strumento che, proprio per la sua linearità, dovrebbe essere compreso e spiegato con maggiore partecipazione da parte di tutti, compresi i rappresentanti politici, affinché i cittadini possano avere una visione più consapevole delle prospettive future del Paese. 

Risposte ad interpellanze ed interrogazioni

Matteo Zeppa (Rete): Ringrazio il segretario Canti perché abbiamo presentato un’interpellanza sull’attuazione della legge 4 maggio 2023, relativa alla riforma dell’ordinamento penitenziario, partendo dalla convinzione che sia necessario monitorare con attenzione gli effetti concreti che le leggi producono. Ribadisco il ringraziamento al segretario Canti per la risposta, che è stata pressoché esaustiva rispetto alle domande poste dal movimento. L’unico elemento che mi lascia perplessa riguarda la risposta alla numero 19, non tanto nel merito della persona coinvolta, che credo goda della stima di tutta l’aula consiliare, quanto per il fatto che, pur essendo stato chiarito che è attualmente distaccato presso una Segreteria di Stato e che si tratta di una figura storica che ha seguito negli anni il percorso di valutazione del sistema carcerario sammarinese, manca però un sostituto. Questo rappresenta un problema perché, sebbene dalla risposta emerga che il Dipartimento Affari Esteri si sia attivato per supplire temporaneamente a questa mancanza, resta comunque una latenza nella nomina. A mio avviso, nel momento in cui la figura è distaccata, la sostituzione dovrebbe essere garantita almeno in via temporanea. Ritengo che interpellanze di questo tipo, finalizzate a valutare l’attuazione delle leggi, siano importanti. Colgo anche l’occasione per dire che mi dispiace quando, a fronte della presentazione di un’interpellanza, qualche consigliere, anche in virtù del proprio ruolo professionale, si senta chiamato in causa sul piano personale. Non è questo l’intento. Lo dico anche alla luce di un altro tema: sul sito delle delibere dell’Istituto per la Sicurezza Sociale manca la delibera del 4 marzo, numero 28, relativa alla riorganizzazione degli spazi per disabilità, servizi minori e tutela minori, adottata dal comitato esecutivo. In quella delibera si autorizza una riorganizzazione degli spazi che riguarda anche lo spostamento del servizio minori in una sede che, a quanto risulta, non sarebbe adeguata né per numeri né per caratteristiche, senza peraltro coinvolgere le famiglie che usufruiscono del servizio. Ritengo che questo sia quantomeno inopportuno. Le interpellanze e le interrogazioni servono proprio a fare luce su queste situazioni e a restituire uno spaccato della realtà. In questo caso siamo di fronte a una delibera che non è pubblicata e su cui qualcuno deve dare risposte, anche perché la questione si trascina ormai da un mese. Se qualcuno ritiene che le interpellanze siano fuori luogo, avrà comunque modo di rispondere nel merito attraverso gli strumenti previsti.

Gaetano Troina (D-ML):  A nome delle forze di opposizione chiediamo la trasformazione in mozione dell’interpellanza presentata dai gruppi consiliari di opposizione relativa al progetto di riconversione dell’ex cinema Turismo in auditorium per la musica.

Segretario di Stato Stefano Canti: Intervengo brevemente per rassicurare la consigliera Zeppa in merito alla risposta numero 19 citata. Come già indicato nella risposta all’interpellanza, il Dipartimento Affari Esteri si sta predisponendo per procedere alla nomina di un sostituto dell’agente incaricato, che dovrà seguire anche la redazione della relazione. La nomina verrà effettuata a breve e sarà comunicata, quindi non vi sono criticità in tal senso.

Nicola Renzi (RF): Molto rapidamente, per confermare quanto già espresso dal consigliere Troina a nome di tutta l’opposizione: anche Repubblica Futura si associa alla richiesta di trasformazione in mozione. 

Giovanni Zonzini (Rete): Confermiamo anche noi, in quanto firmatari dell’interpellanza, l’adesione alla richiesta di trasformazione in mozione.