Politici sammarinesi: professionalizzazione sì o no? Dibattito accesso in Commissione (report della seduta del 14 aprile)
Nella mattina di martedì 14 aprile 2026, la Commissione Speciale per le riforme istituzionali torna a riunirsi per un confronto sulla tabella dei macrotemi riguardanti il Consiglio e il ruolo dei consiglieri, frutto dei lavori portati avanti fino ad oggi, e sul riferimento al Consiglio Grande e Generale. Rapidamente il dibattito vira però verso un argomento specifico: il ruolo del consigliere, il suo riconoscimento economico e la possibile professionalizzazione della funzione.
Giuseppe Maria Morganti (Libera) invita alla cautela e pone una questione che definisce etica prima ancora che politica: l’idea che il tema dello stipendio compaia tra i primi punti gli appare inopportuna, quasi una priorità mal posta. Non nega il problema, ma suggerisce di affrontarlo dopo aver rafforzato strumenti e qualità del lavoro consiliare. Il rischio, secondo Morganti, è di trasformare il ruolo del consigliere in un “posto di lavoro” vero e proprio, con una competizione elettorale più aggressiva e personalizzata: immagina una corsa “feroce” per garantirsi un impiego quinquennale e mette in guardia da una deriva che snaturerebbe la funzione politica. Luca Lazzari (PSD) parla apertamente di ipocrisia: oggi, sostiene, esiste già una disuguaglianza profonda tra chi può fare politica a tempo pieno e chi invece deve conciliare lavoro, famiglia e attività istituzionale. “Da una parte diciamo di voler rafforzare il ruolo del consigliere e dall’altra avanziamo questo pudore moralistico”, osserva, sottolineando che questa condizione limita l’accesso alla politica e crea vantaggi competitivi per pochi. Per Lazzari, migliorare le condizioni economiche non è un privilegio ma uno strumento per attrarre competenze e rendere più equo il sistema. Sulla stessa linea si colloca Fabio Righi (D-ML), che porta il discorso su un piano pragmatico. Le commissioni sono ingolfate, il lavoro si accumula e i consiglieri non riescono a seguire tutto. Senza tempo e strumenti adeguati, dice in sostanza, la macchina istituzionale non può funzionare. Per questo considera la professionalizzazione un tema “fondamentale” e da affrontare subito, perché “la casa si costruisce dalle fondamenta”. Emanuele Santi (Rete) riconosce che oggi alcune categorie, come i dipendenti privati, sono di fatto escluse dall’attività consiliare e che il tema va affrontato senza timori, ma invita a non trasformarlo nell’unico asse della riforma. Per Santi, la questione va inserita in un quadro più ampio, che comprende anche il riequilibrio dei poteri rispetto al Congresso di Stato, oggi percepito come dominante.
Per Guerrino Zanotti (Libera) serve il coraggio “di dire che quella del politico deve essere una professione, con tutto ciò che ne consegue, perché a quel punto bisognerà organizzare una struttura e prevedere tutta una serie di tutele che garantiscano a chi si è impegnato a tempo pieno nel ruolo di consigliere la possibilità di non restare senza nulla una volta terminato il mandato, ad esempio attraverso forme di tutela previdenziale o di supporto anche economico alla fine della propria esperienza”. Secondo Mirko Dolcini (D-ML) “l’obiettivo finale deve essere una professionalizzazione completa del consigliere”. Nella sua lettura, la semiprofessionalizzazione non è tanto una soluzione definitiva quanto un possibile punto di partenza, quasi un passaggio obbligato per superare quelle resistenze che, afferma, ancora non comprende. Se San Marino, riflette Dolcini, vuole davvero essere “uno Stato al pari degli altri”, non può continuare a restare indietro sul piano strutturale. Dolcini richiama anche il tema dell’integrazione europea e insiste sulla necessità di affrontare il problema “seriamente”, senza mezze misure e senza provincialismi. Paolo Crescentini (PSD) osserva che il problema di fondo resta quello di “avere comunque due datori di lavoro”, una condizione che soprattutto per chi proviene dal privato diventa difficilissima da sostenere. Ma Crescentini aggiunge un altro elemento: prima ancora di parlare della trasformazione del ruolo del consigliere, la politica sammarinese non è stata capace nemmeno di aggiornare il gettone di presenza. Ricorda che è “fermo da quarant’anni”, che non è mai stato adeguato all’inflazione e che forse, con un riconoscimento economico più dignitoso, oggi il dibattito sulla professionalizzazione avrebbe un tono diverso.
Secondo Denise Bronzetti (AR) la politica non ha mai fatto un’operazione di verità, lasciando circolare l’idea sbagliata che i consiglieri guadagnino molto. Bronzetti collega la professionalizzazione agli equilibri di potere: dare tempo e strumenti ai consiglieri significa permettere loro “di mettere il naso nelle cose”, ricordando che “l’informazione è anche potere”. Da qui la spinta ad accelerare: “i tempi sono estremamente maturi” per portare il tema in Consiglio. Gian Carlo Venturini (PDCS) parla di un tema “aperto da tanti anni” e da affrontare “seriamente”, anche alla luce dell’integrazione europea. Non si sbilancia sulla soluzione, lasciando aperte più strade. Fissa però due punti: evitare “un’esplosione dei costi” e rendere il Consiglio “più rapido, più snello e più efficace”. Infine richiama anche la percezione pubblica, sottolineando che molti pensano che il consigliere “significhi soltanto prendere il gettone”, ma senza conoscere il lavoro reale che c’è dietro. Giovanni Zonzini (Rete) sostiene che “il tema è rendere più compiuta la nostra democrazia, aprendo le porte del Consiglio anche a quei gruppi sociali che attualmente ne sono esclusi di fatto”. Per Zonzini il problema è concreto e numerico, perché “stiamo escludendo circa un terzo della popolazione dalla possibilità di entrare in Consiglio”, in particolare i lavoratori del privato. Il presidente della Commissione Nicola Renzi individua due elementi centrali. Il primo è il tempo: “serve sempre di più del tempo per fare politica”, tempo per studiare, incontrare le persone e rappresentarle davvero. Il secondo è il riconoscimento economico affinché possano essere garantite “indipendenza, imparzialità, incorruttibilità”. Allo stesso tempo prende le distanze da una professionalizzazione totale, rivendicando il valore di mantenere un legame con il proprio lavoro: lasciare completamente la propria professione sarebbe, ammette, difficile anche sul piano personale. Ricorda che in passato ci sono stati consiglieri “licenziati perché erano consiglieri” e pone la questione in modo diretto: bisogna trovare un equilibrio che permetta a dipendenti pubblici, privati e liberi professionisti di svolgere il ruolo “senza discriminazioni”.
Nel finale, la Commissione assume delle decisioni sulla prosecuzione dei lavori. Il documento sui macrotemi verrà aggiornato dalla sezione studi con le osservazioni emerse durante la seduta e poi inviato via mail a tutti i consiglieri. A quel punto, ogni gruppo politico lavorerà in autonomia per prepararsi al confronto in Consiglio Grande e Generale previsto a maggio. Sul piano operativo, viene “opzionata” la data del 28 per una possibile nuova seduta, utile come momento di preparazione al Consiglio.


