Territorio

Comunità e Territorio San Marino: la differenza tra PRG e Pianificazione Strategica Territoriale

Come fondatore, tengo particolarmente a ringraziare il dott. Giuseppe Bernardini per la fiducia che ha riposto in questo gruppo civico, scegliendo di mettersi anche lui in prima linea e di rispondere ad alcune domande che possono essere di aiuto in questo momento così delicato per la pianificazione territoriale. Del resto, chi meglio di un esperto come lui, che ha partecipato attivamente al P.R.G. della Repubblica di San Marino, può esprimere un giudizio in merito?

San Marino ha davvero bisogno di una pianificazione strategica, oppure basta aggiornare bene il P.R.G.?
la pianificazione strategica non serve a nulla basta fare un elenco di lavori prioritari; in sostanza basta fare una relazione pluriennale degli interventi magari triennale da rivedere come si è fatto per il primo PRG.
Pertanto basta aggiornare il PRG mantenendo gli zooning senza consumare altro territorio e soprattutto
rigenerazione urbana conservare l’apparato agricolo, parchi. aggiornare le infrastrutture obsolete, mettere in
sicurezza i versanti agricoli, integrazione della bonifica calanchiva e bonifica del monte titano. Salvaguardare i diritti acquisiti;

Una micro-realtà come San Marino trae vantaggio da uno strumento pensato per territori più ampi, oppure rischia di complicare inutilmente il sistema?
Il rischio è che il vantaggio sia soprattutto comunicativo, con maggiori margini di discrezionalità nella
gestione del territorio… Oltretutto complica il sistema delle autorizzazioni con il rischio di fare intervento uno diverso dall’altro; senza tenere conto che non è operativa Di volta in volta a occorre una variante.
Pertanto tante varianti, tante modifiche di PRG. Il settore privato che progetta non ha certezza giuridica. Sarà sempre costretto a preparare domande ai vari organi con perdite di tempo a volte pluriennali solo per ottenere una semplice concessione.

La pianificazione strategica, in concreto, cosa risolve a San Marino che oggi il P.R.G. non riesce a risolvere?
Assolutamente nulla, anzi complica ed aumenta la burocrazia per gli utenti e i tecnici privati perché tutti
devono sottostare a nuove regole che assomiglieranno ad un PRG. Perché la strategica da solo orientamento e non è assolutamente esecutiva.

Se la pianificazione strategica non è vincolante, quale efficacia concreta può avere nelle scelte pubbliche?
Non essendo appunto vincolante non è altro che un elenco di priorità che nell’ambito degli altri PRG, 1981 e 1992 lo avevano risolto con una semplice programmazione pluriennale in sostanza una relazione allegata alla norma di PRG.

Chi stabilisce le priorità dello sviluppo del territorio sammarinese e con quali criteri?
Lo staff del territorio di concerto con le finanze e chi ha la delega alla programmazione generale e delle segreterie dei settori produttivi, con criteri afferenti ai finanziamenti generali dello Stato.

Quali garanzie esistono per evitare che concetti generici come “visione”, “sviluppo” o “rigenerazione” restino formule astratte?
Questo è un tema molto complesso, si tratta a priori nella programmazione economica di stabilire le priorità.
Con scadenze ben precise. Tuttavia resta sempre il grande margine di discrezionalità legato ai finanziamenti. E’ il finanziamento che comanda l’orientamento di priorità.

San Marino ha bisogno di grandi visioni o di regole certe, applicabili e uguali per tutti?
Assolutamente le visioni sono una distrazione di massa, San Marino ha bisogno di regole certe e per fare questo va approvato un PRG che tenga conto anche di tutta la modifica della legislazione urbanistica,
ovvero, in primis legge regime dei suoli legge urbanistica legge di PRG, e non ultimo, i vari regolamenti ed regolamento edilizio e così altri se occorrono.

Qual è il rapporto corretto tra indirizzo politico e certezza giuridica nella pianificazione del territorio? I piani regolatori hanno garantito certezza del diritto, ma i rinvii attuativi hanno talvolta ampliato i margini di discrezionalità applicativa.

Una pianificazione più flessibile aumenta la capacità di adattamento oppure apre margini eccessivi di discrezionalità?
In materia urbanistica, un eccesso di flessibilità può compromettere la certezza del diritto, ampliando i margini interpretativi e applicativi nelle fasi attuative. Anche i rinvii a strumenti particolareggiati, se non adeguatamente delimitati, possono generare applicazioni non uniformi. Per questo, nella disciplina del territorio, occorrono regole chiare, stabili e uguali per tutti.

Il territorio sammarinese oggi soffre davvero di mancanza di strategia, oppure di lentezza decisionale, norme datate e difficoltà attuative?
La carenza di una visione strategica appare riconducibile, nel tempo, a limiti di indirizzo, coordinamento e capacità amministrativa nella gestione del territorio. Ne deriva che alcune scelte infrastrutturali non
sembrano sempre inserite in una programmazione organica e coerente di lungo periodo, con il rischio di produrre effetti disomogenei, criticità applicative e contenziosi. In questo quadro, la lentezza non pare
dipendere soltanto dall’assetto normativo, ma anche dalle modalità con cui l’azione amministrativa viene concretamente esercitata.

È corretto introdurre nuovi livelli di pianificazione senza prima chiarire come si coordinano con la normativa urbanistica vigente?
E’ una questione molto strana perché non sono chiari i criteri di applicazione, potrebbe accadere che vi
siano delle sovrapposizioni di norme come la legge di PRG del 1992, il testo del 1995, il riordino del 2017 la stessa legge de quo. Pertanto anche le carte lavoreranno in sovrapposizione. Diventa il tutto molto difficile da gestire, ma anche da applicare per i privati che avranno a che fare con tante interpretazioni.

Comunicato stampa
Membri di Comunità e Territorio San Marino