Politica

 San Marino. Il professor Carlo Galli all’assemblea di Libera: “Se la destra fa la guerra, la sinistra deve fare la pace”

di Angela Venturini.

La forma empirica dell’incontro è quella dell’intervista, ma quella del professor Carlo Galli è stata una vera e propria lezione di politica. Carlo Galli è un filosofo e politologo, editorialista politico del quotidiano La Repubblica, deputato nella XVII legislatura, docente di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Bologna. Di fronte a lui, non la solita classe di studenti, ma la platea dell’assemblea programmatica di Libera, con tutti i suoi ospiti. Tema da svolgere: la sinistra di fronte alla crisi del diritto internazionale. Argomento non semplice, pieno di implicazioni, affrontato con la caratura del grande oratore, anche se parlava da remoto.

Il primo dato rilevato da tutti gli osservatori è che la forza del diritto è stata soppiantata dal diritto della forza. Aveva cominciato la Russia con la guerra di aggressione in Ucraina, ha proseguito Israele sulla Palestina, e poi Trump con il colpo di mano in Venezuela, proseguendo sull’Iran con il fedele alleato Netanyahu. Senza dimenticare la guerra dei dazi, le mire sul Canada e sulla Groenlandia, passando per Cuba. Vale davvero il diritto del più forte?

Di fronte a una linea comune delle destre mondiali – ha consigliato Galli – la sinistra deve essere più forte. Deve essere capace di dettare linee di azione non uguali a quelle della destra. Gli Usa non possono essere seguiti pedissequamente, perché quello che è utile a loro, non è utile al resto del mondo. E perché lavorano per arrecare il maggior danno possibile, nel pieno disinteresse degli alleati. Tranne Israele”.

Ha proseguito: “Una società democratica non può pensare se stessa come una società perennemente in guerra, senza poter prevedere quando finirà. Se la destra fa la guerra, la sinistra deve fare la pace”. Ha anche suggerito che non serve a nulla osteggiare Trump. Meglio prendere di mira quei politici che non hanno una visione autonoma, o che non ce l’hanno affatto. “Gli USA non sono invincibili e non possono recidere un’Europa fatta di Stati, com’è oggi” ha spiegato, restituendo speranza a quanti sono sfiduciati di fronte a una propaganda giornaliera che nasconde la verità su quanto accade.

La comunicazione è un altro grande problema, perché spesso l’ideologia che si nasconde dietro la propaganda, annulla ogni tipo di verità e quindi di consapevolezza. Ma l’ideologia, in sé per sé, non è una cosa negativa: è l’idea che sostiene dal punto di vista concettuale e interpretativo la base politica di un movimento, di un partito o di uno Stato. Senza idee non si va avanti. “Quale idea ha l’Europa?” ha quindi chiesto in maniera provocatoria. “Quale idea ha la società? E la sinistra? Qui ci sono solo silenzi. Manca quell’unione stretta tra il pensiero e l’azione, che fa venire a mancare la politica. La sinistra vive di spot con dentro praticamente niente. Si accontenta di dire no”.

Un’analisi impietosa e inesorabile, ma Galli ha anche proposto la ricetta per uscire dall’impasse. “La sinistra deve essere capace di leggere la società. Ma per leggere, deve conoscere la grammatica e la sintassi, cioè deve avere un apparato dirigente culturalmente preparato e capace di interpretare i segnali che vengono dalla società”. Quindi ha dato il suo giudizio sul recente referendum celebrato in Italia: “La vittoria del no è dovuta ai giovani, non alla sinistra, ma è stata una risposta morale alla politica della destra e alla crisi internazionale. Su questi ragazzi, la sinistra non può vantare nessun tipo di egemonia”.

Infine, sul rapporto di San Marino con la UE, ha detto: “La medicina più amara l’avete già bevuta, aderendo alla moneta comune. Il processo di Associazione ha un prezzo più basso rispetto a quello della questione monetaria”. In merito alle obiezioni sulla perdita di sovranità, ha spiegato che essa si manifesta attraverso il potere di emanare leggi erga omnes, esprimendo linee di politica estera e di politica fiscale, o di dichiarare una guerra di aggressione. Gli Stati rinunciano a parte della loro sovranità quando entrano nell’ONU e quando rinunciano al diritto sovrano di battere moneta. Due aspetti che San Marino ha già affrontato, per cui, con la firma dell’Accordo, nulla cambia in termini di sovranità.