In Consiglio Grande e Generale confronto serrato sul debito estero (report della seduta di venerdì 20 marzo)
Consiglio Grande e Generale, sessione 16,17,18,19,20, 23 marzo 2026
Venerdì 20 marzo 2026,
In Consiglio Grande e Generale la giornata è stata dominata dal confronto sul decreto legge in materia di emissione del debito pubblico, accompagnato da forti tensioni politiche, e dalla ratifica di provvedimenti su sanità e carburanti.
Il nodo centrale della seduta è stato il Decreto Legge n. 34 del 6 marzo 2026, che interviene sulla normativa approvata a novembre 2025. L’opposizione ha criticato con forza sia il metodo sia il merito delle modifiche. Tra i punti più contestati, la riduzione dei passaggi consiliari per l’emissione del debito. Il consigliere Emanuele Santi (Rete) ha attaccato: “Stiamo modificando una legge che avete approvato appena quattro mesi fa con questo provvedimento la situazione peggiora ulteriormente”. E ancora: “Non è accettabile che su una materia come il debito pubblico ci sia un uomo solo al comando che decide e dispone a proprio piacimento”. Il Segretario di Stato per le Finanze Marco Gatti ha difeso l’intervento, sottolineando la natura tecnica delle modifiche: “L’articolo 4 nella sostanza non cambia la formulazione originale; si tratta di una revisione a cascata dovuta alle modifiche degli articoli precedenti”. Sul piano terminologico ha precisato: “Il termine ‘negoziato’ dà certezza senza ambiguità interpretative”.
Le opposizioni hanno però messo in dubbio questa lettura. Matteo Casali (Rf) ha osservato: “O qualcuno ha corretto i compiti dopo che la legge di novembre era già passata in Aula oppure stiamo cambiando la legge ad hoc per i prossimi interlocutori”. Fabio Righi (D-ML) ha parlato di un cambio sostanziale: “Quella che viene fatta passare come una mera modifica interpretativa è in realtà un cambio di impostazione totale”.
Nonostante le contestazioni, tutti gli emendamenti abrogativi sono stati respinti e il decreto è stato ratificato con 28 voti favorevoli e 7 contrari.
Secondo capitolo della seduta, la ratifica del Decreto Delegato n. 1 del 9 gennaio 2026 sulla valutazione dei dirigenti dell’Istituto per la Sicurezza Sociale. Le opposizioni hanno denunciato un sistema troppo discrezionale. Matteo Casali (Rf) ha evidenziato: “Si dà prima un giudizio soggettivo e da quello si fa derivare un punteggio numerico quando dovrebbe essere il contrario”. Emanuele Santi (Rete) ha rincarato: “Mi sembra un sistema fatto apposta per premiare o punire i singoli in modo discrezionale”. Molto duro Fabio Righi (D-ML): “State nascondendo la politica dietro algoritmi, schede e tecnicismi burocratici”. E ancora: “Se la carriera di un dipendente dipende da un soggetto politico siamo di fronte alla tecnicizzazione del controllo politico”.
La maggioranza ha respinto le accuse. Gian Carlo Venturini (Pdcs) ha chiarito: “La valutazione per la dirigenza medica esiste già da molti anni”. E ha aggiunto: “Oggi invece scorporiamo la parte gestionale da quella organizzativa affinché ognuno abbia i propri obiettivi tangibili da raggiungere”. Andrea Ugolini (Pdcs) ha difeso l’impianto: “Questo decreto va esattamente in quella direzione, specificando meglio la misurabilità degli obiettivi e delle performance”.
Il decreto è stato ratificato con 29 voti favorevoli e 11 contrari.
Ultimo punto, la ratifica del decreto sulle accise di benzina e gasolio, adottato in risposta all’aumento dei prezzi legato alla crisi internazionale.
Il Segretario Gatti ha spiegato: “Abbiamo preso due misure un aumento di 5 centesimi dei rimborsi sulla Smac Card. Inoltre una diminuzione di 20 centesimi al litro sia sulla benzina che sul gasolio”. Dall’opposizione, Emanuele Santi (Rete) ha sottolineato: “In poche settimane il carburante è aumentato del 25% un danno enorme per tutti noi utenti”. Da qui la proposta di rafforzare gli interventi. Nicola Renzi (Rf) ha richiamato il tema della volatilità: “Un decreto fatto oggi rischia di non essere già più attuale tra due o tre giorni”.
“Monitoreremo i prezzi – ha spiegato Gatti – ma dipendiamo molto dalle politiche dei produttori esterni, specialmente dall’Italia che è il nostro principale fornitore di materie prime e prodotti finiti. Condivido le preoccupazioni espresse e faremo quanto possibile per le nostre competenze”.
Il decreto è stato approvato all’unanimità con 43 voti favorevoli.
Alle 14.00 la seduta viene sospesa. I lavori riprenderanno lunedì alle 14.00.
Di seguito un estratto dei lavori
Comma 13 – Ratifica Decreti – Legge e Decreti Delegati
Ratifica Decreto Legge del 6 marzo 2026 n. 34 modifica la legge 13 novembre 2025 n. 142 Disposizioni in materia di missioni di titolo debito pubblico della Repubblica di San Marino.
Emendamento di Rete abrogativo dell’articolo 4
Emanuele Santi (Rete): Riprendiamo il dibattito su questo decreto e ci tengo a ribadirlo: stiamo modificando una legge che avete approvato appena quattro mesi fa. Come opposizione l’avevamo già contestata duramente allora, perché le difese dello Stato di fronte alle emissioni del debito pubblico erano davvero basse, ma con questo provvedimento la situazione peggiora ulteriormente. Tutte le modifiche che il Segretario Marco Gatti sta apportando vanno a smantellare quelle poche tutele che erano rimaste. Voglio ricordare che mentre prima servivano dei decreti che passavano in Aula, ora per emettere titoli di debito basteranno dei semplici regolamenti del Congresso di Stato; non ci sarà più alcun passaggio in Consiglio e noi ci siamo opposti con forza a questa scelta. Non è accettabile che su una materia come il debito pubblico ci sia un uomo solo al comando che decide e dispone a proprio piacimento. Le ragioni di urgenza addotte per questo decreto riguardano il rollover che, secondo quanto avete scritto nell’incipit, dovrebbe avvenire entro il primo quadrimestre del 2027. Siamo molto preoccupati perché manca pochissimo a questa scadenza e non sappiamo nulla di come si stia procedendo, se non che state abbassando le difese dello Stato. Rispetto agli emendamenti, chiederei di adottare la stessa procedura usata per gli altri articoli: siccome le proposte del mio gruppo sono tutte abrogative, chiederei prima la spiegazione al Segretario, così l’Aula potrà dibattere sulle motivazioni che lo hanno spinto a queste modifiche. L’articolo 4, che modifica l’articolo 6 della legge originale, è l’esempio plastico della confusione che regna: si fa fatica persino a capire a quali commi si riferisca tra decreto e legge. È davvero spiacevole a livello istituzionale e legislativo vedere queste “leggi spezzatino” stravolte dopo soli quattro mesi; significa che quando la legge arrivò in Aula non erano stati fatti i dovuti approfondimenti. Contestiamo questo metodo e soprattutto il merito, perché ci state rendendo più deboli di fronte ai mercati. Il Segretario dirà che senza queste clausole non si può andare sui mercati esteri, ma noi pensiamo che rivolgersi al mercato interno sarebbe molto più semplice: manterremmo gli interessi all’interno del nostro Stato e probabilmente pagheremmo anche meno oneri. È proprio l’impostazione e la visione di fondo a essere completamente sbagliata.
Segretario di Stato Marco Gatti: Concordo nel procedere come abbiamo fatto fino all’articolo 3: come Segreteria forniremo la spiegazione sulla natura degli emendamenti e sulle eventuali variazioni sostanziali. Spiegherò anche l’articolo 5, che non ha emendamenti specifici, per onorare l’impegno di illustrare tutto il decreto. L’articolo 4 nella sostanza non cambia la formulazione originale; si tratta di una revisione a cascata dovuta alle modifiche degli articoli precedenti, in particolare sulle definizioni. Abbiamo preferito richiamare le definizioni esistenti anziché ripeterle, così se in futuro dovesse cambiare una definizione non dovremo modificare l’intera legge. È più una questione di forma che di sostanza. Per quanto riguarda invece l’articolo 5, abbiamo sostituito il termine “collocati” con “negoziati” perché il primo generava confusione: alcuni lo interpretavano come la borsa di negoziazione, altri come il mercato dei singoli investitori. Il termine “negoziato” dà certezza: ci si riferisce alla borsa in cui lo Stato esegue l’operazione, limitando la possibilità ai mercati dell’Unione Europea, del Regno Unito o della Repubblica di San Marino, senza ambiguità interpretative.
Matteo Casali (Rf): Siamo arrivati quasi a metà di questo decreto legge e non so se augurarmi che le modifiche di sostanza debbano ancora arrivare o se non arriveranno mai. Finora ci è stata presentata una sorta di revisione cosmetica della legge originale, fatta per spiegare meglio o fare meglio. Tuttavia restano aperti due problemi: o qualcuno ha corretto i compiti dopo che la legge di novembre era già passata in Aula, e allora potevate farli prima risparmiandoci questo passaggio, oppure stiamo cambiando la legge ad hoc per i prossimi interlocutori. In ogni caso, i presupposti di necessità e urgenza iniziano a scarseggiare. Ho la sensazione che non sia solo una questione di forma, perché questo nuovo emendamento richiama anche la lettera L bis, quella aggiunta per accorpare in un unico comma la famosa rinuncia all’immunità. Stiamo dicendo esplicitamente che tutti gli atti connessi all’emissione dei titoli godono della rinuncia all’immunità. Nonostante la difficoltà di seguire questo “patchwork” normativo creato a soli tre mesi dalla legge principale, credo che dietro questa revisione ci sia una sostanza molto più profonda che punta ad abbassare le tutele dello Stato. Probabilmente è questo che vi ha chiesto chi vi ha corretto i compiti. Se non c’era necessità di questo strumento per la forma, allora significa che la sostanza c’è eccome e che state abbassando le soglie di sicurezza per il Paese.
Fabio Righi (D-ML): Riprendiamo il dibattito su questo decreto e vorrei rivolgermi nuovamente alla maggioranza, che mi sembra fin troppo silente. Vorrei sapere se vi rendete conto che quella che viene fatta passare come una mera modifica interpretativa è in realtà un cambio di impostazione totale. Guardando a come si sono mossi ultimamente, sembra quasi di dover fare dell’archeologia normativa: rispetto a una legge di pochi mesi fa, oggi si tolgono lacci e lacciuoli per dare mani libere al governo nella scelta delle giurisdizioni e nella rinuncia preventiva alle immunità. È come se, dopo aver fatto la legge, qualcuno sia arrivato a porre condizioni specifiche e voi abbiate subito portato un decreto per modificare tutto e facilitare certe operazioni. In teoria sembra tutto lineare, ma il dubbio resta, specialmente vedendo come questo governo sia già rimasto invischiato in dinamiche simili in altri contesti. Chiedo alla maggioranza se abbiate almeno guardato questo decreto insieme alla Segreteria competente e se possiate spiegarci questo cambio di rotta. È arrivata qualche richiesta particolare da qualche investitore? Credo che delle risposte siano dovute, perché qui non state cambiando una parola ma l’intera gestione dell’indebitamento di questo Paese. Avete un’idea di quello che state facendo o intendete rimanere sulla linea del silenzio?
Antonella Mularoni (Rf): Vorrei evidenziare quanto sia difficile per il Parlamento lavorare in questo modo e spero davvero che in futuro si cambi registro. Non si può portare in Aula una legge descrivendola come l’atto organico definitivo per il debito pubblico e poi tornare dopo tre mesi perché qualcuno da fuori ha detto che così non si riesce a collocare il debito all’estero. Se volete continuare sulla strada dell’indebitamento senza però prevedere un piano per ridimensionarlo, dovete essere consapevoli che diventerà sempre più pericoloso, specialmente considerando che le giovani generazioni sono sempre meno numerose. Sembrate preoccupati solo per l’oggi e non per il domani. Siamo in totale disaccordo con questo metodo: tenete impegnate le commissioni per mesi e poi, appena qualcuno da fuori critica la legge, correte a fare un decreto d’urgenza. L’unica vera urgenza qui è la vostra incapacità di fare bene le leggi fin dall’inizio. Ormai siamo pieni di decreti che modificano leggi appena approvate; una volta le leggi duravano decenni, oggi durano un mese e poi arrivano errata corrige o decreti modificativi. Temo che tra qualche giorno vi accorgerete che neanche questo decreto va bene e ne farete un altro. Siamo in totale dissenso con questo modo di gestire la cosa pubblica, specialmente in un momento in cui dovremmo imparare a legiferare bene in vista del recepimento dell’acquis comunitario. Non oso pensare a cosa succederà allora.
Emanuele Santi (Rete): L’articolo 5 è l’unico su cui non abbiamo presentato emendamenti perché riteniamo che la specifica da “collocati” a “negoziati” sia una modifica corretta per togliere ambiguità. Per tutto il resto confermo il mio giudizio negativo: non potete venire qui a dire che sono solo aggiustamenti di virgole. Avete portato la legge in fretta senza guardarla bene e ora arrivano cinque pagine di modifiche sostanziali che riducono i presidi e le difese del nostro Stato. È pericolosissimo. Oltre ad aver fatto una legge discutibile quattro mesi fa, ora la state ulteriormente peggiorando. Questo silenzio della maggioranza mi fa dubitare che abbiate piena coscienza degli effetti di ciò che votate, ma la responsabilità ricadrà su di voi. Alla luce dell’imminente rollover che avverrà entro il 30 giugno, sono molto preoccupato per la faciloneria con cui affrontate l’argomento. Mi sembra di parlare a un’aula sorda, ma sarete voi i responsabili di tutto questo.
L’emendamento abrogativo di Rete dell’articolo 4 è respinto con 8 voti favorevoli e 26 contrari.
Emendamento di Rete abrogativo dell’articolo 6
Segretario di Stato Marco Gatti: In questo caso viene aggiunto un comma all’articolo riguardante il riacquisto dei titoli di Stato, specificando che le previsioni dell’articolo 4 si applicano anche ai relativi contratti. Dal mio punto di vista non essendo un legale mi sembra una conseguenza diretta, dato che le clausole di un contratto si applicano logicamente anche al riacquisto successivo. Tuttavia i legali hanno ritenuto necessario specificarlo per maggiore chiarezza nei confronti degli operatori e dei co-investitori, rendendo la norma trasparente e rispondendo a quanto evidenziato da chi deve esprimere il parere legale sull’operazione.
Emanuele Santi (Rete): Se si voleva fare un buon lavoro su questo articolo, bisognava prevedere la clausola della “call option”, come avevamo suggerito già quattro mesi fa. Con la legge attuale questa possibilità di riacquisto non c’è. In termini semplici, la “call option” permetterebbe di emettere il nuovo titolo e riacquistare subito il vecchio. Siccome non l’abbiamo prevista, cosa succederà ad aprile? Il Segretario Gatti farà il rollover emettendo nuovi titoli, ma i vecchi scadranno solo a gennaio 2027. Questo significa che per nove mesi pagheremo gli interessi su due debiti contemporaneamente. Se aveste voluto davvero tutelare il Paese, avreste inserito questa opzione per evitare di buttare via milioni di euro. Glielo avevamo già detto nel 2023 ma ha tirato dritto; ora c’è una nuova maggioranza, possibile che nessuno gli dica nulla? Parliamo di milioni di euro di interessi pagati in più che peseranno sul bilancio per 15 o 16 milioni solo nel 2026. È una clausola che usano tutti gli Stati sensati per evitare di avere due debiti in piedi contemporaneamente. Mi arrabbio perché vedo un menefreghismo e una sciatteria politica inaccettabili; non voler capire queste cose minime è davvero inqualificabile.
Nicola Renzi (Rf): Il tema è molto tecnico e credo che gli interventi del collega Santi meriterebbero risposte precise, dati alla mano, che chiariscano perché non si sia seguita la strada da lui indicata. Temo che i cittadini riescano a capire poco di una materia così vitale per il Paese. Mi chiedo se i consiglieri abbiano la percezione di quanto stia accadendo e se questo passaggio sembri loro trasparente. A me pare che la questione del debito, fin dal famoso prestito Cargill, continui a essere gestita in modo opaco da pochissime persone nelle segrete stanze. Il “manovratore” non deve essere disturbato, anche se porta leggi per poi cambiarle dopo pochi mesi. Il modo giusto per affrontare la questione sarebbe stato convocare la Commissione Finanze per un riferimento tecnico con proiezioni e dati, spiegando l’andamento del debito e le strategie per rinegoziarlo. Questo approccio eviterebbe polemiche e darebbe certezze. Invece si continua con un’azione poco trasparente e incerta, cambiando le leggi ogni due mesi per gestire centinaia di milioni di euro. Questo approccio fideistico verso il Segretario va messo da parte perché le aperture di credito sono ampiamente finite. Segretario, le chiedo cortesemente di dirci quali sono i legali che stanno seguendo la questione.
Fabio Righi (D-ML): Continuiamo sulla linea della preoccupazione, non tanto per i tecnicismi ma per il cambio di impostazione sull’indebitamento del Paese. Sono allibito nel vedere gli sguardi vuoti di una maggioranza pressoché assente in Aula. Ma qualcuno può rispondere? Vi state rendendo conto di dove stiamo andando? Avete in mente come verrà pagato questo debito o l’unico obiettivo del governo è continuare a rinegoziarlo all’infinito? Quali sono le traiettorie per i nuovi titoli? Sono domande che vi siete posti? Si parla tanto di ridare centralità a questa Aula, ma poi si portano provvedimenti che smantellano i pochi presidi che coinvolgevano il Parlamento. La logica non era venire qui a perdere tempo su aspetti tecnici, ma avere un confronto e una pianificazione condivisa sul percorso di indebitamento. Invece non siamo minimamente coinvolti e rischiamo di subire passivamente il mercato senza una rotta. Chiedo di nuovo alla maggioranza: c’è una logica in tutto questo? Avete fatto degli approfondimenti o resterete silenti fino alla fine? Domani dovrete votare e noi pretendiamo delle risposte perché non stiamo giocando.
Sandra Stacchini (Pdcs): Vorrei rispondere in particolare al collega Santi perché non vorrei passasse il concetto che queste operazioni siano fatte da persone sprovvedute che non sanno cos’è una “call option”. Per uno Stato piccolo come il nostro, un’opzione di questo tipo probabilmente costa più di quello che può far risparmiare. Un’obbligazione emessa con “call option” deve avere un tasso più alto e spesso non c’è nemmeno motivo di esercitarla, quindi si parte già svantaggiati. L’Italia stessa non emette titoli con questa opzione e sono pochi i paesi che lo fanno. Se il nostro titolo è al 6,5%, con la “call option” forse sarebbe costato il 10,5%. I tecnici hanno valutato attentamente questa possibilità e non è una questione così elementare come è stata esposta.
Emanuele Santi (Rete): Consigliera Stacchini, il tema si semplifica così: quest’anno pagheremo probabilmente 16 milioni di euro in più di interessi. Mi piacerebbe sapere quanto sarebbe costata l’opzione, perché se fosse costata meno di 16 milioni allora avrei ragione io. Lei lo sa quanto costa? Nel 2023 e 2024, quando i tassi sono scesi, avremmo potuto esercitarla e risparmiare tre o quattro punti di interessi per tre anni; faccia lei i conti e vedrà che forse era meglio prevederla. Inoltre, i vostri “bravi tecnici” non hanno minimamente considerato la possibilità di emettere titoli da far acquistare ai risparmiatori sammarinesi quando i tassi erano al 6,5%; lì avremmo risparmiato davvero. Non venga a farci la “spieghina” o la morale, perché i conti sappiamo farli bene anche noi.
L’emendamento abrogativo di Rete dell’articolo 6 è respinto con 11 voti favorevoli e 29 contrari.
Emendamento di Rete abrogativo dell’articolo 7
Segretario di Stato Marco Gatti: Gli articoli 7 e 8 sono collegati. Le modifiche più significative riguardano l’articolo 8 e il luogo in cui effettuare le notifiche: oltre alla procedura nazionale nella Repubblica di San Marino, abbiamo previsto l’opzione di individuare sedi istituzionali estere come i consolati onorari. La formulazione precedente non era sufficientemente chiara e conteneva errori di scrittura, quindi abbiamo recuperato le espressioni già usate nelle precedenti emissioni. Conseguentemente sono stati modificati gli altri articoli collegati. Per quanto riguarda l’articolo 7, le modifiche servono a rendere più coerente la normativa interna rispetto alla possibilità di deroga alla giurisdizione straniera, per evitare conflitti tra la legislazione concorrente e quella interna. Gli studi legali che ci seguono e che devono emettere il parere legale sono lo studio S. Cerubini e lo studio internazionale Simon & Simon.
Matteo Casali (Rf): Si continua a parlare di modifiche ininfluenti, ma a me non sembra affatto così, anche per un non tecnico come me. Qui parliamo del riconoscimento di provvedimenti giurisdizionali stranieri a San Marino. Prima questi atti erano riconosciuti “sic et simpliciter” solo se la giurisdizione era espressamente indicata nei contratti. Ora invece basta che l’autorità straniera sia considerata competente secondo i propri principi perché l’atto sia valido anche da noi. Prima il tribunale estero doveva essere riconosciuto da San Marino negli atti dell’emissione, ora invece “tutti i tribunali sono buoni”. C’è una bella differenza, non è solo cosmesi. Inoltre, sulla notifica, prima doveva essere fatta obbligatoriamente a San Marino, ora si può fare presso un console onorario. Infine, è stata tolta la clausola che prevedeva che il provvedimento straniero non dovesse violare l’ordine pubblico, la sicurezza e la sovranità della Repubblica. Forse con l’aria che tira è meglio non parlare più di sovranità, visto che di piani paralleli sembra debba occuparsi qualcun altro e non questa Aula.
Nicola Renzi (Rf): Siamo di fronte a cambiamenti sostanziali sul riconoscimento delle giurisdizioni estere rispetto a quella esclusiva sammarinese. Siamo realisti e sappiamo che per andare sui mercati internazionali bisogna accettare giurisdizioni concorrenti o esclusiva, solitamente scegliendo fori internazionali riconosciuti per queste operazioni. La cosa che stupisce è il cambio totale di impostazione rispetto a una legge di pochi mesi fa. Queste verifiche non potevano essere fatte prima? Il dubbio è che si stia navigando a vista, correndo a ratificare decreti d’urgenza a seconda delle richieste che arrivano di volta in volta. Non si può gestire il debito estero affastellando normative che cambiano ogni tre mesi, specialmente su temi delicati come la giurisdizione. Forse tra due mesi cambieremo ancora perché qualcuno farà altre richieste? Anche tenendo conto delle difficoltà internazionali, serve più scrupolo, precisione e chiarezza, altrimenti i presupposti per un disastro ci sono tutti.
Emanuele Santi (Rete): Questo articolo riguarda il riconoscimento di provvedimenti stranieri ed è molto importante. Già a novembre avevamo detto che riconoscere autorità e atti stranieri in questo modo non era una cosa da poco. Se succede qualcosa, con questa norma lo Stato di San Marino riconosce qualunque provvedimento, di qualunque genere e provenienza, e lo prende per buono. Ci rende completamente disarmati e privi di difese se dovessero sorgere problemi sui titoli di Stato. Venire qui dopo soli quattro mesi a cambiarlo ulteriormente ci conferma che la strada non è affatto liscia e siamo molto preoccupati per come è stata gestita l’intera procedura.
L’emendamento abrogativo di Rete dell’articolo 7 è respinto con 9 voti favorevoli e 27 contrari.
Emendamento di Rete abrogativo dell’articolo 9
Segretario di Stato Marco Gatti: In questo articolo è stato introdotto un inciso per chiarire che le misure cautelari possono essere richieste esclusivamente dalle controparti dell’Eccellentissima Camera o dagli obbligazionisti. È un chiarimento rispetto alla stesura iniziale, dove questo concetto era considerato sottinteso, ma ora lo abbiamo esplicitato meglio per escludere soggetti diversi da quelli individuati.
L’emendamento abrogativo di Rete dell’articolo 9 è respinto con 9 voti favorevoli e 25 contrari.
Emendamento di Rete abrogativo dell’articolo 10
Segretario di Stato Marco Gatti: In questo emendamento le modifiche significative sono essenzialmente due. Innanzitutto, è stato inserito il principio per cui le esenzioni previste si applicano anche alle operazioni di riacquisto e non soltanto a quelle che riguardano l’emissione, chiarendo così definitivamente l’aspetto del riacquisto dei titoli. In secondo luogo, è stata estesa una parte molto significativa riguardante l’esenzione dagli obblighi di registrazione previsti dalla legge numero 85 del 1981. La nostra normativa sulle imposte di registro prevede infatti l’obbligatorietà della registrazione per tutti gli atti, ma questo è assolutamente impossibile per quello che avviene normalmente in borsa e per tutte le negoziazioni che possono verificarsi sul mercato secondario. Di conseguenza, abbiamo reso esente questo obbligo previsto dalla legge sulle imposte di registro.
Emanuele Santi (Rete): Su questo articolo avevamo già puntato l’attenzione in commissione, proprio in occasione dell’approvazione della legge, soffermandoci sui profili fiscali e su tutte queste esenzioni. Se da un lato può essere vero che registrare tutti i contratti per le negoziazioni dei titoli risulti difficile, credo invece che non sarebbe affatto complicato far pagare l’imposta e la ritenuta d’acconto sui contratti relativi alle consulenze professionali. Io penso che qualsiasi professionista, dopo aver lavorato, debba pagare la ritenuta d’acconto, che è un anticipo sulle tasse che dovrà poi versare. Non riesco mai a capire perché per questa specifica operazione debba essere tutto netto: se uno prende cento euro, devono essere cento euro netti. In qualsiasi altra operazione i professionisti sono soggetti alla ritenuta d’acconto, se non ricordo male attorno al 20%, che appunto non è una nuova imposta ma solo un anticipo. Di fatto, noi stiamo permettendo che tutti i professionisti coinvolti percepiscano una parcella esentasse. È una possibilità che si può anche dare, per carità, ma non capisco come mai lo Stato non possa almeno incassare la ritenuta d’acconto sui compensi, come fa regolarmente in ogni altra circostanza. Lo rileviamo come una scelta politica: se sulle negoziazioni dei titoli la registrazione degli atti è una pratica impossibile, e questo lo capiamo, troviamo invece molto meno comprensibile il compenso esentasse sulle prestazioni di consulenza.
Matteo Casali (Rf): Mi dispiace dover ricordare che il tema dei profili fiscali fu ampiamente dibattuto già in sede di discussione della legge originale che oggi andiamo a modificare. Ci venne detto allora, ed è vero, che è una prassi consolidata in tutto il mondo che questo tipo di intermediazioni avvengano al netto di ogni tassazione, se non altro per motivi di giurisdizione, dato che i titoli vengono piazzati sui mercati internazionali e non si saprebbe nemmeno quale tassazione applicare. Rilevo però con amarezza che eravamo nei giorni in cui discutevamo l’IGR e aumentavamo le tasse ai cittadini, mentre qui concedevamo esenzioni, pur non potendo forse fare diversamente. La cosa che mi colpisce della nuova formulazione proposta con il decreto rispetto alla legge originale riguarda l’obbligo di registrazione. È stato detto che registrare tutti gli atti sarebbe stato impossibile, ma io mi chiedo se non fosse stato necessario mantenere almeno la registrazione di determinati passaggi fondamentali del processo di emissione e di tutta la documentazione a corredo. Fin da piccolo mi hanno insegnato che la registrazione di un atto è fondamentalmente una garanzia tra le parti, perché oltre a essere un atto fiscale per il quale si paga una tassa allo Stato, garantisce entrambi i contraenti sulla validità dell’atto stesso. Mi chiedo quindi se non fosse possibile mantenere almeno l’atto formale della registrazione per gli aspetti legati alle consulenze, se non altro come segno di trasparenza e garanzia in un processo in cui mi sembra che la regola di fondo sia sempre quella della delega in bianco.
L’emendamento abrogativo di Rete dell’articolo 10 è respinto con 10 voti favorevoli e 26 contrari.
Emendamento di Rete abrogativo dell’articolo 11
Segretario di Stato Marco Gatti: Qui stiamo trattando le abrogazioni. Viene abrogata la lettera b) del comma 1, che riguardava una definizione di “beni in garanzia” mai utilizzata nel testo; probabilmente si trattava di un refuso rimasto all’interno della normativa vigente e vogliamo cogliere l’occasione per eliminarla perché genera solo confusione. L’altra abrogazione riguarda la lettera d) del comma 3 dell’articolo 5, dove si parla di rinuncia alle immunità. In quel passaggio erano esplicitati i beni della Banca Centrale, ma in questo caso vengono abrogati perché i beni della Banca Centrale costituiscono un patrimonio autonomo e lo Stato non può chiaramente disporne. Era quindi improprio richiamarli all’interno del testo, dato che le obbligazioni contratte dallo Stato non possono estendersi ai beni di altri soggetti giuridici.
Emanuele Santi (Rete): Rispetto a questo articolo rileviamo che l’esclusione dei beni di proprietà della Banca Centrale dal fondo di garanzia ci dà una sicurezza in più: nel caso dovesse succedere qualcosa, almeno salviamo quei fondi autonomi e separati, come ad esempio i fondi pensione lì depositati. Quindi, in linea di massima, non siamo assolutamente contrari a questa esclusione, ma ci tengo a rimarcarlo: nella lista del fondo di garanzia ci sono tantissimi beni rilevanti che lo Stato mette a copertura di questa operazione. Mi vengono in mente le due aziende di Stato più pregiate, ovvero la Giochi del Titano, che garantisce utili importanti al bilancio pubblico, e soprattutto l’Azienda Autonoma di Stato per i Servizi, che è parte integrante del nostro welfare perché ci fornisce servizi essenziali come acqua, luce e gas. Dobbiamo essere consapevoli che questi beni sono messi a garanzia. È bene avere l’accortezza di togliere i beni in possesso della Banca Centrale, ma voglio ripetere che con questa legge avete messo a garanzia dell’operazione dei titoli di Stato dei beni fondamentali per il Paese. Francamente sono molto preoccupato per come è stata portata avanti questa legge a novembre e per come la si stia modificando ora, con questa leggerezza, a soli tre mesi dalla sua approvazione. Mi auguro che in maggioranza, da qui al 30 aprile, che è la data limite segnalata dal Segretario Marco Gatti nel decreto, parliate seriamente di questo rollover. Si tratta di una delle operazioni più importanti dell’anno e credo che il Paese non possa permettersi di farla gestire in maniera unilaterale da una sola persona al comando, specialmente perché vediamo che le nostre difese e le nostre garanzie sono sempre più fragili.
L’emendamento abrogativo di Rete dell’articolo 11 è respinto con 7 voti favorevoli e 27 contrari.
Il decreto è ratificato con 28 voti favorevoli e 7 contrari.
Ratifica Decreto Delegato 9 gennaio 2026 n.1 – Modifica delle schede e del sistema di valutazione dei dirigenti dell’Istituto per la Sicurezza Sociale
Segretario di Stato Marco Gatti: Il presente decreto delegato, emanato in esercizio delle deleghe previste dalla legge, modifica le disposizioni riguardanti i modelli di scheda per la valutazione annuale dei dirigenti medici e non medici dell’Istituto per la Sicurezza Sociale. Interveniamo inoltre sulle modalità e sui termini per il riconoscimento della retribuzione di risultato e sull’articolazione dell’orario di lavoro dei dirigenti medici. Il decreto si compone di sette articoli. L’articolo 1 definisce le finalità, mentre l’articolo 2 precisa le competenze del Nucleo di Valutazione per superare la precedente formulazione che si riferiva indistintamente a tutti i dirigenti. L’articolo 3 stabilisce che la valutazione annuale comprenderà sia la verifica degli obiettivi di budget sia la valutazione qualitativa e quantitativa della prestazione, con ogni voce che concorrerà fino a un massimo di 50 punti su 100. Viene inoltre precisata la diversa competenza dei soggetti valutatori in base all’incarico. L’articolo 4 introduce la disciplina per la valutazione al termine dell’incarico, che sarà considerata positiva se la media dei punteggi annuali e il punteggio dell’ultimo anno risulteranno in linea con le aspettative. L’articolo 5 modifica i modelli delle schede e attribuisce al Comitato Esecutivo la facoltà di adottarne di specifici per i dirigenti non medici. L’articolo 6 conferma l’orario settimanale di 38 ore per i dirigenti medici, prevedendo però una flessibilità su base bimestrale anziché mensile. Infine, l’articolo 7 detta norme di coordinamento affinché tali valutazioni siano rilevanti anche per i procedimenti selettivi o per nuovi incarichi di responsabilità. In conclusione, questo provvedimento punta a migliorare il sistema di valutazione rendendolo più consapevole e condiviso tra l’Istituto e i professionisti che vi operano.
Matteo Casali (Rf): Questo decreto rappresenta il consolidamento di un trasferimento di modelli vigenti nella Pubblica Amministrazione all’Istituto per la Sicurezza Sociale. Già durante l’audizione del Comitato Esecutivo in Commissione abbiamo espresso preoccupazione per questa trasposizione meccanica di schemi nati per la PA in un ambiente così particolare come quello sanitario e ospedaliero. Proprio in questi giorni sono state distribuite le schede nella PA e quello che stiamo vedendo è una grande confusione. Mi riferisco, per esempio, alla direttiva, formale o informale che sia, secondo cui la fascia di eccellenza non debba essere assegnata a nessuno. Vorrei sapere se c’è l’intenzione di mutuare questa stessa filosofia anche nell’ISS, perché sarebbe grave pensare che chi dirige l’amministrazione ritenga a priori che non esistano eccellenze tra i propri professionisti. Inoltre, i giudizi sono tarati su parametri non misurabili: si dà prima un giudizio soggettivo e da quello si fa derivare un punteggio numerico con i decimali, quando dovrebbe essere il contrario. Valutare una performance significa basarsi su dati oggettivi e palpabili. Questo metodo genera un senso di discriminazione e disaffezione, perché le persone hanno il diritto di essere giudicate per i numeri e le pratiche che producono, non per sensazioni vaghe. Nel settore sanitario, poi, agire così disgrega i gruppi di lavoro: se un collega riceve un punteggio leggermente superiore al mio sulla base di un giudizio soggettivo, io mi sentirò scoraggiato dal collaborare. O usiamo dati misurabili o prevediamo fasce più ampie e meno “farmacistiche”, perché non ha senso arrivare al millesimo di punto partendo da un giudizio personale. Infine, noto che i valutatori sono il Nucleo di Valutazione o il Comitato Esecutivo, ovvero organismi di chiara emanazione politica che si trovano a emettere giudizi tecnici. Noi siamo per la valutazione della performance, ma deve essere uno strumento che favorisce il lavoro e l’appartenenza, non un mezzo punitivo o un metodo di controllo politico sulla sanità.
Emanuele Santi (Rete): Sottoscrivo parola per parola l’intervento del collega Casali, che ha analizzato la questione in modo magistrale. Il tema delle schede di valutazione sta creando profondi malumori in vari settori della PA, non solo all’ISS, a causa delle rilevanti disparità di trattamento. Da un lato abbiamo chi è in servizio da tempo e continua a godere dei vecchi vantaggi senza essere realmente spronato a migliorare; dall’altro i nuovi assunti vengono penalizzati con punteggi che, per via di approssimazioni quasi sempre per difetto, non permettono mai di raggiungere la soglia per ottenere i benefici economici. Mi sembra un sistema fatto apposta per premiare o punire i singoli in modo discrezionale: basta togliere uno 0,1 per negare un premio. Inoltre, diversamente da quanto insegnato nei corsi di formazione, queste schede vengono spesso adottate dai dirigenti senza un reale confronto preventivo con il dipendente. Un meccanismo sano prevedrebbe che il dirigente discuta le lacune con il lavoratore per spronarlo a migliorare; senza questo passaggio, la valutazione diventa solo uno strumento unilaterale e autoritario. Questo sistema di controllo ha evidenti sfumature politiche e presenta delle storture che vanno assolutamente corrette, altrimenti non potremo mai valutare favorevolmente questo intervento.
Nicola Renzi (Rf): Mi sembra di rivedere film già visti. Noi abbiamo sempre detto che la valutazione nella Pubblica Amministrazione ha senso solo se esiste una reale autonomia della dirigenza rispetto alla politica e al governo. Se i dirigenti non sono autonomi, la valutazione diventa nella peggiore delle ipotesi uno strumento di ricatto e controllo sui dipendenti, e nella migliore una pratica burocratica inutile dove si compilano moduli per dare a tutti lo stesso punteggio o per dare poco a tutti perché non si vogliono erogare compensi. Questo è il fallimento dell’amministrazione. Abbiamo criticato la crescente precarizzazione della dirigenza: oggi i dirigenti hanno contratti di soli tre anni e uffici senza titolari da decenni, il che li rende totalmente sottomessi al Congresso di Stato per ottenere un rinnovo. È un’arroganza del potere che svilisce i lavoratori e crea uno scontento totale. All’ISS, poi, il personale amministrativo è sempre stato considerato di serie B, impedendo carriere e innovazioni gestionali. Il risultato è che la spesa sanitaria è fuori controllo. Ora continuate a pasticciare con queste modalità di valutazione che servono solo a garantire il controllo di una parte politica, mentre gli altri restano a guardare e votano tutto. Dobbiamo avere il coraggio di dire basta e aprire una discussione seria per rendere la dirigenza indipendente, basando la valutazione su dati oggettivi e risultati ottenuti. Chi lavora nella PA è esausto perché passa il tempo a riempire moduli invece di dare servizi ai cittadini, sottomesso a un sistema di potere violento e inaccettabile.
Gian Carlo Venturini (Pdcs): Vorrei riportare l’attenzione sul fatto che una valutazione per la dirigenza medica esiste già da molti anni, a seguito della legge del 2018. Non dobbiamo confondere la valutazione della PA con quella sanitaria. Il fatto che il Comitato Esecutivo valuti i dirigenti non è una questione politica: la politica dà gli indirizzi e gli obiettivi che il Comitato trasmette ai dirigenti gestionali, quelli che una volta chiamavamo primari. Con questo provvedimento andiamo ad allineare l’aspetto organizzativo con le schede di valutazione. Per fare un esempio: prima se un primario raggiungeva l’obiettivo, tutti i medici sottostanti prendevano il massimo, anche se qualcuno non aveva prodotto quanto richiesto. Oggi invece scorporiamo la parte gestionale da quella organizzativa affinché ognuno abbia i propri obiettivi tangibili da raggiungere. In ambito sanitario le prestazioni sono misurabili e i mandati sono chiari. Per quanto riguarda le retribuzioni, i nuovi assunti hanno una parte dello stipendio legata al raggiungimento degli obiettivi, come previsto dal contratto del pubblico impiego; per i vecchi regimi interverremo magari nelle prossime contrattazioni sulle indennità di funzione. Queste schede servono anche a riconoscere gli avanzamenti di carriera. Sulla flessibilità oraria, permettiamo ai medici di compensare le ore su base bimestrale per venire incontro alle esigenze dei servizi e della libera professione. Infine, sull’eccellenza: nei corsi non sono state date direttive per non concederla, ma si è suggerita uniformità. L’eccellenza deve essere riservata a chi fa qualcosa in più rispetto ai compiti assegnati. Penso che queste precisazioni siano utili per arricchire il dibattito.
Fabio Righi (D-ML): Come Domani Motus Liberi abbiamo chiesto chiaramente di tenere la politica fuori dai corridoi dell’ospedale, e questo provvedimento ci conferma quanto quella richiesta fosse sensata. Nonostante gli sforzi del collega Venturini per difendere il decreto, noi denunciamo che questo atto legalizza di fatto l’influenza politica sulla sanità per scopi di consenso. State nascondendo la politica dietro algoritmi, schede e tecnicismi burocratici. Le schede di valutazione sono costruite da una dirigenza di nomina politica che può cambiare i criteri autonomamente senza passaggi legislativi. Se la carriera di un dipendente dipende da un soggetto politico che può mutare i parametri a piacimento, siamo di fronte alla tecnicizzazione del controllo politico. Il decreto mette al centro il budget e il risparmio invece delle competenze cliniche, senza un controllo di gestione preciso. Si introduce persino un principio di “fedeltà funzionale”: se sei allineato ai desiderata di chi è nominato dalla politica fai carriera, altrimenti il tuo percorso viene ostacolato. Questo decreto legittima un controllo indiretto che condiziona le vite dei professionisti e alimenta una cultura dell’allineamento. Chiediamo di sospendere questo provvedimento perché deve essere preceduto da un confronto forte sulla gestione della dirigenza medica. State diventando più sofisticati nelle vostre smanie di potere, ma non ci facciamo prendere in giro: questa è una vergogna che alimenta la paura dei cittadini e dei lavoratori verso ritorsioni politiche.
Iro Belluzzi (Libera): Al di là dei toni forse esagerati di chi mi ha preceduto, credo ci sia del vero in ciò che viene detto. Dobbiamo fare delle valutazioni serie sui risultati che l’ISS sta raggiungendo o meno. Già nel 2024 si era detto che occorreva rimettere mano all’atto organizzativo perché non rispondeva più alle esigenze attuali. L’ISS non appartiene a una maggioranza pro tempore, ma rappresenta l’intero Paese e richiede una revisione profonda basata sulla condivisione. Purtroppo spesso assistiamo a scelte dei dirigenti assunte senza motivazioni reali o tangibili. È impensabile che l’amministrazione operi così; ogni atto deve essere motivato e trasparente per evitare che la politica agisca in modo oscuro. Dobbiamo assicurare meritocrazia e chiarezza, altrimenti rischiamo di creare danni gravissimi all’amministrazione, al Paese e soprattutto alla cittadinanza.
Gian Carlo Venturini (Pdcs): Intervengo di nuovo perché l’intervento del consigliere Righi mi è parso un tentativo di distorcere la realtà. Forse ha la memoria corta, perché nel 2022, quando lui era al governo, esisteva già un decreto sulla valutazione dei dirigenti ISS: i medici erano già valutati, non abbiamo inventato nulla. Inoltre, abbiamo ratificato un atto organizzativo ed è necessario adeguare i modelli di valutazione perché oggi ci sono nuove unità operative e funzioni che prima non esistevano. La differenza rispetto al passato è che prima l’indennità di risultato veniva anticipata al 50% a prescindere; oggi invece prima si fissano gli obiettivi e solo dopo il loro raggiungimento viene erogato il riconoscimento economico. Mi sembra un criterio di maggiore equità e serietà. Riguardo all’atto organizzativo, abbiamo votato un ordine del giorno in Commissione per aggiornarlo in vista del nuovo piano sanitario del 2026. Non capisco dove veda l’interferenza politica: stiamo solo apportando correttivi a un decreto del 2022 alla luce del nuovo assetto organizzativo. Mi sembra che ci si stracci le vesti per un aggiornamento necessario quando prima andava tutto bene.
Denise Bronzetti (Ar): Non nascondo le mie perplessità su come si sta procedendo. Mi pare che l’ordine degli atti sia stato invertito: prima dovremmo capire che tipo di sanità e di sicurezza sociale vogliamo, e solo dopo costruire la struttura e l’atto organizzativo. Abbiamo chiesto con forza in Commissione che l’atto organizzativo dell’ISS venisse rivisto seguendo questa logica. Ratificare ora un decreto sulle valutazioni e sulle differenze retributive mi sembra prematuro; tali posizioni si giustificano solo se il modello organizzativo è funzionale a un’idea precisa di sanità. Questi decreti così complessi e difficili da leggere non fanno altro che ingessare la Pubblica Amministrazione. Abbiamo vertici di uffici che passano il tempo a scrivere relazioni e mettere giù numeri invece di occuparsi della loro missione principale. C’è uno scontento profondo che va ascoltato. Spesso si dice di voler armonizzare il pubblico al privato, ma io sfido chiunque a trovare nel settore privato sistemi di valutazione così arrovellati: nessuna azienda privata sopravviverebbe trenta minuti con una burocrazia del genere. O decidiamo di seguire il modello del privato o dobbiamo ammettere che stiamo creando solo sovrastrutture inutili.
Andrea Ugolini (Pdcs): Capisco che parlare alla pancia delle persone, come ha fatto il consigliere di Domani Motus Liberi, possa far comodo, ma il provvedimento in ratifica è di tutt’altro tenore. Proprio Motus Liberi ha sempre fatto della meritocrazia un cavallo di battaglia, e questo decreto va esattamente in quella direzione, specificando meglio la misurabilità degli obiettivi e delle performance. È un percorso iniziato nel 2022 quando proprio loro erano al governo. Non capisco la critica sulla mancanza di visione: l’atto organizzativo è stato portato in Aula dopo quindici anni e in Commissione Sanità è stato formulato un programma generale dopo tantissimo tempo. In questi anni abbiamo cercato di fare ordine e ridare una gerarchia a una struttura che conta 1200 operatori che ogni giorno lavorano con il cuore. Questo provvedimento serve solo a rendere più chiari e tangibili gli obiettivi assegnati ai dirigenti.
Michele Muratori (Libera): Posso comprendere la posizione critica di chi era all’opposizione, ma faccio fatica a capire quella di Domani Motus Liberi: quando questa legge è stata promulgata nel 2022 loro erano al governo. Questo decreto non è una nuova introduzione, ma una modifica migliorativa per riparametrare criteri già esistenti. Le schede di valutazione non sono un’invenzione sammarinese, ma uno standard in tutto il mondo occidentale da decenni. Queste schede sono persino blande rispetto a quanto avviene in altre realtà. Trovo eccessivo buttare tutto in “gazarra” chiedendo la politica fuori dalla sanità con dei comunicati stampa, quando stiamo introducendo un Nucleo di Valutazione autonomo che è la migliore garanzia di trasparenza. Non possiamo venire in Aula a dire che la sanità non funziona e poi criticare chi cerca di ottimizzare le risorse e valutare i medici che non rendono. Bisogna fare pace con la propria testa invece di andare avanti a colpi di slogan: quando si mettono dei correttivi e delle tutele, non si può gridare al lupo.
Aida Maria Adele Selva (Pdcs): Solo per precisare alcune cose perché mi sembra che, come ha accennato anche il collega Ugolini che mi ha preceduto, in questo dibattito sia stato inserito un argomento che può sembrare laterale ma che non fa prettamente riferimento a questo decreto. Diversi colleghi hanno giustamente detto che si tratta di una modifica delle schede del sistema di valutazione. Ricordo perfettamente quando nel 2022 l’Aula ha emanato il decreto 131 proprio con l’introduzione del Nucleo di Valutazione per garantire oggettività nella valutazione dei dirigenti dell’Istituto per la Sicurezza Sociale. Si è trattato di un decreto condiviso e opportuno. Ora vengono modificate alcune cose, ma bisogna partire dalla legge 139 del 2018, che ha introdotto la figura del dirigente medico che prima non esisteva, essendo il medico una figura solo professionale. Quella legge elenca tutte le competenze del dirigente medico, il quale al compito professionale aggiunge ora quello dirigenziale. È ovvio che una competenza dirigenziale comporti oneri in più, come quello di fare le valutazioni sui propri sottoposti. Si può certamente discutere su come cambiare il sistema di valutazione, ognuno ha le proprie idee, ma questo decreto è solo una modifica di procedure già in atto, condivise nella precedente legislatura per arrivare a una reale oggettività e premiare il merito. Se questa modalità sia quella giusta o meno non saprei dirlo con certezza, non avendo competenze specifiche, ma bisogna tener presente l’evoluzione normativa della figura del dirigente medico. Questo decreto modifica le schede migliorandole e inserendo correttivi che possono premiare meglio il merito. Personalmente, come chi mi ha preceduto, credo che valutare sia molto faticoso. Da insegnante vi dico che la valutazione è difficile, specialmente con i ragazzi a scuola, perché gli elementi del contesto che incidono sono tantissimi. In questo caso le schede si basano su obiettivi dati e risultati raggiungibili. Fare polemiche sulla sanità prendendo a pretesto l’approvazione di questo decreto mi sembra un’esagerazione per una semplice modifica di provvedimenti già operativi. Ritengo che col tempo vedremo che questa modifica sarà stata lavorativa e utile.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Vedo il Segretario Lonfernini e mi permetto di fare una battuta: Segretario, non modifichi la scuola media sui cinque giorni perché c’è un analfabetismo funzionale imbarazzante e bisognerebbe aumentare le ore piuttosto che toglierle. Mi preoccupa molto se la futura classe dirigente dovesse essere così analfabeta. Come abbiamo già detto, non c’è una contrarietà alla valutazione del personale amministrativo e sanitario dell’Iss o in generale della Pubblica Amministrazione. Non siamo contrari a ragionare per obiettivi, anzi l’abbiamo sostenuto. Quello che contestiamo, e i fatti lo provano parlando ogni giorno con chi lavora lì, è che quel sistema non è sempre oggettivo e non valorizza chi merita. Il sistema mette criteri valutativi in mano a un organo nominato dalla politica, sulla base dei quali i dirigenti faranno valutazioni che hanno un impatto economico e personale sulla vita dei dipendenti. Sentirsi dire che è meglio non dare quel 2% per risparmiare è avvilente e ha un impatto negativo sul morale e sull’entusiasmo dei lavoratori. Spesso viene premiata la mediocrità: chi merita tanto e chi non merita affatto finiscono per prendere la stessa piccola somma. Vi dà fastidio sentirvi dire che c’è troppa politica nei corridoi dell’ospedale? Ma dove vivete? Avete approvato un atto organizzativo che distribuiva risorse e unità prima ancora di avere un piano sanitario: non è forse questa la politica che si muove prima delle idee? Avete fatto una campagna elettorale promettendo spostamenti di persone e cambiamenti di unità, lo sappiamo bene perché viviamo in questo Paese. Avete mandato via un comitato esecutivo prima del previsto, pagando così due direttori generali invece di uno, eppure il bonus finale è stato concesso comunque. C’è gente che telefona ai vertici per saltare le liste d’attesa e farsi visitare. Davvero credete che la politica non sia in quei corridoi? Non è uno slogan, è la verità che contestiamo perché siamo stufi di sentirci dare queste risposte.
Fabio Righi (D-ML): Credo sia doverosa una replica nel merito perché ci siamo sentiti dire che dovremmo fare pace con noi stessi riguardo all’impostazione del 2022 e quella proposta oggi. Capisco che in Aula si debba difendere l’indifendibile, ma se dite che si tratta solo di un piccolo ritocco o di chiarimenti, allora non avete letto i provvedimenti o state mentendo. La normativa del 2022 permetteva di individuare i criteri di valutazione in modo chiaro e trasparente. Quello che contestiamo oggi con le modifiche apportate, per esempio all’articolo 5, è che date in mano quei criteri all’organo politico nominato, il quale potrà modificarli a proprio uso e consumo secondo la volontà della politica. Questo inciderà sugli avanzamenti di carriera e sugli stipendi all’interno della struttura. Ringrazio il consigliere Muratori per aver detto che siete stati voi a voler mandare via una certa dirigenza dell’Iss perché sotto il controllo della politica, ma ora state legalizzando un sistema che inserisce la politica in modo ancora superiore. Trasferite l’individuazione dei criteri dalla trasparenza della legge alle schede gestite da un organo di nomina politica. È un passaggio sofisticato perché si nasconde l’influenza politica dietro il tecnicismo della scheda di valutazione. Siamo seri, perché se parlate con chi lavora o usufruisce della struttura vi dirà che questa è la realtà dei fatti e non un’invenzione di Domani Motus Liberi. Vorrei inoltre precisare che Motus Liberi si è sempre battuta per premiare la meritocrazia, ma proprio per questo non ci piace questo metodo. La meritocrazia non si premia con valutazioni discrezionali ma con criteri oggettivi. Premiare il merito significa confrontarsi con il dipendente e valutare il suo entusiasmo e la sua voglia di lavorare. Nella scorsa legislatura sostenevamo il passaggio alla valutazione, ma volevamo che fosse oggettiva e non potevamo sapere allora come sarebbe stato applicato questo metodo. Oggi lo vediamo e lo contestiamo. Non ha senso dirci che siccome eravamo al governo allora ci andava bene tutto: i provvedimenti si valutano quando funzionano, e questo non ha funzionato per come viene applicato. Se fate le procedure a rovescio, adottando gli atti successivi prima di quelli che dovevano venire prima, le cose non funzionano. Andate a parlare con i dipendenti della Pubblica Amministrazione invece di essere così convinti che tutto vada benissimo. Se hanno paura di parlare con voi, dovreste farvi due domande.
Matteo Casali (Rf): Qui si sta parlando di una distorsione della realtà basata su un fatto cronologico: prima si faceva che si davano i compensi e poi si valutava se gli obiettivi erano raggiunti, mentre ora valutiamo i risultati e poi diamo i compensi. Non è una questione di cronologia e porla così significa distorcere il tema. Tra di noi potremmo anche chiederci chi abbia retto la sanità e l’amministrazione negli ultimi venticinque anni, quindi se ci sono dinamiche distorte qualcuno dovrebbe guardare in casa propria. Nessuno mette in discussione il principio della meritocrazia o della valutazione. Il punto è che volete trasportare pari pari nella sanità un metodo della Pubblica Amministrazione che proprio in questi giorni sta mostrando tutti i suoi limiti, generando scontento, disgregazione dello spirito di gruppo e disaffezione al lavoro. Questo modello non parte da dati misurabili, ma da giudizi soggettivi per arrivare ai numeri, quando dovrebbe essere il contrario. Attualmente l’amministrazione, anche ai livelli tecnici, è più impegnata nella modulistica e nei programmi di valutazione che nell’adempimento delle proprie funzioni. Questo meccanicismo è imposto dall’alto da persone che forse hanno diretto l’amministrazione per anni senza esserci state nemmeno un giorno. Il tema non è se dare prima i premi o i risultati, è ovvio che i risultati vengono prima dei premi, ma spostare il focus su questi argomenti serve solo a nascondere le responsabilità e i veri obiettivi, perché con i giudizi soggettivi usati per arrivare ai numeri la politica ci sguazza.
Il Decreto Delegato 15 gennaio 2026 n. 3 è ratificato con 29 voti favorevoli e 11 contrari.
Ratifica Decreto Delegato 15 gennaio 2026 n.3 – Modifica delle aliquote dell’imposta speciale sulle importazioni di benzina e di gasolio ad uso carburante ed aggiornamento della tipologia di prodotti energetici e della relativa imposta speciale
Segretario di Stato Marco Gatti: Questo è un decreto emesso a seguito delle modifiche intervenute in Italia all’inizio dell’anno, che hanno visto aumentare le accise sul gasolio e diminuire dello stesso importo quelle sulla benzina. Si tratta di un effetto di allineamento. In questi giorni abbiamo preso due misure: un aumento di 5 centesimi dei rimborsi sulla Smac Card a causa degli incrementi dei carburanti, portando la ricarica a 20 centesimi al litro. Questo significa un ritorno di circa 13 euro su un pieno di 50 litri. Inoltre, per allinearci agli accordi sulle accise e alle deliberazioni del governo italiano, da oggi è in vigore una diminuzione di 20 centesimi al litro sia sulla benzina che sul gasolio. Troverete quindi alla pompa una riduzione significativa del costo. Sia la misura sulla Smac che il decreto emesso ieri saranno validi fino al 30 di aprile, periodo in cui valuteremo l’andamento del settore.
Iro Belluzzi (Libera): Vorrei alcune delucidazioni sulla decisione del governo di intervenire sulla Smac con un rimborso di 5 centesimi al litro. Mi sembra che questa determinazione sia stata assunta dal governo precedentemente rispetto a quella del governo italiano. Normalmente ci si allinea al riferimento italiano sulle accise, quindi dovremmo avere una diminuzione di 25 centesimi complessivi. Se ci riallineiamo alle accise italiane, fino al 30 aprile rimarranno in vigore i 20 centesimi più i 5 della Smac o solo i 5? Perché in quel caso ci sarebbe un disallineamento rispetto all’Italia che ha previsto 20 centesimi.
Emanuele Santi (Rete): Quando abbiamo visto che in ratifica c’era questo decreto, abbiamo presentato un emendamento che discuteremo e che propone di aumentare di ulteriori 10 centesimi al litro l’importo da caricare sulla Smac, totalmente a carico dello Stato. Avevamo già presentato un ordine del giorno per dare mandato al governo di intervenire e siamo soddisfatti che la materia sia stata recepita. È evidente a tutti che, dopo l’esplosione della crisi in Iran e le tensioni con Israele e Stati Uniti, la chiusura dello stretto di Hormuz ha provocato conseguenze nefaste. In poche settimane il carburante è aumentato del 25%, il che rappresenta un danno enorme per tutti noi utenti che ogni giorno dobbiamo fare il pieno e ci vediamo costati almeno 20 o 25 euro in più a volta. L’intervento messo in campo dal governo questa settimana va proprio nella direzione che auspicavamo, anche se in realtà speravamo che questi provvedimenti arrivassero già la scorsa settimana perché la situazione era nota da tempo e l’Italia aveva già tagliato le accise da diversi giorni. Abbiamo presentato un emendamento perché riteniamo necessario uno sforzo ulteriore: con il vostro decreto portate la ricarica Smac da 0,15 a 0,20 euro al litro, ma noi proponiamo di aggiungere altri 10 centesimi completamente a carico dello Stato, portando così la ricarica totale a 0,25 euro. Saremmo anche disponibili a discutere un intervento sul controllo dei prezzi per evitare speculazioni, perché non vorremmo che a fronte di una maggiore ricarica sulla Smac i prezzi alla pompa finissero fuori controllo con effetti distorsivi. È un intervento per dare un po’ di respiro ai cittadini colpiti da questo aumento repentino dovuto alla crisi in Iran; pensiamo che lo Stato debba intervenire per calmierare i costi, contrastando anche la grossa speculazione internazionale in atto. Mi auguro che l’Aula valuti seriamente la possibilità di questo aumento sulla Smac.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Spiego la genesi di questo emendamento: la scorsa settimana in Commissione Esteri avevo evidenziato la necessità che il Congresso di Stato intervenisse sull’approvvigionamento di gasolio e benzina. Il Segretario disse che se ne era parlato, così abbiamo presentato questa proposta in un decreto che apparentemente non c’entrava solo per trovare l’escamotage di parlarne, prima di sapere che il governo avrebbe emesso un ulteriore provvedimento. Sappiamo di essere legati al rapporto fiscale con l’Italia e di non poter fare troppa scontistica per via degli accordi storici, perciò siamo intervenuti sulla ricarica Smac. La crisi geopolitica sta devastando il mondo occidentale e i prezzi alla pompa in Italia sono allucinanti; il governo cerca giustamente di favorire la mobilità, ma noi siamo morfologicamente legati all’uso dell’auto privata. Forse la sperimentazione dello “Smootovie” potrebbe essere una risposta importante, ma bisogna avere la scaltrezza di utilizzare l’emergenza per ottimizzare ciò che abbiamo. Tutto aumenta, dai prodotti alimentari a tutto il resto, perché quasi tutto viaggia su gomma e risente dei costi del gasolio; purtroppo gli aumenti sono repentini mentre il ritorno alla normalità è sempre molto più lento. Chiedo al Segretario di monitorare attentamente per evitare speculazioni, specialmente nel settore alimentare dove siamo tutti consumatori e non abbiamo alternative. Il nostro emendamento nasce per stimolare uno sforzo ulteriore sapendo che la diminuzione delle accise italiane sarà necessariamente temporanea, forse legata anche a dinamiche politiche interne come i referendum. Lo manteniamo in votazione come motivo di discussione e valutazione per il governo.
Nicola Renzi (Rf): Sarò molto breve, ma credo che alcune parole vadano spese. Questo campo mostra tutta la nostra fragilità come Paese che deve subire dinamiche internazionali assolutamente più grandi di noi. La mia preoccupazione riguarda il modo in cui il governo intende affrontare l’estrema volatilità dei costi del carburante e delle materie prime; un decreto fatto oggi rischia di non essere già più attuale tra due o tre giorni, dato che l’obiettivo dichiarato di una parte coinvolta nel conflitto è proprio quello di far schizzare i costi dell’energia. Quali sono gli strumenti che il governo sta mettendo in campo per monitorare la situazione passo dopo passo ed essere tempestivo nell’azione? Questo riguarda i sammarinesi, i frontalieri e gli operatori del settore, che sono estremamente preoccupati e ne hanno ogni ragione. Vorremmo sapere come si intende seguire questa emergenza straordinaria e quali strumenti di monitoraggio abbiamo, pur rispettando rigorosamente gli accordi bilaterali con l’Italia sulle quantità e sul differenziale, mettendo in campo quei lievi discostamenti che ci sono consentiti senza creare fenomeni distorsivi.
Fabio Righi (D-ML): Vorrei offrire alcuni spunti e riflessioni. La Repubblica di San Marino sta subendo le dinamiche internazionali e l’intervento per calmierare i prezzi tramite Smac e accise è assolutamente positivo, dato che in un Paese collinare come il nostro la macchina è un bene di prima necessità, quasi come il latte, per potersi muovere per lavoro. Tuttavia, noto che mentre altri Paesi hanno convocato tavoli di sicurezza economica davanti a queste crisi, da noi questo finora è mancato. Queste dinamiche incideranno a lungo sulla vita dei cittadini e non credo debbano essere appannaggio esclusivo del governo o della maggioranza. Su temi di estrema gravità come questo non abbiamo ricevuto nemmeno una telefonata di confronto per riflettere sulle strategie da porre in essere. Non è normale che i capigruppo dei partiti di opposizione non abbiano alcun tipo di interazione con chi regge il timone del Paese in momenti simili. Chiedo formalmente che venga previsto un coinvolgimento serio su questi temi strategici, non solo sulla singola percentuale di intervento alla pompa, ma per capire gli intendimenti futuri rispetto a ciò che accade fuori dai nostri confini.
Segretario di Stato Marco Gatti: Molto velocemente, l’intervento fatto dallo Stato italiano dovrebbe aver portato a una diminuzione alla pompa di circa 25 centesimi tra accise e IVA. Noi non abbiamo mani libere perché siamo vincolati dagli accordi internazionali con l’Italia che prevedono di mantenere un allineamento. Appena c’è stato l’intervento italiano mercoledì sera, noi giovedì ci siamo subito riuniti d’urgenza per emettere il decreto. Tra l’abbassamento delle accise e l’intervento sulla Smac, che costa allo Stato altri 26 centesimi, stiamo mettendo in campo un’azione significativa e rispettosa degli accordi. L’obiettivo di tutti i governi è evitare che la crescita dei prodotti petroliferi porti a un aumento dei costi di tutti i prodotti e al rischio di inflazione; cerchiamo di calmierare per bloccare l’incremento dei prezzi sperando di tornare presto alla normalità, anche se oggi è difficile prevederlo. Monitoreremo i prezzi, ma dipendiamo molto dalle politiche dei produttori esterni, specialmente dall’Italia che è il nostro principale fornitore di materie prime e prodotti finiti. Condivido le preoccupazioni espresse e faremo quanto possibile per le nostre competenze.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Segretario, condivido le sue dichiarazioni. È chiaro che abbiamo un doppio binario: quello delle accise e quello della Smac. Se l’abbassamento delle accise italiane durerà poco, quel binario diventerà morto e dovremo agire solo sul meccanismo della Smac. Il nostro grande limite è che quasi tutto il consumo di beni primari è legato al trasporto su gomma; se aumenta il gasolio, aumenta tutta la filiera. Non volevamo essere ostativi con il nostro emendamento, volevamo solo parlarne nel caso in cui il governo non fosse intervenuto. Decidiamo di ritirare l’emendamento con la promessa però che, nel caso in cui la situazione dovesse cambiare, la Segreteria informi i capigruppo di opposizione. È una questione sistemica che tocca tutti e chiediamo un coinvolgimento che sia finalmente concreto.
Il Decreto è ratificato con 43 voti favorevoli e 0 contrari.


