Politica

Consiglio Grande e Generale: prosegue il dibattito sul “piano parallelo”

Nel pomeriggio di lunedì 16 marzo il Consiglio Grande e Generale torna a riunirsi, con i lavori che partono dal comma “comunicazioni”. Il focus – come già accaduto nella precedente sessione – è sulle vicende riguardanti la tentata scalata a Banca di San Marino, il “piano parallelo” e l’istituzione di una Commissione di inchiesta. 

Ad aprire la discussione è Gian Nicola Berti (AR), che illustra il lavoro svolto dalla maggioranza nelle ultime settimane e annuncia il deposito di un progetto di legge costituzionale per istituire una Commissione d’inchiesta con poteri inquirenti. Berti sottolinea che “la volontà di andare avanti sulla Commissione d’inchiesta era ed è assolutamente piena” e richiama la gravità delle accuse che sono emerse. L’idea della maggioranza è di attivare l’organismo nella sessione consiliare di aprile 2026 ma far partire i lavori quando la fase inquirente sarà conclusa, così da evitare sovrapposizioni con la magistratura. La stessa impostazione viene ribadita da Massimo Andrea Ugolini (PDCS), che chiarisce come all’interno della maggioranza non vi sia mai stato un dubbio sulla necessità di una Commissione d’inchiesta. Il punto, spiega, è solo il momento in cui farla partire. “Lasciamo lavorare l’autorità giudiziaria”, afferma. Il Segretario di Stato Andrea Belluzzi invita l’aula a mantenere prudenza di fronte a vicende processuali ancora aperte. “I processi vanno letti alla fine, non lungo il loro percorso” commenta. 

Dai banchi dell’opposizione arrivano però critiche sull’approccio della maggioranza. Nicola Renzi (RF) respinge anche l’idea che la Commissione possa rappresentare un’interferenza con la magistratura, ricordando che lo stesso principio non fu sollevato in passato quando venne istituita la Commissione sulla banca CIS. Gaetano Troina (D-ML) sottolinea che l’opposizione ha avuto notizia dell’intenzione della maggioranza di procedere con una legge costituzionale soltanto durante l’Ufficio di Presidenza della settimana precedente. Per questo chiede che, se davvero esiste la volontà di lavorare insieme, il testo venga condiviso prima della discussione in aula e non depositato all’ultimo momento. Emanuele Santi (Rete) ricostruisce una serie di passaggi che, a suo dire, sollevano interrogativi: a cominciare dal percorso normativo che ha consentito all’Ente Cassa di scendere sotto la quota del 51%. Nel suo intervento cita anche un elemento che sta circolando nel dibattito pubblico: l’espressione “the gift for the fighters”, cioè il “regalo per i combattenti”, che sarebbe comparsa in alcune comunicazioni legate alla vicenda.  Fabio Righi (D-ML) alza ulteriormente il tono, dicendo che la politica si è “impantanata” proprio su scandali di questo tipo e che la questione politica, al di là di quella giudiziaria, esiste già, perché riguarda nomine, relazioni e responsabilità che non possono essere derubricate.  Sara Conti (RF) si riallaccia invece alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul caso Simoncini e la interpreta come una critica a scelte legislative del passato. “La legge non si cambia retroattivamente per vincere una battaglia politica”, afferma. 

Dura la replica Segretario di Stato per la Giustizia Stefano Canti, che accusa una parte della politica di continuare ad alimentare uno scontro con la magistratura. “Io credo che il messaggio che stiamo dando al Paese sia devastante”, afferma, ribadendo che la politica non deve ingerire nell’attività giudiziaria e che le sentenze devono essere rispettate anche quando non sono definitive. Canti rivendica inoltre di aver messo a disposizione della Commissione Giustizia tutta la documentazione in possesso del Governo e respinge le accuse di opacità. “Noi non abbiamo niente da nascondere” conclude.

Nel corso del dibattito non mancano riferimenti alla situazione economica internazionale. Diversi consiglieri segnalano l’impatto dei rincari energetici e dell’inflazione sul bilancio delle famiglie. Luca Della Balda (Libera) propone di utilizzare la SMAC Card per erogare bonus energetici e incentivi ai consumi interni, mentre Giovanni Zonzini (Rete) deposita un ordine del giorno per aumentare il rimborso carburante. Miriam Farinelli (RF) richiama il crescente ricorso agli aiuti della Caritas e le difficoltà legate al costo degli affitti. Il Segretario di Stato per il Lavoro Alessandro Bevitori difende l’azione dell’esecutivo e rivendica il lavoro svolto durante gli Stati Generali dell’Economia, definendoli un momento di confronto con imprese, associazioni e professionisti per individuare strategie di sviluppo e rafforzare la sicurezza energetica del Paese. Bevitori difende anche il progetto di trasporto a chiamata Smuvi, riconoscendo che la fase sperimentale ha evidenziato criticità ma definendolo comunque un passo avanti nell’organizzazione del servizio pubblico.

Alle 17.00 la seduta viene interrotta per l’elezione degli Ecc. Capitani Reggenti.

Comma 1 – Comunicazioni

Gian Nicola Berti (AR): Una breve comunicazione anche per spiegare, a nome della maggioranza, il risultato di un lavoro che abbiamo portato avanti nelle scorse settimane, finalizzato alla redazione di un testo di legge costituzionale attraverso il quale si vuole istituire una Commissione d’inchiesta con poteri inquirenti, con l’obiettivo di verificare tutto quanto accaduto nelle vicende legate alla cessione da parte dell’Ente Cassa di Faetano e al cosiddetto piano parallelo.  Credo che queste settimane, al di là di quanto accaduto nella scorsa sessione consiliare – nella quale la maggioranza, è vero, è scivolata per la mancata tempestività nella presentazione di un ordine del giorno – abbiano comunque rappresentato un tempo utile per lavorare e per rimediare a quell’inconveniente. Come Alleanza Riformista abbiamo infatti depositato la mattina successiva un progetto di legge costituzionale proprio per dimostrare che all’interno della maggioranza la volontà di andare avanti sulla Commissione d’inchiesta era ed è assolutamente piena.  Qui infatti si fa riferimento a questioni che riguardano interessi primari dello Stato, che sarebbero stati messi a repentaglio attraverso comportamenti che, secondo le ipotesi inquisitorie del tribunale, configurerebbero reati gravissimi, quali il tradimento nei confronti della nostra Repubblica, nei quali potrebbero essere coinvolti anche esponenti politici. Da questo punto di vista credo che la risposta della politica, lo abbiamo detto anche in aula, non potesse che essere quella di una risposta il più possibile coesa e condivisa.  È evidente che ci sono state reazioni legittime, comprensibili e anche logiche, ma oggi questi eventi ci consentono di riflettere con maggiore consapevolezza, anche alla luce del fatto che in Commissione Giustizia è stata data la possibilità di accedere al materiale che è stato desecretato dal tribunale e che quindi è già nelle mani degli imputati e delle parti civili. Tra queste parti civili vi è anche lo Stato e il Segretario di Stato per la Giustizia ha giustamente cercato di garantire la massima trasparenza, proprio per eliminare suggestioni, speculazioni o comportamenti poco degni della serietà che la politica dovrebbe mantenere su vicende di questo tipo.  Si tratta quindi di un approccio, quello della maggioranza, assolutamente responsabile, così come responsabile è stato l’atteggiamento del Segretario di Stato per la Giustizia, che ha scelto una linea di apertura e di trasparenza, evitando qualsiasi forma di oscurantismo. Ritengo che proprio la trasparenza rappresenti uno degli elementi qualificanti dell’azione di questa maggioranza.  In settimana abbiamo assistito anche a un fatto particolarmente singolare, cioè la pubblicazione di una sentenza che sembrerebbe affermare che il piano parallelo sia inesistente o quantomeno privo di consistenza. Per il rispetto che nutro verso l’attività del tribunale, e anche per l’esperienza maturata nel tempo, ho imparato che quando l’inquirente afferma una cosa e un giudice ne afferma un’altra non è detto che abbia necessariamente ragione uno solo dei due. Sarà quindi necessario approfondire con attenzione i fatti. Chi avrà la possibilità di farlo potrà rendersi conto dello stato delle indagini e del lavoro svolto dal tribunale. Il fatto che vi sia già stata una desecretazione degli atti dimostra che l’attività investigativa è ormai in una fase piuttosto avanzata. Questo elemento ha consentito anche di risolvere una discussione che era emersa all’interno della maggioranza sul quando far partire i lavori della Commissione d’inchiesta.  Nella logica del massimo rispetto delle prerogative dell’altro potere dello Stato, cioè quello giudiziario, si è ritenuto opportuno che la Commissione d’inchiesta venga istituita nel più breve tempo possibile, ma che inizi concretamente il proprio lavoro nel momento in cui si sarà conclusa la fase inquirente e vi sarà il deposito degli atti. In questo modo la Commissione potrà partire con una base documentale già consolidata, valorizzando il lavoro svolto dai magistrati e dalle forze dell’ordine ed evitando al tempo stesso sovrapposizioni tra l’attività giudiziaria e quella politica.  È infatti evidente che la politica, per sua natura, può trovarsi in una situazione di potenziale conflitto di interessi: potrebbe esserci chi cerca di attribuire responsabilità ad altri o chi tenta di autoassolversi. Avere quindi un organismo terzo, dotato di professionalità, indipendenza e terzietà, consente di svolgere un lavoro più equilibrato e credibile nell’accertamento dei fatti.  Ritengo quindi che la maggioranza abbia trovato un punto di equilibrio e sia arrivata alla presentazione di questo progetto di legge costituzionale. La scelta della legge costituzionale non è casuale: abbiamo voluto uno strumento con la massima forza giuridica possibile, diverso dalla legge qualificata proposta dall’opposizione, perché riteniamo che questa Commissione debba avere tutti i poteri necessari per fare piena luce sui fatti che sono emersi e che sono arrivati agli onori della cronaca.  La maggioranza ha inoltre stabilito che questa Commissione d’inchiesta verrà attivata nella sessione consiliare di aprile 2026, con una procedura d’urgenza, proprio per evitare qualunque forma di speculazione su questa vicenda.  Infine, da qui ad aprile, vi sarà la massima disponibilità da parte della maggioranza ad aprire un confronto con le opposizioni affinché possano contribuire alla definizione del progetto di legge e condividerne i contenuti. Questa vicenda, infatti, non dovrebbe avere un carattere politico, se non nel caso in cui emergessero eventuali responsabilità individuali. Mi auguro che non sia così e che possa trovare conferma la lettura secondo cui non vi sarebbe nulla di sostanziale. Se invece così non fosse, si tratterebbe di comportamenti di singoli che non hanno compreso il dovere di fedeltà nei confronti della Repubblica.  Per questo motivo ritengo che la Commissione d’inchiesta rappresenti uno strumento importante e che la maggioranza sia pienamente disponibile ad accogliere eventuali contributi anche da parte delle opposizioni, affinché questo organismo possa operare con il massimo dei poteri e con il più ampio consenso possibile.

Luca Della Balda (Libera): Viviamo una delle fasi più instabili e pericolose degli ultimi decenni. Dall’Europa orientale al Medio Oriente assistiamo a un’escalation dei conflitti che sta progressivamente minando gli equilibri internazionali: dalla guerra in Ucraina alle crescenti tensioni che coinvolgono l’Iran e, più recentemente, anche il Libano. In questo scenario non possiamo ignorare le responsabilità delle grandi potenze e dei loro leader. Le scelte politico-militari promosse dagli Stati Uniti sotto la guida di Trump e dal governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu vengono spesso giustificate con argomenti che appaiono sempre più fragili: il presunto disarmo nucleare dell’Iran, l’esportazione della democrazia, la destituzione di regimi dittatoriali. Francamente sono narrazioni a cui oggi può credere soltanto chi non vuole vedere la realtà.  Quando il diritto internazionale viene ignorato o aggirato non sono soltanto i Paesi coinvolti nei conflitti a pagare il prezzo di queste scelte. Le conseguenze si propagano ben oltre i confini dei campi di battaglia. Lo vediamo già oggi con la crisi energetica aggravata dalle tensioni registrate nello stretto di Hormuz, uno dei principali snodi del commercio petrolifero mondiale. La sua eventuale chiusura, o anche solo la sua instabilità, produce effetti immediati sui mercati internazionali.  Questi effetti arrivano inevitabilmente anche in Europa, arrivano anche a noi e arrivano anche a San Marino. Si manifestano, come abbiamo già visto, con l’aumento dei prezzi dei carburanti, con il rincaro dei trasporti, con l’incremento dei costi delle materie prime e anche delle derrate alimentari. Colpiscono le famiglie, mettono sotto pressione le imprese e riducono il potere d’acquisto dei cittadini.  A questo punto una domanda diventa inevitabile: come deve reagire un piccolo Stato come il nostro? È evidente che non disponiamo di risorse energetiche interne ed è altrettanto evidente che il nostro peso politico negli equilibri internazionali sia limitato. Ma questo non può e non deve tradursi in rassegnazione. San Marino non può limitarsi ad attendere passivamente decisioni prese altrove.  La politica sammarinese deve certamente continuare a lavorare sulle riforme strutturali di medio e lungo periodo, come sta facendo, ma deve anche dimostrare la capacità di reagire nell’immediato, intervenendo con strumenti pragmatici, intelligenti, efficaci e lungimiranti. Il Consiglio e il Governo hanno il dovere di tutelare il commercio e le industrie locali e, più in generale, i cittadini sammarinesi, sempre nel rispetto delle normative internazionali e degli accordi che il nostro Paese ha sottoscritto, soprattutto oggi che ci avviciniamo all’entrata in vigore dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea.  In questo contesto credo che esista già uno strumento nelle nostre mani che potrebbe essere valorizzato molto più di quanto non lo sia oggi. Mi riferisco alla SMAC Card. Oggi la SMAC è sostanzialmente uno strumento di fidelizzazione commerciale e di registrazione fiscale, ma a mio avviso potrebbe diventare molto di più. Attraverso la SMAC potremmo accreditare direttamente ai cittadini bonus energetici e misure di sostegno al reddito. Potremmo incentivare i consumi all’interno del territorio con sistemi di cashback mirati, eventualmente anche temporaneamente aumentati nei valori, per sostenere l’economia sammarinese, il commercio locale e le piccole imprese.  Potremmo inoltre facilitare i pagamenti verso la pubblica amministrazione, sviluppare circuiti dedicati al turismo e raccogliere dati economici utili per orientare le politiche pubbliche. In altre parole, potremmo costruire un vero ecosistema digitale territoriale capace di trattenere valore economico all’interno dei nostri confini. Non si tratta di inventare nuovi strumenti, ma semplicemente di avere il coraggio di evolvere quelli che già possediamo.  San Marino, nella sua lunga storia, ha affrontato crisi, guerre e cambiamenti epocali, superandoli grazie alla lungimiranza delle sue istituzioni e alla determinazione del suo popolo. Oggi non siamo chiamati a combattere battaglie militari, ma siamo chiamati a dimostrare ancora una volta lucidità, coraggio e dignità politica. Anche perché un piccolo Stato, se sa guardare lontano, può difendere i propri cittadini e il loro futuro. Questa responsabilità oggi è nelle nostre mani.

Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Vorrei iniziare con una nota di colore e con dei complimenti. Lo hanno già fatto membri del Governo sui social e altri esponenti politici con riferimento ad Andrea Kimi Antonelli, ma desidero estendere le felicitazioni anche a Isaac Del Toro. Abbiamo vissuto una domenica in cui gli sportivi residenti a San Marino hanno davvero fatto faville e credo che dobbiamo essere tutti orgogliosi del fatto che i progetti di residenza sportiva stiano dando risultati così importanti. Abbiamo atleti di grande eccellenza che scelgono il nostro Paese e che, con i loro risultati, contribuiscono a dare prestigio a San Marino, affiancandosi ai risultati che ottengono i nostri concittadini e i nostri atleti sammarinesi.  Collegato a questo c’è un tema che desidero toccare ed è quello della sicurezza. In questi giorni abbiamo avuto notizie di furti e di tentativi di colpi nelle banche. Voglio quindi esprimere un ringraziamento e un complimento alle forze di polizia sammarinesi che hanno collaborato all’arresto in Italia delle persone che avevano tentato una rapina in una banca del nostro Paese.  Cito questo episodio, così come il tema delle frodi telefoniche e informatiche, anche per comunicare all’aula che stiamo esaurendo l’ultima graduatoria del corso-concorso per le forze di polizia e che stiamo già lavorando all’istituzione di un nuovo bando. Stiamo inoltre lavorando sui contenuti del corso-concorso stesso, in modo da definire con maggiore precisione le competenze richieste. Oggi si usa molto il termine inglese “skills”, ma preferisco parlare semplicemente di competenze. Queste competenze saranno individuate anche sulla base delle indicazioni dei comandanti delle forze dell’ordine, tenendo conto dell’evoluzione delle attività che le nostre forze di polizia sono chiamate a svolgere. A loro va il nostro apprezzamento e il nostro sostegno per il lavoro che portano avanti quotidianamente.  Mi collego poi all’intervento che ha fatto il capogruppo Berti per dire che abbiamo parlato dei progetti di legge costituzionale anche in Ufficio di Presidenza, così come è stato fatto per la legge che ha istituito la Commissione per le riforme istituzionali. Voglio confermare la mia disponibilità, per quanto possibile, a lavorare insieme a tutti i capigruppo per arrivare alla massima condivisione su un progetto di legge unico. Mi auguro che possa essere così, perché si tratta di un tema importante sul quale tutti vogliamo fare chiarezza.  Permettetemi inoltre una parola di sostegno per Banca di San Marino, che è un ente cui tutti in quest’aula desideriamo dare il massimo supporto. Consentitemi anche una battuta, con il dovuto rispetto: se arrivano notizie di tentativi di corruzione per acquisire una banca, significa che quella banca ha un valore e un’importanza nel nostro sistema. Non si tratta certo di un istituto secondario o marginale. Questo lo dico anche per far comprendere ai nostri cittadini quanto siano importanti i nostri istituti di credito.  Desidero poi rivolgere un saluto e un ringraziamento doveroso al professor Glauco Giostra, che ha concluso il suo incarico ed è stato sostituito dal professor Fabio Elefante alla presidenza del Collegio Garante per la costituzionalità delle norme. Ringrazio il professor Giostra per il lavoro svolto e per il contributo dato al nostro Paese e, allo stesso tempo, auguro al professor Elefante buon lavoro e il massimo sostegno da parte delle istituzioni e, ne sono certo, da parte di tutta la politica.  Il Collegio Garante è un organismo fondamentale e mi auguro che tutte le parti e tutti gli operatori della giustizia ricordino sempre la sua funzione. Permettetemi anche un commento: chi emette provvedimenti dovrebbe evitare di sostituirsi al Collegio Garante nell’adottare determinate decisioni e, semmai, rimettersi alla sua valutazione. Voglio ricordare all’aula che la storia dei processi non si ferma alla fase istruttoria: i processi si concludono nel dibattimento o comunque con i provvedimenti finali. I processi vanno letti alla fine, non lungo il loro percorso e non sulla base di una sola fase della vicenda processuale.  Per questo motivo a chi oggi grida o solleva critiche rispetto a determinate circostanze invito ad attendere il termine del percorso giudiziario, per poter avere una lettura completa e compiuta di vicende processuali estremamente delicate. Anche perché un singolo provvedimento interlocutorio non può essere considerato esaustivo, soprattutto nel dibattito politico.  Credo quindi che il luogo corretto per affrontare queste questioni sia una Commissione d’inchiesta nella quale tutte le forze politiche possano svolgere le proprie valutazioni politiche, evitando di sovrapporre il confronto politico a una fase processuale ancora in corso, delicata e non completamente conosciuta.  In questo senso sono certo che vi sia la volontà da parte delle forze politiche di contribuire a un percorso condiviso e di arrivare alla presentazione e alla condivisione di un unico progetto di legge, tra i tre di cui oggi abbiamo notizia e che risultano depositati.

Nicola Renzi (RF): Le cose che stanno succedendo nel mondo sono di una gravità enorme e destano grande preoccupazione anche per le possibili ripercussioni nei confronti del nostro Paese. Abbiamo avuto modo di parlarne anche in Commissione Esteri. Tuttavia devo dire che, ogni volta che vengo in quest’aula, ho sempre più la sensazione che la distanza tra ciò che le persone vivono nella vita quotidiana e ciò di cui discutiamo qui dentro sia diventata siderale. Noi siamo qui a parlare di commissioni d’inchiesta, di complotti, di colpi di mano e di tante altre questioni, mentre la gente, nel giro di poche settimane, si è accorta che il proprio potere d’acquisto ha subito l’ennesima pesante battuta d’arresto. Molte famiglie stanno iniziando a fare fatica ad arrivare alla fine del mese e credo che dovremmo tenerne conto tutti. Assistiamo ad accelerazioni su alcuni dossier e, allo stesso tempo, al fatto che su altre questioni non arriva alcuna risposta. Sarebbe fin troppo facile citare il dossier dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea, sul quale vediamo che mese dopo mese non si riesce ad arrivare a un risultato che molti vorrebbero raggiungere.  Venendo al tema di cui stiamo parlando, credo sia necessario dare alcune risposte rispetto a quanto è stato detto. La vicenda relativa alla Banca di San Marino sembra essersi sviluppata in due tempi diversi, almeno da quanto emerge dalle informazioni che si leggono sui giornali o nei comunicati stampa. In una prima fase si parla di possibili tangenti e di reati collegati alla cessione di quote della Banca di San Marino, da parte dell’Ente Cassa e della banca stessa. Successivamente, all’inizio di febbraio, è arrivata l’informazione di un presunto piano per sovvertire la libertà della Repubblica.  Di fronte a questo scenario la politica che cosa deve fare? La politica deve, da un lato, rispettare il lavoro degli inquirenti e attendere l’esito delle indagini e, dall’altro, fare il proprio lavoro, cioè verificare se vi siano responsabilità istituzionali, politiche o amministrative.  Per questo motivo tutte le opposizioni hanno chiesto fin da subito l’istituzione di una Commissione d’inchiesta. Lo abbiamo fatto immediatamente per una ragione molto semplice: volevamo salvaguardare il lavoro della magistratura. Infatti nel nostro progetto di legge abbiamo previsto due fasi. Da un lato l’analisi del percorso che ha portato alla compravendita della banca, un percorso che, da quanto abbiamo capito, parte già dalla fine del 2024 e quindi riguarda almeno un anno, se non un anno e mezzo, di vicende. Dall’altro lato abbiamo previsto che la parte relativa al cosiddetto piano parallelo venga affrontata dalla Commissione solo in un secondo momento, indicativamente a partire da ottobre 2026.  Questo dimostra chiaramente che non vi è alcun tentativo di sovrapporsi alla magistratura. E permettetemi anche di dire una cosa: basta con questo doppio pesismo e con questa continua valutazione di opportunità per cui qualcuno decide cosa si può fare e cosa non si può fare. Quando fu istituita la Commissione CIS non ho sentito nessuno sollevare queste obiezioni. Noi allora avevamo queste stesse attenzioni e le abbiamo anche oggi, tanto è vero che le abbiamo inserite nel progetto di legge.  Però sembra sempre esserci qualcuno che si erge a censore morale dell’aula e stabilisce ciò che è opportuno e ciò che non lo è. E non posso non reagire quando sento affermazioni secondo cui i giudici d’appello, a volte, emetterebbero sentenze senza aver letto le carte. Qui stiamo parlando di persone che sono finite in carcere e che poi sono state liberate proprio da sentenze dei giudici d’appello. Se davvero qualcuno pensa che i giudici d’appello emettano sentenze senza leggere gli atti, allora lo dica chiaramente e presenti una denuncia. Perché affermazioni di questo tipo non solo non fanno bene al dibattito politico, ma rischiano anche di gettare ombre sulla magistratura.  Tornando alla Commissione d’inchiesta, la ragione per cui riteniamo necessario istituirla è molto semplice. Qui non è in gioco soltanto una vicenda giudiziaria. Qui è in gioco il presente e il futuro del nostro sistema bancario e finanziario e, di conseguenza, anche il nostro posizionamento internazionale, compreso il percorso legato all’Accordo di associazione con l’Unione Europea.  Si sente dire spesso che il sistema Paese ha gli anticorpi. Io sinceramente questi anticorpi non li vedo. Mi sembra invece di aver rivisto dinamiche già viste in passato quando arrivavano offerte di acquisto per istituti di credito sammarinesi. Forse la vera domanda che dovremmo porci è un’altra: cosa succede realmente in questo Paese quando arriva un’offerta di acquisto per una banca e si attiva il processo autorizzativo?  Questo, a mio avviso, dovrebbe essere il vero obiettivo della Commissione d’inchiesta: non cercare il colpevole di turno per una telefonata in più o in meno, ma capire se il sistema funziona oppure no. Perché se domani arrivasse un’altra offerta per l’acquisto di un istituto di credito, dobbiamo chiederci se ricomincerebbe lo stesso film: mesi e mesi di istruttoria, tensioni, polemiche, operazioni di polizia e alla fine una banca che resta bloccata in una situazione di incertezza.  Se ci sono responsabilità politiche, benissimo: approfondiamole. Ma facciamolo con serietà e con l’obiettivo di capire cosa è accaduto e come evitare che situazioni analoghe si ripetano.  La mia impressione, purtroppo, è che questo Paese sia sempre più attorcigliato su se stesso e sempre più intrappolato in dinamiche che impediscono di affrontare i problemi reali e di costruire soluzioni.

Gaetano Troina (D-ML): Comincio dalla questione del cosiddetto piano parallelo, perché vorrei giustificare la scelta compiuta dai partiti e movimenti di opposizione quando si è deciso di depositare un progetto di legge nella forma di legge qualificata piuttosto che di legge costituzionale. La nostra non è stata una scelta dettata dalla volontà di attribuire meno poteri alla Commissione d’inchiesta, anzi, e lo sapete bene. È stata semplicemente una scelta dettata dal rispetto delle norme istituzionali. Sapete perfettamente che per l’approvazione di un progetto di legge costituzionale l’articolo 3 bis della Dichiarazione dei Diritti prevede che siano necessari i voti di 39 consiglieri. Noi non ci aspettavamo di raggiungere la disponibilità di 39 consiglieri, quindi anche di una parte significativa della maggioranza.  Per questo motivo abbiamo scelto lo strumento della legge qualificata: il nostro auspicio era quello di favorire comunque l’avvio dei lavori della Commissione d’inchiesta, perché in quella fase non ci sembrava che all’interno della maggioranza vi fosse una posizione completamente condivisa su questo tema. Non si è trattato, come è stato sostenuto dal consigliere Berti, di una volontà di attribuire meno poteri alla Commissione d’inchiesta, ma semplicemente della volontà di essere certi che la Commissione potesse partire.  Della volontà della maggioranza di depositare invece un progetto di legge costituzionale abbiamo avuto notizia soltanto durante i lavori dell’Ufficio di Presidenza della scorsa settimana. Visto che il collega Berti ha detto chiaramente che si procederà con il deposito e con la richiesta di inserimento all’ordine del giorno del Consiglio di aprile con procedura d’urgenza, la nostra speranza è che questa maggioranza – che a suo dire è così trasparente e disponibile – voglia condividere il testo con le opposizioni almeno prima del deposito, o comunque evitare che venga depositato pochi giorni prima della discussione.  Perché se così fosse, la trasparenza e la condivisione verrebbero meno. Se davvero esiste la volontà di lavorare insieme e di arrivare a un testo condiviso, allora condividetelo e parliamone. Se davvero c’è la volontà comune di avviare i lavori della Commissione d’inchiesta, siamo in attesa di un vostro passo in questa direzione.  Al momento, invece, dobbiamo rilevare che questa volontà di condivisione non si è ancora vista. Non c’è stata una reale condivisione di informazioni né la disponibilità ad affrontare insieme un tema di importanza rilevantissima per il Paese. Per noi il documento di riferimento da cui partire è il comunicato del presidente Canzio, che ha dato uno spaccato di quelle che erano le indagini in corso in quel momento. È da lì che partiamo e su quello vogliamo avere risposte da chi ha gestito tutta questa operazione.  Se si parla di responsabilità politiche, allora vogliamo sapere quali sono queste responsabilità politiche. Non torna la versione che oggi si cerca di far passare al Paese, cioè quella di una maggioranza compatta e unita su questa vicenda. Perché così non era all’inizio, o se lo è diventato lo è diventato successivamente. Su questo vorremmo vederci più chiaro.  Questo andava detto anche perché, lo ricordo a chi ci ascolta, questa sera le forze di opposizione terranno una serata pubblica proprio per approfondire i temi del piano parallelo, per rispondere alle domande dei cittadini e per confrontarsi con la cittadinanza, che chiede quotidianamente spiegazioni e vuole sapere di più su tutta questa vicenda. Se si parla di procedura d’urgenza, allora si potrà individuare insieme una data di partenza che potrebbe essere molto vicina a quella che avevamo proposto inizialmente. Altrimenti non avrebbe senso neppure parlare di urgenza se poi i lavori dovessero iniziare molto tempo dopo.  Detto questo, voglio aggiungere che, per come è stata gestita tutta questa vicenda anche dal punto di vista comunicativo, riteniamo che sia stato arrecato un danno importante a un istituto fondamentale della nostra Repubblica. Se si fosse voluto davvero gestire tutto in modo più chiaro e trasparente, lo si poteva fare fin dall’inizio. Detto questo, voglio spendere anche qualche parola su un altro tema. Vedo in aula il Segretario Bevitori e ne approfitto per parlare del progetto Smuvi, avviato nei giorni scorsi. Vorrei capire per quale ragione si cerchi di far passare l’idea che il servizio funzioni in maniera impeccabile quando invece molti cittadini ci segnalano quotidianamente diverse problematiche nell’utilizzo di questo servizio.  Se strutturato adeguatamente potrebbe rappresentare una vera svolta per il Paese e noi siamo disponibili a collaborare per migliorarlo. Tuttavia vengono segnalati diversi disservizi. Il primo riguarda l’impossibilità di comunicare eventuali problemi attraverso l’applicazione: i cittadini ci dicono che l’app non consente di inviare segnalazioni di malfunzionamento.  Quando si prova a chiamare il centralino spesso è difficile parlare con un operatore; altre volte l’operatore, trovandosi in Italia, non conosce il territorio sammarinese e non riesce a comprendere le richieste degli utenti. In altri casi, quando si chiede di prenotare un servizio – ad esempio per anziani che hanno difficoltà ad utilizzare l’applicazione e devono recarsi a una visita all’ospedale – viene risposto che gli orari disponibili sono pochi e che bisogna adattarsi a quelli disponibili. Ma un servizio a chiamata dovrebbe funzionare realmente come servizio a chiamata, soprattutto per le persone che hanno maggiori difficoltà nell’utilizzo della tecnologia e che avrebbero bisogno di un supporto maggiore, almeno in questa fase iniziale.  Ci è stato segnalato anche un problema relativo alle scuole. Alcuni istituti situati nelle zone più periferiche della Repubblica avrebbero chiesto di poter utilizzare questo servizio per gite scolastiche o attività esterne, ma sembrerebbe che sia stato risposto che le classi non possono utilizzare il servizio perché rischierebbero di sovraccaricarlo. Allo stesso tempo, però, non avrebbero accesso ad altre forme di trasporto pubblico per svolgere queste attività.  Credo quindi che su questo tema sia necessario fare chiarezza e capire come migliorare il servizio affinché possa davvero funzionare per tutti.

Massimo Andrea Ugolini (PDCS): La maggioranza, prima della pausa pranzo, ha depositato un progetto di legge di carattere costituzionale per quanto riguarda l’istituzione di una Commissione d’inchiesta. Dal punto di vista politico il tema non è tanto se la legge sia qualificata o costituzionale. Noi lo abbiamo detto anche nella passata sessione consiliare, e lo abbiamo ribadito più volte anche nell’ambito delle conferenze stampa e dei comunicati che si sono susseguiti in questo mese. Il tema non è se, come o quando fare una Commissione d’inchiesta, perché in maggioranza eravamo già d’accordo sul fatto che si dovesse svolgere una Commissione d’inchiesta.  La nostra preoccupazione è sempre stata quella di capire quando istituire una Commissione d’inchiesta e quando farla partire, per cercare di non intralciare l’attività di carattere giudiziario messa in campo dalla magistratura attraverso l’attività inquirente e quindi per non ostacolare coloro che stavano svolgendo indagini su una tematica e su una vicenda molto delicata. Tant’è vero che abbiamo ricevuto due comunicati del dirigente del Tribunale. Il primo ci avvisava del fatto che vi era un’indagine riguardante alcuni soggetti sulla tentata vendita della compagine societaria dell’Ente Cassa, riferita a Banca di San Marino e a San Marino Group, dove in quella circostanza venivano formulate accuse relative all’amministrazione infedele, al riciclaggio e alla corruzione privata. Poi, a distanza di qualche mese, su un filone che riguardava quell’aspetto, è arrivato un comunicato molto più pesante, in cui veniva richiamato il cosiddetto piano parallelo.  Ora, il fatto che in maggioranza si voglia andare avanti con l’istituzione di una Commissione d’inchiesta era una volontà già presente nel nostro ordine del giorno che, per una serie di circostanze, non siamo riusciti a depositare. Vi è una volontà trasversale di andare fino in fondo per capire se ci siano stati problemi di carattere amministrativo, autorizzativo ed eventualmente anche coinvolgimenti della politica in tutta questa vicenda.  Noi il progetto di legge lo abbiamo depositato. Alcuni elementi sono già emersi e altri sono andati avanti grazie all’attività inquirente che il Tribunale sta portando avanti. La nostra legge è stata depositata e agli atti della Segreteria Istituzionale vi sono tutti i suoi connotati: le finalità, gli aspetti operativi e anche l’indicazione di quando partirà. Partirà al termine dell’attività inquirente e comunque non oltre il 31 gennaio 2027.  Quindi abbiamo detto con chiarezza: lasciamo lavorare l’attività giudiziaria, ma comunque entro gennaio questa Commissione è giusto che possa partire per capire, in base alle finalità che le verranno attribuite, se vi siano aspetti che dal punto di vista politico debbano essere approfonditi. Dunque non vi è nulla da nascondere, si farà piena verità su tutto ciò che ha riguardato questa vicenda e crediamo che, dal punto di vista politico, la volontà sia tangibile, reale e oggi anche formalmente depositata agli atti del Consiglio Grande e Generale.  Ribadiamo però un concetto: lasciamo lavorare l’autorità giudiziaria per cercare di comprendere, sulla base delle sue indagini, tutti gli aspetti e tutti i soggetti che sono stati coinvolti o toccati da questa vicenda. Non si tratta di sudditanza, ma di rispetto verso un potere dello Stato che sta portando avanti, con difficoltà e con coraggio, un’indagine molto delicata per il nostro Paese.

Sara Conti (RF): Rimango sul tema della giustizia, ma affrontando un’altra questione molto attuale di cui, però, si parla poco e che invece ci tocca profondamente. Mi riferisco alla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel caso Simoncini contro la Repubblica di San Marino. Quella sentenza non è soltanto una decisione giuridica: è una sentenza che parla molto da vicino alla politica sammarinese, parla alla memoria di questo Consiglio e richiama ciò che abbiamo vissuto in quest’aula negli anni più tesi del dibattito sulla giustizia.  Il punto centrale della sentenza riguarda l’annullamento della nomina del ricorrente a commissario della legge a seguito dell’applicazione retroattiva di una norma di interpretazione autentica intervenuta mentre il contenzioso era già in corso. La Corte è stata molto chiara: ha affermato che l’introduzione di una legislazione retroattiva in quel contesto ha alterato l’equilibrio del procedimento e ha inciso direttamente sui diritti del ricorrente. Ha aggiunto inoltre che non esistevano motivi imperativi di interesse generale tali da giustificare un intervento legislativo di quel tipo.  Queste parole pesano. Pesano perché arrivano da una Corte internazionale. Pesano perché riguardano una scelta legislativa precisa. Pesano perché ci obbligano a rileggere politicamente ciò che accadde nel gennaio del 2020. Chi sedeva in quest’aula allora lo ricorda molto bene. Il nuovo governo si era appena insediato e il primo atto normativo della legislatura fu proprio quello sulla giustizia, la legge qualificata numero 1 del 2020. Attorno a quella scelta si costruì una narrazione molto forte, che tutti ricordiamo. Si disse che negli anni precedenti si fosse consumato addirittura un colpo di Stato sulla giustizia, che il sistema giudiziario fosse stato piegato e che la politica avesse il dovere di intervenire per ristabilire la legalità. Fu in quel clima che si decise di intervenire con una legge di interpretazione autentica con effetti retroattivi sulla composizione del Consiglio Giudiziario plenario. Una scelta che venne difesa con forza dalla maggioranza di allora. Ricordiamo bene i comunicati di quei giorni: si sosteneva che quella legge fosse necessaria per ristabilire la legittimità delle istituzioni giudiziarie e per correggere decisioni ritenute illegittime.  Oggi però arriva la sentenza della Corte europea e la Corte dice qualcosa di molto diverso. Dice che quell’intervento legislativo retroattivo ha violato il diritto a un giusto processo e soprattutto che non era giustificato da alcun interesse generale imperativo. Questo cambia completamente la prospettiva con cui dobbiamo rileggere quegli eventi.  Per anni ci è stato raccontato che quella legge serviva a salvare la giustizia sammarinese. La Corte europea oggi ci dice invece un’altra cosa: ci dice che quella scelta ha compromesso principi fondamentali dello Stato di diritto.  Se davvero ci fosse stato un colpo di Stato sulla giustizia, la Corte europea lo avrebbe detto. E invece non lo ha detto. Anzi, ha affermato che lo Stato sammarinese, attraverso una legge retroattiva, ha violato il diritto a un giusto processo. Questo è un punto politico oltre che giuridico.  C’è poi un’altra verità che emerge con forza. Per anni si è sostenuto che quell’intervento avrebbe ristabilito ordine e legalità nel tribunale. Guardiamo però cosa è accaduto realmente negli anni successivi. Il risultato non è stata una restaurazione della legalità. Oggi la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo cade come una mannaia su quella decisione politica e sulla narrazione costruita attorno ad essa. E non perché lo dica una forza politica di opposizione, ma perché lo afferma una Corte internazionale.  Questo significa anche che la politica deve avere il coraggio e l’onestà di riconoscere quando una scelta istituzionale è stata sbagliata. La lezione che emerge da questa vicenda è molto chiara: la giustizia non si riforma con leggi retroattive e non si riforma con narrazioni politiche.  Quando il Parlamento interviene con norme retroattive che incidono su procedimenti in corso o su diritti individuali, il rischio di compromettere l’equilibrio dello Stato di diritto è altissimo. Ma c’è anche un’altra lezione. La giustizia non può diventare terreno di scontro politico permanente. Quando la politica entra in tribunale con questa logica, il risultato è sempre lo stesso: non si rafforza la giustizia, ma si genera conflitto istituzionale, delegittimazione reciproca e perdita di fiducia da parte dei cittadini.  Per questo oggi la politica dovrebbe fare una scelta diversa. Dovrebbe abbassare i toni e ricostruire un clima istituzionale serio attorno alla giustizia sammarinese. Un clima in cui la giustizia non venga usata come arma politica e in cui i procedimenti possano svolgersi senza pressioni e senza narrazioni costruite a tavolino.  Lo vediamo nella confusione generale, nei cosiddetti piani paralleli, nei piani che si intersecano continuamente tra piano giudiziario e piano politico.  Sono dinamiche pericolose perché quando la giustizia diventa terreno di scontro politico a perdere non è una parte o l’altra: a perdere è lo Stato. Se non comprendiamo questo punto, continueremo a piegare le istituzioni secondo la volontà di qualcuno.  San Marino ha sempre avuto una grande forza: la credibilità delle sue istituzioni e il rispetto internazionale. Questa credibilità si difende solo con il rispetto rigoroso dello Stato di diritto. E lo Stato di diritto significa una cosa molto semplice: la legge non si cambia retroattivamente per vincere una battaglia politica.  La Corte europea oggi ce lo ricorda.  Chiudo con tre considerazioni molto semplici. La giustizia non è terreno di propaganda politica. La credibilità delle istituzioni vale più di qualsiasi narrazione di parte. Lo Stato di diritto non si difende con gli slogan, ma con le regole e con le azioni coerenti nel rispettarle.  Le parole molto dure pronunciate in quei mesi contro alcune persone non si dimenticano facilmente. Quei momenti si possono superare perché la politica va avanti, ma certe accuse, certe illazioni e certe scelte istituzionali restano nella memoria.  E sta alla politica dimostrare oggi di aver capito la lezione. Chi allora sostenne quell’intervento legislativo e quella violazione dello Stato di diritto dovrebbe almeno interrogarsi e forse provare un po’ di vergogna.

Dalibor Riccardi (Libera): Parto dicendo che desidero aprire il mio intervento con un riconoscimento sincero alla Segreteria di Stato per il lavoro svolto sul progetto Smuvi. Lo faccio collegando questo apprezzamento anche all’iniziativa e al comunicato diffuso dalla Segreteria stessa, nel quale si evidenzia che, dopo l’avvio della fase sperimentale – che proprio perché sperimentale può inevitabilmente comportare qualche disguido – sono stati effettuati circa 1.400 viaggi e registrati circa 3.900 utenti.  Per una realtà piccola come la nostra, questi numeri rappresentano, a mio avviso, un risultato estremamente significativo. Significa che la Segreteria competente ha lavorato per rispondere a un bisogno reale e che la cittadinanza ha risposto positivamente. Ottimizzare i costi di gestione, ridurre gli sprechi e cercare di intercettare esigenze concrete dei cittadini è fondamentale. Credo che questo impegno debba essere riconosciuto, anziché essere soltanto strumentalizzato o criticato.  La stessa capacità di innovare e di sperimentare credo si colleghi anche a quanto avvenuto la scorsa settimana nella Repubblica con la Conferenza degli Stati Generali dell’Economia. Ritengo che sia stato un momento importante: un evento con un respiro anche internazionale, che ha rappresentato un vero workshop tecnico e politico. In quell’occasione si è parlato di innovazione tecnologica, di sviluppo economico, di prospettive di crescita, e si è cercato di mettere attorno allo stesso tavolo professionisti, corpi intermedi e imprese. Credo che questo sia il modo giusto di programmare il futuro del Paese e non limitarsi a fotografare il presente.  Ritengo inoltre che la sfida più importante per il nostro Paese resti la sottoscrizione dell’accordo di associazione con l’Unione Europea. Continuo a ribadire con forza l’importanza strategica di arrivare quanto prima alla sua sottoscrizione. Non si tratta soltanto di un passaggio formale, ma di una scelta che riguarda la capacità di San Marino di stare nel mondo con un quadro normativo stabile, moderno e integrato con quello europeo.  Cambio ora argomento e mi collego al contesto internazionale, in particolare a ciò che sta accadendo con la guerra in Medio Oriente. Il primo aspetto da sottolineare è ovviamente il costo umano devastante: migliaia di vittime civili, bambini, donne, anziani e famiglie spezzate che pagano il prezzo più alto. Ma è importante ricordare che la guerra non è mai davvero lontana da nessuno, perché esiste anche un risvolto economico che ci riguarda direttamente. L’aumento dei prezzi dell’energia, dei carburanti e delle materie prime, così come l’incertezza dei mercati internazionali, producono effetti concreti anche sulle nostre economie.  In questo contesto ho apprezzato il segnale del Governo e della maggioranza di voler intervenire tempestivamente, cercando di attenuare l’impatto dei rincari attraverso l’aumento dei rimborsi SMAC. Ritengo che questo sia un segnale tangibile e mi auguro possa rappresentare un sollievo per la popolazione. Allo stesso modo ho apprezzato l’intervento della Segreteria di Stato per gli Affari Esteri, che con chiarezza e fermezza ha ribadito l’importanza del rispetto del diritto internazionale a seguito degli eventi legati al conflitto tra Medio Oriente e Iran.  Guardando al mondo, però, non possiamo ignorare un’altra tragedia forse più silenziosa: la gravissima crisi economica e umanitaria che sta colpendo Cuba. Parliamo di un Paese stremato da blackout continui, carenza di carburante, ospedali senza medicinali e una popolazione costretta a vivere in condizioni sempre più difficili. Una crisi aggravata da decenni di embargo e dal recente irrigidimento delle sanzioni statunitensi, come riconosciuto anche dalle Nazioni Unite.  Si tratta di un esempio drammatico di come le scelte politiche, quando diventano strumenti di pressione anziché di dialogo, possano trasformarsi in tragedie umanitarie che nessun popolo merita di subire.  Chiudo con una riflessione che va oltre la politica, oltre l’economia e oltre la diplomazia. Mi auguro che da qualche parte nel mondo un leader, anche uno solo, trovi un barlume di pietà e di lucidità per comprendere che la guerra non porta mai conquiste né vittorie, ma soltanto sconfitte.  Di fronte alla morte di bambini, donne e anziani non esiste libertà, non esiste progresso e non esiste ragione che possa giustificare la violenza. Solo la diplomazia, il dialogo e il rispetto del diritto internazionale possono rappresentare la strada per costruire la pace e ristabilire quegli equilibri che oggi sembrano drammaticamente venuti meno.

Emanuele Santi (Rete): Siamo certamente coinvolti a livello economico da ciò che sta accadendo nel mondo, anche se non siamo direttamente coinvolti dal punto di vista militare. Siamo coinvolti attraverso l’aumento dei prezzi dei carburanti, dell’energia e delle materie prime. Su questo tema mi sarei aspettato che qualche Segretario di Stato intervenisse in aula per dare qualche chiarimento, qualche prospettiva e qualche indicazione su come il Governo intenda affrontare questa situazione. Invece non è arrivato nulla.  È evidente che questa maggioranza e questo Governo, negli ultimi mesi, si sono incatenati su alcune questioni che ne stanno minando la tenuta politica. Lo abbiamo visto anche nello scorso Consiglio Grande e Generale, quando la maggioranza si è letteralmente sciolta rispetto all’ordine del giorno che avrebbe dovuto istituire la Commissione d’inchiesta. Non sono riusciti né a presentare un ordine del giorno né a votare compattamente quello presentato dalle opposizioni.  In queste settimane noi abbiamo chiesto con forza che in questo Consiglio venisse portato, con procedura d’urgenza, il progetto di legge per istituire la Commissione d’inchiesta. Come opposizione abbiamo anche messo a disposizione un nostro testo. Avevamo immaginato una prima fase di lavoro relativa ai fatti fino agli arresti dell’ottobre 2025 e una seconda fase da far partire da ottobre 2026, proprio per lasciare alla magistratura il tempo di completare le indagini.  Il comma però non è arrivato. In Ufficio di Presidenza abbiamo insistito molto affinché venisse portato in aula e alla fine abbiamo strappato l’impegno da parte della maggioranza di presentare un proprio progetto di legge. Tuttavia resta una domanda fondamentale: quando partirà concretamente questa Commissione d’inchiesta?  Io voglio leggere il testo e capire in che data inizieranno i lavori. Il punto però è un altro: la Commissione partirà subito oppure verrà rinviata ancora? Perché il tempo sta finendo.  Le persone che incontriamo chiedono una sola cosa: vogliono sapere cosa è successo nella mancata vendita tra il soggetto bulgaro e l’Ente Cassa per l’acquisizione di Banca di San Marino e soprattutto vogliono capire cosa sia questo cosiddetto piano parallelo. C’è una parte del Paese – il Governo lo ha detto – che ha avuto accesso agli atti, probabilmente anche agli atti secretati. Forse li ha avuti anche qualcuno della maggioranza. Questo genera inevitabilmente sospetti, perché qualcuno sa delle cose e altri no. Allora quando vogliamo davvero fare piena luce su questa vicenda? Bisognerà capire come mai il 23 dicembre 2024 la maggioranza e il Governo depositavano un emendamento per consentire all’Ente Cassa di scendere sotto la quota del 51% della Banca di San Marino, mentre proprio in quella stessa data, casualmente, la Banca Centrale teneva una call con il soggetto bulgaro e con l’Ente Cassa. Sono coincidenze che fanno sorgere interrogativi.  Noi lo chiedevamo già allora: se c’è un piano, se c’è qualcosa che dobbiamo sapere, ditecelo. Vi chiedevamo quale fosse il progetto sulla Banca di San Marino e sul sistema bancario del Paese. Ci potevate dire chiaramente che esisteva un compratore e che quell’articolo serviva proprio a consentire a quel compratore di acquistare la banca. Invece tutto è rimasto segreto.  Siamo arrivati poi alla dinamica parlamentare. La Commissione approva quell’articolo il 20 gennaio. Poi, casualmente, si dice che iniziano ad arrivare i primi pagamenti della presunta tangente proprio in concomitanza con l’avanzamento del percorso normativo. Viene deliberata la possibilità di scendere sotto il 51%. Arriva la prima tranche a febbraio. Poi il Consiglio approva la legge a marzo e subito dopo arriva la seconda tranche. Infine, quando viene fatta l’assemblea definitiva per autorizzare l’operazione, arriva anche la terza tranche.  In mezzo a tutto questo circolano voci e racconti. Si dice che esisterebbero email nelle quali si parla di “the gift for the fighters”, il regalo per i combattenti, riferito al fatto che mancavano alcune tranche di pagamento. Io non so se sia vero, ma se fosse vero sarebbe qualcosa di estremamente inquietante, perché significherebbe che quella era effettivamente una tangente.  C’è poi la questione di chi sedeva nel consiglio di amministrazione dell’Ente Cassa e allo stesso tempo era coinvolto in dinamiche familiari che avrebbero beneficiato di questi pagamenti. Anche qui sorgono interrogativi.  E allora la domanda è molto semplice: chi sono questi “fighters”? Chi sono questi combattenti? Io mi auguro che il tribunale stia indagando anche su questo aspetto.  Da una parte abbiamo visto un’ordinanza sul piano parallelo che poi, in sede di riesame, ha avuto una valutazione diversa. Io non entro nelle dinamiche della magistratura. La magistratura deve essere lasciata lavorare e alla fine vedremo cosa emergerà dalle indagini.  Ma noi, politicamente, non possiamo venire in quest’aula e fare finta di nulla. Non possiamo parlare solo di altri argomenti e ignorare una vicenda che, se confermata, potrebbe far venire giù metà Paese e probabilmente metà Democrazia Cristiana.  Per questo mi rivolgo soprattutto ai colleghi della sinistra, a Libera e al Partito dei Socialisti e dei Democratici. Questa Commissione d’inchiesta sulle responsabilità politiche e amministrative deve essere fatta. Ci sono stati troppi passaggi casuali, troppe pressioni – dirette o indirette – per arrivare alla vendita a questo soggetto bulgaro.  La domanda è semplice: perché proprio lui? Perché doveva essere lui a comprare la banca? Perché era particolarmente disponibile? O perché davvero si riteneva che fosse la soluzione migliore per il sistema bancario?  Noi lo abbiamo detto più volte: la Banca di San Marino aveva bisogno di essere capitalizzata. Ma qui sembra che la banca dovesse essere venduta proprio a quel soggetto. Ed è su questo che dobbiamo fare piena chiarezza.

Miriam Farinelli (RF): Negli ultimi anni il mondo sta attraversando una fase di forte instabilità economica e sociale. L’aumento del costo della vita, la crescita degli affitti e i conflitti internazionali stanno incidendo profondamente sulla qualità e sulla quotidianità delle persone, modificandone abitudini, prospettive e possibilità economiche. Questi fenomeni, sebbene diversi tra loro, sono strettamente collegati e contribuiscono a creare un contesto globale complesso e incerto.  Uno dei problemi più evidenti è l’aumento generale del costo della vita. Negli ultimi anni molte famiglie hanno visto crescere in maniera significativa le spese quotidiane. Alimenti, energia, trasporti e servizi essenziali sono diventati sempre più costosi. I prezzi crescono più velocemente dei salari e con lo stesso stipendio si riescono ad acquistare meno beni e servizi rispetto al passato. Questo provoca difficoltà economiche soprattutto per le fasce più fragili della popolazione: giovani, pensionati e lavoratori con redditi medio-bassi.  Un indicatore concreto di questa situazione è il crescente ricorso agli aiuti della Caritas da parte di molte famiglie residenti sul territorio. Le spese fondamentali, come quelle legate all’alloggio, alle utenze domestiche, agli alimenti e ad altri bisogni primari, stanno diventando sempre più difficili da affrontare per molte persone. In questo contesto le associazioni di volontariato svolgono un ruolo fondamentale, promuovendo solidarietà, ascolto e aiuto concreto, rappresentando spesso l’unico punto di riferimento e di speranza per chi si trova in difficoltà.  Tra le spese che incidono maggiormente sui bilanci familiari ci sono gli affitti. Nonostante la legge sulla casa, che ancora non ha mostrato risultati concreti, trovare un’abitazione a prezzi accessibili è diventato sempre più difficile. Molti giovani sono costretti a vivere più a lungo con i genitori e anche molte famiglie incontrano grandi difficoltà nel trovare soluzioni abitative adeguate alle proprie esigenze.  A complicare ulteriormente la situazione contribuiscono i conflitti internazionali. Le guerre e le tensioni geopolitiche hanno effetti che vanno ben oltre i Paesi direttamente coinvolti. I conflitti provocano la distruzione di infrastrutture, l’interruzione delle catene di approvvigionamento e un aumento delle spese militari. Inoltre l’instabilità politica riduce gli investimenti e frena lo sviluppo economico.  Queste dinamiche hanno conseguenze dirette anche sulle economie di altri Paesi. Le guerre possono interrompere le catene di approvvigionamento, aumentare il costo delle materie prime e generare instabilità nei mercati energetici. L’aumento dei prezzi del petrolio, del gas e dell’energia si riflette sui costi di produzione delle imprese e, di conseguenza, sui prezzi finali pagati dai consumatori. Anche nel nostro Paese l’aumento dei prezzi dell’energia ha contribuito ad alimentare l’inflazione, aggravando le difficoltà economiche di famiglie e imprese.  Un altro aspetto importante riguarda la globalizzazione. Oggi l’economia mondiale è fortemente interconnessa e un conflitto anche lontano può avere effetti economici su scala globale. Di fronte a queste difficoltà è necessario adottare misure concrete per sostenere cittadini e imprese: aiuti economici alle famiglie, bonus energetici e politiche efficaci per calmierare il costo degli affitti. È inoltre necessario predisporre un piano capace di mettere in sicurezza il sistema economico e tutelare i cittadini dagli effetti negativi della situazione internazionale.  Allo stesso tempo servono investimenti nella produzione di energia rinnovabile, che vadano oltre iniziative simboliche e consentano davvero di ridurre la dipendenza dalle fonti energetiche esterne, rendendo il sistema economico più resiliente.  Le soluzioni non sono semplici e richiedono tempo. Allo stesso tempo è importante promuovere modelli di sviluppo più sostenibili e inclusivi, capaci di garantire stabilità economica e sociale nel lungo periodo.  La domanda che dobbiamo porci è se stiamo davvero andando in questa direzione. Credo che molti cittadini se lo chiedano insieme a noi: se stiamo costruendo soluzioni concrete oppure se ci stiamo fermando alle dichiarazioni di principio e a iniziative di immagine che non portano risultati reali.  Devo poi aggiungere una riflessione che faccio con dispiacere. Ho la sensazione che noi sammarinesi siamo diventati sempre più provinciali. Ieri uno sportivo italiano ha ottenuto un risultato eccellente nel suo sport e credo che il nostro Paese abbia reagito in maniera eccessiva. Abbiamo letteralmente esaltato questo atleta residente nel nostro territorio per motivi essenzialmente economici. Non è sammarinese, non è un residente per affezione, ma una persona che vive nel nostro Paese per ragioni fiscali per lui molto vantaggiose.  La sua città natale, Bologna, gli ha dedicato poche righe. Qui invece abbiamo visto comunicati lunghi, celebrazioni e addirittura riferimenti a festeggiamenti nelle contrade.  Devo dirlo con franchezza: questo atteggiamento rischia di renderci provinciali.

Fabio Righi (D-ML): Credo che un comma comunicazioni come quello che stiamo affrontando non possa non iniziare con un’analisi del quadro internazionale che si sta sviluppando e che inevitabilmente ha un impatto rilevante anche su un piccolo Paese come la Repubblica di San Marino. Gli avvenimenti degli ultimi mesi stanno portando a una situazione che abbiamo già evidenziato pubblicamente, attraverso organi di stampa e social, che oggi rappresentano strumenti importanti di divulgazione.  Abbiamo portato all’attenzione dell’opinione pubblica alcuni aspetti che meritavano un’attenzione immediata, rispetto ai quali però non abbiamo ricevuto alcuna risposta. L’aumento del prezzo del carburante alle pompe è un esempio chiarissimo. È un tema che dovrebbe essere attenzionato con urgenza, perché – come è già stato detto – ci sono sempre più famiglie che oggi vivono in difficoltà.  Questo mi porta inevitabilmente a fare una considerazione politica. Perché davanti a queste situazioni la politica non convoca l’opposizione o non esce con una programmazione chiara su come affrontare questi problemi? Perché non si fa nulla?  La risposta, purtroppo, è che la politica si è impantanata. Questo governo e questa maggioranza si sono impantanati fin dal primo giorno e sono rimasti bloccati nel trattare temi che sono diventati centrali nella loro agenda politica: gli scandali che in questi anni hanno caratterizzato la vita pubblica del Paese, fino ad arrivare agli ultimi fatti che, se non fossero veri, farebbero quasi sorridere, ma che invece sono drammaticamente reali.  Cerchiamo allora di mettere in fila alcuni elementi della vicenda legata alla cosiddetta vicenda bulgara e all’Ente Cassa. Dal nostro punto di vista questa storia parte addirittura prima degli ultimi fatti emersi. Abbiamo analizzato alcuni dati relativi ai bilanci, in particolare alla raccolta della banca coinvolta. Dal 2021 al 2024 quella banca è passata dal rappresentare il 21,85% della raccolta del sistema bancario al 18,97%. Questo calo avviene dopo un cambio di governance, cioè del consiglio di amministrazione sia della banca sia dell’ente di riferimento, con una chiara connotazione politica.  Di fronte a questi dati nasce una domanda inevitabile: chi ha nominato queste persone nei ruoli che poi hanno consentito loro di agire? In un Paese piccolo come il nostro sappiamo bene che le nomine hanno quasi sempre una matrice politica. Chi ha messo queste persone in quei ruoli? Chi ha orchestrato l’intera vicenda?  Dal nostro punto di vista la questione politica è già chiara e ha un nome e un cognome. Non ci sarebbe nulla di sbagliato in ciò che dite in quest’aula se non fosse che tutta questa vicenda è stata gestita, a nostro avviso, da amici e parenti di esponenti politici. E questo non incide sull’attività del tribunale, che deve andare avanti, ma riguarda la responsabilità politica.  La domanda che poniamo è semplice: perché la Commissione d’inchiesta che all’inizio doveva partire in un certo modo oggi fatica a partire? Forse perché questa volta i nomi e le forze politiche coinvolte sono diversi?  Vogliamo davvero credere che, se tutta questa vicenda è stata gestita da persone vicine a determinate forze politiche, nessuno in quelle forze politiche sapesse nulla? Che i segretari di riferimento non sapessero nulla? Perché il problema politico esiste già. E mentre questo Paese dovrebbe discutere di sviluppo economico e di progetti strategici, ci troviamo invece a dover affrontare questioni gravissime che rischiano di paralizzare il sistema.  Ci viene detto che la notizia del giorno sarebbe il progetto Smuvi o che un atleta residente ha vinto una gara internazionale. Bene, sono notizie, ma non sono queste le questioni centrali del Paese. Qui sono successi fatti molto più gravi.  Il dirigente del nostro tribunale ha parlato di un possibile piano parallelo, addirittura evocando un tentativo di destabilizzazione istituzionale. Poi un giudice d’appello interviene e sembra ridimensionare completamente quel quadro. Io non ho letto gli atti e mi baso su quanto riportato dalla stampa. Ma allora una domanda va posta: chi ha preso l’abbaglio? Chi ha lanciato un allarme nazionale oppure chi lo ha smentito? In entrambi i casi la situazione è estremamente grave.  Nel frattempo leggiamo sui giornali che ci sarebbero stati incontri con esponenti politici della Bulgaria e che alcuni commentatori che prima erano contrari all’accordo con l’Unione Europea ora sembrano sostenerlo. È avvenuto un cambio di rotta? E mentre tutto questo accade, oggi la maggioranza deposita un progetto di legge per la Commissione d’inchiesta che, a quanto si dice, dovrebbe partire solo alla fine delle indagini, con un limite massimo fissato a gennaio 2027.  Ma la Commissione d’inchiesta politica non interferisce con il lavoro del tribunale. Il Paese vuole risposte. Non si tratta di una vicenda qualsiasi: riguarda amici e parenti di persone che oggi hanno responsabilità politiche e istituzionali.  Negli ultimi anni questo Paese è rimasto fermo anche per vicende di questo tipo. Non più tardi di sei mesi fa abbiamo discusso la vicenda legata all’imprenditore spagnolo Banuelos, scoprendo addirittura da un sito internet che gestiva autonomamente un sistema di residenze nel nostro Paese con autorizzazioni che qualcuno gli aveva concesso.  Oggi scopriamo la vicenda bulgara. Leggiamo articoli che dicono che alcune autorità erano informate già dal 2023.  E allora la domanda è semplice: davvero possiamo venire in quest’aula a dire che va tutto bene e parlare degli Stati Generali dell’economia?  Davanti a vicende di questo tipo non dovrebbe esistere destra o sinistra. Se non c’era colore politico quando si parlava della vicenda di Banca CIS, non può esserci neanche oggi.  Perché se queste vicende fossero confermate, significherebbe che il Paese è stato bloccato per anni da dinamiche politiche e interessi che nulla hanno a che vedere con l’interesse pubblico.  E questo, francamente, non è accettabile.

Giovanni Zonzini (Rete): In primo luogo vorrei affrontare un tema meno scabroso, per certi aspetti, ma forse anche più concreto di altri temi politicamente più scottanti: quello delle conseguenze della guerra. L’attacco americano contro l’Iran ha determinato, consentitemelo, una prevedibile rappresaglia iraniana che ha comportato la chiusura di fatto dello stretto di Hormuz, nome che molti di noi forse non avevano mai sentito nominare, ma che rappresenta un collo di bottiglia fondamentale per il commercio mondiale, in particolare per quello petrolifero.  Poiché il petrolio e il gas che passano per Hormuz sono materie prime fondamentali per l’approvvigionamento energetico, questo determina anche un impatto notevole sulle bollette energetiche, sia per le famiglie sia per le imprese, oltre probabilmente a un aumento generalizzato dei prezzi. Di fronte a questa situazione, che probabilmente colpirà, in parte sta già colpendo e colpirà ancora più duramente il bilancio delle famiglie sammarinesi, già provato dall’impennata inflattiva conseguente all’invasione russa dell’Ucraina, noi riteniamo che il Governo debba prendere misure straordinarie e soprattutto urgenti. In tal senso, deposito un ordine del giorno che leggo brevemente:  Il Consiglio Grande e Generale, considerata l’impennata dei prezzi del petrolio e di altre materie prime energetiche in conseguenza della chiusura dello stretto di Hormuz, determinatasi come rappresaglia iraniana in seguito all’attacco degli Stati Uniti d’America, rilevato che l’aumento del costo del carburante e delle bollette energetiche è suscettibile di colpire il potere d’acquisto delle famiglie e delle imprese, già duramente provate dall’inflazione determinatasi successivamente all’invasione russa dell’Ucraina, dà mandato al Congresso di Stato di predisporre nel più breve tempo possibile misure straordinarie e urgenti per calmierare i costi dell’energia e dei carburanti, con riferimento a questi ultimi anche mediante un aumento del rimborso sulla San Marino Card non inferiore a 10 centesimi al litro.  Sostanzialmente proponiamo di aumentare di 10 centesimi al litro il rimborso sulla SMAC. Non compenserebbe del tutto l’aumento del prezzo, ma sarebbe comunque un intervento concreto e significativo. Venendo ora ai temi politici un po’ più spinosi, anche perché purtroppo non ero presente all’ultimo Consiglio per motivi inderogabili, qualcosa vorrei dire. Io e il mio gruppo ci siamo profondamente preoccupati quando abbiamo letto il ormai celebre comunicato stampa del dirigente Canzio, nel quale veniva paventata l’esistenza e l’operatività di un cosiddetto piano parallelo che integrerebbe addirittura il reato di attentato alla libertà perpetua e all’integrità territoriale della Repubblica di San Marino. Un reato che lascerebbe intendere che, se quel piano si fosse realizzato, la Repubblica di San Marino avrebbe cessato di esistere come soggetto di diritto internazionale. Si tratta quindi di un fatto di gravità assoluta dal punto di vista politico.  In tal senso il mio gruppo si è recato già all’indomani di quel comunicato dalla Reggenza, innanzitutto per esprimere la nostra fedeltà incrollabile e assoluta alle istituzioni democratiche e, in secondo luogo, per metterci a disposizione e collaborare in ogni modo. Sappiamo che tuttora sono in corso pattugliamenti straordinari da parte delle milizie; li vediamo anche qui in centro storico e non penso che questo sia un segreto militare. Io vorrei fare alcune domande al Segretario Canti e al Governo, per sapere se certe cose che ho sentito dire nel Paese siano vere. In particolare, vorrei sapere se corrisponde al vero che la segnalazione dell’operazione sospetta relativa alla tangente sia avvenuta verso la fine di luglio, fra il 24, il 25, il 26 e il 27 luglio.  Vorrei anche sapere quando Banca Centrale è venuta a conoscenza di questa dazione di denaro, perché noi sappiamo che la Banca Centrale ha dato il diniego all’operazione dopo gli arresti, circa una settimana dopo, e quattro o cinque giorni dopo il comunicato delle opposizioni, che di fronte alle voci che si rincorrevano nel Paese aveva chiesto spiegazioni. Ma noi sappiamo anche che AIF e Banca Centrale condividono, se non sono male informato, lo stesso palazzo.  Allora mi domando: quando Banca Centrale è venuta a conoscenza di questa presunta tangente? Perché un’altra cosa che ho sentito dire è che Banca Centrale avrebbe messo nero su bianco, intorno al 5 settembre, in una nota che non so bene a chi fosse diretta, che essa era venuta a conoscenza dell’informativa di AIF da alcune settimane, quindi presumibilmente, per stare stretti, al più tardi da metà agosto.  Se Banca Centrale già a fine luglio o a metà agosto aveva notizia di una dazione di denaro sospetta a un membro del consiglio di amministrazione dell’Ente Cassa di Faetano, a me piacerebbe sapere per quale motivo si siano dovuti attendere gli arresti e i comunicati stampa dell’opposizione prima di prendere una decisione in ordine all’autorizzazione della vendita oppure no. Questo è un aspetto che forse non ha rilievo giuridico o penale, ma le commissioni di inchiesta non servono solo per le questioni strettamente giuridiche. Ha invece una rilevanza politica e istituzionale su come viene gestito il nostro sistema bancario. Perché se è vero che Banca Centrale sa una cosa del genere e ci mette due mesi prima di interrompere l’operazione, francamente la cosa mi preoccupa. Vorrei anche sapere se è vero che esiste una certa corrispondenza fra il pagamento della presunta tangente, che si dice essere avvenuto in tre rate, e alcuni eventi all’interno dell’Ente Cassa di Faetano. Ad esempio, bisognerebbe sapere se corrisponde al vero che la prima tranche sia stata pagata appena una settimana prima della comunicazione pubblica in cui l’Ente Cassa dice di avere selezionato l’investitore bulgaro fra le varie offerte. Sarebbe interessante sapere se corrisponde al vero che la seconda tranche sia stata pagata appena dieci giorni prima dell’assemblea dell’Ente Cassa in cui venne ufficialmente portata la proposta dei bulgari. Sarebbe poi interessante sapere se corrisponde al vero che la terza rata della presunta tangente sia stata corrisposta poco più di un mese dopo la sottoscrizione dell’accordo.  Sarebbe inoltre interessante capire se a questo sia collegata l’espressione richiamata prima dal consigliere Santi, cioè “gift for the fighters”. Vorrei quindi sapere dal Governo se può confermare o smentire queste informazioni che io ho ricevuto e che nel Paese circolano con insistenza. 

Antonella Mularoni (RF): C’è una crisi internazionale gravissima e ci sono conseguenze di natura economica che, nostro malgrado, ricadranno sulla popolazione di questo Paese. Ci sono sempre più famiglie in difficoltà, certamente per effetto di eventi esogeni, ma che comunque avranno conseguenze sul nostro Paese. Allora la riflessione del Congresso di Stato non è ancora iniziata? Noi siamo almeno felici di aver proposto l’emendamento che ha fatto sì che da quest’anno le rette degli asili estivi, delle scuole estive e dei centri estivi siano dimezzate. Almeno un aiuto concreto alle famiglie siamo già riusciti a darlo con un intervento molto concreto. Vorrei poi dire che, rispetto al percorso legato all’Unione Europea e quindi al percorso di associazione, abbiamo appreso in Commissione Esteri e anche dalla serata pubblica che avete organizzato il 12, che ci sarà ora la seduta del Coreper ad aprile, quindi confidiamo che prima dell’estate si possa sottoscrivere l’accordo. Come voi sapete, noi non vediamo l’ora. Però io vi chiedo per l’ennesima volta quando decideremo in quest’aula come vogliamo fare il recepimento dell’acquis comunitario? A che punto siamo con la predisposizione delle normative che dovranno essere pronte subito, appena l’accordo di associazione sarà firmato? Il Governo ha una proposta da fare a quest’aula sulle tempistiche? Saremo pronti dal momento della firma dell’accordo a recepire l’acquis comunitario quasi tutto subito, oppure ci vorranno mesi? Anche su questo c’è silenzio assoluto. L’altro elemento sul quale si è soffermato il Segretario agli Interni è stata la soddisfazione per il fatto che le due persone che hanno tentato una rapina pochi giorni fa presso un istituto bancario sammarinese siano state prese, e ha ringraziato le nostre forze dell’ordine. Io penso che dobbiamo ringraziare anche le forze dell’ordine del Paese vicino, perché mi risulta che siano state arrestate in Italia. Chiedo invece al Segretario agli Interni se abbiamo notizie rispetto ai ladri che sono stati due o tre giorni dentro la Banca di San Marino. Abbiamo qualche notizia? C’è qualche buona notizia oppure su questo brancoliamo nel buio?  Sulle cose che ai sammarinesi interessano davvero non abbiamo sentito nessun intervento. Poi la chiosa finale è stata quella dei complimenti al pilota Antonelli, bravissimo, e questo fa molto piacere, ma non è questo che ai sammarinesi preme. A me piacerebbe anche sapere se è vero che, non troppo tempo fa, c’è stata una rocambolesca gita, o passeggiata notturna, a velocità supersonica. Io dico: ringraziamo che non ci fossero pedoni o persone che attraversavano sulle strisce pedonali a quell’ora, perché altrimenti non so cosa sarebbe successo. Venendo poi alla Commissione d’inchiesta, io sono rimasta un po’ perplessa rispetto ad alcune considerazioni fatte dal collega Berti, perché sinceramente mi preoccupo quando un consigliere di maggioranza ci dice che uno dei nostri giudici, quando fa i provvedimenti, non legge nemmeno gli atti prima di farli. Francamente mi cadono le braccia, perché questo vuol dire o che il consigliere Berti ha potuto vedere il fascicolo quando non potrebbe ancora vederlo, perché mi risulta che ci sia il segreto istruttorio, oppure che la frase “lasciamo lavorare la magistratura” significhi soltanto lasciamo lavorare i magistrati che ci piacciono, perché quelli che invece non ci piacciono non devono lavorare. E poi c’è questa notizia che è venuta fuori, per cui il Governo vorrebbe adesso dare una chiavetta ai gruppi. Oggi viene fuori che il processo è ancora in fase istruttoria e che quindi solo le parti del processo possono avere accesso al procedimento. Allora adesso si vuole dare il file a tutti. Ma vi ha autorizzato il tribunale a fare così? Allora, se decidiamo che nella fase istruttoria del processo penale il segreto non c’è più, dobbiamo cambiare il codice di procedura penale, altrimenti non si può fare così.  Poi ci sono i tempi per i quali voi prevedete che si faccia la Commissione d’inchiesta. Ci avete detto che depositerete un progetto di legge in prima lettura. Vedo che adesso ancora non c’è e rimaniamo in fiduciosa attesa di capire quali siano le vostre intenzioni. Minimo partirà nell’autunno, perché dite al massimo nel gennaio dell’anno prossimo, e quindi non si sa quando finirà. Consentiteci di dire che ci sembra una presa in giro di quest’aula. L’altra volta abbiamo depositato un progetto di legge come opposizione, dicendo che siamo aperti a contributi che possano venire, ma a condizione che la Commissione d’inchiesta, per la prima parte – che sembra essere arrivata a un buon punto per quanto riguarda le indagini – venga approfondita il prima possibile. Noi vi chiediamo, come diceva anche il nostro capogruppo, qual è l’idea di Governo e maggioranza sul futuro del sistema finanziario di questo Paese. Con l’Italia non riusciamo ad aprire un tavolo per quanto riguarda la materia finanziaria, benché questo sia assolutamente necessario. Chiedo anche questo, sempre al Segretario Esteri e Finanze: se non ci riuscite, qual è il problema? Però apprendiamo che nel frattempo è pronto il memorandum con la Bulgaria. Qualcuno mi ha detto: “Sarà satira”. No, perché la notizia viene proprio da Banca Centrale.  Allora facciamo di tutto, tranne quello che è assolutamente fondamentale per questo Paese per quanto riguarda il sistema bancario e finanziario: creare prospettive di sviluppo solide. E se ci crediamo davvero all’accordo di associazione con l’Unione Europea, l’Unione Europea ci ha detto che dobbiamo parlare con l’Italia e fare un accordo solido con l’Italia. Di tutto ci parlate, di tutto leggiamo sui giornali, tranne che di questo.  Io quindi sono seriamente molto preoccupata per il futuro di questo Paese, a maggior ragione quando vedo anche i decreti legge che ogni tanto ci troviamo davanti.

Segretario di Stato Alessandro Bevitori: Ho ascoltato molti interventi, in particolare dai banchi dell’opposizione, dove si è manifestata una preoccupazione soprattutto rispetto al caro energia, all’aumento dei prezzi delle materie prime e a tutto ciò che ne consegue. Questo mi permette di fare quello che avrei voluto fare in un momento ordinario, cioè riferire sugli avvenimenti recenti che hanno riguardato l’arco istituzionale, in particolare l’iniziativa degli Stati Generali dell’Economia che si sono tenuti il 9, 10 e 11 marzo della scorsa settimana.  È stato un evento particolarmente significativo, soprattutto per i temi che sono stati affrontati al suo interno. Devo dire che, se la politica avesse partecipato maggiormente, probabilmente avrebbe colto meglio la portata di quel momento. Devo dire che quell’evento, partecipato in particolare dal mondo economico, dalle parti sociali, dalle associazioni di categoria, dai sindacati, dai liberi professionisti, dalle istituzioni, dal settore finanziario e dal mondo accademico, ha visto una grande partecipazione che ha consentito anche di individuare alcune soluzioni strategiche rispetto alle sfide che riguardano il futuro di San Marino.  Si è parlato di imprese, di cittadini sammarinesi, di bollette, di sviluppo economico della Repubblica, della necessità di creare occupazione qualificata, di fare in modo che San Marino torni a essere una terra di opportunità e che i sammarinesi, pur facendo esperienze fuori territorio, possano poi trovare occasioni concrete anche all’interno dei nostri confini. Soprattutto sono emerse delle soluzioni, che verranno portate anche all’attenzione di quest’aula, probabilmente attraverso la Commissione competente o comunque con le modalità che saranno ritenute più opportune, per cercare di attuare in particolare quelle misure che riguardano la messa in sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Credo che questo sia il tema toccato da diversi consiglieri e, giustamente, perché da qui passa il futuro della Repubblica e del sistema economico.  Oggi l’aspetto energetico, e non mi stancherò mai di dirlo, è diventato prioritario persino rispetto alla leva fiscale nella scelta degli investimenti. Non si sceglie più un luogo in cui investire prima di tutto per l’aspetto fiscale, ma si guarda all’aspetto energetico, al costo dell’energia, alla sicurezza energetica, all’autonomia energetica. Questi sono dossier che stiamo trattando e sui quali anche questa mattina, insieme al collega Segretario Marco Gatti, abbiamo definito quello che potrà essere un percorso da perseguire nell’interesse del nostro sistema economico.  Negli Stati Generali dell’Economia abbiamo trattato il sistema economico a trecentosessanta gradi: dalla grande alla piccola impresa, dalla microimpresa che abbiamo a San Marino all’artigianato, compreso l’artigianato artistico e il recupero dei mestieri, fino al commercio e alle strutture ricettive, che devono essere potenziate. Abbiamo bisogno di potenziare le strutture ricettive. Oggi leggevo anche alcuni comunicati di forze di opposizione, in particolare di Motus Liberi, nei quali si lamentava che alcune cose erano state dette da loro già in passato e che non si era riusciti a realizzarle, mentre oggi si stanno facendo; penso al trasporto, al data center e ad altri temi. Ora, senza entrare nelle logiche della scorsa legislatura, che francamente non mi interessano, ci tengo però a sottolineare in modo costruttivo che forse quello che ancora qualcuno non ha compreso fino in fondo è proprio il metodo. Io, se c’è da riconoscere il valore di una buona idea, sarò sempre il primo a farlo. Così è stato anche per il sistema Smuvi. Non ci siamo inventati nulla. È un sistema che si ispira a modelli esistenti: c’è il Metromare a Rimini, funziona con un software simile; c’è un sistema shuttle nel Comune di Cesena e in tante altre parti d’Italia. Quindi non abbiamo copiato nulla da nessun partito. Abbiamo semplicemente guardato a ciò che funzionava effettivamente fuori da qui. Non è farina del nostro sacco e questo lo dico con molta chiarezza.  Detto questo, faccio una battuta finale su quelli che sono stati i dati del sistema Smuvi e della riorganizzazione del trasporto pubblico. È doveroso innanzitutto ringraziare tutti coloro che hanno utilizzato Smuvi con soddisfazione. Sono più di duemila i passeggeri che hanno potuto usufruire del servizio. Ci sono state sicuramente diverse segnalazioni di disservizi o di aspetti che non sono andati nel migliore dei modi. Lo si sapeva, per certi versi. Si sapeva che il sistema non era perfetto e non era ottimale. Da qualche parte, però, bisognava pur partire.  Siamo partiti con quello che avevamo. Non sono stati fatti nuovi investimenti. I mezzi a disposizione sono quelli che erano già presenti all’interno dell’azienda. Le persone impiegate sono quelle che erano a disposizione dell’azienda e non sono state fatte nuove assunzioni. C’è addirittura, per coprire alcuni orari, qualche servizio di esternalizzazione, così da arrivare agli orari previsti che, come sapete, nei prefestivi e nei festivi si protraggono fino all’una di notte.  Io ci tengo soprattutto a fare una cosa: ringraziare coloro che hanno fatto segnalazioni, perché saranno prese in stretta considerazione per migliorare, ottimizzare ed efficientare il servizio. Oggi possiamo dire che si tratta di una scommessa vinta. Dopodiché questo ci permetterà eventualmente di investire ulteriormente su Smo e sul trasporto a chiamata.

Matteo Casali (RF): Anche io nel mio intervento vorrei partire da un tema già attenzionato da diversi colleghi, ovvero la situazione di crescente difficoltà dei nuclei familiari sammarinesi dovuta al caro vita e alla costante erosione del potere d’acquisto dei salari, anche alla luce della situazione internazionale che purtroppo nelle ultime settimane si è ulteriormente aggravata con la crisi mediorientale e con l’ulteriore tragica guerra scoppiata.  Il tema del caro vita è un tema che Repubblica Futura ha attenzionato già da tempo e che purtroppo non è mai entrato nei radar del Governo. L’aumento dell’IGR, che è stato propagandato come irrisorio, ha in realtà inciso su situazioni già difficili. Parliamo di contesti economici segnati da meccanismi inflattivi già avviati e da situazioni congiunturali internazionali che hanno prodotto il rincaro di spese essenziali nella vita delle famiglie. Fino ad arrivare al costo delle bollette e al caro carburante che, alla luce delle emergenze attuali – e per fortuna siamo alla fine dell’inverno – rischia di configurare gli estremi di quella che io temo possa diventare una vera e propria tempesta perfetta.  Allora la domanda è: qual è la cabina di regia del Governo rispetto a questi scenari? Una cabina di regia che sia realmente vicina ai bisogni delle persone. È certamente importante il riferimento del Segretario di Stato agli Esteri, che in Commissione competente ha parlato delle attività diplomatiche e amministrative, ma le attività di calmierazione, una cabina di regia vicina ai bisogni concreti della gente, io purtroppo non la vedo. Di fronte a questo scenario abbiamo avuto una rappresentazione, direi quasi una contrapposizione tra rappresentazione e realtà, con l’episodio dei tre giorni degli Stati Generali dell’Economia. Il Segretario di Stato, facendo seguito alle espressioni di giubilo lette sui giornali, ha magnificato questo evento come un punto di svolta di fronte a problemi molto concreti delle persone.  Io però ho una visione completamente diversa rispetto alla rappresentazione fatta dal Segretario di Stato. Mi è sembrato un evento distante dai bisogni delle persone e forse anche dai bisogni delle imprese, considerando la partecipazione che, da quanto si poteva vedere, non era particolarmente ampia. Il caro abitare è un altro tassello del caro vivere. E se vogliamo parlare di rappresentazione contro realtà, non possiamo che parlare del maestro di questo metodo, il Segretario Matteo Ciacci, che rispetto al caro abitare, a un anno dalla presentazione della sua fantastica legge, continua con atteggiamento da televenditore a dire che lo strumento sta funzionando e va a tutto gas. A fronte di questa propaganda, cosa ha prodotto realmente la legge casa? Dal lato dei bonus ristrutturazioni e dei tassi agevolati pare che non sia stato ancora erogato un centesimo. I meccanismi devono ancora essere perfezionati. Noi lo avevamo detto: va bene, ma non affronta l’emergenza.  Perché l’emergenza riguarda gli affitti. Ed è lì che doveva intervenire la legge. Invece non è successo nulla. Il canone calmierato non ha prodotto alcun effetto. Anzi, lo diciamo noi ma lo dice anche un’organizzazione sindacale: il canone calmierato rischia di aumentare gli affitti. Chi ha un canone inferiore tende ad allinearsi al canone calmierato, approfittando anche dello sgravio fiscale.  Ma questo strumento funziona sulla base di quali numeri? Il fantasmagorico osservatorio non è ancora stato attivato. Quindi il canone calmierato funziona sulla base di una rappresentazione della realtà, non sulla base dei dati reali.  C’è poi un ulteriore problema: stiamo introducendo, con la leva dell’abitare, un altro strumento urbanistico che vedremo nella legge di pianificazione territoriale, cioè la famosa funzione H di abitazione collettiva. Questo rischia di aprire la strada a una gestione discrezionale del territorio, con la scusa dell’emergenza abitativa.  L’emergenza abitativa e il caro vita sono temi seri. Devono essere affrontati con strumenti amministrativi che migliorino il rapporto tra domanda e offerta, come vi abbiamo detto durante il dibattito su quella legge, e con strumenti urbanistici e di pianificazione territoriale chiari: bisogna dire dove si costruiscono gli alloggi popolari e con quali risorse. Non con stratagemmi che poi permettono alla politica di fare ciò che vuole sul territorio. Dire cinquanta dimostrazioni di interesse quando in realtà sono cinquanta domande inevase significa costruire una narrazione che non corrisponde alla realtà.  Chiudo con una postilla. Vorrei chiedere al Governo quale sia la posizione del Governo sul referendum costituzionale che si svolgerà in Italia sul tema della giustizia. Qual è la posizione del Governo?  Voi direte che è una domanda bizzarra, perché non dovrebbe riguardarci minimamente. E infatti il buon senso politico dice che è inopportuno che la politica di uno Stato interferisca nelle scelte interne di un altro Stato.  Ma siete stati voi a sdoganare questo metodo. Con queste sliding doors tra la politica sammarinese e quella italiana ci troviamo con il segretario particolare di una Segreteria di Stato che è anche sindaco di Montegrimano e che sta facendo campagna referendaria sui social per il referendum italiano.  Vi sembra opportuno? Abbiamo già visto un Segretario che ha detto di essersi tolto la giacca di segretario per partecipare come privato cittadino a un’assemblea dell’Ente Cassa di Faetano.  Secondo me non è opportuno. Non lo è affatto.  Allora magari, dopo aver affrontato il cogente problema della giustizia in Italia e dopo il referendum, il Governo potrebbe farci sapere cosa pensa della giustizia di San Marino, alla luce anche della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul caso del commissario della legge Roberto Simoncini. 

Segretario di Stato Stefano Canti: In questo comma comunicazioni abbiamo toccato diversi temi, ma molti degli interventi che si sono succeduti si sono concentrati sul rapporto tra giustizia e politica. Io credo che il messaggio che stiamo dando al Paese sia devastante. Io credo che non ci si rassegni a un passato che è stato devastante per le ingerenze sulla magistratura. Buriani e la cricca ne sono una testimonianza. Qual era quella giustizia? Era la giustizia di una politica dalla quale mi pare che qualcuno abbia molta nostalgia.  La politica non si deve intromettere e non deve ingerire nella magistratura. È devastante, ripeto, il messaggio che stiamo dando alla cittadinanza. Quella era la giustizia di una politica e di una forza politica che oggi dimostra di avere una grande nostalgia di quei tempi, perché non può più ingerire, non può più ordinare e non può più nominare giudici a lei vicini.  Le sentenze vanno rispettate, ma non sono ancora definitive. La strumentalizzazione politica dimostra come una certa politica non sia ancora pronta a confrontarsi all’interno di un quadro istituzionale conforme allo Stato di diritto e viva invece un senso di vendetta che non rappresenta la nostra Repubblica, una Repubblica che aspira all’accordo di associazione con l’Unione Europea.  Dico questo perché ho ascoltato molti interventi in questo comma comunicazioni nei quali si è parlato della vicenda della Banca di San Marino, delle indagini in corso e del rapporto tra giustizia e politica.  Allora io credo una cosa. Sono stato il primo, questa mattina, nell’ambito dei lavori della Commissione Giustizia, a voler condividere con tutta la politica la documentazione in nostro possesso. E ho scelto di farlo proprio in Commissione Giustizia.  Perché in Commissione Giustizia? Perché quella è la sede istituzionale in cui è possibile mantenere la segretezza che è necessaria in una fase delicata come quella che stiamo attraversando.  Nella passata sessione consiliare era stato detto dai partiti di opposizione che si lavorava ad armi impari, perché il Governo era a conoscenza di documentazione e l’opposizione non lo era. Questa mattina ho chiesto a tutta la Commissione Giustizia, dove sono rappresentate maggioranza e opposizione, di aprire un confronto e di consegnare tutta la documentazione che è pervenuta al Governo.  Ho distribuito il materiale a tutti i colleghi perché non solo l’Eccellentissima Camera, ma anche il Congresso di Stato, su questa vicenda si sono costituiti parte civile.  Se vogliamo davvero fare un lavoro condiviso, credo che la Commissione Giustizia fosse la sede più opportuna dove tutti potevano prendere atto di quella documentazione che da tempo state chiedendo.  Ma dagli interventi che ho ascoltato in quest’aula mi pare di capire che la documentazione i partiti di opposizione ce l’abbiano già, perché stanno tirando fuori contenuti che sembrano provenire proprio da quei documenti.  Allora è inutile venire qui in Consiglio Grande e Generale a fare domande specifiche – se è vero o non è vero – come è stato fatto da alcuni consiglieri, in particolare dai consiglieri di Rete, chiedendo se determinate circostanze risultino o meno agli atti.  Io sono tenuto a rispettare il regime di segretezza a cui sono chiamato e voglio ribadirlo.  Questa mattina in Commissione Giustizia ho proposto di consegnare il materiale a tutte le forze politiche, in particolare a quelle di opposizione, ma i partiti di opposizione si sono rifiutati di accettarlo perché devono prima confrontarsi con i rispettivi gruppi consiliari.  E allora mi chiedo: cosa dovete sentire con i rispettivi gruppi consiliari? Venite in quest’aula, attaccate il Governo, chiedete se è vero o non è vero che certe circostanze risultano agli atti, quando lo stesso Governo è pronto a mettervi a disposizione tutta la documentazione che possiede.  Noi non abbiamo niente da nascondere. Siamo favorevoli, come è stato detto dalla maggioranza, a istituire la Commissione d’inchiesta nei tempi dovuti. Nessuno vuole nascondere nulla.  Anzi, cerchiamo quella condivisione che può avvenire in una sede istituzionale opportuna, che è la Commissione Giustizia.  Voi vi siete rifiutati di accettare questa proposta e quindi, evidentemente, avrete i vostri buoni motivi.