CulturArte

Biennale 2026, l’assenza degli artisti italiani è il sintomo di un sistema in crisi

Per la prima volta non ci sono artisti italiani nella mostra principale della Biennale di Venezia. E la notizia fa rumore. Ma secondo un editoriale pubblicato da Artribune e firmato da Massimiliano Tonelli, non si tratta di un caso né di un’ingiustizia internazionale: la responsabilità sarebbe tutta italiana.

Nel pezzo, dal titolo eloquente “Zero italiani in Biennale? Se l’Italia non c’è nelle grandi mostre, la colpa è solo dell’Italia”, si sottolinea come l’assenza non riguardi soltanto la rassegna principale veneziana, ma anche le grandi mostre collaterali organizzate dalle principali istituzioni della città. Al netto del Padiglione Italia – che resta uno spazio autonomo – la presenza di artisti nati e cresciuti nel nostro Paese sarebbe ormai marginale.

Tonelli invita a superare la tentazione di cercare colpe all’esterno: non sarebbe un problema di curatori distratti o di sistema internazionale ostile. Piuttosto, l’editoriale parla di decenni di scelte sbagliate, di un sistema incapace di fare autocritica e di costruire un reale sostegno strutturale alla ricerca contemporanea. L’assenza del 2026, sostiene l’autore, non è un episodio isolato ma il punto di arrivo di un progressivo indebolimento.

Il nodo, secondo Artribune, non è tanto lamentarsi quanto interrogarsi sul funzionamento del sistema culturale italiano. Senza una presa di coscienza collettiva – conclude l’articolo – ogni discussione sul “perché non ci siamo” rischia di trasformarsi nell’ennesima occasione persa.