San Marino. Comunità e Territorio: leggi che ci sono, tutele che mancano
Abbiamo letto e riletto le carte di questi giorni e non solo, quelle sul caso del pedofilo che ha scosso tutta la cittadinanza a partire dall’estate del 2025 con l’arresto in Italia. E più leggiamo, più ci viene un nodo in gola che non è soltanto rabbia, è più che altro sconcerto. Come Comunità e Territorio San Marino non potevamo stare zitti, perché quello che abbiamo trovato scavando tra i documenti del Consiglio riguarda tutti noi, non è una questione da addetti ai lavori, ma è pura sensibilità ed informazione civica. Partiamo da quello che è successo in Aula il 23 gennaio. Sono state discusse sette Istanze d’Arengo presentate non da una persona ma dal neo gruppo Genitori Sammarinesi, Istanze nate proprio dallo choc per la vicenda di Steven Raul James, il Sammarinese condannato per violenza su minori, prima arrestato in Italia e poi trasferito al carcere dei Capuccini di San Marino.
Bene: due di quelle sette istanze chiedevano cose che a noi sembrano di puro buon senso. Una chiedeva che nel casellario giudiziario restassero sempre visibili le condanne per pedofilia e violenza di genere, eliminando la clausola dell’articolo 116 “non menzione”. L’altra chiedeva un registro per chi è stato condannato per reati contro i minori, codice di condotta già previsto nella convenzione di Lanzarote che la nostra repubblica ha sottoscritto, anzi ne è stato uno dei paesi fondatori. Tutte e due respinte. E la cosa che fa più male è che sia stato detto, in Aula, che erano già state respinte in passato “2022” prima dei fatti di cronaca che si sono verificati in Repubblica. Quindi non è la prima volta che qualcuno prova a chiedere più trasparenza su questo tema, e non è la prima volta che gli viene detto di no.
Ci siamo chiesti: ma perché? Le motivazioni date sono state la presunzione d’innocenza, la privacy, il rischio di “schedatura”. Argomenti che su altri reati potremmo persino comprendere, per carità. Ma quando si parla di chi ha abusato di minori, siamo sicuri che la bilancia debba pendere sempre dalla stessa parte, ossia la tutela della cittadinanza debole. Poi c’è un altro pezzo di questa storia che ci ha lasciato ancora più perplessi, ed è quello che riguarda un vecchio caso, quello del professor Ciavatta, caso destinato a creare un bruttissimo precedente legale, condannato nel 2022 per atti sui suoi alunni minori durante le lezioni. Due anni, pena sospesa, e in più il beneficio della non menzione nel casellario. Siamo andati a leggerci l’articolo 116 del nostro Codice Penale, quello che regola proprio questo beneficio. E lì, nero su bianco, c’è scritto che la non menzione “non può essere concessa alle persone pericolose”. Punto. Lo dice la legge stessa. Allora la domanda che ci siamo fatti, semplice semplice, è questa: chi ha abusato per anni delle sue alunne, usando la cattedra come copertura, non rientra nella definizione di persona pericolosa? E se non rientra lì, dove rientra? La legge peraltro prevede anche un’aggravante apposita, l’articolo 90, per chi abusa proprio della sua posizione di insegnante. Un aggravante che a quanto risulta non è stata nemmeno applicata. Non siamo giuristi, lo diciamo chiaramente, non vogliamo dare lezioni a nessuno.
Siamo cittadini che hanno provato a informarsi leggendo le carte, e quello che ne è uscito ci sembra un sistema che, nei fatti, tratta la pericolosità di chi abusa di un minore come qualcosa da valutare caso per caso, con ampia discrezionalità, invece che come qualcosa da riconoscere quasi automaticamente come atto socialmente pericoloso. E nel frattempo le Istanze che i cittadini presentano per chiedere più tutele per i propri figli vengono bocciate, anche più di una volta. Qualcosa di buono nella seduta del 23 gennaio c’è stato, va detto per onestà: sono passati i controlli sui lavoratori a contatto con i minori nel pubblico e nel privato. Chi assume o chi si avvale di collaboratori a contatto con bambini in questi due ambiti dovrà chiedere il certificato penale, sammarinese e italiano. Giusto, sacrosanto. Ma la stessa identica richiesta, fatta però per il mondo del volontariato e delle associazioni no-profit, quindi oratori, società sportive dilettantistiche “già agli onori della cronaca anni fa”, gruppi scout, tutto quel tessuto dove i bambini passano ore e ore ogni settimana, è stata bocciata. E qui viene il bello: il Segretario di Stato competente aveva dato parere favorevole a tutte e tre le istanze, Pubblico, Privato e no- profit, senza distinzioni. In Aula le prime due sono passate lisce. Sulla terza, quella del volontariato, il voto è stato quasi plebiscitario contro: 9 sì, 19 no, 2 astenuti. Ci domandiamo: perché proprio lì, dove il controllo è meno strutturato e il contatto con i bambini è quotidiano e informale, si è deciso di fare marcia indietro rispetto anche a quanto suggerito dal Governo stesso? San Marino è piccolo, ce lo diciamo sempre con orgoglio. Ma proprio perché siamo piccoli, dovremmo essere più veloci a correggere queste cose, non più lenti. Come CTSM continueremo a seguire da vicino cosa succede su questo fronte, a chiedere chiarezza, diritti e tutele per i più fragili. Non perché ci piaccia puntare il dito, ma perché la sicurezza dei nostri bambini, quella vera, concreta, quotidiana, dovrebbe stare prima di ogni cavillo tecnico/giuridico. Su questo siamo certi di non chiedere niente di strano, ma doverosamente etico.
Comunità e Territorio San Marino


