San Marino. AR sulla sentenza Banca CIS: una stagione che rappresenta uno dei punti più bassi della storia contemporanea
La sentenza di primo grado nel processo Banca CIS, con otto condanne per associazione a delinquere, restituisce la gravità di una vicenda che ha coinvolto vertici bancari, organismi di vigilanza e persino un magistrato.
Per Alleanza Riformista, quella stagione rappresenta uno dei punti più bassi della storia contemporanea della Repubblica, per la profondità del condizionamento delle istituzioni e per le conseguenze che il Paese continua a sopportare. Le inchieste hanno ricostruito un disegno di conquista del sistema bancario sammarinese, attraverso il controllo degli organismi di vigilanza, l’indebolimento di Cassa di Risparmio e il progetto di integrazione con Banca CIS.
Un’operazione che avrebbe consentito di confondere le esposizioni e le irregolarità di CIS con quelle della banca dello Stato, rendendo più difficile ricostruire le responsabilità. In questo quadro si inseriscono le nomine ai vertici di Banca Centrale, il bilancio di Cassa di Risparmio con perdite superiori a 534 milioni di euro, contro i 77 milioni indicati in un precedente progetto, e l’operazione sui titoli Demeter, attraverso la quale, secondo le indagini, furono azzerati consistenti debiti riconducibili a Francesco Confuorti e a soggetti a lui legati. Ma il fatto più grave riguarda il condizionamento dell’azione di Governo.
Le intercettazioni e il materiale probatorio sequestrato, secondo quanto emerso dalle indagini, documentano il ruolo di Confuorti nel suggerire e dettare contenuti di provvedimenti normativi, compresi quelli che contribuirono alla liquidazione di Asset Banca. È qui che la vicenda assume la sua dimensione più inquietante: il rischio che la potestà legislativa e le prerogative sovrane della Repubblica siano state piegate agli interessi di un finanziere privato.
A completare il quadro, le interferenze nella giustizia, con la condanna in primo grado dell’ex magistrato Alberto Buriani. Il conto pagato dai sammarinesi è stato enorme: centinaia di milioni di euro di perdite e impegni pubblici, oltre 100 milioni di risorse previdenziali coinvolte nel dissesto CIS e un titolo di debito pubblico perpetuo da 455 milioni legato alle perdite di Cassa di Risparmio. Senza quella stagione, San Marino avrebbe oggi una situazione debitoria radicalmente diversa.
Ma il danno più grave resta quello arrecato all’immagine della Repubblica, alla sua reputazione internazionale e alla fiducia nelle istituzioni: un patrimonio costruito in generazioni e compromesso in pochi anni. Tutto questo avvenne in una precisa stagione politica, con un Governo e una maggioranza chiamati ad assumere decisioni fondamentali per il Paese.
Le responsabilità penali sono individuali e il loro accertamento spetta alla magistratura. Ma se da una parte vi è stato chi ha concretamente contribuito a far emergere e contrastare il disegno criminale, dall’altra non possono essere ignorate le responsabilità politiche di chi, in quella stessa stagione, ha esercitato il potere e assunto decisioni determinanti per la Repubblica.
Chi oggi, dai banchi dell’opposizione, richiama gli altri alle proprie responsabilità dovrebbe confrontarsi anche con le scelte compiute quando era al Governo. Cambiare collocazione parlamentare non significa cancellare la propria storia. Alleanza Riformista riconosce il valore delle battaglie condotte contro quel sistema, spesso in un clima di fortissime pressioni, e ritiene che la memoria di quanto accaduto sia indispensabile per difendere l’indipendenza delle istituzioni.
Oggi San Marino sta recuperando credibilità internazionale, come testimoniano il miglioramento del rating sovrano e il percorso di associazione all’Unione Europea. La Repubblica ha pagato un prezzo altissimo. Fare piena luce su quella stagione significa difendere l’indipendenza delle istituzioni e impedire che interessi privati possano nuovamente condizionare le decisioni sovrane dello Stato.
Alleanza Riformista


