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Sviluppo, FMI chiede a San Marino riforma pensioni, IVA e attenzione alla spesa pubblica

Il Fondo indica le priorità per il Governo dopo il giudizio positivo sull’economia. Possibili interventi sull’età pensionabile, meno esenzioni fiscali e maggiori investimenti. Attenzione anche ai costi dell’Accordo UE e alle vulnerabilità delle banche

Completare la riforma IVA, valutare nuovi interventi sull’età pensionabile, rivedere sussidi e spesa pubblica, destinare più risorse agli investimenti e programmare i costi dell’integrazione europea. Sono le principali indicazioni rivolte al Governo di San Marino dal Fondo monetario internazionale nella dichiarazione conclusiva della missione 2026. Dopo il giudizio positivo sulla tenuta dell’economia e sulla riduzione del debito, gli esperti del FMI individuano le riforme necessarie per consolidare i risultati raggiunti e affrontare le pressioni demografiche e finanziarie dei prossimi anni.

La prima indicazione riguarda il sistema fiscale. Il Fondo chiede l'”Ultimazione e attuazione di un sistema IVA moderno“, conforme alle migliori pratiche internazionali ed europee. La nuova imposta, sottolinea il rapporto, “dovrebbe essere semplice, limitare le esenzioni e i trattamenti differenziati” e ridurre al minimo i costi di transizione e le possibilità di elusione. Una priorità che si accompagna al riconoscimento dei risultati della riforma dell’imposta sul reddito del 2025, che secondo il FMI ha ampliato la base imponibile, rafforzato la compliance e migliorato la progressività del sistema.

Particolarmente significativo il passaggio dedicato alle pensioni. Il Fondo ritiene che “sarà probabilmente necessaria un’ulteriore riforma parametrica del sistema pensionistico” per fronteggiare l’invecchiamento della popolazione ed evitare l’esaurimento delle riserve dei fondi. Gli esperti indicano anche le possibili strade: “adeguamenti dell’età di pensionamento, penalità per il pensionamento anticipato e parametri relativi alle prestazioni”. Interventi da valutare sulla base dei dati, precisa il FMI, garantendo comunque l’adeguatezza delle prestazioni. Il rapporto riconosce i risultati della precedente riforma, ma evidenzia la necessità di assicurare la sostenibilità del sistema nel lungo periodo.

Sul fronte dei conti pubblici, l’obiettivo indicato è mantenere un avanzo primario di circa il 2,5% del PIL nel medio termine. Una condizione che, secondo gli esperti, consentirebbe di proseguire nella riduzione del debito e ricostituire margini di bilancio per affrontare eventuali crisi. Il Fondo propone anche un limite massimo all’indebitamento a medio termine, calibrato sulle caratteristiche della Repubblica, che “rafforzerebbe la resilienza di bilancio”. Il debito pubblico, sceso al 59,8% del PIL nel 2025 secondo la dichiarazione, dovrebbe continuare a diminuire nei prossimi anni.

Altro capitolo è quello della revisione della spesa pubblica. Le riforme, scrive il FMI, dovrebbero puntare a “ottenere prestazioni più mirate e creare spazio per investimenti pubblici fondamentali”. Nel dettaglio, viene sollecitata un’analisi dei fondi extra-bilancio, dei sussidi, delle agevolazioni fiscali e dei trasferimenti, per individuare le risorse da destinare ad ambiti con maggiori ricadute economiche e sociali. Anche gli aumenti salariali nel settore pubblico dovrebbero restare compatibili con la sostenibilità dei conti nel medio termine. Le nuove assunzioni, invece, andrebbero concentrate sulle competenze necessarie, soprattutto in vista degli impegni legati all’integrazione europea.

Il Fondo invita contemporaneamente ad “aumentare gli investimenti pubblici per sostenere la crescita a lungo termine“. Tra le priorità figurano le infrastrutture sanitarie e la resilienza energetica, attraverso una maggiore produzione di energia solare e, potenzialmente, sistemi di accumulo a batterie. Gli investimenti dovranno però essere selezionati in modo trasparente, con costi calcolati rigorosamente e senza compromettere la strategia di riduzione del debito.

Un’attenzione specifica è riservata all’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, firmato il 19 ottobre 2026. Per il FMI, l’integrazione nel mercato unico rappresenta un’opportunità per aumentare la produttività e rafforzare le istituzioni, ma comporterà anche nuovi oneri amministrativi e organizzativi. I relativi costi, avverte il rapporto, “dovrebbero essere integralmente pianificati e inseriti nel quadro di bilancio a medio termine”. L’attuazione dell’accordo “dovrebbe avvenire in modo graduale”, tenendo conto dei limiti dell’amministrazione sammarinese e garantendo ai diversi settori un periodo di transizione adeguato. Il Fondo suggerisce inoltre di accelerare l’adozione parlamentare di gran parte della normativa europea, così da concentrare maggiori risorse sulle questioni fondamentali.

Alla Pubblica Amministrazione viene chiesto di proseguire sulla strada della digitalizzazione, dell’e-government e della modernizzazione normativa. Il FMI ritiene necessario investire nelle competenze tecniche per affrontare gli obblighi derivanti dall’Accordo UE, contenendo al tempo stesso la crescita complessiva dell’occupazione pubblica per preservare risorse da destinare agli investimenti prioritari.

Restano poi le questioni aperte nel sistema bancario sammarinese. Nonostante il miglioramento della liquidità e della qualità degli attivi, il Fondo avverte che “le vulnerabilità del settore bancario rimangono elevate”. Pesano ancora i crediti deteriorati (NPL), le riserve patrimoniali e di liquidità limitate in alcuni istituti e la presenza di immobili e titoli illiquidi nei bilanci. Da qui la richiesta di proseguire nel rafforzamento patrimoniale delle banche, nella riduzione dei crediti problematici e nel miglioramento dell’efficienza operativa. Il FMI sollecita anche la modernizzazione della normativa sull’insolvenza, il progressivo allineamento ai principi contabili internazionali e soluzioni durature per le questioni relative al capitale e agli assetti proprietari degli istituti alla ricerca di nuovi investitori.

Tra le ulteriori indicazioni figurano la razionalizzazione dei costi e delle reti di filiali bancarie, lo sviluppo di infrastrutture informatiche condivise e il rafforzamento della sicurezza informatica. Il Fondo valuta positivamente l’accesso permanente della Banca Centrale di San Marino allo strumento EUREP della BCE, mediato dalla Banca d’Italia, e la prevista introduzione graduale degli standard di liquidità di Basilea III a partire dal 2027.

Infine, il richiamo alla qualità delle statistiche economiche. Il FMI torna a sollecitare la creazione di un’agenzia statistica professionale indipendente, dotata di risorse adeguate, per migliorare tempestività e affidabilità dei dati. Un obiettivo rispetto al quale vengono giudicati positivamente i piani delle autorità per rafforzare l’organico, le risorse e l’indipendenza dell’Ufficio di Statistica.

Le raccomandazioni arrivano in un quadro di crescita moderata. Dopo l’1,5% stimato per il 2025, il FMI prevede un aumento del PIL dell’1,3% nel 2026 e un rallentamento all’1% nel 2027, mentre l’inflazione dovrebbe passare dal 2,5% al 3,5%. Numeri che, insieme alle pressioni demografiche e ai rischi del settore finanziario, rafforzano secondo il Fondo la necessità di mantenere la disciplina di bilancio e proseguire con le riforme strutturali.