Politica

San Marino. Ceccoli e Tamagnini su naturalizzazione e doppia cittadinanza, voto e candidature in un solo Stato, sospensione della cittadinanza sammarinese dopo la 3° generazione

Attraverso lo studio dei dati demografici della popolazione sammarinese, un gruppo di cittadini si è reso conto che i titolari di doppia o plurima cittadinanza, nello specifico i titolari di doppia cittadinanza della vicina Italia, sono oggi maggioranza numerica nella Repubblica.

Perché c’è preoccupazione: la evidenziata situazione demografica influisce e modifica il principio di rappresentanza politica, sono maggioranza numerica i cittadini che appartengono ad un altro Stato, nello specifico allo Stato Italiano, di cui San Marino è un’enclave di piccole dimensioni. Questo carattere ibrido del popolo sammarinese nel 2026 è un dato demografico che non può essere trascurato.

La eliminazione dell’obbligo per i naturalizzati di rinunciare alla cittadinanza d’origine, attraverso la recente legge sulla naturalizzazione n. 27 del 2026, ha reso il processo di crescita delle doppie e plurime cittadinanze un processo irreversibile. C’è questa consapevolezza tra la maggioranza dei cittadini?

Di fronte a tali scelte politiche e giuridiche, il Comitato Civico per la cittadinanza ha chiesto e continua a chiedere alle forze politiche di maggioranza e di opposizione alcuni emendamenti ed integrazioni alla legge 25 febbraio 2026, n. 27, dopo un attento studio sugli effetti che detta legge produce.

Uno degli aspetti più controversi è il poter candidarsi, votare e magari essere eletti quali cittadini con due nazionalità in parlamenti diversi, di qualunque tipologia.

Sembrano così evidenti i conflitti d’interesse per cui andrebbero limitati i diritti politici (votare e essere candidati nelle liste elettorali di un solo Stato, come per le elezioni europee del 2024), riferiti ad un solo parlamento, a pena della perdita della cittadinanza sammarinese, l’unica sulla quale si può intervenire.

Altro aspetto controverso, che abbiamo il dovere di considerare, riguarda i cittadini sammarinesi all’estero che vi risiedono da almeno tre generazioni con plausibile distacco effettivo, sentimentale e relazionale con la vita sociale, politica e comunitaria di San Marino, la sua lingua e la sua storia, per cui la trasmissione della nostra cittadinanza andrebbe sospesa, prevedendo la possibilità di reintegro in caso di ritorno stabile in Repubblica.

Il caso è assimilabile ai nostri concittadini che risiedano in Italia e che non venuti a votare da almeno tre generazioni per cui andrebbe applicato il meccanismo proposto per i residenti stabili all’estero.

Segnaliamo anche una conseguenza oltremodo delicata che è quella di coloro che ricoprono posizioni apicali nel settore pubblico allargato, con possibili conflitti d’interesse, pertanto si dovrebbero dosare meglio le assegnazioni degli incarichi, magari stabilendo che per quei ruoli sarebbe necessario possedere solo la cittadinanza sammarinese, quando questo sia possibile, in modo da creare una valida classe dirigente sammarinese che sappia gestire il processo di integrazione europea e di apertura internazionale.

Il Comitato chiederà una serie di incontri alle forze politiche di maggioranza e di opposizioni, in modo che le richieste sopra elencate vengano inserite nel testo unico sulla legislazione per la cittadinanza, obiettivo perseguito dall’attuale compagine governativa.

Ci aspettiamo di essere ascoltati e di avere rappresentanza politica sui temi della cittadinanza e delle doppie cittadinanze, problematiche che invece oggi sono trascurate.

Formuliamo un appello diretto al Segretario di Stato agli interni, Avv. Andrea Belluzzi, al suo collaboratore giuridico, Avv. Alvaro Selva, ai segretari dei partiti di non deludere le nostre aspettative riformulate con la presente nota per conservare solidità ai pilatri della Repubblica: popolo, territorio, sovranità.

Roberto Tamagnini

Orietta Ceccoli