Politica

In difesa della legge del 1919 per la tutela del patrimonio culturale della Repubblica di San Marino

di Giuseppe M. Morganti

Correva l’anno 1825 quando il Consiglio decise che la Pieve antica risalente all’anno 1000 dovesse essere demolita per far posto alla nuova costruzione di tendenza neoclassica. Una scelta dettata dall’ambizione?

Correva l’anno 1892 quando in zona Paderna venne ritrovato uno dei più importanti tesori riguardanti l’epoca gota. Il corredo della principessa Gota è stato disperso ed oggi solo una borchia si trova presso il nostro museo, mentre i gioielli più belli fanno ora parte del patrimonio pubblico di altri Stati (Germania, Inghilterra, Emirati Arabi; un frammento è nel patrimonio del Met di New York). Una scelta dettata dall’interesse economico?

Questi due, dei purtroppo tanti esempi, in cui il patrimonio culturale della Repubblica ha perso testimonianze fondamentali della propria storia.

Finalmente nel secondo decennio del 1900, è maturata a San Marino la consapevolezza che il patrimonio storico andava tutelato; ciò grazie all’apporto teorico di Corrado Ricci, uno dei più preparati archeologi e storici dell’arte dell’epoca, ma anche al contributo di intellettuali del calibro di Onofrio Fattori e Pietro Franciosi, esponenti il primo delle storiche famiglie conservatrici e il secondo delle nascenti forze socialiste e democratiche.

Il freno alla dispersione del patrimonio è stato posto finalmente il 10 giugno 1919 con l’approvazione della legge per la tutela e la conservazione dei monumenti, dei musei, degli scavi e degli oggetti di antichità e di arte.

Una legge semplice, ma completa e orientata a difendere il patrimonio esistente sul territorio dello Stato senza interferire con la necessità di tutelare la proprietà dei privati e di garantire le migliori procedure per favorire un virtuoso mercato dell’arte.

Una legge che sottopone il controllo e le decisioni sostanziali ad una commissione di nomina consiliare ma rappresentativa delle sensibilità dell’intera società sammarinese, la C.C.M.

Molti governi hanno tentato di aggiornare i principi di quella legge per renderla rispondente alle moderne necessità, ed anche ora ci troviamo di fronte all’ennesimo tentativo che compie però, dal mio punto di vista, un errore sostanziale: quello di attribuire il controllo del patrimonio culturale ad un corpo estraneo, una “soprintendenza”.

Viene di fatto esautorata la C.C.M. che essendo espressione del Consiglio e agendo secondo gli schemi della democrazia, riesce ad esprimere le migliori capacità di tutela.

Attribuire invece questa funzione ad un organo tecnico (che risponde essenzialmente al governo) sottrae il controllo dei beni culturali alla comunità sammarinese e genera rischi notevolissimi.

Pericoloso è infatti esprimere pareri vincolanti sulla destinazione, restauro e alienazione dei beni immobili di interesse storico-architettonico, senza il dovuto controllo democratico e sociale, controllo che invece la C.C.M. riesce ad esercitare (si consideri ad esempio l’azione messa in atto dalla CCM in occasione del restauro di Palazzo Pubblico ad opera dell’architetto Aulenti che ha mitigato il peso di taluni interventi, riconducendoli al rispetto della tradizione storica della Repubblica).

Ancor più pericoloso assegnare ad un organo tecnico il potere di decidere quali beni artistici possono essere commercializzati in un mercato dell’arte annullando quel controllo che la CCM esercita e che è assolutamente necessario affinché in forma preventiva si evitati di incorrere in vicende di attribuzione e di certificazione che spesso generano conflitti con le autorità degli altri Paesi e con i titolari dei diritti degli artisti.

La legge del 1919 ha subito alcune riforme importanti nel corso dei 107 anni in cui è rimasta in vigore, ma i cambiamenti non sono mai stati così radicali e nessuno ha mai scelto di abrogarla, conservando il diritto della collettività a sovraintendere sul patrimonio materiale e immateriale dello Stato e dei suoi cittadini.  Mi auguro che il dibattito che si aprirà su questa materia tenga conto del rispetto che tutti dobbiamo all’immenso valore rappresentato dal patrimonio culturale della Repubblica.