Politica

Accordo Ue, il Consiglio alla prova delle nuove leggi: confronto su poteri, tempi e costi (report della seduta della Commissione riforme istituzionali del 16 ottobre 2026)

Come adeguare le leggi sammarinesi alle regole europee senza ingolfare il Consiglio e ridurne il ruolo? È il nodo affrontato venerdì 16 ottobre dalla commissione speciale per le riforme istituzionali, a pochi giorni dalla firma dell’accordo di associazione con l’Unione europea. Il confronto con i segretari di Stato Luca Beccari e Andrea Belluzzi tocca procedure legislative, organizzazione degli uffici, formazione e costi. Per il 2027 Belluzzi stima almeno trenta o quaranta progetti di legge corposi, oltre all’attività legata alle esigenze interne del Paese.

Il segretario agli Esteri Luca Beccari chiarisce anzitutto la cornice dell’intesa: “Con l’accordo di associazione San Marino rimane un Paese terzo e mantiene la propria piena autonomia legislativa. Il nostro è un impegno di adeguamento dell’ordinamento a quello europeo, che non significa assoggettamento.”

Per organizzare il recepimento, il governo propone una legge annuale che stabilisca procedure, deleghe e scadenze. Il Consiglio deciderebbe quali provvedimenti affrontare con il dibattito ordinario e quali affidare a percorsi più rapidi, come i decreti delegati. “Semplificare o snellire non significa togliere prerogative”, sostiene Beccari, confermando la disponibilità al confronto con tutti i gruppi.

Più delicato il recepimento dinamico, cioè l’accoglimento di una norma europea insieme alle sue modifiche future, senza un nuovo passaggio legislativo interno. È una soluzione che ridurrebbe il lavoro, ma inciderebbe sul potere di scelta del Parlamento. “Dal punto di vista della semplificazione normativa è sicuramente una soluzione eccezionale, ma ha un innegabile impatto sulla potestà legislativa del Consiglio: è, in qualche modo, una limitazione della sua capacità legislativa.”

Beccari precisa che questa strada non è indispensabile per avviare l’accordo. Resta da valutare anche l’eventuale necessità di modificare la Carta dei diritti.

Nicola Renzi invita a misurare tempi e carichi delle diverse soluzioni, mettendo al centro il ruolo dei consiglieri: “Trasformare il Parlamento in un insieme di semplici ratificatori sarebbe svilente e dobbiamo cercare di evitarlo.” Preferisce evitare il recepimento dinamico, ma chiede una programmazione che permetta di capire se sia possibile sostenere il lavoro. Propone inoltre un supporto tecnico ai gruppi, capace di fornire valutazioni anche diverse da quelle dei dipartimenti.

Giuseppe Maria Morganti (Libera) condivide la scelta di differenziare le procedure secondo il contenuto tecnico o politico delle norme, ma domanda su quali basi verrà costruito il calendario. Gli aggiornamenti europei saranno già disponibili oppure occorrerà anticipare provvedimenti ancora in preparazione? Sul recepimento dinamico ribadisce la contrarietà.

Anche Guerrino Zanotti (Libera) preferisce un esame di volta in volta, per evitare che cambiamenti futuri producano effetti non condivisi dalla politica sammarinese. “Il recepimento dinamico, in effetti, ti imbriglia: è come sottoscrivere un’ipoteca sul futuro in varie materie e in vari ambiti.” Chiede come sarà preparato il piano annuale e quali siano tempi e modalità dell’eventuale superamento della convenzione bilaterale con l’Italia in materia previdenziale e di sicurezza sociale.

Il carico di lavoro è al centro dell’intervento di Paolo Crescentini (PSD), che ricorda le difficoltà già attuali nel completare gli ordini del giorno. “Dovrà quindi essere ampliata l’attività legislativa? Ci sarà quasi bisogno di fare un Consiglio per i provvedimenti che arriveranno dall’Europa e uno per l’attività prettamente sammarinese?”

Iro Belluzzi (Libera) evidenzia le conseguenze delle due strade. Esaminare ogni aggiornamento richiede più tempo e una struttura amministrativa adeguata: “I consiglieri non potranno fare altro che i consiglieri, supportati da una struttura amministrativa capace.” Accogliere automaticamente le modifiche rende invece necessario rafforzare la presenza sammarinese presso l’Ue, per seguire le disposizioni mentre vengono elaborate e far presenti le esigenze del Paese.

Emanuele Santi (Rete) chiede una stima concreta delle leggi e delle materie da affrontare nella prima fase. Beccari risponde che le migliaia di atti europei non diventeranno altrettante leggi sammarinesi: più disposizioni potranno confluire nello stesso provvedimento. “Non c’è necessariamente una corrispondenza fra un atto europeo e un atto sammarinese.” Si impegna a fornire una tabella di raccordo e annuncia un applicativo, già in fase di test, per assegnare responsabilità e seguire l’avanzamento del lavoro.

Sugli automatismi invita a distinguere gli standard tecnici dalle materie di maggiore peso politico, come gli appalti. La decisione, ribadisce, rimarrà parlamentare: “Avete sempre il governo di questa scelta, non è il governo a decidere autonomamente che cosa sottoporre al recepimento dinamico.”

Il confronto si fa più politico con Mirko Dolcini (D-ML), che domanda quando arriverà la ratifica in Consiglio e se il Paese sia pronto per l’applicazione provvisoria. Contesta il rischio di arrivare alla firma con norme, studi e formazione ancora da completare.

Beccari replica chiedendo di distinguere i dubbi tecnici dalla contrarietà al percorso europeo: “Se qualcuno non è d’accordo, ha il mio massimo rispetto. Ma è meglio dirlo, anziché nascondere il disaccordo dietro i tecnicismi, mettendo poi l’altro nella condizione di doversi contrapporre.”

Dolcini precisa: “Siamo sempre stati per l’integrazione con l’Unione europea, ma vogliamo semplicemente che le cose siano fatte bene.” Ribadisce inoltre la richiesta di un referendum, che presenta come uno strumento per consentire ai cittadini di esprimersi, non per bloccare l’accordo.

Il segretario agli Interni Andrea Belluzzi porta il confronto sull’organizzazione del Parlamento e della pubblica amministrazione. La previsione di trenta o quaranta progetti di legge nel 2027 richiede, a suo giudizio, nuovi strumenti. “L’indirizzo non è arrivare alla professionalizzazione del parlamentare. Ma non possiamo nemmeno fare in modo che il parlamentare non abbia gli strumenti per svolgere appieno il proprio ruolo e la propria funzione.”

Propone quindi consulenza giuridica ed economica per consiglieri e gruppi, fino a un servizio di studi legislativi dedicato al Parlamento e distinto da quello che assiste governo e uffici. Morganti sostiene l’investimento nella preparazione e suggerisce un corso quasi permanente. Belluzzi raccoglie l’apertura e propone di valutare la formazione obbligatoria anche per i consiglieri.

Per la pubblica amministrazione, riferisce, le attività formative sono già programmate e avviate, con percorsi differenziati secondo le competenze. I carichi maggiori riguardano Territorio, Lavoro ed Economia, Affari istituzionali e Affari esteri. Occorrerà istituire le autorità di vigilanza sul mercato, di protezione dei consumatori e di tutela della concorrenza, oltre ad adeguare quelle esistenti. Tra i principali interventi del 2027 figurano statistica e appalti.

Sui costi Dolcini chiede cifre e coperture, richiamando gli 800mila euro indicati nel bilancio pluriennale. “A quanto ammonta la spesa totale del primo anno per affrontare i primi adeguamenti? Dove reperiamo le risorse economiche necessarie?”

Belluzzi chiarisce che l’incremento previsto nell’intera amministrazione allargata è di un massimo di 42 persone, senza assunzioni tutte immediate. “Quello è l’incremento massimo che prevediamo, non significa che il giorno dopo la firma bandiremo concorsi per quarantadue persone.” Propone anche una mobilità interna più semplice, per trasferire personale e competenze dove servono.

“Ma è un tabù parlare di maggiori costi per fare meglio e servire meglio il Paese, con più competenza e qualità?”, domanda il segretario. Dolcini ribatte che il punto non è evitare la spesa, ma sapere come finanziarla, senza affidarsi a una futura crescita del PIL.

Per sostenere gli uffici, Beccari riferisce un confronto con la Commissione europea sulla possibilità di avere funzionari a San Marino per uno, due o tre anni. Belluzzi propone di affiancare a questo supporto stage a Bruxelles per il personale sammarinese e occasioni di conoscenza diretta delle istituzioni europee per i parlamentari.

Sul funzionamento del Consiglio, Filippo Tamagnini suggerisce infine di concentrare il lavoro sul regolamento consiliare e sullo status del consigliere, valutando un unico testo normativo. Propone di separare le sedute dedicate al dibattito dai momenti riservati alle votazioni, così da rendere più prevedibili tempi e scadenze del Parlamento e delle commissioni.