Dalibor Riccardi: “Il valore della persona oltre il dogma: laicità e dignità a San Marino”
Ho letto con attenzione il dibattito mediatico scaturito a seguito dell’approvazione dell’Istanza d’Arengo n. 47 sulla rettifica anagrafica del genere. Pur apprezzando il tono civile del confronto, di tutti i soggetti coinvolti, ritengo necessario ribattere ad alcune affermazioni che rischiano di veicolare un messaggio tanto pericoloso quanto lontano dalla complessa realtà vissuta dalle persone coinvolte. Don Luca Bernardi insiste nel voler ancorare il diritto dello Stato alla sola “oggettività biologica” dei cromosomi XX e XY, sostenendo che le leggi debbano guardare solo ai casi generali e non ai desideri particolari.
Questa visione, tuttavia, confonde la natura intrinseca della legge con il determinismo biologico. Il compito del diritto in una democrazia matura non è fotografare la biologia della maggioranza, ma offrire tutele, certezze amministrative e dignità a ciascun membro della comunità, specialmente a chi si trova in condizioni di minoranza o fragilità. L’argomento più doloroso sollevato dal sacerdote riguarda il tasso di suicidi tra le persone transgender. Citare questi dati per suggerire che l’affermazione di genere sia la causa del malessere significa ribaltare la realtà medica e sociale. Come ricordato dalla consigliera Ilaria Bacciocchi, la correlazione non è causalità. La sofferenza psicologica e l’alto tasso di suicidi non derivano dal percorso di transizione, ma dallo stigma, dal rifiuto sociale e dall’assenza di tutele legali.
Veicolare l’idea che la transizione sia un mero “capriccio stagionale” contraria alla scienza è un messaggio estremamente pericoloso, che rischia di aumentare l’isolamento di chi già soffre, un esito che una comunità solidale non può e non deve gradire. Anche sul piano strettamente dottrinale, la Chiesa Cattolica non parla con un’unica voce oscurantista. Lo stesso Papa Francesco ha più volte dimostrato un’apertura pastorale straordinaria verso le persone transgender, accogliendole in Vaticano e ribadendo che “Dio ci ama così come siamo”. Se guardiamo alle Sacre Scritture, il messaggio centrale di Gesù Cristo non è mai stato il giudizio biologico, ma l’amore incondizionato e l’accoglienza. Infine, emerge una questione fondamentale di rispetto istituzionale e laicità. La dottrina ecclesiastica ha il pieno diritto di trasmettere il proprio messaggio spirituale ai fedeli, ma deve fermarsi davanti alle prerogative del Consiglio Grande e Generale.
La politica e la cura delle istituzioni laiche spettano ai rappresentanti eletti dai cittadini. Se un membro del clero desidera trasformare le proprie convinzioni teologiche e antropologiche in norme vincolanti per l’intera cittadinanza, la democrazia sammarinese offre uno strumento chiaro: nulla vieta di abbandonare l’abito talare, candidarsi alle elezioni e verificare nelle urne quanti sammarinesi siano disposti a seguire tali argomentazioni. Fino ad allora, lo Stato laico ha il dovere di governare la realtà con pragmatismo e compassione, proteggendo la dignità inalienabile di ogni persona. Perché una società è davvero libera solo quando riesce a fare spazio anche a chi vive diversamente, senza chiedere a nessuno di rinunciare alla propria identità.
Dalibor Riccardi – Consigliere Libera


