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San Marino. Generazione Libera: nessun giovane dovrebbe essere lasciato in mare aperto senza sapere dove cercare la propria luce

Per secoli il faro non ha avuto il compito di fermare le tempeste. Nessuna luce poteva calmare il mare, abbassare le onde o eliminare gli scogli. La sua funzione era un’altra, cioè permettere a chi navigava nell’incertezza di sapere dove si trovasse la costa, quale rotta seguire e, soprattutto, fin dove fosse prudente spingersi quando tutto il resto diventava indistinguibile nel buio.

Anche crescere significa, inevitabilmente, prendere il largo. Ma nessun giovane dovrebbe essere lasciato in mare aperto senza sapere dove cercare la propria luce. Ed è qui che torna centrale il ruolo della famiglia. Essere genitori non significa eliminare ogni onda dalla rotta dei propri figli, né impedire loro di diventare autonomi, ma significa esserci, ascoltare, accompagnare e, quando necessario, avere il coraggio di porre un limite. Un “no”, quando nasce dalla responsabilità e non dall’autoritarismo, non spegne la libertà, le dà delle coordinate. Una generazione alla quale vengono progressivamente rimossi tutti i confini rischia di scambiare l’assenza di limiti per libertà, ritrovandosi a navigare a vista proprio negli anni in cui avrebbe più bisogno di punti fermi.

Non si tratta di una semplice riflessione pedagogica, ma di una priorità confermata dai dati. L’ultima indagine internazionale WHO/HBSC evidenzia come la quota di adolescenti che dichiara di percepire un elevato sostegno familiare sia scesa dal 73% del 2018 al 67% del 2022. Parallelamente, i dati del Rapporto OsMed dell’AIFA sull’uso degli psicofarmaci tra bambini e adolescenti mostrano un trend in costante crescita, con la prevalenza che è passata dallo 0,30% del 2020 allo 0,57% del 2024, fino a raggiungere lo 0,64% nel 2025. In un contesto segnato dal calo demografico, questi numeri indicano chiaramente che non aumentano solo le prescrizioni, ma cresce la percentuale di giovani che vive una condizione di sofferenza.

Sarebbe un errore individuare nello psicofarmaco il problema, perché quando clinicamente indicato rappresenta uno strumento terapeutico fondamentale. La vera domanda riguarda ciò che viene prima della cura, ossia perché una quota crescente di ragazzi arriva ad averne bisogno. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che un adolescente su sette tra i 10 e i 19 anni conviva con un disturbo di salute mentale. Non siamo di fronte a una generazione da giudicare, ma da comprendere.

La cronaca recente riporta spesso questa urgenza sul piano della realtà locale. Ha colpito profondamente la notizia, diffusa da San Marino RTV, di una ragazza di appena 12 anni ricoverata in coma etilico presso il nostro Ospedale di Stato. Un fatto che non può passare inosservato, visto che parliamo di una giovanissima che non ha ancora terminato le scuole medie, ma che ha già avuto un accesso immediato e pericoloso alle sostanze alcoliche.

Il fenomeno del binge drinking, ovvero l’assunzione di grandi quantità di alcol in un arco di tempo brevissimo per cercare uno stordimento rapido, non è più un’eccezione, ma una consuetudine che colpisce fasce d’età sempre più precoci. Come ricordato recentemente in un suo intervento dal Capogruppo Michele Muratori, le prime esperienze di abuso alcolico si verificano ormai già dai 13 anni, se non prima.

L’innalzamento dell’età legale per l’acquisto di alcolici da 16 a 18 anni, introdotto un anno fa, ha rappresentato un passo normativo indispensabile per tracciare un confine e sensibilizzare la comunità. Tuttavia, le leggi da sole non bastano se non sono accompagnate da una responsabilità collettiva, da controlli capillari e da una presenza educativa costante.

Come Generazione Libera, intendiamo approfondire queste dinamiche senza cedere a facili allarmismi, ma affrontando il tema alla radice. La salute mentale e il benessere emotivo delle nuove generazioni devono diventare una priorità assoluta. Aiutare i ragazzi a comprendere che chiedere supporto non è un segno di debolezza, ma un gesto di profonda consapevolezza e maturità, è il primo passo per ricostruire quella rete di protezione. Il compito di una comunità non è promettere ai giovani un mare privo di tempeste, ma fare in modo che, quando le onde si alzeranno, ci sia sempre una costa verso cui orientarsi e un faro acceso a indicare la rotta.

Emily Lazzari – Oliver Ronci

Generazione Libera