Politica

“Piano parallelo”: approvato ordine del giorno in Commissione Esteri

Seduta congiunta della Commissione Consiliare Permanente Affari Esteri, Emigrazione ed Immigrazione, Sicurezza e Ordine Pubblico, Informazione 

Mercoledì 11 febbraio 2026, mattina

Il dibattito prende avvio dall’intervento del Segretario di Stato per gli Affari Esteri Luca Beccari, che aggiorna la Commissione sull’intensa attività istituzionale delle ultime settimane. Il focus del Segretario è sui recenti sviluppi legati all’inchiesta sulla mancata scalata a Bsm e il cosiddetto “piano parallelo”. Il cuore del suo intervento si concentra sull’Accordo di associazione con l’Unione Europea; Beccari definisce la giornata odierna “significativa” per la votazione al Parlamento europeo dell’Interim Report, passaggio chiave verso firma ed entrata in vigore, sottolineando come il lavoro in sede EFTA sia ormai in fase conclusiva. In questo quadro positivo, Beccari introduce con preoccupazione il “nuovo elemento” emerso dalle indagini sulla cessione di Banca di San Marino, che non riguarda solo profili finanziari ma il tentativo di condizionare le istituzioni sammarinesi, il percorso europeo e persino l’attività giudiziaria, collegando questi fatti alla campagna mediatica internazionale culminata in una conferenza stampa a Bruxelles volta a descrivere San Marino come un Paese inaffidabile e incompatibile con la dimensione europea. Una narrazione che il Segretario respinge con forza. Beccari riferisce anche delle interlocuzioni avute con le autorità bulgare, distinguendo nettamente tra investitori privati e istituzioni statali, e ribadendo in modo fermo ma diplomatico che il Governo non può e non vuole interferire con l’attività giudiziaria, chiarendo che l’Accordo di associazione non può diventare oggetto di pressioni o ricatti. “A questo ricatto non cediamo in nessun modo” è la posizione del Segretario. Beccari invita quindi a mantenere lucidità e sangue freddo, spiegando che il Governo segue costantemente la situazione e ha già avviato iniziative concrete, tra cui la decisione di costituirsi parte civile. In chiusura richiama il senso di responsabilità collettiva, auspicando che il Consiglio Grande e Generale sappia “fare squadra”, perché le vere vittime di questa vicenda non sono singoli soggetti ma le istituzioni sammarinesi nel loro insieme.

Maria Luisa Berti (AR) si riallaccia al comunicato del dirigente del Tribunale Giovanni Canzio, dal quale emerge l’esistenza di un piano parallelo finalizzato a condizionare l’iter dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea e a esercitare pressioni indebite anche verso autorità estere. Ancora più allarmante, secondo la consigliera, è il riferimento al possibile coinvolgimento o supporto di esponenti politici in un’azione di delegittimazione delle istituzioni sammarinesi e del Paese. Berti sottolinea quindi come sia fondamentale sostenere senza ambiguità il lavoro della magistratura. In questo quadro condivide l’appello del Segretario di Stato a una risposta corale. Berti dà quindi lettura di un ordine del giorno della maggioranza per impegnare il Congresso di Stato ad attivare con urgenza iniziative diplomatiche presso l’Unione Europea e gli Stati partner, a presidiare politicamente il percorso di associazione e a riferire in tempi rapidi alla Commissione Affari Esteri sulle interlocuzioni e sulle azioni intraprese. Inoltre, l’Odg propone “l’iscrizione di un comma specifico all’ordine del giorno della prossima sessione del Consiglio Grande e Generale, affinché il Governo riferisca in modo chiaro e documentato sulle iniziative intraprese”.

Nicola Renzi (RF) richiama schemi già visti in passato, con banche in crisi, investitori esteri, controlli lunghi e interventi giudiziari, osservando che questa volta il quadro viene descritto come ancora più serio. Da qui la sua posizione netta: il Tribunale deve essere lasciato lavorare “in piena e totale libertà, senza interferenze”. Rivendica con forza il diritto al dissenso politico, affermando che criticare tempi, modalità o scelte non significa “minare lo Stato”, e mette in guardia dal clima del “tintinnio di manette” verso chi esprime opinioni diverse. Critica il metodo seguito, lamentando la mancanza di coinvolgimento delle opposizioni e di informazioni condivise, giudicando inaccettabile chiedere di “fare squadra” senza sapere cosa stia realmente accadendo, e segnala il rischio che l’ordine del giorno proposto si traduca di fatto in un commissariamento politico del Segretario di Stato, Luca Beccari.  Matteo Zeppa (Rete) definisce apertamente la vicenda un “caso di Stato” e afferma che ciò che emerge è “estremamente grave” e in alcuni aspetti “fa paura”. Per Zeppa, fare squadra significa mettere “le carte sul tavolo”, perché “i cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere”. Solleva ulteriori interrogativi su presunti finanziatori che pretenderebbero di dettare regole e su episodi poco chiariti, come una recente rapina in banca a Faetano, chiedendosi se tutto faccia parte dello stesso quadro. Ribadisce di voler sapere se esistano complicità interne a un’azione sovversiva, perché se l’attacco esterno non sorprende, “mi stupirebbe molto di più se vi fossero complicità interne”. Fabio Righi (D-ML) rivendica la richiesta, avanzata da Domani Motus Liberi, di un Consiglio straordinario in seduta segreta, perché su temi di questa portata le istituzioni devono poter parlare “in un contesto protetto.  Ritiene che non si possa dividere l’Aula “tra chi difende e chi non difende il Paese in base alla firma di un ordine del giorno”. Sottolinea che il suo gruppo, ad oggi, “non può esprimere una disponibilità a ‘collaborare’” semplicemente perché le informazioni a disposizione sono solo quelle di stampa, mentre da mesi viene ripetuto che il fascicolo è secretato e “non si può sapere nulla”. Righi denuncia l’esclusione sistematica dell’opposizione dai tavoli di confronto e conclude ribadendo che una seduta segreta sarebbe il luogo naturale per degli approfondimenti. Gerardo Giovagnoli (PSD) parte dall’idea che San Marino non abbia ancora completato la costruzione di adeguati “anticorpi” contro le minacce esterne, pur riconoscendo che “il Paese è cambiato”. Confronta l’attuale vicenda con il caso Banca CIS, che definisce “molto peggiore”, perché allora c’era una penetrazione conclamata negli organismi dello Stato e “i soldi erano già spariti”, mentre oggi “i soldi sono sequestrati” e tutto nasce dal fatto che quei soggetti li vogliono indietro. Sottolinea che il Tribunale sembra aver “possibilmente sventato un piano criminale di più grandi dimensioni”, ma questo cambiamento non è sufficiente perché alcune istituzioni di controllo preventivo forse non hanno segnalato per tempo certe dinamiche. Antonella Mularoni (RF) critica il metodo dei lavori, giudicato poco rispettoso del dialogo istituzionale, e chiarisce che l’unità invocata dalla maggioranza non può essere solo formale. Sottolinea che senza un vero coinvolgimento dell’opposizione “l’unità reale” non è possibile e chiede chiarezza politica sul futuro del sistema bancario e finanziario, a partire dal rapporto con l’Italia, indicato come passaggio obbligato anche dall’Unione Europea. Manuel Ciavatta (PDCS) difende l’ordine del giorno della maggioranza come tentativo di apertura e non come “commissariamento” del Segretario di Stato, spiegando che l’obiettivo è condividere informazioni e riferire periodicamente sull’evoluzione della situazione. “Di fronte a ciò – afferma – è giusto che il Governo si muova, perché è in gioco l’immagine del Paese, la nostra libertà e potrebbe esserne compromesso anche il percorso dell’accordo di associazione”. Pur riconoscendo il necessario riserbo, afferma che un dibattito pubblico unitario è indispensabile per far capire ai cittadini che esiste un disegno contro la Repubblica e che questo non viene accettato, ribadendo la fiducia nel Tribunale come istituzione credibile e riconosciuta a livello internazionale. Dalibor Riccardi (Libera) invita a un approccio prudente in una vicenda “delicata e complessa”, ribadendo la piena fiducia nelle istituzioni e nel Tribunale. Valuta positivamente l’ordine del giorno come strumento per dare un messaggio di chiarezza e sicurezza, soprattutto verso l’esterno, sottolineando che rispetto al passato la reazione dello Stato è stata più preventiva. Avverte che dichiarazioni personali non suffragate da prove, soprattutto in Aula e con microfoni aperti, rischiano di creare confusione interna e di offrire sponde a chi vuole destabilizzare. 

Viene messo in votazione l’Ordine del giorno proposto dalla maggioranza: Rete, D-ML, RF annunciano astensione. L’Odg è quindi approvato con 10 voti favorevoli e 4 astenuti. 

I lavori proseguono con l’esame dei successivi punti all’ordine del giorno: riferimento sull’aspettativa straordinaria per incarico presso una organizzazione internazionale; riferimento sull’istituzione di uffici consolari e nomina di agenti consolari; riferimento sulla nomina di Capi di Missione Diplomatica “non residenti” presso Stati o Organizzazioni Internazionali; riferimento sulla nomina di agenti diplomatici e consolari; riferimento sulla nomina di inviati straordinari: esame del Protocollo di emendamento all’Accordo tra la Repubblica di San Marino e la Georgia per evitare le doppie imposizioni e prevenire l’evasione fiscale in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, firmato a New York il 28 settembre 2012; esame dell’Accordo di collaborazione tra la Repubblica di San Marino e la Regione Emilia-Romagna della Repubblica Italiana. 

Nel finale dei lavori, il Segretario di Stato Luca Beccari per un annuncio. “È appena stata approvata la risoluzione del Parlamento europeo sull’accordo di associazione di San Marino e Andorra, con 552 voti favorevoli, 24 contrari e 75 astenuti. Direi quindi che il Parlamento europeo ha dato una risposta politica molto forte e credo che, rispetto alle tante questioni anche antipatiche che abbiamo discusso questa mattina, possiamo almeno concludere questa Commissione con una buona notizia. L’iter ovviamente non è ancora concluso, ma il dato politico è estremamente significativo: 552 voti favorevoli su 650, con tutti gli emendamenti presentati che sono stati respinti. È dunque passata la versione del testo licenziata dalla Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo. Questo rappresenta un doppio dato politico di grande rilievo”.

Comma 1. Comunicazioni

Segretario di Stato Luca Beccari: Dall’ultima Commissione si sono svolte varie attività istituzionali da parte della Segreteria e credo sia importante menzionare l’accordo con la Regione Emilia-Romagna, sul quale ho letto commenti francamente strumentali circa l’opportunità o l’interconnessione di San Marino con le regioni vicine. Parto con una nota polemica perché negli ultimi quaranta giorni ne ho sentite diverse. Si tratta invece di un protocollo molto importante che aggiorna le intese precedenti e rilancia la cooperazione su temi cruciali, a partire dalla sanità, non solo nel mutuo scambio di prestazioni già esistente, ma nell’esplorazione di nuove attività e scenari coerenti con l’evoluzione del settore. Centrale è anche il tema delle infrastrutture, con particolare riferimento alla gestione del traffico sulla superstrada Rimini–San Marino e alle potenzialità dell’aeroporto di Rimini, oltre alla disponibilità della Regione a supportare San Marino nel percorso europeo, anche attraverso strumenti e competenze per l’accesso alle opportunità comunitarie.  Ci sono stati numerosi incontri internazionali, formali e informali; la mia partecipazione al Consiglio dei Ministri del Consiglio d’Europa ha consentito bilaterali, tra cui con Malta, e abbiamo accolto una delegazione parlamentare che ha fornito spunti utili. Da ultimo segnalo il colloquio con il Ministro degli Esteri ucraino, che ha chiesto supporto per far fronte alla carenza di generatori elettrici a causa dei danni alla rete, in un contesto invernale particolarmente critico. In parallelo ribadiamo la volontà di rafforzare le relazioni istituzionali, anche attraverso visite reciproche. In questo quadro ricordo inoltre che, a fronte di richieste di utilizzo di spazi pubblici per materiale propagandistico riconducibile a emittenti sanzionate, non è stata concessa autorizzazione: non per limitare la libertà di stampa, ma per applicare correttamente gli impegni assunti da San Marino nel regime sanzionatorio europeo.  Vengo infine all’Accordo di associazione: oggi è una giornata significativa perché al Parlamento europeo è calendarizzata la votazione dell’Interim Report, che costituisce la raccomandazione al Consiglio per i passaggi successivi verso firma ed entrata in vigore. I lavori nel gruppo EFTA sono ormai prossimi alla conclusione, le modifiche tecniche sono state esaminate e i Paesi stanno progressivamente esprimendo parere favorevole. È stato indicato che il prossimo passaggio sarà con ogni probabilità al Coreper e, una volta completato anche questo iter, il percorso potrà dirsi sostanzialmente concluso. Nella vicenda dell’Accordo di associazione si inserisce però un nuovo elemento, che tutti abbiamo appreso con grande stupore nei giorni scorsi, e non mi riferisco soltanto alle comunicazioni del Tribunale di venerdì, ma anche alle attività di stampa estera che le hanno precedute. Come emerge chiaramente dal comunicato del Tribunale, le attività investigative relative alle operazioni di cessione di Banca di San Marino hanno sviluppato un nuovo filone che porta alla luce fatti ancora più gravi, ossia il tentativo di condizionare l’attività istituzionale e il percorso di associazione di San Marino all’Unione Europea, nonché di orientare o interferire con le attività giudiziarie in corso.  Si tratta di elementi che trovano coerenza con quanto visto pochi giorni prima, ovvero l’organizzazione a Bruxelles di una conferenza stampa da parte di un network europeo, finalizzata a costruire una narrazione della Repubblica di San Marino come Paese non in grado di vivere la dimensione europea, dotato di regole non coerenti con l’acquis comunitario e operante a danno degli investitori esteri. Una rappresentazione che respingiamo con convinzione, non per dovere formale, ma perché sappiamo, e lo sanno anche l’Unione Europea e i nostri partner, che San Marino sta andando in una direzione opposta. I fatti che stanno emergendo, per quanto gravi, dimostrano invece i progressi compiuti dal Paese, che è stato in grado, attraverso le proprie autorità e istituzioni, di individuare anomalie, avviare indagini e garantire l’indipendenza del Tribunale, operando come qualunque altro Stato europeo avrebbe fatto.  Durante queste iniziative di stampa è stato affermato che il clamore mediatico avrebbe condizionato il sostegno di alcuni Stati membri e persino le votazioni in sede europea. Per le informazioni di cui disponiamo, nessun Paese ha modificato la propria posizione all’interno del gruppo EFTA e sono fiducioso che la votazione odierna avrà esito positivo. Sarebbe sorprendente il contrario, perché significherebbe che decisioni politiche condivise e ponderate verrebbero alterate da interessi privati che dovrebbero trovare sede esclusivamente nelle aule giudiziarie. San Marino, invece, opera nel giusto, persegue i propri obiettivi istituzionali e dispone degli strumenti necessari per affrontare situazioni critiche.  Nei giorni scorsi ho avuto diverse interlocuzioni con le autorità bulgare, distinguendo chiaramente tra investitori privati e istituzioni statali. Ci sono stati scambi di note verbali e un lungo colloquio con il Ministro degli Affari Esteri; oggi il nostro capo missione incontrerà a Bruxelles il suo omologo bulgaro. In tutte queste occasioni abbiamo ribadito il pieno sostegno all’attività del Tribunale e delle autorità di vigilanza, chiarendo che l’Accordo di associazione non può essere strumentalizzato per finalità estranee al suo percorso istituzionale. A questo ricatto non cediamo in nessun modo. Ricordo di aver dato passaggio della nota verbale che ho inviato all’Ambasciata di Bulgaria a Roma, spiegando la nostra posizione. È una nota verbale molto cordiale, non aggressiva, nella quale ho detto chiaramente che il Governo non solo non può, perché non può, ma non vuole in alcun modo condizionare il corso di questa indagine e l’attività del nostro Tribunale e delle nostre autorità. La stessa cosa l’ho detta al Ministro. Evidentemente le autorità bulgare sono, giustamente, nella modalità di cercare di capire cosa stia succedendo. Loro sentono una campana e hanno un’azienda di rilevanza nazionale che ha un problema con San Marino. Ci siamo riproposti di mantenere una linea di dialogo affinché, anche attraverso un corretto scambio di informative, ovviamente di quelle disponibili e accessibili, si possa evitare di far emergere posizioni frutto della non conoscenza o della non informazione sulle varie vicende.  Mi sento di dire che i giorni scorsi sono stati giorni molto complessi, perché abbiamo dovuto fare un’opera di politica, che è ancora in corso, un’opera di politica estera enorme, coinvolgendo tutte le nostre risorse. Quello che può fare più danni in questo ambiente e in queste circostanze non è purtroppo la posizione contraria di qualcuno, ma la disinformazione, il creare notizie o rappresentare fatti in modo denigratorio, cercando di buttare discredito attorno a un Paese, a una persona, a un gruppo di persone, creando una narrazione che poi convince gli altri che c’è qualcosa che non va.  Credo quindi che oggi dobbiamo mantenere lucidità, sangue freddo e attenzione rispetto a questa vicenda. Come Governo ci siamo già riuniti più volte, formalmente e informalmente, per seguire la situazione, e stiamo mettendo a punto una serie di iniziative per garantire la corretta gestione di questo momento e per mettere sempre in sicurezza lo Stato, il Paese e le istituzioni. La decisione di costituirci parte civile nei procedimenti è il primo passo, ma non è un passo formale. Vogliamo che questa situazione non venga trascurata, che venga gestita e soprattutto seguita con la giusta attenzione da tutti.  Mi auguro che di fronte a questo momento, più che di difficoltà direi molto antipatico, le nostre istituzioni tutte, a partire dal Consiglio Grande e Generale, sappiano fare squadra, perché le vittime di questa situazione non sono i singoli, ma le istituzioni sammarinesi. Quando parlo di istituzioni parlo del Governo, del Consiglio Grande e Generale, del nostro Tribunale, delle attività di vigilanza. Probabilmente stiamo perseguendo un obiettivo molto alto e, quando questo obiettivo, che è quello dell’accordo di associazione, viene da qualcuno declassato, considerato una sciocchezza o un esercizio di stile, addirittura un vezzo della politica, questa è forse la dimostrazione che la posta in gioco per San Marino si è alzata, insieme all’importanza degli obiettivi che stiamo perseguendo, e che dall’altra parte questi diventano talvolta oggetto di attacchi.

Nicola Renzi (RF): Lei ci ha detto di aver avuto varie interlocuzioni con la Bulgaria. Bene, è quello che avremmo fatto tutti. Possiamo quindi dire oggi che lei ha avuto rassicurazioni dalla Bulgaria, nel senso che in sede COREPER l’esponente bulgaro voterà favorevolmente all’accordo di associazione sammarinese? 

Maria Luisa Berti (AR): Ringrazio per le relazioni svolte, sia dal Presidente per l’aggiornamento in ordine alla visita e al rapporto intercorso con i parlamentari di Andorra, sia il Segretario di Stato per gli esteri per il riferimento e per l’aggiornamento su quanto svolto nel suo ambito di competenza, in particolare rispetto a una vicenda che si è palesata nei giorni scorsi e che presenta ripercussioni non solo sul fronte giudiziario, ma anche su quello politico-istituzionale, con profili di estrema gravità.  Mi riferisco in particolare al comunicato stampa del Presidente Canzio, che ha reso pubblici gli sviluppi della vicenda giudiziaria, facendo emergere l’esistenza di un piano parallelo finalizzato a condizionare l’intero iter volto al perfezionamento dell’accordo di associazione, configurando una pressione indebita anche nei confronti di autorità estere.  Vi è inoltre un aspetto che ritengo particolarmente preoccupante, poiché nello stesso comunicato si fa riferimento al possibile supporto di vari personaggi politici in un’azione di delegittimazione delle nostre istituzioni e del nostro Paese, finalizzata alla tutela di interessi particolari o di specifici affari. Ciò che preoccupa maggiormente la classe politica, e in particolare la maggioranza, è l’azione di grave delegittimazione e discredito che si sta portando avanti a danno delle istituzioni e dell’intero Paese, soprattutto sul piano internazionale.  Riteniamo pertanto assolutamente necessario rispettare e sostenere il lavoro della magistratura nell’azione volta a individuare eventuali responsabilità penali per danni gravi arrecati o potenzialmente arrecabili alla Repubblica, garantendo che essa possa operare con serenità e con tutti gli strumenti necessari. Parallelamente, la politica ha il dovere di valutare la situazione sotto il profilo politico-istituzionale, al fine di predisporre iniziative e azioni volte a tutelare il buon nome della Repubblica, la credibilità delle istituzioni e l’immagine del Paese, a beneficio dell’intera collettività.  In questo senso, il richiamo del Segretario di Stato a una posizione corale di difesa del Paese di fronte a tali attacchi è pienamente condivisibile e, come maggioranza, riteniamo che sia non solo opportuno ma necessario. Considerato che la prossima sessione parlamentare si aprirà lunedì prossimo e che a breve si terrà un Ufficio di Presidenza, riteniamo opportuno inserire un comma specifico all’ordine del giorno del Consiglio Grande e Generale dedicato a questa vicenda, per consentire un confronto chiaro e documentato.  Sottoponiamo quindi all’Aula un ordine del giorno che depositeremo come maggioranza, confidando anche nell’accoglimento dell’appello del Segretario di Stato a un’azione condivisa di ferma condanna di quanto sta emergendo e a una tutela partecipata dell’immagine della Repubblica. 

La Commissione Consiliare Permanente Affari Esteri, premesso che la Repubblica di San Marino è prossima alla firma dell’accordo di associazione con l’Unione Europea, processo che richiede il massimo livello di credibilità internazionale, affidabilità istituzionale e coerenza dell’azione, rileva che è stata promossa e resa pubblica, anche in sedi europee e in particolare mediante iniziative di comunicazione e conferenze stampa svolte a Bruxelles, un’azione di rappresentazione denigratoria e delegittimante nei confronti della Repubblica da parte di un investitore bulgaro direttamente interessato a vicende finanziarie e giudiziarie sammarinesi, con l’effetto di arrecare un grave danno reputazionale al Paese e di mettere in discussione l’affidabilità delle sue istituzioni.  Lo stesso soggetto ha manifestato l’intenzione di esercitare pressioni sul proprio Governo per ostacolare, rinviare o impedire la sottoscrizione dell’accordo di associazione con l’Unione Europea, prospettando un pericoloso slittamento di interessi privati sul piano delle dinamiche istituzionali europee. San Marino risulta conforme ai parametri internazionali in materia di trasparenza, legalità, separazione dei poteri, indipendenza e imparzialità della funzione giudiziaria, nonché tutela dei diritti fondamentali.  In una nota del dirigente del Tribunale Unico Giovanni Canzio si segnala l’emersione, nel corso delle indagini, di un piano parallelo strutturato da un gruppo di soggetti con l’obiettivo di delegittimare la Repubblica all’estero, esercitare pressioni sulle autorità e interferire negativamente sul percorso di associazione all’Unione Europea. Il complesso delle vicende delineate configura una pressione coordinata e una strategia di delegittimazione con effetti diretti sull’immagine internazionale e con rischi concreti per l’autonomia delle istituzioni e per la libertà delle determinazioni sovrane.  Considerato che la tutela dell’immagine della Repubblica all’estero costituisce un interesse primario dello Stato e che il percorso europeo non può essere oggetto di pressioni o condizionamenti esterni, la Commissione impegna il Congresso di Stato ad attivare con urgenza iniziative diplomatiche presso le istituzioni dell’Unione Europea e gli Stati partner, a garantire un presidio politico-istituzionale a tutela del percorso di associazione e a riferire entro quindici giorni alla Commissione Affari Esteri sulle interlocuzioni e sulle iniziative svolte.  La Commissione propone infine l’iscrizione di un comma specifico all’ordine del giorno della prossima sessione del Consiglio Grande e Generale, affinché il Governo riferisca in modo chiaro e documentato sulle iniziative intraprese e il Consiglio possa esaminare e sostenere gli indirizzi indicati.

Nicola Renzi (RF): Cerco di interpretare il sentire comune che ho percepito in questi giorni nel Paese: preoccupazione, disorientamento, allarme. Abbiamo letto sulla stampa che sarebbe in atto un piano sovversivo nei confronti delle istituzioni e dello Stato. È una cosa enorme, una cosa molto grave, anche perché a dirla siamo noi stessi.  Personalmente una cosa di questo genere non l’avevo mai vista, se non in forma minore. E qui vorrei richiamare il tema degli eterni ritorni: c’è una banca in crisi, arriva un investitore esotico, la Banca Centrale avvia uno screening che dura un anno e non si conclude, interviene il Tribunale, ci sono arresti e poi arriva il colpo di Stato. È uno schema già visto, già successo. Questa volta, però, viene detto che è ancora più grave.  Noi siamo persone serie e quindi diciamo una cosa sola, chiara e netta: il Tribunale deve essere lasciato lavorare in piena e totale libertà, senza interferenze. Questo è il punto fondamentale. I giudici inquirenti devono lavorare con serenità, cercando di capire tutto ciò che è successo, senza sottovalutazioni e senza creare allarmismi. E guai a chiunque voglia anche solo tentare di influenzare questa azione.  Detto questo, però, a me tutta questa vicenda sta un po’ stretta, perché sembra che sia nata uno o due mesi fa. Ma i soggetti bulgari di cui stiamo parlando sono gli stessi per i quali, in questo Consiglio Grande e Generale e in Commissione, si sono votati provvedimenti di legge per consentire loro di acquistare una banca, oppure no? Se sono gli stessi, allora bisogna dirlo. Perché quando io, in quella sede, provai a dire che quell’articolo era scritto male e che era assolutamente pernicioso per il Paese, non lo votai e venni attaccato come nemico pubblico numero uno, accusato di mandare il Paese a ramengo.  Allora rimettiamoci un attimo in asse, perché non è possibile che prima questi soggetti siano considerati dei salvatori, poi diventino dei cattivi. Chi li ha portati a San Marino? Non certo io. Non voglio che passi l’idea che chiunque osi dire che qualcosa non funziona, che ci sono ritardi o criticità, diventi automaticamente un nemico dello Stato o uno che trama contro le istituzioni. Io faccio politica e ho pieno diritto al dissenso, e non voglio sentire questo continuo tintinnio di manette se qualcuno si permette di dire che Banca Centrale poteva metterci un mese in meno a fare le verifiche o che non tutto quello che è stato fatto in questo Paese è andato bene. Questo è un diritto politico, e non significa minare lo Stato.  Detto questo, sono anche il primo a dire che quanto emerso e quella conferenza stampa rappresentano un attacco al Paese che deve essere respinto con forza. Quello è un attacco esterno da rinviare al mittente; altra cosa è il diritto al dibattito e al dissenso interno. Serve mandare un messaggio di fiducia, ma anche sapere di cosa stiamo parlando.  Ci sono gruppi parlamentari che hanno preso posizione immediatamente. Noi lo abbiamo fatto venerdì, subito dopo l’uscita della notizia, e oggi usciremo con un ulteriore comunicato. Altri gruppi, come Rete e Motus, hanno chiesto un Consiglio straordinario. Non so se abbiano ricevuto risposta. Poi arriviamo qui con un ordine del giorno. Ci avete fatto una telefonata, un’interlocuzione? Noi sappiamo solo, per sentito dire, che il Congresso di Stato si è riunito, che sta leggendo documenti, ma noi veniamo in Commissione senza sapere nulla e dovremmo limitarci a dire che va tutto bene. Questo non è accettabile.  Se si vuole una collaborazione vera, reale, va costruita con rispetto e con la circolarizzazione delle informazioni che possono essere condivise. Se il Congresso sa qualcosa, nei limiti del possibile lo devono sapere anche i parlamentari. Se ci sono informazioni che non possono essere condivise, lo si dica chiaramente. Ma non si può procedere così.  Arrivare con un ordine del giorno senza coinvolgere le opposizioni, che avevano già avanzato proposte e richieste, non è il modo giusto di fare squadra. Per come è scritto, questo ordine del giorno rappresenta di fatto un commissariamento del Segretario di Stato agli Esteri. Sto leggendo ricostruzioni su Andorra e sull’accordo di associazione che sono l’esatto contrario di quanto ho visto personalmente ad Andorra. Ci lamentiamo della disinformazione estera, ma intanto alimentiamo quella interna. Ho letto anche contenuti definiti satirici che sono in realtà attacchi personali, offensivi e denigratori nei confronti del Segretario di Stato Beccari, al quale va tutta la mia solidarietà. Queste cose sono semplicemente inaccettabili. Io ho il coraggio di dirlo; quando è toccato a me, questo coraggio non l’ho visto da parte di molti.

Matteo Zeppa (Rete): Noi come Rete siamo usciti parlando apertamente di “caso di Stato” e, a mio avviso, è esattamente questo. Non so se la vicenda sia stata sottostimata o sovrastimata, ma so con certezza che ciò che è accaduto è estremamente grave. Per certi versi fa paura. Fa paura la disinformazione, fa paura il modo in cui si costruiscono ricostruzioni artefatte che, magicamente, dopo il comunicato del dirigente Canzio hanno visto un cambio di rotta di 180 gradi. Chi fino a ieri attaccava il percorso di negoziato di San Marino con l’Unione Europea, utilizzandolo come grimaldello per colpire il Segretario Beccari e i gruppi parlamentari che sostengono questo percorso, ha improvvisamente cambiato linea dopo quel comunicato. Questo è un dato di fatto, basta saper leggere.  La cassa di risonanza di quella conferenza stampa di Bruxelles arriva da San Marino, e questo va detto chiaramente. Apro e chiudo una parentesi: viene tirato in ballo anche un funzionario, Lino Zonzini, al quale va la mia vicinanza personale. Io parto dal comunicato del dirigente Canzio. In quel comunicato, a seguito di una conferenza stampa che definisco una volgarità istituzionale, si parla chiaramente di supporto di vari personaggi politici, associazioni private e uomini d’affari. Lo scrive il dirigente del Tribunale, a fronte di capi di imputazione devastanti: attentato contro l’integrità e la libertà della Repubblica, attentato contro i poteri pubblici, minaccia contro le autorità sammarinesi. Si parla anche di misure cautelari ulteriori, ritenute inderogabili.  È inutile nascondersi dietro un dito. Il Congresso di Stato si è riunito, non sappiamo di cosa abbia parlato, ma io parto da un presupposto: noi abbiamo già vissuto una cavalcata alberognana anni fa. Non potete venire qui, sapendo che qualcuno è inevitabilmente più informato di noi, e chiederci oggi di fare squadra. La nostra richiesta di una seduta straordinaria del Consiglio Grande e Generale va esattamente nella direzione indicata dal vostro ordine del giorno. Ma non partiamo tutti dallo stesso livello di informazione. Qualcuno sa certamente più di noi e noi, come opposizione ma prima ancora come cittadini, chiediamo chiarezza.  Se dobbiamo fare squadra, io sono pronto a farla contro chi attacca il sistema, interno o esterno che sia. Ma allora bisogna mettere le carte sul tavolo, per quanto possibile. Mi auguro che da qui a lunedì ci sia una seduta pubblica, perché anche i cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere.  C’è poi un altro aspetto inquietante. Si parla di un soggetto che si spaccia per finanziatore e che pretende di dettare le regole alle istituzioni bulgare, arrivando a sostenere che vi siano altri quattro Paesi coinvolti. Questa affermazione oggi non è stata smentita. Ci troviamo forse di fronte a un millantatore, ma l’investimento di cui si parla nasce da molto tempo fa. E questo rafforza l’idea che non siamo tutti nelle stesse condizioni informative.  Un’altra questione, altrettanto inquietante, riguarda una rapina avvenuta all’interno di una banca a Faetano. Una notizia di quattro righe del 2 febbraio sulla TV di Stato e poi più nulla. Un silenzio assordante. Fa parte dello stesso pacchetto? Noi siamo prontissimi a fare squadra, ma bisogna smettere di guardare alle appartenenze politiche. Canzio parla di politici. Io voglio sapere con chi mi sto interfacciando. Voglio sapere se qualcuno, dentro o fuori da quest’Aula, sta tessendo le fila di un’azione sovversiva contro San Marino. Non mi stupisce che lo faccia un soggetto esterno; mi stupirebbe molto di più se vi fossero complicità interne.  Io ho definito certi soggetti per quello che sono, me ne assumo la responsabilità, senza voler generalizzare un intero popolo. Ho già parlato in passato di queste dinamiche, del Symbol, di Iacono. Abbiamo depositato documenti, e anche lì è calato il silenzio. A mio avviso le due vicende viaggiano sullo stesso binario.  Noi siamo pronti a fare squadra, davvero, ma ci dovete mettere nelle condizioni di capire. Non solo noi parlamentari, ma soprattutto i cittadini. Le battaglie politiche vanno messe da parte, se davvero si vuole impedire un atto sovversivo che coinvolga soggetti esterni e interni, come chiaramente indicato dal dirigente Canzio.  Concludo ribadendo la mia vicinanza al Segretario di Stato Luca Beccari e a tutti coloro che lavorano nell’ambito diplomatico e istituzionale e che vengono tirati in ballo in modo osceno. Non possiamo continuare a dare credito a persone che hanno un passato noto anche alle cronache giudiziarie italiane. Io ho sempre combattuto contro i mulini a vento, ma ora basta. Se dobbiamo fare sistema, facciamolo davvero. Mettete tutto sul tavolo e noi ci saremo.

Fabio Righi (D-ML): Il mio è un intervento delicato, anche perché la mia forza politica ha presentato già da un giorno in più la richiesta di convocare un Consiglio straordinario per poter parlare, con i crismi adeguati, di questa vicenda che, dal nostro punto di vista, è a pieno titolo una ragione di Stato, in un contesto segreto del Consiglio Grande e Generale. Lo riteniamo necessario perché comprendiamo perfettamente che, quando fatti come quelli che oggi conosciamo assumono una dimensione nazionale, è bene che le istituzioni abbiano la possibilità di parlare liberamente in un contesto protetto.  Stiamo parlando di una dinamica che riecheggia nel contesto internazionale; ogni parola, ogni posizione che si prende ha un risvolto internazionale. Ecco perché abbiamo richiesto con urgenza un Consiglio straordinario in seduta segreta, per avere contezza di ciò che sta accadendo.  Detto questo, un’altra premessa doverosa: oggi non credo si possa portare quello che sta accadendo sul piano di chi difende e di chi non difende il Paese, come se dovessimo stilare una graduatoria di patriottismo. Io penso che ognuno di noi, nel momento in cui siede su questi banchi, abbia fatto un giuramento. Do quindi per scontato, indipendentemente dal fatto che si firmi o meno un ordine del giorno, o che si usino determinate parole, che l’obiettivo ultimo di tutti sia quello di difendere le istituzioni che abbiamo giurato di proteggere come cittadini prima e come rappresentanti poi.  Per questo non accetto che venga presentato un ordine del giorno che, come già avvenuto su altri argomenti, rischia di creare l’elenco dei “buoni” e dei “cattivi” in base al fatto che difendi o non difendi il Paese.  Fatta questa premessa, arrivo al punto: ad oggi, come forza politica, noi non possiamo esprimere una disponibilità a “collaborare” perché non abbiamo le informazioni necessarie per poter dire se e come vogliamo collaborare con voi. Non perché siamo contro o a favore degli attacchi subiti dal Paese – l’ho già detto prima, su questo non ci sono ambiguità – ma perché le informazioni di cui disponiamo sono essenzialmente quelle emerse sulla stampa. Abbiamo discusso in Aula, lo scorso anno, delle lettere che l’Ente Cassa inviava in vista delle assemblee degli azionisti in cui si doveva votare l’operazione. Abbiamo visto le posizioni che sono state prese, conosciamo le persone coinvolte. Oggi ci viene detto: “Andiamo sul piano internazionale a parlare con l’Italia, con l’Unione Europea, con altri Paesi”. Ma chi ci va? Chi rappresenta la Repubblica in quelle sedi, con quale storia alle spalle?  C’è poi un altro punto che rivendico come diritto di ogni consigliere: questo fascicolo non era secretato? Perché da mesi, come istituzioni chiediamo informazioni chiare su questo tema e ci è stato detto che è tutto secretato, che non si può dire nulla, che non ci si può esprimere su niente. E non me ne voglia il dirigente Canzio, che stimo profondamente, ma nel momento in cui alle istituzioni viene detto “non si può sapere nulla” e poi tutto si sposta sul piano mediatico, con un intreccio di comunicazioni, smentite, fake news, non si capisce più niente. E noi, ancora oggi, nonostante la richiesta di un Consiglio d’urgenza segreto e nonostante le richieste avanzate da mesi nell’esercizio legittimo delle nostre funzioni, siamo qui a non sapere ancora nulla.  E oggi vi presentate in Aula con un ordine del giorno “tutti a difesa del Paese”. Su questo noi siamo davvero furibondi.  In un Paese piccolo come il nostro si potrebbe lavorare in squadra su tutto. Invece c’è stata una precisa scelta di non farlo su nulla.  Prendo il caso di Starcom, una realtà quotata che, come gruppo, fattura oltre due miliardi e mezzo di euro e lavora a livello internazionale. Io non devo difendere Starcom; sono usciti anche articoli che la riguardavano in passato. Ma la prima domanda che mi faccio è: un gruppo che opera a quel livello ha davvero bisogno di venire a giocarsi la reputazione a Repubblica di San Marino per comprare, con tutto il rispetto, una nostra banca? Dove c’è stato l’inciampo? Dal lato Starcom, che avrebbe tradito il proprio modo di operare da società quotata, o dal lato nostro, in chi ha messo determinati soggetti dentro al board dell’Ente Cassa, negli organi di gestione, nelle funzioni operative? Perché, lo dico con franchezza, qui non ci si capisce più nulla.  Chi gestisce e ha gestito questa operazione, portando in Aula provvedimenti che, in linea teorica, potrebbero anche essere giusti ha però scelto tempi e modalità che, oggi, fanno pensare a una connessione stretta con questo progetto. Sono state pubblicate le lettere del Presidente dell’Ente Cassa in cui si diceva che chi non votava l’operazione era contro il Governo e contro la Banca Centrale, che avrebbe già dato l’autorizzazione. Poi abbiamo scoperto che non era così. Sapete perché c’è tanta rabbia? Non è perché ora c’è una situazione complessa da gestire – quelle, purtroppo, non mancano mai – ma perché oggi, a livello internazionale, che cosa raccontiamo? Che il Paese è cambiato? Sei mesi fa siamo dovuti intervenire sulla vicenda dello spagnolo che distribuiva volantini in cui sembrava voler comprare la Repubblica. Poi arriva la dinamica dei bulgari, con gli strascichi che ancora abbiamo sul sistema bancario, con schemi che ricordano da vicino quelli del passato, le stesse dinamiche di allora.  E adesso andiamo a dire che siamo “compliant”, che siamo cambiati rispetto al passato. Ma che cosa è cambiato davvero rispetto all’operazione su Banca CIS? Cosa? Credo che debbano intervenire le massime istituzioni su un punto preciso: non si può continuare a fare finta che l’opposizione non esista quando l’opposizione fa parte degli organismi istituzionali. Non siamo stati chiamati a nessun tavolo. Siamo qui esattamente come voi, perché votati dai cittadini, rappresentiamo una fetta di popolazione e abbiamo il diritto di sapere. Non ci chiamate a nessun tavolo di confronto, su nulla. Io credo che questo sia vergognoso.  L’abbiamo già detto: per i dettagli serve una seduta segreta. Ma è stata fatta la scelta di non convocarla, e di venire qui, a microfoni aperti, a dire queste cose. Allora, per il giuramento che abbiamo fatto, non possiamo esimerci dal dirle, perché altrimenti sarebbe una presa in giro.

Gerardo Giovagnoli (PSD): Il problema è che il Paese non ha ancora completato il processo di costruzione di adeguati “anticorpi” rispetto alle minacce esterne. È cambiato molto perché il caso che è stato evocato, quello di Banca CIS, vedeva una penetrazione già conclamata negli organismi dello Stato: Banca Centrale, Tribunale e politica. Quello era un caso molto peggiore di questo, perché lì i soldi erano già spariti e si era ad un passo dalla compromissione delle istituzioni pubbliche.  Adesso no. Adesso i soldi sono sequestrati e tutto il caso nasce dal fatto che quei soggetti li rivogliono indietro. Questo significa che, invece di lasciarli fuggire, quei soldi sono ancora qui dentro. Primo punto. Secondo: si sta dicendo che il Tribunale ha possibilmente sventato un piano criminale di più grandi dimensioni. Quindi il Paese è cambiato. Il problema è che questo cambiamento non è sufficiente.  Perché non è sufficiente? Perché alcune istituzioni di controllo preventivo – e qui possiamo citare Banca Centrale, l’AIF e altri organismi – forse non hanno segnalato per tempo certe dinamiche, oppure erano troppo abili gli agenti che avevano in mente un piano criminale. Non è sufficiente il fatto che, come ho già detto più volte, in questo Paese mancano strutture informative che ci consentano di capire in anticipo certe cose. Questo è il punto.  Venendo invece al tema delle informazioni in capo alla maggioranza, guardate che noi siamo nella vostra stessa situazione: non è che sappiamo cose che vi teniamo segrete. È una difficoltà anche per noi orientarci in questo momento. Le informazioni, oggi, ce le ha il Tribunale. La questione fondamentale è che devono esistere – e funzionare meglio – agenzie e strutture preposte: il Governo, il Tribunale, Banca Centrale, gli organi di vigilanza. È lì che si può e si deve chiedere un salto di qualità per evitare che certe situazioni si ripetano.  La novità di questo caso è che un investitore millanta di riuscire a compromettere una traiettoria di Paese su cui San Marino lavora da oltre un decennio: l’accordo di associazione con l’Unione Europea. Questo è lo snodo fondamentale. È un ricatto insopportabile. Su questo sì, bisogna fare tutti assieme scudo per la tenuta delle istituzioni dello Stato, per la loro libertà e per parare un attentato ai poteri dello Stato. Non so se l’intenzione dell’opposizione sia quella di non convergere su quell’ordine del giorno. Ma la questione fondamentale è che da qui si deve uscire, su questo punto, tutti uniti. Perché, a differenza di quanto accaduto in passato, oggi è diverso: qui il governo vuole andare in una direzione condivisa, verso l’accordo. C’è qualcuno, esterno, che ha interessi contrari e mette i bastoni tra le ruote, e chi ci guarda da fuori utilizza quello snodo per dire, sostanzialmente: “Ridatemi i soldi indietro”. Per fortuna, tra due ore al Parlamento europeo ci sarà già un primo banco di prova per capire se questa pressione funziona oppure no, perché sarà votato il report delle varie Commissioni del Parlamento europeo sull’accordo di associazione. Non è l’atto conclusivo ma sarà un segnale. Vedremo davvero se quel gruppo di imprenditori è talmente forte da incidere sul proprio governo, dando però al contempo agli altri Paesi l’impressione che, in quel contesto, la politica si faccia in un certo modo.  Detto questo, io credo – e lo dico tutte le volte – che bisogna fermarsi un attimo e ragionare sulla diagnosi di ciò che abbiamo davanti, prima di puntare il dito. Le lacune vanno evidenziate, ma alcune non sono qui dentro, in Parlamento: sono in quella banca. Stiamo ragionando del fatto che il Consiglio di amministrazione, l’Ente e gli attori principali di quella banca hanno spinto per portare a casa un’operazione che poi è fallita.  Io credo – e mi assumo la responsabilità di ciò che dico – che una banca non possa essere gestita in questo modo. In altri casi Banca Centrale è intervenuta senza arrivare a commissariamenti, ma in modo chirurgico, dicendo: “Così una banca non può essere condotta”. La responsabilità della scelta dell’imprenditore non ce l’abbiamo noi qui in Aula; ce l’ha la proprietà, ce l’ha chi ha scelto, e ha scelto in maniera errata. Se quella banca continua a trovarsi nella condizione di dover ricercare un investitore, il rischio è che si sbagli di nuovo. E non vorrei che, alla prossima scelta sbagliata, si tornasse a puntare il dito solo qui dentro.

Antonella Mularoni (RF): Ringrazio il commissario Giovagnoli, che almeno ci ha permesso di intervenire dopo aver ascoltato anche un consigliere di maggioranza. Questa modalità per cui prima parla tutta la maggioranza, poi tutta l’opposizione e solo alla fine, se c’è spazio, di nuovo la maggioranza, ci sembra un metodo poco rispettoso del dialogo istituzionale che dovrebbe esserci in quest’Aula. Non ripercorro la posizione già espressa dal capogruppo, che ovviamente condivido, né quella dei colleghi di opposizione che sono intervenuti. Mi preme però dire oggi una cosa con chiarezza. Se davvero volete che il Paese sia forte di fronte alle istituzioni e che ci sia un’unità reale, allora dovete coinvolgerci in modo diverso.  Noi non abbiamo niente da imparare da nessuno, perché il venerdì del ponte gli unici che hanno fatto subito un comunicato di condanna durissima per quanto avvenuto a Bruxelles siamo stati noi. Forse la maggioranza si è svegliata solo dopo il comunicato del Tribunale.  Ricordo che nell’ultimo Consiglio Grande e Generale ho detto, e qui molti ridevano, che cominciavo a vedere fuori una campagna stampa contro San Marino simile a quella del 2008. Ho detto: “Sveglia, sveglia”. Ridevano tutti. Oggi non ride più nessuno. Come Paese possiamo continuare a sottovalutare queste cose, oppure possiamo decidere di affrontarle seriamente.  Possiamo continuare a far finta che, se non apriamo un tavolo serio di collaborazione con l’Italia in materia finanziaria, non andiamo da nessuna parte. Unione Europea e Italia ce lo hanno detto chiaramente già dalla scorsa estate. E oggi nessuno lo ricorda, ma il Segretario alle Finanze andò all’assemblea dell’Ente Cassa a dire che, se i bulgari avessero dato i soldi promessi, bisognava vendere subito. Oggi sembra che queste cose ce le siamo dimenticate.  Allora, prima di tutto, dobbiamo avere una traiettoria chiara su ciò che vogliamo per il sistema bancario e finanziario sammarinese. Dobbiamo decidere se vogliamo un sistema che stia da solo o se vogliamo collaborazioni e investimenti esterni. Se scegliamo la seconda strada, dobbiamo ragionare prima di tutto con l’Italia. L’Unione Europea ce lo ha chiarito nero su bianco, anche a chi continuava a dire che avremmo fatto come ci pareva, in nome dello Stato di diritto e della separazione dei poteri.  Qui ognuno deve fare il proprio mestiere. Se c’è un procedimento in corso e c’è il segreto istruttorio, lo accettiamo. Se il Tribunale ha bisogno di collaborazioni per lavorare meglio, ci dica chiaramente quali sono i problemi. Ma non mi piace che esca un comunicato che parla genericamente di politici, senza dire se si tratta di soggetti bulgari o sammarinesi, senza chiarire i contorni, generando un clima di sospetto nel Paese. Quando si parla di colpo di Stato, si parla di istituzioni parallele che cercano di prendere il posto del Governo. Esiste davvero questo pericolo? Ci sono forze che stanno cercando di sovvertire l’ordine costituzionale? Perché altrimenti rischiamo di parlare del nulla e di creare solo allarmismo, mentre nessuno fa bene il proprio mestiere.  Siamo pronti a lavorare insieme, ma vogliamo essere messi nelle condizioni di capire davvero cosa sta succedendo. Anche perché ci sono dettagli che devono essere chiariti, come quanto accaduto alla Banca di San Marino due weekend fa, di cui si sa pochissimo. Dobbiamo preoccuparci ancora di più?  Prima di scrivere ordini del giorno, dobbiamo sapere. Altrimenti rischiamo di approvare documenti solo per dire che abbiamo fatto qualcosa, magari perché qualcuno ce lo ha chiesto. Questo non ci sta bene. La politica deve avere la capacità di andare a fondo, di sviscerare le questioni e di trovare insieme le soluzioni. Altrimenti facciamo solo chiacchiere.  Prima di andare avanti sul tema bancario e finanziario, dobbiamo fare rapidamente un approfondimento politico serio su cosa vogliamo del sistema bancario e finanziario sammarinese. Non possiamo aspettare che ce lo dicano Banca Centrale o il Tribunale. È una scelta politica che spetta a noi. Dobbiamo decidere come vogliamo che cresca il sistema, con quali strumenti, con quali alleanze, facendoci aiutare da chi può davvero rafforzarci anche a livello internazionale.  Sappiamo di essere piccoli. Abbiamo bisogno del consenso e del sostegno dei Paesi più grandi. Facciamo trattative lunghe, chiediamo investimenti, ma poi, prima o poi, il problema arriva perché non siamo ancora capaci di gestire fino in fondo queste situazioni. Diciamocelo con onestà: quello che sta succedendo lo dimostra.  Noi siamo prontissimi a lavorare insieme per il bene e il futuro del Paese, ma dovete cominciare a lavorare con modalità diverse. Perché così, lo diciamo con franchezza, temiamo che non si vada da nessuna parte.

Manuel Ciavatta (PDCS): Io credo che questa sia probabilmente la questione più delicata da affrontare. Ci viene chiesto di condividere e, allo stesso tempo, sia Motus Liberi sia Rete si sono recati dalla Reggenza per chiedere un Consiglio straordinario, senza peraltro chiederci nulla. Potrei fare la stessa osservazione.  Noi proponiamo un ordine del giorno proprio per venire incontro a questa volontà di confronto, inserendo un comma pubblico e chiedendo a questa Commissione – e non si tratta, signori, di un commissariamento del Segretario di Stato agli Esteri – una condivisione delle informazioni, chiedendo di riferire periodicamente sull’evoluzione della situazione. Questo è, dal nostro punto di vista, il tentativo della maggioranza di venire incontro all’opposizione, perché su questa vicenda nessuno ha intenzione di nascondere nulla.  Il secondo aspetto, che credo vada sottolineato, è che non siamo di fronte a un quadro ipotetico o a un semplice clamore mediatico, come qualcuno ha sostenuto. I risultati che stanno emergendo sono evidenti. Lo dico perché, se si legge con attenzione il comunicato, vi è scritto in modo molto chiaro che sono state acquisite prove consistenti della programmazione e della realizzazione, da parte di un gruppo di soggetti, di un cosiddetto piano parallelo. Si parla di prove consistenti, non di chiacchiere.  Un altro elemento rilevante è che, oltre alle azioni già messe in atto, si fa riferimento alla formulazione di nuovi capi di imputazione nei confronti di vari soggetti, cittadini sammarinesi e non, destinatari di misure cautelari personali e reali, ritenute inderogabili per garantire l’acquisizione del quadro probatorio ed evitare il pericolo di fuga dei prevenuti, nonché l’aggravarsi o il protrarsi delle conseguenze dei reati, a difesa delle istituzioni della Repubblica. Si precisa inoltre che le indagini proseguono nel rispetto del prescritto riserbo. Questo significa che la questione non è chiusa e che il pericolo è ancora in atto.  Alla luce di tutto questo, credo che il Governo abbia fatto bene ad attivarsi immediatamente dopo questa segnalazione. Vi è una comunicazione pubblica, per quanto possibile nel rispetto delle indagini in corso, di un disegno che non è una messa in scena, ma che presenta riscontri concreti. Di fronte a ciò, è giusto che il Governo si muova, perché è in gioco l’immagine del Paese, la nostra libertà e potrebbe esserne compromesso anche il percorso dell’accordo di associazione, che per noi è prossimo alla conclusione.  Ringrazio il Segretario di Stato per le considerazioni e per le rassicurazioni fornite rispetto alle interlocuzioni già avviate con gli organismi europei, perché per noi resta fondamentale arrivare alla chiusura di questo percorso. Siamo allarmati, certo, ma non in maniera scomposta o sopra le righe, come qualcuno ha fatto negli interventi precedenti. Siamo allarmati perché su questa vicenda chiediamo, e continuiamo a chiedere, la massima unità possibile.  È evidente che, essendoci indagini in corso, vi sia un doveroso riserbo e che nessuno possa entrare nel merito di determinate questioni. Tuttavia, è altrettanto evidente l’appropriatezza di un dibattito pubblico che faccia comprendere ai cittadini che esiste un disegno contro la Repubblica e che questo disegno non viene accettato. Questo messaggio deve emergere chiaramente e in modo unitario, affinché la cittadinanza sia consapevole di ciò che sta accadendo.  Partiamo dalle dichiarazioni del Tribunale, che rappresenta una delle massime istituzioni del nostro Paese, riconosciuta a livello internazionale come adeguata e capace di operare nel rispetto della legge e del diritto. È su questo che oggi ci appoggiamo. Non stiamo minimizzando quanto accaduto, perché anche questo sarebbe estremamente preoccupante.   Concludo qui, perché è evidente che, se leggete l’ordine del giorno alla luce di quanto ho detto, questo è l’obiettivo della maggioranza. Non a caso, quando il consigliere Berti lo ha presentato, lo ha fatto dichiarando la disponibilità alla condivisione.  Se però l’ordine del giorno viene letto semplicemente come uno strumento autonomo, come una chiusura alla condivisione, perché gli viene data una lettura esclusivamente politica, allora non ci si può chiedere un modo diverso di lavorare. 

Dalibor Riccardi (Libera): È una vicenda particolarmente delicata e probabilmente anche complessa quella che stiamo affrontando, e lo stiamo facendo senza avere ancora informazioni complete. Tuttavia, credo che una riflessione sia corretta ed è giusto farla.  La prima riflessione riguarda il ribadire, per quanto concerne la mia forza politica, ma credo anche per tutti gli esponenti politici presenti in quest’Aula, la più ampia stima e fiducia nelle nostre istituzioni, compreso il Tribunale, che oggi è l’organo preposto a fornire alcune risposte.  La seconda riflessione è che l’ordine del giorno va nell’ottica, come diceva il collega Ciavatta, di cercare di dare sicurezza, chiarezza e trasparenza rispetto a ciò che sta accadendo e al messaggio che il nostro Paese vuole mandare, soprattutto verso l’esterno: ossia che, di fronte a determinati atteggiamenti o comportamenti, la reazione, a differenza di quanto avvenuto in qualche situazione di alcuni anni fa, è stata più preventiva.  Detto questo, l’aspetto più preoccupante, sinceramente, sono le affermazioni fatte da questi investitori che avrebbero dovuto acquisire quote di Banca di San Marino e, soprattutto, il fatto che rispetto a tali affermazioni non vi siano state smentite di alcun genere. Questo impone di interrogarsi sulla solidità di questi investitori e sul loro effettivo inserimento all’interno di una struttura politica, partitica e pubblica nel loro Paese di origine.  Questo è il risvolto che, a mio avviso, desta maggiore preoccupazione. Credo tuttavia che la risposta data dal Segretario di Stato e il messaggio che come Paese dobbiamo trasmettere siano chiari: la linea che abbiamo tracciato alcuni anni fa viene confermata e ribadita nel pieno rispetto degli organismi internazionali e dei percorsi di compliance che nel tempo abbiamo sottoscritto e portato avanti.  Ognuno di noi può certamente fare le proprie riflessioni, ci mancherebbe altro. Anch’io posso avere le mie, ma ritengo che non sia corretto, all’interno di un’Aula consiliare e con un microfono pubblico, esprimere valutazioni personali non suffragate da prove concrete. Personalmente posso essermi fatto un’idea sulla base di ciò che ho letto o pensato, ma quando non si hanno elementi certi occorre essere particolarmente prudenti e, se possibile, anche più diplomatici.  Questo per un motivo semplice: messaggi fuorvianti, derivanti da considerazioni o elaborazioni personali, non contribuiscono a fare chiarezza, ma rischiano di generare confusione tra i cittadini e di trasmettere all’esterno un’immagine distorta. Se i messaggi vengono espressi esclusivamente per esigenze politiche, per alzare il tiro tra maggioranza e opposizione, allora credo che non si stia rendendo un buon servizio al Paese.  Non perché ciascuno di noi non possa farsi un’idea personale di come le cose possano essere andate; io stesso posso pensare che quella banca abbia avuto contatti e interlocuzioni a più livelli nel nostro Paese. Tuttavia, non avendo prove concrete su chi abbia parlato con chi, su quali siano state le dinamiche effettive e sulla struttura societaria nel suo complesso, ritengo che non sia corretto esprimere valutazioni definitive in questa sede e con queste modalità.  I messaggi che arrivano, non solo alla cittadinanza ma anche all’esterno, possono diventare controproducenti e, in questo clima di caos, rischiamo persino di offrire sponde a chi ha interesse a destabilizzare. È evidente che le istituzioni devono vigilare e fare il proprio lavoro.È giusto quindi fare riflessioni, ma queste devono essere orientate esclusivamente a tenere alta la bandiera del nostro Paese, a ribadire con forza ciò che siamo e ciò che vogliamo essere, non a inseguire ipotesi o elucubrazioni che potrebbero risultare dannose.  Ognuno, in futuro, potrà dire se aveva ragione o torto, se aveva visto giusto o meno. Ma prima di tutto dobbiamo ricordarci che siamo qui per rappresentare i cittadini e dobbiamo farlo fino in fondo, evitando di lanciare valutazioni o ricostruzioni prive di riscontri concreti.  Concludo ribadendo questo concetto: senza prove concrete, dal mio punto di vista, non si svolge correttamente il lavoro per il quale siamo chiamati a operare all’interno di quest’Aula.

Segretario di Stato Luca Beccari: Nel mio intervento iniziale ho cercato di fornire un quadro il più possibile ampio, pur nei limiti di ciò che so e di ciò che mi è consentito dire. È evidente che su questa vicenda vi sia un forte dibattito sul tema dell’allineamento o del disallineamento delle informazioni, ed è oggettivamente difficile discutere di una situazione di questo tipo, perché ci troviamo di fronte a fatti gravi e in evoluzione.  Vorrei aprire una breve parentesi. Il consigliere Mularoni ha richiamato più volte gli anni 2007 e 2008. Io ricordo bene quegli anni: erano gli anni in cui in quest’Aula si discuteva di vicende giudiziarie che arrivavano dall’Italia, perché l’Italia pubblicava decreti con arresti di cittadini sammarinesi per reati gravissimi, e noi discutevamo sulla base delle carte dei tribunali italiani. San Marino era un Paese che reagiva di rimbalzo a quanto avveniva attraverso l’azione delle autorità giudiziarie e di vigilanza italiane. Ci veniva rimproverato di non avere anticorpi, di non essere in grado di garantire legalità, trasparenza e controllo.  Oggi la situazione è diversa, ed è in qualche modo inversa. Oggi stiamo discutendo di fatti gravi e importanti che il nostro sistema ha intercettato, individuato e sta analizzando. Ma ciò che conta oggi è il modo in cui affrontiamo questa situazione. E qui mi permetto di fare un richiamo che prendo come un mio suggerimento personale, non come una posizione del Governo o della maggioranza.  Di fronte a questa vicenda, abbiamo due strade. Possiamo iniziare a darci le colpe a vicenda – cosa che in parte è già avvenuta – oppure possiamo concentrarci su come difendere il Paese. Possiamo continuare a dirci che è sempre colpa del Governo oppure possiamo utilizzare questa situazione per mandare messaggi corretti, non solo su ciò che non ha funzionato, ma anche su ciò che invece funziona.  Quando parlo di collaborazione, intendo un’azione nell’interesse dello Stato. Al di là dell’accordo di associazione, che è un obiettivo importante, qui stiamo parlando della difesa delle fondamenta istituzionali dello Stato. Non si tratta di essere favorevoli o contrari all’accordo di associazione: si tratta di non ammettere, in nessun caso, che interferenze esterne possano condizionare la nostra politica. Questo è sempre stato un principio fondamentale per San Marino.  Oggi abbiamo gli strumenti e le capacità per affrontare e gestire situazioni complesse e, permettetemi il termine, anche angoscianti. Il nostro compito politico non è entrare nel merito delle indagini giudiziarie, ma difendere le istituzioni e i percorsi politici del Paese. L’ordine del giorno poteva anche non esserci; si può discutere se inserire o meno un comma, se trovare una formula di condivisione delle informazioni. Ma non facciamone una questione di principio assoluto.  Non possiamo passare da una fase in cui si rimprovera alla maggioranza di non presentare ordini del giorno a una fase in cui, quando li presenta, vengono comunque contestati a prescindere. E sinceramente, su questa storia del “commissariamento”, permettetemi una battuta: in sei anni sono stato commissariato infinite volte.  Io apprezzo sinceramente il senso dello Stato che anche le forze di opposizione hanno dimostrato in momenti difficili. Nessuno sta addossando responsabilità all’opposizione, né chiedendo di farsi carico di decisioni che non le competono. Si sta semplicemente dicendo: questa è la vicenda, cercheremo di capirne sempre di più man mano che emergeranno nuovi elementi, e li analizzeremo.  C’è un dato politico che ritengo significativo e che voglio condividere. Nonostante tutto il clamore mediatico delle ultime settimane, io non ho ricevuto telefonate indignate da interlocutori europei. Anzi, sono stato io a contattare le istituzioni europee per segnalare che si stava muovendo una certa macchina mediatica. E a tutti i livelli ho trovato interlocutori concentrati sul percorso in corso, non condizionati da quanto accaduto. Questo è un segnale importante: significa che come Paese siamo cresciuti.  San Marino ha le sue particolarità e ha dovuto attraversare momenti durissimi per raggiungere una certa maturità istituzionale. Ci siamo fatti male, abbiamo pagato prezzi altissimi, ma oggi possiamo dire di avere una maggiore solidità. Anche grazie al lavoro di chi mi ha preceduto, e lo riconosco apertamente, perché al di là delle differenze politiche, molti hanno affrontato difficoltà analoghe a quelle che affrontiamo oggi.  La maturità che dobbiamo raggiungere ora è soprattutto politica: riguarda il modo in cui discutiamo e affrontiamo questioni delicate. Non possiamo trattare tutto allo stesso modo, né trasformare ogni difficoltà in uno scontro interno. Qui non è emerso alcun atto concreto compiuto da qualcuno di noi contro lo Stato. I nemici, se ci sono, sono altrove. Politicamente siamo avversari, è normale, ma almeno su questo dobbiamo evitare un atteggiamento autodistruttivo.  Anche dal modo in cui rispondiamo alle crisi si misura la qualità e lo standing di uno Stato. Tutti gli Stati difendono i propri interessi nazionali. Pensate forse che altri Paesi non attivino canali diplomatici per tutelare i propri interessi strategici? È normale. Altro discorso è travalicare certi confini, ma non è questo il caso. Cerchiamo di dare ordine alle cose e di affrontare questa fase con responsabilità. Speriamo che anche il mondo dell’informazione, locale e internazionale, comprenda che questa vicenda va raccontata con maggiore equilibrio e attenzione. Da come comunichiamo dipende anche la capacità del Paese di superare questa prova.

Dichiarazioni di voto sull’Ordine del giorno

Matteo Zeppa (Rete): Rete si asterrà su questo ordine del giorno. Chiedo però una cosa precisa. Dal momento che siete voi a scrivere che intendete inserire all’ordine del giorno del prossimo Consiglio un comma dedicato, è fondamentale che il dibattito sia un dibattito serio e, per quanto possibile, perimetrato. Sappiamo benissimo che esistono ambiti coperti da segreto istruttorio, non c’è bisogno che qualcuno lo ribadisca; conosciamo il minimo indispensabile di normativa giudiziaria. Ma comprendere il perimetro del dibattito è essenziale, per le ragioni che ho già espresso nel mio intervento.  Noi abbiamo una parte interna sammarinese, richiamata anche dal dirigente Canzio, che avrebbe offerto il fianco a fiancheggiatori esteri. Ecco perché il perimetro è importante. Noi saremo dalla parte non della maggioranza e non dell’opposizione, ma del Paese. Lo abbiamo sempre fatto e non ci siamo mai sottratti a questo dovere, che considero un dovere istituzionale di difesa.  Mentre intervengo, leggo anche la nuova e becera risposta che sta arrivando dall’investitore bulgaro, che arriva a sostenere che il vero piano parallelo, deliberato e aggressivo, sarebbe quello di alcuni ambienti del sistema giudiziario sammarinese. Questa è una cosa fuori di testa. Io non mi faccio fare la morale da soggetti di questo tipo.  Proprio per questo, se il dibattito ci sarà dovrà essere un dibattito serio, in risposta a queste persone che vanno in giro a millantare che San Marino sarebbe quello di vent’anni fa. Non lo è. È chiaro, però, che per fare squadra davvero bisogna partire tutti dallo stesso punto. Il dibattito dovrà stare nei perimetri giusti, per non intaccare le indagini, ma per rispondere con fermezza a questi soggetti che attaccano il nostro Tribunale. Si possono commettere errori, come in ogni sistema, ma io non mi faccio fare la morale da queste persone né da chi era con loro. E non ho paura di dirlo: in questi casi non bisogna avere paura.  Se si fa squadra, si fa squadra seriamente, tutti quanti. Resta però una questione aperta, alla quale non è stata data risposta ed è quella sollevata dal dirigente Canzio quando parla di politici, vecchi o nuovi. Forse lunedì si potrà fare un minimo accenno su questo aspetto, perché avere serpi in seno non piace a nessuno. Se esistono soggetti che hanno favorito o sostenuto azioni di tipo sovversivo, è giusto capire come fermare questi rituali che ciclicamente, ogni cinque o sei anni, emergono e arrecano danno allo Stato.  Lo Stato siamo noi, lo Stato sono i cittadini, e noi rappresentiamo i cittadini. Per questo auspico che il dibattito che verrà sia un dibattito importante e serio, senza battaglie di maggioranza o di opposizione, senza pagelline. 

Fabio Righi (D-ML): Anche da parte nostra esprimiamo un’astensione sull’ordine del giorno, non certo per mancanza di volontà di schierarci a difesa del Paese e unicamente del Paese, ma perché, fino a quando non vi saranno i chiarimenti che chiediamo da tempo, riteniamo corretto mantenere questa posizione.  Mi permetto solo di ribadire un punto: la volontà di collaborare non passa dal deposito di un ordine del giorno, soprattutto quando sono stati fatti numerosi solleciti in precedenza. La collaborazione passa anche, banalmente dal punto di vista politico, da un confronto reale. E lo dico con chiarezza: non è mai stata nostra intenzione, in nessun caso, nemmeno in questo, superare il perimetro delle nostre funzioni. Non c’è alcun interesse a mettere le mani nei fascicoli giudiziari, ci mancherebbe altro.  Un conto è l’accesso ai fascicoli, che non compete alla politica; un altro è il tema della politica giudiziaria, che è cosa diversa; un altro ancora è avere quelle informazioni che permettono alla politica di assumere decisioni consapevoli. Per questo rinnovo, anche a chiusura di questo dibattito, la piena disponibilità a lavorare nell’interesse di ciò che abbiamo giurato di proteggere, ma solo se messi nelle condizioni di poterlo fare, senza lasciare sul tavolo dubbi aperti da mesi.  Consentitemi di dirlo: il compito di una maggioranza era anche quello, semplicemente, di fare una telefonata ai capigruppo di opposizione, anche solo per incontrarsi, per condividere quanto emerso nei limiti di ciò che poteva essere rappresentato, così da consentire a tutti di avere le migliori informazioni possibili.  E aggiungo un altro elemento. Se vi sono questioni che riguardano i poteri dello Stato, la stampa non è il luogo adatto. Se necessario, si convochi una Commissione Giustizia in seduta segreta, si facciano le comunicazioni nelle sedi opportune, con tutti i presidi previsti. E qui condivido quanto detto dal collega Zeppa: tutti insieme, ma con chi andiamo insieme? Perché il comunicato che è uscito parla di infiltrazioni, di soggetti interni ed esterni, di responsabilità vecchie e nuove. È legittimo allora porsi delle domande. A ciò si aggiunge una replica che arriva addirittura ad attaccare il Tribunale, parlando di un presunto piano parallelo.  Di fronte a tutto questo, forse è necessario fermarsi un attimo, chiedere spiegazioni, capire cosa sta succedendo e quali siano state le dinamiche. Non firmiamo in bianco, non lo abbiamo mai fatto, nemmeno nella scorsa legislatura, quando ricoprivamo ruoli diversi. Crediamo di avere il diritto di sapere.  Ribadiamo quindi la piena disponibilità, qualora vi siano le informazioni necessarie, a collaborare per proteggere il Paese. Questo lo abbiamo giurato. Non siamo qui per proteggere altri interessi, e questo è fuori discussione. Ma per questo non servono atti di fede, né ordini del giorno: serve chiarezza.

Nicola Renzi (RF): Io sono un sammarinese un po’ all’antica, e rivendico il diritto di criticare le mie istituzioni, di farlo in maniera dialogica e costruttiva, mai distruttiva. Divento però estremamente fermo quando sento che le critiche arrivano da chi non è sammarinese. In questo caso credo che ciò che dobbiamo fare sia difendere in maniera molto chiara e precisa il nostro sistema Paese.  Proprio perché esiste quel diritto sacrosanto di valutare e discutere, previsto dal nostro ordinamento, io credo di avere il diritto di parlare, ad esempio, di Banca Centrale. Ma lo affermo con la stessa fermezza da sammarinese: se qualcuno da fuori vuole denigrare le nostre istituzioni, allora come Paese dobbiamo reagire. Credo che, nel complesso, San Marino faccia una figura positiva rispetto a tante altre realtà, e questo è un messaggio che sento di dover dare.  Questo non significa che non dobbiamo continuare a migliorarci. Anzi, io credo che le risposte migliori a questi attacchi siano i fatti. Ci sono persone indagate che devono rispondere di presunti illeciti; posso formulare delle ipotesi, come il tentativo di acquisire una banca con fondi di provenienza illecita, oppure il tentativo di recuperare in modo non corretto del denaro o ottenere prebende. Ma sono ipotesi, e io non so nulla di certo. L’autorità giudiziaria sta indagando e saranno i fatti, alla fine, a dire se queste ipotesi sono provate oppure no.  Finché l’autorità giudiziaria sta indagando, deve essere libera, autonoma e indipendente, non condizionata nelle sue indagini. Poi vedremo quale sarà l’impianto accusatorio e che cosa accadrà.  Non ha senso parlare dell’indagine, perché non sappiamo nulla. Sarebbe inutile. Possiamo invece parlare di altro. Le nostre preoccupazioni non sono nate ieri. Anche la questione degli investitori bulgari non è nata ieri: alcune persone sono state arrestate già tre o quattro mesi fa e già allora la questione era esplosa. Se delle persone sono state private della libertà personale, io ho motivo di pensare che già allora vi fossero elementi rilevanti. Le nostre preoccupazioni sono semplici. La prima è mettere al sicuro, in ogni modo possibile, il percorso dell’accordo di associazione con l’Unione Europea. L’auspicio è che non ci creiamo problemi da soli all’interno, perché quelli che arrivano dall’esterno purtroppo non mancano. Bisogna rispondere con fermezza e con la verità agli attacchi che arrivano da fuori. Allo stesso tempo, il percorso dell’accordo di associazione con l’Unione Europea deve essere difeso in ogni modo, facendo capire a tutti che ogni giorno di ritardo nella firma rappresenta un rischio per il Paese, perché può diventare terreno fertile per ulteriori attacchi.  C’è poi un altro punto che purtroppo non viene più affrontato: il sistema bancario e finanziario. Dobbiamo tornare a parlarne. Dove vogliamo andare? Qual è la strada che stiamo percorrendo? Oggi si parla solo di piani sovversivi e non più del sistema bancario e finanziario, che invece rappresenta un’altra grande preoccupazione.  Infine, la stabilità del sistema democratico. È un vaso di cristallo estremamente delicato, che richiede l’indipendenza di tutte le istituzioni.

Maria Luisa Berti (AR): Devo essere sincera: ho particolarmente apprezzato l’intervento del consigliere Zeppa, che peraltro ci ha resi edotti anche di questo ulteriore comunicato stampa apparso nelle ultime ore. Proprio a maggior ragione, alla luce di questo nuovo comunicato, quella richiesta di un intervento e di una presa di posizione comune e trasversale credo rappresenti oggi un’esigenza concreta e immediata.  Per questo mi dispiace che, su questo ordine del giorno, da parte dell’opposizione si esprima una semplice astensione e non anche una condivisione. Dico questo perché il consigliere Zeppa ha giustamente auspicato che il dibattito in Consiglio Grande e Generale su questa vicenda sia un dibattito serio e perimetrato, ed è un’esigenza che l’intera maggioranza condivide pienamente. È proprio in quel contesto che l’Aula consiliare dovrà essere messa nelle condizioni di conoscere, per quanto possibile, tutti gli elementi utili a esaminare e affrontare questa vicenda.  L’obiettivo primario, però, in questo momento è difendere le istituzioni e difendere il Paese di fronte a un attacco mediatico che parte evidentemente da soggetti portatori di interessi di natura prettamente economica e affaristica e che provengono dall’esterno della nostra Repubblica.  Accanto a questo c’è poi la vicenda giudiziaria. Dal comunicato stampa del dirigente Canzio emerge il possibile supporto di vari personaggi politici, che presumibilmente potrebbero essere anche interni alla Repubblica di San Marino. Su questo fronte, però, dobbiamo prestare la massima attenzione. Dobbiamo garantire alla magistratura e al Tribunale tutti gli strumenti necessari affinché le indagini possano essere le più celeri ed efficaci possibili nell’individuazione delle responsabilità.  Occorre però fare attenzione, e qui mi riferisco a quanto detto dal consigliere Righi. L’istruttoria in corso è evidentemente di particolare delicatezza, proprio perché le possibili ripercussioni e i coinvolgimenti non riguardano esclusivamente privati cittadini, ma potrebbero interessare anche soggetti politici, come si legge nel comunicato stampa. Proprio per questo è fondamentale che il Tribunale possa svolgere le proprie indagini con la massima serenità, nel pieno rispetto del riserbo istruttorio e senza subire alcun condizionamento.  Su questo dobbiamo essere molto cauti: lasciamo lavorare la magistratura in piena autonomia, evitando qualsiasi rischio di inquinamento o di pressione sugli atti istruttori.  Valutiamo quindi con attenzione ciò che è scritto nell’ordine del giorno: si chiede che la magistratura faccia il proprio corso, che indaghi con serenità, imparzialità ed efficacia su tutti i fronti.  Detto questo, come Aula consiliare chiediamo di avere un confronto serio e di poter disporre di tutti gli elementi conoscibili, affinché la nostra azione istituzionale possa essere, nei canali propri della politica, un’azione di difesa assoluta del Paese e delle sue istituzioni. Questo è un obiettivo sul quale dobbiamo lavorare tutti insieme, con efficacia, vigore e anche con una certa intransigenza, affinché ogni azione che vada a minare questo percorso venga fermamente contrastata e stigmatizzata.

Francesco Mussoni (PDCS): Il nostro gruppo consiliare, e anche per la parte che rappresentiamo all’interno della maggioranza, intende questo ordine del giorno in modo molto chiaro. Esso rappresenta il voler essere in prima linea nella difesa dell’attività della Segreteria di Stato agli Affari Esteri per quanto riguarda il percorso dell’accordo di associazione e, in secondo luogo, è una risposta decisa a tutela dell’interesse dello Stato.  Questo è il piano che noi vogliamo portare avanti e sul quale richiediamo il sostegno e l’unità di tutta l’Aula. Come ha detto molto bene il Segretario di Stato, dobbiamo avere la capacità di individuare il nemico. Mi pare che questo, almeno a parole, sia stato chiarito.  Come gruppo consiliare siamo in prima linea e siamo assolutamente determinati a difendere la nostra azione politica, ma soprattutto l’interesse dello Stato. Vogliamo portare il dibattito all’interno del Consiglio Grande e Generale, nel perimetro – come ha detto bene il consigliere Zeppa – di una discussione lecita e corretta, fornendo ai parlamentari tutte le informazioni che sarà possibile fornire. Ci auguriamo che possano essere più di quelle oggi disponibili, perché tutti ci troviamo più o meno sullo stesso piano informativo, ed è giusto così, ma quello è un altro piano di lavoro.  Oggi, a mio avviso, dobbiamo prima di tutto approfondire la gravità del tentativo di un gruppo economico di barattare la nostra sovranità con un interesse privato. Questo è il primo aspetto ed è l’attacco alla nostra sovranità che tutti abbiamo richiamato. Su questo dobbiamo essere chiari e non possiamo fare distinguo politici.  Poi ci sono altri livelli: il sistema bancario, la storia, la genesi complessiva della vicenda. Ma il nostro obiettivo è che in Aula si arrivi a una conclusione condivisa, e l’ordine del giorno di oggi serve innanzitutto a questo. È vero che comunicati e prese di posizione non vanno mai bene per tutti, ma una prima risposta, da parte di maggioranza e Governo, è stata data. Cosa si sarebbe dovuto fare, restare in silenzio?  Credo che vi sia stata una scelta e una determinazione su questo primo valore fondamentale. Mi auguro che le astensioni di oggi non abbiano un significato politico di contrapposizione, ma un significato di metodo, e che invece in Aula consiliare si possano distinguere con chiarezza i vari piani di questa vicenda preoccupante, destabilizzante e inquietante, che però deve vederci uniti nel fronteggiarla.  Le altre questioni che ho solo accennato dovranno essere affrontate e discusse. Il mio gruppo è a testa alta su questa vicenda ed è sereno nel voler affermare la nostra sovranità e la nostra determinazione nel respingere una modalità che definisco mafiosa, con cui il nostro Paese è stato preso di mira negli ultimi giorni.  Su questo dobbiamo essere uniti. Sugli altri aspetti entreremo nel perimetro che ci verrà indicato. Ad oggi, come tutti i consiglieri, ci rimettiamo agli atti e alle informazioni disponibili, che sono, per tutti, ancora molto limitate.

Dalibor Riccardi (Libera): Intervengo molto velocemente per affermare che anche il mio partito, Libera, sostiene l’ordine del giorno. Lo sostiene perché all’interno vi sono contenuti che riteniamo assolutamente fondamentali da ribadire e da valutare positivamente.  Riteniamo quindi corretto l’inserimento dell’ordine del giorno, magari all’interno di un perimetro che consenta di definire la giusta modalità con cui svolgere i ragionamenti e il confronto. Crediamo però che l’ordine del giorno sia assolutamente condivisibile perché riafferma un principio che riteniamo imprescindibile nell’ambito istituzionale: non è in alcun modo ammissibile che un interesse privato possa andare a danneggiare interessi pubblici di questa natura.  Crediamo che, indipendentemente da tutto, i valori istituzionali, la chiarezza, la trasparenza e la responsabilità che devono essere assunte dagli Stati, e quindi anche dal nostro, siano insindacabili. In questo senso l’ordine del giorno va nella direzione corretta, perché ribadisce che la comunicazione istituzionale non deve generare equivoci o fraintendimenti.  Riteniamo quindi che il messaggio che viene dato sia forte, chiaro e utile, anche verso l’esterno, in un’ottica di trasparenza. Mi auguro anch’io che, con i perimetri e i contorni giusti e con una dialettica adeguata, si possa arrivare in Consiglio Grande e Generale anche a una posizione unanime dell’Aula.  Non valuto in maniera negativa, né politicamente contrapposta, l’astensione delle forze di opposizione; mi auguro però che, se ci sarà un confronto chiaro e trasparente, tutti saremo qui a difendere e a ribadire i principi contenuti in questo ordine del giorno, ossia i paradigmi fondamentali delle nostre istituzioni e del nostro Paese, sia sul piano interno sia su quello esterno, portando chiarezza e trasparenza.  Per queste ragioni, Libera voterà a favore di questo ordine del giorno e auspichiamo che, alla luce dei dibattiti che si svolgeranno anche in Consiglio Grande e Generale, tutte le forze politiche possano convergere nel difendere e ribadire questi concetti. 

Gerardo Giovagnoli (PSD): È un rammarico il fatto che l’opposizione non voterà questo ordine del giorno, ma le riflessioni che sono state fatte danno comunque il quadro del raggiungimento della questione più importante.  Quando, come suggerito anche dal comunicato del Tribunale, un Paese si trova a fronteggiare una minaccia esterna più grande di quelle a cui siamo abituati e potenzialmente dannosa, fino a configurare addirittura attentati alle funzioni pubbliche, si deve reagire tutti insieme. Credo che questo, al di là delle posizioni di voto, sia stato riconosciuto anche dall’opposizione.  Credo altresì che, tutto sommato, anche rispetto all’urgenza che viene richiesta alle istituzioni per discutere e confrontarsi, avere forse qualche giorno in più ci permetterà di disporre di qualche informazione in più su cui poter ragionare. Una parte consistente della discussione di oggi ha infatti riguardato possibilità e ipotesi di cui non siamo a conoscenza e sulle quali non è sempre opportuno addentrarsi in modo approfondito.  Con questo ordine del giorno, a mio avviso, si sancisce la compattezza delle istituzioni e si chiarisce il livello di importanza che le questioni economiche rivestono rispetto alle questioni strategiche del Paese. La questione dell’Unione Europea e della firma dell’accordo di associazione è una questione prioritaria e strategica, come è stato detto anche dal commissario Renzi. Per la Repubblica di San Marino non può accadere, come in altri momenti del passato, che venga messo in discussione il piano del futuro della Repubblica, e su questo mi sembra che le posizioni siano chiare.  Ci troviamo di fronte a una minaccia nuova, esterna, che utilizza il ricatto e arriva persino a diffondere comunicati contro il Tribunale. Questo non può essere accettato, non sulla base delle opinioni, ma sulla base del fatto che noi crediamo nello Stato di diritto. Se esistono delle leggi, anche quando esse vanno nella direzione contraria a interessi privati la cui legittimità è tutta da dimostrare, dobbiamo stare tutti dalla stessa parte.  In passato, o in altre occasioni, qualcuno avrebbe potuto pensare a una sorta di trattativa di Stato con entità private. Ecco, queste sono cose che non si fanno. E come dico spesso, il lavoro che va nella direzione di migliorare la nostra capacità istituzionale, la separazione dei poteri ma anche le capacità di analisi e prevenzione, potrà essere rafforzato anche dall’appartenenza a un organismo internazionale come l’Unione Europea attraverso l’accordo di associazione.  Per queste ragioni, anche il PSD è chiaramente favorevole all’ordine del giorno e ci impegniamo, come tutti i gruppi di maggioranza, a fare in modo che le responsabilità vengano accertate e le colpe punite, qualunque esse siano.