Per non dimenticare… niente e nessuno
Con l’incedere del tempo ho imparato che le celebrazioni e gli anniversari di fatti o ricorrenze dovrebbero servire a riflettere, approfondire il perché ed il come accadono le cose e magari, ogni tanto, per liberarsi dai pregiudizi che invece ci si parano davanti come ancore di salvezza per lenire l’umana condizione di costante insicurezza.
Ma ciò che ancora non ho imparato ad accettare sono i “compitini ben fatti”, sono i “flag sui calendari”, sono i “lavaggi di coscienza sociale”. Dato però che posso imporre l’etica solo a me stesso e al massimo cercare di darne buon esempio ai miei cari e a coloro liberi da quel pregiudizio di cui sopra, vi lascio qui una lista (per difetto, s’intende) dei più grandi genocidi della storia a sfondo razziale e per giunta avvenuti anche a grande distanza dall’Europa, per non ricadere sempre in quella attitudine umana che ci fa sentire distaccati affettivamente da chi ci è lontano, sia nel tempo che fisicamente. Dunque, sarebbe riduttivo nel Giorno della Memoria parlare soltanto di antisemitismo e/o antisionismo
La doverosa premessa è che dietro ogni questione raziale o religiosa ce n’è in realtà una di tipo economico, la quale si tramuta successivamente in pura e semplice avidità con conseguente perdita della ragione. Chi di noi non conosce la storia secondo la quale Hitler fosse in realtà consapevole e preoccupato del fatto che l’economia della Germania, risollevatasi faticosamente dalla disfatta della Prima guerra mondiale, fosse in mano ai tanti tedeschi di fede ebraica profondamente radicatisi nel tessuto sociale ed economico in oltre due secoli di integrazione?
Ma veniamo alla nostra “dead-time-line”. Cos’è? Ora ve lo spiego.
In un periodo storico dove gli inglesismi vanno tanto di moda perché fa figo, con conseguenti strafalcioni pubblici degni di essere raccolti in un pamphlet, mai come in questo caso le due espressioni “timeline” e “deadline” rischiano di essere confuse creando un neologismo leviatanico che ben si addice al caso nostro.
Eviterei di parlarvi delle crociate medievali compiute nel nome di Dio perché altrimenti non ne veniamo più fuori, limitandomi a partire dal Rinascimento, il cui inizio gli storici fanno coincidere con l’inconsapevole scoperta delle Americhe (1492), tant’è che Il genocidio dei nativi americani (gli unici veri americani), citato anche come genocidio indiano, olocausto americano o catastrofe demografica dei nativi americani, è consistito nell’eliminazione di intere comunità di nativi delle Americhe e nel generale calo demografico delle popolazioni native del cosiddetto Nuovo Mondo associato alla colonizzazione europea delle Americhe, che iniziò alla fine del XV secolo e si protrasse fino alla fine del XIX secolo. Tra le cause della catastrofe: l’introduzione di malattie epidemiche, le guerre di conquista, le perdite di territori, il cambio dello stile di vita e anche lo sterminio intenzionale, in quanto tali popolazioni erano considerate inferiori dai nuovi arrivati. Complessivamente si ritiene che tra i 55 e i 100 milioni di nativi morirono in seguito all’arrivo dei colonizzatori europei.
Non soddisfatti, gli eruditi e suprematisti nativi europei che tanto avrebbero dovuto essere ebbri di quell’Umanesimo che andava a braccetto con il Cristianesimo ritirarono fuori una pratica antica come i Romani:
La schiavitù degli afroamericani ebbe inizio formalmente nel 1619, quando i primi venti africani furono portati nella colonia inglese di Jamestown, in Virginia, a bordo di una nave olandese, venendo inizialmente trattati come servi a contratto o schiavi. Sebbene la pratica della tratta atlantica fosse già attiva dal XVI secolo, il consolidamento del sistema schiavista nel Nord America britannico avvenne nel corso del XVII secolo.
Aggiungo poi l’olocausto degli armeni ad opera dei turchi, nel 1915, che provocò un milione e mezzo di vittime e che precede di una manciata d’anni quello che tutti noi europei conosciamo per una questione di vicinanza geografica oltre che per alcune attinenze culturali tra i popoli europei, ovvero il genocidio di molti milioni di persone di fede ebraica (chi dice sei e chi otto ma non è questo il punto) da parte dei nazisti.
Ma se ciò non bastasse, posso continuare con i genocidi permanenti contro i popoli originari di Cile e Argentina, che sono oggetto di persecuzioni ad opera di governi fascisti mascherati da false democrazie e che lasciano la loro inevitabile scia di morti e feriti. E non dimentico neppure gli olocausti provocati da crudeli colonialismi europei (con l’appoggio in alcune occasioni dei servizi di intelligence belgi o nordamericani, la CIA), in non pochi territori africani, nei decenni precedenti gli anni Sessanta e anche dopo, dove le comunità erano letteralmente colpite dal disprezzo, il manganello, i machete e i proiettili degli uomini bianchi che pretendevano ancora di essere ringraziati per i benefici apportati dalla loro civiltà.
Altre ancora: in Ruanda, Africa, nel 1994, dove in soli tre mesi furono assassinate circa un milione di persone, in uno scenario di scontro politico senza controllo nella regione, dove molto ebbe a che fare anche il governo francese (con una certa complicità dell’ONU stessa), purtroppo; nei paesi nordici durante la guerra in Bosnia, il cui bilancio di vittime, a causa dell’odio etnico e degli interessi di supremazia, non è stato da meno; e ancora dopo, il genocidio del popolo palestinese che prosegue ancora oggi.
Infine, ma è solo il più esplicito, scevro ormai da qualunque approccio diplomatico, c’è il nuovo razzismo trumpiano, il “maga-suprematismo” basato sulla politica di potenza, giocato su dazi, risorse, armamenti, pil e finanza ma che non dimentica di muoversi disordinatamente anche internamente ai propri confini impegnandosi disastrosamente nella “pulizia etnica” (non trovo altre espressioni per descrivere i fatti di Minneapolis) e che richiama chiassosamente a quei motti nazionalisti dei primi del ‘900 i quali, artatamente sfruttati dal populismo, sfociarono nel fascismo italiano, ispiratore di tutti gli altri fascismi, europei e sud-americani, nonché del nazismo al quale, ideologicamente parlando, resta il primato della pianificazione nei minimi dettagli dello sterminio degli ebrei con la progettazione, la ricerca scientifica e lo sviluppo tecnico dei campi di sterminio. Consiglio a tal proposito la lettura del romanzo “La zona di interesse” di Martin Amis (2014) da cui è stato tratto l’omonimo film nel 2023, vincitore di un paio di Oscar dove vengono rappresentate le riunioni fiume di ingegneri che presentano al protagonista, direttore di Auschwitz, forni crematori e camere a gas sempre più performanti per star dietro ai numeri crescenti…capite cosa intendo?
Già, il “nazionalismo endemico” quel sentimento ancestrale di prevaricazione e supremazia che non si pone limiti, arrivando ovunque e comunque, in escalation fino ai conflitti atomici e in descalation fino gli accoltellamenti tra compagni della stessa scuola.
E così il Giorno della Memoria deve servire certamente a non dimenticare “gli olocausti” della storia ed in qualunque parte del mondo, ma personalmente mi sprona a guardarmi dentro cercando, analizzando e uccidendo ogni molecola di quel razzismo che tutti quanti impariamo sin da piccoli e che nel migliore dei casi soffochiamo sotto la sabbia dell’etica, se ne riusciamo a metterne insieme un mucchietto abbastanza grande. Solo così, rispettando e tollerando la libertà altrui possiamo aspirare ad essere veramente liberi. Francesco Chiari



