Economia e Lavoro

San Marino. La CSdL sui contributi dei dipendenti non versati all’ISS: si tratta di appropriazione indebita!

In occasione dell’incontro pubblico del 9 luglio scorso la CSdL ha posto l’accento su due punti essenziali per un efficace contrasto al mancato versamento dei contributi.

Il primo è costituito da quello di carattere penale. Nel caso dei lavoratori dipendenti, infatti, va ricordato che il datore di lavoro che trattiene i contributi in busta paga e non li gira all’ISS commette il reato di appropriazione indebita. Qualcuno potrebbe disquisire che versando la sola quota trattenuta ai lavoratori e non quella a carico del datore di lavoro, che è ben più consistente, potrebbe aggirare l’ostacolo causando comunque un ammanco rilevante ai Fondi Pensione.

In realtà, il legislatore è intervenuto fino dal 2017 con modifiche al codice penale con l’obiettivo di perseguire coloro che si macchiano di questo odioso inadempimento. Non ne sono noti gli effetti nel corso dell’ultimo decennio; salvo che ci sia sfuggito, non abbiamo notizie di procedimenti penali ed eventuali condanne.

È doveroso ricordare che, giustamente, i lavoratori dipendenti sono comunque salvaguardati sul piano della maturazione dei diritti previdenziali, ma ciò avviene perché vengono utilizzati i contributi versati da tutte le altre imprese o, in ultima istanza, dai contribuenti attraverso le imposte, in quanto lo Stato è tenuto a ripianare il disavanzo dei Fondi Pensione.

La cronologia delle norme è stata ricostruita dalla CSdL ed è consultabile nell’ultima parte dello studio pubblicato sul sito.

In particolare, l’Art 7 della Legge n. 132/2023 stabilisce che il Servizio di Esattoria della Banca Centrale debba segnalare all’Autorità Giudiziaria i casi nei quali sia stata superata la somma di 10.000 euro di contributi non pagati. Il Segretario di Stato Stefano Canti ha riferito che nel 2025 ne risultano effettuate 121, mentre da gennaio a giugno 2026 sono state 63. Non è stato possibile conoscere i successivi sviluppi.

La CSdL è tornata anche sul tema relativo alla capitalizzazione delle imprese. Secondo la logica del buon senso, sarebbe preferibile prevenire piuttosto che intervenire successivamente. Da tempo sosteniamo che il capitale sociale o altre garanzie similari come le fideiussioni debbano essere proporzionate al giro d’affari e/o al numero dei dipendenti.

È di tutta evidenza la sproporzione per la quale una Srl con fatturati milionari sia tenuta ad avere lo stesso capitale sociale di 26.000 euro, peraltro il più delle volte utilizzato per acquistare beni strumentali che perdono di valore nell’arco di pochissimo tempo.

Non solo, la recente relazione della Commissione “Antimafia” ha nuovamente messo in luce il fenomeno delle imprese che aprono e chiudono nell’arco di pochissimo tempo, senza neanche essere tenute a versare l’intero capitale sociale.

È altrettanto evidente che il rischio per i Fondi Pensione è tanto maggiore con il crescere del numero dei dipendenti. È quindi necessario proporzionare le garanzie ai rischi potenziali.

La CSdL ritiene che alle affermazioni di buona volontà politica, che si susseguono ogni qualvolta vengono diffusi i dati sui mancati versamenti dei contributi, debbano seguire provvedimenti concreti ed efficaci. Quelli recenti commentati nel precedente comunicato vanno nella direzione giusta, ma riteniamo che occorrano ulteriori passi avanti.

CSdL