San Marino, 14 sfratti dalle case popolari. La CDLS: “Chi perde l’alloggio pubblico dove va a vivere?”
Quattordici sfratti in arrivo dagli alloggi di edilizia sociale a San Marino. Famiglie che rischiano di dover lasciare la casa perché non rispettano più i requisiti previsti, ma che potrebbero non avere abbastanza soldi per trovarne un’altra sul mercato privato. È il problema sollevato dalla Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinesi (CDLS), che chiede un intervento immediato delle istituzioni e una revisione delle regole per l’accesso e la permanenza nelle abitazioni pubbliche.
“La prospettiva di 14 sfratti dagli alloggi di edilizia sociale nelle prossime settimane pone una questione che San Marino non può più rimandare: cosa accade alle famiglie che non possiedono più i requisiti per mantenere un alloggio pubblico, ma non dispongono delle risorse necessarie per accedere al mercato privato?”, si legge nel comunicato del sindacato.
Il rischio, secondo la CDLS, è quello di lasciare senza alternative soprattutto i lavoratori a basso reddito, persone che hanno un’occupazione e uno stipendio, ma non riescono comunque a sostenere il costo di un’abitazione. Famiglie che finiscono così per essere considerate “troppo ricche per l’edilizia sociale e troppo povere per il mercato degli affitti”.
Il sindacato riconosce la necessità di controllare che gli alloggi pubblici siano occupati da chi ne ha effettivamente diritto, anche per tutelare le persone in lista d’attesa. Contesta però l’idea che il solo reddito possa essere sufficiente per stabilire se una famiglia sia in grado di mantenersi autonomamente.
La composizione del nucleo familiare, la presenza di figli minori, le spese per l’assistenza a persone fragili e il costo effettivo di un affitto dovrebbero entrare nella valutazione, evitando che il superamento di una soglia economica comporti conseguenze difficilmente sostenibili.
Uno dei punti principali riguarda il limite di 20.001 euro di reddito familiare annuo, indicato nel progetto di legge “Misure di sostegno in materia di edilizia sociale” per poter continuare a occupare un alloggio pubblico.
Per la CDLS, questa cifra deve essere rivista periodicamente sulla base dell’inflazione, del potere d’acquisto e dell’andamento del mercato immobiliare. Un lavoratore che guadagna qualcosa in più rispetto agli anni precedenti, infatti, potrebbe ritrovarsi comunque in difficoltà se nel frattempo sono aumentate le spese necessarie per vivere.
“Un incremento nominale del reddito, infatti, non corrisponde necessariamente a un miglioramento delle condizioni di vita, soprattutto quando le spese essenziali assorbono una parte significativa delle entrate familiari”, osserva la Confederazione.
Un altro problema riguarda il contributo mensile di 250 euro per il mancato alloggio, previsto dal progetto di legge per chi affitta un’abitazione privata con un canone massimo di 750 euro.
Secondo il sindacato, trovare a San Marino una casa adatta alle esigenze di una famiglia entro questa cifra è sempre più complicato. E anche quando si riesce a individuare un immobile, bisogna fare i conti con caparre, depositi cauzionali, eventuali commissioni di agenzia e mensilità anticipate.
Spese che possono arrivare a rappresentare un ostacolo ancora maggiore rispetto al pagamento dell’affitto ordinario. La CDLS propone quindi di rivedere il tetto dei 750 euro e prevedere aiuti economici anche per le spese iniziali necessarie a stipulare un contratto di locazione.
La questione più urgente resta però quella delle quattordici situazioni interessate dagli sfratti annunciati. La Confederazione chiede un esame individuale delle condizioni delle famiglie coinvolte, verificando la presenza di minori, persone vulnerabili e difficoltà economiche documentate.
“Nei casi di comprovata difficoltà occorre valutare, nei limiti consentiti dalla normativa, il differimento del rilascio dell’abitazione e attivare percorsi concreti di accompagnamento verso soluzioni alternative”, sottolinea la CDLS.
L’ipotesi è quella di coinvolgere i servizi competenti, attivare eventuali sostegni economici e individuare strumenti di garanzia che possano aiutare le famiglie ad accedere al mercato degli affitti.
Il sindacato chiede inoltre una ricognizione completa e aggiornata del patrimonio immobiliare pubblico, per capire quanti edifici siano disponibili e quali possano essere utilizzati per rispondere all’emergenza abitativa.
In particolare, vuole sapere se tra gli immobili dell’Eccellentissima Camera attualmente affittati a soggetti privati vi siano strutture che potrebbero essere destinate all’edilizia sociale.
La CDLS riconosce l’importanza degli interventi più ampi allo studio, dal cohousing al recupero delle abitazioni sfitte e degli edifici incompiuti, ma osserva che si tratta di progetti destinati a produrre risultati nel medio e lungo periodo.
“I tempi delle politiche strutturali non coincidono con quelli delle famiglie che rischiano di perdere la casa oggi”, evidenzia il sindacato, sollecitando misure immediate accanto alla programmazione futura.
Da qui la richiesta di aprire un confronto urgente con le istituzioni, affrontando insieme la situazione degli sfratti, i criteri di assegnazione degli alloggi e l’utilizzo del patrimonio immobiliare dello Stato.
“Una politica abitativa efficace non può limitarsi a stabilire chi abbia diritto a un alloggio: deve anche preoccuparsi di quali prospettive concrete abbiano le persone che rischiano di perderlo”, conclude la CDLS.


