Attiva-Mente San Marino. Disabilità e democrazia: non basta riconoscere il diritto di partecipare
Abbiamo appreso dagli organi di stampa che è tornata a riunirsi la Commissione Consiliare Speciale per le Riforme Istituzionali.
Due recenti documenti internazionali, dal nostro punto di vista, offrono riferimenti che meritano attenzione anche a San Marino. Ragionare sul ruolo del consigliere e sul funzionamento del Consiglio Grande e Generale significa anche interrogarsi sulle condizioni che permettono alle persone, comprese quelle con disabilità, di partecipare alla vita pubblica, esercitare le proprie funzioni e contribuire alle decisioni. Sono questioni che attraversano il lavoro sulle riforme e che riguardano direttamente la qualità delle istituzioni.
Il primo riferimento è il Commento generale n. 11 del Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, dedicato alla partecipazione alla vita politica e pubblica. Adottato il 27 agosto 2026, il documento approfondisce il significato e l’attuazione dell’articolo 29 della Convenzione.
La sua importanza sta nel chiarire quanto sia necessario fare perché un diritto già riconosciuto non rimanga soltanto sulla carta. Il Comitato mette in relazione la partecipazione delle persone con disabilità con l’organizzazione e il funzionamento delle istituzioni, richiamando la distanza che può separare l’ammissione formale a un processo dalla possibilità concreta di contribuirvi.
La domanda non è soltanto se una persona possa partecipare secondo la legge, ma se sia realmente messa nelle condizioni di farlo.
Uno dei passaggi più significativi riguarda le forme di esclusione che si producono anche in assenza di un divieto esplicito. Norme frammentate, procedure e sistemi digitali inaccessibili, informazioni non fruibili, sostegni insufficienti e garanzie scarsamente applicate possono sommare i propri effetti, fino a impedire l’esercizio di un diritto formalmente riconosciuto.
Per questo, la presenza di una persona con disabilità in un processo pubblico non dimostra, da sola, che quel processo sia accessibile. Quando partecipare dipende dalla determinazione individuale, dall’aiuto informale o da un’eccezione concessa, un risultato personale non può essere scambiato per una garanzia del sistema.
Il Comitato ribadisce inoltre l’incompatibilità con la Convenzione delle restrizioni dei diritti politici fondate sulla disabilità, comprese quelle derivanti dalla negazione o limitazione della capacità giuridica. Il documento colloca questo principio in una lettura complessiva della partecipazione, che tiene insieme riconoscimento giuridico, accessibilità, sostegni e rimozione delle discriminazioni. Questa partecipazione riguarda il voto, la candidatura e l’esercizio delle funzioni pubbliche, ma anche il dibattito pubblico, le assemblee, le manifestazioni e le proteste pacifiche: ambiti nei quali le persone con disabilità devono poter esercitare la propria cittadinanza su base di uguaglianza.
Servono quindi procedure accessibili, coordinamento tra istituzioni e responsabilità chiare, con attenzione alle diverse condizioni di vita e agli ostacoli che continuano a escludere alcune persone.
A questo quadro si affiancano le nuove linee guida OSCE/ODIHR sui parlamenti inclusivi delle persone con disabilità, presentate il 12 ottobre 2026 a Varsavia insieme all’Assemblea parlamentare dell’OSCE. La pubblicazione propone una metodologia di valutazione articolata in quattro ambiti: rappresentanza, attività legislativa, controllo parlamentare e accessibilità. Offre così uno strumento concreto per esaminare quanto l’inclusione sia presente nell’organizzazione e nel lavoro quotidiano delle istituzioni parlamentari.
La metodologia assegna un ruolo essenziale al coinvolgimento delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni rappresentative nella valutazione. Le istituzioni sono chiamate a esaminare il proprio funzionamento anche attraverso l’esperienza di chi incontra gli ostacoli, per individuare priorità e interventi dei quali verificare i risultati.
L’accessibilità dei documenti e delle comunicazioni, le modalità e i tempi delle consultazioni, i sostegni necessari per esercitare un mandato e la possibilità di contribuire alla formazione delle leggi sono questioni concrete. Affrontarle mentre si elaborano le riforme permetterebbe di tradurre il riconoscimento dei diritti in regole, responsabilità e condizioni di partecipazione verificabili.
È con questa convinzione che affidiamo la nostra nota alla riflessione della Commissione, nella speranza che possa offrire elementi utili per considerare, nel lavoro sulle istituzioni, anche l’esperienza e i diritti di chi continua a incontrare ostacoli nell’esercizio della propria cittadinanza.
La partecipazione delle persone con disabilità non è una questione separata dalla qualità della democrazia. È uno dei modi più concreti per misurarla.
Il Consiglio Direttivo di Attiva-Mente


