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San Marino. Associazione 121: i diritti non sono capricci

Un recente articolo denigratorio apparso su una testata on-line sammarinese rappresenta un esempio piuttosto evidente di come si possa costruire una narrazione sostituendo il confronto con una caricatura dell’interlocutore. Individuato un avversario, gli si attribuiscono le posizioni più controverse e infine lo si accusa di voler cancellare la scienza, la biologia e la libertà altrui.

Questo metodo non chiarisce il dibattito: lo altera. Il punto di partenza è un fatto semplice e verificabile: San Marino ha migliorato la propria posizione nella Rainbow Map di ILGA-Europe. È un dato oggettivo. Quel risultato deriva dalla valutazione dell’ordinamento giuridico e delle politiche pubbliche sammarinesi secondo criteri pubblici, trasparenti e consultabili da chiunque. Si può discutere la metodologia della Rainbow Map, contestare il peso attribuito ai singoli indicatori o proporre criteri differenti. Sarebbe un confronto legittimo. L’articolo, invece, evita quasi completamente di confrontarsi con il dato e sceglie un’altra strada: elenca una serie di battaglie e posizioni che non sono oggetto del nostro operato, per poi contestarle con toni sarcastici e sprezzanti.

Una parte significativa dell’incremento del punteggio di San Marino deriva, inoltre, da un lavoro di analisi approfondita dell’ordinamento sammarinese già vigente. Non sono stati “inventati” diritti per scalare una classifica. Sono stati correttamente riconosciuti diritti e garanzie che esistevano già nel nostro ordinamento. Questo non significa che San Marino abbia raggiunto una condizione ideale. La sua posizione resta bassa rispetto alla media europea e molto lavoro rimane da fare. L’articolo sostiene di difendere i “veri” diritti civili, ma definisce “capricci” molte delle richieste avanzate dalle persone LGBT+.

È una distinzione comoda per chi non ha mai dovuto domandare il riconoscimento della propria famiglia, protezione contro una discriminazione o condizioni scolastiche rispettose della propria dignità. La piena cittadinanza non consiste soltanto nel non essere aggrediti o licenziati. Comprende anche la possibilità di vivere senza essere considerati un problema, una moda o una minaccia all’ordine naturale. Particolarmente grave è poi l’uso manipolato di argomenti medici complessi, di nuovo totalmente fuori luogo dall’argomento centrale dell’articolo.

La Cass Review citata sulle terapie della pubertà ha effettivamente evidenziato la debolezza delle prove sia per i benefici che i diversi rischi a lungo termine. Sono argomenti delicati, che meritano attenzione e approfondimento scientifico, non posizioni da prendere in modalità “chiacchere da bar” con metafore costruite per suscitare paura. Lo stesso pressapochismo compare quando viene citata Imane Khelif come esempio di atleta transgender. Lei ha confermato più volte di non esserlo. Utilizzare il suo caso per rappresentare un uomo che avrebbe scelto di gareggiare tra donne significa confondere deliberatamente identità transgender e critiche sulla “mascolinità” di un’atleta donna. Anche la carriera alias scolastica viene descritta come una falsificazione dei documenti, mentre si tratta normalmente di uno strumento interno e provvisorio, pensato per tutelare studenti vulnerabili senza modificare gli atti anagrafici ufficiali. Le modalità di applicazione possono essere discusse, ma deformarne il funzionamento non aiuta nessuno. Un giornalismo responsabile può criticare ILGA-Europe, l’Associazione 121, la politica e qualunque proposta. Può porre domande difficili, segnalare errori e chiedere maggiore trasparenza. Non dovrebbe però sostituire gli argomenti ironizzando la realtà, attribuendo agli interlocutori posizioni mai prese o bersagliando una minoranza per sterili polemiche.

I diritti civili non sono una raccolta punti, ma non sono neppure capricci. Sono il risultato di un lavoro paziente fatto di traguardi giuridici, confronto istituzionale e ascolto delle persone direttamente coinvolte. Un processo che merita discussione, non derisione e ridicolizzazione (è persino citata la legge contro il bullismo). Prendersela genericamente con una non ben definita ideologia “woke” non è molto intellettualmente corretto. Se fossimo nel 1945, “woke” sarebbe considerato il movimento che ha portato il diritto di voto alle donne, o altre conquiste di quel periodo. Eppure è successo. Ed è considerato un grande traguardo. Se per una volta San Marino riceve i complimenti da una riconosciuta organizzazione internazione che collabora con Nazioni Unite, Consiglio d’Europa e una miriade di altri organismi statali (che più volte hanno invece tirato le orecchie alla nostra Repubblica), beh sì, possiamo anche festeggiare. E comunque… happy Pride!