Donazioni allo sport, passa la legge. Scontro sulle opere pubbliche e sul peso dei privati
Via libera agli incentivi per chi finanzia lo sport e gli interventi sul patrimonio pubblico sammarinese. Il Consiglio Grande e Generale approva a maggioranza il progetto di legge sulle donazioni, al termine di un confronto che si concentra soprattutto su una domanda: chi decide quali opere realizzare, lo Stato o chi mette i soldi?
È su questo punto che maggioranza e opposizioni si dividono. Rete e Repubblica Futura votano contro, contestando l’ampliamento di un provvedimento nato per sostenere l’attività sportiva e arrivato a comprendere interventi sul patrimonio immobiliare pubblico. Domani Motus Liberi si astiene: condivide i principi di partenza, ma solleva dubbi sulle modifiche introdotte e sulle garanzie previste.
Il meccanismo distingue due ambiti. Per le donazioni destinate agli eventi sportivi è prevista la deducibilità, mentre il credito d’imposta riguarda gli interventi sul patrimonio immobiliare pubblico. Una differenza che il segretario di Stato Rossano Fabbri chiarisce durante l’esame degli articoli e che pesa anche sul confronto politico: le agevolazioni fiscali, ricordano le opposizioni, comportano comunque minori entrate per lo Stato.
Per Emanuele Santi (Rete), il rischio è che la disponibilità di un finanziatore finisca per spostare le priorità dei lavori. “Non è più lo Stato a decidere quello che è prioritario, ma è la disponibilità economica di un privato che, attraverso il suo intento di fare queste donazioni, deciderà quello che diventa prioritario”. La contestazione riguarda quindi il rapporto tra le necessità pubbliche e le scelte di chi è disposto a contribuire.
Matteo Casali (RF) insiste sullo stesso punto: “Purtroppo assisteremo a opere che diventano strategiche in virtù del fatto che qualcuno ci metterà i denari”. RF ribadisce di non avere preclusioni verso la collaborazione tra pubblico e privato, ma chiede controlli, sanzioni e un ruolo più forte del Consiglio nella scelta degli interventi.
Fabbri respinge questa lettura. Le opere vengono individuate dalle istituzioni, sostiene, e la programmazione finanziaria passa attraverso il bilancio e il confronto consiliare. “La programmazione resta pubblica, la scelta resta pubblica, la responsabilità resta pubblica.” Il contributo dei donatori, nella linea difesa dal governo, serve a raccogliere risorse aggiuntive per obiettivi decisi dallo Stato.
Resta però aperto lo scontro sulle procedure. Rete e RF contestano il ricorso a delibere e regolamenti del Congresso di Stato e chiedono un passaggio attraverso un decreto che l’aula possa esaminare. Per le opposizioni, vedere le somme inserite nel bilancio non significa poter discutere e votare davvero l’elenco delle opere.
Il segretario assume allora un impegno: “Prima dell’adozione di qualsiasi procedimento provvederò a informare la Commissione competente sulle opere che il Congresso di Stato ritiene strategiche”. Tra i possibili interventi cita la piscina di riscaldamento del Multieventi e un impianto per l’atletica, riconoscendo che i benefici fiscali riducono il gettito pubblico.
L’altro nodo è il confine tra donazioni e sponsorizzazioni. Casali chiede che il contributo economico non diventi il prezzo di una prestazione pubblicitaria: “È del tutto evidente che a una donazione, in quanto tale, non può conseguire alcuna richiesta di prestazione.” Santi teme che operazioni commerciali possano essere presentate come donazioni per ottenere i vantaggi fiscali.
La maggioranza richiama le limitazioni previste per i riconoscimenti ai finanziatori. Paolo Crescentini (PSD) ricorda che questi possono avere carattere istituzionale, informativo o comunicativo. Fabbri precisa: “La legge esclude che al donatore possano essere riconosciuti denaro, beni tangibili, utilità economiche dirette e obblighi di promozione di prodotti, servizi, marchi o attività.” Sui controlli, il segretario sostiene che gli strumenti per verificare eventuali abusi siano già disponibili.
Una risposta che non convince RF. “Fosse anche un solo evento, la legge dovrebbe prevedere la possibilità di controlli e, eventualmente, di sanzionare gli abusi”, osserva Casali.
Fabio Righi (D-ML) motiva l’astensione con la distanza tra l’impostazione iniziale e quella arrivata al voto. “Dal deposito in prima lettura alla seconda lettura, questa normativa ha cambiato completamente natura e pelle, quasi all’insaputa della Segreteria che l’ha portata”. Chiede di inserire il meccanismo in una programmazione pluriennale degli investimenti, con un confronto politico effettivo sulle opere strategiche.
Per la maggioranza, invece, l’estensione può aiutare a recuperare strutture che hanno bisogno di manutenzione e risorse. Oscar Mina (PDCS) sostiene il coinvolgimento di cittadini e imprese a favore di eventi e impianti sportivi. Andrea Ugolini (PDCS) porta esempi concreti: palestre scolastiche utilizzate da ragazzi e federazioni, teatri, cinema e studentati. E indica il criterio con cui selezionare gli interventi: “L’interesse pubblico deve essere il faro che guida le scelte nell’individuazione di queste opere”.


