Facciamoci un bagno di realtà: come può San Marino competere sull’innovazione?
Partiamo da una cosa che a San Marino nessuno vuole sentirsi dire: l’innovazione, nel mondo delle aziende, non la fa la fiscalità. Le tasse basse non sono una pozione magica che rende tutto possibile. Certo, una tassazione vantaggiosa aiuta. E sì, i finanziamenti sono la linfa vitale di qualsiasi startup, inutile girarci intorno.
Ma non sono queste le cose che fanno la differenza, almeno non per un Paese come il nostro. Immaginiamo un ragazzo con un’idea davvero innovativa. E diciamolo pure: magari viene da una famiglia povera. Non conosce nessuno, non sa a chi chiedere aiuto, non ha mai presentato la sua idea a un investitore e non saprebbe nemmeno da dove cominciare. A lui la fiscalità interessa poco: prima di pagare tasse sugli utili, gli utili deve farli. E anche i finanziamenti passano in secondo piano, perché senza qualcuno che gli insegni a costruire un’impresa quei soldi rischia di bruciarli in sei mesi. Chi invece è già benestante e fa già parte del sistema ha gli strumenti per andarseli a prendere dove ci sono davvero. In Silicon Valley si investono oltre 150 miliardi di dollari all’anno in startup, nel mondo intero più di 400. Ed è qui che dobbiamo fare i conti con la realtà. San Marino dal punto di vista fiscale è già al top.
Ma se pensiamo che il prossimo passo sia competere sui finanziamenti, abbiamo già perso. Anche nella migliore delle ipotesi, mettiamo che riuscissimo (in modo del tutto irrealistico) a mettere sul piatto un miliardo. Rispetto a cosa? Ai 150 miliardi della Silicon Valley? Chi ha i mezzi va direttamente là, non viene sul Titano per un assegno più piccolo. La partita ce la dobbiamo giocare sulla mentorship. Uno Stato che segue la tua startup. Che non ti lascia solo. Che si tratti di contabilità, marketing, aspetti legali, ricerca di investitori o qualsiasi altra cosa ti serva, c’è qualcuno che ti accompagna. Questo la Silicon Valley non lo offre a chi arriva senza contatti, e un Paese piccolo, con una burocrazia corta e una classe imprenditoriale che si conosce quasi per nome, lo può fare meglio di chiunque altro. E c’è di più: la mentorship stessa può diventare un business. Un’accademia sammarinese dell’innovazione, dove si formano i mentor, dove professionisti e imprenditori locali mettono a frutto la propria esperienza e vengono pagati per farlo, dove arrivano founder da Italia ed Europa proprio perché qui si viene seguiti.
Quindi non un semplice costo per lo Stato, ma un settore economico vero, che genera lavoro, competenze e reputazione. Va detto che la nostra punta di diamante, San Marino Innovation, sta già dando il massimo. Da anni porta avanti con serietà e competenza la causa dell’innovazione sul Titano, crea occasioni concrete di incontro tra startup, imprese e investitori e porta il nome di San Marino in contesti internazionali dove, senza di lei, semplicemente non ci sarebbe. Ma da sola non può bastare: lo Stato e la politica devono fare molto di più. E infatti qui finiscono gli elogi, perché il resto del sistema-Paese sull’innovazione lascia molto a desiderare.
Abbiamo una politica completamente miope sull’argomento. Pensa che l’innovazione accada come per incanto grazie a una fiscalità competitiva, mentre invece va costruita in ogni parte del sistema: nella scuola, nella pubblica amministrazione, nelle banche, nella cultura d’impresa. E abbiamo un sistema mediatico poco attento a promuovere come si deve i progetti innovativi interessanti, e più in generale a raccontare San Marino come un posto attraente dove fare impresa. Alcune imprese innovative ci sono, le idee pure. Quello che manca è qualcuno che le sappia raccontare, e soprattutto qualcuno che le accompagni. Le tasse basse le abbiamo già. Di soldi per i finanziamenti non ne avremo mai quanti gli altri. Quello su cui possiamo davvero vincere è non lasciare solo nessuno.
Nicholas Perpiglia – Presidente GEN SM


