San Marino. CSdL. Residenti, per la prima volta il trend è in calo
Oltre alla denatalità, l’altro fattore determinante è l’emigrazione dei giovani, per lo più con elevata scolarizzazione. La differenza tra decessi e nascite è negativo fin dal 2016. Sul numero degli immigrati incidono le residenze atipiche, quasi 400 nell’ultimo quinquennio
La legge sulla famiglia ha il merito di avere migliorato ed aggiunto diversi interventi per il sostegno alla genitorialità ed alla disabilità. Erano doverosi ed attesi da tempo, ma riteniamo che siano una risposta solo parziale alla crisi della natalità.
Le ragioni sono infatti molteplici, tra cui quelle di ordine culturale, che vanno affrontate su più livelli, a partire dalla consapevolezza delle conseguenze di lungo periodo, non solo con riferimento agli effetti sul sistema sanitario e previdenziale, ma anche rispetto al numero ed alla composizione per fasce di età della popolazione residente, che potrebbe continuare a diminuire costantemente.
Agli osservatori attenti non può sfuggire infatti che il saldo demografico naturale, ovvero la differenza tra nascite e decessi, è negativo fin dal 2016 e si sta aggravando di anno in anno (-111 nel 2025). Questo fattore non è più compensato dal numero degli immigrati.
Infatti, per la prima volta da decenni il numero dei residenti è in calo: come si evince dalla tabella il trend è diventato negativo a giugno 2026 rispetto a dicembre 2025.
Questa tendenza è determinata anche dall’incremento dell’emigrazione (in buona parte rappresentata da giovani con elevati titoli di studio).
Si può notare come sia in diminuzione anche il numero degli immigrati, se lo depuriamo dalle residenze atipiche a fiscalità agevolata. In assenza di queste, che sono state quasi 400 negli ultimi 5 anni, ci troveremmo con un saldo negativo ancora peggiore. Significa che il nostro Paese sta diventando meno attrattivo per le persone “tipiche”.
Oltre alle motivazioni di carattere strettamente economico, altri fattori che incidono sulla scelta di rinunciare alla procreazione sono la sicurezza e qualità del posto di lavoro, i servizi per l’infanzia, la possibilità di accedere all’abitazione a costi ragionevoli. In proposito, in attesa che vengano pubblicati e commentati i dati del questionario promosso dalla Commissione per l’Andamento Demografico sui giovani residenti a San Marino, qualche spunto emerge dall’indagine sulle “intenzioni di fecondità” pubblicato dall’ISTAT a dicembre 2025 e riferita all’anno precedente.
Spicca il fatto che la metà delle donne pensano che l’arrivo di un figlio peggiorerebbe le proprie opportunità di lavoro: per la fascia di età compresa tra 18 e 24 anni la percentuale sale al 65%. Una preoccupazione, purtroppo, più che fondata.
Abbiamo infatti già avuto modo di dimostrare che a San Marino il settore privato è piuttosto “ingeneroso” nei confronti dei giovani con elevati titoli di studio, in termini di inquadramenti professionali, in particolare per le donne che, peraltro, raggiungono livelli di istruzione superiori agli uomini. Non mancano poi i problemi che affiorano quando le donne dichiarano lo stato di gravidanza, per non parlare del rientro al lavoro dopo la maternità.
Torneremo sui fattori che incidono sulla natalità: nel prossimo comunicato ci concentreremo sul problema della casa. Da alcuni anni ci troviamo infatti in presenza di una vera a propria emergenza relativa al costo degli affitti e dell’acquisto, tanto che, non di rado, i giovani sono costretti a rivolgersi fuori territorio.
CSdL


