Attualità

San Marino. Don Mangiarotti a proposito di Istanze d’Arengo e democrazia diretta

Sono da tanti anni presente a San Marino, e sono appassionato per la storia di una realtà antica e nuova, antica per la sua quasi bimillenaria storia e nuova per le possibilità che offre non solo ai cittadini ma al mondo intero (del resto anche la recente visita di Papa Leone ha ricordato questa caratteristica “universale” dei piccoli Stati).

Una caratteristica importante, una istituzione significativa, mi pare proprio la realtà della Istanza d’Arengo, così definita su Wikipedia: «L’Istanza d’arengo è uno dei tre istituti di democrazia diretta della Repubblica di San Marino. Esso consente ai cittadini di presentare richieste di pubblico interesse la prima domenica dopo il 1º aprile e la prima domenica dopo il 1º ottobre, in coincidenza con l’elezione dei nuovi Capitani Reggenti.

Entro un mese la Reggenza deve decidere l’ammissibilità delle richieste alla discussione in Consiglio Grande e Generale entro un semestre dalla presentazione.

L’istituto, erede dello strumento di democrazia diretta dell’arengo, è molto utilizzato dai sammarinesi, e permette spesso di stimolare l’interessamento a problemi particolarmente sentiti dalla cittadinanza.»

L’interesse mio è anche dovuto al fatto di essere stato oggetto di tre Istanze, nel 2016, a proposito di un intervento sul tema dell’ora di religione cattolica nelle scuole della Repubblica. Per “carità di patria” non entro nel merito delle osservazioni.

In seguito mi è capitato di seguire quanto accade in Repubblica e, a volte, di esprimermi, da opinionista un po’ «attempato» su alcune scelte, non pensando, in uno Stato laico, di dover buttare la tonaca alle ortiche e neppure di presentarmi come outsider in politica. Bastano la ragione e il buon senso, e magari, un po’ di ironia.

Così ho assistito ad alcuni iter delle istanze, sinceramente occasione di stupore e in qualche modo di sconcerto.

Ho visto alcune istanze avere il turbo quanto alla loro attuazione, anche se, forse irritualmente, presentate da Associazioni che ne hanno continuamente rivendicato la paternità. 

Altre istanze invece, poverine, pur approvate con larga maggioranza restano in stanza di compensazione, in sala d’attesa senza molte prospettive di avanzamento. 

Che ne è della Culla per la vita? So che ne era stato suggerito dai relatori, con tempestività, una bozza addirittura attuativa di regolamento, ma la sua attuazione è sparita dai radar.

Che ne è dell’Istanza sull’introduzione del reato universale riguardante quello che solitamente si chiama Utero in affitto?

Non vorrei che questo modus operandi togliesse valore a quell’istituto che nella nostra «Antica terra della libertà» è retaggio di un fiero passato e garanzia di democrazia. Perché se l’attuazione è discrezionale, si crea un vulnusnell’assetto democratico.

Qui, per chiarire, quello che dice la legge sammarinese sul seguito delle Istanze d’Arengo approvate dal Consiglio Grande e Generale: 

«Art. 7 – L’approvazione di un’istanza d’Arengo comporta, per il Congresso di Stato, l’impegno ad operare in modo corrispondente, al fine di realizzare la volontà espressa al riguardo dal Consiglio Grande e Generale.

Entro il termine di sei mesi dall’accoglimento dell’istanza d’Arengo, i membri del Congresso di Stato incaricati sono tenuti ad illustrare alla Commissione consiliare competente i provvedimenti di attuazione intrapresi.» [LEGGE 24 maggio 1995 n.72 (pubblicata il 1° giugno 1995)]

don Gabriele Mangiarotti