Politica

San Marino. Il PSD sul sistema bancario: l’Europa apre una nuova fase

 Il 19 ottobre San Marino firmerà l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea. Non è più una prospettiva. È una data. E da quella data inizierà una fase nuova, nella quale il Paese dovrà essere capace di trasformare l’integrazione europea in opportunità concrete per la propria economia. Una delle prime e più impegnative prove sarà quella del sistema bancario e finanziario.

QUINDICI ANNI SONO UNA GARANZIA, NON UN ALIBI

L’Accordo di Associazione concede a San Marino fino a quindici anni per completare progressivamente il percorso di accesso al mercato unico dei servizi finanziari. È un tempo lungo, pensato per consentire al nostro sistema di adeguarsi senza traumi. Ma San Marino non può permettersi di aspettare quindici anni.

L’obiettivo deve essere arrivare molto prima ad avere un sistema bancario moderno, solido e pronto a confrontarsi con il mercato europeo. Perché le banche non servono soltanto alle banche. Servono alle imprese che vogliono investire. Alle famiglie che vogliono acquistare una casa. Ai giovani che vogliono aprire un’attività. Servono alla crescita del Paese.

Di fronte ai problemi più complessi del sistema finanziario, San Marino ha già saputo costruire risposte di sistema. La cartolarizzazione dei crediti deteriorati ne è un esempio. È stata un’operazione complessa, sulla quale possono esserci valutazioni diverse. Ma i risultati generali sono riconosciuti anche dal Fondo Monetario Internazionale: ha contribuito a rafforzare la credibilità del Paese sui mercati internazionali, con effetti positivi anche sulle valutazioni delle agenzie di rating e sulle successive operazioni di rifinanziamento del debito pubblico.

Quell’esperienza contiene una lezione importante. Quando un problema ha dimensioni sistemiche, non è sufficiente aspettare che venga risolto solo dal mercato. E non è sufficiente nemmeno affidare ogni responsabilità alle autorità tecniche.

LA POLITICA DEVE TORNARE A OCCUPARSI DEL SISTEMA

Negli ultimi anni la politica, giustamente, ha fatto molti passi indietro dalla gestione del sistema bancario. Era necessario. Abbiamo conosciuto stagioni nelle quali il rapporto tra politica e banche è stato troppo stretto. E abbiamo pagato errori che non devono essere ripetuti.

Ma uscire dalla gestione delle banche non significa rinunciare ad avere una politica per il sistema bancario. Sono due cose profondamente diverse. La gestione degli istituti appartiene agli istituti. Il controllo, le autorizzazioni e la vigilanza appartengono all’Autorità di Vigilanza. Ma l’indirizzo generale e le scelte che riguardano il futuro di un settore strategico per il Paese appartengono anche alla politica.

UNA VIGILANZA CHE ACCOMPAGNI IL CAMBIAMENTO

In questa nuova fase anche il ruolo dell’Autorità di Vigilanza assume un’importanza ancora maggiore. La vigilanza non può esaurirsi nella produzione di regole, negli adempimenti e negli interventi prescrittivi quando emergono delle criticità. Accanto alla funzione di controllo c’è un compito più ampio: contribuire, nel rispetto dei diversi ruoli, a creare le condizioni perché il sistema possa evolvere, rafforzarsi e affrontare con successo la nuova dimensione europea.

Abbiamo bisogno di un’Autorità di Vigilanza che controlli, ma anche di un’Autorità capace di accompagnare il sistema verso la nuova dimensione europea. Che sappia anticipare i problemi. Che sappia dialogare con gli operatori senza rinunciare al rigore. Che contribuisca a creare condizioni capaci di rendere il nostro sistema affidabile, competitivo e attrattivo.

L’Europa rende tutto questo ancora più urgente. Perché prima di poter accedere ai diversi segmenti del mercato finanziario europeo, San Marino dovrà dimostrare anche la solidità e l’efficacia del proprio sistema di regolamentazione e vigilanza.

IL MERCATO DA SOLO NON BASTA

Ed è dentro questo percorso che può trovare spazio anche un ruolo dello Stato. Abbiamo visto come anche operazioni affidate esclusivamente al mercato possano non produrre i risultati attesi. Da quell’esperienza bisogna imparare. Il mercato è fondamentale. Ma non sempre il mercato, da solo, costruisce la soluzione migliore per un piccolo sistema come il nostro.

Per questo non deve essere un tabù ragionare anche su strumenti nei quali risorse pubbliche e private possano concorrere, a condizioni economiche chiare e nel pieno rispetto delle regole europee, a operazioni di consolidamento e sviluppo. Non per sostituire il mercato. Ma per accompagnare una trasformazione che riguarda l’interesse dell’intero Paese e la sua possibilità di entrare più rapidamente e più forte nel mercato europeo.

DUE TAVOLI CON L’ITALIA: TECNICO E POLITICO

C’è poi un altro terreno sul quale occorre accelerare. Il rapporto con l’Italia. Il lavoro sul Clarifying Addendum e il rafforzamento della collaborazione tra le autorità di vigilanza rappresentano un passaggio importante. Ma anche qui dobbiamo distinguere i piani. C’è un livello tecnico, che compete alle autorità e che deve portare a una cooperazione sempre più stretta ed efficace tra Banca Centrale e Banca d’Italia.

E c’è un livello politico. Il Clarifying Addendum apre infatti anche una nuova occasione nel rapporto fra San Marino e l’Italia. Questa occasione non può essere affidata soltanto ai tecnici. Accanto al confronto tra le autorità serve quindi anche un confronto politico con l’Italia sul futuro delle relazioni finanziarie tra i due Paesi e sulle opportunità che la nuova dimensione europea può aprire. Sono due tavoli diversi. Devono procedere insieme.

Costruire accordi tecnici spetta alle autorità competenti. Trasformare quei passaggi in un’opportunità per il Paese è il mestiere della politica. Il 19 ottobre cambia il quadro nel quale San Marino si muove. Non possiamo limitarci ad aspettare che il cambiamento arrivi. La politica deve tornare a occuparsi del futuro del sistema bancario, senza tornare a occuparsi delle banche. L’Europa apre una possibilità. Sta a noi decidere come usarla.

Partito dei Socialisti e dei Democratici