Consiglio Grande e Generale: report della seduta di martedì 15 settembre 2026 (mattina)
Consiglio Grande e Generale – sessione 7-8-9-15-16-17-18-21-22-23 settembre 2026
Martedì 15 settembre 2026, mattina
Martedì 15 settembre 2026 in Consiglio Grande e Generale si conclude l’esame dell’articolato relativo alla legge a sostegno della famiglia e sul contrasto alla denatalità, infine approvata: astenuti Rete, RF e Domani – Motus Liberi.
Il confronto sull’articolo 26 si concentra sul nuovo bonus bebè, un contributo una tantum da 1.000 euro per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2026, riconosciuto ai figli di residenti o titolari di permesso di soggiorno ordinario. Per accedere alla misura il reddito annuo pro capite del nucleo familiare del genitore che presenta la domanda deve essere inferiore a 25mila euro netti; dal calcolo vengono esclusi l’assegno familiare e il reddito derivante dalla quota dell’immobile di residenza. Il Governo presenta inoltre un emendamento tecnico che chiarisce come deve essere calcolato il reddito pro capite. Il Segretario di Stato Stefano Canti spiega che si tratta di modifiche richieste dall’Ufficio Prestazioni dell’ISS, quindi di interventi tecnici pensati “per fare girare meglio la norma e quindi per erogare al meglio questo contributo del bonus bebè”. È soprattutto sull’entità del contributo e sulla soglia di reddito che si apre il confronto politico. Gaetano Troina (D-ML) ricorda che il suo gruppo aveva già proposto un bonus nella legge sviluppo del 2025, ma con cifre decisamente superiori: 3mila euro per il primo figlio e 5mila per ogni figlio successivo. Pur giudicando positivamente l’introduzione dell’aiuto, contesta quindi la scelta dei mille euro uguali per tutti e soprattutto il tetto reddituale: “molte famiglie, temo, rimarranno fuori”, sostiene. Per Troina “è un peccato, perché c’era l’occasione di fare meglio”. Critico anche Matteo Casali (RF), che spiega come Repubblica Futura avesse proposto innanzitutto di sostituire la definizione “bonus bebè” con quella di “contributo di genitorialità” e di affiancare al sostegno economico anche un aiuto materiale, mettendo a disposizione pannolini e latte fino al secondo anno di età del bambino, attraverso un accordo tra Pediatria e uffici statali e con ritiro presso l’ISS. RF contesta inoltre l’utilizzo del semplice reddito pro capite al posto dell’ICEE, che considera non soltanto il reddito ma anche il patrimonio. Dalla maggioranza Guerrino Zanotti (Libera) riconosce che anche le soluzioni avanzate dall’opposizione sono “degne di considerazione”, ma difende la scelta compiuta dal Governo. Sottolinea che con una soglia di 25mila euro pro capite una famiglia di tre componenti può arrivare a un reddito complessivo di 75mila euro, dunque la platea non viene limitata esclusivamente alle famiglie con redditi molto bassi. Il bonus, aggiunge, non va inoltre considerato da solo ma inserito nel pacchetto complessivo della riforma, che interviene sul lavoro, sulla conciliazione tra occupazione e cura dei figli e sulle indennità economiche, comprese quelle previste per madri senza occupazione e studentesse. Zanotti lascia inoltre aperta la porta a modifiche future: una volta vista l’applicazione concreta della misura, sarà possibile eventualmente aggiornarla. È una possibilità ribadita anche dal segretario di Stato Stefano Canti, che spiega come il Governo abbia valutato gli emendamenti presentati in Commissione cercando una formulazione capace di mediare fra le diverse posizioni. “Vedremo come sarà l’applicazione della norma e poi ci si riserverà la possibilità di intervenire successivamente”, afferma Canti. Al termine del confronto l’emendamento del Governo viene approvato e successivamente passa anche l’articolo 26 nel suo complesso.
Il confronto sull’articolo 27 riguarda un nuovo sostegno economico destinato alle donne sole in gravidanza e ai nuclei familiari monogenitoriali, ai quali viene riconosciuto, su domanda, un contributo di 50 euro al mese, non imponibile ai fini fiscali e contributivi. Anche in questo caso il Governo interviene con un emendamento di carattere tecnico. Il Segretario di Stato Stefano Canti spiega che le modifiche sono suggerite proprio dall’Ufficio Prestazioni dell’ISS “per una migliore e più facile erogazione di questi contributi”, mentre viene ritirata la precedente versione dell’emendamento depositata dal Governo. Nel dibattito Guerrino Zanotti (Libera) difende la misura, sottolineando che punta ad aiutare famiglie che, avendo un solo genitore, possono trovarsi più facilmente in difficoltà economica. Riconosce che l’importo è contenuto – “sono 50 euro mensili, che vengono erogati una volta all’anno” – ma sostiene che la misura dimostra che “non si è lasciato per strada nessuno”. Zanotti avanza però anche una proposta concreta: invece di liquidare il contributo con le modalità ordinarie, suggerisce di accreditarlo direttamente sulla SMAC Card, considerando che l’importo massimo annuale è di 600 euro. A suo giudizio questa soluzione potrebbe anche rendere più snelle le procedure. I lavori vengono quindi sospesi per verificare tecnicamente come inserire la novità e, alla ripresa, il Governo modifica direttamente il proprio emendamento. Il nuovo comma 2-bis stabilisce così che il contributo viene gestito dall’Ufficio Prestazioni Economiche e Pensioni dell’ISS e materialmente versato attraverso un accredito sulla SMAC Card dell’avente diritto. È dunque lo stesso dibattito in Aula a produrre una modifica concreta del meccanismo di erogazione: resta fermo il bonus di 50 euro mensili, liquidato annualmente, ma cambia lo strumento con cui le somme arrivano ai beneficiari. Al termine del confronto l’emendamento così riformulato viene approvato e passa anche l’articolo 27 nel suo complesso.
L’articolo 28 interviene sulle rette degli asili nido e sulla refezione scolastica, ampliando le agevolazioni già previste dalla legge del 2022. Gli emendamenti del Governo correggono alcuni aspetti formali e introducono soprattutto la possibilità di rivedere con decreto delegato le fasce di reddito, anche sulla base dei criteri ICEE, recependo una richiesta arrivata dall’opposizione. Proprio le soglie e l’ICEE diventano il centro del confronto. Gaetano Troina (D-ML) considera alcune fasce troppo basse e quindi difficilmente accessibili e insiste sulla necessità di rendere pienamente operativo lo strumento dell’ICEE. Maria Luisa Berti (AR) replica che esistono invece famiglie, soprattutto monogenitoriali, che rientrano nelle soglie più basse e sottolinea che una riduzione dell’85% rappresenta un aiuto concreto su spese pesanti come nido e mensa. Il segretario di Stato Andrea Belluzzi chiarisce quindi che “l’ICEE, come normativa, è in vigore e funzionante nella sua fase sperimentale”, con lo sportello già operativo presso l’Ufficio Tributario e le prime applicazioni sugli assegni familiari e sul diritto allo studio. Matteo Casali (RF) ricorda che il suo gruppo aveva proposto una moratoria delle rette dei nidi per tre anni e critica il fatto che le fasce siano ancora costruite sul reddito anziché direttamente sull’ICEE, contestando inoltre la scelta di lasciare al Governo la possibilità, e non l’obbligo, di rivederle. Guerrino Zanotti (Libera) difende invece la gradualità della misura e osserva che riduzioni molto elevate devono necessariamente essere destinate alle situazioni economiche più difficili; chiarisce inoltre che, con la piena operatività dell’ICEE, sarà possibile affinare il sistema. Aida Maria Adele Selva (PDCS) invita a non perdere di vista il punto centrale del provvedimento: “Questo è un aiuto concreto per le famiglie in difficoltà”, rivolto in particolare alle situazioni più fragili. Nicola Renzi (RF) sostiene invece che le misure siano ancora troppo limitate e rilancia la proposta di Repubblica Futura per l’azzeramento totale delle rette dei nidi, spiegando che l’obiettivo dovrebbe essere sostenere non soltanto chi è in povertà assoluta, ma anche le famiglie il cui potere d’acquisto viene progressivamente eroso. Emanuele Santi (Rete) rivendica infine il contributo dell’opposizione al reinserimento del riferimento all’ICEE nell’articolo, ma mette in guardia anche sui possibili limiti dello strumento nel fotografare patrimoni e redditi meno facilmente verificabili e giudica comunque insufficienti gli incentivi economici, se non accompagnati da un’analisi più profonda delle cause del calo delle nascite. In replica, Canti ricorda che l’intervento estende una misura già esistente alle famiglie con un solo figlio e chiarisce il riferimento ai debiti precedenti al 1° gennaio 2023: si vuole aiutare chi, prima dell’introduzione delle agevolazioni, aveva accumulato pendenze per nidi o refezione, applicando ora anche a quei debiti le riduzioni previste.
L’articolo 30 estende anche ai lavoratori autonomi la possibilità di usufruire dell’indennità di malattia per assistere i figli, equiparandoli sotto questo profilo ai lavoratori subordinati. Nei primi 14 anni di vita del figlio, in caso di malattia certificata superiore a due giorni o di ricovero ospedaliero, uno dei genitori può assentarsi dal lavoro ricevendo l’indennità di malattia con copertura al 100%. Per gli autonomi è richiesta l’assenza di pendenze contributive, mentre il beneficio può essere utilizzato alternativamente dai due genitori. Sul provvedimento emerge una sostanziale convergenza. Guerrino Zanotti (Libera) lo considera un intervento importante per conciliare lavoro e famiglia, evitando che i genitori debbano consumare ferie e permessi per assistere i figli malati, e sottolinea positivamente l’inclusione degli autonomi. Aida Maria Adele Selva (PDCS) insiste soprattutto sul valore del tempo messo a disposizione delle famiglie e afferma che “i genitori, a prescindere dal tipo di lavoro, hanno gli stessi problemi e devono avere anche gli stessi diritti”. Anche il segretario di Stato Matteo Ciacci parla di uno degli interventi più interessanti della legge, perché risponde a una difficoltà concreta più volte segnalata dai genitori. Dall’opposizione Matteo Casali (RF) esprime soddisfazione, ma ritiene che si sarebbe potuto superare il limite dei 14 anni, almeno in caso di ricovero; Gaetano Troina (D-ML) parla di un passaggio “meritorio”, soprattutto perché riconosce finalmente questa possibilità anche ai lavoratori autonomi. Favorevole anche Emanuele Santi (Rete), che considera la misura “un avanzamento importante nei diritti dei lavoratori”, pur mantenendo un giudizio negativo sull’impostazione complessiva della legge. Sara Conti (RF) condivide la misura ma contesta a sua volta il tetto dei 14 anni, sostenendo che sarebbe stato opportuno arrivare almeno alla maggiore età. Andrea Ugolini (PDCS) spiega che proprio l’età è stata oggetto di confronto in Commissione: la sintesi sui 14 anni nasce dalla necessità di concentrare le risorse sulle fasce nelle quali malattie e ricoveri sono più frequenti e nelle quali i figli hanno minore autonomia, lasciando comunque aperta la possibilità di modificare in futuro la norma. In chiusura il Segretario Canti conferma che il limite potrà essere rivisto dopo aver verificato concretamente l’applicazione della misura e le fasce d’età nelle quali verrà maggiormente utilizzata.
L’articolo 32 rafforza i benefici pensionistici per le madri lavoratrici, intervenendo sia sul pensionamento anticipato sia su quello posticipato. Guerrino Zanotti (Libera) parla di un “potenziamento importante” delle tutele già esistenti e sottolinea soprattutto il riconoscimento alle madri che hanno cresciuto figli con gravi disabilità e la possibilità di trasferire i benefici all’altro genitore in caso di morte della madre. Aida Maria Adele Selva (PDCS) ricorda che già durante la riforma pensionistica del 2022 era emersa la necessità di rafforzare queste tutele, ma che allora le condizioni non avevano consentito di andare oltre, mentre oggi la modifica rappresenta a suo giudizio una concreta attenzione “al ruolo della donna e soprattutto al ruolo della madre”. Denise Bronzetti (AR) rivendica infine la proposta dell’articolo da parte del suo gruppo e sottolinea la necessità di riconoscere anche sul piano pensionistico i sacrifici compiuti durante la vita lavorativa per crescere i figli, auspicando che una futura revisione delle pensioni possa ampliare ulteriormente questo principio e tenere maggiormente conto anche delle situazioni di assistenza familiare e dei caregiver.
Nel finale, spazio alle dichiarazioni di voto. Gaetano Troina (D-ML) annuncia l’astensione del gruppo, riconoscendo che il provvedimento contiene misure positive e ringraziando la Segreteria per il lavoro svolto, ma giudicando l’intervento complessivamente poco coraggioso rispetto alla portata del problema. “Qualcosa di buono c’è e lo abbiamo riconosciuto, ma dal nostro punto di vista non è sufficiente”, afferma. Per D-ML la denatalità non si affronta soltanto con contributi economici, ma con un sistema capace di rispondere alle esigenze delle famiglie su casa, costo della vita, lavoro, conciliazione degli orari, scuola e servizi, valutando anche sostegni per le babysitter e una diversa organizzazione degli orari scolastici. Troina richiama inoltre il Governo sulla fase applicativa: la legge assegna nuove funzioni a diversi uffici pubblici, che devono essere messi nelle condizioni di gestirle rapidamente ed efficacemente. Michela Pelliccioni (indipendente) annuncia invece il voto favorevole, ma considera la legge “non come un punto di arrivo, ma come un assoluto punto di partenza”. Anche per Pelliccioni gli aiuti economici non bastano e occorre intervenire su casa, flessibilità del lavoro, smart working e conciliazione tra famiglia e occupazione. Richiama inoltre l’attenzione sulle nuove tutele per le donne in gravidanza, in particolare sul divieto di licenziamento o mancato rinnovo dei contratti a termine: misure condivisibili che, avverte, devono però essere accompagnate da un equilibrio con le esigenze delle imprese, per evitare l’effetto contrario di ridurre le opportunità di lavoro per le donne in età fertile. Matteo Casali (RF) parla di “parziale soddisfazione” e annuncia l’astensione di Repubblica Futura: riconosce alcuni interventi positivi, a partire dal caregiver, ma accusa il Governo di una politica “che insegue e non prevede”, richiamando i tempi lunghi del provvedimento e i numerosi emendamenti arrivati anche all’ultimo momento. Secondo RF, incentivi e sussidi non sono sufficienti senza una strategia complessiva che affronti potere d’acquisto, lavoro, casa, scuola e sanità. Casali insiste soprattutto sull’emergenza abitativa, lamentando inoltre una scarsa capacità di utilizzare i dati per indirizzare gli aiuti alle categorie che ne hanno realmente bisogno. Paolo Crescentini (PSD), al contrario, respinge l’accusa di ritardo e sostiene che “la politica arriva in tempo quando riconosce un problema e sceglie di affrontarlo”. Ringrazia il Segretario Canti per il confronto portato avanti con parti sociali, categorie economiche e forze politiche e considera la legge un buon punto di partenza, citando bonus bebè, rafforzamento dei congedi, caregiver e misure per conciliare famiglia e lavoro. Il consigliere riconosce che il calo delle nascite ha radici profonde e accompagna da molti anni i cambiamenti della società, ma ritiene che il provvedimento dia comunque “una boccata d’ossigeno” alle famiglie. Guerrino Zanotti (Libera) parla di “un’ottima risposta” e di un “salto di qualità importante”, richiamando l’insieme delle misure introdotte: sostegni economici, rafforzamento dei congedi parentali, raddoppio del congedo di paternità, permessi per le visite dei figli, indennità per assisterli durante la malattia, maggiori tutele contro licenziamenti e mancati rinnovi legati alla maternità e benefici pensionistici. Riconosce che restano aperti altri fronti, a partire dalla casa e dai redditi, ma annuncia il voto favorevole di Libera. Giovanna Cecchetti (indipendente) esprime il proprio voto favorevole, definendo il provvedimento una “buona, se non buonissima, base dalla quale partire”: evidenzia in particolare assegni familiari, adeguamento all’inflazione, rette degli asili e refezione scolastica, sottolineando però la necessità di monitorare e integrare nel tempo gli interventi. Maria Luisa Berti (AR) annuncia il voto favorevole di Alleanza Riformista e mette soprattutto l’accento sull’introduzione della figura del caregiver, che considera una delle novità qualificanti della legge per sostenere le famiglie che assistono persone con disabilità o anziani. Anche Berti riconosce che la legge non risolve tutti i problemi e richiama la necessità di lavorare parallelamente sul piano culturale per affrontare il calo delle nascite. Emanuele Santi (Rete) riconosce diversi passi avanti sul fronte dei diritti e delle tutele, citando caregiver familiare, part-time, smart working, indennità di gravidanza, sostegni alle madri studentesse, congedo di paternità, assegni familiari, rette dei nidi e malattia dei figli. Il giudizio complessivo resta però critico: Rete considera la legge “superficiale rispetto alla vera analisi della crisi”, perché punta soprattutto sugli incentivi senza affrontare quelle che ritiene le cause profonde della denatalità. Rilancia quindi le proposte di Rete su immobili sfitti, riduzione da 24 a 12 mesi del lavoro a tempo determinato e rivalutazione automatica degli stipendi all’inflazione. Manuel Ciavatta (PDCS) definisce il testo “un’ottima legge”, frutto del confronto tra maggioranza, opposizione, sindacati e categorie economiche. Sottolinea che il provvedimento offre più strumenti sia sul piano economico sia su quello del tempo da dedicare alla genitorialità, alla conciliazione tra lavoro e famiglia e alla cura delle persone fragili. Ciavatta ringrazia inoltre le donne di maggioranza e opposizione per il contributo portato sui temi della maternità e della cura e conferma il voto favorevole del PDCS.
Concluso il dibattito riguardante la legge sulla famiglia, si torna al comma numero 7 con la ratifica dei Decreti. Viene esaminato il Decreto Delegato 10 agosto 2026 n.115 – Modifiche alla Legge 28 giugno 2010 n.118 “Legge sull’ingresso e la permanenza degli stranieri in Repubblica” e successive modifiche. Il decreto interviene sulle regole per le residenze a San Marino e cerca soprattutto di chiarire alcuni punti che stavano creando problemi pratici. Il Segretario Luca Beccari spiega che il decreto chiarisce le regole delle residenze atipiche fiscali: l’imposta sostitutiva, con un minimo di 10mila euro, si applica anche a chi ottiene la residenza attraverso il ricongiungimento familiare, mentre sono esclusi dal pagamento i figli a carico del richiedente principale. Viene inoltre tolto, per alcuni lavoratori con permesso temporaneo, l’obbligo di lasciare periodicamente San Marino per poi rientrare, una procedura che creava difficoltà soprattutto agli assistenti domiciliari. Il Segretario Rossano Fabbri illustra invece i cambiamenti per chi ottiene la residenza per motivi imprenditoriali: vengono eliminati il riferimento ai settori individuati attraverso i codici Ateco e il particolare requisito legato ai 40 anni, con l’obiettivo di rendere le regole più semplici da applicare. L’opposizione critica però il modo in cui si sta procedendo. Nicola Renzi (RF) contesta il fatto che un decreto inizialmente più limitato sia stato allargato con numerosi emendamenti e chiede quando arriverà finalmente una riforma complessiva delle residenze. Fabio Righi (D-ML) parla addirittura di una “mini-riforma” fatta senza un vero confronto e critica soprattutto la nuova impostazione sulle residenze economiche: secondo D-ML, San Marino dovrebbe prima decidere quali imprese e quali investimenti vuole attirare, usando poi la residenza come incentivo per raggiungere quell’obiettivo.
I lavori vengono sospesi alle 13.30. Riprenderanno oggi alle 17 per l’elezione dei Capitani Reggenti.
Comma 9: Progetto di legge “Modifiche alla Legge 14 settembre 2022 n.129 e introduzione di nuove misure a sostegno della famiglia, della maternità e della natalità” (presentato dalla Segreteria di Stato con delega alla Famiglia) (II lettura)
Articolo 26 – Bonus bebè
Emendamento modificativo del Governo
Segretario di Stato Stefano Canti: Do lettura dell’articolo come approvato nella Commissione quarta, poi ritiro l’emendamento che era stato depositato nella giornata di lunedì a favore di quello che è stato poi depositato nella giornata di mercoledì della scorsa settimana. Comunque, do lettura dell’articolo 26, “Bonus bebè”. Comma 1: “Al fine di incentivare la natalità e partecipare alle spese per il suo sostegno, per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2026 è riconosciuto un contributo pari a euro 1.000, erogato nel mese successivo a quello di nascita o adozione. Tale importo, che non concorre alla determinazione del reddito complessivo ai fini dell’imposta generale sui redditi, è corrisposto per i figli dei residenti o titolari di permesso di soggiorno ordinario”. Comma 2: “Il reddito di cui al comma 3 può essere modificato mediante decreto delegato, anche secondo i criteri previsti dalla legge 4 febbraio 2026 numero 16, sulla base delle fasce di reddito individuate”. Comma 3: “Il reddito annuo pro capite del nucleo familiare di appartenenza del genitore richiedente il bonus bebè deve essere inferiore a euro 25.000 annui netti”. Comma 4: “Nella determinazione del reddito complessivo del nucleo familiare utile ai fini del riconoscimento dell’importo previsto al comma 1, non rilevano le erogazioni relative all’assegno familiare e il reddito generato dalla quota di pertinenza dell’immobile di residenza”. Comma 5: “L’importo di cui al comma 1 è corrisposto, a domanda dell’avente diritto, dall’Ufficio Prestazioni Economiche o Pensioni dell’Istituto per la Sicurezza Sociale, che provvede ai relativi adempimenti amministrativi”. Comma 6: “Gli oneri derivanti dal riconoscimento del bonus previsto al comma 1 sono imputati sul capitolo di spesa numero 1-4-2410, denominato Fondo straordinario di solidarietà e politiche attive per la famiglia”. Questa è la lettura dell’articolo 26 come uscito dalla Commissione. Per quanto riguarda invece le modifiche che abbiamo presentato con l’emendamento, in particolare introduciamo un comma 3-bis, di cui do lettura: “Ai fini dell’individuazione del reddito annuo pro capite vengono utilizzati i redditi come risultanti dall’ultima dichiarazione dei redditi disponibile effettuata dai componenti del nucleo familiare, suddividendoli per il numero dei componenti il nucleo stesso al momento della domanda di accesso al bonus bebè”. Inoltre vi è una modifica al comma 6, che sostituisce il comma 6 di cui ho dato lettura poc’anzi. Quindi il nuovo comma 6: “In ragione degli oneri anticipati dall’ISS per l’erogazione del contributo a sostegno della natalità, bonus bebè, lo Stato provvede mediante trasferimento dal capitolo di bilancio 1-4-2410, Fondo straordinario di solidarietà e politiche attive per la famiglia, a titolo di rimborso all’ISS, anche mediante l’utilizzo dei residui degli anni precedenti”. In buona sostanza, queste due modifiche che vengono presentate con emendamenti sono modifiche chieste dall’Ufficio Prestazioni dell’ISS. Sono emendamenti tecnici che servono, diciamo così, per fare girare meglio la norma e quindi per erogare al meglio questo contributo del bonus bebè. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
Gaetano Troina (D-ML): Questo articolo relativo al bonus bebè era una delle proposte che poi il Governo ha deciso di introdurre in autonomia, ma che avevamo presentato già noi nella legge sviluppo del 2025. È stato però formulato in una modalità che la nostra forza politica non condivide del tutto. Benissimo che sia stato previsto, benissimo che vada a dare sicuramente un piccolo aiuto alle famiglie, però ci sono una serie di caratteristiche che lo fanno divergere non di poco rispetto a quella che era stata invece la nostra proposta originaria. Voglio ricordare che innanzitutto l’importo era più alto, soprattutto per incentivare le seconde nascite rispetto alle prime, perché noi avevamo previsto un contributo per il primo figlio di 3.000 euro e un contributo per ogni figlio successivo al primo di 5.000 euro. Sono risorse importanti, considerato che una famiglia con più figli ha sicuramente necessità diverse e più importanti rispetto a famiglie con un figlio solo, ma soprattutto, considerato il numero di nascite che ci sono oggi nel nostro Paese, non pensiamo che sia un intervento così gravoso e insostenibile per lo Stato, visto, consentiteci, come vengono utilizzate tante risorse pubbliche. Quindi, dal nostro punto di vista, questa poteva essere sicuramente la possibilità di dare un aiuto più concreto alle famiglie. Si è scelto di fare una proposta unitaria, quindi 1.000 euro per ogni figlio, e soprattutto c’è un altro aspetto di questo articolo che ci lascia perplessi e che, dal nostro punto di vista, lo renderà purtroppo difficilmente applicabile a molti casi nella nostra Repubblica: il limite del reddito. Il limite del reddito, impostato a 25.000 euro pro capite, oggi come oggi, con l’inflazione che c’è, rende di fatto impossibile accedere a questo tipo di beneficio alle famiglie che non hanno un reddito bassissimo. Perché, se il reddito pro capite di una famiglia si calcola sommando i redditi di chi lavora nel nucleo familiare e dividendoli per il numero di componenti, una famiglia composta da madre, padre e un figlio, se si divide la somma dei due redditi, difficilmente arriverà a 25.000 euro. Perché una famiglia con due genitori lavoratori, che portano a casa uno stipendio medio, oggi, con tutte le spese che ci sono da sostenere e la necessità di lavoro che c’è, difficilmente rientrerà in questa casistica. Quindi molte famiglie, temo, rimarranno fuori e noi questo lo abbiamo evidenziato sia in Commissione sia negli incontri successivi che abbiamo avuto con la Segreteria. Capiamo che la scelta politica della maggioranza è stata diversa, però, dal nostro punto di vista, si tratta di un errore, perché questo intervento poteva essere determinante e più significativo. Si tratta di un intervento una tantum, quindi non è che ogni mese si debba erogare qualcosa: è una tantum ed è un peccato, perché c’era l’occasione di fare meglio.
Matteo Casali (RF): Anch’io ho due parole su questo articolo e sul seguente emendamento. Anzitutto noi avevamo lessicalmente introdotto qualcosa di diverso e avevamo tolto la dicitura “bonus bebè”, perché queste formulazioni, questi stereotipi, anche lessicalmente, cominciano a diventare pesanti, di cattivo gusto e anche poco benauguranti. Mi vengono in mente i canoni calmierati, i tassi agevolati, che poi abbiamo visto come sono andati a finire. Noi avevamo parlato di “contributo di genitorialità”, che suonava anche meglio, contributo di genitorialità e materiale sussidiario alla genitorialità. Perché voglio ricordare a quest’Aula che noi, in accoglimento, fra l’altro, della famosa Istanza d’Arengo che questo chiedeva e che in realtà non è stata accolta, pur essendo data come tale, avevamo introdotto anche la possibilità, nell’ottica di un maggiore aiuto alle famiglie che avevano appena avuto un bambino, di poter avere, fino al secondo anno di età del bambino nato, pannolini e latte, con un accordo fra la Pediatria e i competenti uffici statali: materiale che si sarebbe potuto prelevare presso l’ISS. Purtroppo questa nostra richiesta, questa nostra proposta, non è stata accolta. Noi pensiamo che, al di là dello spot dell’una tantum, che andrà anche bene, occorrano anche azioni più concrete, più pratiche, fra l’altro richieste dai cittadini, che non avrebbero certamente comportato né grossi esborsi né chissà quali turbative di mercato. Due parole sul discorso del reddito, anche in appoggio al collega che mi ha appena preceduto. Si è voluto appoggiare questo sussidio al famoso reddito pro capite, calcolato come poc’anzi il collega ha descritto. Ora noi evidenziamo ancora una volta la dicotomia del fatto che, da un lato, si approvano strumenti tipo l’ICEE, l’indicatore della condizione economica per l’equità, poi si continua ad andare verso strade che prendono in esame il reddito e non la condizione economica, che è la somma di reddito più patrimonio. Evidenzio che l’articolo dice che il Governo può intervenire modificando le fasce reddituali, che peraltro non sono solo reddituali, in armonia con il decreto sull’ICEE. La nostra formulazione era diversa e più decisa e diceva: “Lasciamo perdere il reddito, la legge entra in vigore entro i tempi normali e il bonus è riconosciuto a tutti. Però entro 12 mesi il Governo è tenuto ad emanare un decreto per uniformare le fasce di appartenenza e di condizione economica, al fine di dare questi sussidi a chi veramente ne ha bisogno”. Quindi noi il salto lo avevamo fatto definitivo: avevamo dato 12 mesi di tempo durante i quali il sussidio era per tutti, ma poi il Governo era obbligato ad andare verso l’indicatore economico. Purtroppo queste istanze non sono state accolte. L’articolo poteva essere molto migliore.
Guerrino Zanotti (Libera): In realtà non è che ci sia una soluzione corretta e una sbagliata. Sono tutte degne di nota e sicuramente anche quelle proposte dall’opposizione sono degne di considerazione, perché hanno criteri di valutazione dei soggetti che potrebbero usufruire di questo bonus bebè diversi da quelli scelti dalla maggioranza e dal Governo. C’è poi anche il tema dell’entità del contributo. È chiaro che, se dessimo 3.000 euro a tutti, oppure 5.000 per il secondo nato e 8.000 per il terzo nato, sarebbe ancora più efficace. Probabilmente si è scelta la strada di riconoscere un bonus bebè, un contributo economico di 1.000 euro, sulla base di un criterio standardizzato, cioè quello del reddito imponibile pro capite di 25.000 euro. Questo significa che, in un nucleo familiare formato da tre persone, genitori e un figlio, si arriva comunque a un reddito imponibile complessivo di 75.000 euro. Quindi non rischiamo certamente di essere al di sotto della soglia di povertà, direi di no. Sono comunque redditi di una certa levatura. Credo quindi che dobbiamo accogliere positivamente il fatto che, nel mix di interventi previsto da questa norma, come abbiamo detto e ribadito anche nel dibattito iniziale sul progetto di legge, l’obiettivo dell’intervento che stiamo portando a termine sia proprio quello di agire su vari livelli che riteniamo essere alla base di molte delle preoccupazioni delle giovani coppie nel mettere al mondo dei figli. In particolare c’è il tema del lavoro, quello del tenere insieme il tempo di lavoro e il tempo da dedicare alla crescita dei figli e quello economico, che non è assolutamente secondario e sul quale si è intervenuti a vari livelli, sia potenziando le indennità economiche, sia introducendo nuove indennità, per esempio per le mamme senza occupazione o per le studentesse. A questo si aggiunge, forse in maniera marginale rispetto agli altri interventi, il bonus bebè che, in ogni caso, rappresenta un aiuto economico proprio nei primi mesi di vita del bambino e sicuramente aiuta a far quadrare i conti del bilancio familiare. Nulla esclude che, così come si è intervenuti nel 2022 con la legge a sostegno della famiglia, nell’arco di quattro anni abbiamo in qualche modo, non dico rivoluzionato, ma forse sì, anche, quelle che sono tutte le provvidenze e le norme a sostegno delle famiglie e della natalità. Anche in questo caso vedremo, una volta applicata la norma, la possibilità eventualmente di aggiornarla nell’arco di qualche anno.
Segretario di Stato Stefano Canti: Innanzitutto ringrazio i consiglieri che sono intervenuti nel dibattito su questo articolo e vorrei riferire che, come ha detto poc’anzi anche il consigliere Zanotti nel suo intervento, noi abbiamo preso in carico tutti gli emendamenti che sono stati presentati nell’ambito dei lavori della Commissione quarta. Li abbiamo valutati e abbiamo cercato di ponderarli con attenzione, arrivando alla stesura che abbiamo proposto e di cui abbiamo dato lettura, che media un po’ le varie posizioni. Per quanto riguarda il reddito pro capite, abbiamo inserito anche la possibilità di rivederlo attraverso un decreto delegato, una volta valutata l’applicazione di questo stesso articolo. C’è quindi una delega che salvaguarderà la possibilità di intervenire anche in un secondo momento, per capire chi rientra e chi rimane escluso dall’ambito di applicazione di questo bonus bebè. Vedremo come sarà l’applicazione della norma e poi ci si riserverà la possibilità di intervenire successivamente. Riteniamo però che l’articolo, così come previsto, possa offrire una maggiore garanzia a tutela di tutti coloro che potranno godere e beneficiare di questo incentivo, del bonus bebè.
L’emendamento è messo in votazione e approvato
L’articolo è messo in votazione e approvato
Articolo 27 – Bonus donna sola in stato di gravidanza e nuclei familiari monogenitoriali
Emendamento modificativo del Governo
Segretario di Stato Stefano Canti: Articolo 27, “Bonus donna sola in stato di gravidanza e nuclei familiari monogenitoriali”. Comma 1: “Alla donna sola in stato di gravidanza e al nucleo familiare monogenitoriale, come definiti all’articolo 2 della legge numero 158/2022, è riconosciuta, a domanda, una somma non imponibile ai fini fiscali e contributivi pari a 50 euro mensili”. Comma 2: “Le mensilità spettanti della somma di cui al comma 1, a decorrere dall’entrata in vigore della presente legge, sono corrisposte a dicembre di ogni anno in un’unica soluzione, in sede di liquidazione delle mensilità relative al medesimo mese di dicembre. Le somme di cui al precedente comma non rilevano ai fini della determinazione dell’indicatore della condizione economica per l’equità, ICEE”. Comma 3: “Gli oneri derivanti dal riconoscimento del bonus previsto al comma 1 sono imputati sul capitolo di spesa numero 1-4-2410, denominato Fondo straordinario di solidarietà e politiche attive per la famiglia”. Su questo articolo, abbiamo presentato degli emendamenti che vanno nella stessa direzione di quelli che ho presentato all’articolo precedente. Viene introdotto un comma 2-bis: “L’importo di cui al comma 1 è corrisposto, a domanda dell’avente diritto, dall’Ufficio Prestazioni Economiche dell’Istituto per la Sicurezza Sociale, che provvede ai relativi adempimenti amministrativi”. Inoltre c’è un emendamento al comma 3 che sostituisce quello di cui ho dato lettura poc’anzi. Quindi ne do lettura: “In ragione degli oneri anticipati dall’ISS per l’erogazione del contributo mensile bonus donna sola in stato di gravidanza e nuclei familiari monogenitoriali, lo Stato provvede mediante trasferimento dal capitolo di bilancio 1-4-2410, Fondo straordinario di solidarietà e politiche attive per la famiglia, a titolo di rimborso all’ISS, anche mediante utilizzo dei residui degli anni precedenti”. Queste sono le nuove formulazioni previste dall’emendamento che abbiamo presentato. Come ho detto in precedenza, sono emendamenti tecnici suggeriti dall’Ufficio Prestazioni dell’ISS, per una migliore e più facile erogazione di questi contributi. Confermo che ritiriamo l’emendamento che era stato presentato nella giornata di lunedì. Quindi il primo emendamento viene ritirato.
Guerrino Zanotti (Libera): Anche questo è un intervento che viene promosso dal progetto di legge a sostegno dei nuclei familiari monogenitoriali, che evidentemente possono scontare maggiori difficoltà economiche nel sostenere il bilancio della famiglia. L’intervento è minimale rispetto magari ad altri: sono 50 euro mensili, che vengono erogati una volta all’anno, ma che comunque danno il segno che non si è lasciato per strada nessuno. Vorrei fare una considerazione e dare una suggestione al Segretario, alla Segreteria e allo staff. Queste provvidenze vengono erogate a seguito della domanda presentata all’Ufficio Pensioni, all’Ufficio Prestazioni dell’ISS, e vengono erogate nel mese di dicembre. Ci chiedevamo se non si potesse utilizzare la SMAC come strumento per l’erogazione di questo contributo. Non lo si è proposto per il bonus bebè perché comunque sono cifre più importanti e potrebbe essere necessario spenderle non necessariamente in territorio. Trattandosi invece in questo caso di somme ridotte, perché un anno di questo contributo corrisponde a 600 euro, ci chiedevamo se, anche per snellire le procedure di liquidazione di questi importi, non fosse possibile prevederne l’erogazione attraverso lo strumento della SMAC. Capisco che siamo a ridosso dell’approvazione dell’articolo, però, se fossimo tutti d’accordo, si potrebbe intervenire sull’emendamento prevedendo appunto l’erogazione attraverso lo strumento della SMAC.
Segretario di Stato Stefano Canti: È già stato detto dal consigliere Zanotti come questo articolo sia a sostegno delle donne sole, delle mamme sole oppure dei nuclei monogenitoriali. È una forma di sostegno in più per contribuire in un momento di difficoltà familiare. Da parte mia non c’è nessun problema a erogare questo contributo attraverso la SMAC, piuttosto che erogarlo sotto forma di finanziamento vero e proprio. Non so se basti comunicarlo a verbale oppure se serva modificare l’emendamento che abbiamo presentato, aggiungendo qualcosa. Da parte mia, però, non c’è nessuna difficoltà a riconoscere questo contributo sotto forma di SMAC. Sentiamo con la Segreteria Istituzionale se basta una comunicazione verbale oppure se dobbiamo inserire qualcosa nell’emendamento. Quindi chiedo un attimo di sospensione.
I lavori vengono momentaneamente sospesi.
Segretario di Stato Stefano Canti: Rispetto alla formulazione dell’articolo che abbiamo dato precedentemente, andiamo a modificare il comma 2-bis. Do quindi lettura del nuovo comma 2-bis: “L’importo di cui al comma 1 è corrisposto, a domanda dell’avente diritto, dall’Ufficio Prestazioni Economiche e Pensioni dell’Istituto per la Sicurezza Sociale, che provvede ai relativi adempimenti amministrativi, ed è corrisposto attraverso l’accredito sullo strumento di pagamento elettronico SMAC Card”. Questa è la modifica.
L’emendamento è messo in votazione e approvato
L’articolo è messo in votazione e approvato
Articolo 28 – Modifica dell’articolo 2 della Legge 23 dicembre 2022 n.171
Emendamenti modificativi del Governo
Segretario di Stato Stefano Canti: Comma 1: “Al fine di ridurre l’impatto del costo degli asili nido e della refezione scolastica, si applicano le misure di cui al presente articolo”. Comma 2: “In presenza di un figlio è prevista una riduzione della retta per la frequenza dell’asilo nido del 50% per le famiglie con reddito imponibile pro capite inferiore o uguale a 9.000 euro annui”. Comma 3: “In presenza di due figli è prevista una riduzione della retta per la frequenza dell’asilo nido: a) dell’85% per le famiglie con un reddito imponibile pro capite inferiore o uguale a 5.000 euro annui; b) del 75% per le famiglie con un reddito imponibile pro capite inferiore o uguale a 7.500 euro annui; c) del 60% per le famiglie con un reddito imponibile pro capite inferiore o uguale a [importo non comprensibile] euro annui; d) del 40% per le famiglie con un reddito imponibile pro capite inferiore o uguale a [importo non comprensibile] euro annui; e) del 20% per le famiglie con un reddito imponibile pro capite inferiore o uguale a 15.000 euro annui”. Comma 4: “In presenza di tre o più figli è prevista una riduzione della retta per la frequenza dell’asilo nido: a) del 100% per le famiglie con un reddito imponibile pro capite inferiore o uguale a 5.000 euro annui; b) del 90% per le famiglie con un reddito imponibile pro capite inferiore o uguale a [importo non comprensibile] euro annui; c) del 70% per le famiglie con un reddito imponibile pro capite inferiore o uguale a [importo non comprensibile] euro annui; d) del 50% per le famiglie con un reddito imponibile pro capite inferiore o uguale a [importo non comprensibile] euro annui; e) del 25% per le famiglie con un reddito imponibile pro capite inferiore o uguale a 15.000 euro annui”. Comma 5: “Tali disposizioni si applicano anche qualora l’altro o gli altri figli frequentino la scuola dell’infanzia e/o la scuola elementare”. Comma 6: “Si applicano altresì le seguenti riduzioni: a) alle famiglie con un reddito imponibile pro capite inferiore o uguale a 9.000 euro annui si applica una riduzione del 15% del contributo per la refezione scolastica, compresa quella estiva, e per la retta giornaliera di asilo nido; per le famiglie con due o più figli che rientrano nei parametri previsti, la riduzione è del 30%; b) per le famiglie con tre o più figli che superano la fascia di reddito imponibile sopra prevista, il contributo per la refezione scolastica, compresa quella estiva, e per la retta giornaliera è ridotto del 20%”. Comma 7: “Per il periodo di cui al comma 3 viene sospesa l’attivazione delle diverse fasce orarie di frequenza di cui al comma 3 dell’articolo 5 del Decreto-Legge 19 luglio 2021 numero 135”. Comma 8: “I debiti iscritti a ruolo relativamente ai servizi pubblici di cui al presente articolo, contratti in data antecedente al 1° gennaio 2023 da soggetti che rientrano nelle condizioni di cui ai commi precedenti, vengono abbattuti delle rispettive percentuali previste al presente articolo”. Comma 9: “Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano a decorrere dal mese successivo all’entrata in vigore della presente legge e nelle more della piena operatività dell’indicatore della condizione economica per l’equità, ICEE”. Su questo articolo, così come letto, sono stati presentati degli emendamenti al comma 8 e al comma 9 e viene aggiunto un comma 9-bis. Ne darei lettura per una più semplice comprensione dell’emendamento. Rileggo quindi il comma 8, il comma 9 e il nuovo comma 9-bis così come da emendamento presentato. Comma 8: “I debiti relativi ai servizi pubblici di cui al presente articolo, maturati in data antecedente al 1° gennaio 2023 da soggetti che rientrano nelle condizioni di cui al presente articolo, vengono abbattuti delle rispettive percentuali previste al presente articolo”. Comma 9: “Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano a decorrere dal mese successivo all’entrata in vigore della presente legge e nelle more della piena operatività dell’indicatore della condizione economica per l’equità, ICEE”. Nuovo comma 9-bis: “Le fasce di reddito previste al presente articolo possono essere modificate mediante decreto delegato, anche secondo i criteri previsti dalla Legge 4 febbraio 2026 numero 16 e successive modifiche”. In buona sostanza, le modifiche al comma 8 e al comma 9 sono modifiche formali suggerite dalla Segreteria alla Pubblica Istruzione per una migliore comprensione dell’articolo che abbiamo poc’anzi letto. L’introduzione del nuovo comma 9-bis deriva invece dagli incontri che abbiamo avuto anche con i partiti di opposizione, che chiedevano di poter rivedere queste fasce di reddito a seguito dell’introduzione delle indicazioni dell’ICEE. Abbiamo quindi recepito anche una proposta che veniva dai partiti di opposizione. Un ultimo chiarimento riguarda una questione che era stata posta durante l’incontro che abbiamo avuto con i partiti di opposizione: perché al comma 8 è stata indicata la data antecedente al 1° gennaio 2023? La formulazione è stata indicata dalla Pubblica Istruzione. È stata prevista la data del 1° gennaio 2023 perché, prima di quella data, non erano ancora stati introdotti gli incentivi a sostegno di coloro che possono beneficiare di questa detrazione. L’indicazione del 1° gennaio 2023 deriva quindi dal fatto che in quella data è stata fatta la norma che prevedeva l’introduzione di queste specifiche fasce. Se non sono stato chiaro, lo preciserò in replica
Gaetano Troina (D-ML): Questo è un altro articolo sul quale, come forze di opposizione, abbiamo chiesto più volte chiarimenti e più volte di intervenire. Come diceva il Segretario, uno dei temi che abbiamo sottolineato con più forza nei confronti è stato proprio quello delle fasce di reddito, lo stesso problema che abbiamo sottolineato prima per il bonus bebè. Anche qui vengono previste delle fasce di reddito per accedere alla riduzione delle tariffe degli asili nido e della refezione scolastica che, così come previste nel testo della legge, sono veramente difficilmente applicabili. L’85% della riduzione viene concesso alle famiglie che hanno un reddito imponibile pro capite inferiore o uguale a 5.000 euro annui. Chi accederà mai a questo contributo? 5.000 euro annui, in un anno. Io credo che sia veramente difficile l’applicazione così come è impostata. Ha fatto bene il Segretario, e questo glielo riconosciamo, a prevedere che, una volta entrato in vigore l’ICEE, sia possibile rivedere queste fasce. Però questo ICEE quando parte? Io avevo chiesto in trasmissione televisiva al Segretario Belluzzi, quasi sei mesi fa, quando sarebbe iniziata l’applicazione dell’ICEE. Mi è stato detto: “Ad aprile, ad aprile quasi sicuramente. Ad aprile partiamo”. Siamo a settembre. Io penso che, siccome cominciamo ad avere tantissimi provvedimenti, soprattutto riguardanti aiuti e sostegni, che fanno riferimento a questo strumento, del quale abbiamo tutti più volte riconosciuto l’importanza, sia necessario renderlo operativo. Sappiamo tutti che quello è veramente lo strumento che consente di tarare gli aiuti in base alla reale condizione economica delle famiglie. Non possiamo continuare a dire “in attesa dell’ICEE, in attesa dell’ICEE”, perché bisogna che questo strumento venga reso operativo. Se si è convinti, come ci è sembrato di capire più volte, che lo si voglia implementare, vogliamo capire quali siano i problemi. Anche perché, da quello che so, il gestionale bene o male era stato impostato. C’erano forse alcune questioni tecniche da risolvere, però non possono volerci sei mesi per risolvere questioni tecniche. Bisogna che questo strumento venga reso operativo e consenta di fare interventi tarati sulle condizioni reali delle famiglie, perché altrimenti continuiamo ad andare a cicche e spanne e a prevedere aiuti ai quali, purtroppo, in pochissimi possono accedere. Questo problema ce l’abbiamo su tantissime leggi. Bisogna che l’ICEE diventi operativo e consenta di fare interventi tarati sulla reale capacità economica di una famiglia.
Maria Luisa Berti (AR): Sull’ICEE anche noi riteniamo che sia auspicabile e necessario che possa essere concretamente applicato il prima possibile. Fatta questa doverosa premessa, penso però sia assolutamente utile soffermarsi sul testo di questo articolo e anche sull’emendamento. Perché, al di là dell’applicazione dell’ICEE, questo è comunque un articolo che di fatto dà già delle risposte concrete alle famiglie in termini di risparmio sui costi. Il consigliere Troina diceva che non ci sono famiglie che abbiano un reddito imponibile pro capite inferiore a 5.000 euro. In realtà non è così. Io personalmente sono a conoscenza di famiglie che si trovano in questa particolare situazione e soprattutto si tratta di famiglie monogenitoriali con familiari a carico. Francamente penso che un risparmio dell’85% su spese significative, perché le tariffe degli asili nido e della refezione scolastica sono comunque spese che comportano un costo notevole per le famiglie, sia assolutamente utile alle risorse economiche dei genitori che se ne devono fare carico. Questo è quindi un articolo che dà subito delle risposte economiche alle esigenze delle famiglie su spese assolutamente necessarie, perché quando un genitore ha necessità di lavorare deve comunque trovare una sistemazione per i figli e deve necessariamente avvalersi dell’offerta dell’asilo nido o dei servizi scolastici, che hanno dei costi da sostenere. Un risparmio significativo su questi importi, che fra l’altro è proporzionato a seconda dei redditi, è sicuramente utile sotto il profilo economico e dà risposte significative a chi effettivamente ha più bisogno. Quindi è un articolo assolutamente qualificante all’interno di questo testo normativo, che va a rispondere a diverse esigenze delle famiglie.
Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Ho chiesto di intervenire perché alcuni consiglieri hanno toccato il tema dell’ICEE. Ricordiamoci che siamo uno Stato enclave nel quale molti concittadini, e di questo me ne rallegro perché comunque è un sintomo positivo a livello economico, hanno beni immobili fuori San Marino. L’ICEE è stato approvato ed è operativo. Chi è presente al tavolo tecnico dell’Osservatorio sa che abbiamo istituito ed è operativo lo sportello ICEE presso l’Ufficio Tributario. L’applicativo sta girando adesso soprattutto con gli assegni familiari e con il diritto allo studio. Immagazzineremo i dati e potremo fare tutte le osservazioni e le valutazioni al tavolo tecnico per andare avanti con la fase sperimentale. La fase sperimentale serve proprio a risolvere e a valutare meglio quelle caratteristiche che ha il nostro Stato, essendo un’enclave e avendo molti beni che devono essere valutati e armonizzati anche all’estero. Non è una cosa semplice, per poi arrivare a provvedimenti che possano sintonizzare meglio la sua effettiva applicabilità. Nel frattempo stanno sicuramente arrivando i provvedimenti che si agganciano all’ICEE. Quindi sorridere sull’ICEE, dire che l’ICEE entrerà o non entrerà in vigore, non è preciso né corretto nei confronti della cittadinanza. L’ICEE, come normativa, è in vigore e funzionante nella sua fase sperimentale. Io ringrazio l’Osservatorio, che si riunisce costantemente per valutare tutti gli aspetti e le criticità che comportano l’applicazione di questo strumento e la sua evoluzione. Sicuramente avremo modo di confrontarci: dovremo ratificare un decreto e avremo modo di confrontarci anche durante il suo percorso, ogni volta che lo si desidera, anche nella Commissione I, per fare una riflessione e ascoltare l’Osservatorio, quindi un organismo che è stato nominato da questo Consiglio, votando la legge, proprio per avere contezza dello stato di avanzamento dei lavori in maniera precisa e puntuale.
Matteo Casali (RF): Noi avevamo fatto una proposta un pochino più semplice, che consisteva nella moratoria delle rette degli asili nido per tre anni, senza se e senza ma. Poi ci è stato fatto notare che questa si sarebbe dovuta agganciare all’ICEE e noi, giustamente, abbiamo accolto questa osservazione, ma purtroppo la discussione in Commissione si è fermata lì. Ancora una volta qui si è scelta una linea diversa, più dettagliata. Noi eravamo stati più semplici nella nostra proposta. Tuttavia, come è stato fatto notare anche da chi mi ha preceduto, queste fasce sono state calibrate sul reddito e non sull’ICEE e noi avevamo chiesto, anche in Commissione, che fossero calibrate sull’ICEE. Poi, secondo quello che ci dice il Segretario, ci sono voluti due emendamenti in seconda lettura e gli incontri sul filo di lana per dire che queste fasce possono essere calibrate sull’ICEE: non devono, possono essere calibrate sull’ICEE. Se ci si vuole dire che questo è dinamismo, come ci è stato detto, io credo che questo non sia dinamismo. Questo è avere le idee poco chiare, perché calibrare queste fasce sull’ICEE lo si poteva fare in aprile, quando questo emendamento è arrivato in Commissione cinque mesi fa. Non ci voleva un’analisi scientifica per mettere queste tre righe del comma 9-bis, dove si dice che la fascia di reddito può essere rivista in funzione dell’ICEE. Questo vi fa capire che tipo di lavoro è stato fatto su questa legge. Il tema delle fasce l’ho anticipato anche nel mio dibattito generale. Qual è il problema? Che ci si innamora dei numeri: 5.000, 85%, 75%, 12.000. Il tema è che anche in Commissione non ci è stato dimostrato quale sia il modello di famiglia che si intende aiutare, quali siano le fasce di famiglia e, con una back analysis, quale sia il reddito o, per noi meglio, la fascia ICEE corrispondente. Ci si innamora di fasce a numeri pari e a queste fasce corrispondono numeri belli, ma, come è stato fatto notare anche da chi mi ha preceduto, vengono fuori proiezioni pressoché irrealistiche. Il discorso del 1° gennaio 2023 continuo a non comprenderlo, Segretario, perché da questa formulazione pare che tutti coloro i quali matureranno situazioni di pendenza dopo il 1° gennaio 2023 non potranno vedersi applicati i benefici del presente articolo. Quindi si genera un discrimine, una differenza, una discriminazione. Non ho sinceramente capito la questione del 1° gennaio 2023 perché, almeno se è così come lei ce l’ha spiegata, bisognerà poi prevedere un intervento normativo successivo per parificare tutte le famiglie che si dovessero essere trovate in condizioni di difficoltà dopo il 1° gennaio 2023. Perché, comunque, in questa maniera si verrà a creare una situazione di discrimine.
Guerrino Zanotti (Libera): Intanto vorrei rimarcare il fatto che anche questo intervento, all’interno del progetto di legge, va nella direzione del sostegno economico delle famiglie, intervenendo sulla riduzione sia delle rette degli asili nido sia della refezione scolastica, e lo fa gradualmente, come credo sia normale e giusto che sia. È discutibile l’importo dell’imponibile di riferimento delle varie fasce. D’altra parte, per una riduzione dell’85%, che significa veramente rendere il servizio, non dico gratuito, ma poco più o poco meno, è chiaro che servano situazioni economiche e reddituali di un certo tipo. Quindi l’intervento è graduale. Oggi ci si preoccupa molto dell’applicazione di strumenti come l’ICEE, che noi diciamo da sempre essere sacrosanto. Sappiamo che la sua applicazione sperimentale parte, con la ratifica dei decreti, probabilmente dal mese di ottobre e quindi abbiamo buone prospettive perché diventi pienamente operativo. Non ci si è preoccupati, per esempio, di fare alcun tipo di valutazione rispetto a chi potesse averne diritto o meno quando si è introdotto il dimezzamento delle rette dei centri estivi. Oggi ci si chiede: “L’ICEE? Che criteri avete utilizzato per i vari scaglioni?”. Quando abbiamo introdotto tutti insieme, sulla base di un emendamento di RF, il dimezzamento delle rette dei centri estivi, non ci si è preoccupati di fare alcuna valutazione su chi fossero i soggetti ai quali indirizzare quel provvedimento, perché è stato fatto a pioggia. Quindi cerchiamo di essere coerenti anche rispetto a questi temi. Io credo che quello che viene fatto con questa legge sia un intervento importante a sostegno dei redditi delle famiglie che decidono di mettere su famiglia e di mettere al mondo dei figli. Lo si fa, per adesso, sulla base dei criteri che abbiamo a disposizione, che sono quelli reddituali, che sono limitati, va bene, e che verranno rivisti una volta che entrerà operativamente in funzione l’ICEE. Anche rispetto all’ultima considerazione fatta dal collega che mi ha preceduto, in realtà non è vero che può essere applicato l’ICEE: l’ICEE verrà applicato. Possono essere riviste le fasce, che è un’altra cosa, è tutt’altra cosa. Le fasce di reddito possono essere riviste sulla base di un decreto perché possono essere agganciate, per esempio, all’inflazione, alla dinamica inflativa. Quindi non è vero che possono essere applicate le regole dell’ICEE, tant’è che la legge di riferimento di quel comma riguarda la revisione delle fasce e non stabilisce se venga applicato o meno l’ICEE. Mi sembra abbastanza chiaro.
Aida Maria Adele Selva (PDCS): Solo per dire due cose velocemente, perché secondo me questo dibattito rischia di far perdere di vista l’importanza di questo articolo. Non c’è altro da aggiungere: questo è un aiuto concreto per le famiglie in difficoltà e, secondo me, è questo che deve passare. Questo è il valore dell’articolo ed è il valore che rispecchia un po’ tutta la legge, il suo intendimento e ciò che la sottende: l’attenzione per le situazioni più fragili, per le persone più fragili, per le famiglie più in difficoltà e il sostegno alla maternità. Poi si possono fare tante disquisizioni e tante considerazioni, però questo articolo mette in atto una misura, un intervento utilissimo per le famiglie. È questo che bisogna sottolineare. Sul resto, per carità, se ne possono dire tante. Per me, però, in questo caso non ci deve essere polemica, perché l’aiuto c’è e l’intervento è mirato proprio a chi è più in difficoltà. Quindi ringrazio il Segretario per aver previsto anche questa misura.
Nicola Renzi (RF): Francamente, sentirci fare la predica anche da chi per almeno tre anni, anzi quattro anni, non ha consentito di prendere in considerazione quello che noi dicevamo quando avete fatto la legge del 2022, cioè che avrebbe dato pochissimi risultati, se non nulli, cosa che è accaduta, lascia perplessi. Tant’è che adesso siete qui a mettere mano a una nuova legge di modifica che noi abbiamo certamente riconosciuto essere migliorativa rispetto a quella del 2022 e che dà delle risorse, piccole, modestissime purtroppo, alle famiglie. Noi avevamo proposto il dimezzamento delle rette dei centri estivi. Sono quattro anni che lo proponiamo e l’avete fatto quest’anno. Quattro anni che lo proponevamo. L’abbiamo fatto quest’anno solo grazie al fatto che altrimenti non avreste portato a casa la finanziaria. Per quanto riguarda i nidi, noi avevamo fatto una proposta che, se volete, era ancora più scioccante e, certo, era una proposta a pioggia: l’azzeramento delle rette dei nidi. Perché? Perché noi siamo convinti che non si debba intervenire soltanto a scaglioni, andando ad aiutare solamente le famiglie più bisognose. Tra l’altro, negli scaglioni che avete fatto, prendete per esempio i minimi necessari per accedere al mutuo prima casa: mi sembra siano 25.000 euro. Vi rendete quindi conto di quanto siano assolutamente sfasati rispetto a quello che andate a fare sulle rette dei nidi. Io credo che purtroppo, alla fine, alle famiglie entrerà in tasca ben poco, perché voi continuate a ragionare su un tema che è quello della povertà assoluta. La povertà assoluta per noi non è neanche un tema, perché se una persona non ha di che mangiare va aiutata al 300%, non al 100%. Gli interventi che noi stiamo proponendo per le famiglie riguardano quelle famiglie che stanno entrando, purtroppo, in una situazione di povertà relativa, cioè quelle che, vedendo corrodere il proprio potere d’acquisto, sono costrette a fare rinunce sempre crescenti. Questo è il tema. In più, noi vorremmo che la Repubblica di San Marino si caratterizzasse come il Paese dell’infanzia, il Paese che accoglie l’infanzia, che accoglie i giovani. Ecco perché abbiamo fatto questa proposta che è, consentitemi, certamente una proposta shock: quella dell’azzeramento totale delle rette dei nidi. L’abbiamo fatta proprio perché siamo convinti che, se qualcuno ci chiedesse quale sia l’emergenza assoluta di oggi, noi metteremmo al primo posto il calo demografico, l’inverno demografico da un lato e, dall’altro, l’impoverimento delle famiglie, la contrazione costante della loro possibilità di spesa. Questo vale anche per chi ha redditi, magari combinati, di 2.500-2.600 euro in una famiglia dove ci sono due persone che lavorano, perché è questo che sta succedendo: si sta veramente corrodendo il potere d’acquisto. Le nostre proposte non vi piacciono, ci mancherebbe altro. L’abbiamo detto noi stessi che sono proposte shock, però almeno riconoscete che siamo stati i primi a proporre di agire per questa via, su questa strada. E vi prego: fate molta attenzione all’applicazione dell’ICEE anche dal punto di vista burocratico, perché noi abbiamo, in questo senso, molte preoccupazioni che possa avere un effetto addirittura scoraggiante nei confronti di chi deve accedere a quel modello.
Emanuele Santi (Rete): Devo dire che questo articolo in Commissione è stato molto oggetto di discussione perché, per quanto riguarda la riduzione delle tariffe degli asili nido, al di là dell’impostazione politica, questa stesura presentava e presenta esclusivamente il riferimento al reddito delle persone. Noi in Commissione abbiamo portato anche un emendamento in tal senso e abbiamo detto: “Scusate, è stato fatto il primo decreto sull’ICEE, mancano tutti i decreti attuativi, perdere completamente il riferimento all’ICEE non è una buona cosa”. Tanto è vero che, e devo dire grazie anche alla buona volontà di alcuni membri della maggioranza, è stato portato l’emendamento al comma 9 e poi il comma 9-bis, proprio per mantenere questo riferimento, dicendo che nelle more della completa attuazione dell’ICEE si procede sulla base del reddito, ma poi si cambierà, perché questo beneficio dovrà tenere conto dell’ICEE e quindi non solo del reddito, ma anche di tutta la situazione patrimoniale. Io adesso non vedo il Segretario Belluzzi, ma ho avuto modo di dare una sbirciatina ai due decreti usciti a fine agosto, il 126 e il 127, dei quali probabilmente parleremo nelle prossime sedute. Io penso che l’impostazione che temevamo sia stata confermata: per chi ha un reddito certo e un patrimonio certo l’ICEE funzionerà benissimo. Per chi invece ha la possibilità di nascondere redditi o patrimoni o, peggio ancora, di avere magari beni intestati a immobiliari o società, l’ICEE non funzionerà. Quindi rischieremo di trovarci di fronte a tutta una serie di erogazioni che lo Stato darà a persone che, riuscendo a nascondere la propria reale capacità reddituale e patrimoniale, potranno accedere a benefici anche quando non sarebbero dovuti. Questo è il vero tema. Al di là di questo, noi abbiamo contestato l’impostazione complessiva in tutti i progetti di legge. In questo momento siamo in una situazione nella quale lo Stato ha bisogno di incrementare le nascite. Per noi questo provvedimento rimane superficiale, perché non va a incidere sulle vere cause per cui le persone e le famiglie non fanno più figli. C’è tutta una serie di incentivi e anche di tutele che, a mio avviso, possono rappresentare una misura e un incentivo, però secondo noi non miglioreranno la situazione attuale. Lo vediamo: in questi ultimi tre anni c’è stato un crollo verticale delle nascite e penso che nei prossimi anni non andrà meglio. Se vogliamo invertire questa tendenza non bastano tutti questi incentivi a pioggia, ma bisogna capire e studiare le vere cause di questa crisi. D’altronde non lo vogliamo neanche fare, perché abbiamo fatto prima il provvedimento e solo dopo sono arrivati lo studio e il questionario. Ancora oggi i risultati di quello che pensano le persone non sono stati resi pubblici. Noi facciamo la legge, ma capite bene che si sarebbe dovuto prima chiedere alle persone quali fossero i motivi e poi intervenire. Quindi si lavora un po’ tutto alla rovescia. Mi auguro pertanto che, quando entreranno in vigore i decreti, si faccia riferimento all’ICEE. In questo articolo, invece, il riferimento all’ICEE era completamente sparito. Non so se questa impostazione fosse del Segretario Canti o se fosse arrivata da altre Segreterie, però non era possibile perdere completamente il riferimento all’ICEE. Grazie anche all’opposizione e alla disponibilità di qualche consigliere di maggioranza, il riferimento all’ICEE è ritornato. Però, se l’impostazione originaria rimane quella di parlare soltanto di reddito, capite bene che si crea una sorta di asincronismo.
Segretario di Stato Stefano Canti: Intanto ringrazio i consiglieri che sono intervenuti per avere chiarimenti su questo articolo. Voglio ricordare, come ho già fatto nell’ambito dei lavori della Commissione quarta, che questo articolo è stato concordato con la Segreteria di Stato per la Pubblica Istruzione, in quanto competente per quanto riguarda gli incentivi relativi alla riduzione delle tariffe degli asili nido e degli altri ordini di scuola. Per quanto riguarda l’introduzione dell’ICEE, credo abbia già risposto ampiamente il collega Segretario di Stato Belluzzi. Per quanto riguarda invece i chiarimenti sulle percentuali e sulle fasce di reddito imponibile, voglio ricordare a tutti i consiglieri una cosa: l’articolo che proponiamo oggi riprende l’articolo 2 della Legge 23 dicembre 2022 numero 171, che era la legge finanziaria del 2022. L’articolo 2 di quella legge prevedeva sostanzialmente la stessa misura che proponiamo oggi, con un ampliamento: l’incentivo viene riconosciuto anche alle famiglie che hanno un solo figlio. L’articolo 2 della Legge 23 dicembre 2022 numero 171 prevedeva infatti la riduzione delle tariffe degli asili nido a partire dal secondo figlio. Noi quindi estendiamo una norma che era già in vigore anche alle famiglie con un solo figlio. La ratio, come hanno riconosciuto anche i consiglieri di maggioranza Zanotti e Silva, è quella di andare incontro alle famiglie che oggi purtroppo si trovano ancora in difficoltà, comprese le famiglie monogenitoriali, nelle quali magari una mamma si trova da sola con un figlio e con un reddito imponibile pro capite molto basso. Abbiamo quindi voluto estendere la ratio della norma già in vigore anche a quelle famiglie che si trovano in una situazione di ulteriore difficoltà. Questa è la ratio: estendere ciò che era già in vigore. Quindi la polemica sulle percentuali e sul reddito pro capite trova un po’ il tempo che trova, perché di fatto parliamo di un articolo di legge già in vigore e, comunque, queste fasce possono essere modificate successivamente attraverso un decreto delegato. Detto questo, è stato richiesto un ulteriore chiarimento sulla data del 1° gennaio 2023 indicata al comma 8, relativamente ai debiti per i servizi pubblici di cui al presente articolo maturati antecedentemente a quella data. Perché abbiamo indicato il 1° gennaio 2023? Perché la norma che ho citato poc’anzi, cioè l’articolo 2 della Legge numero 171 del 23 dicembre 2022, ha introdotto per la prima volta queste fasce di reddito per le famiglie in difficoltà. Ci riferiamo quindi a quelle famiglie che, prima dell’entrata in vigore di quella norma, non avevano potuto beneficiare degli incentivi, ovvero della riduzione delle tariffe degli asili nido, e che avevano contratto dei debiti in questo senso. A queste famiglie andiamo incontro riconoscendo un abbattimento di quei debiti pari alle percentuali delle riduzioni che introduciamo oggi. Credo quindi che quello che stiamo facendo con questo articolo abbia un senso, perché andiamo incontro anche alle famiglie che hanno contratto dei debiti e che quindi non hanno pagato le tariffe degli asili nido o quelle relative alla refezione scolastica. Andiamo loro incontro abbattendo quei debiti secondo queste percentuali. Spero di essere stato chiaro in maniera definitiva. Magari non lo sono stato in precedenza, ma adesso ho cercato di spiegarlo ulteriormente. Resto comunque a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti.
Gli emendamenti sono messi in votazione e approvati
L’articolo è messo in votazione e approvato
Articolo 29 – Interventi sui costi sostenuti per le uscite di studio
Emendamento modificativo del Governo
Segretario di Stato Stefano Canti: Provvedo, come sempre, a dare lettura dell’articolo 29 approvato in Commissione quarta e poi a illustrare gli emendamenti che sono stati presentati. Articolo 29, “Interventi sui costi sostenuti per le uscite di studio”. Comma 1: “Al fine di sostenere le famiglie sui costi per le uscite di studio e i soggiorni all’estero, quale attività fondamentale all’interno dell’attività didattica, si demanda al Congresso di Stato di rivedere il Regolamento 30 gennaio 2024 numero 2 affinché il contributo sia differenziato per fasce di reddito e per ammontare della spesa”. Comma 2: “Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano a decorrere dall’anno scolastico 2026-2027 e nelle more della piena operatività dell’indicatore della condizione economica per l’equità, ICEE”. Comma 3: “Agli oneri derivanti dall’attuazione del presente articolo si provvede mediante aumento dei pertinenti capitoli di spesa 1-8-4920, ‘Contributo per uscite di studio scolastiche’, e 1-8-5600, ‘Contributo per i soggiorni all’estero per gli studenti della scuola superiore’, dall’esercizio finanziario di riferimento, nell’ambito degli stanziamenti previsti dalla legge di bilancio”. Gli emendamenti proposti a questo articolo 29 riguardano il comma 1 e il comma 2. Al comma 1 viene introdotta la dicitura “a decorrere dall’anno scolastico 2026-2027”, che viene di conseguenza eliminata dal comma 2. Al comma 2 viene inoltre aggiunta una specificazione, prevedendo che le fasce di reddito siano individuate e aggiornate sulla base dei criteri della Legge numero 16/2026 e successive modifiche. Si tratta quindi di un’aggiunta finalizzata a uniformare il testo rispetto agli altri articoli e a fornire un’ulteriore specificazione per quanto riguarda l’introduzione dell’indicatore della condizione economica, ICEE.
Aida Maria Adele Selva (PDCS): Solo per sottolineare come anche questo articolo vada proprio nella direzione di sostenere la famiglia. Qui non si tratta propriamente di denatalità, ma di un sostegno concreto alle famiglie, soprattutto a quelle che non possono permettersi o hanno difficoltà a sostenere i costi delle uscite di studio dei ragazzi. Sottolineo questo perché le uscite di studio, e forse qui esco un po’ dall’ambito della legge, sono molto importanti dal punto di vista formativo per gli studenti. Sono molto utili non tanto per l’apprendimento inteso semplicemente come acquisizione di nozioni, ma anche come scuola di vita e come possibilità di conoscere altre realtà. Quindi il fatto che questo articolo possa contribuire a favorire queste esperienze per i nostri ragazzi, secondo me, è veramente positivo. Ha un valore di aiuto ai ragazzi stessi e sottolinea ancora una volta come questa legge metta al centro la famiglia e il valore della famiglia, cercando di sostenerla non soltanto per quanto riguarda i nascituri, ma anche quando i figli crescono.
Matteo Casali (RF): Semplicemente per rimarcare le poche idee ben confuse. La formulazione originaria parlava di questo sostegno che si applicava “nelle more dell’operatività dell’ICEE”, così, in maniera generica. È una formulazione che abbiamo ritrovato in diverse situazioni e che poi è stata rivista con l’emendamento dell’ultimo minuto. Con questo emendamento, presentato proprio negli ultimi giorni su una legge che è lì da un anno e mezzo, si dice che, a seguito dell’individuazione dell’ICEE, “le fasce di reddito sono individuate ed aggiornate sulla base dei criteri della Legge 16/2026 e successive modifiche”, che è appunto l’ICEE. La cosa interessante è che la prima formulazione diceva “nelle more dell’applicazione dell’ICEE”, quindi si pensava che prima o poi dovesse essere applicato. Faccio rilevare che, in questo caso, le fasce per le uscite di studio “sono individuate e aggiornate”, mentre quelle di cui abbiamo discusso prima “possono essere” individuate e aggiornate. Vi rendete conto della confusione che regna sovrana? Perché prima abbiamo discusso del fatto che, nelle more, valgono le fasce di reddito. Poi, per questo provvedimento sulle uscite di studio, si parla ancora di fasce di reddito, che rilevo non essere propriamente fasce di reddito, perché continuiamo a parlare di fasce di reddito in funzione dell’ICEE, mentre l’ICEE ha una valutazione su base reddituale e patrimoniale. Chiusa parentesi. Adesso diciamo che per le uscite di studio queste fasce dovranno essere riviste, mentre per le fasce precedenti abbiamo detto che “possono” essere riviste. Vi rendete conto della disparità di approccio che c’è stata rispetto alle varie situazioni? È la prova plastica di una confusione nell’approccio alla materia che è disarmante. Ma qui non ride nessuno. Prima ci è stato detto: “Non ridete sull’ICEE”. A parte che c’è riso e riso, c’è anche il riso amaro rispetto a queste cose. Noi non ridiamo assolutamente, prendiamo sul serio questa questione e la prendiamo talmente sul serio che, personalmente, sapere che lo strumento dell’ICEE è in mano a un modus operandi come questo mi fa venire i brividi. Questo è il tema. Altro che “non ridete”: qui ci sarebbe da preoccuparsi, anzi, c’è da preoccuparsi, perché questo strumento viene utilizzato in una maniera incomprensibile: “nelle more”, poi “può”, poi “deve”. E ci dite di non fare rilievi sull’ICEE? Ma noi siamo preoccupati. Questo dovrebbe essere uno strumento di redistribuzione e, se viene utilizzato con un’approssimazione e una faciloneria del genere, temo che le persone che dovrebbero essere aiutate finiranno per essere scoraggiate dalla quantità di burocrazia che dovranno affrontare. Mentre chi magari, come è stato detto, ha patrimoni difficili da individuare perché distribuiti in due Stati o ha patrimoni “al calduccio”, probabilmente potrà godere di questa situazione. Qui c’è da preoccuparsi per la modalità e l’approssimazione con cui questo strumento viene evocato e invocato.
L’emendamento è messo in votazione e approvato
L’articolo è messo in votazione e approvato
Articolo 30 – Estensione dell’indennità di malattia al genitore in caso di malattia o ricovero dei figli
Segretario di Stato Stefano Canti: Articolo 30, “Indennità al genitore in caso di malattia o ricovero dei figli”. Comma 1: “Nei primi 14 anni di vita del bambino o della bambina, ciascun genitore titolare di rapporto di lavoro subordinato, ovvero lavoratore autonomo in assenza di qualsiasi pendenza contributiva, che si assenta dal lavoro in caso di malattia del figlio o della figlia certificata dal medico curante superiore a due giorni o nel caso di ricovero ospedaliero, ha diritto alla percezione della retribuzione per i giorni di assenza attraverso l’indennità economica di malattia. Tale indennità può essere usufruita alternativamente tra i genitori”. In buona sostanza, con questo articolo viene introdotta la possibilità per il genitore, nel caso in cui al figlio o alla figlia venga riconosciuta una malattia superiore a due giorni o in caso di ricovero ospedaliero, di assentarsi per assistere il proprio figlio, con il riconoscimento dell’indennità di malattia e quindi con una retribuzione al 100%.
Guerrino Zanotti (Libera): Si diceva, nel dibattito su questo progetto di legge, quanto sia importante riuscire a conciliare il tempo di lavoro con il tempo da dedicare alla crescita dei figli. Questo articolo ne è un esempio plastico. Nei periodi di malattia dei figli, entro i 14 anni, uno dei due genitori può usufruire della copertura per l’intero periodo di malattia del figlio, con un’indennità che copre al 100% la retribuzione. Questa è una misura che va anche nella direzione di rispondere alle critiche che sono arrivate, secondo le quali, parlando di sostegno alla famiglia, ci si sarebbe dimenticati del mondo del lavoro autonomo. Io credo che questo sia invece un intervento assolutamente equo, che tiene conto delle esigenze dei genitori a tutto tondo e va a coprire quel vuoto che avevamo fino ad oggi, per cui interi periodi di malattia dei figli rappresentavano purtroppo un problema per i genitori, che dovevano usufruire delle ferie o dei permessi, precludendosi quindi la possibilità di avere a disposizione periodi di riposo dall’attività lavorativa. Crediamo che questo sia un altro degli elementi che qualificano il progetto di legge, per cui ha ovviamente tutto il nostro sostegno. Ripeto, va nella direzione che avevamo auspicato e che crediamo l’intero progetto di legge possa ben rappresentare.
Aida Maria Adele Selva (PDCS): Mi associo anch’io al collega che mi ha preceduto, perché questa misura è veramente importante e ha una ricaduta che, in questo caso, non è soltanto economica: è proprio un tema di conciliazione degli impegni della famiglia, in particolare di quelli lavorativi. Come ha detto una collega nel dibattito generale, quello di cui le famiglie hanno veramente bisogno, oltre all’aiuto economico, è il tempo. In questo caso avere a disposizione dei giorni per poter seguire i figli in caso di malattia e soprattutto in caso di ricovero ospedaliero è fondamentale, perché purtroppo i bambini si ammalano spesso. Quindi questo articolo è veramente importante per il supporto che potrà dare ai genitori in caso di malattia o ricovero dei figli. L’altra cosa, già messa in evidenza dal collega che mi ha preceduto, è l’inserimento anche del lavoratore autonomo. È un inserimento più che opportuno, più che dovuto, perché in questo caso non si devono fare differenze tra i genitori. I genitori, a prescindere dal tipo di lavoro, hanno gli stessi problemi e devono avere anche gli stessi diritti.
Segretario di Stato Matteo Ciacci: Non ho avuto modo di intervenire durante il dibattito generale e nel resto della legge, ma volevo fare qualche considerazione rispetto a questo articolo, che credo sia uno degli interventi sicuramente più interessanti. Consente alle famiglie, nei primi 14 anni di vita del bambino, di usufruire dell’indennità di malattia in presenza di esigenze particolari. Credo che sia un elemento sicuramente importante, perché le criticità che c’erano state in passato erano proprio legate alle opportunità che mancavano ai genitori nei casi in cui il bambino stava male, doveva fare delle visite o si verificavano altre situazioni particolari che andavano gestite. Credo che questo possa aprire uno spiraglio molto importante per le famiglie e, in generale, che questo provvedimento vada a rafforzare alcuni strumenti. È chiaro che il tema della denatalità è estremamente attuale e non si affronta solo ed esclusivamente con pochi interventi, perché le politiche sono multidisciplinari. Però credo che bisogna riconoscere che la Segreteria con delega alla Famiglia ha voluto prendere di petto la questione, ha messo risorse e ha introdotto nuovi strumenti, anche innovativi. Ci avviciniamo sicuramente ai Paesi un po’ più all’avanguardia in questo ambito, sia in termini di servizi sociali sia in termini di contributi. Credo quindi che anche qui stiamo lavorando nella direzione giusta, affrontando il tema della denatalità, che si articola su vari aspetti, attraverso servizi, risorse, contributi e congedi. Questo articolo, nel dettaglio, va finalmente a sanare quella criticità che veniva rappresentata molto spesso dalle mamme e dai genitori, per i quali risultava difficoltoso anche soltanto lasciare il lavoro, e questo vale anche per il lavoratore autonomo, per recarsi all’ISS o per accompagnare il proprio figlio a una visita. Con questo intervento, invece, viene concessa la copertura attraverso l’indennità di malattia.
Matteo Casali (RF): Questa volta anche da parte nostra c’è soddisfazione e appoggio all’articolo che stiamo discutendo. Chiunque sia passato dall’esperienza di avere figli piccoli sa che può capitare spesso di dover rinunciare al lavoro e quindi, prima dell’introduzione di questo provvedimento, di dover usufruire di altre forme di permesso o di congedo per poter assistere i figli. Credo che questo sia un buon passo in avanti e di questo anche noi siamo soddisfatti. Probabilmente, così come per la modifica all’articolo 24 della Legge 129/2022, relativa ai permessi per le visite mediche dei figli, per i quali è stato posto il limite dei 14 anni, anche qui forse si poteva riflettere sul limite dei 14 anni. Perché avere un figlio ospedalizzato, ad esempio, a 15 anni credo non sia molto diverso dall’avere un figlio ospedalizzato a 14 anni. Quindi forse si poteva fare una riflessione ulteriore su questa possibilità concessa ai genitori, magari prevedendola, faccio per dire, soltanto in caso di ricovero ospedaliero dai 14 anni in su. Poteva essere un ulteriore plus sul quale discutere. Al di là di queste considerazioni e di queste proposte, però, è un articolo che credo debba e possa essere accolto con soddisfazione.
Gaetano Troina (D-ML): Come diceva il collega che è appena intervenuto, questo è sicuramente uno degli articoli che, fortunatamente, ha visto in Commissione una convergenza, diversamente da altri di cui abbiamo già parlato, e sicuramente avrà anche la nostra approvazione. Va infatti a introdurre, ed è uno dei pochi passaggi di questa legge, una possibilità nuova che fino ad oggi non era consentita a chi svolge un lavoro autonomo. Questo è sicuramente un passaggio meritorio del provvedimento. Tiene finalmente conto dei lavoratori autonomi e può essere, speriamo, un primo varco perché la politica torni a considerare anche i lavoratori autonomi genitori di serie A come gli altri. Sicuramente può dare un piccolo aiuto nel caso in cui il figlio si trovi in malattia per un periodo prolungato di tempo. Soprattutto nelle famiglie di oggi, dove spesso capita che un genitore svolga un’attività lavorativa subordinata e l’altro un lavoro autonomo, la possibilità di potersi intercambiare nella gestione della malattia del figlio è sicuramente importante e fondamentale. Quindi bene che si sia riusciti, nell’ambito del confronto in Commissione, a ottenere questo risultato che può sembrare piccolo, ma è importante e che sicuramente sosterremo.
Emanuele Santi (Rete): Anche noi, a nome del mio gruppo, sosterremo questo articolo. È vero, si inserisce in una legge che probabilmente non darà i frutti sperati. Però, quando una legge va a riconoscere ulteriori diritti, soprattutto ai lavoratori, e in questo caso specifico parliamo della malattia dei figli, non possiamo che essere assolutamente favorevoli a questa impostazione. Il fatto di riconoscere ai genitori, alternativamente, l’indennità di malattia in caso di malattia dei propri figli fino all’età di 14 anni credo sia un avanzamento importante nei diritti dei lavoratori. Oggi sappiamo quanto sia difficile conciliare gli impegni familiari, quelli dei figli e quelli dei genitori, e spesso gli orari non combaciano quasi mai. In caso di esigenze come quelle di cui stiamo parlando, cioè malattie superiori ai due giorni, la possibilità di assistere i propri figli e di usufruire dell’indennità di malattia credo rappresenti un progresso, un’iniziativa lodevole e un avanzamento nei diritti dei lavoratori. Su questo articolo, come anche su altri, quando si tratta di aumentare i diritti dei lavoratori non possiamo che essere favorevoli. È chiaro che rimane invece negativa la nostra valutazione sull’impostazione generale del progetto di legge, che a nostro avviso resta superficiale perché non va a incidere veramente sulle reali criticità e sulle reali cause per cui le persone e i giovani non fanno più figli.
Sara Conti (RF): Vorrei dire due parole anch’io perché, come già espresso dai colleghi, mi unisco a coloro che hanno descritto questo articolo come un miglioramento significativo nel quadro attuale degli aiuti alle famiglie in caso di malattia dei figli. Credo che la possibilità per un lavoratore dipendente, ma anche per un lavoratore autonomo, e questa è la grandissima novità positiva che introduciamo con questo articolo, di poter stare vicino ai propri figli nel momento in cui dovessero trovarsi in una situazione di malattia che li porta a un ricovero sia molto importante. È chiaro che, quando lo Stato riesce a pensare e a introdurre un aiuto sostanziale anche di questo tipo, per una volta possiamo dire che siamo riusciti a fare qualcosa di buono. Rimane però il rammarico, e lo dico in riferimento a questo articolo ma anche all’articolo che andava a modificare l’articolo 24 della Legge 129, quindi ai permessi per la malattia dei figli, che si sia deciso di limitare questa tipologia di permessi e, nel caso dell’articolo che stiamo discutendo, l’indennità di malattia per il ricovero dei figli, ai 14 anni di età. Sinceramente questa decisione non la comprendo. Ho chiesto anche ai colleghi che sono in Commissione, ma in realtà non mi hanno saputo indicare una ragione che sia stata espressa dal Segretario o dalla maggioranza per individuare nei 14 anni il limite massimo di intervento per queste due tipologie di sostegno. Io credo che, visto che abbiamo fatto un passo in avanti così importante e positivo, avremmo potuto almeno arrivare alla maggiore età. Sappiamo bene, sia chi ha figli sia chi non li ha, che se un figlio a 17 o anche a 18 anni si trova ricoverato per una malattia grave, avere il genitore vicino mi sembra il minimo. Quindi non ho capito la scelta dei 14 anni. Chiedo se sia stata fatta una proiezione o una valutazione statistica di quante persone sotto i 18 anni siano state ricoverate negli ultimi anni o abbiano avuto questo tipo di necessità. Vorrei capire se la ragione sia di natura economica oppure se i 14 anni siano stati individuati per un’altra ragione. Mi dispiace soltanto per questa decisione sull’età, che non condivido. Per il resto sono assolutamente favorevole e sostengo naturalmente questo intervento.
Andrea Ugolini (PDCS): Quello dell’età dei 14 anni è stato un tema di confronto in Commissione, perché ovviamente c’era anche la possibilità e l’indirizzo di arrivare fino ai 18 anni per l’estensione di questo istituto di aiuto. È ovvio che anche il ricovero di un figlio di 19, 20 o 22 anni rappresenta per un genitore un forte disagio. Di conseguenza, poiché le risorse economiche non sono illimitate, si è pensato di andare in linea con quelle che sono le malattie e i ricoveri più frequenti nell’età infantile e adolescenziale e che, per fortuna, diminuiscono una volta superata la fase della preadolescenza e dell’adolescenza. Si è pensato quindi di fermarsi all’età di 14 anni, per vedere se questo istituto possa essere di aiuto al maggior numero possibile di persone ed eventualmente correggerlo in futuro, se vedremo che non sarà così efficace come ci aspettiamo. Il confronto ha trovato una sintesi su questa età anche perché, superati i 14 anni, i ragazzi raggiungono un certo grado di autonomia: pensiamo al fatto che guidano motorini o macchine e hanno quindi già un livello di autonomia che consente ai genitori, anche nelle fasi successive alla malattia, di riuscire a gestire la situazione attraverso altri istituti di aiuto. Io ci sono passato e credo ci siano passati in diversi. Per quanto riguarda invece il ricovero in ospedale, è chiaro che l’età non pone limiti. Proprio su questo ci siamo trovati in qualche modo in disaccordo in Commissione, trovando poi la sintesi nell’età dei 14 anni. Vediamo quindi, nell’immediata applicazione della legge, se questo istituto avrà l’efficacia sperata e che ci aspettiamo.
Segretario di Stato Stefano Canti: Innanzitutto ringrazio tutti i consiglieri intervenuti per aver riconosciuto la bontà di questo articolo nell’ambito del progetto di legge. Noi crediamo che sostenere la famiglia significhi anche starle vicino nei momenti in cui un figlio è malato, soprattutto per quelle famiglie che non possono godere di un periodo di congedo parentale o che non possono prendersi o permettersi un part-time. Nel momento in cui il proprio figlio è malato oppure deve affrontare un ricovero ospedaliero, questo rappresenta un ulteriore strumento per consentire al genitore di stargli vicino in una situazione temporanea di difficoltà. Detto questo, l’unico chiarimento che è stato chiesto nell’ambito del dibattito riguarda il motivo per cui sia stato fissato il limite dei 14 anni e non quello dei 18 anni di età. Credo abbia già risposto ampiamente l’ultimo consigliere intervenuto, il consigliere Andrea Ugolini. È un tema che è stato molto dibattuto nell’ambito dei lavori della Commissione quarta e alla fine si è raggiunta una sintesi sul limite dei 14 anni, perché si è ritenuto che a quell’età il ragazzo abbia già raggiunto un livello di autonomia abbastanza importante, tale da poter affrontare un ricovero ospedaliero oppure una malattia a casa senza avere necessariamente l’aiuto o l’ausilio continuo del proprio genitore. Nulla osta comunque, una volta verificata l’applicazione di questa legge, a modificare il limite in un secondo momento, sulla base anche delle richieste che perverranno e soprattutto valutando in quali fasce di età verrà maggiormente usufruito questo incentivo.
L’articolo è messo in votazione e approvato
Articolo 31 – Modifica dell’articolo 2 della Legge 29 novembre 2022 n.157
Emendamento modificativo del Governo
L’emendamento è messo in votazione e approvato
L’articolo è messo in votazione e approvato
Articolo 32 – Modifica dell’articolo 3 della Legge n.157/2022
Emendamento modificativo del Governo
Segretario di Stato Stefano Canti: Comma 1: il comma 3 dell’articolo 3 della Legge 157/2022 è così modificato: “3. Per l’accesso alla pensione anticipata di vecchiaia di cui all’articolo 11, comma 1: a) riduzione di 1,5 punti percentuali del disincentivo per il pensionamento anticipato di vecchiaia per le lavoratrici con un singolo figlio; b) riduzione di 3 punti percentuali del disincentivo per il pensionamento anticipato di vecchiaia per le lavoratrici con due figli; c) riduzione di 4,5 punti percentuali del disincentivo per il pensionamento anticipato di vecchiaia per le lavoratrici con tre o più figli”. Comma 2: il comma 4 dell’articolo 3 della Legge 157/2022 è così modificato: “4. Per il ritardo dell’accesso alla pensione di vecchiaia di cui all’articolo 11, comma 2: a) incremento di 1,5 punti percentuali dell’incentivo per il pensionamento posticipato di vecchiaia per le lavoratrici con un singolo figlio; b) incremento di 3 punti percentuali dell’incentivo per il pensionamento posticipato di vecchiaia per le lavoratrici con due figli; c) incremento di 4,5 punti percentuali dell’incentivo per il pensionamento posticipato di vecchiaia per le lavoratrici con tre o più figli”. Anche in questo caso, come nell’articolo precedente, abbiamo presentato un emendamento per introdurre un nuovo comma 2-bis e un nuovo comma 2-ter. Do lettura del comma 2-bis: “Il comma 5 dell’articolo 3 della Legge 157/2022 è così modificato: 5. In caso di decesso della madre avvenuto prima di usufruire dei benefici contenuti nel presente articolo, gli stessi spettano al genitore superstite o al coniuge o alla persona unita civilmente o al convivente more uxorio”. Comma 2-ter: “Il comma 6 dell’articolo 3 della Legge 157/2022 è così modificato: 6. Alle madri di figli che siano o siano stati titolari di pensione sociale o di invalidità o assegno di accompagnamento connesso a forme di disabilità permanente, viene riconosciuta una diminuzione di due anni della quota per l’accesso alla pensione ordinaria di vecchiaia”. Quindi anche per questo articolo abbiamo aggiunto due commi, come per il precedente, che riguardano una modifica dell’articolo 3 della Legge 157/2022 sull’accesso alla pensione di vecchiaia per le madri.
Guerrino Zanotti (Libera): In questo caso il progetto di legge interviene su uno strumento che era già stato messo a disposizione delle madri lavoratrici, intervenendo sulla diminuzione dei disincentivi per l’accesso alla pensione anticipata e sugli incentivi per il proseguimento dell’attività lavorativa dopo la data di maturazione del requisito. Siamo intervenuti con un potenziamento importante, che va a ridurre in maniera consistente le penalizzazioni per le madri lavoratrici nell’accesso alla pensione anticipata di vecchiaia. Questo è importante perché riconosce, in qualche modo, un valore ulteriore ai periodi di lavoro quando questi coincidono con periodi di congedo parentale, maternità e quant’altro. È un intervento che si inserisce nella linea che questo progetto di legge intende seguire: il riconoscimento del ruolo sociale delle madri e della donna che mette al mondo dei figli, anche in relazione al mondo del lavoro, che riteniamo assolutamente importante. C’è poi un passaggio che riguarda il potenziamento del riconoscimento alle madri lavoratrici che abbiano avuto la sfortuna di crescere figli con gravi disabilità o invalidità. In quel caso viene prevista una diminuzione di due punti della quota richiesta per il pensionamento, che sappiamo essere, quando saremo a regime, pari a 103. Questo significa che le madri lavoratrici con figli che abbiano avuto gravi disabilità potranno andare in pensione con una quota inferiore di due punti e riteniamo questo riconoscimento assolutamente importante. C’è infine un ultimo passaggio, e questa è la novità: qualora la madre non possa usufruire di questi benefici perché, ad esempio, è intervenuto il decesso prima del pensionamento, le diminuzioni dei disincentivi o la diminuzione della quota richiesta per il pensionamento vengono riconosciute al padre. Anche questo tiene conto della filosofia che sta alla base del progetto di legge, cioè riconoscere il ruolo genitoriale, che primariamente viene riconosciuto alla madre ma che, contestualmente, deve essere riconosciuto anche nei confronti del padre. Riteniamo quindi che anche questo sia un ulteriore elemento importante della legge.
Aida Maria Adele Selva (PDCS): Non c’è tanto da aggiungere, perché il collega che mi ha preceduto ha spiegato benissimo e, dal mio punto di vista, condivido assolutamente quello che ha detto. Preciso ovviamente che i due articoli riguardano sia la pensione anticipata sia quella di vecchiaia e quindi intervengono in entrambe le casistiche. Quello che vorrei far osservare è che, quando nel 2022 è stata approvata la Legge 157, ricordo che io sono stata relatrice di maggioranza di quella legge e ci fecero osservare che, riguardo agli articoli 2 e 3, eravamo stati poco attenti. Risposi che non era stata assolutamente una mancanza di attenzione, ma che le condizioni di quel momento non permettevano di fare altro. Anzi, ricordo che la mia risposta fu anche dura nei confronti di chi mi fece quell’osservazione, perché già parlando di quella legge affrontammo il tema di favorire il ruolo delle madri, il ruolo importante della donna e la necessità di tutelarla, ma purtroppo le condizioni contingenti non permisero di fare altro. Quello che rilevo è che oggi, proprio con questa legge, si realizza ciò che dicemmo allora: se le condizioni fossero cambiate e ci fosse stata la possibilità di modificare quelle disposizioni, lo avremmo fatto. Questa legge dimostra quindi l’attenzione posta al ruolo della donna e soprattutto al ruolo della madre. È una cosa molto positiva, perché essere madre è una gioia e aiuta anche ad affrontare, seppure con fatica, le difficoltà che si incontrano nel lavoro.
Denise Bronzetti (AR): Devo dire che noi siamo particolarmente fieri di aver suggerito l’introduzione di questo articolo, che poi ha visto in qualche modo la condivisione da parte della Commissione prima e, mi pare, anche quella del Consiglio, essendo oggi arrivato in seconda lettura. Sono già state ripercorse le tappe della precedente modifica alla legge sul sistema pensionistico, che non aveva tenuto in considerazione, o comunque non abbastanza dal nostro punto di vista, il ruolo delle madri lungo il percorso lavorativo. Questa legge, come abbiamo già detto nel dibattito generale, cerca di tenere insieme e considerare la condizione della donna, e non soltanto della donna perché tiene giustamente molto in considerazione anche la parità di genere, lungo tutti gli aspetti della vita delle persone e soprattutto di chi decide, come auspichiamo sempre più spesso, di mettere su famiglia. Significa guardare anche a quello che avviene dopo la nascita di un figlio e ai sacrifici che si fanno per crescerlo, spesso allontanandosi momentaneamente dal lavoro oppure riducendo il proprio orario lavorativo. Abbiamo voluto considerare tutto questo anche per quanto riguarda l’età pensionabile. Ci auguriamo che questo intervento, che oggi è stato inserito nella legge sulla famiglia, possa trovare ulteriore sviluppo anche in una futura modifica della legge sulle pensioni, sulla quale credo si stiano raccogliendo dati e facendo delle verifiche. Auspichiamo che possa esserci ancora maggiore attenzione a tutte quelle situazioni nelle quali, per seguire la famiglia e i figli, e non soltanto loro, perché non è un caso che in questa legge sia inserita anche la figura del caregiver, si presta assistenza in situazioni di difficoltà. Occorre fare in modo che queste difficoltà si riducano e che le persone possano condurre una vita il più possibile normale, tenendo conto dei sacrifici che necessariamente si fanno in funzione della famiglia e della costruzione della propria vita familiare. Ci auspichiamo quindi che anche il meccanismo del disincentivo possa essere riconsiderato, perché il disincentivo ci sta, ma quando poi si raggiunge la famosa quota 103 dovrebbe cessare, consentendo di recuperare quanto le persone normalmente versano durante la propria vita lavorativa. Peraltro, aumentando sempre di più la parte dei versamenti a carico del lavoratore, auspichiamo che in una prossima revisione del sistema pensionistico tutto questo venga tenuto nella dovuta considerazione.
L’emendamento è messo in votazione e approvato
L’articolo è messo in votazione e approvato
Articolo 33 – Modifica dell’articolo 7 del Decreto Delegato 15 luglio 2022 n.105
L’articolo è messo in votazione e approvato
Articolo 34 – Modifica dell’articolo 18 della Legge n.157/2022
L’articolo è messo in votazione e approvato
Emendamento aggiuntivo dell’articolo 34-bis – Disposizioni finali
L’emendamento è messo in votazione e approvato
Articolo 35 – Abrogazioni
L’articolo è messo in votazione e approvato
Articolo 36 – Entrata in vigore
L’articolo è messo in votazione e approvato
DICHIARAZIONI DI VOTO
Gaetano Troina (D-ML): In sede di dichiarazione di voto confermiamo l’opinione che abbiamo già espresso più volte. Su questo testo, nel suo complesso, ci asterremo. Abbiamo votato e sostenuto gli articoli che, dal nostro punto di vista, erano meritevoli di essere sostenuti e abbiamo criticato quelli che, invece, non sono stati sufficientemente coraggiosi o non hanno colto nel segno. È indiscutibile che un intervento di questo tipo andasse fatto. Mi sento anche di ringraziare la Segreteria che si è messa al lavoro per cercare di individuare delle soluzioni, perché mi rendo conto che non sia facile. Il confronto, purtroppo, non è stato sempre ottimale, soprattutto nelle prime fasi. Riconosco che durante la Commissione e dopo la Commissione si è lavorato di più, però si poteva fare molto meglio e si poteva partire prima con un lavoro condiviso. Ricordo che questo provvedimento nasce da un ordine del giorno approvato in Commissione Finanze nel 2025, con l’impegno della Segreteria di portare un intervento a favore delle famiglie. Questo intervento è stato portato. Qualcosa di buono c’è e lo abbiamo riconosciuto, ma dal nostro punto di vista non è sufficiente. Non tanto per il singolo provvedimento, quanto per l’intervento complessivo del Governo e della maggioranza a supporto delle famiglie, perché è un aspetto che va affrontato a 360 gradi. L’abbiamo detto più volte: le famiglie oggi non hanno bisogno soltanto di interventi spot o centellinati come in questo caso, ma di un aiuto che riguardi tutto il comparto dell’amministrazione e soprattutto i servizi erogati dallo Stato in loro favore. Se oggi una coppia decide di non avere figli può farlo per svariate ragioni. Possono esserci motivi economici, culturali, lavorativi, difficoltà nell’avere una casa oppure nel dover scegliere tra famiglia e carriera, visto che oggi, nella quasi totalità delle coppie, entrambi i genitori lavorano e questo crea indiscutibilmente delle difficoltà. Spesso le giovani coppie, se decidono di avere figli, lo fanno in un secondo momento, a un’età più avanzata rispetto a quanto accadeva in passato. Oggi capita raramente di vedere giovani coppie tra i 20 e i 30 anni con figli. Ce ne sono e mi sento di rendere loro onore, perché nel contesto che abbiamo oggi dimostrano un coraggio non da poco. Però dobbiamo prendere atto che l’età in cui oggi si hanno figli è sempre più avanzata, con tutte le conseguenze e i rischi che ne derivano anche a livello sanitario. Questo è un elemento che la nostra società e la classe politica devono considerare. L’unico vero modo per agevolare le famiglie e le giovani coppie nell’avere figli è costruire un sistema che tenga conto di tutte le loro esigenze e consenta ai genitori di compiere delle scelte anche dal punto di vista professionale e della stabilità economica. Significa poter avere una casa a prezzi accessibili, essere in grado di sostenere il costo delle bollette, della vita e del carburante. Oggi una giovane famiglia che decide di fare il passo di avere un figlio si trova, soprattutto nei mesi immediatamente successivi alla nascita, sommersa da una serie di criticità e problematiche che deve risolvere e spesso non riceve un aiuto sufficiente. Quando entrambi i genitori lavorano tutto il giorno, diventa complicato conciliare i ritmi, gli orari e le dinamiche familiari, soprattutto quando il bambino comincia la scuola e gli orari delle lezioni non sono compatibili con quelli dell’attività lavorativa dei genitori. Spesso, inoltre, non ci sono nonni o altri familiari in grado di dare un adeguato supporto. Il nostro sistema deve capirlo e farsene carico. Vogliamo incentivare l’utilizzo dei babysitter? Bene, allora cominciamo a fare degli interventi affinché questo strumento diventi accessibile anche alle giovani coppie che non hanno nessuno che possa aiutarle in altro modo. Riusciamo ad allungare o modulare diversamente gli orari scolastici, in modo da andare incontro ai genitori che magari lavorano entrambi dalle 8:30 del mattino alle 18? Sono tutti interventi ed esempi sui quali dobbiamo riflettere seriamente, se l’intento è davvero quello di aiutare le famiglie che oggi decidono di avere un figlio, perché la famiglia di oggi non è più quella degli anni Cinquanta o Sessanta. Dobbiamo prenderne atto. Questo comporta decisioni difficili e coraggiose, ma vanno prese, perché altrimenti questi interventi servono e sono importanti, ma non sono sufficienti per dare, come sistema, una risposta efficace ai nostri concittadini. Non mi dilungo oltre. Ci tengo soltanto, a nome del gruppo e dei suoi consiglieri, a esprimere anche un ringraziamento preventivo e soprattutto a invitare il Governo e l’intera amministrazione a fare squadra, perché questo provvedimento attribuisce una serie di nuove competenze, funzioni e attribuzioni a uffici e dipartimenti della Pubblica Amministrazione che fino ad oggi non le avevano. Non sarà facile. Penso, ad esempio, all’Ufficio Contributi, all’ufficio dell’ex edilizia sovvenzionata, che oggi ha una denominazione e una serie di attribuzioni diverse, o ad altri uffici della Pubblica Amministrazione che già hanno molti adempimenti da seguire e ai quali ne aggiungiamo di nuovi. È quindi necessario che l’amministrazione, e soprattutto il Governo, si adoperino affinché questi uffici siano effettivamente in grado, il prima possibile, di dare i riscontri previsti da questa legge. La politica è sempre molto brava a creare nuove funzioni e nuove competenze, ma non sempre è altrettanto brava a implementarle e soprattutto a mettere a disposizione del personale gli strumenti adeguati per svolgere le nuove attività attribuite dai provvedimenti. Questo è molto importante, soprattutto per una legge come questa, che interviene su molti fronti e su temi delicati, che richiedono un lavoro minuzioso, certosino e puntuale. Esprimiamo quindi una parziale soddisfazione ed è per questo che il nostro sarà un voto di astensione. Invitiamo però la politica a non dimenticarsi adesso del problema e a non pensare che sia stato tutto risolto con la legge sulla natalità e sulla famiglia, perché gli interventi da fare su molti altri fronti sono ancora tanti.
Michela Pelliccioni (indipendente): Intervengo nei cinque minuti, credo, a mia disposizione e come consigliere indipendente per alcune valutazioni conclusive su questo progetto di legge, che chiaramente trova il mio favore. Non potrebbe essere altrimenti, perché ci sono norme che favoriscono la famiglia e la filiazione. Voglio però che la politica consideri questo provvedimento non come un punto di arrivo, ma come un assoluto punto di partenza rispetto a tutto ciò che c’è ancora da fare per sostenere le famiglie in maniera efficace. L’ho detto all’inizio e lo ribadisco: una famiglia ha sicuramente bisogno di aiuti economici e di strumenti di sostegno, ma ha anche bisogno di politiche che permettano di avere abitazioni a prezzi sostenibili. Ha bisogno di un lavoro con orari e una flessibilità tali da consentire di conciliare la famiglia con l’attività lavorativa. Le famiglie sono sicuramente cambiate rispetto al passato, ma di pari passo non sono cambiate le forme contrattuali e lavorative. Purtroppo oggi sentiamo gli effetti di questo disallineamento, che ha ricadute anche sulle poche nascite che il nostro Paese si trova a registrare. Ben venga quindi l’introduzione di norme e sostegni economici, ma gli aiuti economici da soli non bastano. Apprezzo sicuramente il fatto che siano state introdotte nuove forme di sostegno e nuovi permessi e che siano stati implementati i permessi sia per il padre sia per la madre. Questo è certamente un aspetto favorevole. Dall’altra parte, ci tengo a ribadirlo, occorre intervenire anche sulle forme lavorative, introducendo possibilità che questa norma si limita soltanto ad accennare. Si parla, ad esempio, di flessibilità lavorativa e di smart working. Sotto questo aspetto il nuovo progetto di legge non è stato incisivo rispetto a quelle che sono oggi le necessità delle famiglie e questo è un elemento che dobbiamo valutare con molta attenzione. Facciamo attenzione anche all’introduzione di norme che sono sicuramente favorevoli alle donne in gravidanza. Mi riferisco, ad esempio, alla norma che impedisce il licenziamento o il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato. Anche sotto questo aspetto dobbiamo renderci conto degli effetti che può avere l’introduzione di una norma di questo tipo. Dobbiamo valutare tutte le forme contrattuali esistenti e anche, e non è un aspetto secondario, le necessità delle imprese, perché bisogna trovare un equilibrio che garantisca gli interessi di tutti. È verissimo che le lavoratrici, sotto certi aspetti, rappresentano l’anello debole della catena, ma è anche vero che introdurre misure che non prevedano alternative o che danneggino in maniera importante gli interessi aziendali rischia di tagliare fuori una fascia della domanda di lavoro rivolta alle donne di una certa età. Il rischio è quindi che si contragga in maniera importante l’offerta di lavoro per le donne in età fertile. Facciamo veramente attenzione e cerchiamo di porre rimedio anche a questo aspetto, introducendo una serie di contemperamenti a livello normativo che possano controbilanciare anche gli interessi delle imprese, in modo che le donne che vogliono avere una famiglia e dei figli e che non hanno ancora un lavoro stabile non si trovino tagliate fuori dal mercato del lavoro. Ribadisco quindi, alla fine di questo lungo dibattito, il mio voto favorevole al progetto di legge. Rimane ancora molto lavoro da fare, ma dobbiamo anche sfruttare le peculiarità di uno Stato piccolo come il nostro, perché possiamo trovare soluzioni intelligenti ed efficaci, capaci di diventare anche un esempio per chi ci guarda da fuori su un tema importante come quello della famiglia e della filiazione.
Matteo Casali (RF): Parto dalla parziale soddisfazione per un intervento normativo che, lo anticipo, non ci vede contrari. Devo però evidenziare che anche in questo caso siamo di fronte all’esempio di una politica che insegue e non prevede. Il primo dato politico da sottolineare è che siamo dovuti intervenire a breve distanza dal 2022, mettendo mano a una legge che all’epoca era stata propagandata come risolutiva in termini di aiuti alla famiglia. Il primo dato politico è quindi il fallimento della legge del 2022, che oggi deve essere ampiamente rimaneggiata. L’esempio di una politica che insegue è dato anche dai tempi di gestazione di questa legge. Ricordo che l’ordine del giorno che ci ha portato a questa seconda lettura è del marzo 2025: un anno e mezzo. Una politica che insegue e che non prevede. Per non parlare degli emendamenti dell’ultimo minuto e della modalità con cui sono stati portati avanti i lavori: una prima lettura, poi l’approdo in Commissione con tantissimi emendamenti che i commissari di opposizione si sono trovati di fatto a discutere su due piedi, fino ad arrivare a emendare la legge in seconda lettura, rincorrendo modifiche fino a pochi giorni fa. Quindi una politica che insegue, che non prevede e che ha poca visione. Evidentemente è quella che ci viene spacciata come flessibilità. La flessibilità, eventualmente, è quella di uno strumento normativo che viene varato e che si applica dal momento in cui la legge entra in vigore. Non si può spacciare per flessibilità il cambiamento dell’ultimo minuto, nascondendo in realtà un metodo basato sull’approssimazione e sull’errore e, probabilmente, anche qualche difficoltà nell’individuare gli interlocutori giusti. La denatalità è una tematica complessa. Nessuno dice di avere la bacchetta magica e nessuno millanta situazioni del tipo: “Arriviamo noi e risolviamo i problemi”. È una tematica complessa, sistemica e prima di tutto culturale, che investe, credo, l’intera società occidentale della quale noi, volenti o nolenti, facciamo parte. Lo Stato difficilmente, e non entro in considerazioni filosofiche che ci porterebbero lontano, può intervenire sugli aspetti di costume e di cultura. Di certo, però, può fornire mezzi e creare condizioni. Questo è quello che siamo chiamati a fare. Ma questi mezzi e queste condizioni, oltre ai sussidi e agli incentivi di sostegno che stiamo discutendo, non possono prescindere da una visione complessiva, olistica mi verrebbe da dire, di tutti i temi che concorrono a creare quelle condizioni. Oltre agli aspetti dei sussidi c’è il tema del lavoro. E quando parlo di lavoro, se parliamo delle condizioni necessarie per mettere su famiglia, parlo in particolare del lavoro come mezzo per ottenere quel potere d’acquisto necessario per poter andare avanti. Il lavoro è quindi essenziale e la piena occupazione, di per sé, è un dato che dice poco: bisogna vedere la reale capacità d’acquisto che quel lavoro garantisce alle famiglie. Mi viene anche da dire, alla luce di quanto si è sentito in questi giorni, che hanno ragione anche i pensionati. Abbiamo sempre parlato di capacità d’acquisto delle famiglie, ed è giusto perché questo è il tema che affrontiamo oggi, ma non dimentichiamoci dei pensionati, perché il potere d’acquisto deve essere tutelato anche per quelle fasce. Poi c’è la casa. Come si può pensare che una giovane coppia possa mettere su famiglia con una certa tranquillità, creando quelle condizioni che dicevo essere compito dello Stato, se non ha la possibilità di permettersi non dico l’acquisto, ma nemmeno una locazione? Qui, come ho già avuto modo di dire, non siamo più di fronte a un’emergenza casa, perché l’emergenza è qualcosa di limitato nel tempo. Noi abbiamo ormai un problema casa, non un’emergenza casa. Anziché cospargersi un po’ il capo di cenere rispetto alla mancata risoluzione di determinati problemi, si fa l’opposto: un problema non risolto da questo Governo diventa l’occasione per un’altra vetrina e quindi per millantare nuovamente di risolverlo attraverso altre soluzioni. Mi riferisco alla legge sulla casa, alla funzione H della pianificazione territoriale e, da ultimo, all’intervento sull’edilizia sociale che vedremo in questa sessione. Poi c’è la scuola, una formazione che deve essere sempre in divenire e che non forma mai a sufficienza per un mercato del lavoro che chiede formazione non stop. Questi sono i grandi temi tecnico-politici. Quello che manca è una cabina di regia che costruisca un modello Paese che, nonostante qualcuno lo millanti, oggi non esiste. Dobbiamo andare verso la creazione di un modello Paese, affinché questo Stato sia in grado di fornire tutti gli strumenti negli ambiti che ho appena descritto e non solo, penso anche alla sanità, in modo che lo Stato e la sua struttura creino quelle condizioni. C’è poi una grossa difficoltà nella gestione dei dati. I lavori in Commissione, ma anche quelli in Aula, hanno dimostrato che il Governo ha difficoltà a gestire i dati. Anziché partire da un’analisi dei dati, sintetizzare i fenomeni e poi formulare delle ipotesi di intervento, si fanno interventi per fasce, senza targettizzare, senza individuare e senza mirare le categorie che si vogliono realmente aiutare, anche per quanto riguarda i contributi. Il clima che c’è stato in Commissione e, devo dire, anche in Aula è abbastanza rassegnato, proprio perché ci si rende pienamente conto che questo tassello, quello degli interventi e dei sussidi, se rimane avulso da un vero progetto di rilancio, difficilmente potrà invertire o quantomeno arrestare la tendenza della natalità. Per carità, alcuni interventi sono positivi. Il caregiver, al netto di tante cose, è una battaglia che portiamo avanti da anni. Ci sono state diverse spigolature, penso ai 50 caregiver e al tetto di spesa. Abbiamo detto no alla moratoria sugli asili nido, no ai sussidi alla genitorialità come pannolini, latte e quant’altro. Quindi, pur in una condivisione generale di alcuni interventi, devo dire che molte delle nostre proposte purtroppo non sono state ascoltate. La sfida allora è questa: creare un modello Paese, un progetto Paese al quale tutti possiamo concorrere nel rispetto dei ruoli, perché altrimenti ci viene detto che pretendiamo chissà cosa. Nel rispetto dei ruoli siamo disposti a partecipare alla creazione di questo modello Paese. Ultimamente ci sono partiti di maggioranza che parlano di tavoli di lavoro, evidentemente perché si rendono conto che certe modalità di Governo scricchiolano. Noi, nel rispetto dei ruoli, siamo disposti a partecipare a questi tavoli e a dare il nostro contributo alla costruzione di un modello Paese. Perché la tendenza la arrestiamo, se non riusciamo a invertirla, soltanto creando quelle condizioni e quel modello Paese che qualcuno, anche in quest’Aula e in questa occasione, ha millantato, ma che purtroppo, ahimè, non esiste. Serve una cabina di regia, oggi più che mai necessaria, per impostare una serie di provvedimenti. Quello di oggi è un provvedimento che non ci vede contrari, infatti ci asterremo, ma che di per sé, pur contenendo spunti interessanti e condivisibili, non è sufficiente. Crediamo che per invertire la tendenza si possa e si debba fare di più e fare meglio.
Paolo Crescentini (PSD): Io credo che la politica non sia in ritardo quando decide di intervenire. La politica arriva in tempo quando riconosce un problema e sceglie di affrontarlo. Questa legge, che oggi arriva in seconda lettura per la sua adozione, va proprio in questa direzione. A tal proposito, innanzitutto, vorrei ringraziare il Segretario di Stato Canti per il lavoro portato avanti in questo lungo periodo. È vero che l’ordine del giorno risale a marzo 2025, ma abbiamo sempre detto che è meglio prendersi un mese in più ed elaborare una buona legge piuttosto che fare le cose in fretta soltanto per far vedere che si mette una pezza al problema. Noi abbiamo voluto affrontarlo in maniera molto più ampia. Il Segretario di Stato ha avuto la pazienza di svolgere tanti incontri con le parti sociali, con quelle datoriali e con le forze politiche in Commissione. Devo quindi dire che il lavoro è stato veramente capillare e ha portato alla stesura di questa legge che, lo diciamo anche noi, non è un punto di arrivo, ma rappresenta un buon punto di partenza. Sicuramente non è che, se oggi le nascite sono poche, da domani saranno tantissime. Però questa legge dà degli aiuti, introduce degli incentivi e rappresenta, lo ripeto, un buon punto di partenza, anche perché contiene interventi significativi: il bonus bebè, i congedi parificati tra padre e madre e il rafforzamento del congedo per il padre, ricordiamolo, che passa da 10 a 20 giorni. Poi c’è l’introduzione del caregiver e ancora la sinergia che si crea tra lavoro e famiglia, ad esempio con l’indennità di gravidanza per le lavoratrici non occupate. Sono tutti interventi che sicuramente porteranno delle agevolazioni e daranno una boccata d’ossigeno alle famiglie. Allo stesso tempo, però, dobbiamo interrogarci sul perché esista il fenomeno della denatalità. Sicuramente non sono più gli anni di una volta, quando si facevano tanti figli. Oggi il mondo è completamente cambiato e naturalmente è cambiata anche la Repubblica di San Marino. Con la scolarizzazione e con gli studi universitari intrapresi dai ragazzi e dalle ragazze, c’è poi giustamente la volontà dei giovani di avviare un’attività lavorativa e di fare carriera. Tutto questo ha portato anche a un’inversione di tendenza. Quando i nostri nonni erano giovani le famiglie erano molto numerose anche perché c’era bisogno di manodopera per il lavoro familiare, nei campi e nell’agricoltura. Oggi, fortunatamente dico io, non siamo più in quel tempo. La società ha fatto passi da gigante, è progredita, il benessere è aumentato e dobbiamo continuare ad aumentarlo. Purtroppo è vero che nel nostro Paese c’è stata un’inversione di tendenza nelle nascite, ma vediamo già da 15-20 anni che il trend è in diminuzione. Con questa legge vogliamo dare una boccata d’ossigeno, ma allo stesso tempo anche una speranza affinché il numero dei bambini possa tornare a crescere a San Marino. Ripeto, non è un problema soltanto nostro, ma riguarda un po’ tutto il mondo. Abbiamo visto in questi giorni anche altri Paesi affrontare con forza questo problema attraverso diversi interventi. Oggi noi diamo le prime risposte. Ripeto ancora una volta: questa legge non è un punto d’arrivo, ma un buon punto di partenza e per questo ringrazio il Segretario di Stato Canti. Fa piacere sentire che anche dalle forze di opposizione non ci sarà un voto contrario alla legge. L’opposizione si asterrà. Avremmo voluto dare un segnale importante con un voto unanime dell’Aula. Non sarà così, pazienza. Noi, come PSD, daremo il nostro pieno e convinto voto favorevole al progetto di legge che il Segretario di Stato Canti ha portato all’attenzione dell’Aula consiliare.
Emanuele Santi (Rete): A chiusura di questo dibattito credo che alcune considerazioni finali siano doverose. Abbiamo detto durante il dibattito e durante l’esame dell’articolato che sicuramente ci sono dei passi in avanti, e questo lo riconosciamo, soprattutto rispetto all’aumento dei diritti e delle tutele per i lavoratori. Voglio citare alcune delle misure inserite perché, quando alcune cose vanno nella direzione giusta, è giusto riconoscerlo. Il riconoscimento della figura del caregiver familiare, con la possibilità di avere un sussidio economico; la possibilità per i genitori di richiedere un part-time nei primi quattro anni di vita del figlio; la possibilità dello smart working; l’indennità di gravidanza al 100% anche per le lavoratrici a tempo determinato; il riconoscimento di un incentivo anche alle madri studentesse; il congedo di paternità esteso da 10 a 20 giorni. Sono sicuramente passi in avanti, così come l’incremento degli assegni familiari o l’intervento sulle rette degli asili. Da ultimo, lo abbiamo detto, abbiamo condiviso la possibilità per i genitori di usufruire della malattia quando hanno figli malati con più di due giorni di prognosi. Sicuramente rappresenta un aumento dei diritti e soprattutto delle tutele per i lavoratori e su questo non possiamo che essere d’accordo. Il tema, però, è un altro. Noi riteniamo questo provvedimento superficiale rispetto alla vera analisi della crisi. Abbiamo davanti dati ormai impietosi. Le nascite si sono quindi ridotte di due terzi. Questo è il dato impietoso. Già con la legge del 2022 avevamo detto che soltanto con incentivi a pioggia, che per carità possono rappresentare benefici e tutele e, se lo Stato è in grado di erogarli, sicuramente danno una mano alle famiglie, non si va però ad agire sulle vere cause. È questo che contestiamo. Le vere cause, a nostro avviso, stanno nei motivi per cui la gente non fa figli. Il costo delle case è diventato inaccessibile. Parliamo ormai di 4.000 euro al metro quadrato sul nuovo, di 3.000 euro al metro quadrato sull’usato e di appartamenti di pochi metri quadrati in affitto per quasi 1.000 euro al mese. Queste sono le vere cause sulle quali bisogna agire per capire perché la gente non decide di avere figli. Abbiamo poi un problema importante legato agli stipendi, che negli ultimi dieci anni hanno perso più del 20% del loro potere d’acquisto. Anche questo è un dato. Se prima con uno stipendio di 2.000 euro si riusciva a vivere bene e a pagare tutte le bollette, oggi quel reddito, con l’inflazione che ha galoppato, non è più sufficiente. Queste sono le cause. Segretario, gliel’ho detto: il fatto che l’Osservatorio sia rimasto fermo al palo per un anno e mezzo e che l’indagine, il questionario rivolto alle famiglie sammarinesi, sia partito due mesi dopo il passaggio della legge in Commissione, è un problema. Capiamo bene che, se facciamo una legge prima di avere indagato e conosciuto i veri motivi, invertiamo l’ordine delle cose. I ragazzi terminano il percorso di studi abbondantemente dopo i 25 anni, trovare un lavoro fisso significa arrivare oltre i 30 anni e quindi l’età di ingresso stabile nel mondo del lavoro si è allungata. Di fronte a questa precarietà e a stipendi che hanno perso potere d’acquisto, se i ragazzi decidono di non fare figli bisogna anche capire che oggi probabilmente molti non sono nelle condizioni economiche per farlo. Quindi può andar bene tutto, ma a nostro avviso questa legge, come quella approvata nel 2022, si rivelerà un buco nell’acqua. Non andrà ad agire sul vero problema, cioè il crollo delle nascite. Daremo degli incentivi probabilmente a chi già oggi ha scelto di avere figli e aveva già nelle proprie disponibilità la possibilità di farlo, ma chi oggi non può permetterselo sicuramente non deciderà di avere un figlio in più per un bonus di 1.000 euro o perché sono stati introdotti una serie di diritti che, per carità, sono positivi per chi decide di avere figli. Questo è il dato. Per queste ragioni abbiamo fatto delle proposte e le abbiamo portate avanti anche nella legge per lo sviluppo. Sono proposte che sono state bocciate. La legge sullo sviluppo è stata portata due anni fa e anche qui devo rilevare un colpevole ritardo, perché alcune proposte che poi sono state inserite in questa legge potevano essere messe nero su bianco almeno qualche mese, se non qualche anno, fa. Erano già sul tavolo da diverso tempo. Non si può arrivare all’ultimo minuto con emendamenti presentati fino a pochi minuti prima dell’apertura del comma, con modifiche anche sostanziali al testo passato in Commissione. Quindi, a nostro avviso, non si va ad agire sulle cause profonde e vere della crisi della natalità. Si continua con questa impostazione basata sugli incentivi a pioggia. Abbiamo criticato il fatto che da molti di questi incentivi fosse addirittura sparito il riferimento all’ICEE. Per fortuna, lo abbiamo detto prima, qualcuno della maggioranza ha fatto propria questa osservazione e l’ha accolta favorevolmente, perché è inutile fare l’ICEE e poi parametrare gli assegni familiari esclusivamente sul reddito. Chiaramente l’ICEE dovrà partire, ma voglio anticipare un paio di temi. I decreti 126 e 127 che sono usciti, a nostro avviso, non vanno verso l’equità. Abbiamo fatto una lettura sommaria, ma chi ha la possibilità di non far emergere i propri patrimoni e i propri redditi potrà godere di benefici non dovuti. Manca la volontà politica di far emergere tutti i patrimoni, perché, se vogliamo far funzionare bene l’ICEE, bisogna che emergano tutti i patrimoni e tutti i redditi. Questa è la considerazione. Su questo avremo modo di verificare se sia veramente questa la volontà del Governo oppure se si voglia andare realmente verso l’equità. Per queste ragioni abbiamo avanzato anche proposte sull’offerta di appartamenti. Oggi, a nostro avviso, si è creato un cartello. Da una statistica sulle unità immobiliari risulta un saldo di circa 2.400 appartamenti non abitati: questa è la stima catastale del 2024. Eppure oggi gli appartamenti non ci sono. Allora la domanda è: non ci sono perché sono affittati abusivamente oppure c’è qualche cartello, qualche gruppo finanziario che, attraverso le proprie immobiliari, ha nella propria disponibilità una grande quantità di appartamenti e decide di metterli sul mercato con il contagocce quando i prezzi, come oggi, sono molto elevati? Noi lo abbiamo detto: l’applicazione della norma già prevista dal 1995, che prevedeva un’imposta sugli immobili sfitti in capo alle immobiliari, non viene attuata. Secondo noi, invece, questa potrebbe essere una misura capace di contribuire alla diminuzione dei prezzi. Abbiamo poi proposto la riduzione del tempo determinato. Oggi il tempo determinato è di 24 mesi e sappiamo che attorno a questa soglia possono svilupparsi delle distorsioni. Alcune figure, attraverso il tempo determinato, rimangono di fatto precarie per molto più tempo. Noi abbiamo chiesto di ridurre questa soglia da 24 a 12 mesi. L’altra nostra proposta, che mettiamo sul tavolo, è quella di una rivalutazione automatica degli stipendi parametrata all’inflazione. Non può accadere che in un anno ci sia l’8% di inflazione e il rinnovo dei contratti sia al 3%, perché significa che lo stipendio ha perso il 5%. Per questa impostazione, a nostro avviso molto superficiale, esprimeremo quindi un voto di astensione su questo progetto di legge. Riteniamo che si potesse e si dovesse fare meglio, soprattutto partendo dalle indicazioni provenienti dalla popolazione. Invece si è fatto il sondaggio dopo aver fatto la legge.
Guerrino Zanotti (Libera): Notoriamente non sono solito entusiasmarmi oltremodo per i provvedimenti che vengono emanati da quest’Aula, dal Consiglio Grande e Generale, anche quando si tratta di atti e norme positive che danno un riscontro al lavoro svolto. In questo caso, invece, l’ho fatto anche in sede di dibattito generale perché ritengo, e lo ribadisco in questa dichiarazione di voto, che questo progetto di legge rappresenti una buona, anzi un’ottima risposta al problema del quale dibattiamo in quest’Aula e fuori da quest’Aula ormai da diverso tempo, purtroppo non da tanto quanto il problema stesso avrebbe richiesto: quello della denatalità. Noi riteniamo che le risposte a un problema come quello della denatalità non risiedano solo ed esclusivamente in ciò che quest’Aula è in grado di realizzare. Ribadisco comunque che ciò che stiamo per approvare è un ottimo lavoro, perché il fenomeno affonda le sue radici anche in una trasformazione sociale e culturale della nostra società. Sessanta o settant’anni fa eravamo una civiltà rurale, nella quale la nascita di un figlio, soprattutto se maschio, rappresentava una risorsa. Oggi, purtroppo, la nascita di un figlio rischia invece di diventare fonte di preoccupazioni. Insisto su questo: non è con questa legge, o con una legge in generale, che siamo in grado di modificare o invertire una rotta che purtroppo ha radici più profonde e che non riguarda soltanto i temi che abbiamo affrontato. Sicuramente non siamo in grado di invertirla da soli, però il ruolo che devono svolgere una maggioranza e un Governo è quello di fornire strumenti e creare condizioni che permettano di vivere una maternità e una paternità senza le preoccupazioni di cui parlavamo. Credo che l’obiettivo che ci siamo posti sia stato raggiunto con questa legge, che interviene su diversi temi. Interviene sul piano economico, rafforzando strumenti esistenti e creandone di nuovi a supporto della madre e dei genitori, riconoscendo indennità economicamente più consistenti; interviene con permessi retribuiti, come quello per le visite mediche dei bambini; porta il congedo di paternità da 10 a 20 giorni; rafforza il congedo parentale, aumentando le percentuali dell’indennità e prevedendo un minimo garantito; introduce, come abbiamo discusso anche questa mattina, l’indennità economica di malattia che copre i periodi di malattia dei figli. Ci sono poi interventi anche sul piano dei principi, che riteniamo sacrosanti, come la nullità del mancato rinnovo del contratto di lavoro a tempo determinato e la nullità del licenziamento della madre in ragione della maternità. Sono stati introdotti importanti interventi anche a livello previdenziale, con la riduzione dei disincentivi e con la diminuzione della quota per il pensionamento. Sono veramente tanti interventi che, complessivamente, danno la misura di ciò che rappresenta questo progetto di legge. Poi ci sono le critiche, ad esempio quella secondo cui la denatalità sarebbe figlia anche della difficoltà di accedere alla casa. È vero, l’accesso alla prima casa è un problema e ne siamo consapevoli. Credo che il Governo debba farsene ulteriormente carico, perché anche noi riteniamo che possa diventare un ostacolo al mettere su famiglia. Anche la politica dei redditi e la distribuzione della ricchezza sono argomenti importanti. Credo però altrettanto che con questa legge sia stato fatto un salto di qualità importante, anche attraverso un cambio di paradigma rispetto a ciò che era stato fatto in passato. Sta qui la bontà complessiva degli interventi previsti dal progetto di legge. Se ne potevano prevedere altri? Per carità, certo. Non siamo qui a dire che non si potesse fare assolutamente nulla di diverso. Però il fatto stesso che ci sia stata una lettera da parte di neomamme e future mamme che chiedevano di fare presto, perché questa legge era importante per loro, credo sia già un attestato di riconoscimento di un lavoro fatto come si deve. Il mio intervento è quindi per dichiarare il voto favorevole di Libera e per congratularci anche con la Segreteria, con il Segretario e con il suo staff, che hanno lavorato con volontà e, credo, con buon profitto. Penso che di provvedimenti di legge come questo si debba essere anche in qualche modo orgogliosi, perché credo vadano nella direzione giusta.
Giovanna Cecchetti (indipendente): Intervengo anch’io per dichiarare il mio voto favorevole e quello del Partito Socialista Riformista, del quale faccio parte, a questo progetto di legge, che vuole dare una risposta e un sostegno rispetto a un problema che, lo sappiamo, non è più rinviabile: quello della denatalità. Come abbiamo detto più volte, e come ho già sottolineato nel mio intervento durante il dibattito, sappiamo che la risposta non può essere una sola. Ci sono tantissime componenti che entrano in gioco, da quella culturale a quella economica e lavorativa. Questo progetto di legge interviene però sicuramente su alcune misure importanti. I miei colleghi lo hanno già ricordato: la revisione degli assegni familiari, l’adeguamento all’inflazione, la riduzione delle rette degli asili, la refezione scolastica. Si cerca insomma di andare incontro a una serie di esigenze e problematiche che le famiglie incontrano tutti i giorni. Ovviamente sappiamo che questa è una base, ma è sicuramente una buona, se non buonissima, base dalla quale partire. Una base che, come ho già detto nel mio intervento, potrà essere monitorata e migliorata verificandone gli effetti e che probabilmente dovrà essere progressivamente integrata, perché si tratta di interventi che devono essere continuamente accompagnati. Ripeto però che si tratta sicuramente di un buon progetto di legge e di un buon punto di partenza. Ribadisco quindi il mio voto di sostegno.
Maria Luisa Berti (AR): Intervengo in rappresentanza di Alleanza Riformista per esprimere soddisfazione per il lavoro svolto e anche gratitudine alla Segreteria di Stato, che ha portato all’attenzione dell’Aula il testo in prima lettura, e alla Commissione preposta, che lo ha esaminato apportando, a seguito del confronto, ulteriori emendamenti proprio con l’obiettivo di migliorarlo. È un testo che sicuramente non risolve i problemi della natalità e non risolve i problemi economici delle famiglie, ma dà delle risposte e introduce interventi assolutamente utili per affrontare determinate situazioni di difficoltà, sia nella cura, all’interno della famiglia, delle persone più bisognose, sia rispetto ai costi economici sostenuti dalle famiglie. Mi riferisco alle spese scolastiche, alle entrate delle famiglie in termini di contributi da parte dello Stato, alla refezione scolastica, agli assegni familiari e agli altri interventi previsti. Sono risposte sicuramente utili ed efficaci. Qualcuno ha giustamente detto che questo non è un intervento normativo che pretende di fornire risposte definitive a tutte le esigenze, ma è sicuramente un punto di partenza che si proietta verso il futuro e che, nel contempo, introduce immediatamente interventi di concreta utilità rispetto ai bisogni attuali delle famiglie. Penso sia assolutamente da evidenziare anche come questo provvedimento si inserisca in un insieme di interventi che il Governo e la maggioranza hanno inteso introdurre nel nostro ordinamento, tutti rivolti a dare risposta alle esigenze sempre più accentuate della nostra cittadinanza, anche in termini economici. Lo abbiamo fatto recentemente per rispondere ai bisogni educativi e ci saranno ulteriori interventi per quanto riguarda tutta la tematica sociale. Chi è intervenuto prima di me ha già evidenziato sinteticamente le riforme introdotte. A me piace sottolineare in particolare quella che rappresenta una novità assoluta: l’introduzione del caregiver, con una disciplina a sé stante che comprende anche la formazione. Penso che sia una risposta qualificante del testo normativo rispetto alle esigenze delle famiglie di prendersi effettivamente cura di coloro che, all’interno del nucleo familiare, hanno bisogno dell’aiuto dei propri congiunti. Penso in particolare alle persone con disabilità e agli anziani. Questo è sicuramente un elemento qualificante. Poi ci sono tutti gli interventi che speriamo e auspichiamo possano contribuire a far sì che le giovani coppie possano un po’ rivedere la loro tendenza e affrontare la scelta di mettere al mondo dei figli con una maggiore leggerezza dal punto di vista economico, perché i contributi per le giovani coppie ci sono, sia dal momento della gravidanza sia dal momento in cui il figlio nasce. Anche questi sono ausili e sussidi economici che saranno sicuramente d’aiuto. Ci sono poi tantissimi altri interventi e non sono qui a rifarne l’elenco, perché lo ha già fatto chi è intervenuto prima di me. Bisognerà però fare in modo che possa esserci anche un’altra missione, che non è prettamente e solamente della politica: lavorare sul fronte culturale. Per affrontare il tema della natalità e cercare di portare i nostri giovani a condividere e a compiere la scelta di mettere al mondo dei figli c’è infatti molto da investire anche in termini sociali e culturali, per accompagnarli in questa scelta. Noi, come legislatori, con questo provvedimento abbiamo sicuramente dato un contributo significativo a sostegno della famiglia, facendo in modo che soprattutto alcune esigenze sotto il profilo economico possano trovare un aiuto. Mi fermo qui e ribadisco il voto favorevole di Alleanza Riformista su questo intervento normativo.
Manuel Ciavatta (PDCS): È una legge che ha visto un confronto molto rilevante sia tra le forze politiche, prima di maggioranza e poi di opposizione, sia con le categorie sindacali e datoriali e, diciamo, con tutti gli attori del nostro Paese che chiedevano una risposta ancora più efficace al problema della denatalitá. Non è una legge epocale, ma sono d’accordo con il consigliere Zanotti: è un’ottima legge. Non risponde a tutte le questioni che rimangono ancora aperte, come quella della casa, ma dà notevolmente più agevolazioni sul piano economico e anche sul piano del tempo, sia per vivere la genitorialità, sia per conciliare il rapporto lavorativo e familiare, sia per l’accompagnamento delle persone più fragili. Non sto a ripercorrere tutti gli interventi puntuali, dei quali si è parlato ampiamente sia durante il dibattito sia durante l’esame dell’articolato. Permettetemi invece di fare un grande ringraziamento alla Segreteria di Stato e al Segretario Canti per il lavoro che hanno fatto. Un grazie alle forze politiche di maggioranza per il lavoro svolto veramente insieme e, tra queste, permettetemi di ringraziare le donne del mio partito, le consigliere, le donne delle forze politiche di maggioranza e anche di opposizione, che hanno portato dentro questa legge la loro esperienza di vita. Credo che proprio questo abbia arricchito ancora di più quegli aspetti sui quali, per sensibilità, hanno portato il loro contributo e penso che sia ciò che ha dato ulteriore qualità a questo progetto, soprattutto per quanto riguarda la maternità, la genitorialità e anche il prendersi cura. Questo ringraziamento volevo farlo in maniera particolare. Accogliamo anche le critiche dell’opposizione, perché giustamente si può sempre fare meglio, ma evidentemente, se le forze di opposizione scelgono di non votare contro, significa che hanno apprezzato questo progetto di legge. Riteniamo che anche questo sia un elemento importante e di valore. Permettetemi, visto che faccio la dichiarazione di voto a nome del mio partito, anche di ricordare che, dopo le battaglie storiche del movimento femminile della DC che hanno portato ai congedi e a diverse altre innovazioni legislative a favore della famiglia, questo progetto di legge introduce il caregiver e potenzia ulteriori strumenti. Credo che sia un’altra nota di merito della quale, quantomeno, non possiamo che essere contenti. Confermiamo quindi chiaramente il voto favorevole del nostro gruppo a questa legge e ringraziamo ancora tutti coloro che hanno lavorato per arrivare a questo risultato.
La legge è messa in votazione e approvata con i voti favorevoli della maggioranza e l’astensione di Rete, RF e Domani – Motus Liberi.
Comma 7 – Ratifica Decreti Legge e Decreti Delegati
RATIFICA DECRETO DELEGATO 10 agosto 2026 n.115 – Modifiche alla Legge 28 giugno 2010 n.118 “Legge sull’ingresso e la permanenza degli stranieri in Repubblica” e successive modifiche
Segretario di Stato Luca Beccari: Questo decreto, del quale illustrerò la parte originaria unitamente agli emendamenti che abbiamo predisposto, mentre per gli emendamenti che riguardano in modo particolare la Segreteria Industria interverrà il collega, si rende necessario in via preliminare per colmare un vuoto normativo o, comunque, risolvere un problema interpretativo nato in relazione alle residenze atipiche fiscali, cioè quelle riservate ai soggetti che optano per questo tipo di programma in quanto titolari di redditi di fonte estera e che, per tali redditi, beneficiano di un regime agevolato con il pagamento di un’aliquota al netto frontiera e con un minimo stabilito dalla legge. È proprio su quest’ultimo punto che si crea il problema. La legge, per come è stata scritta, prevede che, qualora il soggetto non raggiunga un ammontare d’imposta pari ad almeno 10.000 euro, sia comunque tenuto a pagare un’imposta minima di 10.000 euro per ogni anno. La legge prevede anche la possibilità di ricongiungimento familiare alle medesime condizioni del richiedente. Questo determina, penso in maniera abbastanza inequivocabile, che la norma si applichi anche all’eventuale partner o coniuge e che quindi anche a questo si debba trasferire l’onere del pagamento della quota minima di 10.000 euro, qualora non sia raggiunta mediante l’applicazione delle disposizioni fiscali. È anche vero, però, che appare sicuramente meno giustificabile l’applicazione di questo principio agli eventuali figli minori o comunque ai figli a carico, secondo i criteri previsti dalla legge. Questo perché si tratta di soggetti che, in linea di principio, non sono titolari di reddito e quindi non sono soggetti passivi. Applicare un’imposta minima a un soggetto che non sarebbe tenuto al pagamento delle imposte diventa evidentemente qualcosa che non soltanto va contro i principi tributari di base del nostro Paese, ma rischia allo stesso tempo di creare disparità difficilmente gestibili, perché si determina un ammontare minimo d’imposta per nucleo familiare che, a parità di nuclei, non consente di mantenere un regime di equità fiscale. Abbiamo parlato tante volte addirittura di quoziente familiare per le imposte e qui avremmo invece un moltiplicatore familiare. Ne consegue che il decreto interviene per stabilire un principio e fare chiarezza su questo punto. Chiarisce che l’eventuale coniuge che effettua il ricongiungimento si assoggetta allo stesso regime del soggetto che per primo acquisisce la residenza e quindi anche il coniuge paga i 10.000 euro minimi, qualora tale importo non venga raggiunto diversamente, mentre vengono esentati gli eventuali figli minori o comunque i figli a carico. Il decreto è stato poi l’occasione per chiarire, attraverso alcuni degli emendamenti presentati, altri due aspetti importanti. Il primo riguarda le entrate e le uscite dal territorio che devono effettuare i soggetti titolari di permesso di soggiorno e di lavoro, che sono quindi costretti a lasciare il territorio per poi dovervi rientrare. Sappiamo che questo determina un problema e un effettivo impedimento logistico, soprattutto per quanto riguarda gli assistenti domiciliari, in particolare quelli di cittadinanza ucraina. Andiamo quindi a modificare questo aspetto, evitando la necessità del rientro nei Paesi di origine. Un altro principio che viene inserito è la precisazione che le disposizioni relative alle residenze atipiche fiscali si applicano sempre e comunque e prevalgono anche in presenza di un’eventuale convenzione contro le doppie imposizioni. Il rischio, altrimenti, è che questo regime possa essere bypassato qualora una convenzione preveda che una determinata categoria di redditi sia tassata soltanto alla fonte, oppure nell’altro Paese, o comunque che l’imposta sia già assolta all’estero. In quel caso, attraverso il meccanismo del credito d’imposta, si potrebbe azzerare l’imposizione fiscale a San Marino, mentre noi abbiamo sempre stabilito il principio dell’applicazione dell’imposta al netto frontiera, quindi al netto delle imposte eventualmente pagate all’estero. Anche questa è una precisazione che poteva forse essere considerata implicita, ma che riteniamo necessaria per garantire maggiore chiarezza al provvedimento. Questi sono interventi di natura interpretativa che ci servono per gestire il contingente. Come ho avuto modo di spiegare in Commissione Affari Esteri anche nel corso della scorsa seduta, è in corso un processo di revisione dell’intera disciplina delle residenze che probabilmente ci porterà anche a modificare alcune impostazioni e a rivedere alcuni aspetti. Credo che uno di questi punti, e posso già anticiparlo, sia quello di prevedere nella normativa sulle residenze le regole per l’assunzione della residenza, distinguendole però dagli aspetti fiscali. Gli aspetti fiscali eventualmente collegati alle diverse tipologie di residenza devono rimanere disciplinati dalla normativa fiscale, anche perché altrimenti si crea un binomio all’interno di una disciplina che contiene disposizioni fiscali che devono poi essere armonizzate con la disciplina generale. Probabilmente il nostro è un Paese che ha una normativa sulle residenze che negli anni si è stratificata in maniera eccessiva e che oggi ci porta ad avere tipologie di residenza che a volte si sovrappongono e altre volte entrano in contrasto. L’armonizzazione con quello che sarà l’acquis comunitario e, in modo particolare, l’applicazione delle disposizioni dell’Accordo sarà anche l’occasione per una semplificazione e una razionalizzazione di questa disciplina, che riteniamo opportuna a prescindere da quelli che saranno i nostri impegni convenzionali con l’Unione europea. È vero che questo avverrà verosimilmente con effetti a partire dal prossimo anno e pertanto riteniamo che, anche per l’anno in corso, debbano essere portati avanti questi interventi, al fine di evitare che, in costanza del vecchio regime, continuino a prodursi effetti di conflitto o comunque distorsivi. Riteniamo quindi che si debba porre rimedio già attraverso gli interventi che proponiamo. Lascio ora al collega la possibilità di intervenire sugli interventi che riguardano sempre la medesima disciplina, ma che sono collegati alle residenze per motivi imprenditoriali previste dalla specifica legge.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Con le medesime specificazioni che il Segretario agli Esteri ha portato all’Aula, si tratta di interventi che regolano il contingente, perché l’intera disciplina sarà poi sottoposta a una completa revisione a seguito delle implementazioni dovute all’Accordo di associazione. Tengo a fornire una spiegazione rispetto all’emendamento proposto dalla Segreteria Industria, che interviene sulla disciplina delle residenze per motivi economici con l’obiettivo di renderla più chiara, più coerente e più concreta nella sua applicabilità, tenendo conto di tutte le esigenze emerse nel corso dell’approfondimento del testo e nel confronto con gli uffici competenti. Le modifiche sono finalizzate, in particolare, a costruire una disciplina fondata su requisiti oggettivi, facilmente verificabili e applicabili in maniera uniforme, evitando previsioni suscettibili di determinare difficoltà interpretative e applicative sia per i soggetti interessati sia, specialmente, per l’amministrazione. In questa prospettiva si è ritenuto opportuno eliminare il riferimento ai codici Ateco da incentivare. Tale scelta è stata assunta anche alla luce delle osservazioni formulate dall’Ufficio Attività Economiche, che ha evidenziato le difficoltà connesse alla concreta applicazione di una simile previsione. La verifica dell’effettiva attività esercitata e della sua corrispondenza a uno specifico codice Ateco da incentivare ha infatti determinato margini di incertezza e difficoltà nella valutazione dei singoli casi. Si è pertanto preferito superare questa impostazione, privilegiando criteri maggiormente oggettivi e sostanziali, che consentano di verificare in maniera più semplice ed efficace il rispetto dei requisiti previsti. Un ulteriore intervento riguarda invece il requisito anagrafico dei 40 anni, introdotto con un emendamento alla fine dello scorso anno, nell’intento di velocizzare i lavori di approvazione della finanziaria. Si trattava di un emendamento dell’opposizione e oggi occorre intervenire per eliminarlo, uniformando la disciplina ai criteri occupazionali previsti per tutti gli altri soggetti interessati. Anche questa modifica risponde all’esigenza di garantire maggiore chiarezza e certezza nell’applicazione della norma. La previsione originaria, infatti, non consentiva di individuare con sufficiente chiarezza le conseguenze del successivo raggiungimento dei 40 anni, anche ai fini delle assunzioni. Ribadisco che si trattava di un emendamento presentato all’ultimo momento, a dicembre, durante l’esame della finanziaria, che non aveva consentito di analizzarne con chiarezza tutte le conseguenze. In quel caso si era arrivati addirittura a prevedere zero assunzioni, concedendo quindi le residenze senza nemmeno un minimo obbligo occupazionale per i soggetti sotto i 40 anni. Sopra i 40 anni era invece prevista un’altra disciplina che, a seconda dei codici Ateco, determinava una variazione dell’obbligo occupazionale. Si era quindi creata una situazione sulla quale, pur nelle more di una successiva uniformazione della disciplina con l’entrata in vigore dell’Accordo, abbiamo ritenuto necessario intervenire già adesso, anche per permettere agli uffici di lavorare sulla base di criteri di maggiore certezza.
Nicola Renzi (RF): Il Governo ci ha comunicato la sua decisione, per carità legittima, di ritirare tutti gli altri decreti che erano in ratifica e mantenere soltanto questo. Peccato che questo decreto, con gli emendamenti depositati sostanzialmente all’apertura del comma sui decreti, cambi in maniera significativa la tematica che va a toccare, ampliandola considerevolmente. Al punto che si è dovuti arrivare addirittura a cambiare il titolo: un decreto emanato con un titolo riguardante la semplice modifica della Legge 118 sulle residenze oggi deve assumere un titolo molto più generico, “Modifiche alla normativa sulle residenze”, perché va a modificare anche altre leggi. Questo, secondo me, dovrebbe già farci riflettere, perché è evidente che non ha più senso emanare decreti che riguardano uno specifico argomento se poi, in sede di ratifica, quell’argomento si duplica, si triplica o si quadruplica, andando a toccare tante altre tematiche che con quella originaria avevano francamente poca attinenza o, meglio, una qualche attinenza, ma una specificità completamente diversa. Perché un conto è la Legge 118 sulle residenze, un conto sono le altre normative che riguardano, ad esempio, le residenze economiche. Certo, parliamo sempre di residenze e questo la dice lunga sulla nostra tecnica legislativa. Non la farei tanto lunga, dico la verità, se non ci trovassimo nella situazione determinata dall’Accordo di associazione con l’Unione europea, dalla necessità di recepire l’acquis e da un’esigenza sulla quale credo abbiamo convenuto più volte tutti. Anche chi non era d’accordo sulla bontà dell’Accordo credo riconosca che il primo tema che balza agli occhi in maniera indiscutibile, se non altro perché abbiamo ottenuto una clausola di salvaguardia rilevante nel negoziato con l’Unione europea, è proprio quello delle residenze. Verosimilmente credo che tutti ci saremmo aspettati che il primo testo oggetto di attenzione fosse proprio la modifica della legge sulle residenze. Lo dico con grande stupore, anche perché ormai di questa legge sulle residenze parliamo da anni e, vi dico la sincera verità, ancora non ho capito quali siano le linee direttrici che si vogliono seguire per costruire questa normativa. Non vorrei tornare su un tasto che magari a qualcuno non è piaciuto, ma noi siamo veramente disponibili, per la buona riuscita dell’Accordo, a dare il nostro contributo. Adesso magari a qualcuno non piace, ma la nostra impostazione è sempre stata questa. Noi siamo a disposizione, per cercare di ottenere una norma che sia attuale, efficace, oserei dire quasi smart, e che non complichi con un’inutile burocrazia la vita di coloro che vorranno venire nella Repubblica di San Marino. Al netto di questo, purtroppo, ci ritroviamo invece a inseguire l’ordinario. Questo decreto, poi mi correggerete se non ho capito bene, non è altro che un modo per inseguire esigenze interpretative che sono state manifestate dagli uffici. Ci mancherebbe altro: sono loro che devono applicare le leggi e quindi devono anche farci presente se esistono delle difficoltà. Però stiamo parlando di leggi che sono in vigore da tempo, non certo di norme fatte ieri o l’altro ieri. La prima domanda che rivolgo è quindi questa: quali sono le tempistiche per riuscire finalmente a vedere il testo, o quantomeno i punti salienti, di questa nuova legge sulle residenze? Cosa dobbiamo aspettare ancora? E all’interno di questa, ovviamente, anche la disciplina delle residenze economiche. Tanto più che il cortocircuito lo vediamo spesso in Commissione Esteri, perché ormai di pratiche imprenditoriali ne vediamo molto poche. Tant’è che spesso ci siamo chiesti: perché qualcuno presenta una domanda attraverso un percorso autorizzativo discrezionale della Commissione Esteri quando potrebbe invece accedere all’altro programma che, volutamente, quando lo abbiamo creato, era più predittivo e automatico? Tu metti una somma, fai un certo investimento, assumi un certo numero di dipendenti e ottieni automaticamente dagli uffici la residenza, senza che debba entrare in gioco la Commissione Esteri. In quel caso il legislatore aveva scelto volutamente di limitare la discrezionalità politica e creare un automatismo. Ora, ripeto, ci sono problemi interpretativi? Benissimo, li risolviamo. Però, signori, non credo che possiamo andare avanti così. Non possiamo andare avanti senza un quadro complessivo di azione, inseguendo le esigenze dell’uno o dell’altro e mantenendo un meccanismo di rilascio e mantenimento delle residenze totalmente parossistico e non organico. Ormai su questo siamo tutti d’accordo e forse bisognerebbe arrivare al punto zero. Ma cosa dobbiamo aspettare ancora per arrivarci? E vi chiedo anche un’altra cosa, perché i problemi non sono soltanto quelli dei dipendenti. Ormai da tre anni chiediamo in Commissione Esteri, e tutte le volte capita magari di rivolgere la domanda al Segretario che in quel momento è presente pur non essendo strettamente competente per materia: ci volete dire una volta per tutte se, per queste residenze elettive, queste residenze speciali per pensionati, è stato trovato il modo per incamerare la quota capitaria oppure se è stato trovato il modo per stipulare un’assicurazione sanitaria per queste persone, visto che è previsto dalla legge? Credo che tutti noi siamo convinti che fare una legge di questo tipo e poi non fornire le modalità per stipulare un’assicurazione, pagare il costo delle prestazioni o versare la semplice quota capitaria che dovrebbe ricomprendere tutto, sia un danno per tutti. Lo chiediamo da tre anni e ancora non abbiamo avuto risposta. Ancora non sappiamo se i residenti elettivi pensionati abbiano avuto questa opportunità oppure no. Quindi veramente siamo di fronte a un colabrodo: questo meccanismo non tiene più. E noi continuiamo a fare normative e leggi che modificano l’esistente, anziché analizzare ciò che avremmo dovuto affrontare, e che potevamo affrontare già almeno due anni fa, visto che il negoziato è concluso ormai da quattro anni, se non sbaglio. Noi siamo davvero molto, molto scocciati di questo modo di procedere. Anzi, più che scocciati direi delusi. Delusi rispetto alle aspettative del sistema Paese, perché è inutile riempirsi la bocca tutti i giorni con l’Accordo di associazione con l’Unione europea, dicendo quanto sia bello e quante opportunità ci darà, se poi non riusciamo a essere conseguenti e a mettere in fila due o tre norme. Non è affatto facile, questo è chiaro, però finalmente dovremmo arrivarci, piuttosto che continuare a emendare ciò che esiste e che voi stessi dite dovrà essere modificato totalmente.
Fabio Righi (D-ML): Quello che oggi viene proposto non è un banale ritocco della normativa. Questo, Segretari, concedetemelo, è veramente una mini-riforma della stessa. Non si è andati verso un adeguamento puro e semplice del testo, ma sono stati introdotti meccanismi completamente diversi e un approccio completamente diverso al tema delle residenze. Il mio intervento deve quindi essere calibrato non su un semplice decreto che introduce un’aggiunta, ma su un decreto che riforma questa materia. Primo punto, prima di entrare nel merito della questione: il metodo. È chiaro che, andando verso un provvedimento che riforma una materia e non introduce una semplice integrazione, come forza politica ci saremmo aspettati quello che ci eravamo detti più volte, cioè che su questi temi ci fosse un confronto. Vi devo però riconoscere una certa coerenza: il confronto non c’è su niente, quindi almeno siete coerenti nel portare avanti una linea che certamente non condividiamo. Questo confronto non c’è stato e, dal nostro punto di vista, c’è una certa delusione e, per certi versi, anche rassegnazione, perché temiamo che non ci sia proprio la volontà di cambiare questa impostazione. La delusione e, allo stesso tempo, la volontà di dare un contributo diventano ancora più forti quando si va a vedere il testo di questa modifica e di questo decreto. Al di là di tanti piccoli interventi, sui quali si potrebbe discutere, c’è un passaggio che riteniamo fondamentale, che cambia completamente l’impostazione e che non è affatto secondario: si interviene sul tema delle residenze economiche ribaltando completamente l’approccio che avevamo nel testo precedente. Sparisce completamente il concetto di settori strategici e si introduce un principio molto diverso: vengano tutti i residenti che vogliamo, salvo poi prevedere una logica di esclusione di alcuni settori che il Congresso deciderà di volta in volta. Vengono eliminati i criteri occupazionali e, guardate, potrei anche essere d’accordo: oggi il criterio occupazionale è un criterio che mal si concilia con le esigenze del tempo. Ma non viene inserito nessun altro criterio di natura economica: fatturato, investimento minimo, tecnologia introdotta e, ripeto, settori strategici. Allora questo tipo di intervento, dal nostro punto di vista, è completamente contrario all’impostazione politica che abbiamo. Noi abbiamo sempre avuto la ferma convinzione che il Paese debba cominciare a programmare. Un Paese piccolo deve avere la capacità di dire cosa vuole fare, dove vuole andare e in che modo vuole arrivarci. Il problema quindi non è aprirsi. Per noi il Paese si deve aprire molto di più, ma quando si apre deve sapere a chi, perché e per ottenere che cosa. Oggi, in buona sostanza, si porta il criterio occupazionale a uno per tutti. I settori vengono completamente aperti. Anzi, il requisito occupazionale, per quanto ci riguarda, potrebbe essere anche zero, perché oggi il tasso di disoccupazione è ai minimi storici. Dovremmo invece occuparci di quale tipo di economia vogliamo, di quali imprese e di quali settori. La nostra impostazione è molto semplice: abbiamo sempre ritenuto che la residenza non sia il fine, ma uno strumento di leva economica. Proprio perché è uno strumento di leva economica, la legge dovrebbe prevedere requisiti di natura economica che attirino non il residente in quanto tale, ma eventualmente l’imprenditore, al quale si aggancia lo strumento della residenza. E state parlando con un partito che anche nella scorsa esperienza aveva proposto un articolo sulle cittadinanze economiche, quindi pensate quanto, per noi, il Paese possa aprirsi attraverso strumenti anche innovativi. Ma, ripeto, manca la visione prospettica e questo è il grosso rammarico sul quale ci saremmo voluti confrontare. Oggi non c’è una rotta. Si dice che il Paese si salverà semplicemente attraverso un banale adeguamento all’Accordo, ma di fatto non c’è una rotta, perché non si capisce che cosa si voglia attrarre, in che modo e su quali settori si voglia puntare. Ci sono poi altri passaggi. Ad esempio, si interviene sulle residenze già concesse, prevedendo che entro sei mesi debbano adeguarsi. Qui bisognerebbe chiarirsi: se prima il requisito era di tre occupati e oggi diventa uno, se devono adeguarsi cosa fanno, licenziano gli altri due? Sono provocatorio, naturalmente, però capite che anche questo rappresenta un intervento retroattivo. E se la retroattività finisce in peius, come si concilia? È una domanda che avremmo voluto porre. Magari esiste una risposta, ma non essendoci stato un confronto diventa anche difficile. Poi c’è un altro tema, quello dei permessi di lavoro temporanei. Quindi facciamo entrare, diciamo così, i residenti e non necessariamente gli imprenditori, perché non c’è una rotta di politica economica e quindi non sappiamo che tipo di impresa vogliamo. In questo modo la residenza diventa il fine e non il mezzo. Sui permessi di lavoro temporanei, che dovevano rimanere attivi per 48 mesi e poi prevedere 30 giorni fuori territorio, si dice invece di eliminare tutto. Anche su questo potremmo essere d’accordo, perché esistono esigenze occupazionali e lavorative per mansioni che non trovano risposta all’interno dei nostri confini. Però queste non sono scelte da poco: sono scelte di politica migratoria, non soltanto di politica del lavoro o economica. Anche questo è un tema che dobbiamo affrontare, perché il nostro Paese è piccolo, le nostre dimensioni sono ridotte e interventi di questo tipo non possono essere fatti senza un vero dibattito politico e senza un confronto in Aula. Riteniamo che avrebbero meritato un approfondimento molto più attento. Rispetto a questo c’è un intervento sull’esistente, ma non si vede quale sia la rotta di politica demografica e anche di politica migratoria, che poi va a intrecciarsi con altre politiche migratorie sulle quali si sta discutendo molto, a volte anche in maniera strumentale. Il fatto che, come forza politica istituzionale, non si dibatta di questi argomenti e poi ci si ritrovi magari a discuterne in maniera strumentale sui giornali, per noi è un problema. In tutto il resto del mondo, almeno nelle democrazie occidentali, questi sono temi che occupano il dibattito politico, non le quisquilie delle quali spesso ci occupiamo. Questi sono i temi veri. Oggi la logica introdotta è questa: non esiste più il concetto di settore strategico, il beneficio viene esteso a tutti e poi, eventualmente, si interviene per stabilire cosa si vuole escludere. In un Paese come questo riteniamo che l’approccio debba essere completamente opposto: dobbiamo decidere prima quali politiche economiche vogliamo e, sulla base di queste, costruire gli strumenti di attrazione, laddove, ripeto, la residenza non può essere il fine, ma deve essere uno strumento.


