San Marino. Attiva-mente: Quando il confine di Stato diventa una barriera
Per una realtà come San Marino, fortemente interconnessa con il territorio italiano e con l’Europa, spostarsi oltre confine fa parte della vita quotidiana: per lavoro, studio, salute, relazioni personali, turismo, cultura o tempo libero. Per le persone con disabilità sammarinesi, tuttavia, attraversare il confine può ancora significare incontrare ostacoli che per altri cittadini non esistono: dalla possibilità stessa di muoversi in condizioni realmente accessibili a quella di beneficiare, una volta all’estero, delle stesse opportunità e agevolazioni riconosciute alle altre persone con disabilità. Sono due piani distinti, ma strettamente collegati.
Una riflessione che trova fondamento anche nella Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che richiama il diritto all’accessibilità dei trasporti (art. 9), alla libertà di movimento (art. 18) e alla mobilità personale con la maggiore indipendenza possibile, nel modo e nel momento scelti dalla persona (art. 20). Il primo riguarda la possibilità stessa di spostarsi. Sul territorio sammarinese sono stati compiuti negli anni importanti progressi sul fronte dell’accessibilità dei trasporti. Per quanto riguarda i collegamenti “su gomma” da e per la Repubblica, la situazione non è certamente delle peggiori, ma neppure può dirsi ancora pienamente soddisfacente. L’esempio più immediato è il collegamento pubblico Rimini–San Marino e San Marino–Rimini, che interessa sostanzialmente il principale accesso alla Repubblica attraverso il confine di Dogana.
Gli operatori che svolgono il servizio prevedono la disponibilità di pedana sollevatrice e sistema di aggancio della carrozzina, ma su richiesta e con prenotazione telefonica almeno 24 ore prima. È una possibilità importante e positiva, che va riconosciuta. Tuttavia, la libertà di movimento significa anche poter decidere di partire, cambiare programma o semplicemente prendere un autobus senza essere costretti a organizzare ogni spostamento il giorno precedente. Dogana rappresenta soltanto uno degli accessi alla Repubblica. San Marino confina infatti con diversi Comuni italiani e, attraverso gli altri confini, le possibilità di collegamento mediante trasporto pubblico accessibile risultano più limitate. Il tema della mobilità transfrontaliera accessibile assume quindi una dimensione più ampia rispetto al solo collegamento con Rimini. La questione riguarda sia i cittadini sammarinesi con disabilità che devono raggiungere il territorio italiano sia, in senso inverso, le persone con disabilità che dall’Italia o da altri Paesi desiderano raggiungere San Marino utilizzando il trasporto pubblico. Sappiamo bene, però, che San Marino non può intervenire unilateralmente: un collegamento transfrontaliero coinvolge territori, amministrazioni, gestori e competenze differenti.
C’è poi un secondo piano: quello delle agevolazioni e delle condizioni riconosciute alle persone con disabilità una volta oltre confine. A San Marino era stata introdotta la tessera PiùPerTe, per consentire alle persone con bisogni speciali, residenti o in visita, di usufruire di diverse facilitazioni: dalla gratuità per la persona con disabilità e l’accompagnatore sulla funivia e sul trasporto pubblico interno ad agevolazioni per musei, cinema, teatro e strutture sportive. Un’iniziativa significativa di come il riconoscimento della disabilità potesse tradursi concretamente in maggiore accesso alla mobilità, alla cultura e alla partecipazione. Lo stesso regolamento della tessera prevedeva, peraltro, la possibilità di riconoscimento in altri territori sulla base del principio di reciprocità.
Questa tessera, nel tempo non è stata più valorizzata. Il problema nasce quando il cittadino sammarinese attraversa il confine. In Italia, un caso particolarmente chiaro viene dal trasporto ferroviario. Trenitalia prevede diversi strumenti dedicati alle persone con disabilità. La Carta Blu, per esempio, è gratuita e, per le persone che ne hanno diritto, consente all’accompagnatore di viaggiare gratuitamente. Si tratta di un beneficio concreto, capace di incidere sul costo e, in alcuni casi, sulla possibilità stessa di viaggiare. Una persona con disabilità sammarinese, indipendentemente dalla tipologia di disabilità, può utilizzare gli stessi treni, percorrere gli stessi chilometri e avere le stesse necessità di assistenza di una persona con disabilità italiana, ma non necessariamente può accedere alle medesime agevolazioni. Ed è proprio da questo esempio che nasce una riflessione ulteriore: anche alla luce dell’imminente Accordo di associazione con l’Unione Europea, sarebbe fortemente auspicabile, in futuro, esplorare forme di collegamento o convenzionamento con la European Disability Card. La European Disability Card – Commissione europea nasce infatti per favorire il riconoscimento della disabilità e l’accesso, alle condizioni previste nei diversi Paesi, ad agevolazioni e trattamenti preferenziali. Il sistema, ormai definito sul piano normativo europeo e preceduto da esperienze pilota in diversi Paesi tra cui l’Italia, dovrebbe diventare pienamente operativo nel 2028.
Proprio mentre l’Europa si prepara a rendere più uniforme il riconoscimento della disabilità oltre confine, sarebbe più che opportuno, a nostro avviso, capire quale spazio possa trovare San Marino in questo nuovo sistema, attraverso forme di dialogo, accordo o reciprocità con l’Italia e con le istituzioni europee. Il punto centrale di queste nostre considerazioni non è chiedere privilegi. È domandarsi se sia possibile fare in modo che essere una persona con disabilità sammarinese non comporti, appena oltrepassato il confine, maggiori difficoltà nel muoversi e minori opportunità rispetto a un’altra persona con disabilità italiana o di un altro Paese europeo. Da una parte c’è dunque l’accessibilità concreta del viaggio: poter salire su un mezzo e raggiungere la propria destinazione. Dall’altra, il riconoscimento della condizione di disabilità e delle opportunità e agevolazioni ad essa collegate.
Due questioni diverse, ma con conseguenze molto simili sulla vita delle persone: poter lavorare, studiare, curarsi, viaggiare, fare turismo, partecipare a un evento o semplicemente decidere liberamente dove andare. Riteniamo, senza pretendere soluzioni immediate, che questo tema meriti un approfondimento da parte delle Istituzioni, attraverso il dialogo, la cooperazione e gli accordi, affinché attraversare pochi chilometri non significhi perdere accessibilità, opportunità o diritti. Un confine dovrebbe separare due Stati, non una persona dalle possibilità di muoversi e partecipare.
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