Politica

L’accordo con l’UE spacca lo scenario politico andorrano perché sta diventando l’argomento cardine della campagna elettorale 2027. Intanto la firma slitta

di Angela Venturini.

Quando il Segretario agli Esteri Luca Beccari aveva ipotizzato la firma dell’Accordo di Associazione con la UE per la fine di settembre, ne aveva ben d’onde. Infatti, l’atto era stato calendarizzato per il 28 settembre e tutto era stato organizzato per garantire la sua presenza a Bruxelles dal momento che negli stessi giorni si celebra anche la consueta Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Ma tutto è slittato a data da destinarsi, questa volta non come è successo nei mesi scorsi per le vicende sammarinesi, ma per difficoltà interne di Andorra. Infatti, il Principato si trova di fronte alla scadenza della legislatura, con una tornata elettorale che dovrebbe tenersi nei primi mesi del 2027. Le ultime elezioni si erano tenute il 2 aprile 2023 e poiché la durata normale del mandato è di 4 anni, la scadenza è ravvicinatissima. Tra l’altro, l’attuale capo del governo, Xavier Espot (esponente del partito di centrodestra Demòcrates per Andorra), non potrà ricandidarsi a causa del limite di due mandati consecutivi previsto dalle leggi andorrane.

Ma di mezzo c’è il referendum sull’Accordo UE, che dovrà precedere la ratifica, così come aveva assicurato il governo. Celebrarlo prima delle elezioni politiche potrebbe andare a comprometterne il risultato. D’altra parte, Xavier Espot, principale architetto e difensore dell’accordo UE, ha categoricamente escluso la possibilità di accorpare le elezioni politiche al referendum.  L’altra ipotesi è dunque, celebrarlo dopo le elezioni. Se così fosse, ovvero se Bruxelles desse ascolto a queste peculiari necessità politiche, verrebbe a significare che la firma potrebbe slittare addirittura all’inizio della prossima estate.

Va da sé che, là sui Pirenei, il dibattito politico è fortemente polarizzato: da una parte i favorevoli alla UE, il partito di governo Demòcrates per Andorra e i suoi alleati, i quali sostengono che l’accordo sia vitale per diversificare l’economia del microstato, garantendo l’accesso delle imprese andorrane a un mercato di 450 milioni di consumatori pur mantenendo l’autonomia fiscale e il controllo dei confini. Dall’altra i contrari e gli scettici, in particolare il Movimento d’opposizione Andorra Endavant (destra euroscettica), i cui seguaci reputano l’accordo un “errore storico”.  Forze come Concòrdia (principale partito di opposizione) spingono per una maggiore prudenza. Le critiche si concentrano sul timore che le rigide normative europee possano soffocare le peculiarità economiche andorrane e far lievitare i prezzi degli immobili.

Anche se la popolazione di Andorra è circa di 90 mila abitanti, di cui solo un terzo di origine, mentre a San Marino siamo 35 mila (ma non si sa bene quanti di origine), il dibattito è in qualche maniera speculare, con qualche fondamentale differenza. Infatti, a San Marino, quasi la totalità dei partiti rappresentati in Consiglio, sindacati, associazioni di categoria e componenti sociali, sono favorevoli alla UE. I contrari si muovono negli ambiti molto più ristretti di qualche movimento d’opinione. 

Di fronte a questo quadro, a San Marino non rimane altro che il tempo dell’attesa, che però potrebbe essere messo a frutto sia sul fronte interno, magari con occasioni di approfondimento e riflessione sui temi europei, e contestualmente lavorando sul fronte diplomatico.

Come si è visto in molte occasioni, certi nodi piuttosto complicati si risolvono con pazienza e con le arti della diplomazia. Invece, si vedono sempre più spesso diplomatici del Titano comparire sui giornali per le più diverse ragioni. È un qualcosa che ha lasciato stupite molte persone perché la prima caratteristica di un ambasciatore, o di un console, è la riservatezza. A meno che, anche in questo settore, siano cambiate le regole di ingaggio.