Politica

San Marino. PSD. Dalla Festa dell’Amicizia una domanda giusta: quale sanità vogliamo per il futuro?

 Il dibattito sulla sanità aperto alla Festa dell’Amicizia e le parole pronunciate dal Segretario della Democrazia Cristiana Gian Carlo Venturini pongono una questione importante. La sanità pubblica sammarinese è un patrimonio da difendere e potenziare. E le scelte sul suo futuro, come ha detto Venturini, non possono essere considerate semplici decisioni amministrative. Riguardano il modello di Paese che vogliamo costruire.

Per il PSD il punto di partenza deve essere chiaro: San Marino deve continuare ad avere un sistema sanitario e sociosanitario pubblico, universale e accessibile a tutti. Sanità e sicurezza sociale, inoltre, non sono due mondi separati. La loro integrazione è una delle caratteristiche più importanti del nostro Istituto per la Sicurezza Sociale e deve continuare ad esserlo.

Significa occuparsi della persona nel suo insieme. Della cura quando si ammala, ma anche della prevenzione, della medicina territoriale, della disabilità, della non autosufficienza, dell’assistenza domiciliare e dell’invecchiamento. È ancora più importante oggi, di fronte a una popolazione che invecchia e a bisogni sociali e sanitari sempre più intrecciati.

Difendere questo modello, però, non significa dire che tutto va bene. Definiamo il nostro sistema pubblico, universale e gratuito. Ma sappiamo tutti che nella vita reale molti sammarinesi mettono mano al portafoglio per una visita specialistica, un esame diagnostico o una prestazione nel settore privato. Spesso lo fanno perché non possono o non vogliono aspettare i tempi del sistema pubblico.

Questa è già, nei fatti, una forma di disuguaglianza nell’accesso alle cure. Chi può permetterselo paga e accelera. Chi non può, aspetta.

Se vogliamo difendere davvero la sanità pubblica e universale, dobbiamo partire anche da qui. Non basta difenderne il principio. Dobbiamo fare in modo che funzioni abbastanza bene da rendere quel principio vero nella vita quotidiana.

Da tempo circola l’ipotesi della realizzazione di un nuovo ospedale. Nel dibattito politico si è affacciata anche la finanza di progetto come possibile strumento per realizzarlo.

Ma prima di decidere come costruire e finanziare un nuovo ospedale dobbiamo decidere quale sanità e quale sistema sociosanitario vogliamo per San Marino nei prossimi venti o trent’anni.  Non è una questione tecnica. È una delle più grandi scelte politiche che abbiamo davanti.

Vogliamo un ospedale che faccia un po’ di tutto? Vogliamo concentrare alcune eccellenze e costruire collaborazioni forti fuori territorio per le prestazioni più specialistiche? Vogliamo sviluppare settori capaci di attirare pazienti da fuori San Marino? E, in questo caso, quali settori e con quale rapporto con la missione pubblica dell’ISS?  Sono domande che non ci spaventano. Ma che vengono prima dei muri, delle dimensioni dell’edificio e dello strumento finanziario scelto per costruirlo.

C’è poi una domanda ancora più grande: per quale San Marino stiamo progettando il sistema sanitario? Per la San Marino di oggi? Per una Repubblica più aperta, integrata con l’Europa, capace di attrarre nuovi residenti e arrivare un giorno a 50 o 60 mila abitanti? Oppure per un Paese che, se non riuscirà a contrastare l’inverno demografico, potrebbe ritrovarsi a breve con molti meno abitanti e una popolazione molto più anziana?

Sono scenari molto diversi. E richiedono modelli diversi. Per questo non possiamo permettere che il futuro dell’ISS venga deciso un pezzo alla volta. Una convenzione qui. Un servizio affidato fuori territorio là. Una nuova attività commerciale. Una prestazione a pagamento. Una riorganizzazione. Un progetto per il nuovo ospedale. Ognuna di queste scelte, presa singolarmente, può anche avere ottime ragioni. Ma la loro somma può cambiare profondamente il nostro sistema senza che San Marino abbia mai deciso consapevolmente in quale direzione andare.

Su questo Venturini ha ragione: il modello non può essere il risultato di una serie di decisioni amministrative. Deve essere una scelta politica e collettiva.

Abbiamo celebrato da poco i settant’anni dell’Istituto per la Sicurezza Sociale. Settant’anni nei quali San Marino ha costruito un patrimonio che appartiene a tutti. Crediamo che questo sia il momento giusto per aprire una nuova grande fase di riflessione sul suo futuro.

Il PSD propone quindi l’apertura di un grande tavolo nazionale sulla sanità e sulla sicurezza sociale. Non una riunione formale. Non un confronto riservato a pochi addetti ai lavori. Un percorso vero, con la politica e l’ISS, ma soprattutto con chi ogni giorno fa funzionare il sistema: medici, infermieri, operatori sanitari e sociosanitari e tutte le professionalità coinvolte. E con le organizzazioni sindacali, che hanno contribuito storicamente alla costruzione del nostro sistema di sicurezza sociale e che devono avere un ruolo pieno nella discussione sul suo futuro. Con le associazioni e con tutte le competenze che possono dare un contributo.

Mettiamo sul tavolo tutto. Senza pregiudizi. Il Piano sanitario e sociosanitario. I servizi da mantenere, quelli da rafforzare e quelli eventualmente da ripensare o superare. Le liste d’attesa. La medicina territoriale. L’assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti. Il personale. Le collaborazioni con l’esterno. La libera professione. Le attività a pagamento. La sostenibilità economica. Le opportunità di sviluppo. E, naturalmente, il nuovo ospedale.

Ma partendo dal modello, non dall’edificio. L’ordine deve essere questo: prima scegliamo la sanità e la sicurezza sociale che vogliamo. Poi decidiamo quale ospedale serve a quella scelta e come realizzarlo.

Partito dei Socialisti e dei Democratici