Politica

San Marino. Tomaso Rossini su famiglie e diritti: a settembre una scelta che prima di tutto riguarda i bambini

A settembre il Consiglio Grande e Generale sarà chiamato a discutere le Istanze d’Arengo che riguardano il riconoscimento dei figli nelle famiglie omogenitoriali.  Il confronto si annuncia delicato. E nei prossimi giorni potrebbe aggiungersi un elemento molto importante: il pronunciamento del Collegio Garante della Costituzionalità delle Norme su una questione che riguarda proprio il riconoscimento di questi rapporti familiari.  Forse, allora, vale la pena fare un piccolo passo in avanti rispetto al dibattito politico.

Sapendo che il confronto vero dovrà avvenire in Consiglio. Sapendo che ogni forza politica dovrà costruire la propria posizione. E sapendo che sarà necessario leggere con attenzione il pronunciamento del Collegio quando sarà reso pubblico.  Ma alcune domande possiamo iniziare a porcele già oggi.  Io vorrei partire da quella più semplice.  Come tuteliamo i bambini?

Le Istanze d’Arengo n. 48 e 49, presentate dall’associazione LGBT+ 121, hanno avuto il merito di portare questa domanda davanti alle istituzioni.  La prima riguarda il riconoscimento a San Marino degli atti di nascita e di adozione formati all’estero nei quali risultano due genitori dello stesso sesso.  La seconda riguarda il riconoscimento della responsabilità di entrambi i genitori nelle famiglie omogenitoriali.

Dietro queste definizioni giuridiche ci sono situazioni molto concrete.  Ci sono bambini che crescono con persone che si prendono cura di loro ogni giorno. Ma il nostro ordinamento non offre ancora risposte chiare sul riconoscimento giuridico di alcuni di questi legami.  Oggi la normativa sammarinese non disciplina espressamente queste situazioni.

Lo ha chiarito anche l’Ufficio di Stato Civile nella relazione predisposta sulle Istanze.  L’Ufficio deve applicare le leggi esistenti. Non può creare autonomamente nuove regole. Se la legge non prevede una determinata forma di registrazione, il funzionario non può introdurla di propria iniziativa.  Questo chiarisce un punto importante.  Non possiamo chiedere agli uffici di risolvere un problema che la legge non ha ancora risolto.  La responsabilità è della politica.

Ed è anche per questo che il pronunciamento del Collegio dei Garanti assume particolare importanza.  Non conosciamo ancora pubblicamente le conclusioni e dovremo valutarle quando saranno disponibili.  Ma è evidente che le indicazioni del Collegio potranno rappresentare un riferimento importante per il legislatore. Potranno aiutarci a capire meglio quali principi il nostro ordinamento ci chiede di tutelare e quali risposte dovrà dare la politica.  A settembre arriverà il momento delle decisioni.

Prima, però, credo sia utile provare a capire quale debba essere il punto di partenza.  Per me sono i bambini. Un bambino può avere accanto a sé, dalla nascita o dai primi anni della sua vita, due persone che se ne occupano ogni giorno.  Persone che lo accompagnano a scuola.  Che lo curano quando è malato.  Che partecipano alla sua educazione.  Che condividono le responsabilità, le gioie e le preoccupazioni della sua crescita.  Per quel bambino non si tratta di una discussione sui modelli di famiglia.  È la sua famiglia.

Il problema nasce quando questa realtà affettiva non trova nella legge una tutela altrettanto chiara. Finché tutto va bene, questa distanza può sembrare poco importante.  Ma cosa succede davanti a una malattia? A un ricovero? A una separazione? Alla morte del genitore riconosciuto dalla legge?  È nei momenti difficili che una legge deve dare certezze.  E un bambino non dovrebbe scoprire proprio in quei momenti che una delle persone che lo ha cresciuto non ha nei suoi confronti le responsabilità e le possibilità di tutela che lui ha sempre dato per scontate.  Credo che il dibattito di settembre debba partire da qui.

Non si tratta di stabilire per legge quale sia il modello di famiglia migliore.  E non si tratta di chiedere a tutti di avere la stessa opinione su questioni che toccano convinzioni personali profonde.  Le sensibilità nel nostro Paese sono diverse. Vanno ascoltate e rispettate.  La domanda è un’altra.

Quando una situazione familiare esiste già e riguarda un bambino, come deve comportarsi lo Stato?  San Marino ha riconosciuto dal 2018 le unioni civili. Oggi la realtà ci pone una domanda ulteriore: come tuteliamo i bambini che crescono all’interno di queste famiglie?  L’associazione 121, attraverso le Istanze d’Arengo, ha posto questa domanda alle istituzioni.  Lo Stato Civile ha chiarito che, con le norme attuali, non può dare autonomamente la risposta.  Il Collegio dei Garanti potrà offrirci un ulteriore e importante riferimento.  Poi toccherà alla politica.  Serviranno regole prudenti. Equilibrate. Scritte bene. Regole capaci di rispettare le diverse sensibilità presenti nella nostra comunità senza perdere di vista chi, in questa discussione, ha meno strumenti per far sentire la propria voce.

I bambini.  La loro stabilità.  La loro sicurezza.  La continuità dei loro affetti.  Senza slogan. Senza steccati. Senza pretendere di avere già tutte le risposte.  Partendo, però, da una convinzione.  Quando un bambino ha costruito un legame stabile con chi lo cresce, lo Stato dovrebbe cercare di proteggerlo.

A settembre discuteremo insieme come farlo.

Tomaso Rossini