San Marino. Ci vuole il coraggio di scegliere. Negli anni abbiamo visto iniziative importanti perdersi in discussioni senza fine
Guardando agli ultimi trent’anni della nostra Repubblica emerge una riflessione che riguarda tutta la politica sammarinese e non un solo partito. San Marino ha dimostrato di saper affrontare cambiamenti e momenti difficili, ma ha pagato anche il prezzo di troppi rinvii, di progetti rimasti fermi e di decisioni arrivate in ritardo. Non tutti i no sono sbagliati.
Ci sono opposizioni e proteste che hanno difeso il patrimonio pubblico, l’ambiente, la trasparenza e gli interessi dei cittadini. Anche l’esperienza dei referendum sulla libera professione medica e sul tetto agli stipendi dei dirigenti pubblici ha mostrato come il no possa nascere da una forte domanda di equità e di controllo della spesa. Da una parte vi era la volontà di limitare possibili conflitti di interesse nella sanità e garantire una maggiore accessibilità ai servizi, dall’altra l’esigenza di contenere retribuzioni considerate eccessive nel settore pubblico. Tuttavia, nel tempo, queste scelte hanno prodotto risultati solo parziali. Nel caso della libera professione medica, il sistema ha continuato a cercare un equilibrio tra attività pubblica e privata senza arrivare a una riforma definitiva, mentre il tetto agli stipendi ha creato rigidità e reso più difficile attrarre alcune professionalità, soprattutto nella sanità. Dire no senza presentare un’alternativa non può diventare un modo di fare politica.
Negli anni abbiamo visto iniziative importanti perdersi in discussioni senza fine. Il progetto Alpitour nell’area dell’ex Tiro a Volo non è riuscito a trovare un punto di equilibrio tra sviluppo turistico e tutela del territorio ed è stato infine abbandonato. Del termovalorizzatore si parla da oltre quindici anni tra annunci, contrarietà e nuove aperture, senza essere ancora arrivati a una valutazione chiara dei costi, dei vantaggi e degli effetti sull’ambiente. Anche l’ampliamento dell’aviosuperficie di Torraccia divide il Paese. Le preoccupazioni dei residenti sulla sicurezza e sull’impatto dell’opera devono essere ascoltate, ma allo stesso tempo va considerata la possibilità che un’infrastruttura moderna e ben gestita possa favorire il turismo, migliorare i collegamenti e contribuire ad attrarre nuovi investimenti.
Questi esempi mostrano quanto sia difficile a San Marino arrivare a una decisione. Non serve una politica del sì a tutto, ma non possiamo neppure restare fermi davanti a ogni cambiamento. Il confronto è utile quando aiuta a trovare soluzioni migliori, ma diventa un problema quando serve soltanto a rimandare. San Marino non può permettersi di perdere opportunità, perché gli investimenti e le tecnologie cambiano velocemente, mentre i problemi lasciati irrisolti diventano più difficili e costosi. La vera sfida non è scegliere sempre tra il sì e il no, ma capire che cosa sia davvero utile al Paese, spiegare con chiarezza le decisioni e assumersi la responsabilità dei risultati.
Quando ho iniziato a fare politica, una persona con molta esperienza mi disse «Ricordati che i voti si contano, non si pesano». In quel momento non compresi fino in fondo che cosa volesse dire, ma con il passare degli anni mi è diventato molto chiaro. Troppo spesso la politica ha contato i voti che rischiava di perdere, magari quelli di poche famiglie direttamente coinvolte, invece di guardare alla fiducia che avrebbe potuto conquistare tra tanti cittadini attraverso scelte coraggiose e lungimiranti. Così, per paura di perdere qualche consenso nell’immediato, si è finito per rinunciare a opportunità che avrebbero potuto produrre benefici per l’intero Paese.
Alessandro Mancini


