San Marino. Attiva-Mente sulla Carta Sociale Europea: dalla firma alla responsabilità
Alla ripresa dei lavori consiliari a settembre, San Marino sarà chiamato a valutare l’opportunità di completare un percorso iniziato venticinque anni fa e di rafforzare concretamente la tutela dei diritti sociali. Nell’anno in corso, infatti, ricorrono due anniversari che riguardano direttamente anche la Repubblica di San Marino: i 65 anni dall’adozione della Carta Sociale Europea e i 25 anni dalla firma sammarinese della sua versione riveduta.
San Marino sottoscrisse la Carta Sociale Europea riveduta il 18 ottobre 2001. Quella firma, tuttavia, non è mai stata seguita dalla ratifica. La Repubblica figura ancora oggi, insieme a Liechtenstein, Monaco e Svizzera, tra i soli quattro Stati membri del Consiglio d’Europa che non hanno ratificato né la Carta originaria del 1961 né quella riveduta del 1996.
Si tratta di un trattato del Consiglio d’Europa, organizzazione di cui San Marino fa parte dal 1988 (vi veda qui la pagina COE di riferimento https://www.coe.int/en/web/european-social-charter/)
La Carta tutela aspetti essenziali della vita quotidiana: il diritto al lavoro, a condizioni di lavoro giuste e sicure, alla protezione della salute, alla sicurezza sociale, all’assistenza sociale e sanitaria, all’istruzione, all’abitazione, alla protezione contro la povertà e l’esclusione sociale. Prevede inoltre garanzie specifiche per minori, famiglie, persone anziane, persone migranti e persone con disabilità, sulla base del principio di non discriminazione.
Non si tratta, dunque, di una dichiarazione simbolica o di un generico catalogo di buone intenzioni. La ratifica comporta l’assunzione di obblighi internazionali e l’accettazione di un sistema europeo di verifica della loro attuazione.
Uno degli aspetti meno conosciuti è che la Carta prevede un sistema di ratifica flessibile. Ogni Stato può individuare le disposizioni che intende inizialmente accettare come vincolanti, nel rispetto di precise soglie minime previste dal trattato.
Questa flessibilità, tuttavia, non dovrebbe essere utilizzata per ridurre l’adesione a un atto puramente formale. La scelta delle disposizioni da accettare dovrebbe essere ambiziosa, responsabile e trasparente, oltre che coerente con i bisogni reali della popolazione.
Per le persone con disabilità assume, ad esempio, un rilievo particolare l’articolo 15 della Carta, espressamente dedicato al diritto all’indipendenza, all’integrazione sociale e alla partecipazione alla vita della comunità.
La disposizione impegna gli Stati a promuovere l’accesso all’istruzione e alla formazione, a favorire l’inserimento e il mantenimento delle persone con disabilità nel mercato ordinario del lavoro, ad adattare le condizioni lavorative e ad adottare misure capaci di superare le barriere alla comunicazione e alla mobilità. Richiama inoltre l’accesso ai trasporti, all’abitazione, alle attività culturali e al tempo libero.
Sono temi che si intrecciano strettamente con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, già ratificata da San Marino, e con questioni ancora aperte nel nostro Paese: la Vita Indipendente, l’assistenza personale, l’accessibilità, l’inclusione lavorativa, l’abitare e la partecipazione alla comunità.
Per questo riteniamo importante che, nell’eventuale percorso sammarinese di ratifica, l’articolo 15 venga accettato integralmente, insieme ad altre disposizioni di particolare rilevanza sociale, quali quelle riguardanti la protezione contro la povertà e l’esclusione sociale e il diritto all’abitazione.
La possibilità concessa agli Stati di selezionare inizialmente una parte delle disposizioni della Carta non dovrebbe infatti tradursi nella scelta del minimo indispensabile, ma rappresentare il punto di partenza di un percorso progressivo verso la più ampia tutela possibile dei diritti riconosciuti dal trattato. Gli Stati che ratificano la Carta sono tenuti a riferire periodicamente sull’attuazione delle disposizioni accettate. La conformità delle norme, delle politiche e delle pratiche nazionali viene valutata dal Comitato europeo dei diritti sociali, organismo indipendente del Consiglio d’Europa.
Separatamente, gli Stati possono accettare anche la procedura dei reclami collettivi, attraverso la quale determinate organizzazioni sindacali, dei datori di lavoro e organizzazioni non governative abilitate possono sottoporre al Comitato situazioni generali di possibile mancato rispetto della Carta. Non si tratta di ricorsi individuali, ma di uno strumento rivolto a individuare problemi strutturali presenti nelle leggi, nelle politiche o nelle prassi di uno Stato. Anche l’accettazione di questo meccanismo meriterebbe, a nostro giudizio, di essere valutata seriamente, perché rafforzerebbe il ruolo della società civile e renderebbe ancora più effettivo il controllo sull’attuazione dei diritti sociali.
In definitiva, consideriamo la Carta Sociale Europea uno strumento per migliorare la nostra comunità, poiché la sovranità di uno Stato non si indebolisce quando esso accetta liberamente regole poste a tutela della dignità delle persone. Al contrario, si rafforza quando agli impegni internazionali fanno seguito politiche verificabili, responsabilità pubbliche e strumenti che consentono di misurarne concretamente l’attuazione.
L’eventuale approvazione dell’Istanza d’Arengo (vedi qui https://www.attiva-mente.info/progetti/cultura/istanze-d-arengo/istanza-d-arengo-affinché-la-repubblica-di-san-marino-aderisca-alla-carta-sociale-europea ), rappresenterebbe quindi non soltanto una scelta di coerenza rispetto alla firma apposta nel 2001, ma l’assunzione di un impegno concreto per trasformare quella firma in responsabilità pubblica.
E, soprattutto, sarebbe un passo in avanti affinché i diritti sociali non siano considerati promesse subordinate alle circostanze, ma parte integrante e indivisibile dei diritti umani.
Auspichiamo quindi che la discussione consiliare si concluda in modo favorevole e conduca a un mandato preciso: avviare una verifica tecnico-giuridica, definire un percorso e una tempistica per la ratifica, individuare le disposizioni da accettare e coinvolgere le parti sociali, le organizzazioni della società civile e le persone direttamente interessate.
Attiva-Mente


