Politica

San Marino. Neo mamme e future mamme scrivono alla politica per sollecitare la legge sulla famiglia

Abbiamo appreso con profondo rammarico che, anche nella seduta consiliare di luglio, il progetto di legge dedicato al sostegno della famiglia e all’incremento delle nascite nel nostro Paese è stato nuovamente rinviato.
Come neo mamme che hanno accolto questa proposta all’inizio della gravidanza, avevamo sperato in un cambiamento concreto: la possibilità di non essere costrette a rientrare al lavoro al terzo mese di vita del nostro bambino.
Per un momento abbiamo creduto che San Marino avesse finalmente deciso di mettere la maternità e la prima infanzia tra le sue priorità, riconoscendone il valore non solo economico, ma umano e sociale. Le evidenze scientifiche più aggiornate confermano che i primi sei mesi di vita sono fondamentali per la salute e lo sviluppo del bambino. Un distacco così precoce dalla madre può rappresentare un trauma, con ripercussioni sul benessere emotivo e relazionale del neonato. Anche la madre subisce un impatto significativo: essere costretta a separarsi dal proprio bambino in una fase così delicata può essere vissuto come una forma di violenza psicologica. A tre mesi un bambino è completamente dipendente dalla madre, e obbligarla a tornare al lavoro è una scelta che contrasta con la fisiologia, la cura e il buon senso.
La normativa attuale garantisce lo stipendio al 100% per i primi tre mesi dopo il parto (o comunque per 150 giorni complessivi). Successivamente, la donna è di fatto obbligata a rientrare al lavoro, con la sola possibilità di prolungare la maternità percependo però un reddito ridotto al 40%, una soglia che rende questa opzione impraticabile per la maggior parte delle famiglie.
Pur nel massimo rispetto delle donne che scelgono liberamente di tornare al lavoro prima, riteniamo essenziale che ogni madre possa compiere una scelta consapevole, non dettata da vincoli economici o da lacune legislative.
La legge che attendevamo con fiducia avrebbe esteso il congedo di maternità garantendo un’indennità all’80% per ulteriori tre mesi dopo i 150 giorni attuali. Una misura che avrebbe rappresentato un sostegno reale, concreto e lungimirante per le famiglie e per le donne che desiderano dedicare più tempo alla cura del proprio bambino.
Viviamo in un Paese che troppo spesso non è a misura di giovani famiglie, e il rinvio di questa legge ne è l’ennesima dimostrazione. Per questo motivo, noi mamme di bambini nati nel 2026, o ancora in dolce attesa, abbiamo deciso di scrivere questo comunicato affinché diventi un appello chiaro e diretto alla politica.
Siamo tante, e anche se fino ad ora non abbiamo fatto rumore ora chiediamo che la maternità e la prima infanzia vengano finalmente trattate con la serietà che meritano. Per questo auspichiamo vivamente che la legge in questione sia approvata in tempi brevissimi e che preveda anche la retroattività che sta ingiustamente penalizzando tante madri lavoratrici.
Firmato da un gruppo di 55 mamme di bambini nati o in arrivo nel 2026