Cinque giorni di scuola fino alle 14: ecco il piano del governo per le medie (report della seduta pomeridiana della Commissione I del 3 agosto 2026)
Commissione Consiliare Permanente Affari Costituzionali ed Istituzionali; Pubblica Amministrazione; Affari Interni, Protezione Civile, Rapporti
con le Giunte di Castello; Giustizia; Istruzione, Cultura, Beni Culturali, Università e Ricerca Scientifica
Lunedì 3 agosto 2026, pomeriggio
Nel pomeriggio in Commissione vengono affrontato alcune tematiche riguardanti il mondo della scuola e dell’istruzione. Si comincia dal riferimento del Segretario di Stato per l’Istruzione e la Cultura, Teodoro Lonfernini sulla sperimentazione dell’organizzazione del tempo scuola della Scuola Media su cinque giorni settimanali.
Lonfernini apre il dibattito illustrando la relazione della Segreteria di Stato sulla possibile riorganizzazione dell’orario delle scuole medie, chiarendo fin da subito che l’obiettivo non è soltanto modificare il calendario scolastico, ma ripensare il modello educativo sammarinese alla luce delle esigenze degli studenti, delle famiglie e della società. Spiega che il gruppo di lavoro incaricato ha individuato due possibili modelli: il primo prevede la concentrazione delle attività didattiche in cinque mattinate dal lunedì al venerdì, con 30 moduli settimanali e il sabato libero; il secondo mantiene la settimana su cinque giorni ma introduce 32 moduli, con un rientro pomeridiano obbligatorio fino alle 16.30 e la necessità di organizzare anche il servizio mensa. Lonfernini evidenzia che, dopo le valutazioni svolte, la Segreteria di Stato orienta la propria preferenza verso il primo modello, ritenendo che “l’innovazione della scuola non debba essere ricercata necessariamente attraverso un incremento del tempo di permanenza degli studenti negli edifici scolastici, bensì attraverso un ripensamento delle modalità con cui il tempo viene utilizzato”. Sottolinea inoltre che una scuola capace di valorizzare “la progettazione interdisciplinare, la didattica laboratoriale, il lavoro cooperativo e il protagonismo degli studenti può conseguire risultati significativi anche senza aumentare il monte ore obbligatorio”, aggiungendo che la soluzione delle cinque mattinate favorisce un migliore equilibrio tra scuola, famiglia, sport, attività culturali e tempo libero. Il Segretario precisa comunque che non si tratta di una decisione già assunta, ma di un contributo al confronto con la comunità scolastica e politica, ribadendo che “la preferenza espressa dal sottoscritto, dalla Segreteria di Stato e dal team del Dipartimento non intende tuttavia chiudere il confronto né anticipare decisioni”. Nella parte conclusiva del suo intervento rende però esplicito l’orientamento dell’Esecutivo, affermando che “la scelta verso la quale ci siamo orientati, e sulla quale cercheremo e sono sicuro troveremo condivisione, è quella del primo modello, quindi dei cinque giorni settimanali fino alle ore 14, senza prevedere in questa fase un impegno pomeridiano”. Lonfernini spiega infine che l’eventuale introduzione della nuova organizzazione avrebbe carattere sperimentale per un triennio, con possibile avvio dal 2027, giudicandola una soluzione sostenibile e coerente con il più ampio percorso di riforma del sistema scolastico sammarinese.
Carlotta Andruccioli (D-ML) afferma che il suo gruppo non ha preclusioni verso la settimana corta, ricordando che già nella passata legislatura era emersa una preferenza dei genitori per questa soluzione. Invita però a partire dagli obiettivi formativi e non dall’orario: “non credo si debba partire dall’orario per adattare l’offerta formativa, ma fare il percorso inverso”. Chiede quindi di capire concretamente come cambieranno la didattica, i programmi, le discipline e le modalità di insegnamento nel modello da 30 moduli, esprimendo anche qualche perplessità sulla capacità degli studenti di mantenere alta l’attenzione fino alle 14. Emanuele Santi (Rete) concentra invece il proprio intervento sulla verifica del monte ore. Dopo i chiarimenti del Segretario prende atto che il tempo scuola rimane sostanzialmente invariato e osserva che gli studenti “anziché frequentare sei giorni con orario fino alle 13, si passerebbe a cinque giorni con orario fino alle 14, mantenendo sostanzialmente le stesse 30 ore effettive”. Considera questo un elemento positivo, ricordando che la principale preoccupazione di Rete era evitare una riduzione delle ore di lezione, ma ritiene fondamentale approfondire il funzionamento delle compresenze e coinvolgere insegnanti e famiglie nella sperimentazione. Marco Mularoni (PDCS) ringrazia Lonfernini per aver avviato un percorso di rinnovamento atteso da anni e invita a non fermarsi davanti alle inevitabili difficoltà organizzative, sostenendo che il sabato libero potrebbe diventare un’opportunità per attività sportive, culturali ed extrascolastiche. Pur ritenendo interessante anche il modello con il rientro pomeridiano, giudica quello delle cinque mattinate la soluzione più realistica nella fase iniziale della sperimentazione. Sulla stessa linea Barbara Bollini (PDCS) ricorda che già vent’anni fa erano stati gli stessi genitori a chiedere l’eliminazione del sabato. Sostiene che il nuovo impianto non riduce la qualità dell’insegnamento e ritiene che le due ricreazioni previste rendano sostenibile l’orario fino alle 14. A suo giudizio il pomeriggio libero consentirebbe ai ragazzi di dedicarsi con maggiore serenità allo sport, ai compiti e alla vita familiare. Donatella Merlini (PSD) apprezza il lavoro svolto dal gruppo incaricato e considera positiva la scelta di avviare una sperimentazione, pur esprimendo qualche dubbio sulla concentrazione delle lezioni nelle cinque mattinate. Da insegnante osserva che l’ultima ora rischia di essere particolarmente impegnativa per gli studenti, motivo per cui ritiene opportuno verificare sul campo l’efficacia del nuovo modello prima di trarre conclusioni definitive. Anche Giuseppe Maria Morganti (Libera) condivide la direzione intrapresa e si dice favorevole al primo modello, ritenendo che oggi San Marino non disponga ancora delle strutture necessarie per sostenere un vero tempo pieno. Invita però a cogliere questa riforma come occasione per ripensare profondamente la scuola media, superando una visione troppo legata al numero dei moduli. “Se la scuola diventa, nel senso più positivo del termine, anche un luogo in cui si sta bene, in cui ci si diverte imparando, in cui si cresce attraverso esperienze formative, creative e coinvolgenti, allora anche sei ore di permanenza diventano molto più affrontabili”. Per Maria Katia Savoretti (RF) non esiste una contrarietà di principio alla settimana corta, ma occorre valutare con attenzione l’impatto sugli studenti. Evidenzia che il problema non è tanto recuperare le ore del sabato, quanto garantire che nelle ultime ore della mattinata rimanga alta la qualità dell’apprendimento. Apprezza inoltre il metodo adottato dalla Segreteria di Stato, che affronta il tema “in maniera aperta”, senza posizioni precostituite.
Nelle conclusioni il Segretario Teodoro Lonfernini ringrazia tutti gli intervenuti e ribadisce che il confronto resta aperto, ma conferma con chiarezza l’orientamento della Segreteria verso il modello delle cinque mattinate, ritenuto il più semplice da realizzare anche perché le scuole medie non dispongono ancora di una mensa. Spiega che la proposta nasce dal lavoro dei tecnici e del gruppo di studio e assicura che la riforma non ridurrà la qualità dell’insegnamento: “La vera novità sarà rappresentata dalla compresenza e dall’insegnamento integrato”. Il Segretario annuncia infine che l’intenzione è avviare una sperimentazione triennale attraverso un decreto, lasciando la possibilità di apportare eventuali correzioni durante il percorso sulla base dei risultati che emergeranno.
Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini illustra quindi il progetto di riorganizzazione delle figure di sistema e degli staff dirigenziali del Dipartimento Istruzione e Cultura, definendolo una priorità della riforma scolastica. Spiega che l’attuale sistema di selezione delle figure di coordinamento, basato sulla semplice disponibilità dei docenti, è ormai superato e va sostituito con un modello più strutturato e fondato sulle competenze. Presenta quindi il Decreto-Legge n. 97 del 27 luglio 2026, già in vigore, che anticipa alcune misure della riforma istituendo il Servizio Attività Extrascolastiche e Centri Estivi e il Servizio per il Benessere Scolastico, quest’ultimo supportato da un’équipe multidisciplinare composta da psicologo, pedagogista ed educatore sociale. Il coordinamento dei nuovi servizi sarà affidato a figure di sistema selezionate tra i docenti di ruolo attraverso una procedura dedicata. Lonfernini sottolinea che si tratta del primo passo di un più ampio riassetto organizzativo, con l’obiettivo di rafforzare l’offerta educativa e migliorare la capacità della scuola di rispondere ai bisogni di studenti e famiglie.
Nel finale il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini aggiorna la Commissione sull’attuazione dell’ordine del giorno dedicato all’utilizzo dei social network e dei dispositivi digitali da parte dei minori, definendo la trasformazione digitale una delle principali sfide educative del presente. Richiamando i dati dell’indagine sul benessere degli adolescenti sammarinesi e dello studio internazionale dell’Organizzazione mondiale della sanità, evidenzia come l’uso dei social comporti opportunità ma anche rischi, tra cui cyberbullismo, ricerca di approvazione online e ripercussioni sulla qualità del sonno. Lonfernini ricorda che San Marino dispone già di strumenti per contrastare bullismo e cyberbullismo, ma sottolinea la necessità di aggiornare costantemente le politiche educative. Guarda con interesse alle esperienze avviate in diversi Paesi europei e in Australia. Ribadisce infine che l’obiettivo non è vietare l’accesso al mondo digitale, ma promuovere un utilizzo più consapevole delle tecnologie attraverso una collaborazione tra scuola, famiglie, istituzioni e comunità educante.
Comma 4
Riferimento del Segretario di Stato per l’Istruzione e la Cultura e successivo dibattito:
a) sulla sperimentazione dell’organizzazione del tempo scuola della Scuola Media su cinque giorni settimanali;
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: È stata avviata una riflessione sull’organizzazione e sulla riorganizzazione del tempo scuola dell’ordine delle scuole medie, con particolare riferimento alla possibilità di articolare le attività didattiche su cinque giorni settimanali. La relazione che presento illustra il giudizio della Segreteria di Stato alla luce del lavoro svolto dal gruppo incaricato, che ha successivamente consegnato la propria relazione. Questa riflessione si inserisce all’interno di una più ampia visione di sviluppo del sistema educativo sammarinese ed è orientata a coniugare qualità dell’insegnamento, innovazione metodologica, benessere degli studenti, sostenibilità organizzativa e capacità della scuola di rispondere ai cambiamenti della società contemporanea. Negli ultimi anni il dibattito sul tempo scuola ha assunto crescente rilevanza in numerosi sistemi educativi europei, nei quali si è progressivamente affermata la consapevolezza che l’efficacia dell’azione educativa non dipenda esclusivamente dalla quantità del tempo trascorso a scuola, ma soprattutto dalla qualità delle esperienze formative proposte, delle metodologie adottate e dall’equilibrio complessivo tra apprendimento, vita familiare, attività sportive, culturali e relazionali. Anche nel nostro Paese questo tema è emerso con sempre maggiore frequenza nel confronto con le famiglie, con il personale scolastico e con le realtà sociali del territorio. La Segreteria di Stato ritiene pertanto opportuno affrontare la questione in maniera aperta, senza posizioni predefinite, nella consapevolezza che ogni eventuale scelta dovrà essere il risultato di un percorso condiviso e fondato su valutazioni oggettive. È quello che sicuramente faremo oggi, anche alla luce del lavoro del gruppo e della relazione che vi presento. Le analisi svolte dal Dipartimento Istruzione e Cultura, dalla dirigenza della scuola media e dal gruppo di lavoro istituito con delibera del Congresso di Stato n. 16 del 17 febbraio hanno consentito di individuare due possibili modelli organizzativi, entrambi idonei a consentire il passaggio alla settimana scolastica su cinque giornate. Il primo modello prevede lo svolgimento delle attività didattiche obbligatorie esclusivamente nelle cinque mattinate, dal lunedì al venerdì, attraverso un’organizzazione di 30 moduli settimanali. Tale soluzione consentirebbe di liberare la giornata del sabato, mantenendo inalterata la centralità del percorso formativo e introducendo al contempo elementi di innovazione didattica fondati sulla progettazione interdisciplinare, sul lavoro laboratoriale e sulla collaborazione tra i docenti. Il secondo modello prevede invece un’articolazione del tempo scuola su 32 moduli settimanali, comprensivi di un rientro pomeridiano obbligatorio fino alle ore 16.30. Questa soluzione permetterebbe di incrementare il tempo scuola e di sviluppare ulteriormente attività progettuali e laboratoriali, ma richiederebbe l’introduzione di un servizio di refezione scolastica e una diversa organizzazione delle strutture e dei servizi di supporto. Entrambi i modelli presentano elementi di interesse e meritano attenzione. La scelta tra le diverse opzioni non può essere ricondotta esclusivamente a una valutazione quantitativa del tempo scuola, ma deve tenere conto di una pluralità di fattori: l’efficacia educativa, il benessere degli studenti, l’organizzazione delle famiglie, l’impatto sul personale docente e non docente, la sostenibilità gestionale e la capacità di garantire pari opportunità di accesso alle esperienze formative. Allo stato attuale delle valutazioni ritengo che il modello basato sulle cinque mattinate rappresenti la soluzione che meglio risponde alle esigenze emerse nel corso dell’analisi preliminare. Tale orientamento nasce dalla convinzione che l’innovazione della scuola non debba essere ricercata necessariamente attraverso un incremento del tempo di permanenza degli studenti negli edifici scolastici, bensì attraverso un ripensamento delle modalità con cui il tempo viene utilizzato. Una scuola capace di valorizzare la progettazione interdisciplinare, la didattica laboratoriale, il lavoro cooperativo e il protagonismo degli studenti può conseguire risultati significativi anche senza aumentare il monte ore obbligatorio. La soluzione delle cinque mattinate appare inoltre maggiormente coerente con l’obiettivo di favorire un migliore equilibrio tra scuola, famiglia, attività sportive, culturali e tempo libero, riconoscendo il valore educativo che tali esperienze rivestono nel percorso di crescita delle giovani generazioni. La preferenza espressa dal sottoscritto, dalla Segreteria di Stato e dal team del Dipartimento non intende tuttavia chiudere il confronto né anticipare decisioni che richiedono il coinvolgimento dell’intera comunità scolastica. Al contrario, costituisce un contributo al dibattito pubblico e istituzionale finalizzato a orientare una discussione trasparente e fondata su elementi concreti. L’eventuale introduzione della settimana scolastica su cinque giorni non rappresenta un mero intervento organizzativo, ma costituisce un’opportunità per riflettere sul modello di scuola che il nostro Paese intende costruire per il futuro: una scuola moderna, inclusiva, capace di innovare senza rinunciare alla qualità, attenta ai bisogni degli studenti e delle famiglie, aperta al territorio e orientata allo sviluppo integrale della persona. In questa prospettiva la Segreteria di Stato per l’Istruzione e la Cultura conferma la propria disponibilità a proseguire il percorso di confronto e approfondimento, nella convinzione che il miglioramento del sistema scolastico rappresenti un obiettivo strategico per l’intera comunità nazionale e un investimento fondamentale per il futuro del Paese. Questa è la mia relazione, già caricata e a vostra disposizione. Ho con me anche il documento del gruppo di lavoro, dal quale è certamente emerso l’indirizzo che ho illustrato. Dalle parole e dai concetti che vi ho letto si evince chiaramente che la scelta verso la quale ci siamo orientati, e sulla quale cercheremo e sono sicuro troveremo condivisione, è quella del primo modello, quindi dei cinque giorni settimanali fino alle ore 14, senza prevedere in questa fase un impegno pomeridiano. Si tratterebbe infatti di una soluzione che potremmo considerare inizialmente sperimentale e, quando parliamo di un primo periodo, intendiamo un triennio. Se saremo nelle condizioni di attuarla, in coerenza con tutti gli altri percorsi di riforma che stiamo portando avanti, stiamo parlando del triennio che partirà dal 2027 in avanti. Ritengo quindi che questa soluzione possa essere assolutamente sostenibile per il nostro ordine scolastico di riferimento, quello delle scuole medie, e pienamente coerente con la riforma complessiva che stiamo portando avanti nei diversi ordini scolastici. Resto comunque, al di là di questo mio intervento, assolutamente a disposizione dei commissari e del presidente per qualunque considerazione in merito.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Ringrazio anche il Segretario per la relazione. Questo è uno dei temi sui quali, come Commissione, ci siamo confrontati più volte e abbiamo richiesto un aggiornamento alla luce di quanto emerso dal gruppo di lavoro. Vorrei sapere se la documentazione predisposta dal gruppo potrà essere messa a disposizione dei commissari, così da avere un quadro ancora più completo del lavoro svolto. Per quanto riguarda il merito della questione, da parte mia e del mio gruppo non ci sono preclusioni. Già nella passata legislatura era stato svolto un approfondimento e, attraverso un confronto con i genitori, era stata rilevata una preferenza favorevole alla riduzione della settimana scolastica a cinque giorni per la scuola media. Da questo punto di vista, quindi, non siamo contrari. Riteniamo però che si tratti di una scelta che va ponderata con grande attenzione, perché non riguarda semplicemente l’eliminazione del sabato o la riduzione di alcune ore di lezione, ma il modello di scuola che vogliamo costruire per i nostri ragazzi. L’ho detto più volte e lo ribadisco oggi: non credo si debba partire dall’orario per adattare l’offerta formativa, ma fare il percorso inverso. La prima domanda dovrebbe essere quale tipo di istruzione e di formazione vogliamo garantire agli studenti della scuola secondaria inferiore. Dobbiamo chiederci quali competenze riteniamo indispensabili, quali strumenti vogliamo offrire ai giovani e su quali discipline intendiamo investire. Penso, ad esempio, agli ambienti digitali innovativi, ai laboratori, alla lingua inglese e a tutte quelle materie che oggi assumono un’importanza diversa rispetto al passato. Il mondo è cambiato profondamente e molte cose devono essere aggiornate. Per questo ritengo che si debba partire dagli obiettivi educativi e formativi e solo successivamente definire l’organizzazione della scuola. Se la soluzione preferita dalla Segreteria è quella dei 30 moduli settimanali, vorremmo capire concretamente cosa cambia: vengono ridotte alcune discipline? Si interviene sul numero di ore? Ci saranno accorpamenti di materie o momenti di compresenza? Cambia anche il modo di fare didattica? Credo che la riflessione debba partire da qui, più che dalla semplice scelta tra settimana di cinque o sei giorni. È evidente, inoltre, che qualsiasi soluzione comporterà modifiche organizzative, ad esempio sul fronte dei trasporti e dei servizi, e sarà necessario confrontarsi con tutti i soggetti coinvolti, comprese le famiglie. La mia domanda principale resta quindi questa: se si sceglie di ridurre a 30 moduli settimanali, come si intende farlo e come cambia il modello educativo e formativo? Mi pongo anche un’altra questione: se la scuola terminerà alle ore 14, anziché alle 13 come avviene oggi, ci sarà da valutare attentamente anche il tema dell’attenzione degli studenti, ai quali si chiederà un’ora in più di permanenza in classe. Anche sotto questo profilo sarà necessario ripensare il modello educativo. Chiedo quindi che non ci si limiti a sperimentare la settimana corta, ma che si valuti concretamente come migliorare le modalità di apprendimento, il benessere degli studenti e la rimodulazione dei programmi e dell’organizzazione didattica, perché probabilmente anche questi aspetti dovranno essere rivisti.
Emanuele Santi (Rete): Ringrazio anch’io il Segretario per la relazione, anche se avremmo preferito riceverla qualche giorno prima per poter svolgere alcuni approfondimenti. Vorrei fare un ragionamento e chiederle conferma di alcuni aspetti, anche perché oggi sostituisco il commissario Zeppa e quindi non seguo abitualmente questi temi. Se ricordo correttamente, oggi la scuola media è organizzata su sei giorni, dal lunedì al sabato, con orario indicativamente dalle 8 alle 13, per un totale di 32 moduli settimanali, con due giornate nelle quali sono previste le cosiddette ore brevi. Se è così, la proposta sostenuta dalla Segreteria prevede di invertire i due fattori: passare a cinque giorni di scuola, dal lunedì al venerdì, ma con sei ore effettive di lezione, arrivando quindi fino alle ore 14. Se ho compreso correttamente, il monte ore complessivo rimane sostanzialmente invariato. Chiedevo questa conferma perché è un elemento fondamentale per poter discutere della proposta. Dopo la precisazione del Segretario, mi è chiaro che il modello prevede 30 moduli da 55 minuti ciascuno, distribuiti su cinque mattine, con due moduli in compresenza e due intervalli da 15 minuti. Ragionando quindi sul tempo effettivo trascorso a scuola, il saldo rimane sostanzialmente identico a quello attuale: anziché frequentare sei giorni fino alle 13, gli studenti frequenteranno cinque giorni fino alle 14. Naturalmente l’uscita alle 14 modifica alcune abitudini delle famiglie, perché in quell’orario molti genitori sono ancora al lavoro. Immagino però che questi aspetti siano stati valutati e che anche il precedente sondaggio svolto tra i genitori abbia preso in considerazione questo tipo di cambiamento. Per quanto riguarda il monte ore, prendiamo atto che non viene ridotto. Rimane però da capire come la nuova organizzazione dell’orario si integrerà con la didattica. È un tema sul quale mi collego anche alle osservazioni della commissaria Andruzzoli: più che il numero delle ore, conta il modo in cui verrà organizzata l’attività educativa. In passato avevamo espresso la preoccupazione che la settimana corta potesse tradursi in una riduzione delle ore di lezione. Da quanto illustrato oggi, invece, il tempo complessivo resta sostanzialmente invariato e questo è un elemento positivo. Sarà comunque importante coinvolgere gli insegnanti, che immagino siano già stati interessati dal percorso, ma anche i genitori, perché si tratta di un cambiamento significativo. Rimane inoltre da comprendere come funzioneranno concretamente le compresenze tra le discipline, se saranno a rotazione e quali materie saranno coinvolte. È evidente che si tratta di un modello tutto da sperimentare e valutare. Questo è il primo passo; il giudizio definitivo potrà essere espresso quando il quadro sarà definito in maniera completa.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Le rispondo subito, commissario, riportando il riferimento contenuto nel lavoro del gruppo incaricato di elaborare il modello. Stiamo parlando di un’organizzazione da 30 ore e 30 moduli, di cui due in compresenza. Il modello che vi presento, e che rappresenta l’indirizzo condiviso da me, dalla Segreteria di Stato, dal Dipartimento e da tutti coloro che stanno lavorando a questa scelta, naturalmente insieme anche al confronto con voi, prevede che il tempo scuola obbligatorio sia suddiviso in cinque mattine, con orario dalle 8 alle 14, articolato in 30 moduli della durata di 55 minuti ciascuno, all’interno dei quali sono previste due ricreazioni di 15 minuti. L’organizzazione sarebbe quindi la seguente: primo modulo dalle 8.00 alle 8.55; secondo modulo dalle 8.55 alle 9.50; ricreazione dalle 9.50 alle 10.05; terzo modulo dalle 10.05 alle 11.00; quarto modulo dalle 11.00 alle 11.55; seconda ricreazione dalle 11.55 alle 12.10; quinto modulo dalle 12.10 alle 13.05; sesto modulo dalle 13.05 alle 14.00. Attraverso le due compresenze riusciamo a mantenere sostanzialmente inalterate le 30 ore e i 30 moduli previsti. Il sabato non rientrerebbe più nel monte orario obbligatorio né nel conteggio dei moduli e, come vedremo anche in base alle vostre osservazioni, potrebbe eventualmente essere utilizzato per ulteriori attività di carattere extra-didattico.
Emanuele Santi (Rete): Ringrazio il Segretario per la precisazione. Ragionando esclusivamente sul tempo che gli studenti trascorreranno a scuola, il saldo rimane identico a quello attuale. Come avevo ipotizzato, e come il Segretario ha confermato, anziché frequentare sei giorni con orario fino alle 13, si passerebbe a cinque giorni con orario fino alle 14, mantenendo sostanzialmente le stesse 30 ore effettive. È chiaro che l’uscita alle 14 rappresenta un aspetto da valutare, perché modifica le abitudini delle famiglie e coincide con un orario nel quale molti genitori sono ancora al lavoro. Non voglio dire che sia una soluzione sbagliata, ma è un elemento che va considerato. Ricordo che qualche anno fa era stato svolto anche un sondaggio tra i genitori sulla settimana corta e immagino che fosse stato affrontato anche questo aspetto, cioè l’eventuale disagio di avere il rientro a casa un’ora più tardi durante la settimana in cambio del sabato libero. Dal punto di vista del monte ore, però, il saldo rimane pressoché invariato. Vengono meno le due giornate con le ore brevi, previste nell’attuale organizzazione per garantire i 32 moduli, e vengono introdotte le due compresenze. Proprio su questo vorrei chiedere ulteriori chiarimenti al Segretario, collegandomi anche alle osservazioni della commissaria Andruccioli. Il vero tema, infatti, non è tanto il numero delle ore, quanto il modo in cui la nuova organizzazione dell’orario si integrerà con la didattica. Credo che su questo sarà importante avere ulteriori approfondimenti. Ricordo che in Consiglio avevamo espresso una certa contrarietà all’ipotesi di ridurre il tempo effettivo trascorso dagli studenti a scuola. Avevamo sempre sostenuto che il sabato poteva essere oggetto di riflessione, purché non si riducessero le ore dedicate alla didattica. Da quanto emerge oggi, invece, il tempo complessivo rimane invariato: gli studenti frequenteranno un’ora in più durante la settimana per poter restare a casa il sabato. Su questo faremo certamente ulteriori valutazioni. Ritengo comunque che sia fondamentale coinvolgere sia gli insegnanti, che immagino siano già stati interessati dal percorso, sia soprattutto i genitori, perché si tratta di un cambiamento significativo. Sul fatto che non vengano sottratte ore alla didattica possiamo esprimere una prima valutazione positiva, perché era proprio questo il nostro timore. Rimane da comprendere meglio come funzioneranno concretamente le compresenze, quali discipline saranno coinvolte e se vi sarà una rotazione. Sono tutti aspetti che dovranno essere sperimentati e valutati. Questo rappresenta il primo passo; il giudizio definitivo potremo esprimerlo quando avremo un quadro completo e ben definito.
Marco Mularoni (PDCS): Innanzitutto mi sento di fare un sentito ringraziamento al Segretario di Stato perché, nuovamente, ci porta una serie di tematiche e una ristrutturazione del sistema scolastico di cui questo Paese parla da tantissimo tempo, senza però aver mai messo realmente in campo una riforma così ampia come quella che sta avvenendo in questo momento. Sicuramente oggi il mondo sta cambiando, le esigenze sono diverse e abbiamo vissuto situazioni che rendono necessaria una ristrutturazione del sistema scolastico. Lo ringrazio anche per il coraggio nel portare avanti tutte queste iniziative. Per questo rimango un po’ stranito da questo inizio di dibattito, perché credo che di questo tema si parli ormai da molto tempo. Non dico da quando frequentavo io le scuole medie, ma poco dopo era già iniziato il ragionamento sulla modifica dell’orario, eliminando il sabato e ristrutturando l’intero sistema scolastico. Sono quindi un po’ basito dal dibattito, perché ogni idea nuova, ogni cambiamento, ogni modalità operativa differente rispetto al passato comporta inevitabilmente modifiche, adattamenti, un periodo di sperimentazione e una serie di esigenze legate alla ristrutturazione di qualsiasi aspetto: dall’orario alle tempistiche, fino anche al trasporto scolastico. Credo che tutto questo rientri nell’ordinario ogni volta che si cambia paradigma e si avvia una ristrutturazione. Sinceramente sono tranquillo perché esiste un gruppo di lavoro formato da persone che conoscono la scuola e sanno quale deve essere il percorso educativo. Per questo non mi soffermo sulla questione degli orari, delle ore, delle cinque o sei ore, ma guardo all’idea e al principio in sé. Credo che questa idea, come aveva già dimostrato anche il sondaggio svolto tra i genitori, che avevano espresso una preferenza per quella che viene definita settimana corta, rappresenti una ristrutturazione dell’orario che libera il sabato mattina. Secondo me quella giornata potrebbe essere utilizzata per attività extrascolastiche, sia ludiche sia sportive. Diciamo sempre che lo sport unisce e forse si potrebbe pensare a un sabato mattina dedicato proprio a diverse attività sportive. Per questo apprezzo l’idea e dico di andare avanti. Per quanto riguarda le modalità, comprendo che sul tavolo ci siano due modelli. Uno è sicuramente più equilibrato e sostenibile nell’immediato. Anche il secondo modello, con rientri pomeridiani, in cui la scuola non sia soltanto luogo di insegnamento ma anche di attività durante un orario più lungo, potrebbe essere interessante. I ragazzi non resterebbero cinque o sei ore consecutive al banco, ma trascorrerebbero più tempo a scuola alternando la didattica ad attività extracurriculari, creando anche un servizio importante per le famiglie. Tuttavia questo modello richiede un’organizzazione che oggi le nostre scuole medie non hanno ancora, a partire dalla necessità di realizzare un sistema di mensa. Proprio perché si parla di un progetto sperimentale, credo che la soluzione migliore sia la prima. Successivamente, se il progetto verrà apprezzato dagli insegnanti, dalla scuola e dai genitori, si potrà eventualmente ragionare su un’evoluzione ulteriore. Già oggi, però, credo che andare avanti con questa proposta sia più che sufficiente e ringrazio nuovamente il Segretario di Stato.
Barbara Bollini (PDCS): Anch’io vorrei ringraziare il Segretario di Stato per l’Istruzione, Teodoro Lonfernini, per aver portato questa riforma di cui si parla da tantissimo tempo. Ricordo che quando mio figlio frequentava le scuole medie, circa vent’anni fa, furono gli stessi genitori a chiedere la possibilità di eliminare il sabato per avere più tempo da dedicare ai figli e alla famiglia, perché ci si ritrovava praticamente con la sola domenica e il tempo era davvero poco. Vorrei anche ricordare che per chi non aveva ancora terminato il percorso del catechismo, la domenica era spesso impegnata anche da quell’attività, per cui le settimane erano completamente occupate. In più occasioni si è quindi parlato di ridurre le giornate di scuola senza togliere nulla alla qualità della formazione scolastica. Oggi, dopo vent’anni e dopo i sondaggi che hanno confermato la volontà di tantissimi genitori di usufruire di questa riforma, posso dire che rappresenta un passo importante per la Repubblica di San Marino. La relazione presentata dal Segretario spiega molto bene il nuovo impianto. Non vengono tolte ore, anzi, sotto certi aspetti l’offerta viene anche arricchita, perché quando ci sono due insegnanti l’apprendimento può essere migliore. Questo è ciò che ho imparato nei miei percorsi all’interno della scuola, anche perché stimola maggiormente i ragazzi a seguire le lezioni. Le ore quindi non vengono ridotte. È naturale che, per recuperare quelle del sabato, venga aggiunta un’ora durante gli altri giorni, ma un’ora accompagnata da due ricreazioni e quindi da due momenti di pausa che, secondo me, non la rendono così pesante come qualcuno pensa. Forse, a volte, sono più i genitori a preoccuparsi di queste situazioni. La ricreazione, anche solo di un quarto d’ora, è fondamentale. Lo dico anche perché sono stata per tanti anni rappresentante di circolo delle scuole elementari e questo è uno dei primi insegnamenti che ho ricevuto. La qualità dell’insegnamento, insieme a tutto ciò che riguarda l’inclusione, è fondamentale e non dobbiamo eliminare o ridurre ciò che oggi serve alla scuola. Personalmente, avere il sabato mio figlio a casa e poter condividere quel tempo con lui e con la famiglia è qualcosa di importante, perché il tempo a disposizione è davvero poco. Il gruppo di lavoro ha proposto due modelli. Ritengo che quello che termina alle ore 14 sia il più adatto, perché lascia il pomeriggio libero per svolgere altre attività, fare sport, fare i compiti con calma e seguire un percorso più rilassante. È anche il modello che condivido personalmente e che la Segreteria ha indicato come soluzione ideale. Non perché quello con uscita alle 16.30 non possa funzionare, ma perché, al di là dei problemi legati a trasporti e mensa, le ore complessive diventano davvero tante. Per concludere, dico che questa riforma è benvenuta. Ci saranno tre anni di sperimentazione, ma penso che sarà accolta positivamente sia dai genitori sia dai ragazzi. Se poi il sabato si riuscissero a sviluppare attività che coinvolgano maggiormente i giovani, limitando il tempo dedicato ai social e favorendo invece lo sport e altre iniziative organizzate dalla scuola, credo che sarebbe un risultato molto positivo e importante non solo per i ragazzi, ma anche per le famiglie.
Donatella Merlini (PSD): Ringrazio il Segretario e anche il gruppo di lavoro che, so, ha lavorato intensamente e mi pare abbia prodotto un buon lavoro sul quale possiamo fare alcune considerazioni. Sono soddisfatta del fatto che, finalmente, dopo aver parlato anche di altri ordini di scuola, l’attenzione sia puntata sulla scuola media, attraverso diversi progetti che il Segretario ha presentato e altri che sono imminenti. Sappiamo tutti che questo rappresenta un periodo estremamente delicato nella vita dei ragazzi e proprio per questo dobbiamo dedicare a questo ciclo di studi la massima attenzione. Per quanto mi riguarda, non ho preclusioni nei confronti di nessuno dei due modelli. È evidente che il modello con il rientro pomeridiano presenta maggiori difficoltà dal punto di vista della sostenibilità, perché mancano ancora le strutture necessarie, ma è anche un modello che consentirebbe di avere uno spazio più ampio per le attività. Nel primo modello è vero che il monte ore complessivo non diminuisce, ma è altrettanto vero che tutto risulta molto concentrato. Da insegnante che ha trascorso una vita con i ragazzi, e considerando che anche il Segretario ha posto molta enfasi sull’innovazione e sul benessere, nutro qualche dubbio sulla possibilità che gli studenti riescano ad affrontare al meglio l’ultima ora di lezione, che inevitabilmente diventa la più impegnativa. È vero che sono previste le ricreazioni, ma sappiamo tutti che un quarto d’ora è davvero poco e sappiamo anche che, dopo la ricreazione, spesso è complicato riprendere il lavoro con la necessaria efficacia. In questo caso mi affido al parere di chi ha lavorato su questi temi e di chi oggi vive quotidianamente la scuola, perché io l’ho lasciata circa dieci anni fa e credo che molte cose siano cambiate. Mi affido quindi al lavoro svolto dai tecnici. Ripeto, non ho preclusioni verso nessuno dei due modelli. Comprendo che la sostenibilità sia un elemento molto importante e sono anche contenta che si parli di sperimentazione, perché i modelli che proponiamo devono essere verificati sul campo. Solo dopo alcuni anni potremo valutare se le scelte compiute saranno state realmente utili e avranno prodotto buoni risultati.
Giuseppe Maria Morganti (Libera): Anch’io mi associo a chi sostiene che sia molto importante che la Repubblica di San Marino si interroghi su questo progetto e che si arrivi a realizzarlo. Sono convintamente favorevole alla direzione indicata. Tra i due modelli sceglierei anch’io quello individuato dalla Segreteria, perché oggi, dal punto di vista strutturale, non siamo preparati per il rientro pomeridiano. In futuro, però, si potrebbe immaginare una scuola organizzata come un vero campus, dove i ragazzi possano vivere più a lungo l’ambiente scolastico senza essere continuamente impegnati nelle materie più pesanti. Potrebbe essere una prospettiva interessante, ma è un ragionamento da affrontare quando ci saranno le strutture adeguate. Oggi queste strutture non esistono e quindi avete fatto bene a orientarvi sul primo modello. Inviterei però la Segreteria a non essere troppo rigidamente legata all’idea che debbano necessariamente esserci 32 moduli. Parlare di 32 moduli non significa automaticamente parlare di 32 esperienze formative per i ragazzi, né garantire soltanto un certo numero di ore di insegnamento. Credo che il ragionamento debba essere capovolto, cercando di fare della scuola innanzitutto un servizio per i ragazzi, garantendo poi naturalmente anche le opportunità per gli insegnanti. È fondamentale non mettere il carro davanti ai buoi. Se vogliamo che il sistema funzioni, non dobbiamo preoccuparci tanto del numero dei moduli quanto del tempo scuola e della sua organizzazione, perché questo riguarda le strutture e la capacità dei ragazzi di sostenere l’impegno. Anch’io ricordo benissimo, dai miei tempi di scuola, quanto fosse pesante l’ultima ora, che allora terminava intorno all’una. Questo elemento va tenuto in considerazione. Tuttavia tutto questo potrebbe cambiare se la modifica dell’orario diventasse davvero l’occasione per riformare il modello educativo. Mi è piaciuto molto ciò che il Segretario ha detto nella relazione introduttiva: oggi affrontiamo un tema apparentemente tecnico, cioè il passaggio dalla settimana lunga a quella corta, ma in realtà dobbiamo cogliere questa occasione per intervenire sul modello dell’insegnamento. Questo è particolarmente importante nella scuola secondaria di primo grado, dove si passa dalle modalità educative della scuola elementare a un’organizzazione fondata sul singolo docente e sulla singola materia, in una fase della crescita in cui i ragazzi vivono uno dei momenti più complessi della loro formazione e della costruzione della propria personalità. Sarebbe quindi opportuno approfondire maggiormente il modello educativo. Forse queste riflessioni sono già contenute nella relazione del gruppo di lavoro, che noi però non abbiamo avuto modo di vedere. Ad esempio, il tema della compresenza rappresenta già un elemento di innovazione per la scuola media. Bisognerebbe però comprendere fino in fondo dove si vuole arrivare con questo modello educativo. Se la scuola diventa, nel senso più positivo del termine, anche un luogo in cui si sta bene, in cui ci si diverte imparando, in cui si cresce attraverso esperienze formative, creative e coinvolgenti, allora anche sei ore di permanenza diventano molto più affrontabili. Sarebbe interessante non solo per i ragazzi, ma probabilmente anche per gli insegnanti. Il mio consiglio è quindi quello di uscire almeno in parte dagli schemi rigidi nei quali oggi è ancora inserita la scuola media. La scuola superiore ha esigenze diverse, ma la scuola media rappresenta un passaggio tra due modelli educativi e merita una riflessione più approfondita. Probabilmente molte delle risposte che cerco sono già contenute nella relazione del gruppo di lavoro. Se davvero il modello educativo è stato ripensato in maniera efficace, allora sei ore di scuola al mattino possono diventare sostenibili. Se invece le materie continueranno a essere affrontate secondo gli schemi tradizionali, allora le ultime ore rischieranno di diventare un peso difficilmente sopportabile. Non chiedo una scuola del divertimento fine a sé stesso, ma una scuola che, attraverso la partecipazione al processo creativo, sappia motivare chi la frequenta e renda l’apprendimento più coinvolgente e formativo.
Maria Katia Savoretti (RF): Da parte di Repubblica Futura non c’è mai stata una contrarietà a priori alla possibilità di valutare il passaggio delle scuole medie da sei a cinque giorni. È ovvio che, come tutti, siamo un po’ preoccupati perché, da un lato, i genitori sono magari automaticamente favorevoli alla riduzione della settimana scolastica, ma dobbiamo anche stare attenti a ciò che questa scelta comporta. Il tema non è tanto ridurre i giorni di scuola, quanto capire come riorganizzare l’orario e come impiegare il tempo che rimane nei cinque giorni settimanali. Nella relazione sono presentati due modelli, uno con 30 moduli e uno con 32, con orari ben definiti. Dobbiamo però tenere presente che la scuola media rappresenta già un passaggio importante per i ragazzi che arrivano dalle scuole elementari: sono ancora bambini e si trovano ad affrontare un cambiamento significativo, in una fase della vita caratterizzata da una crescita molto intensa prima dell’ingresso nella scuola secondaria superiore. Questo rappresenta già uno scoglio importante e dobbiamo valutare attentamente come proporre ai ragazzi questo nuovo modello didattico. Sappiamo infatti che, dopo un certo numero di ore a scuola, l’attenzione inevitabilmente cala. Per questo non basta dire che si passa dalle 8 alle 14 per recuperare le ore del sabato. Se nelle ultime ore i ragazzi perdono la concentrazione, rischiamo di recuperare l’orario sulla carta ma di perdere efficacia sul piano dell’apprendimento. È un’espressione forte dire che quelle ore siano “buttate via”, ma il rischio è che non vengano sfruttate nel modo migliore. Per questo credo sia importante che chi lavora nella scuola, e certamente possiede competenze maggiori delle mie, valuti anche modalità diverse di organizzazione dei moduli e della didattica. Condivido inoltre quanto detto dal Segretario e mi ha colpito molto il passaggio della sua relazione in cui invita ad affrontare questa tematica in maniera aperta. Credo sia l’approccio giusto: ragionare insieme, ciascuno mettendo a disposizione le proprie competenze, senza partire da posizioni predefinite. È un metodo di lavoro che apprezzo molto e che ritengo positivo. Cerchiamo quindi tutti insieme di fare il meglio possibile per la scuola e soprattutto per i nostri ragazzi.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Innanzitutto ringrazio tutti coloro che sono intervenuti e anche per aver compreso il senso di un’iniziativa di questo genere che, come ho detto nella relazione, non nasce da una volontà calata dall’alto. È da tantissimo tempo che il dibattito sull’organizzazione della scuola è aperto e, inoltre, si tratta di una riflessione che oggi coinvolge l’intero contesto europeo, chiamato a interrogarsi su quale debba essere il modello scolastico del presente e del futuro, tenendo insieme gli aspetti didattici, quelli extra didattici, quelli logistici e la capacità della scuola di essere sempre più accogliente rispetto al benessere degli alunni, delle loro famiglie e del personale docente e non docente. Si tratta quindi di un ragionamento che riguarda l’intera comunità scolastica e rispetto al quale sentiamo un forte obbligo morale e di iniziativa riformatrice. Riteniamo che anche nel nostro Paese siano maturi i tempi per affrontare questo cambiamento e mi sembra che lo stesso spirito sia emerso anche dal confronto di oggi e dalle riforme già avviate negli altri ordini scolastici, così come da quelle che continueremo a portare avanti nel corso della legislatura. Voglio però sottolineare un aspetto: il modello che ho presentato rappresenta certamente il nostro orientamento. Naturalmente il confronto resta aperto, ma sarebbe poco corretto dire che non ho una convinzione precisa. La mia convinzione, sulla base della relazione del gruppo di lavoro, è che il primo modello sia quello più coerente e più semplice da avviare. Basta pensare a ciò che è stato evidenziato anche oggi: la scuola media non dispone di una mensa e questo rappresenterebbe il primo grande ostacolo pratico nel caso del rientro pomeridiano, ritardando inevitabilmente tutto il percorso di innovazione. Per questo il primo modello rappresenta il nostro orientamento. Non è però una scelta personale né una decisione presa da chi lavora con me, ma nasce dal lavoro dei tecnici, ai quali spetta la valutazione degli aspetti educativi, mentre alla politica compete anche la valutazione degli aspetti sociali e della comunità nella quale viviamo. Tutto è partito da un’analisi del Dipartimento di Scienze Umane, attraverso il professor Guerra, che ancora prima dell’insediamento del gruppo di lavoro aveva fornito alla Segreteria un documento molto chiaro nel quale emergeva la necessità di ripensare il quadro orario della settimana scolastica. Quelle indicazioni sono poi state recepite dal gruppo di lavoro. Nella relazione conclusiva è presente anche un contributo finale dello stesso professor Guerra, che evidenzia come non tutti gli aspetti della riflessione del gruppo coincidano pienamente con il suo pensiero, ma riconosce che il lavoro è stato svolto da tecnici che vivono quotidianamente la scuola e che quindi rappresenta un riferimento importante. Proprio perché si tratta di una sperimentazione, alcune parti potranno essere migliorate e integrate nel corso del triennio previsto, fino a raggiungere la piena efficacia. Per quanto riguarda i modelli di insegnamento e il nuovo quadro orario, desidero rassicurare tutti: non verrà meno nulla di ciò che oggi garantisce qualità. Sarà semplicemente riorganizzato quanto già esiste. La vera novità sarà rappresentata dalla compresenza e dall’insegnamento integrato. Siamo convinti che questo migliorerà la didattica perché non ci saranno soltanto lezioni frontali, con insegnante, cattedra e banchi, ma anche attività laboratoriali, maggiore condivisione tra le classi dello stesso anno e un’integrazione che rafforzerà le capacità di apprendimento, pur mantenendo gli insegnamenti tradizionali, eventualmente rinnovati in parte nelle modalità. L’obiettivo è mantenere la qualità e migliorarla ulteriormente. Per quanto riguarda il percorso normativo, intendiamo procedere, come suggerito anche dal gruppo di lavoro, attraverso strumenti legislativi che consentano una maggiore flessibilità. Proprio perché siamo in una fase sperimentale, sarà necessario poter intervenire anche durante il triennio per apportare eventuali correzioni. Per questo partiremo con un decreto che recepirà quanto oggi è oggetto della riflessione della Commissione, della relazione del gruppo di lavoro, della mia relazione e di quella del professor Guerra e del Dipartimento di Scienze Umane. In questo modo avremo gli strumenti per correggere e migliorare il progetto sulla base delle indicazioni che emergeranno durante la sperimentazione.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Grazie anche per i chiarimenti sull’orario, perché forse inizialmente anch’io avevo fatto un po’ di confusione. Le ore complessive, infatti, rimangono le stesse: vengono modificati i moduli, ma il monte ore resta invariato. Quello che dicevo prima, e mi dispiace se qualcuno è rimasto basito dagli interventi, è sostanzialmente ciò che è emerso anche dagli altri interventi: è evidente che non si tratta soltanto di rimodulare o modificare un orario, ma anche di ripensare le modalità di insegnamento. La compresenza, ad esempio, rappresenta già di per sé una modifica del modello didattico. Quando si parla di cambiamento non si intende necessariamente qualcosa di negativo, ma qualcosa che va valutato e ponderato. Mi chiedo, ad esempio, se ci sia già un’idea di quali possano essere le materie interessate dalla compresenza. L’altra osservazione che volevo fare è semplicemente uno spunto di riflessione. Anch’io ho piena fiducia nel gruppo di lavoro, che ha approfondito questi temi e certamente ne sa più di tutti noi. Non metto assolutamente in discussione il lavoro svolto. Quello che cercavo di evidenziare è che oggi la scuola è profondamente cambiata e sono cambiate anche le esigenze formative. Da un lato è necessario modificare il modello educativo, dall’altro bisogna rafforzare alcune discipline rispetto ad altre. Sta emergendo un problema molto serio legato alla comprensione del testo: molti ragazzi non comprendono più ciò che leggono. È un fenomeno evidente in Italia e credo che San Marino non ne sia immune. Lo stesso vale per la conoscenza delle lingue, in particolare dell’inglese, e per l’educazione digitale. Quello che volevo dire è che la mia non è una contrarietà alla settimana di cinque giorni, anzi. Credo però che si debba partire dalle nuove esigenze formative ed educative e, sulla base di queste, costruire il nuovo modello organizzativo. Volevo semplicemente chiarire questo punto, perché non vorrei essere stata fraintesa: il mio era soltanto uno spunto di riflessione. Le due domande che desideravo porre sono quindi queste: se sia possibile avere la relazione del gruppo di lavoro con i due modelli proposti e quali saranno le materie interessate dalla compresenza.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Per quanto riguarda la relazione, non c’è alcun problema. Mi auguro soltanto che venga rispettato il fatto che si tratta di un documento elaborato da un gruppo di lavoro incaricato dal Congresso di Stato. Ho sempre avuto il massimo rispetto per ciò che riguarda la divulgazione dei documenti della Segreteria di Stato e non ho alcuna difficoltà a condividerli, perché non esiste alcun segreto. Chiedo però di fare affidamento sul buon senso di tutti affinché la relazione non venga diffusa pubblicamente, perché contiene riflessioni aperte e considerazioni formulate da persone che non fanno parte della vita politica, ma che hanno fornito il proprio contributo tecnico e professionale. Si tratta del lavoro di docenti coinvolti nell’analisi e credo sia giusto che quelle riflessioni rimangano nel contesto per il quale sono state elaborate. Domani mattina, al nostro rientro in Segreteria di Stato, provvederemo quindi a inviare la relazione ai componenti della Commissione. Per quanto riguarda invece la compresenza, essa sarà organizzata a rotazione. Nella relazione troverete anche alcuni esempi. La simulazione effettuata ha coinvolto sostanzialmente tutti gli insegnanti, con l’unica eccezione, per ragioni esclusivamente pratiche, dei docenti di religione e di etica, cultura e società. Tutti gli altri sono stati coinvolti nella simulazione. Il principio è quindi quello della rotazione della compresenza tra le diverse discipline. Le simulazioni continueranno da oggi fino all’avvio della sperimentazione nel 2027. Il gruppo di lavoro, infatti, non conclude oggi il proprio compito, ma continuerà a lavorare coinvolgendo progressivamente un numero sempre maggiore di insegnanti per arrivare preparati alla fase sperimentale. Per questo motivo non ho motivo di ritenere che possano emergere criticità o debolezze nell’applicazione della compresenza. Ci tengo infine ad aggiungere un ultimo aspetto: già da quest’anno gli insegnanti parteciperanno a specifici percorsi di formazione. Siamo quindi già entrati nella fase pratica che consentirà loro di acquisire maggiore sicurezza nell’applicazione delle nuove metodologie didattiche e delle buone pratiche connesse al nuovo modello organizzativo basato sui 30 moduli e sulla compresenza.
b) sulla riorganizzazione delle figure di sistema e staff dirigenziali del Dipartimento Istruzione e Cultura e degli ordini scolastici;
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Sin dall’avvio della legislatura abbiamo ritenuto, come Segreteria di Stato e come Dipartimento, che la revisione degli staff dirigenziali delle scuole e delle figure di sistema disciplinate dal Decreto Delegato 10 giugno 2014 n. 86 costituisse una delle priorità strategiche del sistema scolastico sammarinese. È una definizione che trovate nella relazione, ma rappresenta soprattutto una convinzione profonda, anche alla luce di tutte le innovazioni che stiamo introducendo. Si rende infatti necessaria una revisione organica che intervenga sulla composizione e sulle competenze delle figure di direzione e coordinamento, oltre che sull’organizzazione, sulla composizione e sulla durata dei centri di documentazione. Ne siamo profondamente convinti anche perché l’attuale sistema di selezione di queste figure è ormai superato. Oggi, infatti, le figure di sistema vengono individuate all’interno dei collegi docenti semplicemente attraverso la disponibilità personale e un’alzata di mano per un incarico triennale. È un meccanismo che risale sostanzialmente agli anni Settanta e che non è più compatibile con l’importanza che queste figure rivestono oggi. Le crescenti complessità del sistema scolastico richiedono invece una struttura organizzativa adeguatamente preparata e capace di garantire continuità nell’azione educativa e amministrativa. Questa revisione dovrà però essere preceduta da un’analisi approfondita del modello organizzativo più idoneo per la scuola sammarinese, tema sul quale stiamo lavorando insieme al Dipartimento e alle direzioni scolastiche. È importante evitare interventi parziali o semplicemente semplificativi che rischierebbero di produrre effetti limitati e non pienamente coerenti con gli obiettivi della riforma. In questo contesto si inserisce il Decreto-Legge 27 luglio 2026 n. 97, di cui avevo già anticipato alcuni contenuti. Alcuni interventi, come quelli relativi ai centri estivi e alle figure di sistema dedicate al benessere scolastico, richiedevano infatti un’azione immediata. Per questo abbiamo deciso di anticipare una parte del più ampio progetto di legge attraverso uno strumento normativo più agile. Il decreto è finalizzato a consolidare e rendere strutturali due ambiti che negli ultimi anni hanno assunto un ruolo sempre più importante nel sistema educativo sammarinese: da un lato le attività extrascolastiche e i centri estivi, dall’altro la promozione del benessere scolastico e la prevenzione del disagio. Le esperienze maturate negli ultimi anni hanno dimostrato che questi servizi rappresentano ormai una componente essenziale dell’offerta educativa, consentendo di rispondere meglio ai bisogni delle famiglie, favorire l’inclusione, ampliare le opportunità educative e rafforzare la collaborazione tra scuola, servizi pubblici e territorio. L’obiettivo del decreto è superare una gestione basata su strumenti temporanei e introdurre una struttura stabile, coordinata e permanente all’interno del Dipartimento Istruzione e Cultura. Viene quindi istituito il Servizio Attività Extrascolastiche e Centri Estivi, con il compito di garantire una programmazione unitaria delle attività educative, ricreative e formative rivolte ai bambini e ai ragazzi fuori dall’orario scolastico e durante il periodo estivo. Parallelamente viene istituito il Servizio per il Benessere Scolastico, che rappresenta un importante rafforzamento delle politiche educative del Paese. L’aumento della complessità educativa e la crescente attenzione ai bisogni emotivi, relazionali e sociali degli studenti richiedono infatti un approccio sempre più strutturato e multidisciplinare. Il nuovo servizio avrà il compito di monitorare le situazioni di disagio, sostenere il lavoro delle scuole, affiancare le famiglie e promuovere interventi di prevenzione, inclusione e accompagnamento educativo. A questo scopo sarà istituita un’équipe multidisciplinare coordinata dallo psicologo scolastico e composta anche dal pedagogista e dall’educatore sociale, professionalità oggi indispensabili per affrontare le nuove sfide educative. Un elemento qualificante del provvedimento è inoltre l’istituzione di specifiche figure di sistema, individuate tra il personale docente di ruolo attraverso una procedura selettiva, alle quali sarà affidato il coordinamento dei due servizi. Questa scelta consentirà di valorizzare competenze già presenti nel sistema scolastico, assicurando continuità, esperienza e conoscenza diretta delle realtà educative. Dal punto di vista organizzativo il decreto rappresenta un primo intervento di riassetto del Dipartimento Istruzione e Cultura, in attesa della più ampia revisione delle figure di sistema e dell’organizzazione complessiva prevista dalla normativa vigente. La tempestiva attuazione delle nuove strutture consentirà di programmare pienamente le attività extrascolastiche, i centri estivi e gli interventi per il benessere scolastico già dall’anno scolastico 2026-2027, evitando ritardi nella pianificazione delle attività e nell’organizzazione del personale. Il provvedimento rappresenta quindi un investimento strategico per il sistema educativo sammarinese, volto non solo a migliorare l’organizzazione dei servizi, ma soprattutto a rafforzare la capacità della scuola di rispondere ai bisogni degli studenti e delle loro famiglie attraverso un modello educativo sempre più inclusivo, integrato e orientato al benessere della persona. Si tratta di una normativa già in vigore attraverso il decreto emanato e ritenevo doveroso illustrarne i contenuti anche alla luce delle richieste formulate dalla Commissione.
Donatella Merlini (PSD): Vorrei fare una riflessione sulle figure di sistema e, in particolare, sulle nuove figure previste dal Decreto-Legge 27 luglio 2026 n. 97. A mio avviso, l’espressione “figura di sistema” dovrebbe essere riservata a quelle professionalità che svolgono una funzione stabile e trasversale all’interno dell’organizzazione scolastica, contribuendo non soltanto alla realizzazione di un singolo progetto, ma al funzionamento complessivo della scuola. Una figura di sistema dovrebbe operare in raccordo con la dirigenza, il personale docente, i servizi educativi, le famiglie e le altre professionalità presenti, garantendo continuità, coordinamento e integrazione tra i diversi interventi. Le figure incaricate dell’organizzazione delle attività extrascolastiche e del progetto Benessere svolgeranno certamente compiti importanti, ma occorre chiarire se saranno responsabili di specifiche attività progettuali oppure professionalità inserite stabilmente nella struttura organizzativa della scuola. Sarebbe inoltre utile disporre di un quadro organico di tutte le figure già esistenti nei diversi ordini scolastici, delle rispettive competenze, dei rapporti gerarchici e funzionali e delle modalità di collaborazione. L’introduzione di nuove professionalità dovrebbe infatti inserirsi in una visione complessiva, evitando sovrapposizioni di ruoli, frammentazioni delle responsabilità o interventi non coordinati. In quest’ottica ritengo opportuno avviare, come annunciato dal Segretario, una riflessione più generale anche sulle figure del vicepreside o vicedirettore, sugli insegnanti impiegati nei centri di documentazione, sullo psicologo del Dipartimento Istruzione e sul coordinatore delle attività motorie. Si tratta di professionalità che già oggi partecipano all’organizzazione della scuola, al supporto didattico, alla prevenzione del disagio e al benessere della comunità scolastica. È quindi necessario comprendere come questi ruoli si integrino con le nuove figure introdotte e se le loro competenze debbano essere meglio definite, valorizzate e coordinate. Un ulteriore aspetto riguarda il rapporto tra il progetto Benessere, lo psicologo del Dipartimento Istruzione e il Servizio Minori. Occorre chiarire con precisione quali siano gli ambiti di competenza di ciascun servizio, chi debba intervenire nelle diverse situazioni, con quali modalità avvenga la presa in carico e come siano gestiti il passaggio delle informazioni e il raccordo con le famiglie nel rispetto della riservatezza e delle responsabilità professionali. In assenza di una chiara definizione il rischio è quello di creare duplicazioni, sovrapposizioni oppure, al contrario, vuoti di intervento, soprattutto nelle situazioni più delicate. La scuola deve poter contare su procedure certe e su una rete coordinata che distingua chiaramente le attività di prevenzione e ascolto svolte in ambito scolastico dagli interventi specialistici di tutela di competenza dei servizi sociosanitari e del Servizio Minori. Il Servizio per le Attività Extrascolastiche e il progetto Benessere rappresentano un’opportunità significativa, ma per garantirne l’efficacia è necessario prevedere una regia unitaria e un coordinamento stabile. Le nuove figure dovrebbero operare all’interno di una rete organizzativa chiara, con obiettivi condivisi, responsabilità definite, protocolli di collaborazione e strumenti di verifica, affinché ogni intervento contribuisca concretamente al benessere degli studenti e al miglioramento dell’intero sistema scolastico.
Ilaria Baciocchi (PSD): Innanzitutto ci tengo a ringraziare il Segretario per questo riferimento, che non era affatto scontato. Si tratta di provvedimenti che rischiano di passare in secondo piano perché parlano di organizzazione e non di grandi principi, ma credo che sia proprio dall’organizzazione che dipenda anche la qualità di un servizio. Oggi alla scuola chiediamo molto di più che trasmettere conoscenze: le chiediamo di accompagnare i ragazzi nel loro percorso di crescita, di prevenire il disagio, di sostenere le famiglie e di rispondere a bisogni che sono diventati sempre più complessi. È quindi evidente che, di fronte a tutto questo, anche la struttura del nostro sistema scolastico debba necessariamente evolvere. Per questo guardiamo con favore a questo intervento. Rafforzare il Dipartimento Istruzione, prevedendo nuove figure di coordinamento e investendo sul Servizio per il Benessere Scolastico, significa mettere gli insegnanti nelle condizioni di non essere lasciati soli davanti a situazioni che sempre più spesso vanno oltre la semplice didattica. Personalmente apprezzo anche la scelta di valorizzare le competenze già presenti all’interno della scuola sammarinese. Credo sia giusto riconoscere e far crescere le professionalità che già esistono, affidando loro responsabilità e funzioni di coordinamento. Naturalmente questo non può rappresentare il punto di arrivo. Lo stesso Segretario e la relazione evidenziano che siamo soltanto all’inizio di un percorso più ampio di riorganizzazione del Dipartimento Istruzione e dell’intero sistema scolastico. L’auspicio è che questo lavoro prosegua continuando ad ascoltare chi nella scuola vive ogni giorno e ne conosce realmente le esigenze. Mi sembra che finora questo sia stato fatto. Se questa riorganizzazione riuscirà a rendere la scuola più efficiente, più vicina agli studenti e alle famiglie e più capace di sostenere il lavoro degli insegnanti, credo che avremo compiuto un passo importante nella direzione giusta.
Giuseppe Maria Morganti (Libera): Anch’io ho già espresso al Segretario la mia soddisfazione per il fatto che vengano finalmente definite con maggiore precisione le figure di sistema all’interno della scuola. Ritengo infatti che il sistema scolastico non possa essere composto soltanto dagli insegnanti impegnati nell’attività didattica, ma abbia bisogno anche di altre professionalità. La scuola ha acquisito progressivamente questa consapevolezza e il Servizio per il Benessere rappresenta la concretizzazione di un percorso sviluppato negli anni e che oggi viene finalmente regolamentato con attenzione e precisione. Lo stesso vale per le figure chiamate a sostenere il lavoro delle attività extrascolastiche, sulle quali oggi la relazione si concentra. Non dobbiamo però dimenticare che esiste già una normativa che disciplina anche il ruolo delle figure dei centri di documentazione. La riflessione sollevata dalla commissaria Merlini è quindi assolutamente condivisibile. Oggi, soprattutto alla luce dei grandi cambiamenti che attendono la scuola media inferiore, emerge una necessità sempre maggiore non solo di formazione continua degli insegnanti, ma anche di figure professionali di supporto che possano mantenere aggiornate le metodologie didattiche e preparare, ad esempio, il lavoro laboratoriale. Questo non nasce spontaneamente e non si trova semplicemente nei libri di testo, ma richiede un’attività di preparazione e di ricerca. In questo senso i centri di documentazione svolgono una funzione fondamentale e potranno avere un ruolo importante anche nello sviluppo delle attività legate alla compresenza. La compresenza non rappresenta un concetto del tutto nuovo: ricordo che già molti anni fa alcuni insegnanti cercavano spontaneamente di integrare le proprie discipline per sviluppare percorsi comuni. Si trattava però di esperienze molto limitate. Oggi parlare di compresenza significa fare un salto di qualità molto significativo. Mi auguro che questo modello, inizialmente previsto solo per alcune ore, possa progressivamente estendersi, perché rappresenta uno strumento estremamente interessante per favorire l’innovazione didattica. Per realizzare tutto questo servono però figure che assumano una funzione strategica, cioè proprio quelle figure di sistema di cui stiamo discutendo. Accolgo quindi con favore questa impostazione. Resto invece, come il Segretario sa, sempre un po’ perplesso sull’utilizzo dei decreti per disciplinare materie così importanti. Comprendo perfettamente che nella fase sperimentale sia opportuno utilizzare strumenti più agili, ma mi auguro che, una volta consolidato il percorso, tutto questo trovi una disciplina organica attraverso vere e proprie leggi. I decreti, infatti, finiscono spesso per sovrapporsi e rendere l’ordinamento sempre più complesso e difficile da interpretare, non soltanto in materia di istruzione, ma più in generale nell’intero sistema normativo.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Condivido pienamente quanto è stato detto, anche l’ultima riflessione del commissario Morganti riguardo allo strumento legislativo da utilizzare per materie che coinvolgono in maniera così significativa la nostra comunità. Settori come l’istruzione, la sanità e la sicurezza pubblica rappresentano le principali voci del bilancio dello Stato e qualsiasi modifica del loro assetto dovrebbe idealmente essere disciplinata attraverso lo strumento legislativo più autorevole, cioè la legge. È proprio in questa direzione che stiamo lavorando. Tuttavia dobbiamo anche confrontarci con esigenze contingenti e con tempistiche che richiedono interventi rapidi. Un progetto di legge richiede inevitabilmente più tempo, mentre il decreto consente di intervenire con maggiore tempestività e di accompagnare passo dopo passo il percorso di riorganizzazione. Per questo motivo continueremo a utilizzare anche i decreti, pur consapevoli che non rappresentano sempre la soluzione migliore dal punto di vista legislativo. Colgo comunque nelle parole del commissario Morganti una comprensione di questa esigenza e questo mi rassicura. Sono inoltre molto d’accordo con quanto espresso sia dal consigliere Merlini sia dal consigliere Baciocchi, in particolare con la riflessione della consigliera Merlini. Posso dire di condividere ogni singola parola del suo intervento, anche perché tutti gli aspetti che ha richiamato sono già contenuti nel decreto recentemente approvato. Mi conforta quindi constatare che, pur dovendo talvolta anticipare l’attività parlamentare con quella dell’Esecutivo, la linea seguita dal Governo coincide con le riflessioni che emergono in questa Commissione e che, di fatto, abbiamo già recepito all’interno del provvedimento normativo.
c) sull’attuazione dell’Ordine del Giorno approvato dal Consiglio Grande e Generale in data 21 luglio 2026 relativo all’utilizzo dei social network, delle piattaforme digitali e dei dispositivi elettronici da parte dei minori.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Grazie, presidente. La trasformazione digitale rappresenta una delle principali sfide educative del nostro tempo. Le nuove generazioni crescono infatti in un contesto profondamente diverso rispetto a quello delle precedenti, caratterizzato dalla presenza costante delle tecnologie digitali e da modalità di comunicazione, relazione e accesso alle informazioni sempre più mediate da piattaforme e strumenti online. In questo scenario la Segreteria di Stato per l’Istruzione e la Cultura ritiene necessario promuovere una riflessione approfondita sul rapporto tra minori e ambiente digitale, nella consapevolezza che il tema non possa essere affrontato soltanto sotto il profilo tecnologico o normativo, ma richieda una valutazione educativa, sociale e culturale più ampia. È fondamentale rafforzare quel patto educativo e quell’alleanza che devono esistere tra scuola, famiglie e istituzioni. Un riferimento particolarmente significativo è rappresentato dall’indagine sul benessere degli adolescenti sammarinesi promossa dall’Università degli Studi della Repubblica di San Marino in collaborazione con le istituzioni scolastiche e i servizi psicologici scolastici, che ha coinvolto una quota ampiamente rappresentativa della popolazione studentesca. A questi dati si affiancano quelli dello studio internazionale HBSC promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, da anni uno dei principali strumenti di osservazione del benessere adolescenziale in Europa. Le rilevazioni confermano che la dimensione digitale rappresenta oggi uno spazio essenziale della vita dei giovani, ricco di opportunità ma anche di nuove fragilità. Le modalità di interazione online, la crescente esposizione ai social network, la ricerca di approvazione attraverso gli strumenti digitali, l’impatto sulla qualità del sonno e la diffusione di fenomeni come il cyberbullismo sono aspetti che meritano un’attenta riflessione da parte delle istituzioni e dell’intera comunità educante. I dati non suggeriscono una contrapposizione tra mondo digitale e mondo reale, né autorizzano letture semplicistiche di fenomeni complessi. Invitano piuttosto a interrogarsi su come accompagnare le nuove generazioni verso un utilizzo consapevole, equilibrato e sicuro delle tecnologie, valorizzandone le potenzialità e riducendone, per quanto possibile, i rischi. Il nostro Paese affronta questa riflessione partendo da basi solide. Negli ultimi anni sono stati compiuti importanti investimenti normativi, educativi e organizzativi per prevenire e contrastare il bullismo e il cyberbullismo, sostenere il benessere scolastico e promuovere una cultura della responsabilità. Sul tema del bullismo e del cyberbullismo è oggi operativo un protocollo che mette a disposizione di tutta la comunità scolastica, docenti, personale, famiglie e studenti, strumenti concreti di intervento. La riflessione in corso non nasce quindi dalla necessità di colmare un vuoto, ma dalla volontà di aggiornare costantemente le politiche pubbliche rispetto ai cambiamenti della società e delle abitudini delle nuove generazioni. In questa prospettiva è interessante osservare quanto sta accadendo a livello europeo. Molti Paesi stanno sperimentando strumenti diversi per affrontare le problematiche connesse all’utilizzo delle piattaforme digitali da parte dei minori. Inghilterra, Spagna e la stessa Unione Europea sono esempi recenti. In alcuni casi il dibattito si è orientato verso limiti anagrafici più rigorosi per l’accesso ai social network, in altri verso sistemi avanzati di verifica dell’età o verso un rafforzamento delle responsabilità dei gestori delle piattaforme digitali. Analoghe esperienze si registrano anche in Paesi extraeuropei, in particolare nei Paesi nordici e in Australia, che è stata tra i primi a intraprendere questa strada. Un tema particolarmente interessante riguarda inoltre il cosiddetto “coprifuoco digitale”, emerso in diversi contesti europei come possibile strumento di tutela del riposo notturno dei minori. Ne abbiamo discusso anche nell’ultima seduta del Consiglio Grande e Generale e in quella sede ho espresso la mia disponibilità a valutare una forma ben studiata, sostenibile e difficilmente aggirabile di coprifuoco digitale per la fascia dei minori. Si tratta di una riflessione che sta portando avanti anche l’Unione Europea e la stessa presidente von der Leyen ha richiamato questo tema utilizzando la medesima terminologia. L’obiettivo è limitare alcune funzionalità delle applicazioni durante le ore dedicate al sonno, affrontando uno degli aspetti maggiormente evidenziati dalla letteratura scientifica internazionale, cioè l’impatto dell’iperconnessione notturna sul benessere psicofisico degli adolescenti. La Segreteria di Stato guarda con grande attenzione a queste esperienze, ritenendo che possano offrire spunti utili anche per il contesto sammarinese. Allo stesso tempo dobbiamo evitare il rischio di adottare soluzioni automatiche o esclusivamente proibitive. La complessità del fenomeno richiede infatti un equilibrio tra tutela, responsabilizzazione e accompagnamento educativo. L’obiettivo non può essere quello di escludere i giovani dalla dimensione digitale, che rappresenta ormai una componente della realtà contemporanea, ma di favorire un rapporto più consapevole con gli strumenti tecnologici, promuovendo uno sviluppo armonico della persona, relazioni interpersonali di qualità e benessere psicologico. Per queste ragioni ritengo opportuno proseguire il confronto con il mondo della scuola, con le famiglie, con i professionisti della salute, con gli organismi di rappresentanza giovanile e con tutta la comunità educante, così da individuare le soluzioni più adatte al nostro Paese. La tutela dei minori nell’ambiente digitale rappresenta una delle grandi sfide educative dei prossimi anni e affrontarla significa investire sul futuro delle nuove generazioni, promuovendo una cittadinanza digitale responsabile, consapevole e coerente con i valori educativi e sociali della Repubblica di San Marino.
Carlotta Andruccioli (D-ML): È un tema che negli ultimi tempi stiamo affrontando più volte e devo dire che apprezzo l’attenzione che il Segretario di Stato Lonfernini dedica a questa materia. Già all’inizio del suo mandato una delle prime misure adottate fu quella di introdurre limitazioni all’utilizzo degli smartphone nelle scuole, scelta che considero assolutamente condivisibile. Credo che il rapporto tra tecnologia, social network e giovani rappresenti una delle più grandi sfide educative del nostro tempo e che debba essere affrontato con il massimo della condivisione, evitando sia di demonizzare la tecnologia sia di far finta che il problema non esista. Più volte ho sostenuto la necessità di introdurre alcuni limiti, perché è evidente che i soli divieti non bastano. I giovani, ma anche i bambini molto piccoli, sono naturalmente attratti dagli schermi. Penso ai miei nipoti: i genitori pongono dei limiti, ma l’attrazione verso questi strumenti rimane fortissima. Per questo il semplice divieto non è sufficiente, soprattutto con i ragazzi più grandi, che spesso trovano il modo di aggirarlo. Credo però che alcuni paletti debbano essere introdotti e non saremmo certo l’unico Paese a farlo. È stato ricordato il caso della Spagna, ma tutto è iniziato dall’Australia, un Paese che consideriamo avanzato e dal quale spesso prendiamo esempio. A questi si aggiungono i Paesi nordici e la stessa Unione Europea, che si sta interrogando su queste tematiche. Dobbiamo quindi trovare un equilibrio tra educazione digitale e tutela dei minori. Non mi vergognerei di parlare di coprifuoco digitale o di altri strumenti analoghi. Credo che anche il nostro ordinamento debba prevedere qualche limite in più. Naturalmente non penso che tutto il disagio giovanile derivi dai social network, ma è impossibile negare che l’ambiente digitale abbia amplificato fragilità già esistenti. Occorre quindi un lavoro comune che coinvolga innanzitutto la famiglia, poi la scuola e gli esperti. Sono soddisfatto che il tema sia stato affrontato anche attraverso l’ordine del giorno della maggioranza e che la Segreteria voglia continuare a lavorarci. Il mio invito è quello di trasformare rapidamente queste riflessioni in azioni concrete. San Marino, proprio perché è un piccolo Stato, può osservare le migliori esperienze internazionali e sperimentare soluzioni anche coraggiose. Ringrazio quindi la Segreteria per l’attenzione dimostrata e invito tutti a non rinviare ulteriormente questo confronto.
Donatella Merlini (PSD): Anch’io desidero ringraziare il Segretario per il lavoro avviato già da tempo su questo tema, attraverso incontri pubblici, iniziative di sensibilizzazione e le attività che sono state e saranno sviluppate nelle scuole. L’ordine del giorno approvato dal Consiglio Grande e Generale rappresenta un passaggio importante perché pone ulteriormente l’attenzione sul rapporto tra minori, piattaforme digitali e social network, affrontando il tema senza pregiudizi e senza proporre soluzioni precostituite. L’obiettivo non deve essere quello di demonizzare la tecnologia, che offre importanti opportunità di comunicazione, apprendimento e partecipazione, ma comprendere un fenomeno complesso, in continua evoluzione e capace di incidere profondamente sulla vita quotidiana dei giovani. Anche come gruppo scuola del Partito dei Socialisti e dei Democratici stiamo riflettendo da tempo su questi temi. Pur riconoscendo il valore della ricerca dell’Università e del lavoro già svolto, riteniamo necessario approfondire ulteriormente la raccolta di dati e di valutazioni attraverso competenze specifiche. Occorre costruire una vera mappatura della realtà sammarinese: capire quali piattaforme vengono utilizzate maggiormente, a partire da quale età, con quali modalità, per quanto tempo nell’arco della giornata e con quale grado di consapevolezza da parte dei ragazzi e delle famiglie. A questo proposito condivido anche la battuta fatta dal Segretario: a scuola cerchiamo di educare i ragazzi a un utilizzo corretto della tecnologia, ma troppo spesso gli adulti non rappresentano un buon esempio. Per questo occorre lavorare anche con le famiglie, perché senza un vero patto educativo difficilmente si raggiungeranno risultati concreti. È inoltre necessario distinguere le caratteristiche delle diverse piattaforme: alcune si basano sulle immagini, altre sui video brevi, sulla messaggistica, sulle dirette o su algoritmi progettati per trattenere il più a lungo possibile l’attenzione dell’utente. Solo dopo aver completato questo quadro conoscitivo sarà possibile individuare con precisione le problematiche più rilevanti: uso compulsivo, riduzione del sonno e della capacità di concentrazione, esposizione a contenuti inappropriati, cyberbullismo, isolamento, difficoltà relazionali e conseguenze sul benessere psicologico. Il confronto dovrà tener conto anche delle esperienze internazionali. Alcuni Paesi hanno introdotto limiti di età particolarmente rigorosi per l’accesso ai social network, altri richiedono il consenso dei genitori, prevedono sistemi di verifica dell’età, limitazioni alle notifiche o maggiori responsabilità per le piattaforme. L’Unione Europea sta rafforzando gli obblighi delle grandi società digitali nella tutela dei minori e nella gestione dei rischi connessi agli algoritmi e alla diffusione dei contenuti. Queste esperienze dimostrano che politiche incisive sono possibili e, in alcuni casi, necessarie. Non possiamo ignorare la potenza economica, tecnologica e persuasiva delle grandi piattaforme. Non è realistico lasciare alle sole famiglie il compito di confrontarsi con sistemi progettati da società internazionali dotate di enormi capacità di raccolta dati e di condizionamento dell’attenzione. Allo stesso tempo un semplice divieto non sarebbe sufficiente. Servono efficaci sistemi di verifica dell’età, tutela della riservatezza, educazione digitale, sostegno alle famiglie, formazione degli insegnanti e precise responsabilità per le piattaforme. È inoltre essenziale coinvolgere direttamente i ragazzi, evitando di parlare di loro senza ascoltarli. Prima di decidere è necessario conoscere, ma una volta raccolti dati solidi e individuati i problemi non possiamo escludere nessuno strumento, comprese misure normative anche incisive. La libertà dei minori non consiste nell’essere lasciati soli davanti alla forza delle piattaforme digitali, ma nel poter crescere in un ambiente più sicuro, trasparente e rispettoso del loro benessere.
Ilaria Baciocchi (PSD): Vorrei aggiungere anch’io alcune considerazioni su questo tema. Credo che sia importante partire da un presupposto condiviso: i social network non sono il nemico. Fanno ormai parte della vita di tutti noi e sarebbe un errore pensare di risolvere il problema semplicemente vietandoli. I divieti, da soli, spesso servono a poco. Allo stesso tempo sarebbe però ancora più grave far finta che il problema non esista. Oggi molti ragazzi crescono con uno smartphone in mano, trascorrono ore sui social e spesso sono gli stessi genitori a mettere loro a disposizione questi strumenti. È lì che costruiscono relazioni, cercano approvazione, informazioni e modelli di riferimento. Tutto questo offre opportunità enormi, ma comporta anche rischi che non possiamo ignorare. Il Consiglio Grande e Generale ha approvato un ordine del giorno che impegna il Governo ad avviare un percorso di approfondimento sull’utilizzo dei social network da parte dei minori. È sicuramente un buon punto di partenza. Mi permetto però di dire che non dobbiamo fermarci alla raccolta dei dati. È giusto conoscere il fenomeno, misurarlo e comprenderlo, ma poi quei dati devono tradursi in politiche concrete. Credo quindi che quell’ordine del giorno dovrebbe portare anche alla costituzione di un gruppo di lavoro stabile che riunisca tutte le competenze presenti nel Paese: l’Istituto per la Sicurezza Sociale per gli aspetti legati alla salute e al benessere psicologico, la scuola, l’università, le famiglie, che restano il primo luogo educativo, le associazioni giovanili e sportive e naturalmente le Segreterie di Stato competenti. Solo mettendo insieme tutti questi punti di vista potremo costruire risposte efficaci e, di conseguenza, norme adeguate. Quello dei social non è soltanto un tema tecnologico: è un tema educativo, sanitario, culturale e sociale. Per questo la parola chiave deve essere educazione, educazione digitale nelle scuole ma anche nelle famiglie, perché nessuna legge potrà mai sostituire il ruolo di un genitore, di un insegnante o di un educatore. Oggi abbiamo bisogno di ragazzi più consapevoli, ma anche di adulti più preparati, perché spesso i giovani conoscono perfettamente la tecnologia mentre gli adulti fanno fatica a comprenderne i meccanismi. Condivido inoltre quanto sostenuto dal gruppo di Domani Motus Liberi, al quale va il merito di aver portato per primo questo tema all’attenzione. San Marino, proprio per le sue dimensioni, potrebbe diventare un laboratorio interessante nel quale sperimentare nuovi percorsi, coinvolgere tutti gli attori interessati e verificare nel tempo quali strumenti funzionano davvero. Non dobbiamo rincorrere le emergenze quando esplodono, ma prevenirle, investendo sull’educazione digitale, definendo regole chiare e accompagnando i ragazzi nell’utilizzo della tecnologia, senza demonizzarla ma anche senza lasciarli soli.
Maria Katia Savoretti (RF): Si tratta di una problematica che oggi affrontiamo soprattutto pensando ai giovani e alla scuola, ma in realtà i social network possono rappresentare un rischio per persone di tutte le età. Basta osservare quello che accade ogni giorno. È quindi un tema sul quale non dobbiamo mai abbassare la guardia e sul quale l’attenzione deve rimanere sempre molto alta. L’ordine del giorno rappresenta certamente un punto di partenza e da qualche parte bisogna iniziare. Ben venga quindi che se ne continui a parlare in contesti diversi, perché la formazione è fondamentale a tutti i livelli. È vero che i giovani fanno un uso molto intenso dei social, ma anche persone meno giovani iniziano a utilizzarli e, purtroppo, spesso finiscono per trovarsi coinvolte in situazioni spiacevoli. Per questo è importante continuare a discutere del tema. I social network non devono essere considerati un nemico, perché rappresentano anche uno strumento di comunicazione importante. Tuttavia il loro utilizzo deve sempre essere accompagnato da attenzione e consapevolezza. Oggi capita sempre più spesso di vedere bambini piccolissimi che sembrano già conoscere perfettamente smartphone e dispositivi elettronici. A volte viene quasi da pensare che li abbiano sempre avuti tra le mani. Questo dimostra quanto sia naturale per loro il rapporto con la tecnologia, ma proprio per questo dobbiamo mantenere alta l’attenzione affinché uno strumento utile non si trasformi in un vero pericolo.
Barbara Bollini (PDCS): Anch’io desidero intervenire condividendo quanto espresso dagli altri commissari. Innanzitutto voglio ringraziare ancora una volta il Segretario di Stato per l’Istruzione, Teodoro Lonfernini, per aver portato questa relazione e per l’impegno che quotidianamente dedica alle problematiche legate al bullismo e al cyberbullismo. In questi anni sono state promosse campagne, incontri e serate rivolte ai ragazzi e ai genitori proprio per affrontare questi temi. Per quanto riguarda invece la tecnologia, dobbiamo prendere atto che ormai fa parte della nostra vita. Qui però stiamo parlando di minori e i primi responsabili della loro educazione sono le famiglie. Sono innanzitutto i genitori che devono accompagnare i figli nell’utilizzo degli strumenti tecnologici, come computer e smartphone. Successivamente intervengono la scuola, lo Stato, gli insegnanti e tutto il sistema educativo. È vero che oggi molte famiglie sono esse stesse profondamente immerse nella tecnologia e vediamo bambini molto piccoli utilizzare questi strumenti con una naturalezza sorprendente. La tecnologia nasceva per aiutare le persone e facilitare la comunicazione, ma in parte si è trasformata anche in uno strumento guidato da logiche economiche e commerciali. Tornando però alla relazione e all’ordine del giorno sulla tutela dei minori, condivido la proposta del coprifuoco digitale. Non perché la tecnologia debba essere vietata, anzi: essa è fondamentale, soprattutto per quei bambini che, anche nell’ambito scolastico, hanno bisogno di strumenti digitali per facilitare l’apprendimento. Questo però è un utilizzo completamente diverso rispetto all’uso dello smartphone per attività estranee alla scuola. In quel caso ritengo che un coprifuoco digitale possa rappresentare uno strumento importante. Sarebbe utile creare un tavolo di confronto tra famiglie, scuola e professionisti per individuare le soluzioni migliori per la nostra piccola Repubblica. Proprio perché siamo una realtà di dimensioni contenute possiamo affrontare questa emergenza mondiale in maniera più coordinata, costruendo un sistema più sicuro per i nostri bambini.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Desidero innanzitutto testimoniare la mia totale condivisione degli interventi che si sono susseguiti. Concluderei dicendo che abbiamo ancora molto lavoro da fare, anche se nel nostro Paese non partiamo certo da zero. Abbiamo competenze da mettere in campo, volontà e obiettivi ben individuati da raggiungere. In alcuni ambiti siamo addirittura più avanti di Paesi molto più strutturati del nostro. Penso, ad esempio, alla competenza di cittadinanza digitale, che portiamo avanti già dalle primissime età. Ne parlavamo poco fa con il direttore del Dipartimento: abbiamo avviato un progetto sulle competenze di cittadinanza digitale già a partire dall’asilo nido. Questo dimostra che il rapporto corretto con gli strumenti digitali deve nascere fin dall’infanzia. Come ricordava il commissario Morganti, tutto questo deve partire da un’attività educativa che coinvolga anche le famiglie e i genitori. Altrimenti rischiamo di svolgere un grande lavoro sul piano educativo e della consapevolezza durante il tempo trascorso a scuola, per poi vedere vanificati quegli sforzi quando i ragazzi rientrano in un contesto nel quale manca la stessa attenzione. Per questo quella connessione tra scuola e famiglia è fondamentale. Noi non partiamo da zero, ma dobbiamo continuare a salire gradino dopo gradino. Serve un lavoro dedicato che coinvolga la scuola, la comunità scolastica, i docenti, il personale non docente e le figure di sistema, affinché sviluppino sempre più progettualità condivise. Ma deve essere coinvolto anche un contesto molto più ampio, che comprende le competenze politiche e istituzionali. Non possiamo pensare che tutto ricada esclusivamente sulla scuola o sulle politiche giovanili, perché in quel caso la rete di protezione sarebbe inevitabilmente incompleta. Occorre coinvolgere anche il settore della salute, perché quando parliamo di attività digitale parliamo anche di benessere e salute. Abbiamo fatto l’esempio della qualità del sonno: è un tema che non riguarda soltanto la scuola o il modo in cui vengono trasmesse le competenze digitali, ma investe la salute, la famiglia, la socialità e, più in generale, il modo in cui i giovani cresceranno e sapranno affrontare il rapporto con questi strumenti, prima come adulti e poi come anziani. Oggi possiamo affermare con certezza che, anche nel nostro Paese, pur non partendo da zero, esiste ancora una diffusa mancanza di conoscenze in materia. Lo dico con molta sincerità e, come faccio sempre, quando punto il dito il primo a cui lo rivolgo è me stesso. Quando parlo di una comunità ancora ignorante su questi temi, considero me stesso parte di quella comunità. Questo però non ci esonera dall’obbligo morale, istituzionale e sociale di educare sempre meglio tutti e di costruire strumenti che ci proteggano da quelli che ormai non sono più potenziali pericoli, ma rischi concreti e reali.


