San Marino. “L’Europa dopo la firma”, benefici e criticità spiegati nel dibattito di Libera e PSD durante la festa del 28 luglio
di Angela Venturini.
C’è un filo sottile e tante connessioni che legano l’Europa Unita alla festa del 28 luglio. Quell’Europa dei diritti, della diplomazia e del libero mercato nata a Ventotene da un gruppo di fervidi antifascisti, fautori della pace come strumento di sviluppo e convivenza tra i popoli. Non è un caso, dunque, che Libera e PSD, i due partiti promotori della festa, abbiano dedicato a questo tema il dibattito centrale dell’evento, scegliendo un titolo sintomatico: “San Marino oltre la firma”.
Ospite speciale: il Segretario agli Esteri Luca Beccari, che dopo un percorso complesso e assai travagliato, ha portato a termine il percorso di negoziazione con la recente approvazione dell’Accordo da parte del Coreper e del Consiglio UE. Accanto a lui: il presidente del gruppo consiliare di Libera Michele Muratori, la presidente del PSD Silvia Cecchetti, il presidente ANIS Emanuele Rossini, il segretario generale CSDL Enzo Merlini.
Un’atmosfera di generale soddisfazione e di grande attesa circonda gli ultimi passaggi per l’entrata in vigore dell’Accordo, perché entro un mese o poco più dovrebbe arrivare la firma ufficiale del Consiglio UE, un atto formale che precederà la ratifica del Consiglio Grande Generale. Pertanto, l’avvio concreto dei suoi effetti dovrebbe avvenire dal 1° gennaio 2027. Ma San Marino non parte da zero, perché ha già la moneta europea e, nel suo background, una lunga serie di accordi settoriali che facilitano l’allineamento alle disposizioni comunitarie.
La cronaca recente racconta di alcune criticità che in qualche maniera hanno tenuto il fiato sospeso un po’ a tutti: la riserva bulgara e l’accanimento mediatico degli euroscettici.
“Non credo che l’Europa avrebbe accettato le riserve di uno Stato in ragione di una vertenza privata” ha spiegato il Segretario Beccari. “La stessa Bulgaria, già dal mese di giugno stava modificando la sua posizione. Pertanto, il dissequestro dei soldi da parte del nostro tribunale non è stato un atto consequenziale allo sblocco della procedura europea, bensì concomitante. Sono situazioni in cui noi, la politica, non possiamo scegliere: da una parte il tribunale, dall’altra uno Stato Europeo. Certo è che, comunque, il dissequestro ha tolto un intoppo”.
Ha continuato: “Personalmente non avevo dubbi sull’obiettivo finale, ma ho sempre sentito il peso politico di un obiettivo che San Marino stava perseguendo da ben quattro governi, tutti diversi. E ho sempre avuto la consapevolezza della responsabilità tecnica su un dossier molto insidioso. Infine, credo moltissimo nella democrazia rappresentativa: nel nostro Parlamento, oltre il 90 per cento dei suoi rappresentanti credono nell’Europa, così come le associazioni di categoria e i sindacati. Chi li ha votati dovrebbe conoscere bene i loro programmi”. Sul fatto che i social spesso portino opinioni nettamente contrarie, è stato lapidario: “È risaputo che essi non riflettono la maggior parte della gente. È legittimo avere dei dubbi, purché non siano alimentati da strumentalizzazioni e da qualche gioco politico nascosto”. Il dato di fatto è che quanti sono d’accordo non hanno bisogno di fare rumore.
Ciascuno degli altri relatori ha trattato una diversa sfaccettatura del “dopo firma”. Emanuele Rossini ha applaudito all’Accordo, perché permetterà alle imprese sammarinesi (il manifatturiero produce il 34% del PIL) di lavorare con molta più facilità nel mercato unico. Anche il famoso T2 appare ora molto più ridimensionato, perché vale solo nell’import/export con Stati Terzi. A questo punto basterà allestire un punto doganale all’interno del territorio per risolvere questa criticità.
Enzo Merlini, sempre convinto europeista, ha sottolineato che, allo stato attuale, non arrivano imprese qualificate e virtuose; quindi, la scelta europea non è solo ideale ma anche obbligata, se San Marino intende reperire risorse per finanziare lo stato sociale del prossimo futuro. Silvia Cecchetti ha affrontato il tema legato al settore bancario e finanziario, che avrà ben 15 anni per portare a conclusione il processo di adeguamento. Cecchetti ha auspicato che non vengano utilizzati tutti, dopo la recente sottoscrizione del clarifying addendum (l’impegno integrativo legato all’Accordo) e un auspicabile memorandum con Bankitalia. Infine, Michele Muratori ha toccato il tema sella sovranità, specificatamente declinata su quella energetica, per la quale stanno venendo avanti programmi molto interessanti e forieri di risultati.
In sintesi, l’opinione comune è stata quella di uscire da un isolamento che non può fare altro che impoverire. Anche riguardo al referendum, che per qualcuno è un tema derimente, è stato ribadita la possibilità di celebrarlo dopo un paio di anni dall’entrata in vigore dell’Accordo, quando benefici ed eventuali criticità saranno ben chiari a tutti. Anche perché al momento, solo una maggioranza di Consiglieri potrebbe presentarlo, e sicuramente i numeri non ci sono.


