Politica

Maggioranza senza i numeri, opposizione all’attacco: salta l’urgenza e si riaccende lo scontro sulle regole del Consiglio (report di giovedì 23 luglio)

Consiglio Grande e Generale – sessione 16-17-20-21-22-23-24 luglio 2026

Giovedì 23 luglio 2026 – pomeriggio

Pomeriggio intenso in Consiglio Grande e Generale. Ad aprire i lavori l’analisi del progetto di legge  “Modifiche alla Legge 9 maggio 2016 n.59 – Della libertà e attività sindacale nei luoghi di lavoro, della contrattazione collettiva e del diritto di sciopero” presentato dalla Segreteria di Stato per il Lavoro. La richiesta di procedura d’urgenza ha immediatamente acceso il confronto: l’opposizione ha sottolineato il ritardo del Segretario di Stato Alessandro Bevitori e alcune assenze nei banchi della maggioranza. Gian Matteo Zeppa, Rete, ha annunciato il mancato sostegno del movimento, sostenendo che una coalizione di 44 consiglieri debba essere in grado di garantire autonomamente i numeri: “Se la maggioranza stessa non garantisce la presenza dei propri membri, non vedo perché dovremmo farlo noi”. Manuel Ciavatta, Pdcs, ha attribuito il ritardo a un imprevisto. Giulia Muratori, Libera, ha confermato l’appoggio all’urgenza, ricordando che l’intervento nasceva per risolvere problemi concreti emersi nell’applicazione della normativa del 2016.

Dai banchi dell’opposizione Enrico Carattoni, Repubblica Futura, ha parlato di “assoluta mancanza di coesione all’interno del Governo”, osservando che non si trattava di pochi minuti di ritardo e che la maggioranza avrebbe dovuto garantire i voti necessari. Matteo Rossi, Psd, ha invitato a ridimensionare la polemica, sottolineando che l’intervento era richiesto dalle associazioni di categoria e definendo il ritardo un “peccato venale” al termine di una lunga sessione consiliare. Denise Bronzetti, Alleanza Riformista, pur richiamando la necessità che i Segretari titolari siano presenti nella trattazione dei propri provvedimenti, ha annunciato il voto favorevole. Anche Fabio Righi, Domani-Motus Liberi, ha ricordato che in Ufficio di Presidenza non erano state sollevate obiezioni, precisando però che il presupposto minimo restava la presenza dei numeri della maggioranza. Favorevoli anche Giovanna Cecchetti e Michela Pelliccioni del Gruppo Misto.

La procedura d’urgenza ha ottenuto 38 voti favorevoli, uno in meno della soglia necessaria. Il testo è quindi passato alla prima lettura secondo l’iter ordinario.

Illustrando il provvedimento, Bevitori ha spiegato che l’obiettivo è aggiornare i criteri di rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali e rafforzare il ruolo del Comitato Garante. Il testo prevede requisiti più aderenti alla realtà economica sammarinese, la responsabilità dei componenti del Comitato in caso di dolo o colpa grave e l’adeguamento dei relativi compensi. Il Segretario ha rivendicato il lungo confronto con le parti sociali e ha ricordato la scadenza del periodo transitorio decennale: “Non state facendo un dispetto alla Segreteria di Stato, ma state bloccando un accordo raggiunto esclusivamente dalle parti sociali”. 

La maggioranza ha sostenuto con forza il carattere tecnico e condiviso della riforma. Lorenzo Bugli, Pdcs, ha definito il rinvio “un autogol per l’intero Consiglio”, sostenendo che a subire il rallentamento sarebbero soprattutto le piccole associazioni. Guerrino Zanotti, Libera, ha ricordato il contributo dato dalla legge del 2016 alla stabilità delle relazioni industriali e ha accusato le opposizioni di avere trasformato il ritardo del Segretario in un “dispetto politico”. Maria Luisa Berti, Alleanza Riformista, ha parlato di un’occasione persa per approvare rapidamente un testo composto da pochi articoli, mentre Gemma Cesarini, Libera, ha ribadito che la riparametrazione serve a garantire la continuità di associazioni già operanti. Oscar Mina, Pdcs, ha difeso il principio secondo cui chi firma accordi validi per l’intero sistema deve dimostrare una rappresentatività “effettiva, misurabile e verificabile”. Giovanni Francesco Ugolini ha spiegato che la riduzione da 100 a 60 iscritti per le associazioni monosettoriali non elimina il doppio requisito, perché resta necessario dimostrare anche una significativa consistenza occupazionale.

Le opposizioni hanno contestato sia il metodo sia la portata politica delle modifiche. Emanuele Santi, Rete, ha osservato che la soglia per alcune associazioni datoriali viene ridotta da 150 a 135 iscritti e da sei a quattro settori, mentre per quelle monosettoriali si scende da 100 a 60 iscritti. “Non è affatto un provvedimento tecnico, è un provvedimento squisitamente politico”, ha affermato, chiedendo se l’intervento serva a mantenere nei parametri organizzazioni che oggi rischierebbero di uscirne. Gaetano Troina, D-ML, ha lamentato l’assenza di un confronto preventivo con le opposizioni su una materia storicamente delicata. Antonella Mularoni, Repubblica Futura, ha accusato il Governo di cercare il dialogo con la minoranza solo quando non dispone dei voti necessari e ha chiesto una riflessione più ampia sul cambiamento del tessuto imprenditoriale sammarinese.

Zeppa ha ribadito la contrarietà già espressa nel 2016 alla legge sulla rappresentatività, sostenendo che il nuovo intervento dimostri il tentativo di “abbassare l’asticella” per mantenere lo status quo. Carattoni ha giudicato la soglia di 135 iscritti troppo legata alla fotografia attuale delle organizzazioni esistenti. Dalibor Riccardi e Michele Muratori, Libera, hanno invece sottolineato che il rinvio potrebbe far slittare l’approvazione di diversi mesi e hanno accusato l’opposizione di avere fatto prevalere la tattica politica sulle esigenze di lavoratori e imprese. Silvia Cecchetti, presidente della Commissione Finanze, ha annunciato l’intenzione di convocare rapidamente la commissione per recuperare il tempo perduto. In chiusura Bevitori ha parlato di “un’occasione preziosa” mancata e ha collegato l’episodio alla necessità di riformare il regolamento consiliare.

Il confronto si è quindi spostato sul completamento del riferimento della Commissione speciale per le riforme istituzionali e sull’ordine del giorno relativo alla prosecuzione dei lavori. Manuel Ciavatta ha presentato un nuovo documento sottoscritto dai gruppi di maggioranza e dalla consigliera indipendente Giovanna Cecchetti. La proposta prevede che la Commissione continui a elaborare una revisione organica delle leggi e dei regolamenti entro marzo 2027, mentre il progetto di riforma del regolamento consiliare dovrebbe arrivare in seconda lettura entro settembre 2026 limitatamente a due punti ritenuti prioritari e sperimentali: il ricorso ordinario alle commissioni in sede redigente e la limitazione della durata complessiva dell’esame degli articolati, con la possibilità, a determinate condizioni, di sottoporre gli emendamenti a una votazione unica.

Per la maggioranza si tratta di una mediazione capace di salvaguardare il lavoro della Commissione e, allo stesso tempo, di dare una risposta immediata alla crescente durata delle sessioni. Luca Boschi, Libera, ha spiegato che le due misure saranno sperimentali e potranno essere riesaminate nel quadro della riforma complessiva. Gian Nicola Berti, Alleanza Riformista, ha evidenziato la necessità di definire priorità concrete, sostenendo che senza interventi urgenti la legislatura rischia di concludersi senza risultati. Silvia Cecchetti ha parlato di un documento che tiene conto delle esigenze delle opposizioni senza rinunciare all’efficienza dell’Aula. Zanotti ha invitato a considerare il testo come un risultato positivo del confronto, aprendo anche alla discussione sullo statuto delle opposizioni.

Le minoranze hanno però respinto la proposta, interpretandola come una retromarcia solo parziale rispetto al progetto originario. Santi ha accolto positivamente il ridimensionamento della riforma, ma ha definito “assolutamente inaccettabile” la possibilità di votare in blocco gli emendamenti, ricordando che proprio attraverso le battaglie emendative le opposizioni hanno ottenuto modifiche sostanziali alla legge finanziaria. Righi ha osservato che la sede redigente non può diventare la regola senza modificare prima la composizione delle commissioni, nelle quali alcuni partiti dispongono di un solo rappresentante. “La democrazia non è comoda, richiede confronto e dialogo”, ha affermato.

Maria Katia Savoretti e Matteo Casali, Repubblica Futura, hanno chiesto di riportare l’intera materia nella Commissione speciale, accusando la maggioranza di voler sperimentare la “tagliola” in vista della prossima legge di bilancio. Troina ha denunciato un metodo in cui le proposte arrivano in Aula già definite, senza una vera interlocuzione preventiva. Zeppa ha parlato di una “grande debacle” per i promotori della riforma originaria, mentre Enrico Carattoni ha accusato la maggioranza di voler comprimere le prerogative delle minoranze. Sara Conti ha ribadito che le opposizioni condividono l’obiettivo di rendere più efficiente il Consiglio, ma chiedono una revisione organica che comprenda anche lo status del consigliere e i rapporti tra Consiglio e Congresso di Stato.

Lo scontro ha raggiunto i toni più accesi nel botta e risposta tra Gian Nicola Berti e Carattoni. Il consigliere di Alleanza Riformista ha accusato le opposizioni di volere “l’anarchia” e l’ostruzionismo permanente, annunciando che, in assenza di rispetto reciproco, la maggioranza sarebbe andata avanti “a testa bassa”. Carattoni ha replicato che questo sarebbe già il metodo seguito dall’inizio della legislatura e ha paragonato il confronto avviato dopo il deposito della riforma a “una trattativa con la pistola appoggiata sul tavolo”.

L’ordine del giorno della maggioranza è stato approvato a maggioranza, con il voto contrario annunciato da Rete, D-ML e Repubblica Futura.

La seduta è quindi proseguita con l’analisi delIe Istanze d’Arengo. Le prime ad essere discusse sono state quelle di competenza della Segreteria di Stato per il Territorio, tutte approvate all’unanimità.

Le prime due, esaminate congiuntamente, chiedono un piano organico per la sicurezza della superstrada e interventi sullo spartitraffico e sull’illuminazione. Il Segretario di Stato per il Territorio Matteo Ciacci ha espresso parere favorevole, citando dati definiti “allarmanti”: tra il 2016 e il 2025 via 28 luglio ha registrato 98 incidenti, 122 feriti e un decesso, mentre la superstrada e alcune arterie collegate concentrano quasi la metà degli incidenti del Paese. Ciacci ha annunciato la sostituzione del guardrail centrale con barriere di classe H2, il finanziamento integrale del piano nel 2027 e l’avvio di un primo lotto sperimentale, insieme alla graduale eliminazione degli attraversamenti a raso mediante sottopassi e sovrappassi. 

Sul tema si è registrato un consenso trasversale. Troina ha richiamato la pericolosità delle fermate degli autobus e i tempi troppo brevi dei semafori. Bronzetti ha sottolineato il ritardo accumulato, ma ha apprezzato l’integrazione tra sicurezza e decoro. Massimo Maiani, Pdcs, al primo intervento in Consiglio, ha proposto di valutare lo spostamento dell’illuminazione ai margini della carreggiata. Matteo Casali ha criticato le opere e le consulenze della precedente legislatura, chiedendo che l’accoglimento delle istanze produca effetti concreti e non resti “solo sulla carta”. Crescentini, Riccardi e Santi hanno sostenuto la priorità di sottopassi e sovrappassi, richiamando anche il dovere del Governo di dare attuazione alle Istanze approvate. Entrambe le richieste sono state accolte all’unanimità.

Unanime anche il voto sull’Istanza per realizzare un parcheggio e pedonalizzare la piazza di Montegiardino. Ciacci ha annunciato un progetto da un milione e mezzo di euro distribuiti tra il 2026 e il 2028, con 30-35 posti auto sotto la piazza, un campo polifunzionale e la riqualificazione dell’ambulatorio e della sala sociale. “Libereremo la piazza dalle auto per restituirla ai bambini e alla comunità”, ha dichiarato. Paolo Crescentini ha ricordato che dell’opera si discute dagli anni Ottanta e ha definito il parcheggio indispensabile per gli eventi e la vita del Castello. Maria Luisa Berti, Barbara Bollini e Guerrino Zanotti hanno sottolineato il valore sociale della piazza, mentre Savoretti ha richiamato i disagi quotidiani dei residenti. Casali, pur favorevole, ha chiesto particolare attenzione all’impatto paesaggistico dell’opera; Pelliccioni ha proposto di collegare la riqualificazione allo sviluppo turistico e ai percorsi outdoor del Cammino del Titano.

Via libera unanime anche al restauro dei sette vagoni situati presso l’ex fermata Domagnano-Montelupo. Ciacci ha assicurato la collaborazione con la Giunta di Castello e con l’Associazione Treno Biancoazzurro per recuperare l’area, oggi in stato di abbandono. Silvia Cecchetti ha definito il Trenino “uno dei simboli più forti della Repubblica”, chiedendo una strategia complessiva di valorizzazione del patrimonio ferroviario. Ugolini e Luca Gasperoni hanno ricordato il valore storico dell’antica linea San Marino-Rimini, mentre Sara Conti e Pelliccioni hanno invitato a integrare il restauro in un progetto turistico concreto, eventualmente sostenuto da una collaborazione tra pubblico e privato.

L’ultima Istanza della giornata ha riguardato la riqualificazione del campo sportivo di via Sottomontana a Borgo Maggiore. Ciacci ha espresso parere favorevole e annunciato interlocuzioni con la Federcalcio per la copertura dei campi destinati al futsal e il completo recupero degli spogliatoi, utilizzando anche risorse UEFA. Dalibor Riccardi ha evidenziato la necessità di restituire ai giovani luoghi di sport e socializzazione. Tomaso Rossini, Psd, ha chiesto un progetto più ampio che colleghi gli impianti ai sentieri della Rupe, recuperi anche spazi per il tennis e garantisca percorsi pedonali sicuri. L’analisi riprenderà domattina alle 9:00.

Di seguito un estratto dei lavori

Comma 14: Progetto di legge “Modifiche alla Legge 9 maggio 2016 n.59 – Della libertà e attività sindacale nei luoghi di lavoro, della contrattazione collettiva e del diritto di sciopero” (presentato dalla Segreteria di Stato per il Lavoro) (I lettura)

Viene proposta la procedura d’urgenza

Gian Matteo Zeppa (Rete): Io non vorrei sembrare quello che vuole fare l’antipatico a tutti i costi, però qui c’è un problema di fondo che non possiamo ignorare: manca il Segretario di Stato titolare del provvedimento. Secondo me il Segretario Canti non può sempre fare il delegato per tutto, anche perché, come abbiamo visto più volte, quando riceve queste deleghe finisce spesso per creare confusione. Inoltre, noto con rammarico che mancano all’appello ben 7 o 8 consiglieri della maggioranza. Per un progetto di legge per il quale la stessa maggioranza ha richiesto la procedura d’urgenza, mi pare sinceramente incredibile che non ci siano i numeri necessari in Aula. Io parlo a nome del movimento Rete, poi i miei colleghi esprimeranno la loro posizione, ma dico fin da ora che noi non daremo il nostro voto favorevole per procedere con l’urgenza. Se la maggioranza stessa non garantisce la presenza dei propri membri per sostenere le proprie iniziative, non vedo perché dovremmo farlo noi. Bisogna imparare a organizzarsi seriamente e smetterla di mettere costantemente in imbarazzo la Reggenza con questo tipo di disorganizzazione.

Manuel Ciavatta (Pdcs): Eccellenze, desidero chiarire subito che l’assenza del Segretario di Stato è dovuta a un imprevisto dell’ultimo minuto e ci è stato comunicato che tarderà davvero pochissimo. Ovviamente siamo tutti dispiaciuti per questo intoppo e per l’attesa, ma siamo qui per discutere un progetto di legge che, per quanto ne sappiamo, è ampiamente condiviso da tutte le forze politiche. L’opposizione è chiaramente libera di agire come meglio crede e di fare le proprie valutazioni politiche; se decidono di non votare a favore della procedura d’urgenza, ne prendiamo atto senza problemi. Tuttavia, io penso che il consigliere Zeppa non debba mancare di rispetto in questo modo a un Segretario di Stato, perché non è un comportamento corretto. Le affermazioni fatte sul Segretario Canti sono ingiuste e, secondo me, questo tono non va bene. Non pretendo che si scusi, ma credo sia importante mantenere un livello di confronto più rispettoso.

Giulia Muratori (Libera): Ci è stata rappresentata una reale urgenza riguardo all’esame di questo provvedimento e alla necessità di procedere con la procedura d’urgenza, e io penso che noi siamo assolutamente favorevoli a questa richiesta. Questa legge nasce per risolvere alcune problematiche concrete che sono sorte in seguito all’applicazione della normativa del 2016 e noi intendiamo dare il nostro pieno appoggio. Sull’assenza del Segretario di Stato non mi voglio esprimere per alimentare polemiche; se c’è stata un’urgenza a livello istituzionale o un impegno che si è prolungato oltre il previsto, io credo che possa rientrare nell’ordine delle cose e che possa capitare a chiunque. Spesso in quest’Aula perdiamo moltissimo tempo su altre questioni decisamente meno rilevanti, quindi secondo me aspettare qualche minuto il suo arrivo non rappresenta un problema insormontabile, nel pieno rispetto delle Loro Eccellenze. Concludo ribadendo che appoggiamo la procedura d’urgenza con l’auspicio che si possa dare già oggi una risposta efficace alle problematiche scaturite dalla legge precedente.

Enrico Carattoni (Rf): Eccellenze, ho visto che è appena arrivato il Segretario Bevitori e io, in tutta sincerità, un accenno di critica lo devo fare. Non stiamo parlando di qualche minuto di ritardo, ma di un’ora abbondante rispetto all’orario fissato. Sapevamo tutti fin da ieri che la convocazione era per le 13:30 e che avremmo aperto la seduta proprio con questo comma; io penso che questo non sia affatto rispettoso nei confronti dell’Aula e di noi consiglieri. Ma c’è un punto politico ancora più importante: per quanto mi risulta, in ufficio di presidenza non era stata espressa alcuna opposizione alla richiesta di procedura d’urgenza avanzata dalla maggioranza e dal Governo. Tuttavia, se una maggioranza vanta 44 consiglieri, allora i numeri per portare avanti queste iniziative devono essere garantiti dalla maggioranza stessa. Invece, come accade ormai troppo spesso, questi voti non ci sono. Non mi risulta che ci siano missioni ufficiali in corso, quindi io penso che se c’erano delle difficoltà politiche interne sulla procedura d’urgenza, queste avrebbero dovuto essere sollevate ieri o al massimo stamattina. Si è appena concluso un ufficio di presidenza dove il tema non è stato neanche sfiorato e il Segretario competente non era presente per avvalorare la richiesta; tutto questo mi sembra il segnale di un modo di procedere del tutto scoordinato. Secondo me, questa disorganizzazione ha un risvolto politico evidente: dimostra un’assoluta mancanza di coesione all’interno del Governo. Se gestite il Paese con questo disordine, si capisce poi come mai le cose vadano male.

Matteo Rossi (Psd): Io vorrei cercare di riportare il dibattito su toni un po’ meno drammatici di quelli utilizzati dal collega Enrico Carattoni. Anche a nome del Partito dei Socialisti e dei Democratici, esprimo parere favorevole a questa procedura d’urgenza. Dobbiamo ricordarci che sono le stesse associazioni di categoria a chiederci a gran voce di intervenire per modificare questa legge; io penso che ascoltare un’esigenza concreta e manifestata da chi lavora sul campo faccia parte dei nostri doveri e delle nostre prerogative. Siamo arrivati a fine luglio, dopo una sessione consiliare davvero estenuante, e secondo me si può anche considerare un peccato venale il fatto di aver ritardato un po’ l’inizio dei lavori. Ci scusiamo ovviamente per il disagio causato alle Loro Eccellenze e alle persone che ci ascoltano da casa, ma va anche detto che abbiamo avuto un ufficio di presidenza terminato solo 15 minuti fa, dove si è discusso a lungo dell’organizzazione dei lavori di agosto. Alla luce di tutto questo, io ritengo che si debba procedere con l’esame di questo progetto di legge, perché ci viene richiesto da chi si trova oggi in una situazione di difficoltà. Preso atto del ritardo, che considero giustificabile, noi sosteniamo convintamente la procedura d’urgenza.

Denise Bronzetti (Ar): Nel frattempo è finalmente arrivato il Segretario Bevitori, che è il titolare della delega per questo provvedimento. Io penso che non sia mai bello iniziare la trattazione di leggi che riguardano specifiche deleghe con la presenza di altri Segretari di Stato al posto del titolare, anche se li ringraziamo comunque per la loro disponibilità. Purtroppo non è la prima volta che succede e abbiamo richiamato più volte al rispetto del regolamento per garantire uno svolgimento ordinato dei lavori del Consiglio Grande e Generale. In ogni caso, mi sembra del tutto inutile continuare ora con questa polemica, visto che i lavori del Consiglio hanno bisogno di procedere celermente per evadere l’ordine del giorno. Per quanto riguarda il gruppo di Alleanza Riformista, non c’è alcuna obiezione e voteremo a favore della procedura d’urgenza.

Fabio Righi (D-ML): Sarò velocissimo solo per confermare che in Ufficio di presidenza ne avevamo discusso e non avevamo sollevato alcuna obiezione o eccezione alla procedura d’urgenza. Secondo me, il prerequisito fondamentale e la condizione minima è che ci sia quantomeno la maggioranza presente per votarla; noi da parte nostra non avremmo creato problemi. Visto che ormai diversi minuti sono andati persi in questi interventi e i numeri in Aula si stanno pian piano colmando, direi di procedere subito alla votazione. Se poi dovessero mancare i voti necessari per l’urgenza, allora tratteremo il progetto di legge in prima lettura secondo l’iter ordinario.

Giovanna Cecchetti (Gruppo Misto): Desidero intervenire molto brevemente per dichiarare il mio voto favorevole alla procedura di urgenza su questo progetto di legge.

Michela Pelliccioni (Gruppo Misto): Mi fa piacere che il Segretario di Stato competente sia arrivato per la discussione di questo importante progetto di legge. Considerata l’importanza dei temi trattati, io penso che non si debba assolutamente far mancare il sostegno a questo provvedimento, quindi non intendo oppormi alla richiesta di procedura d’urgenza.

La procedura d’urgenza è respinta con 38 voti favorevoli e 0 contrari.

Analisi in prima lettura del Pdl

Alessandro Bevitori Segretario di Stato: Visto l’esito della votazione, procediamo con l’esame del progetto di legge in prima lettura. Do quindi lettura della relazione che accompagna questo provvedimento, che introduce modifiche alla legge 9 maggio 2016 numero 59 riguardante la libertà e l’attività sindacale, la contrattazione collettiva e il diritto allo sciopero. L’obiettivo principale è quello di aggiornare alcuni aspetti relativi ai criteri di rappresentatività delle organizzazioni sindacali e delle associazioni datoriali, oltre a rafforzare il funzionamento e la responsabilizzazione del Comitato Garante. Queste disposizioni sono il risultato di un lungo percorso di confronto e condivisione con le parti sociali maggiormente rappresentative. Le modifiche proposte sono fondamentali perché recepiscono le esigenze emerse nel dialogo sociale e servono a garantire maggiore certezza nell’applicazione della normativa sulle relazioni industriali. Vogliamo favorire una corretta rappresentanza degli interessi dei lavoratori e dei datori di lavoro, assicurando al contempo strumenti efficaci agli organismi di garanzia e vigilanza. L’articolo 1 va a sostituire integralmente l’articolo 6 della legge del 2016, ridefinendo i requisiti per la registrazione delle organizzazioni. Confermiamo il principio di rappresentatività come requisito essenziale, ma introduciamo criteri più aderenti alla realtà economica sammarinese, permettendo la registrazione anche a realtà specializzate in singoli comparti che risultano comunque effettivamente rappresentative. L’articolo 2 interviene invece sul Comitato Garante: introduciamo il principio di responsabilità per i componenti in caso di dolo o colpa grave, richiamando la legge del 2018, proprio per rafforzare il buon andamento delle funzioni pubbliche. Inoltre, provvediamo finalmente ad adeguare i compensi dei componenti del Comitato, che sono rimasti invariati per troppo tempo nonostante l’aumento del costo della vita. Prevediamo anche la possibilità di aggiornare questi importi tramite decreto delegato in futuro. L’articolo 3 disciplina l’entrata in vigore. Questo è un progetto di legge molto semplice, composto essenzialmente da due articoli sostanziali che sono il frutto diretto della contrattazione tra le parti sociali. Abbiamo dovuto intervenire perché la legge del 2016 prevedeva una norma transitoria di 10 anni per l’adeguamento che sta ormai scadendo; molte delle nostre associazioni attuali non hanno ancora raggiunto quei parametri e la legge vigente ne pregiudicherebbe la continuità. Chi oggi non ha sostenuto la procedura d’urgenza sta di fatto ostacolando la stabilità di queste associazioni. Non state facendo un dispetto alla Segreteria di Stato, ma state bloccando un accordo raggiunto esclusivamente dalle parti sociali stesse. Il progetto era già stato portato in ufficio di presidenza nella scorsa seduta e avevamo chiesto l’urgenza, ma l’opposizione non si era resa disponibile. Oggi purtroppo dovremo seguire l’iter ordinario, ma ribadisco che questo provvedimento è a salvaguardia dell’attuale quadro delle nostre parti sociali.

Lorenzo Bugli (Pdcs): Io penso che sia un vero peccato non poter procedere subito con queste modifiche alla legge del 2016. Si tratta di variazioni richieste espressamente dalle associazioni di categoria, datoriali e dai sindacati per garantire una maggiore rappresentatività in quegli ambiti dove oggi, per una pura questione di numeri, non potevano essere presenti. Questa norma adegua quella di 10 anni fa e io credo che sia fondamentale ascoltare i corpi intermedi che rappresentano tutto il nostro tessuto sociale e sindacale. Quando si trovano accordi così ampi, secondo me è un peccato far venire meno i numeri per una questione puramente politica, perché così si limita la possibilità delle associazioni di portare il proprio contributo al dibattito pubblico. La maggioranza deve certamente avere i suoi numeri, ma quando si prendono accordi istituzionali è importante portarli avanti con serietà di fronte a chi ci vota. Il dispetto che è stato fatto oggi nell’allungare le tempistiche colpisce proprio quelle piccole associazioni che avevano bisogno di questa norma per essere rappresentative. Io spero che queste realtà seguano con attenzione il dibattito di oggi, perché agire in questo modo non è un comportamento responsabile. Questo rinvio è un autogol per l’intero Consiglio e non giova a nessuno.

Guerrino Zanotti (Libera): Questa legge, a 10 anni dall’entrata in vigore, ha sicuramente contribuito a dare una maggiore stabilità al sistema delle relazioni industriali sammarinesi. Voglio fare un plauso al collega Iro Belluzzi che, come Segretario di Stato all’epoca, lavorò molto affinché questa legge venisse approvata. Le regole sulla rappresentatività hanno portato chiarezza su chi sia realmente legittimato a rappresentare lavoratori e imprese nella contrattazione collettiva, garantendo che gli accordi siano sottoscritti da organizzazioni reali. Oggi siamo qui per aggiornare questi criteri e rafforzare il Comitato Garante, mantenendo le stesse finalità del progetto originale. Non si tratta di riscrivere la legge, ma di aggiornare uno strumento che, con le mutazioni economiche, ha mostrato la necessità di alcuni correttivi urgenti, visto che il periodo transitorio di 10 anni è ormai scaduto. Come ha spiegato il Segretario Bevitori, il testo è il risultato della condivisione con tutte le parti sociali. Devo però constatare con rammarico l’atteggiamento delle opposizioni riguardo alla procedura d’urgenza. Non si è entrati nel merito del provvedimento, ma si è preferito fare un dispetto politico al Segretario di turno per un ritardo di 10 minuti. Altre volte si è atteso senza problemi per impegni istituzionali. Secondo me questo non è un dispetto alla maggioranza, ma a tutte le parti sociali che hanno bisogno di continuità nelle relazioni industriali in un momento di scadenze importanti. Ognuno si renderà responsabile delle proprie azioni e io spero che si arrivi presto all’approvazione anche con l’iter ordinario, perché il gruppo di Libera sostiene questo progetto in modo convinto.

Maria Luisa Berti (Ar): Esprimo francamente una forte disapprovazione per il contegno assunto dall’opposizione riguardo alla mancata votazione della procedura d’urgenza. Se l’opposizione avesse votato, avremmo raggiunto tranquillamente il quorum e io penso che questo comportamento vada stigmatizzato. Nel merito, il progetto di legge riforma l’intervento del 2016 e, come sottolineato dal Segretario Bevitori, nasce da un confronto serrato e dalla condivisione con le organizzazioni sindacali e datoriali. L’obiettivo è potenziare la rappresentatività e dare nuovi strumenti al Comitato Garante, compreso un adeguamento dei compensi. Secondo me si tratta di un provvedimento prettamente tecnico nato da esigenze concrete e oggi abbiamo perso un’ottima occasione per dare risposte certe. Essendo un testo composto da pochissimi articoli, avremmo potuto licenziarlo già oggi pomeriggio. Purtroppo ora l’iter dovrà essere quello successivo in Commissione e poi in seconda lettura, il che comporterà uno slittamento significativo anche a causa della pausa estiva. Ci dispiace molto perché questa scelta non colpisce la maggioranza, ma danneggia direttamente le organizzazioni sindacali e datoriali. Noi abbiamo votato a favore della procedura d’urgenza e confermiamo fin da ora il nostro pieno sostegno e il nostro voto favorevole al progetto di legge.

Emanuele Santi (Rete): Riguardo alla mancata votazione della procedura d’urgenza, io penso che sia necessaria una riflessione seria. È vero che in sede di Ufficio di Presidenza, quando ci è stato chiesto se vi fossero elementi ostativi, noi avevamo risposto che non ce n’erano, ma c’è sempre un “però”. Quando una maggioranza dispone di ben 44 consiglieri e spesso utilizza la forza dei numeri per modificare qualunque legge a proprio piacimento, allora deve anche essere in grado di dimostrare che quei quarantaquattro voti ci sono davvero. Invece oggi nessuno ci ha chiesto nulla. Nonostante avessimo tenuto un Ufficio di Presidenza appena mezz’ora prima dell’inizio dei lavori, nessuno è venuto a dirci che mancavano i 39 voti necessari per l’urgenza o a chiederci un sostegno. Almeno potevate dircelo chiaramente che non avevate i numeri, no? Ecco, questo secondo me è il primo punto di debolezza. Il fatto che non ci fossimo opposti in sede di coordinamento non significa affatto che poi in Aula l’opposizione debba per forza regalarvi i 39 voti necessari: ogni tanto la maggioranza dovrebbe anche far vedere che esiste ed è presente, specialmente se consideriamo che proprio ieri l’ultimo decreto è stato votato mentre in Aula c’erano appena ventisei membri della maggioranza. Io credo che, se vogliamo fare davvero i seri, bisogna essere seri da tutte le parti. Avevamo concluso l’Ufficio di Presidenza un’ora fa e mancava pure il Segretario di Stato agli Interni, tanto che è dovuto arrivare in fretta e furia il Segretario alla Cultura perché non c’era il titolare competente. E nonostante il Segretario Bevitori avesse chiesto la calendarizzazione proprio per l’una e mezza di oggi, alle due e mezza non era ancora presente in Aula. Entrando poi nel merito, io ho letto attentamente la relazione e, secondo me, c’è una superficialità che fa paura. Si dice che questo sia un provvedimento puramente tecnico, un semplice accordo tra le parti sociali, i datori di lavoro e i sindacati per cambiare qualche numero, ma io penso che questo progetto di legge, se lo aveste studiato bene, direbbe cose ben diverse. L’articolo 6, comma 6 della legge sulla rappresentatività sindacale oggi stabilisce che un’associazione datoriale, per essere riconosciuta, deve avere almeno 150 iscritti distribuiti in sei settori; con questo cambiamento la soglia scende a 135 iscritti e solo quattro settori. Inoltre, il comma 4 dello stesso articolo oggi richiede che un’associazione monosettoriale abbia almeno 100 datori di lavoro iscritti, mentre voi volete abbassare questo limite a 60. Io vi dico chiaramente che questo non è affatto un provvedimento tecnico, è un provvedimento squisitamente politico. C’è una scelta politica precisa dietro la volontà di diminuire i numeri della rappresentatività sindacale e datoriale. Allora io lo chiedo apertamente all’Aula: per quale motivo reale vengono cambiati questi numeri? Forse ci sono associazioni datoriali o sindacati che in questo momento non rientrano più nei parametri e hanno l’assoluta necessità di abbassare l’asticella? Bisogna che ci venga detto chiaramente, perché se così fosse, allora parliamo di un aiuto mirato e non di una norma tecnica. Su questa legge 10 anni fa scoppiò il finimondo proprio sul tema della rappresentatività; vi ricordate le accuse reciproche su chi fosse o non fosse davvero rappresentativo? Ora voi riaprite quel dibattito. Per carità, se le associazioni si sono messe d’accordo noi non vogliamo certo metterci il becco, ma siccome le leggi le votiamo noi in quest’Aula, almeno qualcuno in maggioranza dovrebbe chiedersi il perché di questo abbassamento. Non raccontiamoci che sono bazzecole: sono numeri pesanti che vengono abbassati e, se il Segretario di Stato non mi smentisce, io deduco che serva a far rientrare nei parametri qualcuno che oggi ne è fuori. Ditecelo chiaramente e a quel punto potremo ragionare, ma non spacciate per tecnico un provvedimento che è più politico di tutti gli altri.

Dalibor Riccardi (Libera): Intervengo anch’io su questa prima lettura del provvedimento portato dalla Segreteria di Stato al Lavoro e, secondo me, basterebbe leggere attentamente il titolo per capire perché fosse stata chiesta la procedura d’urgenza. Si tratta di un progetto di legge che va a modificare la disciplina della libertà e dell’attività sindacale, della contrattazione collettiva e del diritto allo sciopero; sono modifiche nate da un accordo tra le associazioni sindacali e quelle datoriali. Il Segretario lo ha spiegato chiaramente in presentazione: c’era una norma transitoria che è giunta a scadenza e, di conseguenza, per salvaguardare l’intero quadro delle rappresentanze, le parti stesse hanno chiesto alla Segreteria di intervenire con urgenza. La volontà di procedere celermente nasceva proprio dal fatto che il provvedimento era già stato calendarizzato nella scorsa sessione ma non eravamo riusciti a esaminarlo per mancanza di tempo. Io sono stato a lungo nei banchi dell’opposizione e oggi siedo in maggioranza, quindi capisco benissimo che ci possa stare il desiderio di sottolineare che la maggioranza non aveva tutti i numeri pronti per l’urgenza; secondo me, però, non bisogna esagerare in questo tipo di ostruzionismo quando si tratta di provvedimenti così sentiti dalla società civile. Lo dico perché a volte il gioco della politica è stuzzicante, ma quando poi a farne le spese sono le persone che noi dovremmo rappresentare — lavoratori, sindacati o imprenditori che attendono queste risposte — allora io penso che questo giochino diventi pericoloso. Con la procedura d’urgenza avremmo avuto la legge pubblicata ed efficace entro cinque giorni; ora invece, tra prima lettura, passaggi in commissione e seconda lettura, secondo me non se ne parlerà prima di novembre. Siamo già in ritardo e trovo davvero un peccato che, per via di questi giochini politici, il tempo si protrarrà ulteriormente a discapito di tutti i soggetti interessati.

Gaetano Troina (D-ML): Secondo me ci sono due considerazioni non di poco rilievo da fare su quanto abbiamo sentito finora. Innanzitutto, riguardo alla procedura d’urgenza, io vorrei sottolineare che se è vero che in sede di Ufficio di Presidenza era stata data un’eventuale disponibilità, il presupposto fondamentale rimane sempre e comunque che la maggioranza garantisca i propri numeri. Altrimenti il discorso non funziona: se i provvedimenti del Governo dovessero passare solo con i numeri dell’opposizione, allora la maggioranza a cosa servirebbe? Non funziona affatto così; voi ve li portate in Aula e voi dovete avere i voti per approvarli. Entrando poi nel merito, io penso che questa modifica sia stata presentata come qualcosa di poco rilievo, ma non è affatto così. Come ha ricordato il collega Emanuele Santi, qui si interviene a modificare i presupposti stessi per l’esistenza di un’organizzazione. Io invito il Segretario di Stato a smentirmi se sbaglio, ma su questo progetto di legge non è mai stato richiesto nemmeno un incontro di confronto preliminare con noi. Sono stati richiesti incontri su molti altri temi, ma mai su questo, che invece è estremamente rilevante. Parliamo di una legge delicatissima, quella del 2016, nata in un momento di forte scontro istituzionale per la nascita di nuovi sindacati. Quando si tocca una materia di questo peso, io penso sia indiscutibile che i confronti vadano fatti, se non altro per spiegare quali siano le finalità reali che si intendono raggiungere. Chiedere l’urgenza per liquidare in quattro e quattr’otto una modifica così significativa secondo me non è cosa da poco. Ribadisco che è onere della maggioranza essere presente e dimostrare con i fatti la priorità che intende dare ai provvedimenti che ritiene importanti; se non siete in grado di garantire i numeri, allora non portateli o non chiedete l’urgenza. È compito vostro e la responsabilità non può essere ribaltata sulle opposizioni, perché chiunque ci ascolta da casa capisce bene che la presenza in Aula è il dovere primario di chi governa il Paese.

Gemma Cesarini (Libera): Mi dispiace sinceramente che questo progetto di legge sulla rappresentatività, che modifica la normativa del 2016, non abbia ottenuto la procedura d’urgenza. Io penso che sia importante ricordare che questa riforma nasce da un percorso di confronto molto lungo e serio, portato avanti dalla Segreteria di Stato per il Lavoro insieme a tutte le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria. Non è stata affatto una concertazione facile e la procedura d’urgenza era stata richiesta espressamente proprio dalle parti coinvolte. Abbiamo un testo costruito attraverso il dialogo, l’ascolto e la condivisione, con il preciso obiettivo di garantire regole più chiare e un sistema delle relazioni industriali più moderno e trasparente. Rispondendo alle critiche delle opposizioni, io confermo che sì, le regole del gioco vengono cambiate, come ha detto il Segretario, ma questo serve proprio per mantenere lo status quo e la sopravvivenza di associazioni che sono già attive nella nostra realtà. Secondo me l’intervento è tecnico proprio perché va incontro a queste esigenze oggettive di riparametrazione. Proprio per questo motivo, io penso che sarebbe stato auspicabile un maggiore senso di responsabilità da parte di tutte le forze politiche; di fronte a una riforma così ampiamente condivisa nell’interesse generale del Paese, ci si sarebbe aspettati un approccio costruttivo. Secondo me le riforme che rafforzano il dialogo sociale non dovrebbero avere colore politico perché appartengono a tutta San Marino. Penso che mettere l’interesse del Paese al primo posto sia molto più importante che stare a discutere di un piccolo ritardo nell’arrivo del Segretario di Stato.

Antonella Mularoni (Rf): Io pensavo che oggi fossimo qui per fare seriamente la prima lettura di un progetto di legge, invece sento solo una sfilza di “tirate d’orecchie” dalla maggioranza perché non c’erano i 39 voti e l’opposizione non li ha garantiti. Allora, parliamoci chiaramente: se voi proponete una legge e chiedete la procedura d’urgenza, dovete preoccuparvi prima di tutto che il Segretario di Stato sia presente in Aula all’apertura del comma, visto che dite che la legge è così importante. Secondo punto: dovete assicurarvi che la maggioranza ci sia fisicamente e che la gente non sia in vacanza, altrimenti non c’è problema, si fa la prima lettura con la procedura normale e ci si mette l’anima in pace visto che i consiglieri non ci sono. Secondo me questo modo di cercare l’opposizione solo quando vi fa comodo è inaccettabile; su progetti di legge fondamentali, come quello sul fine vita dove il coinvolgimento di tutta l’Aula sarebbe stato doveroso, ve ne siete bellamente fregati. Invece oggi, siccome vi servivano disperatamente i trentanove voti, allora l’opposizione ve li doveva garantire per forza. Cari signori, io penso che dovremmo decidere insieme quali siano le leggi fondamentali per il futuro della Repubblica su cui chiedere sostegno al Governo, perché non può funzionare che ci chiamiate solo quando siete in difficoltà. Inoltre, io non ho memoria di alcun incontro sollecitato per tempo dal Segretario per illustrare le problematiche o fare una riflessione comune su questa modifica e su cosa comporti rispetto all’idea iniziale della legge. Secondo me dovremmo anche chiederci cosa stia succedendo al nostro mondo imprenditoriale: forse le attività, ad esempio nel settore turistico, sono sempre meno o magari semplicemente non si iscrivono più alle organizzazioni storiche? Sono valutazioni che come Paese dovremmo fare, invece voi vi limitate a dire che siccome le categorie si sono messe d’accordo allora va bene così. Oggi però non c’eravate e questa è la situazione in cui, per colpa vostra, ci troviamo. Come dico spesso, sono sempre più preoccupata per come affronteremo il recepimento dell’acquis comunitario, perché non si può nascondere lo “smanamento” totale della maggioranza e del Governo. Se chiedete l’urgenza, accertatevi che i consiglieri siano presenti, visto che la seduta era calendarizzata da tempo; tra l’altro vi è arrivato pure un voto che non era di maggioranza, quindi vi è andata fin troppo bene. Comunque il regolamento prevede che possiate tornare in Aula in qualsiasi momento per fare prima e seconda lettura se avrete i numeri, non serve mica aspettare novembre. Certo, se poi prevedete che in agosto la maggioranza non ci sia o che a settembre qualcuno sia ancora in vacanza, allora è chiaro che si andrà a fine anno, ma questo dipende esclusivamente da voi. Noi restiamo in attesa, sperando di capire come vogliate organizzarvi per l’Europa, perché se il buongiorno si vede dal mattino io mi preoccupo ogni sessione consiliare di più.

Silvia Cecchetti (Psd): Anche io desidero esprimere una nota di biasimo e mi dispiace molto per quanto accaduto, perché io credo fermamente che quando si dà una disponibilità di massima a votare una procedura d’urgenza, questa non debba essere condizionata. Apprendo oggi con sorpresa che per qualcuno la disponibilità dipenderebbe dalla presenza o meno dei numeri della maggioranza, ma io penso che il fairplay che ha sempre caratterizzato quest’Aula dovrebbe suggerire altro. Mi dispiace perché si è “gridato al lupo al lupo” quando in realtà, rispetto ai trentanove voti necessari, ne è mancato soltanto uno; non è che ci fosse mezza Aula vuota. È giusto che i cittadini capiscano bene, altrimenti sembra che siamo un branco di vagabondi che non hanno voglia di venire in Consiglio: la seduta era convocata per l’una e mezza, poi c’è stato un Ufficio di Presidenza improvviso e i consiglieri sono stati avvisati. Immagino che qualcuno possa aver tardato pensando che i lavori sarebbero slittati per via di quella riunione. Secondo me non siamo dei robot e può capitare di tardare mezz’ora, specialmente a fine luglio dopo due settimane estenuanti di sessione consiliare; trovo che strumentalizzare questo ritardo sia un errore. Mi dispiace soprattutto perché il tema della legge è importante e il Segretario Bevitori, pur con qualche minuto di ritardo, era comunque presente e c’erano altri due Segretari in Aula. Io penso che sia successo a tanti Segretari di Stato in passato, anche a quelli che oggi siedono all’opposizione. Il punto centrale è che abbiamo perso l’occasione di dare subito una risposta ai lavoratori e alla società civile: questa legge serve ad adeguare gli standard di alcune associazioni datoriali, il che ha riflessi diretti sulla contrattazione collettiva. Secondo me i lavoratori non hanno colore politico e oggi abbiamo perso tempo prezioso per il Paese. In qualità di Presidente della Commissione Finanze, comunico già che convocherò la commissione il prima possibile, penso già la prossima settimana, per analizzare e votare questa normativa che ci viene richiesta a gran voce dalle categorie, cercando di recuperare questo tempo che, a mio avviso, è stato sprecato inutilmente.

Oscar Mina (Pdcs): Io non mi soffermerei più di tanto sulle polemiche per la mancata procedura d’urgenza, ma vorrei entrare nel merito del provvedimento. La legge numero 59 del 2016 è stata una riforma fondamentale per il sistema delle relazioni industriali sammarinesi, ma è evidente che a distanza di 10 anni il mondo sia profondamente cambiato. Sono cambiate le organizzazioni delle imprese, le esigenze dei lavoratori e la complessità dei rapporti economici richiede oggi una maggiore certezza giuridica. Secondo me è un atto di responsabilità intervenire con questo aggiornamento. È naturale che quando si tocca la disciplina della rappresentanza sindacale e datoriale il confronto si accenda, perché parliamo di diritti fondamentali e pilastri della nostra democrazia, ma voglio rassicurare tutti: queste modifiche non limitano affatto la libertà sindacale. Nessuno impedisce ai lavoratori di associarsi o di far sentire la propria voce; quello che il progetto di legge chiede è semplicemente che chi pretende di rappresentare qualcuno abbia una rappresentatività che sia effettiva, misurabile e verificabile. Io penso che questo sia un principio che dovrebbe unire tutti, perché chi siede ai tavoli di confronto e firma accordi che incidono su tutto il sistema deve poter dimostrare di rappresentare davvero una parte significativa della realtà. Non è una chiusura al pluralismo, ma un modo per dare più credibilità a chi partecipa. Anche la definizione di criteri più chiari per le associazioni datoriali serve a ridurre i contenziosi e a rendere il sistema più autorevole. Riguardo al Comitato Garante, io penso che la scelta sia equilibrata: si prevede un compenso adeguato per una funzione delicata, ma introduciamo anche una chiara responsabilità civile in caso di dolo o colpa grave. Chi esercita funzioni così importanti deve avere autonomia ma deve anche rispondere delle proprie decisioni. In sostanza, io credo che il Consiglio abbia il dovere di aggiornare questi strumenti garantendo al contempo una rappresentanza autentica e non solo dichiarata. Per questo motivo ritengo che il progetto sia un passo avanti a favore di un sistema più trasparente e credibile. Purtroppo i numeri in Aula sono quelli che abbiamo visto; le assenze esistono dappertutto, specialmente in sessioni così lunghe, ma io penso che rimanga comunque in capo a ciascuno di noi la responsabilità di essere presenti quando le circostanze istituzionali lo richiedono.

Giovanni Francesco Ugolini (Pdcs): Questa proposta interviene su alcune disposizioni della legge del 2016 e la modifica di maggiore rilievo riguarda il comma 4 dell’articolo 6 sulla registrazione delle associazioni datoriali monosettoriali. Parliamo di quelle realtà che rappresentano un unico comparto economico e che firmano contratti collettivi esclusivamente per quel settore. La legge attuale richiede due requisiti congiunti: un numero minimo di datori iscritti e una certa rappresentatività occupazionale. Io voglio precisare che la nostra modifica non intende affatto alterare questo principio del doppio requisito, che continuerà a garantire che l’associazione sia solida. L’intervento agisce esclusivamente sul dato numerico, che viene ridotto da 100 a 60 datori di lavoro iscritti. Secondo me questa riduzione è necessaria per adeguare la norma alla realtà del nostro sistema economico, che è fatto prevalentemente di micro e piccole imprese e di settori che, pur essendo importanti, hanno numeri assoluti contenuti. La soglia di 100 imprese in un unico settore può rivelarsi una barriera insuperabile, rischiando di lasciare fuori organizzazioni che sono invece radicate e rappresentative nel loro comparto. La riduzione a 60 non indebolisce affatto i criteri, perché l’associazione dovrà comunque dimostrare la consistenza dei lavoratori occupati prevista dalla legge; il semplice numero di iscritti non basterà da solo. Io penso che questa soluzione rappresenti un ottimo punto di equilibrio tra la necessità di dimostrare serietà e l’esigenza di essere realisti rispetto alle dimensioni del tessuto imprenditoriale sammarinese. È inoltre molto significativo che questo risultato sia nato dal confronto tra associazioni datoriali, sindacati e forze politiche; non è un favore a qualcuno, ma un intervento condiviso per rendere la legge funzionale. Mi dispiace sinceramente che da parte dell’opposizione non sia prevalso quel senso di responsabilità che loro stessi hanno spesso invocato, mettendo così in difficoltà categorie economiche e sindacati. Desidero sottolineare l’ottimo lavoro di condivisione portato avanti dal Segretario Bevitori con tutte le parti sociali.

Giovanna Cecchetti (Gruppo Misto): Intervengo anch’io su questo progetto di legge che va ad aggiornare i requisiti di rappresentatività. Non è affatto una scelta calata dall’alto o un intervento improvvisato, ma è il frutto di un lungo percorso di consultazione con le parti sociali che da tempo sollecitavano questo adeguamento per rafforzare il sistema. Secondo me l’urgenza nasce da un’esigenza molto concreta: il periodo transitorio di 10 anni previsto dalla legge del 2016 è ormai in scadenza e bisogna garantire continuità e certezza al sistema delle relazioni industriali. Proprio per questo motivo, mi dispiace molto che l’iter istituzionale abbia subito questo rallentamento; questo non è un problema per il Governo o per la maggioranza, ma lo è per tutte quelle categorie e per quei cittadini che hanno bisogno di questi strumenti aggiornati. Io mi auguro che d’ora in avanti ci sia maggiore puntualità da parte del Governo, specialmente su temi così condivisi, proprio per evitare inutili strumentalizzazioni e garantire credibilità alle istituzioni. Però, al tempo stesso, mi dispiace che le opposizioni non perdano mai l’occasione per fare polemica su quanto succede. Secondo me è un peccato che la procedura d’urgenza non sia passata per un solo voto — eravamo trentotto in Aula — e penso che, pur essendoci delle defezioni in maggioranza, non si dovrebbe giocare sulla testa dei lavoratori e delle associazioni per scopi politici. Potevate prendervi il merito di accelerare il percorso e invece, secondo me, avete perso un’altra occasione.

Gian Matteo Zeppa (Rete): Io non vorrei sembrare quello che vuole fare l’antipatico a tutti i costi, ma ci tengo a rivolgermi direttamente al Segretario Canti per chiarire che la mia di prima era solo una battuta, forse mi è uscita male e gli chiedo scusa se è stata interpretata negativamente. Non c’entrava nulla lei; anzi, lei è presente in Aula molto più spesso del Segretario agli Interni, quindi era solo un modo per sdrammatizzare quello che avete combinato. Voglio ricordare a chi mi ha preceduto che proprio ieri, sull’ultimo emendamento di un decreto, ho chiesto il conteggio dei voti e voi della maggioranza eravate appena 25; se l’opposizione volesse essere davvero “cattiva”, come dice il Segretario Gatti, ieri quel decreto non sarebbe mai stato ratificato. Se vogliamo fare i cattivi, sappiamo come si fa, ma qui stiamo parlando di rappresentatività. Io concordo con il Segretario nel dire che questo è un testo tecnico nato dalle parti sociali e non dal Governo, ma io penso che la maggioranza debba farsi garante di avere i numeri in Aula. A me importa poco se si fa un passaggio in più in commissione, ma non possiamo essere noi a fare da “libro paga” della maggioranza quando voi uscite dall’Aula senza nemmeno contarvi. Entrando nel merito, io sono uno di quei 17 che nel 2016 votarono fieramente contro la legge sulla rappresentatività, perché ero convinto che avrebbe creato casini inutili e una lotta interna tra associazioni, e oggi a 10 anni di distanza ne ho la conferma. Sono ancora convinto che l’erga omnes sia stata una scelta pazzesca, nel senso negativo del termine. Secondo me questo provvedimento dimostra che alcune rappresentanze datoriali, anziché evolversi, hanno preferito mettersi d’accordo per abbassare l’asticella della rappresentatività pur di non toccare quella legge del 2016; si passa da 100 a 60 iscritti solo per mantenere lo status quo. Io penso che una di queste associazioni sia la stessa che ha impedito una dignitosa chiusura del contratto del commercio, dove abbiamo accettato un misero 3+3+3 quando tutti gli altri settori ottenevano molto di più. Parliamo di associazioni che hanno rappresentanti che in passato dicevano apertamente di voler licenziare chi sciopera. È il segno dei tempi: siamo tornati indietro rispetto ai diritti dei lavoratori. Oggi ci chiedete un atto di responsabilità su un documento tecnico che però nasce da una legge che io ho contrastato fin dall’inizio e di cui continuo a vedere i limiti. Ma soprattutto, io ribadisco che se volete far passare le vostre leggi, dovete avere il senso del dovere di stare in Aula e garantire i numeri.

Enrico Carattoni (Rf): Io vorrei fare un po’ di chiarezza su questo progetto di legge perché mi pare che non si sia capito bene di cosa stiamo parlando. Questo provvedimento modifica in modo marginale la legge del 2016 che fu proposta dall’allora Segretario Iro Belluzzi. Nel nostro ordinamento abbiamo la particolarità dell’erga omnes: basta che un’associazione datoriale e un sindacato firmino un contratto perché questo diventi valido per tutti i lavoratori di quel settore. Questo impone necessariamente di verificare che un’organizzazione sia davvero rappresentativa e non sia una “sigla fantasma” creata per firmare contratti a detrimento dei lavoratori. Nel 2016 furono stabiliti dei numeri tra mille polemiche, perché qualcuno pensava che servissero a ostacolare i nuovi sindacati; io penso che dopo 10 anni si possa dire che così non è stato, visto che tutte le organizzazioni godono di ottima salute. Tuttavia, emerge un problema per le associazioni monosettoriali e quindi quella che era nata come una deroga temporanea oggi deve diventare strutturale. Mi permetto un’osservazione tecnica, Segretario: portare il numero degli iscritti a 135 mi sembra una norma un po’ troppo calata sull’attualità e priva di astrattezza; sembra quasi un numero ricalcato esattamente su chi esiste oggi per non farlo restare fuori. Inoltre, questa legge interviene solo sulla rappresentatività datoriale e non su quella sindacale, e questo è un dato da rimarcare. Riguardo invece alla questione politica dei numeri garantiti dall’opposizione, io non capisco sulla base di quale “norma divina” dovremmo farlo noi: l’opposizione fa liberamente le proprie valutazioni. L’anomalia di queste ultime legislature è che ci sono maggioranze numericamente fortissime che però non riescono a garantire i 39 voti necessari per l’urgenza. Quella soglia era stata prevista dalla Dichiarazione dei Diritti e dal Regolamento proprio per imporre un confronto vero tra maggioranza e opposizione in una democrazia matura. Invece voi cercate il confronto solo quando vi mancano i consiglieri che sono andati in vacanza. Quando vi rendete conto di non avere i voti venite qui “col cappello in mano” a chiedere aiuto, ma quando vi interessava modificare la legge sull’ordinamento giudiziario avete portato la gente a votare persino in carrozzina. Non funziona così, signori. Questo dovrete dirlo a chi vi ha chiesto questa legge e a cui oggi non siete stati in grado di garantire un’approvazione rapida perché non eravate presenti in Aula.

Michele Muratori (Libera): Io vedo un doppio binario nella discussione di questo progetto di legge: da una parte c’è il merito del provvedimento e dall’altra il metodo, e devo dire che la questione del metodo occuperà solo una parte minoritaria del mio intervento. Riguardo alla bontà e alla sostanza di questa proposta, voglio chiarire subito che da parte del nostro gruppo consiliare, il gruppo di Libera, c’era e c’è tuttora la massima disponibilità ad appoggiare la soluzione prospettata dal Segretario Bevitori. Questo perché, secondo me, non si tratta affatto di una proposta calata dall’alto dal mondo della politica; al contrario, è una richiesta che arriva direttamente dalle associazioni di categoria ed è il frutto di una concertazione reale. Quindi, quello che stavamo per fare oggi non era certo un favore alla maggioranza o al Governo, né un atto inerente esclusivamente alla politica. La politica, in questo caso, stava semplicemente agendo in funzione delle necessità delle associazioni che noi tutti siamo chiamati a sostenere e che consultiamo regolarmente quando dobbiamo portare avanti delle trattative importanti. L’altro binario, come dicevo, riguarda invece il metodo adottato dall’opposizione. Io ero presente all’Ufficio di Presidenza e sono stato tra quelli che hanno chiesto, appoggiato e sostenuto con forza la procedura d’urgenza. Mi ricordo bene che non ne abbiamo discusso solo nell’ultimo incontro; se ne parla da almeno due mesi, quindi non è una novità. Poi, nell’ultima seduta, l’opposizione ha deciso di non inserire l’urgenza perché c’era un ordine del giorno particolarmente fitto. Secondo me, se l’opposizione dà inizialmente il proprio avvallo per appoggiare la procedura d’urgenza, allora è logico che debba sostenerla fino in fondo anche qui in Aula. Non deve essere sempre e solo la maggioranza a doversene fare carico, altrimenti non saremmo nemmeno andati a chiedere la vostra collaborazione. Questo progetto di legge non è un regalo che fate al Governo, è uno strumento che serve ai lavoratori e alle categorie economiche. Quello che voi oggi state cercando di giustificare qui, io lo considero un grandissimo passo falso. Ovviamente, nella sacralità del libero arbitrio, ognuno è libero di prendere la decisione che preferisce, ma io penso che in politica debba esistere anche il fair play. La contrapposizione tra maggioranza e opposizione va benissimo, non siamo nati ieri e nessuno di noi crede ciecamente alla bontà assoluta dell’una o dell’altra parte; ognuno gioca la propria partita. Però, quando si dà la disponibilità per procedere con l’urgenza e poi si arriva in Aula e si fanno questi “dispettucci” — perché io li considero proprio dei dispettucci — allora devo dare una grande nota di demerito. Avete fatto un errore strategico enorme e secondo me avete perso un’ottima occasione: avreste potuto fare un dibattito di un’ora sottolineando che, grazie al senso di responsabilità dell’opposizione, si era garantita la procedura d’urgenza. Mancava un voto, servivano 39 voti e ne avevamo 38: grazie a voi oggi si sarebbe potuto discutere della legge abbreviando l’iter legislativo. In quel caso, noi avremmo dovuto solo ringraziarvi per aver permesso a tantissimi lavoratori e a molte categorie economiche di superare una difficoltà reale. Invece avete scelto diversamente. Secondo me questo denota un comportamento scorretto: se venite in Ufficio di Presidenza e acconsentite a sostenere l’urgenza senza porre condizioni o dire “vi sosterremo solo se sarete tutti presenti”, allora mancare l’impegno in Aula è una scorrettezza. Non passerà in cavalleria, ve lo assicuro. Mi preme che la cittadinanza che ci ascolta alla radio sappia qual è stato l’iter di questa situazione incresciosa. Il dispetto non è stato fatto alla maggioranza, ma alle associazioni di categoria. Il legislatore aveva imposto i 39 voti proprio per favorire il coinvolgimento dell’opposizione quando le maggioranze non erano così ampie, ma questa volta, nonostante l’impegno preso, quella collaborazione è venuta meno.

Manuel Ciavatta (Pdcs): Io concordo pienamente con quanto esposto dal consigliere Muratori. Mi sembra evidente che quando all’opposizione manca una guida autorevole, si finisce per commettere questi gravi errori strategici. Invece di approfittare di una situazione favorevole per prendersi i meriti di un provvedimento utile, avete preferito fare uno sgambetto. Ma lo sgambetto, secondo me, non lo avete fatto alla maggioranza, lo avete fatto alle associazioni di categoria e alle organizzazioni sindacali che avevano trovato un accordo su questo progetto di legge. Per questo lavoro voglio ringraziare la Segreteria di Stato e il Segretario Bevitori. Se avessimo approvato l’urgenza, oggi avremmo già potuto licenziare la legge, visto che si tratta solo di due articoli, rendendo i lavori del Consiglio concreti, fattivi e utili per il Paese. Invece, ci ritroviamo di fronte all’ennesimo susseguirsi di parole e all’inoperatività dell’Aula, che è proprio una delle ragioni per cui noi insistiamo sulla necessità di modificare il regolamento consiliare. Il consigliere Carattoni ha parlato di fair play e del fatto che l’opposizione non verrebbe messa in risalto, ma proprio nell’Ufficio di Presidenza — a cui lui non era presente — la maggioranza aveva dato la disponibilità persino per un Consiglio in agosto, pur di analizzare i progetti in prima lettura proposti dall’opposizione. Abbiamo fatto aperture continue sul regolamento e sulla Commissione per le riforme istituzionali. In un clima di correttezza ci saremmo aspettati ben altro rispetto a questa vostra reazione. Io penso che abbiate commesso un errore politico e strategico di cui la cittadinanza e le associazioni si renderanno conto molto presto. È vero, oggi eravamo in 38: un nostro consigliere ha dovuto subire un intervento in ospedale e altri due sono legittimamente in ferie. Siamo a luglio e, pur essendo attenti, le assenze derivanti dalle vacanze o da motivi di salute capitano e non sono affatto ingiustificate. Di solito la procedura d’urgenza si nega su leggi come quelle sulla giustizia, dove qualcuno può non essere d’accordo e allora la maggioranza deve avere i numeri per andare avanti da sola. Ma su leggi come queste, che riguardano accordi sociali, il discorso dovrebbe essere diverso. A questo punto, il progetto di legge seguirà l’iter ordinario: andrà in commissione e poi in seconda lettura. Cercheremo di fare il prima possibile, ma spero sinceramente che questo ritardo non provochi danni reali alle associazioni di categoria che avrebbero beneficiato di queste modifiche. Mi auguro che situazioni simili non si ripetano, perché testimoniano solo la volontà di perdere tempo e ostacolare i lavori di quest’Aula invece di venire incontro a un reale spirito di collaborazione.

Alessandro Bevitori Segretario di Stato: Ringrazio sinceramente tutti i consiglieri che sono intervenuti nel dibattito su questo progetto di legge. Penso che gli ultimi interventi abbiano inquadrato perfettamente la questione, quindi non ho intenzione di infierire ulteriormente. Non voglio certo dare lezioni su come si faccia l’opposizione a nessuno, ma credo sia stata persa un’occasione preziosa per dimostrare senso di responsabilità davanti al mondo economico e ai lavoratori. Purtroppo, la politica riesce a dare il peggio di sé proprio in queste occasioni. Poco male per la maggioranza, se non fosse che così si allungano inutilmente i tempi. Secondo me avremmo potuto dimostrare che, quando le cose sono fatte bene e sono utili, le lungaggini consiliari possono essere superate con procedure molto più veloci. È un’altra occasione persa che, a mio avviso, rende ancora più evidente quanto sia importante e non più rimandabile un intervento di modifica al regolamento consiliare.

Comma 13:
a) Prosecuzione riferimento della Commissione Consiliare Speciale per le Riforme Istituzionali sull’attività svolta, ai sensi dell’articolo 7, comma 1, lettera a) della Legge Qualificata 30 gennaio 2025 n.1 e successivo dibattito
b) Ordine del Giorno presentato dal Consigliere Filippo Tamagnini per la prosecuzione dell’attività della Commissione Consiliare Speciale per le Riforme Istituzionali con particolare riferimento agli obiettivi di lavoro relativi al tema del Consiglio Grande e Generale

I lavori riprendono dalle repliche degli iscritti nell’elenco della volta scorsa.

Manuel Ciavatta (Pdcs): Prendo subito la parola perché, a seguito del deposito di un ordine del giorno da parte di uno dei due copresidenti, Filippo Tamagnini, riguardo alla prosecuzione dei lavori della Commissione, la maggioranza ha fatto una riflessione approfondita. Abbiamo tenuto in considerazione le osservazioni arrivate dall’opposizione, la quale faceva notare che in questa sessione consiliare è presente anche un comma specifico sulla modifica del regolamento consiliare; proprio per questo motivo l’opposizione chiedeva di riportare tutta la normativa al confronto interno della Commissione. La maggioranza ha quindi elaborato una proposta di mediazione. Anche in questo caso, come ho già avuto modo di dire in precedenza per il comma appena concluso, la nostra volontà non è quella di fare muro contro muro, ma di cercare soluzioni il più possibile condivise, pur partendo da posizioni diverse tra maggioranza e opposizione. Presento quindi un ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi di maggioranza. Questa proposta è stata presentata anche all’opposizione, ma i capigruppo ci hanno comunicato poco fa in Ufficio di Presidenza che hanno scelto di non sottoscriverla; esporranno poi loro le ragioni di questa decisione. Mi appresto ora a darne lettura per poi depositarlo formalmente.

Il Consiglio Grande e Generale, sentito il riferimento della Presidenza della Commissione Consiliare Speciale per le Riforme Istituzionali a seguito del dibattito svolto sul tema;

Visto il progetto di legge “Modifiche al Regolamento del Consiglio Grande e Generale” presentato dai gruppi consiliari di maggioranza e dal Consigliere indipendente Giovanna Cecchetti, esaminato in prima lettura nella sessione del Consiglio Grande e Generale dello scorso mese di giugno;

adotta il documento “Obiettivi di lavoro del Consiglio Grande e Generale” contenente gli obiettivi da raggiungere per la valorizzazione del Consiglio Grande e Generale e del Consigliere;

manda alla Commissione Consiliare Speciale per le Riforme Istituzionali per proseguire nel lavoro svolto provvedendo alla stesura di apposite bozze di revisione di leggi e regolamenti anche tramite l’affidamento di incarichi a consulenti, ai sensi dell’articolo 7, comma 1, punto B della Legge Qualificata 30 gennaio 2025 n. 1 “Istituzione di una Commissione Consiliare Speciale per le Riforme Istituzionali”, bozze di revisione da sottoporre all’attenzione del Consiglio Grande e Generale entro il mese di marzo 2027;

impegna i gruppi consiliari e i Consiglieri indipendenti a proseguire il confronto già avviato per approfondire i temi citati in premessa al fine di mandare alla seconda lettura il progetto di legge di riforma del regolamento consiliare già discusso in prima lettura entro il mese di settembre 2026, con i soli contenuti ritenuti prioritari ed in via sperimentale, con particolare riferimento alla commissione in sede redigente quale via ordinaria e la limitazione della durata dell’articolato come indicato agli articoli 3 e 7 del PdL di modifica del regolamento consiliare presentato in prima lettura;

a continuare la discussione ed il confronto sui rimanenti temi all’interno della Commissione per le Riforme Istituzionali insieme agli altri aspetti già in esame, così come indicati dal documento di obiettivi licenziato dalla stessa Commissione.

Per sintetizzare, l’impegno è quello di far proseguire i lavori della Commissione speciale secondo gli obiettivi che si è data, ma parallelamente vogliamo chiudere entro settembre la riforma del regolamento su due punti specifici: le commissioni in sede redigente e il limite della durata dell’articolato. Non parliamo di ridurre i tempi di intervento dei singoli, ma di limitare i giorni di lavoro complessivi; è previsto un articolo che stabilisce che, dopo alcuni giorni, la maggioranza possa procedere a una votazione unica di tutti gli emendamenti, a condizione che vi siano 30 voti disponibili. Tutto il resto della materia regolamentare sarà gestito dalla Commissione riforme istituzionali, che potrà anche incaricare consulenti per la stesura dei progetti di legge da sottoporre all’approvazione dell’Aula.

Emanuele Santi (Rete): Secondo me questo dibattito sta cambiando decisamente tenore. All’inizio la discussione riguardava la Commissione per le riforme istituzionali, che era di fatto saltata perché la maggioranza aveva depositato in modo imperioso un progetto di legge per cambiare il regolamento consiliare; un progetto che andava contro quanto avevamo scritto nelle quarantuno pagine della relazione della Commissione riforme, dove avevamo dedicato ben cinque pagine proprio a questo argomento. Oggi, di fatto, assistiamo a un passo indietro della maggioranza e io, sinceramente, ne sono contento. Probabilmente all’interno della maggioranza qualcuno deve aver fatto capire a qualcun altro che si era passati decisamente oltre il segno, perché quel regolamento consiliare che avevate proposto non stava assolutamente in piedi. Voglio ringraziare chi ha lavorato affinché questo provvedimento tornasse indietro su alcuni aspetti critici. Tuttavia, devo dire chiaramente che la proposta di mediazione fatta dal consigliere Manuel Ciavatta, sebbene sia migliorativa, non può essere né sottoscritta né sostenuta da noi. Vi spiego il perché: l’idea di portare la fase redigente in commissione è un qualcosa che, se vogliamo dirla tutta, è già previsto dall’articolo 27, comma 7 del regolamento attuale. Quindi, se c’è la volontà politica di farlo, si può fare già oggi senza bisogno di nuove norme sperimentali. Il secondo tema, che per noi è il più critico, riguarda la cosiddetta “tagliola”, ovvero la limitazione dei tempi: secondo la vostra proposta, dopo un certo numero di giorni, tutti gli emendamenti dell’opposizione verrebbero votati in un unico pacchetto, come se fossero un blocco solo. Io penso che questo sia assolutamente inaccettabile. Voglio ricordarvi che le uniche cose concrete che siamo riusciti a ottenere in questa legislatura, come durante l’ultima legge finanziaria, sono arrivate proprio perché vi abbiamo costretto a votare per sfinimento. Adesso vi fate belli con i comunicati, ma la trasparenza sui contributi, le borse di studio per gli studenti e altri cinque o sei punti fondamentali li abbiamo ottenuti grazie a quella battaglia emendativa. Per noi la “tagliola” non è accettabile. Ribadiamo con forza che tutto quello che riguarda il regolamento consiliare, ma proprio tutto, dovrebbe essere discusso nell’alveo della Commissione riforme istituzionali. Riformuliamo quindi la nostra proposta: riportiamo l’intera materia in quell’ambito. C’è la nostra piena disponibilità a parlarne, perché noi non siamo sempre “brutti e cattivi” come ci dipingete. Se c’è una reale necessità di intervenire sul regolamento, lo portiamo in Commissione e in un paio di mesi ne discutiamo tutti insieme in modo organico. Si vede che qualcuno ha capito che le forzature a volte non reggono; questa mediazione serve probabilmente a non far perdere del tutto la faccia a chi si è speso pesantemente in questa parte di legislatura per spingere un regolamento che non aveva alcun senso. Per noi questo ordine del giorno non è accettabile e crediamo che tutti i discorsi sulle riforme, regolamento compreso, debbano tornare in Commissione.

Fabio Righi (D-ML): Riprendiamo queste repliche a distanza di un po’ di tempo e, alla luce dell’ordine del giorno presentato dalla maggioranza che interviene sulla normativa del regolamento consiliare, gli elementi in campo sono cambiati. Oggi affrontiamo questo dibattito in una dimensione diversa: la maggioranza, evidentemente visti gli atti legati all’accordo di associazione con l’Unione Europea che hanno preso una svolta differente rispetto a come sembrava dovesse finire questo periodo politico prima dell’estate, oggi non sente più la necessità di distogliere l’attenzione con un provvedimento come quello sul regolamento. Politicamente, permettetemi di dire che era abbastanza singolare che, con tutte le gravi problematiche che il Paese sta affrontando, la priorità di questa maggioranza fosse proprio la modifica del regolamento consiliare. Secondo me ha ragione il collega Santi: per non perdere completamente la faccia e non ammettere che quella forzata era una cosa senza senso, arriva questa mediazione politica. Si sceglie di mantenere alcuni punti e, intelligentemente, si riporta l’approfondimento sul regolamento nella sede deputata, ovvero la Commissione per le riforme istituzionali. All’interno di quella Commissione è stato fatto più di un ragionamento, perché siamo tutti convinti che un intervento sia necessario, ma deve trattarsi di un intervento organico che tenga conto di ogni aspetto. Questo è il motivo per cui l’ordine del giorno presentato non può trovare né la sottoscrizione della mia forza politica, né il supporto degli altri gruppi di opposizione. Noi non siamo abituati a lavorare con queste modalità; questo ci sembra un ripiego rispetto a quello che logicamente bisognerebbe fare sul regolamento. Tra l’altro, le cose che chiedete di lasciare in discussione non sono affatto banali. Non avete lasciato la riduzione dei tempi di intervento, sulla quale, guardate, si poteva anche discutere trovando una sinergia. Avete invece introdotto due elementi estremamente sostanziali. Uno è la sede redigente, che come dicevo sarebbe già possibile oggi perché non c’è un divieto esplicito, ma voi volete trasformarla nella regola. Noi l’abbiamo detto mille volte: non si può trasformare la sede redigente in regola senza prima aver messo mano alla composizione delle commissioni, perché diventerebbe una scelta antidemocratico. Ad oggi, alcuni partiti, compresa la mia forza politica, hanno un solo componente nelle commissioni; se quel componente disgraziatamente ha la febbre o un imprevisto e non può essere sostituito, quella forza politica perde il diritto di discutere la norma. Vi sembra normale? Un intervento del genere necessita di un pensiero più complesso e organico. Dall’altra parte c’è l’aspetto della famosa “tagliola”: a un certo punto, se gli emendamenti dell’opposizione danno fastidio, si fa una votazione unica per bocciarli tutti e andare avanti. Certo, per chi governa è comodo, ma purtroppo la democrazia non è comoda. La democrazia richiede confronto e dialogo. Io penso che, prima di fare interventi di questo tipo sulle nostre istituzioni, bisognerebbe riscoprire la politica e il dialogo politico: sono convinto che, riscoprendo quelli, i tempi in quest’Aula si ridurrebbero naturalmente.

Maria Katia Savoretti (Rf): Come avevo già sottolineato nel dibattito generale, voglio ribadire che la Commissione consiliare speciale per le riforme istituzionali ha svolto un ottimo lavoro in tutti questi mesi e anni di riunioni. Certo, si poteva fare di più o forse meglio, ma il lavoro prodotto è stato importante e la tabella che è stata presentata agli atti ne è la prova. Tuttavia, abbiamo visto che la maggioranza e il Governo non hanno affatto apprezzato questo lavoro, visto che hanno preferito intervenire depositando un progetto di legge per modificare il regolamento consiliare proprio sui temi di cui la stessa Commissione stava già discutendo. La Commissione ha fatto audizioni, ha ascoltato professionisti e dirigenti interni ed esterni, raccogliendo suggerimenti preziosi. Io penso che la scelta della maggioranza di intervenire direttamente sul regolamento sia stata poco rispettosa nei confronti della Commissione stessa, che è stata voluta da tutta l’Aula, e poco rispettosa verso i consiglieri che vi hanno lavorato con impegno. Non è questo il modo corretto di agire. È vero, oggi ci presentate un ordine del giorno nuovo e diverso che è sicuramente un passo avanti e un miglioramento, ma lo fate solo perché vi siete resi conto che il modo in cui eravate intervenuti prima non era assolutamente quello giusto. Io lo ripeto: se si vuole migliorare il lavoro del Consiglio per renderlo più efficiente ed efficace, non si può pensare di farlo intervenendo soltanto sul minutaggio o sui tempi di parola. Assolutamente no. Bisognerebbe invece fermarsi un attimo, mettersi attorno a un tavolo e ragionare tutti insieme su quali siano i veri punti su cui intervenire. Invece, con questo ordine del giorno, voi continuate a insistere soltanto sulla questione del tempo e questo, secondo me, non aiuta affatto l’istituzione. Dite di voler lasciar lavorare la Commissione, ma la Commissione è quello che ha sempre fatto e deve continuare a fare; non è corretto scavalcarla sui temi di sua competenza. Per questo motivo, come abbiamo già anticipato in Ufficio di Presidenza, la nostra forza politica non appoggerà questo ordine del giorno, perché non riteniamo che sia il metodo giusto per intervenire.

Gian Matteo Zeppa (Rete): Secondo me questa è una grande debacle per quei quattro o cinque esponenti della maggioranza che hanno scritto quel progetto di legge sulla modifica del regolamento consiliare. Oggi vi siete dovuti “salvare in corner” proprio sfruttando il fatto che il comma sulla prosecuzione delle riforme istituzionali fosse ancora aperto. Quale migliore occasione per farvi rimangiare un po’ di quella famosa “sabbia”? Lo ricordo al consigliere William Casali e a quei pochi che hanno forzato la mano: mi compiaccio con coloro che, all’interno della vostra coalizione, hanno avuto la capacità di far ragionare i sottoscrittori di quel progetto di legge che io definisco indegno. Ogni tanto qualcuno qui dentro parla ancora di antipolitica, ma io l’ho già detto ieri: quell’atto di modifica del regolamento voluto dalla maggioranza è la vera antipolitica. Ve ne siete accorti solo dopo le proteste, non solo di quella che il Segretario Gatti chiama “cattiva opposizione”, ma probabilmente anche grazie a qualcuno nella vostra maggioranza che ha capito che le priorità del Paese dovevano essere altre, come il negoziato europeo. Ora usate un altro comma per venire a dirci l’ovvio. Caro Manuel Ciavatta, mi rivolgo a lei perché mi dovrà spiegare cosa intendete per “via sperimentale”, visto che io non ci arrivo. Sperimentiamo la “tagliola” solo per la legge finanziaria? Dovreste scriverlo chiaramente. Come ricordava il collega, l’articolo 27 del regolamento già prevede la sede redigente, ma richiede il consenso di due terzi dei consiglieri. Bisogna che l’antipolitica di cui lei fa parte inizi finalmente a fare politica sul serio. Se volete usare la sede redigente, i due terzi dei voti in Aula devono essere necessari per garantire il rispetto di tutte le forze politiche, specialmente di quelle che hanno un solo rappresentante in commissione. Se quel consigliere è all’ospedale, la sua forza politica sparisce dal dibattito? Voi avete tirato il freno a mano facendo una retromarcia incredibile perché qualcuno vi ha imposto di farlo, e io lo ringrazio per aver riportato un po’ di ragionevolezza contro chi voleva cambiare le regole d’ingaggio a proprio piacimento. È normale riportare le modifiche nella Commissione per le riforme istituzionali, altrimenti non avrebbe senso aver creato una commissione speciale. Mi dovrete spiegare bene cosa intendete con “effetti speciali” e sperimentazioni. Io mi voglio divertire con questa vostra sperimentazione, ma la verità è che siete dovuti mestamente tornare indietro rispetto a una forzatura che non ha eguali.

Matteo Casali (Rf): Mi associo a chi ha evidenziato come queste repliche arrivino in uno scenario del tutto mutato. La lettura dell’ordine del giorno sottoscritto dalla maggioranza spariglia completamente le carte rispetto al dibattito originale e questo, secondo me, costituisce un’anomalia, perché per ore abbiamo discusso di tutt’altro. Ora ci troviamo in pochi minuti a dover replicare a una situazione cambiata, con un nuovo ordine del giorno che, tra l’altro, non è stato firmato da uno dei due copresidenti, a differenza del documento precedente. Questo potrebbe denotare una spaccatura all’interno della Commissione, che mi risultava aver sempre lavorato all’unanimità; già questo crea dei dubbi sulla solidità della proposta. Le cose sono cambiate probabilmente a causa degli incontri delle settimane scorse sul regolamento consiliare. Voglio dire chiaramente ai cittadini qual era la nostra proposta, visto che qualcuno in maggioranza ne dà sempre un’interpretazione parziale. Noi abbiamo semplicemente detto che il regolamento consiliare appartiene naturalmente alla competenza della Commissione per le riforme istituzionali. Se l’obiettivo è arrivare a un risultato, stabiliamo una roadmap, un percorso a tappe forzate con date e obiettivi precisi, affinché la Commissione lavori sul ruolo del consigliere, sulle commissioni redigenti e su tutto il resto. Vi abbiamo proposto di congelare il vostro progetto di legge e arrivare insieme al traguardo entro dicembre, se la vostra paura è la legge di bilancio, purché non si snaturi la Commissione. Invece, cosa ci è arrivato? Una proposta che è la “linea Maginot” del Governo: la “tagliola” e la sede redigente come ultima offerta. Noi rimaniamo convinti della bontà della nostra proposta di una roadmap organica. Secondo me le riforme non si possono fare procedendo per approssimazione o per errori, secondo il metodo del “trial and error”. Non si può andare in fase sperimentale a settembre a fare un po’ di “tagliola” solo perché vi serve per il bilancio, per poi provare due o tre legnine in sede redigente tanto per vedere come va. Le riforme istituzionali sono una cosa seria e non si fanno per esperimenti.

Luca Boschi (Libera): Secondo me il consigliere Casali ha presentato bene come sono andate le cose. In queste settimane ci sono stati degli incontri informali ma ufficiali tra maggioranza e opposizione sul tema del regolamento consiliare. L’opposizione ha fatto una proposta che ora è stata riportata in Aula, ma ha anche messo in discussione la prosecuzione dei lavori della Commissione speciale riforme istituzionali qualora fossimo andati avanti solo con il testo in prima lettura. Quel confronto ha generato questo ordine del giorno perché noi riteniamo che il proseguimento dei lavori della Commissione speciale sia fondamentale. Per noi è vitale che da lì escano regole organiche, molto più grandi di un semplice regolamento consiliare. Ci siamo impegnati a rivedere tutto il regolamento in modo strutturato entro i primi mesi dell’anno prossimo, intorno a maggio. Abbiamo deciso di mantenere solo due delle misure previste inizialmente in prima lettura. E cosa intendiamo con “in via sperimentale”? Significa che anche quelle due misure potranno essere rimesse in discussione nel confronto complessivo che faremo nell’anno nuovo. Capisco che si possano dare letture diverse parlando di falchi e colombe all’interno della maggioranza, ma io penso che questo tipo di analisi non aiuti affatto ad arrivare a un risultato di qualità, anzi, irrigidisce le posizioni e non agevola il confronto produttivo. Questo ordine del giorno serve proprio a salvaguardare il grande lavoro fatto in questi anni dalla Commissione speciale e a permetterle di portarlo a termine. Secondo me non è affatto un passo indietro, ma un passo avanti verso un confronto che porti a risultati concreti, evitando di buttare al macero tutto il lavoro svolto finora.

Gaetano Troina (D-ML): È sinceramente disarmante stare qui a sentire certi colleghi della maggioranza che parlano di confronto e ci chiedono pure il fair play, quando poi, nei fatti, assistiamo continuamente a queste iniziative unilaterali dove si pretende che l’opposizione aderisca senza che ci sia stato il minimo passaggio preliminare o un briciolo di condivisione. Io dico la verità: non riesco proprio a capire dove sia la difficoltà nel comprendere che il confronto non si può fare qui dentro, in quest’Aula, quando è ormai ora di discutere i provvedimenti e la discussione è già iniziata. Non è questo il luogo adatto per confrontarsi, quando i tempi sono strettissimi e bisogna decidere tutto in velocità. Io sono abituato a un metodo che forse oggi non è più di moda o non è considerato attuale, ma una volta funzionava così: quando si preparava una proposta di provvedimento, si chiamava prima la maggioranza e poi l’opposizione, prima ancora di iniziare i lavori parlamentari, si esponeva il progetto, si ascoltavano le osservazioni di tutti e si arrivava in Aula solo dopo aver valutato se quelle proposte avessero un senso o meno. Questo era il vero metodo di confronto. Oggi invece voi venite qui, ci portate il pacchetto già pronto e ci dite che questo è quello che vuole la maggioranza; poi, se l’opposizione dice di no perché le cose non vanno bene, allora subito a lamentarsi che non c’è fair play. Ci dite che avete parlato con le categorie, con questo e con quell’altro, ma con noi no, con noi non parlate mai. Anche su questo ordine del giorno che ci state proponendo ora, ma quale confronto c’è stato? Ce lo avete anticipato appena un giorno o due fa, ma questo non è confrontarsi. Ci avete spiegato cosa resta e cosa no? Cosa avete in mente o cosa vi ha fatto cambiare idea? Secondo me è così che si dovrebbero fare i confronti, invece noi dovremmo stare qui a dirvi “bravi” solo perché siete tornati parzialmente indietro sulla vostra proposta iniziale. Ma di cosa stiamo parlando? Non si capisce proprio. Ma vi sembra questo il modo di approcciarsi a livello politico per cercare delle mediazioni? Se avete già deciso tutto da soli, allora fatevi i vostri provvedimenti, discuteteli tra di voi e votateli pure, ma non aspettatevi che noi vi diciamo che siete bravi, perché non ve lo diremo. Non è questo il modo di lavorare. Quando un provvedimento è fatto bene, anche se capita raramente, siamo i primi a riconoscerlo, come abbiamo fatto anche ieri pur con qualche osservazione, perché la nostra non è un’opposizione a prescindere. Però il metodo che state utilizzando fin dall’inizio di questa legislatura è diventato inaccettabile e ve lo abbiamo già detto a più riprese: se volete capire bene, altrimenti, come diceva qualcuno, chi ha orecchi per intendere, intenda.

Gian Nicola Berti (Ar): Il collega Troina si chiede se questo sia il modo giusto di procedere e io, sinceramente, comincio a pensare che il modo sia proprio sbagliato fin dal principio. Mi sembra assurdo che una maggioranza di ben 44 consiglieri, che hanno quindi tutti i numeri necessari, cerchi il confronto e tenda la mano per poi ricevere, nel migliore dei casi, una pugnalata alle spalle. Qualche altra volta, invece, si cerca proprio di “sbozzarci”, scusate il termine, ma è evidente che c’è qualcosa che non funziona come dovrebbe. Noi abbiamo intavolato, o almeno abbiamo tentato di intavolare un dialogo, perché poi al tavolo vi siete seduti ma vi siete alzati immediatamente. Per farvi sedere a quel tavolo abbiamo dovuto persino convocare la televisione, perché altrimenti alle convocazioni precedenti, senza telecamere, non vi presentavate nemmeno: la verità è che non volevate affatto fare il confronto. Questo confronto lo avete praticamente lanciato nell’iperspazio anche all’interno della Commissione per le riforme istituzionali. Io su questo punto devo ringraziare il presidente Tamagnini perché ha capito le critiche che ho mosso nel mio intervento; le mie non sono critiche nate per osteggiare le riforme, ma per dire chiaramente che questo Paese ha una necessità radicale e vitale di riforme istituzionali, partendo dalle radici fino alla cima, arrivando a toccare forse anche il Congresso di Stato e la Reggenza. Il problema vero sta nella legge per come è stata concepita, in quell’insieme di argomenti messi tutti sullo stesso piano e trattati contemporaneamente, tanto che oggi la Commissione non ha prodotto nulla se non una raccolta di dati fatta dalla Segreteria Istituzionale, che ringrazio. È un bellissimo lavoro, per carità, ma il fatto è che ancora non c’è nulla di concreto in mano. Intanto la legislatura va avanti con sessioni consiliari che durano ormai sette o otto giorni; secondo me, di questo passo, la politica diventerà per forza di cose una professione, perché sarà inevitabile dover lasciare il proprio lavoro se si vogliono seguire seriamente i lavori del Consiglio. Non vedo alternative. Io non credo che il collega Righi sia d’accordo, ma se stiamo cercando di intervenire sul regolamento consiliare è proprio perché pensiamo che i lavori debbano essere più snelli ed efficaci, per rendere il Consiglio più “ascoltabile” e vicino ai cittadini. Anche il consigliere Morganti ha detto una cosa sensata che avevo proposto anch’io: dedichiamo un certo numero di ore a ogni argomento e, terminato quel tempo, si vota e si chiude la questione. Invece no, continuiamo con sessioni infinite, con trenta o quaranta argomenti all’ordine del giorno e in una settimana riusciamo ad affrontarne sì e no cinque o sei, continuando a rimandare tutto sempre più avanti. Ma non la vedete anche voi l’esigenza di modificare il regolamento? E voi dove siete quando cerchiamo in tutti i modi di regolarlo insieme a voi? Perché le regole devono essere comuni, ma il punto è che voi le regole non le volete proprio. Voi volete l’anarchia, volete fare il vostro comodo all’interno del Consiglio Grande e Generale e fare ostruzionismo su qualunque argomento. Abbiamo persino concluso il comma precedente con il Segretario di Stato di Libera che sottolineava quanto la modifica del regolamento sia necessaria. In Ufficio di Presidenza eravamo tutti d’accordo per dare l’urgenza a un progetto di legge richiesto dalle associazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro, gente che ne ha bisogno, e invece l’opposizione ha fatto questioni e non ha dato il voto. Mi dite che è perché mancano i voti della maggioranza che sono quarantaquattro? Benissimo, ma allora se non c’è rispetto reciproco e volontà di condivisione, vorrà dire che noi andremo avanti a testa bassa con i nostri voti e basta. Se non c’è questo spirito, allora il problema credo proprio che lo abbiate voi nei nostri confronti.

Enrico Carattoni (Rf): Io parto proprio dall’ultima affermazione del consigliere Berti, quella secondo cui ora andrete avanti a testa bassa. Ma guardate che lo avete già fatto e lo state facendo fin dall’inizio della legislatura, quindi ci siamo già ampiamente abituati. Se la vostra voleva essere una minaccia, non sortisce alcun effetto perché ormai conosciamo il vostro metodo. A me dispiace molto vedere l’atteggiamento che c’è stato nei confronti di questa Commissione, perché c’è chi ha tentato di boicottarla fin da subito, e tra i primi ci sono stati proprio i membri del Governo. Questa Commissione era nata con l’idea di sottrarre o quantomeno regolare le competenze del Congresso di Stato, e quindi certi Segretari di Stato, specialmente quelli più “fumantini”, l’hanno sempre vista di cattiva luce. Bisognava fare una ricognizione completa del nostro impianto normativo che spesso è stratificato e farraginoso, e serviva un dibattito serio sulle nostre ambizioni riguardo al ruolo del consigliere, della Reggenza, del Congresso e dei rapporti tra i vari organi. Tutto questo richiede tempo. Si era detto fin dall’inizio che i lavori della Commissione avrebbero travalicato questa legislatura, perché un lavoro serio non si fa di fretta; invece, proprio davanti a quel tavolo di confronto, voi fate una forzatura e presentate una proposta di legge che contiene solo quello che interessa alla maggioranza, ovvero la “tagliola” e il voto di fiducia. Sono tutte questioni volte esclusivamente a comprimere il dibattito. Io sono il primo a essere consapevole che i lavori del Consiglio vadano ammodernati, ma il senso della Commissione era proprio quello di scrivere le regole del gioco tenendo conto di pesi e contrappesi. È troppo comodo presentare un progetto di legge che tenta di spazzarci via, limitando le prerogative dell’opposizione quando avete una maggioranza di quarantaquattro persone che spesso non c’è quando non le interessa, ma che portate in Aula in qualsiasi modo, anche “moribonda”, pur di votare le cose che vi premono. Secondo me, il tavolo di confronto che avete convocato dopo aver presentato quell’obbrobrioso progetto di legge è un po’ come sedersi a una trattativa appoggiando la pistola sul tavolo. Non è certo un bel modo di iniziare. Se volevate davvero trattare, bisognava sedersi in Commissione o a latere e proporre uno stralcio, uno spin-off dei lavori per portare a casa due o tre cose condivise. Se foste stati intelligenti, avreste inserito lo statuto delle opposizioni insieme a un accorciamento del dibattito, ma su quello avete detto di no. Voi avete preferito la forzatura della “tagliola” e del voto di fiducia, scrivendo tra l’altro le norme talmente male che saranno inapplicabili. Se vi lamentate che non riuscite a gestire i lavori, dovreste farvi un esame di coscienza: portate decreti che contengono deleghe per fare altri decreti, ritirate progetti di legge e li riemettete identici dopo che abbiamo già discusso. Io credo che questo vostro progetto di legge serva solo a cercare di tappare i buchi di una farraginosità che avete tutto al vostro interno.

Sara Conti (Rf): Ci tengo a iniziare dicendo che nessuno di noi ha mai detto che non ci sia la necessità di rendere i lavori del Consiglio Grande e Generale più snelli ed efficienti, e lo dico in risposta a quanto affermato dal consigliere Berti. Semplicemente, noi riteniamo che sia assolutamente necessario fare un lavoro organico, ed è proprio per questo che avevamo appoggiato con convinzione la creazione della Commissione speciale per le riforme istituzionali. Quella Commissione aveva dei compiti precisi: rendere più snelle le sessioni, migliorare lo status del consigliere e lavorare sui rapporti tra il Congresso di Stato e il Consiglio. Questi sono obiettivi che le opposizioni condividono pienamente e non vi permettiamo di far passare un messaggio diverso. Quello che state cercando di fare oggi, invece, è una totale forzatura. Trovo davvero spiacevole che, dopo l’ordine del giorno presentato dal consigliere Tamagnini in qualità di presidente della Commissione, oggi si vada a depositare un nuovo ordine del giorno che modifica il precedente proprio quando non sono presenti né il presidente Tamagnini né il copresidente Renzi. Secondo me questa è una forzatura totale voluta da alcuni consiglieri di maggioranza che hanno come unico obiettivo evidente quello di zittire le opposizioni. Mi direte che questo ordine del giorno è migliorativo rispetto al progetto di legge sul regolamento che era aberrante; certo che lo è, almeno lasciamo alcune prerogative alla Commissione speciale e interveniamo solo su “due piccole cosucce”. Ma la verità è che lo fate solo per permettere a questa maggioranza, che non riesce mai ad arrivare a trentanove voti nonostante ne abbia quarantaquattro, di superare indenne la prossima legge di bilancio. Allora cerchiamo di mettere le cose in ordine: io penso che sia inutile dare mandato a una Commissione di lavorare su certi temi se poi voi, con un colpo di mano, introducite una “modifica sperimentale” che all’interno delle istituzioni non si può proprio sentire. Io credo che questo non sia affatto il modo corretto di lavorare e non potete certo dare la colpa alle opposizioni se non si riesce a smaltire l’ordine del giorno o se dobbiamo intervenire per mettere i puntini sulle i. Certe volte mi sembra davvero che viviamo in due mondi totalmente diversi e paralleli.

L’odg originariamente presentato al consigliere Tamagnini nella scorsa sessione viene ritirato.

Manuel Ciavatta (Pdcs): Non starò a ripresentare l’ordine del giorno nei dettagli perché ne ho già dato lettura poco fa durante la mia replica. Voglio però ribadire, a nome di tutta la maggioranza che ha sottoscritto il documento — ovvero Partito Democratico Cristiano Sammarinese, Alleanza Riformista, Libera e Partito dei Socialisti e dei Democratici, insieme alla consigliera indipendente Giovanna Cecchetti — che voteremo convintamente a favore di questa proposta. Si tratta di un ordine del giorno che fornisce indirizzi politici estremamente chiari. Ringrazio inoltre la Reggenza per la precisazione riguardante il consigliere Filippo Tamagnini; purtroppo il copresidente Nicola Renzi è stato assente durante il dibattito e lo è anche oggi per impegni privati, ma Tamagnini era assolutamente d’accordo sul fatto che, qualora fosse emerso un altro ordine del giorno condiviso, lui avrebbe ritirato quello presentato precedentemente. Questo passaggio è avvenuto regolarmente e quindi, come maggioranza, sosterremo questa nuova proposta.

Gian Matteo Zeppa (Rete): Speravo sinceramente che il collega Manuel Ciavatta riuscisse a convincerci, ma devo dire che non ci ha convinto affatto. Secondo me, in questo caso la cura è decisamente peggiore della malattia, altro che passi indietro. Qualcuno all’interno della vostra coalizione deve avervi fatto capire che stavate compiendo una forzatura eccessiva e, anche se non ci arroghiamo il merito di avervi fatto riflettere, i fatti dimostrano che avevate esagerato. Non saremmo certo andati sull’Aventino, come ha suggerito qualcuno in modo improprio, perché ci sono ben altri metodi per fare opposizione che vedrete presto; non è necessario essere sempre e solo ostativi. Qui il punto è dare la giusta dignità alla Commissione speciale per le riforme istituzionali. Quella Commissione non esisteva, è stata creata con uno scopo preciso e, come ricordava il collega Emanuele Santi, ha prodotto un documento di oltre quarantuno pagine che analizza nel dettaglio tutto il lavoro svolto. Io penso che quella sia l’unica sede opportuna per discutere queste materie, anche perché dovreste valutare che in quella commissione la composizione non è paritetica e quindi avete numeri ancora più pesanti a vostro favore. Poi, riguardo alla sfida lanciata dal consigliere Gian Nicola Berti, che si lamenta perché ci siamo alzati dagli incontri: ma ci mancherebbe altro! Se i requisiti di partenza erano quelli, non avevate fatto nemmeno mezzo passo avanti verso di noi; vi siete dovuti scontrare pesantemente tra di voi in maggioranza e qualcuno ne è uscito con le ossa rotte, questo è evidente. Non siamo affatto convinti e voteremo contro questo ordine del giorno, sia per la sua genesi che per la mancanza di rispetto verso le riforme istituzionali. Quella Commissione è stata strumentalizzata per motivi extrapolitici, probabilmente per sviare l’attenzione da altri temi caldi, nonostante il suo statuto sia chiarissimo. Avete forzato la mano sul regolamento consiliare e avete mancato di rispetto a una Commissione che era stata votata all’unanimità. Io mi ero astenuto allora perché temevo che saremmo arrivati a questo punto, e l’esperienza mi ha dato ragione. Voteremo contro questo ordine del giorno riparatorio che, secondo me, sminuisce profondamente anche uno dei due presidenti della Commissione stessa.

Fabio Righi (D-ML): Anche da parte nostra non ci sono assolutamente le condizioni per sottoscrivere questo ordine del giorno, né tanto meno per sostenerlo. Nonostante nel mio intervento precedente avessi riconosciuto che, rispetto all’attacco frontale del progetto di legge originale sul regolamento, c’è stato un passo indietro, io penso che la cura proposta oggi sia peggiore della malattia. Su temi così delicati non si può avere un approccio approssimativo, cercando di rimediare a scivoloni politici ‘ammucchiando’ la situazione in questo modo. Si fa ormai pochissima politica e quindi sembra tutto concesso: non passa una procedura d’urgenza o si scivola su un progetto di legge, e voi sembrate non preoccuparvene affatto. Ma il tema non è solo politico, è sostanziale, perché l’incidenza di questo intervento non è affatto marginale. State proponendo una modifica che rende regola ordinaria quella che oggi è solo un’opzione eventuale e quasi mai applicata nella storia recente: far sì che tutti i progetti di legge vengano analizzati in sede redigente. Per chi non è esperto, questo significa che le leggi verrebbero trattate articolo per articolo esclusivamente all’interno delle commissioni competenti. Io non sarei nemmeno contrario a questo approccio, ma non si può attuare senza prima, o almeno contemporaneamente, mettere mano alla composizione delle commissioni. Oggi tutto il carico di lavoro dell’analisi dettagliata ricade, per alcune forze politiche come la mia, sulle spalle di un’unica persona; se quel consigliere sta male, quella forza politica perde il diritto democratico e costituzionale di discutere la norma. Capisco che questa manovra serva a salvarvi politicamente per non dover giustificare lo scivolone precedente, ma state incidendo pesantemente sull’ordine democratico delle nostre istituzioni. Allo stesso modo, non accettiamo che con una semplice votazione allo scadere di un termine si possano eliminare gli emendamenti che andrebbero invece analizzati in un dibattito politico serio che qui è mancato.

Maria Katia Savoretti (Rf): Il consigliere Manuel Ciavatta non ha convinto nemmeno Repubblica Futura. Con il deposito di questo ordine del giorno state cercando di addolcire una pillola che continua a non piacerci affatto. È chiaramente un escamotage: visto che non riuscite ad arrivare al comma specifico sulla modifica del regolamento consiliare, usate questo strumento per intervenire sui temi che vi interessano, ovvero il minutaggio e la sede redigente in commissione. Trovo che questo modo di operare del Governo e della maggioranza sia poco rispettoso verso la Commissione speciale per le riforme istituzionali e verso i suoi presidenti. Il presidente Filippo Tamagnini oggi è assente e ha dovuto ritirare il suo ordine del giorno; avete fatto una retromarcia perché probabilmente qualcuno nella vostra stessa maggioranza vi ha tirato per la giacchetta. Ascoltando gli interventi, non mi pare che ci sia una condivisione totale all’interno della maggioranza su questi interventi. Questo piccolo passo indietro non ci convince perché questi temi vanno affrontati solo nella commissione nominata ad hoc. Non è questo il modo di agire se vogliamo migliorare il regolamento. Mi fa quasi sorridere leggere che impegnate i gruppi a ‘proseguire il confronto già avviato’: ma quale confronto? L’opposizione lo ha ribadito: il confronto non c’è mai stato. Siete arrivati a gamba tesa con un progetto di legge dicendo che era aperto al miglioramento, ma la volontà reale non si è mai vista. Noi siamo disponibili al dialogo, ma deve essere fatto in modo molto diverso da questo. Repubblica Futura voterà contro.

Gian Nicola Berti (Ar): A nome di Alleanza Riformista ci tengo a sottolineare due concetti. Il primo riguarda la difficoltà oggettiva dei lavori consiliari, un tema condiviso anche dalle opposizioni e discusso nella stessa Commissione riforme. Per chi avesse la memoria corta, ricordo che nel verbale della Commissione del 5 maggio 2025 l’allora capogruppo, oggi Segretario, Massimo Andrea Ugolini precisò che, pur lavorando sul regolamento complessivo, c’erano dei punti che richiedevano interventi urgenti. Su quella base abbiamo continuato il confronto in maggioranza arrivando a proposte condivise da tutti noi. Abbiamo cercato di recepire anche eventuali proposte dalle opposizioni, ma purtroppo non è arrivata nemmeno una proposta concreta; non abbiamo visto nulla, nemmeno riguardo allo statuto delle opposizioni che citavate. Non esistono proposte dell’opposizione di modifica del regolamento. Per questo riteniamo utile procedere, quantomeno in via sperimentale. Se poi il progetto di legge che andrà in seconda lettura a settembre non dovesse cogliere nel segno, saremo pronti a migliorarlo ulteriormente, restando aperti al confronto. Per quanto riguarda il mandato della Commissione riforme, bisogna darsi delle priorità: non si può continuare a discutere di tutti i temi contemporaneamente senza scegliere da dove partire, altrimenti la legislatura finirà senza aver partorito una sola riforma istituzionale. Per me la priorità è l’apparato delle regole del Consiglio e lo status del consigliere, temi su cui serve condivisione ma anche proposte dall’opposizione. Lo stesso vale per l’esecutivo: serve una migliore cabina di regia. Alleanza Riformista ritiene che un sistema ‘inter pares’ nel Congresso di Stato faccia fatica a funzionare in armonia. Forse un’organizzazione più piramidale, con una catena di comando e responsabilità politica più chiara, migliorerebbe la capacità di risposta di tutto l’apparato statale, specialmente in vista del percorso di associazione europea. Questo ordine del giorno è utile e va approvato; ci sarebbe piaciuto che anche le opposizioni avessero presentato proposte in questo senso.

Silvia Cecchetti (Psd): Annuncio il voto favorevole anche per il gruppo consiliare del Partito dei Socialisti e dei Democratici. Ci tengo a far presente che questo ordine del giorno apre a una disponibilità che tiene conto delle esigenze espresse dall’opposizione, senza però rinunciare alla necessità di riformare il regolamento consiliare nel modo più condiviso possibile. Capisco bene che stiamo parlando delle regole del gioco, ma il Psd ritiene che queste vadano riviste per migliorare l’efficienza dell’Aula. È fondamentale anche la seconda parte del documento, che conferma il mandato alla Commissione permanente su temi vitali come lo status del consigliere. Dobbiamo riflettere sulla complessità del ruolo odierno e sulle tempistiche richieste, perché questa attività richiede sempre più specializzazione e tempo da dedicarvi. Secondo me questo ordine del giorno comprende le esigenze di tutti i gruppi e mi auguro che permetta di svolgere un lavoro proficuo su regole che appartengono a tutti, non solo a una parte, visto che ogni gruppo può trovarsi a seconda dei casi sia in maggioranza che all’opposizione.

Guerrino Zanotti (Libera): Il gruppo di Libera voterà favorevolmente a questo ordine del giorno e invito tutti a darne una lettura più oggettiva. In molti interventi ho sentito dire che la maggioranza ha fatto un passo indietro e che hanno vinto le colombe sui falchi, ma io vorrei cambiare prospettiva: perché non considerarlo un risultato positivo ottenuto dall’opposizione? Questo ordine del giorno fa due cose: ridà slancio ai lavori della Commissione, cosa auspicata da tutti me compreso perché ritengo abbia lavorato bene, e segna un progresso rispetto al progetto di legge originale, limitandolo alla sede redigente in fase sperimentale. Dovremo definire meglio questa specificità sperimentale e la questione della cosiddetta tagliola. Riguardo alle richieste dell’opposizione, come lo statuto delle opposizioni, io dico: perché no? Potrebbe essere benissimo un argomento da trattare ai tavoli di confronto. Non si può recriminare che non sia presente nel testo depositato se non si fa una proposta comune per inserirlo. Si è parlato anche di mancanza di confronto tra Governo e opposizione, ma vorrei chiedere a chi oggi è all’opposizione e ha governato in passato se ha sempre ottemperato perfettamente a questo dovere. Facciamoci un esame di coscienza: onestamente in pochi potrebbero dirlo. Dovremmo prevedere momenti istituzionali di confronto ancor prima del deposito delle leggi. Mi fa piacere sentire che anche all’opposizione sta a cuore il fatto che il Consiglio spesso non riesce a trattare nemmeno un terzo degli argomenti. L’invito è quello di porsi in maniera costruttiva verso questo percorso che l’ordine del giorno finalmente apre.

L’ordine del giorno proposto dai gruppi consiliari di maggioranza è approvato a maggioranza.

Comma 28: Istanze d’Arengo

Ecc.mi Capitani Reggenti: È intenzione della Reggenza raggruppare l’esame delle istanze in base ai Segretari di Stato relatori, in modo da ottimizzare i lavori istituzionali. Inizieremo con il Segretario di Stato Matteo Ciacci; le istanze che afferiscono alla Segreteria per il Territorio sono la numero 1, la 2, la 4, la 39, la 41 e la 46. In particolare, le istanze numero 1 e 41 trattano tematiche molto simili legate alla viabilità della superstrada. Se non ci sono contrarietà, proponiamo di unificare il dibattito: l’istanza numero 1 riguarda un piano organico per la messa in sicurezza della superstrada, mentre la numero 41 riguarda il miglioramento dello spartitraffico e dell’illuminazione. 

Gian Matteo Zeppa (Rete): Eccellenza, mi scusi, non voglio contraddirla, ma solitamente l’ordine delle Istanze d’Arengo viene presentato in Ufficio di Presidenza. Quando ero capogruppo e c’erano molte istanze su argomenti simili, si proponeva alla Reggenza l’unificazione proprio in quella sede. In quell’occasione si decideva anche se aumentare i minuti o contingentare il tempo per i gruppi. Mi sembra che questa usanza sia andata perduta tra la Segreteria agli Interni e i capigruppo. Non dico di essere contrario, ma mi sembrava giusto farlo presente, anche perché nella prossima sessione ce ne saranno altrettante: cosa faremo? Ci metteremo d’accordo prima o aspetteremo di farlo qui dando a voi la delega di decidere? Secondo me si poteva risolvere la questione precedentemente.

Istanza d’Arengo n.1 del 05-04-2026 – affinché si avvii un piano organico e strutturale per la messa in sicurezza della Superstrada

Istanza d’Arengo n.41 del 05-04-2026 – per il miglioramento dello sparti traffico e dell’illuminazione lungo la Superstrada di San Marino

Matteo Ciacci Segretario di Stato: Penso che la sicurezza stradale sia un bene primario e una priorità assoluta per la tutela dell’incolumità di tutti noi, ed è per questo che esprimo fin da subito un parere favorevole a queste due istanze d’Arengo. I dati che emergono dal rapporto sull’incidentalità stradale a San Marino del 2025 sono davvero allarmanti e ci impongono una riflessione immediata e interventi strutturali che non possiamo più rimandare. La superstrada purtroppo detiene un primato negativo: nei dieci anni tra il 2016 e il 2025, le più alte concentrazioni di incidenti si sono registrate proprio sui suoi cinque tratti principali. Il punto più nero della nostra rete viaria è via 28 luglio, con 98 incidenti in 10 anni che hanno provocato ben 122 feriti e, drammaticamente, anche un decesso. Se consideriamo la superstrada insieme ad altre arterie come via Ranco o via del Serrone, parliamo di quasi la metà dell’intera incidentalità sammarinese, ovvero il 47,9% degli incidenti totali e il 48,1% dei feriti. Secondo me, l’analisi dell’ultimo quinquennio evidenzia un aggravamento della situazione, con un aumento del tasso di lesività che non risparmia la nostra strada principale. Gli istanti hanno ragione a segnalare che numerosi tratti presentano ancora oggi attraversamenti con visibilità insufficiente, scarsa illuminazione e fermate degli autobus non protette, spesso in punti dove le velocità sono elevate, costringendo i pedoni ad aspettare in condizioni di costante pericolo.

Io voglio ringraziare l’Azienda dei Lavori Pubblici e in particolare l’ingegner Filippo Tamagnini, che ha predisposto un piano di riqualificazione della superstrada estremamente preciso. Lo finanzieremo integralmente per tutto il 2027, ma partiremo già in questa stagione con il primo lotto per la sostituzione totale del guardrail centrale. Andremo a installare nuove barriere di classe H2, rispondenti agli standard di sicurezza per una strada extraurbana a traffico pesante, e questo garantirà non solo sicurezza, ma anche decoro e bellezza, proprio come richiesto dall’istanza numero 41. Con una delibera del Congresso di Stato del 21 luglio 2026 abbiamo già approvato la proposta dell’Azienda e dato il mandato per l’avvio degli interventi; vedrete presto il montaggio di un primo tratto sperimentale per valutarne l’efficacia. Oltre alle barriere, stiamo lavorando a un piano per eliminare gradualmente gli attraversamenti a raso, puntando su soluzioni più sicure come sottopassi e sovrappassi. Secondo me queste sono le risorse spese meglio: in passato abbiamo buttato via troppi soldi per progetti mai realizzati o consulenze agli amici degli amici, mentre oggi finalmente facciamo i progetti, asfaltiamo, mettiamo in sicurezza i guardrail e otteniamo risultati concreti. Ringrazio gli istanti perché accendere il dibattito su questi temi non è mai abbastanza, visto che la sicurezza stradale deve vederci tutti impegnati.

Gaetano Troina (D-ML): Io voglio ringraziare i cittadini che hanno presentato queste istanze per aver portato all’attenzione dell’Aula una tematica così significativa. Mi sia concessa una piccola battuta: ho apprezzato molto il passaggio della seconda istanza sulla decorazione con oleandri che dovrebbero evocare calma e pace, perché io, onestamente, quando viaggio sulle nostre strade di calma e pace ne provo ben poca. Specialmente quando mi trovo imbottigliato nei lavori sulla superstrada proprio negli orari di punta, quando le persone devono andare al lavoro. Al di là di questo, secondo me è molto positivo quanto annunciato dal Segretario riguardo alla volontà di procedere tempestivamente. Sono lieto che il collega Filippo Tamagnini e gli uffici abbiano lavorato a questo progetto, perché la superstrada è indiscutibilmente l’arteria principale della nostra rete e quella a maggior rischio. Concordo con gli istanti sulle fermate dei mezzi pubblici: in certi punti sono posizionate in modo talmente pericoloso che l’autista è costretto a fermarsi occupando un’intera corsia. Penso poi agli attraversamenti pedonali rischiosi, come quello sopra il distributore di Borgo Maggiore per arrivare alla “curva di Bustrac”; per chi viene dalle scuole o dalla chiesa, quel punto è davvero un’insidia. Secondo me la scelta di puntare su sovrappassi e sottopassi è la migliore, perché permette di non ostacolare il traffico e garantisce un attraversamento sicuro. Gli impianti semaforici hanno aiutato, ma io trovo che la tempistica tra il verde e il rosso, con un arancione di pochissimi secondi, non sia ottimale: il passaggio è troppo veloce e molti automobilisti faticano a frenare in tempo. Voteremo a favore di queste istanze con l’auspicio che si riesca davvero a rendere più sicure le nostre strade in tempi brevissimi.

Denise Bronzetti (Ar): Anche da parte nostra c’è un sentito ringraziamento agli istanti e accogliamo con favore il riferimento del Segretario Ciacci. Sosteniamo convintamente queste istanze perché la sicurezza dei nostri concittadini è un tema fondamentale. Sappiamo bene che la necessità di intervenire sulla superstrada non è un problema che nasce oggi, ma è una questione segnalata più volte, e non dovremmo aspettare che capitino degli incidenti per agire. Secondo me la prevenzione è tutto, quindi ben venga questo intervento, anche se devo sottolineare con un po’ di amarezza che arriva forse con un certo ritardo. Non va poi sottovalutato l’aspetto dell’abbellimento e dell’arredo urbano, a cui oggi si presta molta attenzione, e mi fa piacere che la Segreteria abbia già incaricato gli uffici per dare esecuzione a un progetto che unisce sicurezza e decoro. Tutti noi siamo fruitori della viabilità sammarinese e sappiamo quanti passaggi pedonali siano in punti critici o quante fermate dei pullman siano nate successivamente in luoghi non idonei. Io penso che l’Aula debba votare favorevolmente per dare una risposta concreta a questa preoccupazione diffusa, e spero che potremo valutare i dettagli tecnici il prima possibile nella Commissione consiliare competente.

Massimo Maiani (Pdcs): Essendo appena entrato in Consiglio, questo è il mio primo intervento e ci tengo a dire che questa tematica è particolarmente sentita sia dal mio partito, il Partito Democratico Cristiano Sammarinese, sia da tutta la cittadinanza. Ringrazio gli istanti per aver sollevato l’urgenza di questi interventi; se ne parla da anni e già nella scorsa legislatura la Segreteria di Stato condotta da Stefano Canti aveva individuato dei primi passi infrastrutturali legati alle rotonde nevralgiche. Secondo me il Segretario Ciacci sta portando avanti questo tema con grande dedizione e i passi avanti sono evidenti, come dimostra l’approvazione del primo stralcio dei lavori per la sostituzione del guardrail avvenuta proprio l’altro ieri. Ho letto con attenzione la relazione tecnica redatta dal nostro collega ingegner Filippo Tamagnini e presentata al gruppo per la sicurezza stradale, dove collaborano Polizia Civile, Gendarmeria e Guardia di Rocca. Ho un solo appunto tecnico da fare: ho notato che l’illuminazione rimarrà al centro della carreggiata, mentre secondo me sarebbe stato preferibile, seguendo anche le normative europee, portarla ai margini della strada per una maggiore sicurezza stradale. Forse spostare tutti i sottoservizi dal centro della carreggiata sarebbe stato un impegno economico eccessivo per l’Azienda, ma è un aspetto che andrebbe valutato bene. Inoltre, vorrei ricordare che nel 2022 erano state installate delle barriere LED all’ingresso del confine di Dogana; io penso, e molti cittadini con me, che quel tipo di illuminazione crei difficoltà di riverbero quando la strada è bagnata. Mi fa piacere vedere che quel sistema non è stato continuato e che ci si stia orientando su soluzioni diverse. Il nostro gruppo è assolutamente favorevole al proseguimento di questi lavori e alla programmazione pluriennale proposta.

Matteo Casali (Rf): Vorrei fare una raccomandazione seria sull’istituto dell’Istanza d’Arengo, di cui noi sammarinesi andiamo giustamente orgogliosi come strumento di contatto diretto tra cittadini e legislatore. Tuttavia, secondo me, questo istituto è eufemisticamente in sofferenza. C’è un problema di tempi di smaltimento, e ringrazio le Loro Eccellenze per l’impulso che hanno dato alle Commissioni per recuperare l’arretrato. Ma c’è un aspetto ancora più odioso: le istanze a cui viene dato parere favorevole ma che poi, nei fatti e nella sostanza, non vengono mai adottate. Penso ai sussidi per gli ipovedenti o alla questione dei pannolini per i bambini: istanze approvate dall’Aula ma poi smentite o bocciate quando si tratta di applicarle concretamente. Penso che, per un istituto così nobile, non debba valere il motto “passata la festa, gabbato lo santo”; dobbiamo approvarle con la coscienza che poi vanno applicate sul serio.
Venendo alla superstrada, io provo un certo stupore nel sentire che le strade non erano già sicure. Per tutta la scorsa legislatura abbiamo visto cartelli ovunque con lo slogan “Strade Sicure”, ma la propaganda ha le gambe corte perché la sicurezza stradale è un tema di pianificazione territoriale, non un fatto cosmetico o uno slogan elettorale. Negli ultimi decenni abbiamo assistito a una deregulation selvaggia degli accessi, tanto che oggi dobbiamo chiederci se la superstrada sia ancora una via extraurbana o ormai una strada urbana. Io invito il Segretario ad andare a vedere i progetti nei cassetti dell’Azienda, perché ci sono persino tesi di laurea su questi temi. Nella scorsa legislatura abbiamo visto di tutto: la rotonda di Domagnano fatta “a fagiolo” in fretta e furia per le elezioni, senza alcuna deflessione in salita, per cui le macchine la prendono in pieno invece di rallentare; la rotonda della Serenella che è un “cadavere” pericoloso in mezzo alla strada; o quella della piscina che cambiava padre a seconda che ci fossero proteste o elogi. Per non parlare dei soldi buttati in consulenze: 150.000 euro al Politecnico di Milano o quelle alla signora Licardo che ha sostituito l’Università dentro l’Azienda. Sono tutti soldi che il collega del Segretario, Stefano Canti, ha sprecato senza rimediare a nulla. E che dire dell’illuminazione all’ingresso del Paese? Un progetto che pare non avesse nemmeno l’avallo tecnico dell’AASP, che abbaglia i conducenti e non illumina in modo omogeneo. Io la invito fermamente, Segretario, a rimuovere quella situazione pericolosa. Se qualcuno si fa male lì e fa causa allo Stato imputando l’incidente all’abbagliamento, la vince di sicuro grazie alle manie “fashion” di chi l’ha preceduta. Se diciamo di sì a questa istanza, quella roba va tolta subito. La superstrada ha bisogno di un piano di manutenzione serio e di una revisione profonda della sua struttura, non solo di nuovi guardrail che, se non progettati bene, rischiano di impedire la visibilità negli attraversamenti. Noi siamo d’accordo con gli istanti, ma monitoreremo con attenzione affinché l’approvazione non rimanga solo sulla carta e si risolva finalmente l’obbrobrio dell’illuminazione non a norma al confine.

Paolo Crescentini (Psd): Intervengo molto velocemente per esprimere il voto favorevole del Partito dei Socialisti e dei Democratici e per ringraziare gli istanti che hanno riportato l’attenzione dell’Aula sulla sicurezza della superstrada. Tutti sappiamo quanto sia pericolosa. Nel corso degli anni sono state fatte delle migliorie, come la chiusura di molti attraversamenti a raso o l’inserimento di rotatorie che contribuiscono a rallentare il traffico e rendono gli eventuali incidenti molto meno gravi per le persone. Tuttavia, il pericolo legato agli attraversamenti pedonali è ancora sotto gli occhi di tutti; i semafori presenti non sono affatto sufficienti. Secondo me è fondamentale che gli interventi predisposti dal Segretario tramite l’Azienda vengano realizzati in tempi brevi, perché questa è l’arteria vitale del nostro Paese. Io, a differenza del collega Troina che deve percorrerla ogni giorno per andare al lavoro, ho la fortuna di non doverla fare quotidianamente, e sotto questo punto di vista mi sento decisamente più fortunato, ma proprio per questo capisco l’urgenza di chi la vive ogni giorno.

Dalibor Riccardi (Libera): Voglio innanzitutto ringraziare gli istanti perché sollevano una questione che merita la massima attenzione e che dimostra la grande sensibilità della cittadinanza su questo tema. Secondo me anche la Segreteria ha dimostrato la stessa sensibilità: il Segretario non si è limitato ad appoggiare le istanze, ma ci ha fatto capire che c’è un lavoro strutturato che partirà concretamente nel 2027 per la messa in sicurezza e per un piano organico sugli attraversamenti pedonali. Io penso che queste siano risorse spese in modo ottimo, perché investire nella sicurezza e nel decoro del territorio significa investire sulla vita delle persone che ogni giorno percorrono quelle strade. Sono temi che toccano profondamente la mia forza politica e sono lieto di vedere che il lavoro stia andando avanti in modo tangibile. Al di là delle polemiche, io credo che la Segreteria abbia impresso un vero cambio di passo, anche grazie a una rinnovata collaborazione con l’Azienda dei Lavori Pubblici che in passato non sempre aveva dato riscontri così positivi. Oggi finalmente c’è una programmazione seria e noi la sosterremo con convinzione. Grazie al lavoro portato avanti dalla segreteria.

Emanuele Santi (Rete): Intervengo per soffermarmi su queste due istanze che pongono l’accento su un tema che, periodicamente, torna in quest’Aula: la necessità di mettere finalmente in sicurezza la superstrada. Dobbiamo dircelo chiaramente, la superstrada è un luogo dove purtroppo si corre troppo e questo è un dato di fatto. Negli anni sono stati fatti diversi tentativi per renderla più sicura, inserendo rotonde, segnalando meglio gli spartitraffico e migliorando gli attraversamenti, ma il punto critico resta: gli attraversamenti pedonali rappresentano ancora un pericolo elevatissimo. Succedono spesso incidenti, alcuni dei quali purtroppo mortali, e per questo il tema sollevato dai cittadini è estremamente sentito. Io mi auguro che, al di là dei singoli interventi paventati, si riesca a valutare e soprattutto a iniziare la serie di opere messe in fila dall’istanza numero uno. Se il Segretario Ciacci affronterà seriamente il problema portando migliorie alla viabilità, noi saremo pronti a riconoscerlo, anche se in questi anni siamo stati carenti su troppi aspetti. Il problema della superstrada rimane centrale: oggi abbiamo una via a quattro corsie circondata da attività economiche, negozi e case, in una zona ad alta densità di popolazione. È una strada che fatica a conciliare la sua funzione di collegamento principale tra il confine di Dogana e Borgo con le necessità della vita quotidiana di chi ci abita. Secondo me si possono mettere in campo iniziative significative; noi lo abbiamo sostenuto più volte in Commissione IV. Più che i semafori, che pure hanno portato migliorie, l’intervento più efficace sarebbe dotare la superstrada di sottopassi o, ancora meglio, di sovrappassi. Abbiamo l’esempio virtuoso del sovrappasso vicino allo stadio di Serravalle, alla rotonda di Guidi: lì la viabilità e la sicurezza per i pedoni sono migliorate tantissimo. Quello è l’esempio da replicare nei punti dove ci sono ancora passaggi a raso. Spero ci sia la volontà di parlarne seriamente, perché troppe disgrazie e troppi incidenti nefasti accadono su quel tratto. Voglio toccare anche un altro punto fondamentale emerso nelle riunioni tra presidenti di Commissione: abbiamo troppe istanze d’Arengo inevase. Le istanze sono un istituto di massima democrazia diretta dove il Parlamento risponde con un “sì” o con un “no”. Se il Parlamento approva, il Segretario di Stato deve riferire entro sei mesi in Commissione sulla loro attuazione. Invece oggi scopriamo che istanze approvate anni fa non sono mai state realizzate. Non è ragionevole che il Governo non sia conseguente alle decisioni dell’Aula. Mi auguro che il Segretario Ciacci dimostri sensibilità, come ha già promesso, e che arrivi presto un progetto complessivo di messa in sicurezza che affronti sia l’incoscienza di chi corre troppo, sia le criticità strutturali dei passaggi a raso.

L’istanza d’Arengo numero 1 è approvata all’unanimità.

L’istanza d’Arengo numero 41 è approvata all’unanimità.

Istanza d’Arengo n.46 del 05-04-2026 -per la realizzazione di un’area parcheggio e la contestuale pedonalizzazione della Piazza nel Castello di Montegiardino

Matteo Ciacci Segretario di Stato: Esprimo parere favorevole a questa istanza. Sembra quasi che l’istanza arrivi nel momento perfetto, perché proprio oggi abbiamo presentato alla Giunta di Castello di Montegiardino il progetto che dà risposta a queste richieste. È dall’82 che si parla di questo parcheggio; ricordo che consiglieri come Italo Righi avevano già lavorato all’acquisizione delle aree molto tempo fa. Secondo me una Segreteria del Territorio deve proprio fare questo: dare attuazione alle priorità delle Giunte di Castello. È facile fare il Segretario se si ascoltano le esigenze locali e le si mettono in campo. Qualcuno forse sbuffa perché ci occupiamo dei “piccoli” Castelli, ma io ritengo prioritario affrontare le necessità di tutti, da Montegiardino a Borgo Maggiore. Ringrazio la Giunta di Montegiardino per averci spronato. Con il supporto del Segretario Gatti concretizzeremo un progetto che prevede un campo polifunzionale, un parcheggio con 30-35 posti auto sotto la piazza e la riqualificazione dell’ambulatorio e della sala sociale. Abbiamo previsto stanziamenti significativi: 500.000 euro in assestamento nel 2026, altri 500.000 nel 2027 e ulteriori 500.000 nel 2028. Un milione e mezzo di euro per far rivivere adeguatamente il centro di Montegiardino. Libereremo la piazza dalle auto per restituirla ai bambini e alla comunità. Io dico evviva i Castelli e le opere pubbliche che ricreano socialità; stiamo lavorando in ogni Castello, da Chiesanuova a Faetano, capitalizzando i progetti rimasti troppo a lungo nei cassetti.

Paolo Crescentini (Psd): Conosco molto bene questa materia perché vivo a Montegiardino e ricordo che già nei primi anni ’80, quando ero un bambino, si parlava del parcheggio nel Castello. Oggi ho 53 anni e finalmente torniamo a parlarne in termini concreti. Secondo me questa è davvero la volta buona e voglio ringraziare i tanti cittadini che hanno firmato questa istanza d’Arengo. Un grazie va anche alla Giunta di Castello che porta avanti questa battaglia da anni e al Segretario Ciacci per l’entusiasmo e la determinazione che sta mettendo nel progetto. Montegiardino ha assoluto bisogno di questo parcheggio perché è un Castello vivo, che organizza eventi e ha voglia di socialità, ma oggi la piazza — che dovrebbe essere il cuore degli incontri — è ridotta a un parcheggio. Dobbiamo fare in modo che la piazza torni a essere una piazza, un centro per i giovani. Ai miei tempi andavamo a giocare a pallone lì, ma oggi con così tante auto è impossibile. I residenti hanno problemi di sosta e lo abbiamo visto anche domenica durante il Rally Biancoazzurro: senza un parcheggio alternativo, ogni evento diventa complicato da gestire. Il progetto del centro polifunzionale e del nuovo ambulatorio è fondamentale per noi. Anche se siamo il Castello più piccolo, siamo forse il più attivo e quando c’è da organizzare qualcosa, Montegiardino risponde sempre presente. Mi auguro che l’Aula accolga l’istanza come segno di civiltà. Segretario, glielo dico sinceramente: se realizza davvero questo parcheggio, meriterebbe una statua in mezzo alla piazza, anche se forse è meglio metterla di lato così la lasciamo libera per la gente. Spero davvero che il 2027 sia l’anno in cui il parcheggio vedrà finalmente la luce, dando una risposta ai tanti cittadini che ne sentono il bisogno.

Matteo Casali (Rf): La foga oratoria del Segretario Ciacci mi ha fatto venire in mente una vecchia storia di chi prometteva di fare il parcheggio, la scuola, il parco e persino il ponte; quando gli fecero notare che mancava il fiume, rispose che avrebbero fatto anche quello. Al di là delle battute, noi siamo d’accordo con la sostanza di questa richiesta, soprattutto perché chiede l’applicazione di un piano particolareggiato già vigente. Gli istanti chiedono semplicemente l’attuazione di una legge, ed è giusto valorizzare il Castello di Montegiardino che, secondo me, negli ultimi anni è stato trascurato per ragioni di scontento politico da parte di chi comandava. È bene che si riequilibri la situazione per uno dei borghi più belli e caratteristici di San Marino. Però devo fare un’annotazione sul metodo: l’Istanza d’Arengo o l’elenco dei desideri di un amministratore locale non possono sostituirsi a una pianificazione organica. Se questa Istanza fosse stata in contrasto con una visione complessiva del territorio, noi come avremmo potuto saperlo visto che una pianificazione integrata oggi non esiste? Stiamo mettendo il carro davanti ai buoi. Inoltre, raccomando massima attenzione alla valutazione di impatto ambientale. Segretario, lei dice di cercare nei cassetti, ma stia attento a quello che trova. Per Montegiardino erano state fatte diverse ipotesi progettuali e il punto critico era proprio l’impatto visivo e paesaggistico di un’opera di contenimento così importante a lato del Castello. Non vorrei che per le buone intenzioni si finisse per rovinare quel gioiello che è il borgo di Montegiardino. Chiedo dunque massima cura progettuale affinché l’opera sia inserita correttamente nel contesto ambientale.

Maria Luisa Berti (Ar): Siamo davvero felici per questo tempismo perfetto, dato che l’istanza d’Arengo è stata quasi anticipata dalla programmazione degli interventi presentata oggi dalle Segreterie competenti. Montegiardino è per noi uno dei borghi più belli e caratteristici, un luogo che necessita di tutela e salvaguardia sotto il profilo storico. Lì vive una comunità molto unita, capace di promuovere iniziative bellissime per valorizzare il proprio centro storico. Le richieste dei cittadini nascono da esigenze concrete di sicurezza, come ha spiegato bene il collega Crescentini. La viabilità a Montegiardino oggi è difficile e pericolosa per i pedoni, che non hanno protezione ai lati del tracciato stradale. Questo è un intervento che merita la massima attenzione. Io confido nella sensibilità del Segretario Ciacci e nella sua capacità di captare le richieste delle comunità locali. Voteremo convintamente a favore, con l’auspicio che l’esecuzione dei lavori sia la più celere possibile.

Barbara Bollini (Pdcs): Mi unisco ai colleghi nel ringraziare gli istanti e il Segretario per l’ottimo rapporto di sinergia che ha instaurato con le Giunte di Castello. Questa collaborazione è fondamentale per il successo delle opere pubbliche. Montegiardino è un Castello piccolo ma bellissimo e ricco di borghi caratteristici. Mentre ascoltavo il dibattito, pensavo alle lunghe file di persone che vengono da ogni parte di San Marino per vedere i presepi e che devono lasciare le auto lungo la strada, creando situazioni di pericolo. Il parcheggio è una priorità assoluta. Voglio ricordare che il terreno destinato all’opera è stato acquisito dallo Stato nel 2012 proprio grazie all’impegno della nostra parte politica. Le piazze devono essere lasciate libere per i bambini, per i giovani che si incontrano e per gli anziani che vogliono fare due chiacchiere. Oggi persino davanti alla porta della chiesa bisogna passare in mezzo alle macchine e questo non è decoroso nemmeno per le funzioni religiose. Inoltre, molte attività commerciali a Montegiardino hanno chiuso negli anni anche a causa della mancanza di parcheggi, nonostante la vicinanza con zone industriali ricche di dipendenti. Il parcheggio contribuirà tantissimo allo sviluppo del commercio di cui il Castello ha bisogno. Il Partito Democratico Cristiano Sammarinese voterà favorevolmente e non vediamo l’ora di venire tutti a inaugurare il nuovo parcheggio di Montegiardino.

Guerrino Zanotti (Libera): Nell’era dei social la prima cosa che viene a mancare, specialmente nei piccoli centri, è la socialità diffusa. Spesso deleghiamo ai contatti virtuali i nostri rapporti e i luoghi pubblici si spopolano. Ma la colpa non è solo della tecnologia; se occupiamo le piazze principali con le auto, le persone non sono certo invogliate a incontrarsi. In molti borghi italiani purtroppo vediamo questo malcostume delle auto che invadono piazze di pregio, impedendo di godere delle bellezze architettoniche. Anche il Piano Regolatore di Boeri puntava molto sulla riqualificazione dei centri storici come spazi di socialità. Secondo me la richiesta di Montegiardino è più che legittima e dovrebbe essere seguita anche da altri Castelli. Penso a Borgo Maggiore: vedere la Piazza Grande piena di auto fa tristezza, considerando che è patrimonio dell’UNESCO. Il fatto che il Segretario abbia dato disponibilità e abbia già previsto le risorse in assestamento è un segnale molto positivo che dobbiamo cogliere. Appoggeremo con convinzione l’Istanza. 

Maria Katia Savoretti (Rf): Mi fa molto piacere che da parte del Segretario Ciacci ci sia la piena volontà di sostenere questa Istanza d’Arengo. Io sono particolarmente coinvolta e, se vogliamo, anche di parte, perché conosco molto bene le problematiche del Castello di Montegiardino; parliamo di una questione che si trascina ormai da anni e che, come sappiamo bene, crea quotidianamente molti disagi alla nostra comunità. Più volte in passato abbiamo evidenziato la necessità di rendere finalmente libera la piazza centrale perché, come molti hanno giustamente sostenuto, la piazza rappresenta un fondamentale luogo di aggregazione e socialità. Purtroppo oggi a Montegiardino, non avendo a disposizione un parcheggio adeguato, siamo costretti a occupare l’intera piazza con le auto, mentre quello spazio potrebbe e dovrebbe essere utilizzato in modo del tutto diverso. Montegiardino è un Castello vivo e mi fa piacere sentire che in molti abbiano espresso parole così belle nei nostri confronti; anche se siamo il Castello più piccolo della Repubblica, non siamo certamente da meno rispetto agli altri, anzi siamo una realtà molto attiva che promuove tantissime manifestazioni. Proprio quando vengono organizzati questi eventi in piazza, il problema del parcheggio esplode in tutta la sua criticità: siamo costretti a parcheggiare tutti lungo la strada e questo crea un problema di sicurezza non da poco che va risolto urgentemente. Secondo me, intervenire in questo senso significa anche risolvere definitivamente il problema dei parcheggi per i residenti del centro storico, che sono numerosi e che oggi si trovano con posti insufficienti sia per le loro necessità, sia per quelle di chi transita nel Castello. Benvenga anche la volontà del Segretario di prevedere altri interventi e strutture per favorire i momenti di aggregazione a Montegiardino; i Castelli piccoli hanno bisogno di queste attenzioni e vanno presi in debita considerazione, perché ognuno ha le sue specifiche necessità. Sarebbe opportuno avere una pianificazione globale di tutto ciò che serve nei vari Castelli, ma questo è già un primo importante passo. Quando c’è la volontà di partire ascoltando le richieste che arrivano direttamente dalla cittadinanza attraverso lo strumento dell’istanza d’Arengo, non possiamo che essere soddisfatti. Spero davvero che si possa iniziare a breve, perché il problema del parcheggio a Montegiardino va avanti da troppi anni e merita una soluzione ottimale in tempi ragionevolmente brevi.

Michela Pelliccioni (Gruppo Misto): Intervengo per sostenere questa istanza che ci permette di parlare di uno dei borghi più belli di tutta San Marino. Lo dico con sincerità, pur appartenendo a un altro Castello: il centro storico di Montegiardino è bellissimo e, a mio avviso, va valorizzato con determinazione. Gli istanti hanno utilizzato due parole che considero fondamentali: identità e socialità. Sono due concetti che si adattano perfettamente alle esigenze di una riorganizzazione della viabilità, che è il presupposto essenziale per rilanciare questo borgo storico. Secondo me, però, c’è anche un altro aspetto fondamentale da tenere in considerazione ed è quello turistico. Il Castello di Montegiardino ha delle potenzialità enormi in questo senso, soprattutto se pensiamo che è adiacente al percorso numero tre del Cammino del Titano, quello dei gessi. Oggi lo sport outdoor è un’attività in fortissimo sviluppo e San Marino si presta benissimo a questo tipo di turismo grazie ai suoi percorsi naturalistici. Io personalmente ho fatto quel percorso e vi assicuro che abbiamo delle bellezze naturali incredibili che oggi non sono sfruttate per tutta la loro reale potenzialità. Quando hai un percorso naturalistico così vicino a un borgo storico, devi fare dei ragionamenti in prospettiva per trasformarlo in un’attrazione turistica di alto livello. Per questo motivo, il ragionamento sui parcheggi dedicati è solo l’inizio: spostare le auto serve per permettere ai residenti e ai bambini di vivere la piazza con maggiore intensità, ma serve anche per qualificare l’offerta turistica. Dobbiamo pensare a come essere accoglienti; in zona ci sono già molti privati che hanno aperto dei B&B, un’attività in crescita che va assolutamente valorizzata e potenziata. Secondo me dovremmo anche pensare a nuove forme di ricettività, come ad esempio i glamping o altre strutture che possano soddisfare chi pratica attività outdoor. È un tipo di turismo che sta crescendo molto, fatto di weekend o soggiorni brevi, e pensare a Montegiardino come a una vera attrazione turistica d’impatto per l’intero territorio non è affatto sbagliato. Chiedo quindi al Segretario Ciacci, visto che si è reso disponibile a portare avanti l’istanza, di valutare insieme agli altri Segretari competenti un ampliamento di questo progetto per sfruttare appieno le potenzialità bellissime di questo territorio. Voterò convintamente a favore, ringraziando i cittadini per averci permesso di dibattere ampliando così tanto il tema originale.

L’istanza d’Arengo numero 46 è approvata all’unanimità.

Istanza d’Arengo n.2 del 05-04-2026 – al fine di restaurare e valorizzare i vagoni siti presso l’ex fermata Domagnano – Montelupo e per la bonifica della medesima

Matteo Ciacci Segretario di Stato: La Giunta di Castello di Domagnano ha dato parere favorevole. In merito a questa istanza, devo dire che esiste una sensibilità particolare nel Paese rispetto alla storia del Trenino Biancoazzurro. Ricordo il grande lavoro fatto nei primi anni 2000 dall’allora Segretario di Stato Gian Carlo Venturini per la riqualificazione dell’elettromotrice AB03 e della galleria Montale; era davvero un peccato non rifunzionalizzare quel patrimonio anche da un punto di vista turistico e territoriale. Io penso che quell’opera sia servita a non disperdere il bello che abbiamo sul territorio e la mia posizione su questa istanza è assolutamente favorevole. Cercheremo, insieme alla Giunta e all’Associazione Treno Biancoazzurro, di creare le condizioni migliori per valorizzare e recuperare questi vagoni, rendendo finalmente decorosa quell’area che oggi, purtroppo, versa in uno stato di abbandono che non è un bel vedere per nessuno.

Silvia Cecchetti (Psd): Intendo ringraziare i cittadini che hanno presentato questa istanza perché ci ricordano che la tutela del patrimonio non è solo un tema del passato, ma una responsabilità che abbiamo oggi verso il futuro. Secondo me, quando si recupera un pezzo della nostra storia, non lo si fa solo per nostalgia, ma per ricostruire un’identità e rafforzare il senso di appartenenza, consegnando alle nuove generazioni qualcosa che altrimenti andrebbe perduto per sempre. Il Trenino Biancoazzurro è uno dei simboli più forti della Repubblica di San Marino: non è solo una ferrovia, ma racconta un’epoca di coraggio, innovazione e apertura verso l’esterno. Racconta di un Paese che ha saputo realizzare un’opera straordinaria che ancora oggi suscita affetto e curiosità. Condivido pienamente lo spirito dell’istanza: i vagoni di Domagnano non possono essere lasciati al degrado, perché ogni anno che passa rende il restauro più difficile e costoso. Intervenire oggi significa evitare una perdita irreversibile. Condivido il parere favorevole della Segreteria e della Giunta; è fondamentale che questo intervento non sia un episodio isolato, ma faccia parte di una strategia complessiva di valorizzazione del patrimonio ferroviario. Secondo me il patrimonio storico deve essere vissuto, non solo conservato: deve diventare un luogo da visitare, da raccontare ai giovani e ai turisti. Per questo motivo, io e tutto il gruppo del Partito dei Socialisti e dei Democratici sosterremo con forza l’accoglimento di questa istanza.

Giovanni Francesco Ugolini (Pdcs): Vorrei ringraziare i firmatari di questa importante istanza che mira a recuperare e restaurare i sette vagoni merci del Trenino Biancoazzurro, che rappresentano un pezzo fondamentale della nostra storia. La linea ferroviaria San Marino-Rimini è stata un’opera epocale per il suo valore ingegneristico e preservare testimonianze come questi vagoni è un atto di interesse storico e culturale per l’intera comunità sammarinese. La vecchia fermata di Domagnano-Montelupo è attualmente sede dell’associazione “La Genga” e già in passato la Giunta di Castello aveva espresso il desiderio di intervenire, così come l’associazione stessa. Anche l’attuale Giunta, nel maggio 2026, ha dato parere favorevole. Io penso che l’approvazione di questa istanza sia importantissima per dare continuità all’obiettivo più ampio di valorizzare l’intero patrimonio ferroviario storico della Repubblica. Il Partito Democratico Cristiano Sammarinese voterà convintamente a favore.

Sara Conti (Rf): Ci tengo a dire due parole per ringraziare le persone che utilizzano lo strumento della democrazia diretta per presentare non solo richieste, ma anche idee che hanno un fondamento in riflessioni portate più volte in quest’Aula ma che non hanno mai trovato realizzazione concreta. Secondo me questa richiesta può essere lo spunto per costruire un progetto e una visione che valorizzino parti diverse del territorio. Parliamo spesso di creare percorsi turistici alternativi che escano dal centro storico di San Marino Città per coinvolgere altri Castelli, aree interessanti dal punto di vista naturalistico e storico; in questo caso si potrebbe creare una rievocazione storica davvero affascinante. È chiaro però che dobbiamo fare i conti con il portafoglio. Per questo, dal Segretario Ciacci ci aspettiamo che non lanci solo degli slogan, ma che si metta realmente al lavoro per costruire un progetto concreto e realizzabile. Si potrebbe pensare a una pista ciclabile che utilizzi il percorso del vecchio trenino, visto che il turismo ciclopedonale è molto presente a San Marino, creando punti di attrazione fuori dal centro. Spero che questo sia un punto di partenza. Noi siamo favorevoli all’istanza, ma ci aspettiamo un cronoprogramma serio e realizzabile, non solo parole che catturano applausi ma che poi restano sulla carta. Se il progetto sarà concreto, noi saremo assolutamente dalla sua parte.

Michela Pelliccioni (Gruppo Misto): Ringrazio gli istanti perché ci permettono di affrontare un tema che non riguarda solo la riqualificazione in sé o la rievocazione storica, ma che va collegato a una valutazione d’insieme sul territorio e sulla sua attrattiva turistica. Anche in questo caso ribadisco l’importanza del Cammino del Titano come opportunità per il turismo outdoor: permettere a chi percorre i sentieri naturali di vivere il nostro patrimonio storico e i simboli dei singoli Castelli è fondamentale. Il Trenino è un simbolo di quello che San Marino è stata e dobbiamo conservarne la memoria. Secondo me non dobbiamo limitarci a un semplice esborso economico per il restauro, ma dobbiamo costruire un progetto identitario e turistico per il territorio. Voterò a favore, ma credo sia importante valutare una sinergia tra pubblico e privato; è giusto chiedersi quale sia il ritorno di un investimento, perché il turismo non deve essere un impegno solo statale. La collaborazione tra pubblico e privato è una delle prime direttrici da individuare per dare gambe a questi progetti.

Luca Gasperoni (Pdcs): Vorrei spendere qualche parola per ringraziare gli istanti per aver riacceso i riflettori sul restauro dei sette vagoni merci depositati a Domagnano. Sono vagoni che negli anni sono stati abbandonati e le Giunte precedenti, con i fondi a disposizione, hanno cercato almeno di mettere in sicurezza l’area per renderla pedonale, esprimendo il desiderio di arrivare al restauro. Ovviamente bisogna fare i conti con il budget e con lo stato dei vagoni stessi, che sono all’aperto da ottant’anni. Ma perché è così importante valorizzarli? Perché si portano dietro una memoria storica profonda, quella della povertà durante la guerra e della grande solidarietà dei sammarinesi che hanno accolto numerosi sfollati italiani, preservandoli dal conflitto. Secondo me, interventi come questo o come il recupero degli ultimi 500 metri verso San Marino Città, insieme alla valorizzazione di percorsi come l’arboreto didattico, servono proprio a portare avanti la memoria storica del nostro territorio.

L’istanza d’Arengo numero 2 è approvata all’unanimità.

Istanza d’Arengo n.4 del 05-04-2026 – per il ripristino e la riqualificazione del campo sportivo in Via Sottomontana nel Castello di Borgo Maggiore

Matteo Ciacci Segretario di Stato: La Giunta di Castello ha dato parere favorevole e anche la Segreteria di Stato dà parere favorevole a questa istanza. Ringrazio gli istanti. Vi devo dire che stiamo portando avanti delle interlocuzioni estremamente funzionali e fattive, in particolare con la Federcalcio, perché oggettivamente non è un bel vedere osservare quel campo da calcio utilizzato in modo così poco funzionale, per non parlare degli spogliatoi e del campo adiacente. Ne discutevamo poco fa a microfoni spenti: gli spogliatoi oggi risultano completamente abbandonati e bisogna assolutamente metterci mano. Interverremo grazie all’attivismo della Giunta di Castello, con cui esiste un sostegno reciproco, ma soprattutto grazie alla collaborazione con la Federcalcio. Da questo punto di vista, c’è in essere un progetto che mira a valorizzare una disciplina oggi molto in voga, ovvero il futsal; prevediamo quindi la copertura dei campi della Sottomontana e la riqualificazione totale degli spogliatoi perché la situazione attuale è diventata davvero deprimente, per usare un’espressione che renda merito allo stato di abbandono di questi spazi. Un discorso diverso va fatto per il campo da calcio adiacente, dove oggi esiste una sinergia tra la Giunta di Città e la Giunta di Castello di Borgo Maggiore insieme a un’organizzazione privata che svolge attività ricreative per i ragazzi; quella è una situazione diversa, ma oggi vogliamo concentrarci sull’attuazione favorevole di questa istanza per utilizzare al meglio quegli spazi attraverso la sinergia con la Federcalcio. L’obiettivo è creare un parco e un’area molto più decorosa, perché oggi c’è un degrado davvero esagerato. Grazie alle risorse della UEFA e ai contributi che riceve la Federcalcio, potremo ricavare almeno un paio di campi da futsal con una copertura adeguata e degli spogliatoi qualificati, rifiniti e moderni. Devo anche ricordare che, proprio rispetto alla disciplina del futsal, inaugureremo tra settembre e ottobre il nuovo Palazzetto di Serravalle B, un’opera che merita grande attenzione, e subito dopo interverremo a Borgo Maggiore perché quella zona merita una riqualificazione profonda.

Dalibor Riccardi (Libera): Intervengo per sostenere l’accoglimento di questa istanza da parte del Segretario, riallacciandomi a tutta una serie di ragionamenti che abbiamo fatto anche durante i dibattiti della scorsa settimana sulla riqualificazione degli spazi. Secondo me è fondamentale dare ai giovani la possibilità di avere luoghi fruibili che possano incentivare, attraverso strutture idonee, la partecipazione dei ragazzi alle attività sportive o ludiche durante la loro adolescenza e gioventù. Passandoci spesso davanti, devo dire che di sicuro non è uno spettacolo gradevole. Mi permetto una battuta: molti di noi hanno avuto in passato ruoli diversi legati all’ambito dello sport e del calcio, e chiunque abbia giocato a San Marino è passato da quel campo e ha vissuto lì dei momenti di condivisione; vedere oggi quella struttura ridotta quasi all’abbandono non è affatto bello. Mi fa molto piacere che ci sia stata questa grande attenzione sia da parte degli istanti che della Segreteria. Nell’area adiacente è stato ricavato uno spazio per i ragazzi con dei gonfiabili e c’è il campo da basket; sono tutte strutture oggi gestite dalla Giunta e io credo che questi spazi, una volta recuperati e rimessi a disposizione della collettività, possano essere utilissimi per incentivare la partecipazione degli adolescenti. Secondo me, Segretario, ci sono anche altre aree all’interno del territorio dove si potrebbe fare una ricognizione simile, magari in quelle zone controllate direttamente dalle Giunte e non dalle federazioni. Coinvolgere i giovani nell’ambito dello sport è un modo per generare bellezza e per creare un senso di comunità e di socializzazione diversa, evitando che i ragazzi passino la maggior parte delle loro giornate chiusi davanti a uno smartphone.

Tomaso Rossini (Psd): Esprimo il parere favorevole del gruppo del PSD a questa istanza. Gli impianti sportivi presenti in Repubblica, che ospitano non solo il calcio ma in questo caso anche campi da tennis o da basket, devono assolutamente essere riqualificati e quindi accolgo con favore lo spunto per iniziare subito i lavori. Vorrei far presente che questo luogo non è isolato, ma ha nelle vicinanze delle realtà che andrebbero valorizzate, come i sentieri della Rupe che partono proprio a poca distanza. Quei percorsi sono frequentati da molti escursionisti e turisti, ma anche da tantissimi arrampicatori, visto che all’interno della Rupe di San Marino ci sono almeno una decina di pareti di roccia molto belle. Secondo me ci vorrebbe un progetto complessivo che metta in collegamento e in comunicazione questi sentieri con gli impianti sportivi. Benvenga il futsal, visto che è una disciplina in crescita, però non dimentichiamoci che Borgo Maggiore ha perso da qualche anno i suoi campi da tennis da quando è stata realizzata la rotonda ai Tavolucci. Dovremmo ripensare a quegli spazi, anche perché un campo da tennis gestito dalla Giunta potrebbe essere fruibile dai ragazzi più giovani che non hanno la capacità economica per prenotare campi più costosi come quello di Fonte dell’Ovo. Il tennis sta tornando molto in voga tra i giovani e questa potrebbe essere un’ottima opportunità. C’è però un problema di accessibilità: i ragazzi, soprattutto i minorenni fino ai 14 anni che frequentano queste attività, si muovono prevalentemente a piedi. Se pensiamo a Borgo Maggiore, un ragazzo può arrivare in piazza col pullman, ma poi da lì agli impianti è tutta strada; secondo me dobbiamo pensare a un percorso pedonale o a un marciapiede sicuro. Come si diceva prima per l’istanza sulla superstrada, noi sammarinesi al volante siamo spesso distratti dal telefonino o dai nostri pensieri, abbiamo sempre fretta e andiamo a mille. Chi invece vorrebbe vivere il Paese con calma per godersi la vita si ritrova in mezzo alla strada a rischio della propria incolumità. Nel riqualificare il campetto da calcio, pensiamo quindi a tutta la zona e ai collegamenti. Vorrei notare che all’interno oggi c’è anche una pista nera, una pump track, che è una struttura molto utilizzata sia dai ragazzi che dai meno giovani con i roller, il monopattino o lo skateboard. Lo vediamo anche con la pista di pattinaggio: sono attività che funzionano e che le persone cercano. Quando andiamo a riqualificare zone di questo tipo, cerchiamo di pescare anche altre attività oltre al calcio. È positivo che la federazione metta i fondi, ma pensiamo a tutte le discipline che si possono praticare all’aria aperta. San Marino è piena di queste opportunità e in tutti i discorsi fatti sull’esigenza dei giovani di stare insieme e socializzare, io credo che questo luogo rappresenti un fulcro nevralgico.

I lavori vengono interrotti verso le 20:00 e riprenderanno domani alle 9:00.